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martedì 24 febbraio 2009

E' CARNEVALE!

L'invenzione di Pulcinella (di Gianni Rodari)
Signore e signori, fatevi avantipiù gente entra, più siete in tanti!

Correte a vedere la grande attrazione,la formidabile invenzione.

Non sono venuto su questo mercatoper vendere il fumo affumicato.

Non sono venuto a questa fieraper vendere i buchi del gruviera.

Il mio nome è Pulcinella

ed ho inventato la moz - za - rel - la!

Da questa parte, signori e signoreson
Pulcinella il grande inventore!

Per consolare i poverettiho inventato gli spaghetti.

Per rallegrare a tutti la vita

creai la pizza Margherita!

Olio, farina, pomodoro

nulla vale questo tesoro.

Ad ascoltarlo corre la gente,si diverte... e non compra niente.

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Pulcinella è una delle maschere più note della tradizione meridionale. La sua origine risale al Seicento, essendo la sua presenza documentata da diverse raffigurazioni dell'epoca. Alcuni tuttavia rintracciano le sue origini nei personaggi delle "fabulae atellanae" come Macco e Dosseno, di cui conserva alcuni caratteri esteriori e interiori, come la gobba e il ventre sporgente, unite ad una certa malizia. L'abito di scena richiama quello dello Zanni, con l'ampio camicione bianco serrato dalla cintura nera tenuta bassa sopra i calzoni cadenti. La sua maschera è nera, glabra, con gli occhi piccoli e il naso adunco, che dava alla voce degli attori una caratteristica tonalità stridula e chioccia. Alcuni attori e burattinai utilizzavano un particolare strumento detto "sgherlo" o "pivetta", per accentuare questa caratteristica della voce. Alla voce e al naso a becco sembra essere legato anche il nome pulcinella, da "pulcino". Il carattere del personaggio richiama quello dello Zanni, pur essendo più complesso e articolato. Servo sciocco e insensato, non manca spesso di arguzia e buon senso popolare. In lui si mescolano un'intensa vitalità ed un'indole inquieta, triste e sempre pronta a stupirsi delle cose del mondo. Secondo la tradizione primo interprete e principale inventore del personaggio di Pulcinella fu l'attore Silvio Fiorillo, vissuto nella seconda metà del Cinquecento, che lo condusse alla notorietà insieme alla Compagnia degli Accesi. In seguito il più grande e noto Pulcinella fu l'attore Antonio Petito (1822-76), che lo slegò da un ruolo particolare, conferendogli maggiore spessore psicologico.

lunedì 3 novembre 2008

"Sono fiero di essere siciliano!"...BESTEMMIA!

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Posto il duetto dei famosi comici Picone e Ficarra dal titolo "Fiero di essere siciliano" ,uno spaccato forte e provocatorio sulla bestemmia più consumata in Sicilia dai siciliani:"Sugnu fiero di essere siciliano!",appunto...BESTEMMIA!
La nostra Patria è offesa da questi attestati di fierezza, che si traducono in askarismo,dai Palazzi "in" al sottoscala proletario...E i fatti mi danno,purtroppo,ragione...Il presidente Lombardo,che tanti proclami fa,ha fatto e farà,per la Sicilia ,dimentica un "piccolo" particolare:ma, quannu pensa di applicare lo Statuto speciale di Autonomia? Intanto,ovviamente,anche lui "è fiero di essere siciliano!".....Orazio Vasta
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Ficarra: io sono fiero di essere siciliano!
Picone: io mi vergogno di essere siciliano!

Ficarra: io sono fiero di essere siciliano perché… Europa, Africa, Occidente, Oriente…è proprio la posizione che è comoda…
Picone: io mi vergogno di essere siciliano perché siamo nati comodi.

Ficarra: io sono fiero di essere siciliano perché…questo mare, queste spiagge, questo sole..
Picone: io mi vergogno di essere siciliano perché a parte questo mare, queste spiagge, questo sole…
Ficarra: io sono fiero di essere siciliano perché da noi è nata la civiltà.
Picone: io mi vergogno di essere siciliano perché da noi è nato Emilio Fede.

Ficarra: io sono fiero di essere siciliano perché almeno Castelli è nato altrove.
Picone: io mi vergogno di essere siciliano perché almeno altrove hanno qualcuno che li difende…
Ficarra: io sono fiero di essere siciliano perché… Arabi, Francesi, Spagnoli, Borboni… abbiamo resistito a più di mille invasioni.
Picone: io mi vergogno di essere siciliano perché va bene le invasioni! Ma dare 61 deputati su 61 a Forza Italia… non c'avrebbero sperato neanche i Borboni.

Ficarra: io sono fiero di essere siciliano perché ci adattiamo a qualsiasi cosa.
Picone: io mi vergogno di essere siciliano perché di accontentiamo di qualsiasi cosa.

Ficarra: io sono fiero di essere siciliano perché… "aspetta… calma… ma che fretta c'è…".
Picone: io mi vergogno di essere siciliano perché… "aspetta… calma… ma che fretta c'è…".

Ficarra: io sono fiero di essere siciliano perché guardo il nostro cielo e penso che ha ispirato mille poeti…
Picone: io mi vergogno di essere siciliano perché guardo il rubinetto secco e "mi sovvien l'eterno".

Ficarra: io sono fiero di essere siciliano perché di qualsiasi cosa ne cogliamo sempre l'aspetto comico.
Picone: io mi vergogno di essere siciliano perché non prendiamo mai niente sul serio.

Ficarra: io sono fiero di essere siciliano, quando vedo per la mia città carovane di turisti, quasi sempre tedeschi, in pantaloncini corti a Dicembre e dico: "ma questi ad agosto come verranno???".
Picone: io mi vergogno di essere siciliano perché ancora oggi sento dire: "lascia perdere, è sempre stato così, ma chi te lo fa fare…".

Ficarra: io sono fiero di essere siciliano perché siamo ottimisti.
Picone: io mi vergogno di essere siciliano perché rispetto all'Europa, anche a voler essere ottimisti, siamo vent'anni indietro.

Ficarra: io sono fiero perché se Dio vuole fra vent'anni li raggiungiamo.
Picone: io mi vergogno perché nessuno s'indigna più per una Palermo-Messina inziata 40 anni fa e mai finita.

Ficarra: io sono fiero perché pur di lavorare onestamente ci facciamo ancora 3mila km.
Picone: io mi vergogno perché ancora oggi sento dire "ai tempi della Dc mangiavano ma facevano mangiare…".

Ficarra: io sono fiero perché da noi la famiglia ha ancora un senso! …alle volte due.
Picone: io mi vergogno di essere siciliano, perché se mi capita di essere chiamato mafioso a Milano, internamente mi scatta una sensazione di potere.

Ficarra: io sono fiero di essere siciliano perché Falcone, Borsellino, padre Puglisi… sono siciliani.
Picone: io mi vergogno di essere siciliano perché Falcone, Borsellino, padre Puglisi… ERANO siciliani.

Ficarra: io sono fiero di essere siciliano perché Libero Grassi ne era fiero.
Picone: io mi vergogno di essere siciliano perché internamente penso che Libero Grassi se l'è cercata.

Ficarra: io sono fiero di essere siciliano perché mi sento di appartenere a qualcosa di grande.
Picone: io mi vergogno di essere siciliano perché ci mancherà sempre qualcosa per diventare grandi.

Ficarra: io sono fiero di essere siciliano perché è la cosa più bella che mi ha lasciato mio padre.
Picone: io mi vergogno di essere siciliano perché è l'unico modo per farmi sentire.

Ficarra: io sono fiero di averla lasciata questa Sicilia così un giorno potrò dire ai miei figli "lo vedi che cosa ti ho risparmiato?".
Picone: io invece non la voglio lasciare questa Sicilia. Non la voglio lasciare, così… perché voglio vincere!

domenica 28 settembre 2008

MARAVENTANO al "suo" sindaco:"Un giorno dice che i negri puzzano, l’altro che mi vuole decapitare"

LA POLEMICA DI «’O SCIÀ»
Tutti dalla parte di Baglioni via il vicesindaco
DALL'INVIATO Federico Vacalebre Lampedusa.

L’emergenza continua, per quanto possa sembrare un paradosso continuare a parlare di emergenza dopo 21 anni di sbarchi (21.000 persone nei primi nove mesi del 2008), di carrette del mare e tragedie annunciate, testimoniate dalle tante croci senza nome nel cimitero di Lampedusa.
Mentre sotto la pioggia sbarcano sull’isola altri 150 disperati nordafricani, alcuni in precarie condizioni di salute, «’O Scià» scuote la politica locale, forse non solo quella.
«Siamo qui per parlare di integrazione e accoglienza, ma finiamo per essere prigionieri delle dichiarazioni di una vicesindaco e senatrice che ne dice di tutti i colori», sbotta Rossella Barattolo, compagna di Claudio Baglioni e presidente della fondazione che porta il nome della kermesse solidale voluta dal cantautore.
«Prometto di portare sul palco la testa del vicesindaco Angela Maraventano, sono nauseato dalle sue insinuazioni», dice il sindaco Dino De Rubeis, «da quando è stata eletta al Senato in Emilia Romagna sotto la bandiera leghista non riesce più ad occuparsi dei veri problemi della sua gente».
Sotto l’acqua che sferza l'isola e ha messo a rischio il gran finale della sesta edizione di «’O Scià», con l’accoppiata Baglioni-Fiorello a tentare di recuperare terreno dopo due giorni autarchici, il sindaco annuncia la «sofferta decisione di ritirare la delega di vicesindaco e assessore alla Maraventano, che si atteggia a generale della Finanza chiedendo di controllare i bilanci della Fondazione ”’O Scià”, presentati, come da legge, anno dopo anno. Le sue esternazioni distruggono il lavoro di Baglioni e del festival. L’isola sta con Claudio contro Angela».
A suffragare l’ultima affermazione ci sono anche degli striscioni appesi all’ingresso del paese.
«Ma quelli li ha messi Salvatore Cappello, sono appena andata a denunciarlo», dice la pasionaria sudista della Lega Nord, «è il proprietario della Cupola Bianca», che poi sarebbe il ristorante-albergo dove «’O Scià» ha montato il quartier generale, utilizzato anche dal sindaco per la conferenza stampa in cui promette «la testa» dell’ex amica eletta con lui in una lista civica di centrodestra.
Lampedusa si è affezionata al cantore del «Piccolo grande amore», che un bel giorno non è riuscito più a godersi le vacanze facendo finta di non vedere che cosa succedeva a pochi metri di mare dalla sua barca. «Abbiamo una tradizione di accoglienza», teorizza De Rubeis, vicino a Forza Italia, «e poi il festival ha allungato la stagione turistica e spende sull’isola quasi tutto ciò che ha dalle istituzioni».
Che sono solidali con Baglioni: le dichiarazioni fioccano, con toni generici pro-Claudio: si va dai ministri Prestigiacomo e La Russa ai sottosegretari Miccichè e Roccella, dalla Regione Sicilia (presidente, vicepresidente e assessore Cimino) al consiglio comunale, dove c’è chi annuncia la decisione di uscire dalla maggioranza finché non si sarà liberata del vicesindaco.
Che la prende sportivamente: «Meglio così per me, non per la mia terra. Per lei continuerò a combattere. Sarò io a chiedere le dimissioni del sindaco, è impazzito e la spara sempre più grossa. Un giorno dice che i negri puzzano, l’altro che mi vuole decapitare. Ormai è chiaro che qui nessuno viene per cantare o per occuparsi di chi rischia la pelle in mare, ma per fare politica. Io non ho dato del ladro a nessuno, ho solo detto che i soldi a Lampedusa, più che per un concerto, li spenderei per fare scuole, fogne, ospedali.
E ho chiesto a Baglioni una sola cosa: possibile che costi 600 mila euro una tre giorni fallimentare sulla spiaggia con un videoproiettore e due cantanti che vengono gratis?».
La polemica continua.
«Ma anche la strada di ”’O Scià”», assicura sotto la pioggia l'uomo di «Notte di note», che sa che il futuro della manifestazione è affidato alla prossima Finanziaria.
Intanto, a dargli manforte c’è Fiorello, che comincia lo show ironizzando sulla Maraventano: «Qui tutti ci vogliono bene, tranne una».
Poi scherza sui testi del cantautore: «Tutti li capiscono, tranne il vicensindaco».



O Scià, Maraventano, Baglioni e dintorni…

Angela Maraventano: “Pasionaria” o first lady?
Viene definita per antonomasia “La Pasionaria” per le sue memorabili battaglie del passato. Adesso che è “costretta” ad indossare il “tailleur” le sue vigorose proteste sembrano essere un lontano ricordo. Non sembra nemmeno protestare per la più importante manifestazione di tutta la provincia e sicuramente tra le prime in Sicilia, a rischio dopo molti anni di straordinario successo. O Scià.
De Rubeis, sindaco di Lampedusa, non ha fatto in tempo a far quadrare i conti, tra richieste governative e contributi vari e adesso la manifestazione rischia davvero di saltare. Si parla addirittura di una sola serata (nelle precedenti edizioni sono state sempre tre) con il solo Claudio Baglioni a fare da protagonista, mentre tutti gli altri cantautori dovrebbero inviare soltanto un video messaggio.
Brutta questa storia.
Brutta perchè ormai O Scià è (o è stato) un punto di riferimento per migliaia e migliaia di giovani provenienti da tutta la provincia agrigentina e da ogni parte della Sicilia.
Sulla delicata e traballante vicenda è intervenuta la senatrice leghista Angela Maraventano e, francamente, il suo intervento ci è parso tipico di chi ormai “ha messo le ali” per dirigersi verso altri lidi.

Ha detto: “Se i soldi per O Scià sono pochi è meglio investirli per le scuole, porto e strutture mediche…”
Ecco l’inghippo, senatrice Maraventano.

Non è così che ci si batte per un’Isola che ormai vive anche di gloria (e non solo) grazie ad una manifestazione di carattere nazionale; i problemi, quando esistono, si risolvono; non si accantonano e si passa avanti. Giustissimo l’intervento suo su scuole porti e strutture mediche, ma è altrettanto giusto che O Scià abbia tutto il sacrosanto diritto di continuare con tutti i crismi che l’hanno caratterizzata nelle passate edizioni.
Semmai ci chiediamo perchè lei, senatrice Maraventano, adesso che occupa i posti di potere, non si sia battuta per far si che la manifestazione O Scià avesse il suo normale svolgimento dei tre giorni e nello stesso tempo non ha continuato ad incatenarsi come faceva prima (quando non portava il tailleur) per ricevere attenzioni e far sentire la propria voce sui problemi dell’Isola.
Perchè penalizzare O Scià?

Non sarebbe anche la sua sconfitta, senatrice Maraventano, in quanto lei, fino a prova contraria, è la vicesindaca di Lampedusa?
Oppure ha forse dimenticato che movimento turistico-economico si muove nel corso della manifestazione?

Ha anche dimenticato forse quante persone sbarcano nell’Isola (non clandestine) per vedere Baglioni e company?
Perchè penalizzare un indotto economico non indifferente a cominciare, visto che lei ne sa qualcosa, dalla ristorazione; non era contenta quando per tre giorni, a pranzo e a cena, nel ristorante che gestisce lei, si presentavano flotte di turisti per gustare le sue prelibate pietanze?
E poi, le sue battaglie per il triste fenomeno dei clandestini?
Forse O Scià non è nato proprio per questo motivo?
Suvvia senatrice, guardi un attimino indietro per favore, tolga il tailleur e rimetta canotta e bermuda; faccia mente locale sulle sue apprezzabilissime battaglie che ha condotto per Lampedusa senza, però, cercare di tagliare di qua per mettere di là, come vorrebbe fare in questa caso. Si attivi per ottenere questo e quello.

Visto che ormai a Palazzo Madama è di casa mostri le sue perplessità relative alla poca attenzione che il Governo centrale rivolge alle Pelagie e faccia sentire la sua voce.
E dato che si trova li, faccia sentire anche la sua voce in merito alla manifestazione O Scià affinchè questa sia immune da modifiche che sanno tanto da campanellino di allarme di una prossima sparizione.
Non guasterebbe, infine, una tiratina di orecchie al suo sindaco, visto che lei, oltre ad avere oggi la voce grossa, è il suo vice; chieda perchè lui non è riuscito in tempo ad attivarsi come ha fatto il suo predecessore Siragusa nelle cinque edizioni che, comunque, tra mille problemi, riusciva sempre a portare a compimento una delle manifestazioni più belle della Sicilia.
Così facendo si scrolla inesorabilmente quella etichetta che con tanta fatica ha conquistato di “Pasionaria” per indossare i panni di una first lady che sa tanto di anglosassone e che nulla ha a che vedere con i presupposti selvaggi che presenta l’Isola di Lampedusa.
Fonte:
AgrigentoWeb

mercoledì 24 settembre 2008

Bronte:il pistacchio ...e i "Fatti del 1860"-

Ricevo e pubblico.....PROGRAMMA
25 settembre – Giovedì
Ore 18.00
Inaugurazione della Sagra - Saluti istituzionali (Viale Catania)
Banda Musicale (Corso Umberto)
Sbandieratori e musici di Motta S. Anastasia - Rione Panzera (Corso Umberto)
Apertura stands
Ore 19.00
Folklore di Sicilia Gruppi itineranti: “I Trinacria” - “Mommo show”
Ore 20.00
Gruppo musicale “
Ciauda” (Viale Catania)
Ore 22.30
Fabio Concato in concerto - spettacolo musicale offerto dall’Assessorato Regionale Turismo, Comunicazioni e Trasporti (Piazza Castiglione)
Nell’ambito della stessa giornata si svolgerà al Castello Nelson il Concorso Regionale di Pasticceria e Gelateria a cura dell’Assessore allo Sviluppo Economico e Attività Produttive Elio Daquino in collaborazione dell'AMPI e della rivista “Gelato Artigianale”:
ore 10.00 Esposizione e degustazione di torte - Animazione musicale
ore 10.00 “Nonni in festa” a cura dell’Assessore ai Servizi Sociali Maria De Luca
ore 13.00 Degustazione prodotti tipici
ore 15.00 Concorso del gelato più buono - Animazione musicale
ore 16.00 Degustazione del gelato
ore 17.00 Premiazione
26 settembre – Venerdì
"La scuola scende in piazza”
Ore 10.00
Apertura stands
Parata di musicisti, animatori, giocolieri, ritrattisti e statue viventi lungo il Corso Umberto a cura di Smile Service
Teatro di strada “Una nave carica di ....” a cura di Suarè (Piazza Castiglione)
Ore 11.30
Saluti del Sindaco
Ore 12.00
“Sulla bocca di tutti“ il gelato al pistacchio offerto a tutti i piccoli ospiti (Piazza Castiglione)
Ore 19.00
Folklore di Sicilia Gruppi itineranti: “I Trinacria” - “Mommo show”
Gruppo "
Tex Roses" – Country Music (Piazza Viviani)
Presentazione del convegno sul tema “Sulle orme del pistacchio passando per la Sicilia. Coltura e cultura, folklore e Storia, tradizioni e usi, a cura dell’Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste (Collegio Capizzi)
Ore 20.00
Spettacolo musicale “I Samarcanda” (Piazza Enrico Cimbali)
Spettacolo musicale “
Half Word” in concerto (Viale Catania)
Nell’ambito della stessa giornata si svolgerà, al Castello Nelson, il Concorso di Gastronomia a cura dell’Assessore allo Sviluppo Economico e Attività produttive Elio Daquino nel modo seguente:
ore 10.00 Concorso regionale di gastronomia - Animazione musicale
ore 12.00 Presentazione e Degustazione
ore 13.00 Degustazione prodotti tipici - Animazione musicale
ore 16.00 Premiazione
27 settembre – Sabato
Ore 10.00
Apertura stands
Banda musicale (Corso Umberto)
Ore 11.00
Folklore di Sicilia Gruppi itineranti: “I Trinacria” - “Mommo show”
Ore 15.00
Annullo Filatelico in occasione della XIX Sagra del Pistacchio (Viale Catania)
Ore 19.00
Gruppo musicale “
Tinkuy di Bolivia” (Corso Umberto)
Gruppo "
Tex Roses" – Country Music (Piazza Viviani)
Spettacolo medievale con spade e attrezzi infuocati “Ferro e fuoco” (Corso Umberto)
Etna Country Style (Viale Catania)
Ore 19.30
Degustazione di prodotti tipici insieme a "
Mario Venuti" (Piazza Enrico Cimbali)
Ore 20.00
Gruppo musicale “
Ciauda” (Piazza Enrico Cimbali)
Ore 22.30
"Insieme" con Enrico Guarneri (Litterio) e con gli “
Zero Assoluto” - Presenta Salvo La Rosa (Piazza Castiglione)
28 settembre – Domenica
Ore 09.00
Estemporanea di pittura a cura della FIDAPA di Bronte (Circolo di Cultura)
Ore 10.00
Apertura stands
Banda musicale (Corso Umberto)
Sfilata di carretti siciliani gentilmente offerti dalla ditta F.lli Daidone e Gullotti Giuseppe (Corso Umberto)
Ore 11.00
Raduno ed esposizione auto d'epoca a cura dell'Associazione
EtnaClassicCars Bronte (Parco Urbano)
Ore 17.00
Premiazione Estemporanea di pittura (Circolo di Cultura)
Sbandieratori e musici "
Leoni Reali" di Camporotondo Etneo (Corso Umberto)
Ore 18.00
Degustazione torta al Pistacchio (Piazza Castiglione)
Ore 19.00
Gruppo musicale “
Tinkuy di Bolivia” (Piazza Viviani)
Folklore di Sicilia Gruppi itineranti: “I Trinacria” - “Mommo show”
Country & Western Music Show (Viale Catania)
Ore 21.30
Finale Provinciale "Miss Etna" - Elezione “Miss Occhi verdi” (Piazza Enrico Cimbali)
Nell’ambito della Sagra si svolgerà il concorso "La vetrina più bella” a cura dell’Assessore allo Sviluppo Economico e Attività produttive Elio Daquino .

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Dal sito http://www.comune.bronte.ct.it/ :

Fatti del 1860 -

"Quell’anno, male interpretandosi lo spirito che animava la spedizione di Garibaldi in Sicilia, nei primi giorni di agosto scoppiò in Bronte un tumulto, conclusosi con un aberrante eccidio di "cappelli" (i cittadini di condizione economica più agiata). Garibaldi, più per tutelare gli interessi dei discendenti dei Nelson che per ragioni di ordine pubblico, spedì a Bronte uno dei suoi migliori generali: Nino Bixio. La scelta del generale lasciava già presagire il triste epilogo della vicenda. Infatti, in una delle lettere di Bixio alla moglie si legge: "Un tumulto di nuovo genere scoppia a 70 miglia da Messina. Si bruciano le case, si assassinano. Il generale mi spedisce sul luogo. Missione maledetta dove l’uomo della mia natura non dovrebbe mai essere destinato." Garibaldi non poteva scegliere peggio (o meglio, secondo il punto di vista dei timorosi possidenti). Così Giovanni Verga, nella novella Libertà, ispirata appunto a questi avvenimenti, ci descrive Nino Bixio: " Veniva a far giustizia il generale, quello che faceva tremare la gente . Il generale fece portare della paglia nella chiesa, e mise a dormire i suoi ragazzi come un padre. La mattina prima dell’alba se non si levavano al suono della tromba, egli entrava nella chiesa a cavallo, sacramentando come un turco. Questo era l’uomo. E subito ordinò che glie ne fucilassero cinque o sei, Pippo, il nano, Pizzanello, i primi che capitarono". Il racconto degli avvenimenti non corrisponde certo alla verità storica, ma il personaggio è quello. Difatti Bixio, giunto a Bronte, sedava i tumulti senza incontrare resistenza e, arrestati alcuni dei presunti rivoltosi, faceva intervenire la commissione mista di guerra per celebrare un rapido e sbrigativo processo contro coloro che venivano ritenuti i capi. Il 9 agosto del 1860, nella piazzetta antistante il convento di S. Vito, cinque dei condannati - tra essi un demente - venivano fucilati alla presenza di tutta la popolazione. Quel giorno, narrano i nostri anziani, i giustiziati furono sei: insieme ai cinque malcapitati moriva lo spirito battagliero dei brontesi".