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venerdì 12 dicembre 2008

Israele e Palestina. "E' tempo di una teologia liberata,coraggiosa,ponte fra le storie e i mondi..."(di Khaled F.Allam)

Ricevo e pubblico con piena condivisione...
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Platone afferma nella "Repubblica" che le cose andranno sempre male in politica finché i filosofi non diventeranno re nella città o i re non diven-teranno seri filosofi. Ma quando il filosofo gioca a fare il re contraddicendo ogni spirito filosofico, è la saggezza che viene meno perdendosi nei meandri dell'ideologia. E ciò che lo scrittore Jean Paulhan ribadiva nel suo saggio "Il terrore nelle lettere".
Ed è ciò che è successo nella grave questione del boicottaggio alla presenza di Israele a Torino per la fiera del Libro.
Molti scrittori arabi e un famoso teologo dell'islam europeo, Tariq Ramadan, si sono opposti a quella presenza.
Io ho considerato molto pericolosa quella presa di posizione.
Non solo perché non distingue ciò che è uno stato nella sua formulazione politica da ciò che è uno stato in quanto comunità di culture, luogo in cui si scrive, si dipinge, si compone musica, nella gioia come nella sofferenza.
Vi è un altro elemento che considero fondamentale proprio per la riuscita di un dialogo fra i popoli e le culture, la questione della peculiarità dello stato di Israele: sono trascorsi sessant'anni dalla sua nascita, e se per molti della parte araba questo suona come una ferita, io ritengo che per noi arabi, anche arabi della diaspora, sia oggi necessario guardare a quell'evento da un'altra angolazione: vale a dire come la questione europea che si è delineata nel XX secolo con il dramma della Shoah.
Ciò è l'esperienza, impossibile da trasmettere, del male assoluto, della distruzione scientifica, «industriale», di un popolo, di una cultura, di una civiltà, che pone per l'Europa la questione della memoria.
Israele è anche una bandiera, un esercito, un governo, una democrazia, ma per me rappresenta essenzialmente quell'esperienza dei limiti, che hainterrogato e continua a interrogare l'Europa intera.
Ogni qualvolta rifletto su tutto ciò trovandomi nell'emiciclo del Parlamento italiano, mi vengono i brividi apensare che in quello stesso luogo sono state votate le leggi razziali.
Bisogna che noi arabi cominciamo a capire che per la coscienza europea quella è stata l'esperienza del male assoluto; di qui il debito di riconoscimento che si è creato fra Europa e Israele.
Tutti sappiamo che la presenza dello stato di Israele non cancella il conflitto attualmente in corso; ma la Fiera è stata un laboratorio di libertà per gli uomini per le culture; se viene meno questo, è l'umanità stessa che perde. Con ciò non si deve assolutamente occultare la questione del dramma palestinese, l'urgenza di uno stato palestinese capace di vivere democraticamente accanto allo stato di Israele.
Ma noi arabi, se vogliamo fare progressi, dobbiamo capire come sia fondamentale la questione dell'oblio e della memoria, del sangue e delle lacrime di un popolo martoriato che voleva anch'esso vivere pacificamente accanto agli altri popoli e che all'indomani di quella tragedia presentò al mondo un volto resuscitato.
Per noi arabi è troppo grande il rischio di lasciarsi guidare da ideologie cieche, che rischiano di sconfinare in un nuovo antisemitismo; è tempo ormai nel mondo musulmano di pensare ad una teologia che sia capace di accogliere la questione della memoria della Shoah, è tempo di una teologia liberata, coraggiosa, ponte fra le storie e i mondi, per le generazioni future, per spezzare il monopolio di un fondamentalismo che è per me un'altra nakba (disastro), una nakba del pensiero.
Khaled Fouad Allam

martedì 2 dicembre 2008

PONTE SULLO STRETTO. VENGONO A GALLA VERITA' SCOMODE.(di Pippo Scianò)

Ricevo e pubblico....
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COMUNICATO STAMPA F.N.S. - KOMUNIKATU STAMPA F.N.S.
PONTE SULLO STRETTO. VENGONO A GALLA VERITA' SCOMODE. GRAZIE, CALZONA !
Le considerazioni espresse dal Prof. Remo CALZONA, sulla impossibilità di realizzare il PONTE sullo Stretto sulla base dell'attuale progetto di massima, obbliga ad alcuni ripensamenti i gruppi di potere ed anche quella parte dell'opinione pubblica che fino ad oggi sono stati favorevoli al Ponte-Imbuto.
E ci sembra peggiore del male il rimedio proposto dallo stesso Professore per evitare l'Effetto GALLOPING ( e cioè la costruzione di piloni di sostegno a mare, che ridurrebbero la lunghezza della campata).
L'FNS ribadisce, quindi, con maggiore determinazione il proprio NO al PONTE.
Ringraziamo, comunque, il Prof. Remo Calzona per aver parlato con chiarezza, con coraggio e soprattutto a favore del trionfo della VERITA'.
A questo punto, gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu chiedono che, - prima di fare ulteriori costosi danni, - i "PONTISTI" ad ogni costo facciano marcia indietro e chiedano scusa al Popolo Siciliano per la "strumentalizzazione" alla quale lo hanno sottoposto.
Non si può non stigmatizzare, infine, come la teoria che il PONTE-IMBUTO sia la PANACEA di tutti i mali sia stata inventata e continua ad essere alimentata soprattutto per raggiungere finalità anti-siciliane o comunque per agevolare interessi estranei ed ostili a quelli del Popolo Siciliano.
Palermo, 2 Dicembre 2008
IL SEGRETARIO POLITICO F.N.S.
(Giuseppe SCIANO')

RAZZISMO DIMENTICATO!

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Quando negli anni '70 eravamo noi a nasconderci... G. A. Stella
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Il POST DI VIGOPARLANDO:..."MADE IN CHINA"

Scatoloni in un negozio di concimi-antiparassitari.Tutti rigorosamente Made in China.....dove andremo a finire!

Bomba në Prishtinë “flet” gjermanisht (dal sito web di Radio Kosova e Libertà)

Orazio Vasta: Bomba në Prishtinë “flet” gjermanisht (Lajm i komentuar)
Më 14 nëntor një bombë ka shpërthyer në Zyrën Civile ndërkombëtare të Bashkimit Evropian, në Prishtinë. Ishte një sulm terrorist, por për fat të mirë nuk pati të plagosur. Lidhur me këtë atentat pas disa ditësh, Policia e Kosovës ka arrestuar tre qytetarë gjermanë, të akuzuar për terrorizëm. Ky lajm është publikuar në gazetën “Expres” dhe është konfirmuar edhe në gazetat gjermane: “Der Spiegel” dhe e "Suddeutsche Zeitung".

Ndërkohë u përhapen lajme se lidhur me rastin janë arrestuar tre qytetarë, njëri nga ta pjesëtar i Shërbimit sekret të Gjermanisë. Berlini zyrtar mohoi që elementët e shërbimit sekret të Gjermanisë të jenë përfshirë në një akt terrorist. Mirëpo gazeta “Der Spiegel”zbulon se të tre gjermanët e arrestuar janë pjesëtarë të këtij shërbimi, të cilët janë të angazhuar vetëm për atentate të natyrës së tillë.Është e qartë se kjo ngjarje ka tensionuar marrëdhëniet mes Berlinit dhe Prishtinës zyrtare në një moment shumë delikat, lidhur me negociatat rreth vendosjes së misionit të UNMIK-ut dhe të EULEX-it në Kosovë, mision i cili do ta administrojë Kosovës e cila ndodhet nën protektorat ndërkombëtar qysh prej mbarimit të luftës në vitin 1999. EULEX-i është pranuar nga Beogradi por Prishtina ka kërkuar që ky mision ta respektojë Deklaratën e Shpalljes së Pavarësisë nga Serbia, në aktin e proklamimit të mëvetësisë, më 17 shkurt të këtij viti.
Atentati më 14 nëntor erdhi në një moment kyç në kohën e negociatave. Disa ditë më parë CIA kishte sajuar një raport ku bëhej fjalë për gjoja ekzistencën e grupeve terroriste nga radhët e ish-UÇK-së, të cilët thuhej se janë të lidhur me pjesëtarët e Al-Kaidës.Lidhur me këtë skenim delikat, që lidhet me terrorizmin ndërkombëtar mbështetur në raportin e CIA-s, drejtori i Radios-Kosova e lirë, z. Ahmet Qeriqi ka deklaruar se “ky është një skenim absurd. Një skenim i sajuar nga Beogradi. Ky raport i CIA-s është raport politik dhe nuk duket se është i sajuar nga inteligjenca e kësaj organizate. Kosova nuk ka kurrfarë kontakti me Al-Kaidën, Nuk duhet harruar faktin sse shtetet arabe, as shtetet islame nuk e kanë njohur pavarësinë e Kosovës. CIA e din fare mirë se ish- luftëtarët e UÇK-së as kanë pasur as kanë lidhje me organizatat terroriste. Ata ishin luftëtarë të lirisë dhe jo terroristë.Përgjigje lidhur me tre agjentët gjermanët ende nuk ka. Ndërkohë do të mësojmë se tre qytetarët gjermanë janë liruar nga arresti dhe janë dorëzuar te organet e Federatës gjermane.
( Ky koment është botuar në gjuhën italiane, në AlbaniaNwes)
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dal sito web di Radio Kosova e Libertà- www.radiokosovaelire.com
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http://rarika-radice.blogspot.com/2008/12/la-bomba-di-pristina-parla-in.html




lunedì 1 dicembre 2008

STORIA DI UNA DONNA PALESTINESE,MADRE DI 5 FIGLI...(di Caterina Donattini)

Il diritto di essere un bambino
Storia di una donna palestinese, madre di cinque figli, nel campo di Beit Jibrin
di Caterina Donattini (http://it.peacereporter.net)
Amal è madre di cinque figli.
Due femmine e tre maschi.
Amal è madre di un sesto figlio morto prima d’esser nato: successe durante la prima Intifada, nella sua casa irruppero i gas lacrimogeni israeliani e nulla poterono le pareti del suo ventre di fronte alla guerra. Fu così che al quinto mese di gravidanza i gas lacrimogeni la fecero abortire, là a Betlemme, vicino a dove si dice sia nato il bambino Gesù.
Amal è palestinese e vive a Beit Jibrin, uno dei tre campi rifugiati di Betlemme.
Ero con lei giovedì 30 ottobre, di sera, quando le forze armate israeliane hanno accerchiato il campo rifugiati.
Io e una delle sue figlie siamo andate tra i vicoli del campo, nell’umido della pioggia, tra il fumo e gli spari, per rintracciare il fratello minore e trascinarlo a casa. Era in un angolo, di fianco ad un mucchio di pietre, insieme a tanti altri ragazzini come lui, convinti di poter sfidare quei soldati che venivano armati a ricordare l’occupazione ad un popolo oppresso.
Quando siamo rientrati la madre lo ha coperto di improperi.
Nel campo rifugiati ci sono collaborazionisti: “Guarda i tuoi fratelli! Vuoi finire anche tu in prigione? Cretino!”.
Amal ha tre figli maschi: uno di 18 anni, adesso in prigione; uno di 27, uscito di prigione l’anno scorso; e poi Moeyyed, 15 anni, ancora sano e salvo, a casa. La preoccupazione di Amal non era infondata.
Il pomeriggio seguente l’Autorità Palestinese ha bussato alla sua porta: “Tuo figlio Moeyyed è ricercato, insieme a lui altri quattro quindicenni nel campo”. Sono stati tutti interrogati e poi rilasciati il giorno dopo. Il 3 novembre 2008 alle 3 del mattino si odono colpi violenti alla porta di casa. Amal accorre terrorizzata e apre la porta: un fucile la spinge da un lato mentre altri 7 fucili spianati entrano in casa; 8 soldati israeliani a volto coperto nel cuore della notte, nuovamente, nel suo salotto.
Tutta la famiglia viene riunita in una stanza, i soldati frugano ovunque, rovesciano gli scaffali, aprono gli armadi. Poi uno ldi loro chiede: “Chi è Moeyyed?” Dopo un lungo silenzio Amal lo indica: è lui, quel suo figlio quindicenne in calzini e maglietta, con gli occhi ancora segnati dal sonno. “Vi scongiuro, cosa ha fatto, è un bambino, non portatemelo via!”Oggi non si sa nulla di Moeyyed. Per 12 giorni verrà interrogato a bastonate. La legge israeliana prevede che Moeyyed possa essere interrogato e detenuto per 12 giorni senza conoscere l’accusa contro di lui, senza consultare un avvocato e senza che i suoi genitori sappiano dove si trovi e possano visitarlo.
La prassi israeliana prevede comunemente l’arresto di minorenni.
L'Ong a sostegno dei detenuti palestinesi, Addameer, riporta che il 30 ottobre soldati israeliani sono entrati in una scuola superiore del campo rifugiati di Aroub nella zona di Hebron picchiando, ammanettando, incappucciando ed infine arrestando 10 ragazzini, tutti sotto i 16 anni. A volte la loro colpa è quella di lanciare pietre contro i carri armati israeliani, ma spesso il loro arresto serve ad ottenere indicazioni su persone coinvolte nella resistenza, ultimamente anche con la collaborazione dell'Autorità Palestinese. I bambini infatti hanno minore resistenza durante gli interrogatori. Il semplice fatto di far parte di un partito costituisce nei territori occupati un motivo sufficiente per rimanere in prigione fino a due anni.La Convenzione Internazionale sui Diritti dei Bambini ribadisce il diritto all’assistenza legale e chiede di evitare la detenzione dei bambini. Nonostante questo i diritti dei bambini palestinesi sono costantemente violati. Secondo uno studio dell'Unrwa condotto nel 2004 in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, quasi la metà dei bambini residenti in questi territori (48%) ha subito violenza diretta o indiretta. Il 93% dei bambini dichiara di sentirsi vulnerabile ed esposto a subire violenze. Il 59% degli adolescenti tra i 13 e i 17 anni ha dichiarato di ritenere i propri genitori incapaci di proteggerli. Dall’inizio del 2000 fino al 2005 più di 756 bambini palestinesi sono stati uccisi, 2500 bambini sono stati imprigionati. Secondo Defence for Children International “circa il 95% dei bambini arrestati e/o detenuti sono stati soggetti ad abuso fisico e/o psicologico, spesso risultante in chiare forme di tortura”. Anche il Comitato Internazionale contro la Tortura si è detto preoccupato per le denuncie di “tortura e maltrattamenti subiti dai minori palestinesi detenuti”.
Nella legislazione israeliana la definizione di bambino cambia a seconda che si tratti di un soggetto palestinese o israeliano: nel primo caso si è bambini fino ai 16 anni, nel secondo fino ai 18.
Questa madre palestinese che piange con gli occhi di una donna cui troppi figli sono stati strappati, rivendica ogni giorno da quando le hanno portato via Moeyyed il diritto di chiamarlo “bambino”.

venerdì 28 novembre 2008

SUDAN: il Centro Salam di cardiochirurgia di Emergency

Ricevo e pubblico...Mercoledì 26 novembre sono arrivati a Khartoum dieci pazienti iracheni, dai tre ai vent'anni, che saranno operati nelle prossimesettimane al Centro Salam di cardiochirurgia. I pazienti erano stati selezionati nel corso di uno screening cardiologico effettuato a meta'ottobre presso il nostro Centro di riabilitazione di Suleymania.
I minorenni sono arrivati con la madre o il padre, che sarannoospitati nella foresteria del Centro Salam e potranno cosi' stare nonvicino ai loro figli fino al rientro in Iraq. Ad accompagnare il gruppo c'e' anche Hawar Mustafa, il nostro responsabile dei progettinel Nord dell'Iraq.
A tutti i nostri nuovi pazienti, un sincero augurio.
Per informazioni sul Centro Salam di cardiochirurgia in Sudan:
Per sostenere le attivita' di Emergency: http://www.emergency.it/menu.php?A=004&SA=021&ln=It

giovedì 27 novembre 2008

"LA KOSOVA NON HA NESSUN CONTATTO CON AL-QUAIDA" (di Ahmet Qeriqi)

Caro Vasta.
Ti ringrazio per la notizia del "rapporto della CIA" sul presunto terrorismo internazionale kosovaro.
Uno scenario assurdo!
E,penso, che tutto questo scenario sia frutto di Belgrado.
Si tratta,infatti,di un rapporto" politico" e non di intelligence.
La Kosova non ha nessun contatto con Al-Qaida.
NON DIMENTICHIAMO,che gli Arabi islamisti non sostegno la nostra indipendenza!
La Central Intelligence Agency sa benissimo che nella Kosova gli ex combattenti non sono estremisti.
E' la Serbia che desidera uno scenario talebanizzato per la Kosova ,e non i kosovari.
Se la Serbia tenterà di ritornare con le armi nella Kosova, allora,veramente ci sarà la guerra!
Fraternamente,
Ahmet Qeriqi
(direttore di Radio Kosova e Libertà- http://www.radiokosovaelire.com/)
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mercoledì 26 novembre 2008

Indossa l'Abaya,il rock "rosa" saudita contro la droga!

Sopra i jeans a vita bassa porta l'«Abaya»
Il rock é «rosa» in Arabia saudita
La prima band rock del Paese è tutta al femminile. Ha un profilo su MySpace, ma prova in segreto in una cantina.
L'Abaya è una veste nera che copre interamente il corpo, tipico capo saudita mirato anche a celare le curve femminili. Dina, Lamia, Amjad e Dareen la indossano quando si esibiscono nei loro concerti, rigorosamente in locali underground di Jedda, «per non offendere le autorità religiose».
Le quattro ragazze appartenenti al gruppo The Accolade, come racconta il corrispondente del New York Times Robert F. Worth, hanno appena inciso Pinocchio, il loro primo Lp dal titolo simbolico che sta imperversando in rete. Come la maggior parte dei teenagers del momento, vantano un profilo su MySpace, ma le loro performance avvengono in clandestinità e non possono essere fotografate. La loro colpa è di suonare il rock, con l'aggravante di essere donne.
UN PAESE GIOVANE – Del resto il contrasto nel regno saudita è molto forte: da una parte le donne non possono nemmeno guidare e il rock viene visto come una forma estrema di corruzione, dall'altra una persona su dieci ha un'età inferiore ai 25 anni.

Il che si traduce in una diffusa voglia di libertà e in una certa intolleranza alle regole.
L'ultima esibizione di un band rock, nel 1995, era stata occasione per l'arresto di 300 giovani fan, intercettati dalla polizia religiosa davanti al locale del «concerto della perdizione». Ma le ragazze di The Accolade sono andate oltre e hanno deciso di sfidare anche l'ultimo e più radicato dei tabù, quello riguardante «il sesso debole».
La cosa più strana è che le quattro giovani donne della band, che hanno scelto come nome per il loro gruppo un'opera dell'amato pittore inglese Edmund Blair Leighton e amano mischiare sapientemente arte e musica, non sono per nulla delle rivoluzionarie e non hanno mai lasciato il proprio Paese di nascita.
NO ALLA DROGA - «Forse siamo pazze, ma vogliamo fare qualcosa di veramente diverso», sostiene la voce del gruppo, Limia, fiera del suo piercing. Ma poi la chitarrista, Dina, ci tiene a precisare: «Disapproviamo totalmente fumo, droga e alcol. E rispettiamo le nostre tradizioni».
Emanuela Di Pasqua

24 novembre 2008
*Fonte: http://www.corriere.it/




La Groenlandia e il meridionalismo italiano....

Il mezzogiorno e l'isola di ghiaccio
Scritto da Alex Dauria
(Nella foto,un villaggio della Groenlandia)
Il processo che sbaraglia la strada alla grande isola di ghiaccio, la Groenlandia, ad un processo d’indipendenza nazionale è lungi da essere considerato un “modello calzante” per i movimenti territoriali dell’Italia meridionale, ma può servire come monito e spunto nel perseverare nella spinta istituzionale, ovvero quella di un maggiore autonomia inserita in un vasto progetto riformistico, quale migliore strada da perseguire nell’imminente futuro prossimo...
Leggi tutto...
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Fonte: http://comitatiduesicilie.org/

L'autore del libro «L'olocausto armeno» minacciato di morte!

MINACCE DI MORTE DOPO IL LIBRO SUGLI ARMENI
Il giornalista-scrittore genovese Alberto Rosselli come Roberto Saviano, autore di «Gomorra»-Qualcuno non ha gradito il suo saggio storico sull’olocausto per mano dei Turchi nel lontano 1915
di Rino Di Stefano
Roberto Saviano non è l'unico scrittore ad essere stato minacciato di morte per aver scritto un libro. Anche a Genova abbiamo un caso di questo genere. È pur vero che il giornalista napoletano, per sua stessa ammissione, non aveva valutato appieno le conseguenze della pubblicazione del suo libro «Gomorra». E dopo, soltanto dopo, si è reso conto a sue spese che il prezzo del successo era rinunciare alla vita, sotto scorta 24 ore su 24, con la costante paura di finire un giorno nel mirino della pistola di un camorrista. In Liguria, invece, abbiamo un altro scrittore che, occupandosi da sempre di storia, mai più pensava di suscitare una reazione del tipo Saviano solo per essersi occupato del dramma di un popolo avvenuto nell'ormai lontano 1915 in quel di Turchia:il massacro di un milione e mezzo di armeni in Anatolia. Secondo la Convenzione dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite, quello sterminio «è da considerarsi come il primo genocidio del XX secolo». Ed è proprio su questi fatti, accertati da più fonti storiche, che il giornalista-scrittore genovese Alberto Rosselli ha scritto il libro «L'olocausto armeno», pubblicato dalle Edizioni Solfanelli di Chieti.Il volume, 96 pagine di piccolo formato con un costo di 7,50 euro, vuole essere la testimonianza di come il piano di eliminazione di un intero popolo, non era soltanto il prodotto della politica attuata dal «sedicente partito progressista dei Giovani Turchi, ma traeva le sue profonde origini dalle antiche e mai del tutto sopite contrapposizioni tra la maggioranza musulmana turco-curda e la minoranza cristiana armena». Rosselli, da buon cronista storico, si limita a riportare ciò che avvenne in quei terribili anni. E dice, per esempio, che lo sterminio dei cristiani anatolici è già stato riconosciuto dal governo d'Israele nel 1994, dai Parlamenti russo, bulgaro e cipriota nel 1995, dal Vaticano e dal Parlamento Europeo nel 2000. Fatti accertati, dunque, e certamente nessun particolare mistero rivelato. Soltanto un'accurata e ampia ricostruzione delle vicende storiche che ha portato l'Europa a imporre «il riconoscimento del genocidio da parte di Ankara» quale condizione imprescindibile per l'integrazione turca nella UE.«Il libro - racconta Rosselli - uscì nel 2007. Dopo alcuni mesi cominciai a ricevere a casa telefonate minacciose, sia nei mie riguardi, sia verso mia moglie. Voci sempre diverse ci dicevano che eravamo dei bastardi, che ci avrebbero ucciso e così via.
E alle telefonate seguirono anche messaggi dello stesso tono via e-mail.
A quel puntomi recai in Questura a denunciare il fatto, ma fu inutile. Pare, infatti, che le telefonate vengano dall'estero, così come le e-mail.
In pratica, mi suggerirono di lasciar perdere e di non dare un peso eccessivo alla cosa.
Il punto è che questi signori rivelano di conoscere perfettamente le mie mosse e quelle di mia moglie. Sanno persino che ho un cane e come si chiama. E questo può significare solo una cosa: da un anno mi controllano da vicino».
La situazione che più ha spaventato Rosselli è avvenuta sabato 27 settembre, cioè il giorno in cui a Anguillara Sabazia, amena cittadina sul lago di Bracciano, in Lazio, stava ricevendo il Premio letterario internazionale Arché, proprio per il suo libro «L'Olocausto Armeno».
L'anno prima aveva vinto lo stesso premio per il saggio «Sulla Turchia e l'Europa».
Quel pomeriggio, mentre si trovava in un albergo della zona, una voce con accento straniero lo ha chiamato al telefono della stanza e ancora una volta lo ha minacciato di morte, coprendolo di insulti.
L'ultima volta in cui ha ricevuto queste minacce è stato domenica 26 ottobre, sul suo cellulare, mentre stava recando a Palazzo Tursi per partecipare al dibattito organizzato dal senatore Enrico Musso (Pdl) sul progetto del sindaco Marta Vincenzi di costruire una moschea a Genova.
Ma che cosa dice di tanto sconvolgente il libro di Rosselli perché il suo autore venga minacciato di morte da terroristi internazionali?
Nulla che non sia già stato accertato in sede storica.
Per esempio, racconta di quando, già nel biennio 1894-1896 le milizie ottomane, affiancate da quelle curde, rasero al suolo 2500 villaggi armeni sterminando circa 300mila persone tra uomini, donne, vecchi e bambini. Sempre nel 1896 il sultano Abdul Hamid ordinò quella che è passata alla storia come la «strage di Urfa».
Le milizie del sultano costrinsero circa 3mila armeni terrorizzati a rifugiarsi nella locale cattedrale, alla quale poi diedero fuoco, causando la morte di tutti i fedeli.
Non contenti, rapirono anche 100mila donne e costrinsero un egual numero di cristiani a convertirsi all’Islam.
Ma il genocidio vero e proprio, racconta Rosselli, fu progettato nel 1913 quando il comitato centrale dei Giovani Turchi «pianificò il genocidio attraverso la messa a punto di un'efficiente struttura paramilitare, l'Organizzazione Speciale (OS), coordinata da due medici, Nazim e Shakir». In un intervento del 25 marzo 1915, il dottor Nazim, segretario esecutivo del comitato, disse: «La Jemiet (Assemblea) ha deciso di salvare la madrepatria dalle ambizioni di questa razza maledetta (gli armeni) e di prendersi carico di cancellare questa macchia che oscura la storia ottomana. La Jemiet, incapace di dimenticare tutti i colpi e le vecchie amarezze, ha quindi deciso di annientare tutti gli armeni viventi in Turchia, senza lasciarne vivo nemmeno uno, e a questo riguardo è stata data al governo ampia libertà d'azione».
Il primo eccidio avvenne il 24 aprile l915 quando 500 esponenti del Movimento Armeno vennero incarcerati e strangolati col fil di ferro. In un rapporto del 1917 l'ufficiale medico tedesco Hans Stoffels riferì di avere osservato a Mosul (Irak settentrionale) interi villaggi armeni con migliaia di corpi in decomposizione.
«I bambini - racconta - precedentemente violentati, sodomizzati e torturati nei modi più orrendi».
Poi inventarono «l'utile combustione»: i prigionieri armeni venivano buttati vivi dentro le caldaie delle locomotive per fornire energia addizionale ai mezzi. L'ultimo sterminio, racconta sempre Rosselli, avvenne nel 1922 a Smirne, quando il nuovo regime repubblicano di Kemal Ataturk, che continuava a negare il massacro, fece uccidere circa 100mila civili greci e armeni.
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FONTE:"Il Giornale" (Liguria Cronaca), Domenica 23 novembre 2008, p. 56

martedì 25 novembre 2008

Il Decreto Gelmini minaccia le scuole primarie dei paesi Arberesh della Calabria...

In base al "Decreto Gelmini" verranno soprresse le scuole primarie in cui si parla l´Arbëreshë, l´antico idioma albanese di Scanderbeg.
Ungra, in italiano Lungo, Firmoza (Acquaformosa), Cifti (Civita), Frasnita (Frascineto) e Shen Vasili (San Basilio) non sono villaggi di qualche remota regione montagnosa dell´Albania ma paesi della provincia di Cosenza...la cui popolazione è, per la stragrande maggioranza, di origine albanese....

Per continuare,clicca sotto:
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*sopra il logo del comune di Firmoza(Acquaformosa)
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sabato 22 novembre 2008

CIAO,DIRETTORE!

SANTORO: «LEGATI DA UNA SOLIDARIETÀ QUASI DI SANGUE»
"Con Sandro Curzi se ne va una persona rara...Mi aveva chiamato dall’ospedale dove era ricoverato,dopo una delle mie trasmissioni più riuscite, quella dedicata ai giovani e alla scuola, per farmi i complimenti. Gli avevo chiesto di poter andare a fargli visita, ma ha preferito farmi andare a casa: sono stato da lui il giorno prima dell’ultima puntata di Annozero...La sensazione che ho provato è stata quella di trovarmi davanti a una persona straordinaria..."Michele, stavolta non ce la farò”, ha detto, ma poi si è messo a conversare con me di politica, della Rai, dei temi tipici delle nostre normali chiacchierate, con una allegria incredibile data la situazione... Così siamo tornati al nostro abituale rapporto, che non è stato quello tra un padre e un figlio, come forse si potrebbe immaginare, ma tra un fratello maggiore e uno un po’ più piccolo, un rapporto perciò fatto di grande solidarietà, ma anche pieno di conflitti, di scontri fortissimi che però non hanno mai compromesso la nostra solidarietà quasi di sangue".
Michele Santoro

venerdì 21 novembre 2008

Indipendentzia Repùbrica de Sardigna (iRS):"Sovranità e pragmatismo "

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Ricevo e pubblico,solidarietà e ammirazione!....Ciao,Grazie per avere creduto nell’'appello.
La petizione ha ottenuto finora 1250 firme.
iRS – Indipendentzia Repùbrica de Sardigna

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Cagliari, 17/11/2008
Comunicato: Flotta sarda e concorrenza.

Per una nuova mobilità dei sardi
iRS ha presentato oggi a Cagliari il suo progetto-quadro per la realizzazione di un sistema sardo dei trasporti marittimi. Un sistema estendibile anche al trasporto aereo che si basa sul connubio fra apertura del mercato a una piena e reale concorrenza dentro la quale operi, per fornire i servizi essenziali e per generare economia, una flotta sarda.
Questa proposta – ha spiegato Franciscu Sedda, ideatore e dirigente di iRS - fa parte del programma elettorale che iRS lancia per le elezioni 2009. Un programma che coniuga sovranità e pragmatismo attraverso una serie di proposte concrete e fattibili.
Ciò che iRS vuole dimostrare è che c'è una politica che si prende cura dei sardi, dei loro diritti e dei loro interessi. Una politica che si prende cura dei sardi in quanto cittadini, consumatori, lavoratori, imprenditori.
Il problema.

La società Tirrenia è controllata interamente dallo Stato italiano e riceve aiuti pubblici per collegare la Sardegna con l’Italia stimabili in circa 200 milioni di Euro all’anno. La decisione dello Stato italiano di confermare per altri quattro anni il monopolio Tirrenia rischia per l’ennesima volta di danneggiare la libertà di movimento dei sardi.
La proposta.

iRS ritiene fondamentale la costituzione di una compagnia navale sarda che operi in regime di concorrenza. Abbiamo la possibilità di allestire una flotta sarda, a capitale misto pubblico/privato, che garantisca il servizio pubblico indispensabile, con in modo da evitare che il mercato privilegi tratte più remunerative a discapito dell’interesse generale. Si può conciliare l'ampliamento dell'offerta data dalla concorrenza con la tutela dell'interesse dei sardi, in quanto cittadini e in quanto lavoratori (produttori di merci, autotrasportatori ecc.).
I vantaggi.

Aumentare la concorrenza tra vettori vuol dire potenziare e diversificare l'offerta ai cittadini. Inoltre dotarsi di una flotta sarda significa promuovere i nostri prodotti e la nostra cultura, avere un indotto di migliaia di posti di lavoro. Ultimo, ma non meno decisivo, tale azienda verserebbe le imposte direttamente in Sardegna.
La fattibilità.

Già oggi la Sardegna potrebbe, nel pieno rispetto delle norme europee, avere una propria flotta tramite l’Arst, società sarda di trasporti pubblici, che ha tutte le competenze e le potenzialità per dotarsi dei mezzi necessari per gestire la compagnia. iRS sostiene che le risorse vadano reperite anche in quei 5 miliardi circa di euro che l’Italia deve alla Sardegna.
La petizione
Per dare peso e forza all'iniziativa iRS ha creato un sito apposito e lanciato una petizione on-line (www.irs.sr/flottasarda) che ha raccolto in pochi giorni circa mille firme. In questi giorni iRS organizzerà una iniziativa nazionale: una raccolta di firme nelle città e nei paesi della Sardegna, davanti ai principali porti dell'isola, in modo da dare voce ai tanti sardi che hanno chiesto di poter firmare e dare un segnale di cambiamento. iRS dà voce ai sardi che vogliono muoversi liberamente, che vogliono difendere i loro interessi economici, che vogliono avere una proprio sistema dei trasporti e una propria flotta navale.

Cordiali saluti,
Giulio

giovedì 20 novembre 2008

KOSOVA:verso il riconoscimento di Atene.

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La Grecia pronta per riconoscere la Kosova indipendente
Il Ministro degli Esteri greco Dora Bakoyannis(nella foto),intervistata dai giornalisti di "Koha Ditore" e di "VizionplusTV" ,ha detto, che, nonostante attualmente la Grecia non riconosce l'indipendenza della Kosova, al più presto Atene dovrà riconoscerla, anche se non si è pronunciata sulla data ."Il Problema del Kosovo-ha dichiarato la Bakoyannis alla stampa kosovara- è uno dei più antichi problemi dei Balcani. Noi non riconosciamo la sua indipendenza sulla base del principio di integrità territoriale, ma dall'altra parte sappiamo che il corrente non può cambiare".
Con la Grecia, gli stati membri dell'Unione Europea (Romania, Spagna, Slovacchia e Cipro) che non riconoscono l'indipendenza della Kosova sono cinque.
Orazio Vasta

Piana degli Albanesi, dal 1488 una comunità albanese nel cuore della Sicilia


Scritto da Orazio Vasta
Piana degli Albanesi (in albanese "Hora e Arbëreshëvet", in siciliano "Chiana di l'Albanisi"), è un comune di oltre seimila abitanti della provincia di Palermo,in Sicilia. Principale comunità arbereshe della Sicilia, l'amministrazione comunale utilizza nei documenti ufficiali,nella cartellonistica stradale e nelle targhe delle vie anche l'albanese, ai sensi della vigente legislazione italiana sulle minoranze linguistiche.
Piana degli Albanesi venne fondata nel 1488 da un gruppo di esuli albanesi in fuga dall' Albania ove vi era l'invasione da parte dell'Impero Ottomano. Nel corso dei secoli gli abitanti di "Piana" hanno saputo conservare gelosamente le proprie radici culturali,in modo particolare la lingua,vera forza della comunità da "Chiana di l'albanisi".
A partire dai primi decenni del secondo dopoguerra,con la stessa accelerazione dell'italianizzazione della Sicilia- annessa militarmente all'Italia solo nel 1860-la lingua della cominità albanese è stata seriamente minacciata da un costante processo di assimilazione e da un progressivo passaggio alla diglossia italiano-albanese con l´albanese in posizione sempre più subordinata. Inoltre, le forti pressioni omologatrici in corso, esercitate dalla globalizzazione attraverso i nuovi sistemi tecnologici di comunicazione, sono divenute ancora più aggressive con rischi ulteriori per la sopravvivenza delle peculiarità culturali e linguistiche della comunità albanese di Sicilia.
Da qui la necessità e l´imprenscindibilità di una battaglia culturale sempre più impegnativa e costante. Una battaglia iniziata nel 1950 con la presentazione del primo progetto di legge per l´insegnamento della lingua albanese nella scuola elementare nel comune di origine albanese della Sicilia. Ma, solo recentemente ha ottenuto il riconoscimento giuridico a livello europeo, nazionale e regionale come minoranza linguistica.In questo quadro generale è possibile cogliere in modo inequivocabile i migliori segni della vitalità culturale degli arbëreshë di Sicilia e della loro ferma determinazione a difendere il patrimonio che i loro Padri hanno saputo difendere e trasmettere lungo questi cinque secoli di permanenza in Sicilia.

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Fonte:http://www.albanianews.it/

mercoledì 19 novembre 2008

www.banchearmate.it


SARDEGNA.L'ottusità politico-sindacale tra lavoro, fenolo e nucleare. L'alternativa indipendentista.

Lavorare per morire? Lavorare per risanare!
Sembra che i politici e i sindacalisti italiani in Sardegna vivano all'interno di un tunnel senza fine che gli impedisce di trovare soluzioni logiche e virtuose.
Da un lato della galleria c'è il fenolo della petrolchimica, dall'altro c'è la minaccia del nucleare.Se nel tunnel ci vivessero solo loro non sarebbe grave.
Il problema è che queste persone gestiscono il potere o hanno l'opportunità di influenzarne le decisioni.
Il problema è che i politici e i sindacalisti italiani costringono a vivere nel tunnel anche i lavoratori sardi e il loro territorio ingabbiandoli nel solito meccanismo infernale alimentato dalla paura per la perdita del posto di lavoro.
Uil, Pd, Pdl, sindaci e amministratori locali si sono incontrati ieri per opporsi, in nome del lavoro e della salute pubblica e territoriale, alla decisione dell'Eni di chiudere gli impianti di Porto Torres per la produzione di fenolo e cumene.
Ecco il tunnel.
Ecco il ricatto del lavoro.
Ecco l'ottusità.
Negli ultimi giorni abbiamo assistito a scene imbarazzanti e deprimenti. Abbiamo letto di una lettera inviata dalla Presidente della Provincia di Sassari al Presidente Renato Soru: "fermare la produzione di fenolo e cumene" porterà a "conseguenze devastanti sull'occupazione e sul territorio". Bisogna "creare un comitato permanente per la chimica che garantisca a tutti di vigilare sugli interessi del territorio".
Abbiamo visto il sindacalista UIL mettere tutti in guardia sul fatto che forse si vuol chiudere il petrolchimico per sostituirlo con il nucleare.
Abbiamo visto poi il lavoratore che, con in testa il cappellino CGIL, intervistato da un telegiornale sardo: "dobbiamo continuare a produrre fenolo, per il bene della Sardegna e dell'Italia, per il bene dello sviluppo industriale".
Parole raggelanti che sono esempio e frutto del tunnel politico-sindacale italiano.Quel tunnel ha una via d'uscita, ma per ora la vede solo iRS.
Una via d'uscita libera, sganciata dagli interessi politici e sindacali, lontana anni luce da chi sostiene senza vergogna che produrre fenolo possa essere, in qualche forma, un interesse del territorio e della società sarda. Lontana anni luce da quell'apparato politico italiano che pensa di poter costruire centrali nucleari in Sardegna, magari affacciate sul Parco dell'Asinara.È da almeno quattro anni che iRS ha lanciato il concetto "Lavorare per morire? Lavorare per risanare!": un programma d'azione, un'alternativa al cosiddetto sviluppo fatto di inquinamento e malattie. Una soluzione semplice, ispirata a casi come Marghera e Bagnoli, ispirata a quelle situazioni in cui è possibile creare un lavoro sicuro e pulito che non serva a continuare ad uccidere il territorio e i lavoratori bensì a tentare di risanare.
Ma forse ai politici e ai sindacalisti conviene non ricordare l'inferno portato alla luce da iRS con il blitz nella ribattezzata "collina dei veleni" di Minciaredda.
Preferiscono non ricordare le falde acquifere della Nurra ormai irreparabilmente inquinate, i pozzi sigillati e il disastro ambientale causato da un'industrializzazione cieca, al servizio esclusivo degli interessi dello Stato italiano, mortifera per il territorio nazionale sardo e per i lavoratori sardi.
Sostenere iRS è sostenere chi da sempre agisce nell'esclusivo interesse della nazione sarda, del suo popolo e del suo territorio.
L'unica seria alternativa alle scorie nucleari della politica italiana e al fenolo petrolchimico del sindacalismo è l'indipendentismo nonviolento di iRS.
Lavorare per morire?
Lavorare per risanare!
Franciscu Pala
Esecutivo Nazionale iRS

lunedì 17 novembre 2008

"LA COSCIENZA DI RAZZA" (di Giorgio Almirante)

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Da: La Difesa della razza, 5 maggio 1942 - di Giorgio Almirante.
"Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto lo spirito alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti, finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose - fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali.
Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue".

70 anni fa...Un'altra VERGOGNA firmata SAVOIA!


PROVVEDIMENTI PER LA DIFESA DELLA RAZZA ITALIANA
17 Novembre 1938
Vittorio Emanuele III per Grazia di Dio e per la Volontà della Nazione Re d'Italia Imperatore d'Etiopia
Ritenuta la necessità urgente ed assoluta di provvedere;
Visto l'art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n. 100, sulla facoltà del potere esecutivo di emanare norme giuridiche;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del DUCE, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro per l'interno, di concerto coi Ministri per gli affari esteri, per la grazia e giustizia, per le finanze e per le corporazioni;
Abbiamo decretato e decretiamo:
CAPO I Provvedimenti relativi ai matrimoni
Art. 1. Il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza è proibito. Il matrimonio celebrato in contrasto con tale divieto è nullo.
Art. 2. Fermo il divieto di cui all'art. 1, il matrimonio del cittadino italiano con persona di nazionalità straniera è subordinato al preventivo consenso del Ministero per l'interno. I trasgressori sono puniti con l'arresto fino a tre mesi e con l'ammenda fino a lire diecimila.
Art. 3. Fermo il divieto di cui all'art. 1, i dipendenti delle Amministrazioni civili e militari dello Stato, delle Organizzazioni del Partito Nazionale Fascista o da esso controllate, delle Amministrazioni delle Provincie, dei Comuni, degli Enti parastatali e delle Associazioni sindacali ed Enti collaterali non possono contrarre matrimonio con persone di nazionalità straniera. Salva l'applicazione, ove ne ricorrano gli estremi, delle sanzioni previste dall'art. 2, la trasgressione del predetto divieto importa la perdita dell'impiego e del grado.
Art. 4. Ai fini dell'applicazione degli articoli 2 e 3, gli italiani non regnicoli non sono considerati stranieri.
Art. 5. L'ufficiale dello stato civile, richiesto di pubblicazioni di matrimonio, è obbligato ad accertare, indipendentemente dalle dichiarazioni delle parti, la razza e lo stato di cittadinanza di entrambi i richiedenti. Nel caso previsto dall'art. 1, non procederà nè alle pubblicazioni nè alla celebrazione del matrimonio. L'ufficiale dello stato civile che trasgredisce al disposto del presente articolo è punito con l'ammenda da lire cinquecento a lire cinquemila.
Art. 6. Non può produrre effetti civili e non deve, quindi, essere trascritto nei registri dello stato civile, a norma dell'art.5 della legge 27 maggio 1929-VII, n. 847, il matrimonio celebrato in violazione dell'art.1. Al ministro del culto, davanti al quale sia celebrato tale matrimonio, è vietato l'adempimento di quanto disposto dal primo comma dell'art.8 della predetta legge. I trasgressori sono puniti con l'ammenda da lire cinquecento a lire cinquemila.
Art. 7. L'ufficiale dello stato civile che ha proceduto alla trascrizione degli atti relativi a matrimoni celebrati senza l'osservanza del disposto dell'art. 2 è tenuto a farne immediata denunzia all'autorità competente.
CAPO II Degli appartenenti alla razza ebraica
Art. 8. Agli effetti di legge:
a) è di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se appartenga a religione diversa da quella ebraica;
b) è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di cui uno di razza ebraica e l'altro di nazionalità straniera;
c) è considerato di razza ebraica colui che è nato da madre di razza ebraica qualora sia ignoto il padre;
d) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, appartenga alla religione ebraica, o sia, comunque, iscritto ad una comunità israelitica, ovvero abbia fatto, in qualsiasi altro modo, manifestazioni di ebraismo. Non è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, che, alla data del 1í ottobre 1938-XVI, apparteneva a religioni diversa da quella ebraica.
Art. 9. L'appartenenza alla razza ebraica deve essere denunziata ed annotata nei registri dello stato civile e della popolazione.
Tutti gli estratti dei predetti registri ed i certificati relativi, che riguardano appartenenti alla razza ebraica, devono fare espressa menzione di tale annotazione.Uguale menzione deve farsi negli atti relativi a concessione o autorizzazioni della pubblica autorità. I contravventori alle disposizioni del presente articolo sono puniti con l'ammenda fino a lire duemila.
Art. 10. I cittadini italiani di razza ebraica non possono:
a) prestare servizio militare in pace e in guerra;
b) esercitare l'ufficio di tutore o curatore di minori o di incapaci non appartenenti alla razza ebraica
c) essere proprietari o gestori, a qualsiasi titolo, di aziende dichiarate interessanti la difesa della Nazione, ai sensi e con le norme dell'art. 1 R. decreto-legge 18 novembre 1929-VIII, n. 2488, e di aziende di qualunque natura che impieghino cento o più persone, nè avere di dette aziende la direzione nè assumervi comunque, l'ufficio di amministrazione o di sindaco;
d) essere proprietari di terreni che, in complesso, abbiano un estimo superiore a lire cinquemila;
e) essere proprietari di fabbricati urbani che, in complesso, abbiano un imponibile superiore a lire ventimila. Per i fabbricati per i quali non esista l'imponibile, esso sarà stabilito sulla base degli accertamenti eseguiti ai fini dell'applicazione dell'imposta straordinaria sulla proprietà immobiliare di cui al R. decreto-legge 5 ottobre 1936-XIV, n. 1743.
Con decreto Reale, su proposta del Ministro per le finanze, di concerto coi Ministri per l'interno, per la grazia e giustizia, per le corporazioni e per gli scambi e valute, saranno emanate le norme per l'attuazione delle disposizioni di cui alle lettere c), d), e).
Art. 11. Il genitore di razza ebraica può essere privato della patria potestà sui figli che appartengono a religione diversa da quella ebraica, qualora risulti che egli impartisca ad essi una educazione non corrispondente ai loro principi religiosi o ai fini nazionali.
Art. 12. Gli appartenenti alla razza ebraica non possono avere alle proprie dipendenze, in qualità di domestici, cittadini italiani di razza ariana. I trasgressori sono puniti con l'ammenda da lire mille a lire cinquemila.
Art. 13. Non possono avere alle proprie dipendenze persone appartenenti alla razza ebraica:
a) le Amministrazioni civili e militari dello Stato;
b) il Partito Nazionale Fascista e le organizzazioni che ne dipendono o che ne sono controllate;
c) le Amministrazioni delle Provincie, dei Comuni, delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza e degli Enti, Istituti ed Aziende, comprese quelle dei trasporti in gestione diretta, amministrate o mantenute col concorso delle Provincie, dei Comuni, delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza o dei loro Consorzi;
d) le Amministrazioni delle aziende municipalizzate;
e) le Amministrazioni degli Enti parastatali, comunque costituiti e denominati, delle Opere nazionali, delle Associazioni sindacali ed Enti collaterali e, in genere, di tutti gli Enti ed Istituti di diritto pubblico, anche con ordinamento autonomo, sottoposti a vigilanza o a tutela dello Stato, o al cui mantenimento lo Stato concorra con contributi di carattere continuativo;
f) le Amministrazioni delle aziende annesse o direttamente dipendenti dagli Enti di cui alla precedente lettera e) o che attingono ad essi, in modo prevalente, i mezzi necessari per il raggiungimento dei propri fini, nonché delle società, il cui capitale sia costituito, almeno per metà del suo importo, con la partecipazione dello Stato;
g) le Amministrazioni delle banche di interesse nazionale;
h) le Amministrazioni delle imprese private di assicurazione.
Art. 14. Il Ministro per l'interno, sulla documentata istanza degli interessati, può, caso per caso, dichiarare non applicabili le disposizioni dell'art 10, nonché dell'art. 13, lett. h):
a) ai componenti le famiglie dei caduti nelle guerre libica, mondiale, etiopica e spagnola e dei caduti per la causa fascista;
b) a coloro che si trovino in una delle seguenti condizioni:
1. mutilati, invalidi, feriti, volontari di guerra o decorati al valore nelle guerre libica, mondiale, etiopica e spagnola;
2. combattenti nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola che abbiano conseguito almeno la croce al merito di guerra;
3. mutilati, invalidi, feriti della causa fascista;
4. iscritti al Partito Nazionale Fascista negli anni 1919-20-21-22 e nel secondo semestre del 1924;
5. legionari fiumani;
6. abbiano acquisito eccezionali benemerenze, da valutarsi a termini dell'art.16.
Nei casi preveduti alla lett. b), il beneficio può essere esteso ai componenti la famiglia delle persone ivi elencate, anche se queste siano premorte. Gli interessati possono richiedere l'annotazione del provvedimento del Ministro per l'interno nei registri di stato civile e di popolazione. Il provvedimento del Ministro per l'interno non è soggetto ad alcun gravame, sia in via amministrativa, sia in via giurisdizionale.
Art. 15. Ai fini dell'applicazione dell'art. 14, sono considerati componenti della famiglia, oltre il coniuge, gli ascendenti e i discendenti fino al secondo grado.
Art. 16. Per la valutazione delle speciali benemerenze di cui all'art. 14 lett. b), n. 6, è istituita, presso il Ministero dell'interno, una Commissione composta del Sottosegretario di Stato all'interno, che la presiede, di un Vice Segretario del Partito Nazionale Fascista e del Capo di Stato Maggiore della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale.
Art. 17. è vietato agli ebrei stranieri di fissare stabile dimora nel Regno, in Libia e nei Possedimenti dell'Egeo.
CAPO III Disposizioni transitorie e finali
Art. 18. Per il periodo di tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, è data facoltà al Ministro per l'interno, sentita l'Amministrazione interessata, di dispensare, in casi speciali, dal divieto di cui all'art. 3, gli impiegati che intendono contrarre matrimonio con persona straniera di razza ariana.
Art. 19. Ai fini dell'applicazione dell'art. 9, tutti coloro che si trovano nelle condizioni di cui all'art.8, devono farne denunzia all'ufficio di stato civile del Comune di residenza, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Coloro che non adempiono a tale obbligo entro il termine prescritto o forniscono dati inesatti o incompleti sono puniti con l'arresto fino ad un mese e con l'ammenda fino a lire tremila.
Art. 20. I dipendenti degli Enti indicati nell'art.13, che appartengono alla razza ebraica, saranno dispensati dal servizio nel termine di tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
Art. 21. I dipendenti dello Stato in pianta stabile, dispensati dal servizio a norma dell'art.20, sono ammessi a far valere il diritto al trattamento di quiescenza loro spettante a termini di legge. In deroga alle vigenti disposizioni, a coloro che non hanno maturato il periodo di tempo prescritto è concesso il trattamento minimo di pensione se hanno compiuto almeno dieci anni di servizio; negli altri casi è concessa una indennità pari a tanti dodicesimi dell'ultimo stipendio quanti sono gli anni di servizio compiuti.
Art. 22. Le disposizioni di cui all'art.21 sono estese, in quanto applicabili, agli Enti indicati alle lettere b),c),d),e),f),g),h), dell'art.13. Gli Enti, nei cui confronti non sono applicabili le disposizioni dell'art.21, liquideranno, ai dipendenti dispensati dal servizio, gli assegni o le indennità previste dai propri ordinamenti o dalle norme che regolano il rapporto di impiego per i casi di dispensa o licenziamento per motivi estranei alla volontà dei dipendenti.
Art. 23. Le concessioni di cittadinanza italiana comunque fatte ad ebrei stranieri posteriormente al 1° gennaio 1919 si intendono ad ogni effetto revocate.
Art. 24. Gli ebrei stranieri e quelli nei cui confronti si applichi l'art.23, i quali abbiano iniziato il loro soggiorno nel Regno, in Libia e nei Possedimenti dell'Egeo posteriormente al 1° gennaio 1919, debbono lasciare il territorio del Regno, della Libia e dei possedimenti dell'Egeo entro il 12 marzo 1939-XVII. Coloro che non avranno ottemperato a tale obbligo entro il termine suddetto saranno puniti con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a lire 5.000 e saranno espulsi a norma dell'art.150 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con R. decreto 18 giugno 1931-IX, n. 773.
Art. 25. La disposizione dell'art.24 non si applica agli ebrei di nazionalità straniera i quali, anteriormente al 1° ottobrel938-XVI:
a) abbiano compiuto il 65° anno di età;
b) abbiano contratto matrimonio con persone di cittadinanza italiana.Ai fini dell'applicazione del presente articolo, gli interessati dovranno far pervenire documentata istanza al Ministero dell'interno entra trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
Art. 26. Le questioni relative all'applicazione del presente decreto saranno risolte, caso per caso, dal Ministro per l'interno, sentiti i Ministri eventualmente interessati, e previo parere di una Commissione da lui nominata. Il provvedimento non è soggetto ad alcun gravame, sia in via amministrativa, sia in via giurisdizionale.
Art. 27. Nulla è innovato per quanto riguarda il pubblico esercizio del culto e la attivita delle comunità israelitiche, secondo le leggi vigenti, salvo le modificazioni eventualmente necessarie per coordinare tali leggi con le disposizioni del presente decreto.
Art. 28. E' abrogata ogni disposizione contraria o, comunque, incompatibile con quella del presente decreto.
Art. 29. Il Governo del Re è autorizzato ad emanare le norme necessarie per l'attuazione del presente decreto. Il presente decreto sarà presentato al Parlamento per la sua conversione in legge.
Il DUCE, Ministro per l'interno, proponente, è autorizzato a presentare relativo disegno di legge.Ordiniamoche il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare.
Dato a Roma, addì 17 novembre 1938 - XVII
Vittorio Emanuele, Mussolini, Ciano, Solmi, Di Revel, Lantini