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domenica 30 novembre 2008

"Stringi,stringi..." (di Roman Herry Clarke)

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Vorrei capire: cosa intende Ciano con «tu dialoghi da tempo con i kosovari, tutti conosciamo la storia di quella regione d´Europa»?
Temo si tratti di una insinuazione, come se Ciano possa permettersi di vaticinare sulla pelle di gente che è morta per la propria patria, la Kosova (nazione, non «regione») oggi libera, indipendente, e multietnica (senza sopraffazioni).
Ciano, e chi con lui, ha la semplice e consueta intenzione di costruire una qualche alleanza elettorale (nella speranza che ci scappi la poltroncina per sé o qualcuno dei suoi) sulle basi di un partitino che, stringi stringi, ha solo ottenuto qualche risultato nel comune di Gaeta.
In confronto, il MIS con tre consiglieri comunali, un consigliere circoscrizionale, un assessore (in quattro comuni diversi, su un bacino totale di oltre 60.000 abitanti) è un gigante.
E lo è davvero, elezioni a parte, vista la statura morale e l'autentico spirito di sacrificio di quanti lo animano e servono quotidianamente. Dialogando solo con gli altri popoli oppressi, minoranze vittime dell'assimilazionismo imperialista, nazioni senza stato.
E tenendo sempre a mente ciò che Ciano sembra ignorare (o volutamente tacere): che il voto in gran parte della Sicilia non è libero.
Come Lombardo abbia costruito la propria escalation elettorale, lo si è chiaramente visto nel noto servizio di "Exit", condotto da Ilaria D'Amico su La7.
E poi Ciano non parli dei fatti di Bolzaneto, quando con nonchalance e disinvoltura «dialoga» tanto con l'anonimo deputato dei «Liberal Democratici» (ma non dicevano che il 5% aveva ridotto il numero dei partiti?) quanto con la solita "Alleanza Federalista" che Bossi esce puntualmente dalla naftalina in prossimità delle elezioni europee, quanto con quel Di Pietro che, memore e forte della sua carriera in divisa, impedì la costituzione della commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti di Genova (ma poi piagnucola isterico per la Vigilanza RAI...).
Mi si chiederà: ma chi ha chiesto il parere del MIS?
Nessuno, e infatti questo è il parere di un siciliano, giornalista, compagno di lotte per l'indipendenza e amico di Orazio, che non può tacere. Non posso accettare che di un Patriota Siciliano e giornalista dall'operato adamantino si possa dire che «prende per il culo i lettori». Da che pulpito, Sig. Ciano!
Roman Henry Clarke
giornalista indipendente
Vice Segretario MIS

domenica 3 agosto 2008

GARIBALDI,ADDIO!


Garibaldi: finalmente una mossa in Sicilia!
Sono naturalmente d'accordo con l'intera iniziativa del sindaco di Capo D'Orlando. Il suo gesto è fortemente simbolico, ed ha avuto l'eco che proprio il sindaco voleva avesse.
L'abbattimento storico di un falso mito come quello di Garibaldi deve passare anche attraverso simili gesti rumorosi: adesso basta stare in silenzio e muoverci nell'ombra!
Forse è la volta buona che anche i Tg nazionali e regionali parleranno di indipendentismo in Sicilia, quello che è da troppo tempo lasciato in un angolo di cui nessuno ricorda...
Nessuno ha parlato dell'intervento del prof. Mirto, indipendentista, proprio a Capo d'Orlando, o se ne hanno parlato nessun Tg ha nominato l'indipendentismo...
Spero passi ancora poco tempo, prima che se ne ricominci a parlare.
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LA MAFIA ED I SUOI PICCIOTTI ERANO AL SERVIZIO -A PAGAMENTO- DI GARIBALDI.




Ricevo e pubblico....
FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU -SICILIA INDIPINNENTI
FRONTE NAZIONALE SICILIANO - SICILIA INDIPENDENTE

COMUNICATO STAMPA F.N.S. - KOMUNIKATU STAMPA F.N.S.
CARO CONSOLO, LA MAFIA ED I SUOI PICCIOTTI ERANO AL SERVIZIO -A PAGAMENTO- DI GARIBALDI.

In ordine al contenuto della recente intervista, rilasciata da Vincenzo CONSOLO al Corriere della Sera, ci sembra di riscontrare grosse inesattezze, non sempre involontarie, in ordine alla Storia della Sicilia, a quella del Separatismo Siciliano, a quella della mafia e non ultima a quella, - personale, politica e .... militare, - di Giuseppe Garibaldi. Al quale il Comune di Capo d'Orlando ha "revocato" la intitolazione di una piazza per dedicarla alla Battaglia navale del 4 luglio 1299.
E' opportuno, pertanto, ricordare all'illustre scrittore e a noi stessi che la "CONQUISTA" della Sicilia da parte dell'Armata "Anglo-piemontese-garibaldina" trova il maggiore e forse l'unico supporto "locale" proprio nella mafia, che in quel mese di maggio del 1860 iniziò quel "SALTO DI QUALITA'", del quale ancora oggi piangiamo le conseguenze. Ovviamente, il tutto avviene nell'ambito della regìa britannica. I "PICCIOTTI DI MAFIA", impresentabili e del tutto inaffidabili nei combattimenti veri e propri, sono gli unici a dare "legittimazione" alla "IMPRESA DEI MILLE". E per questa loro UTILITA' saranno compensati con prebende, privilegi, assegnazione di terre dei DEMANI COMUNALI di USO CIVICO, sottratte alla disponibilità dei VERI CONTADINI, di pensioni (trasmissibili per più generazioni agli EREDI..... VERGOGNA!) e cose simili. La brutta impressione (per non dire altro) che fanno i PICCIOTTI DI MAFIA la testimoniano, fra gli altri scrittori "garibaldini", BEPPE BANDI, IPPOLITO NIEVO e persino GIUSEPPE CESARE ABBA, che pure avrebbe passato la propria vita ad impinguare l'AGIOGRAFIA RISORGIMENTALE esaltando al massimo - e senza pudore - l'impresa dei Mille ed il suo Duce.

Chi aiutò, dunque, Garibaldi?

Non certo il Popolo Siciliano, non certo i volontari forti e puri che, almeno in Sicilia, non esistevano in quanto la Sicilia si era sempre battuta per la propria indipendenza e non certamente per diventare una COLONIA INTERNA dello Stato Sabaudo.
Garibaldi - ed è tutto documentabile - fu aiutato, ancora prima dello SBARCO da operetta a Marsala, dal Governo di Londra ed in subordine dal Governo Piemontese. Gli Inglesi misero a sua disposizione migliaia e migliaia di MERCENARI provenienti anche da Paesi extra-europei. Interessante è la sorte dei Mercenari, feroci, della LEGIONE UNGHERESE, ai quali, dopo l'unità d'Italia, fu rinnovato il contratto d'ingaggio per contrastare le eroiche ribellioni anti-piemontesi del Mezzogiorno.
Rinviamo ad altra occasione l'approfondimento delle condizioni politiche ed economiche internazionali che determinarono, nel tempo, la scelta britannica di "fare" l'ITALIA UNITA e di finanziare ed eseguire, - con l'aiuto di complici e di MOSCHE COCCHIERE, - tutte le varie operazioni necessarie e comunque connesse.
Per quanto riguarda il fatto che, con tono apodittico, il Prof. Consolo avanzi le tesi della equiparazione del Separatismo alla Mafia e della obbligatorietà della DEMONIZZAZIONE del SEPARATISMO SICILIANO, ci sembra che il tutto confermi l'accusa che Antonio GRAMSCI ebbe a rivolgere agli "STORIOGRAFI" Siciliani. E cioè quella di essere affetti da UNITARISMO OSSESSIVO.
Non aggiungiamo altro, per ragioni di spazio.

Puntualizziamo, però, che non è vero che, negli anni "Quaranta" del secolo scorso, il Movimento Indipendentista, quello vero, guidato da Andrea Finocchiaro Aprile e da Antonio Varvaro, fosse legato o comunque fosse espressione della Mafia. Certamente allora i partiti politici non avevano avvertito come prioritaria la lotta contro la mafia (le eccezioni in tal senso sono lodevoli, ma sono pochissime). Ma fu la mafia stessa a fare il "DISTINGUO" e si schierò, (dopo aver compiuto un giro d'orizzonte ed in perfetta coerenza con la propria tradizione), a favore di ben determinati PARTITI ITALIANI UNITARI. Come ebbe a scrivere Marcello CIMINO, il compianto intellettuale che per lungo tempo era stato anche Direttore de L'ORA, la Mafia, anzi, contribuì, nelle province dove era più forte, a smantellare l'organizzazione e le sedi del Movimento Indipendentista (quello vero). E non è un caso che la strage di Portella della Ginestra (1° maggio 1947), sulla quale il Fronte Nazionale Siciliano continua a chiedere verità e giustizia, sia stata effettuata completamente al di fuori del movimento separatista (che, peraltro, in quel periodo era in piena crisi). Mentre sono chiamati in causa e vi rientrano fino al collo i rapporti fra i partiti italiani unitari. E non mancano i sospetti di probabili interferenze di potenze straniere, anche queste nettamente d'accordo fra di loro in un solo punto. Quello di essere CONTRARIE all'ipotesi di INDIPENDENZA della Sicilia.
Con Capo d'Orlando tutte queste polemiche, collegabili ad eventi del Dopoguerra e distanti più di ottanta anni dalle vicende garibaldine cui ci riferiamo, non c'entrano affatto. E, se approfondite, ci darebbero spunti ulteriori per parlare a lungo del ruolo della mafia dal 1860 ai nostri giorni. Ci sembra che bisognerebbe, piuttosto, recuperare quelle VERITA' sul Risorgimento italiano che, invece, sono tanto utili alla crescita democratrica e civile del Popolo Siciliano.
E poi, (qualcuno lo ha ricordato meglio di me in questi giorni), è lo stesso Garibaldi, nelle sue Memorie, ad ammettere di essere stato mercenario e via dicendo. Ed è lo stesso Garibaldi che, scrivendo alla Signora Cairoli, dice di non volere tornare in Sicilia per paura di essere preso a sassate. Se lo dice Garibaldi, perchè non lo può dire il Popolo Siciliano che delle opere e dei comportamenti di un tale personaggio piange ancora le tragiche conseguenze?
Sulla opportunità di dedicare la piazza alle eroiche vittime siciliane dell'eroica battaglia navale del 4 luglio 1299, basta informarsi su quanto in proposito ha scritto il Professor Corrado MIRTO, il quale, oltre che essere il maggiore storico vivente della Guerra del Vespro, è anche - sia consentito a noi di dirlo (dato che gli altri fanno finta di non saperlo) - il Presidente del Fronte Nazionale Siciliano "Sicilia Indipendente" (Frunti Nazziunali Sicilianu "Sicilia Indipinnenti").
E gli siamo immensamente grati per entrambe le cose!
Palermo, 3 agosto 2008
GIUSEPPE SCIANO'
Segretario FNS

sabato 2 agosto 2008

PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!

Azione Giovani vuole l'Esercito in Sicilia? PRRRRRRRR!!!
La contraddizione dei ragazzi di Azione Giovani, nel volere l'Esercito Italiano in Sicilia, sta in almeno due cose:

1)sono dalla parte di Berlusconi(perché Azione Giovani appartiene al Popolo delle Libertà),quindi non mi spiego come possano pretendere che la Mafia esca fuori dalla politica, se loro stessi stanno dalla parte in cui vi è il più forte odore di Mafia in Italia (ed è un dato di fatto);
2)se davvero hanno capito che la prima Mafia è la politica italiana, allora perché mai dovrebbe venire l'Esercito in Sicilia?
L'esercito, casomani, dovrebbe entrare al Parlamento italiano e nei rispettivi organi dipendenti (Regione Siciliana compresa) e farla lì la guerra!
La criminalità (che è solo l'ultimo gradino della gerarchia mafiosa) che chiede il pizzo e che spaccia droga può essere affrontata con molto meno di un esercito...
Inoltre, dovrebbe essere il Presidente della Regione Siciliana (lo pseudo-autonomista Lombardo) a disporre che le forze di polizia siciliane (e non italiane), sotto il suo diretto comando, prendano il posto dei militari italiani che prenderebbero servizio in Sicilia in uno stato marziale e surreale della quotidianità di ognuno di noi.
NO all'Esercito in Sicilia!
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(testo e fotografia tratto da http://laurentius.ilcannocchiale.it/ )

giovedì 31 luglio 2008

REVISIONE STORICA

Ricevo e pubblico....
Numero 11 – luglio/agosto 2008
CULTURA: MILIONI DI EURO AL MADRE, SPICCIOLI AL MUSEO FILANGIERI
(Lettera Napoletana) Il Museo Civico Gaetano Filangieri, chiuso ormai da 10 anni, rischia l’estinzione per mancanza di fondi. Lo ha denunciato il suo direttore, Giampaolo Leonetti in una intervista a “Il Mattino” (25.7.2008). Lo scorso anno il Comune di Napoli ha perso, per ritardi nella presentazione del progetto, finanziamenti dell’UE per 2 milioni 311 mila euro destinati ai lavori di ristrutturazione di Palazzo Como ed alla sistemazione del Museo. (cfr. Lettera Napoletana n. 3/2007).
Dal 2005 il Comune di Napoli stanzia progressivamente meno risorse per il Museo Filangieri: 250 mila euro nel 2005, 235 mila nel 2006, 195 mila nel 2007. Cifre minime anche per il bilancio del Comune.
La vicenda del Museo Filangieri, che ospita importanti testimonianze borboniche, una collezione di dipinti di Ribera, Giordano, Vaccaro, rare collezioni numismatiche e di armi, e dispone di una biblioteca di 30 mila volumi, è emblematica del cosiddetto “Rinascimento” bassoliniano degli anni ‘90. Mentre si stanziavano enormi risorse per pseudo opere d’arte come la “Montagna di sale” di Mimmo Paladino, il mulino in ferro al Ponte di Tappia di Jannis Kounellis, o le teste di morto di Rebecca Horn (Natale 2002), e mentre si costituiva una potente lobby di artisti, critici d’arte e giornalisti, si diminuivano gli stanziamenti per le strutture culturali permanenti come i musei. Sono nati in città con finanziamenti soprattutto della Regione Campania, due musei di arte moderna, il Pan ed il Madre. Quest’ultimo, diretto dall’ex giornalista de “l’Unità” Eduardo Cicelyn, consulente artistico di Bassolino, costa da solo 8 milioni di euro all’anno. Il costo annuale del Museo Filangieri – secondo dati del suo direttore – è di 400 mila euro all’anno. (LN11/08)


DUE SICILIE: L’INNO DEL RE DI PAISIELLO IN CD
(Lettera Napoletana) L’Inno del Re di Giovanni Paisiello, inno ufficiale del Regno delle Due Sicilie, sarà pubblicato in cd dall’Editoriale Il Giglio. Disponibile finora solo in riproduzioni artigianali ed in alcune versioni Mp3 su Internet, l’Inno del Re è stato inciso dall’Ensemble Nuove Armonie, diretto dal maestro Ida Tramontano.
Il cd, in uscita a settembre, propone tre versioni dell’Inno: per coro, soprano solista, e tromba solista. (LN11/08)


DUE SICILIE: GLI EROI DEL VOLTURNO, CONVEGNO A CAPUA
(Lettera Napoletana) Sarà dedicato a José Borjes l’annuale convegno di Capua “Gli eroi del Volturno”, organizzato dal dottor Giovanni Salemi e dall’Editoriale Il Giglio, che si svolgerà il 4 ottobre.
La figura del generale carlista (1813-1861), che combatté da volontario per i Borbone in Calabria, fino all’arresto ed alla fucilazione senza processo da parte dei piemontesi, sarà rievocata dal prof. Miguel Ayuso, dell’Università Comillas di Madrid. Previsti anche gli interventi dell’avv. Fernando Corradini e del presidente del Movimento Neoborbonico Gennaro De Crescenzo. (LN11/08)


REVISIONE STORICA: EDUARDO BENNATO, L’INVENZIONE DELL’ITALIA
(Lettera Napoletana) Il cantautore napoletano Eduardo Bennato ha composto per il suo ultimo cd una canzone piena di graffiante ironia su quella che definisce “l’invenzione dell’Italia”.
“C’era un re”, questo il titolo del brano, parla dei “sogni di grandezza” di Vittorio Emanuele II di Savoia, sovrano di “un regno da operetta”, e del coinvolgimento di Cavour, Mazzini e Garibaldi, nell’obbiettivo di invadere “altri regni più importanti” fino al completamento “del loro folle colpo di mano”. “E così si inventarono l’Italia”, conclude amaramente Bennato.

Il video di “C’era un re” è disponibile su Internet (
http://wpop15.libero.it/cgi-bin/vlink.cgi?Id=xkj27I/7ss%2B34GrJR2uu6QbcujwNuq5Zxvl10DPtpIoSvdVmGx/HUXtCSITXhG/F&Link=http%3A//it.youtube.com/watch%3Fv%3DG1UIfQvYhmI )

Naturalmente una canzone non è un articolo di storia ed a Eduardo Bennato si dovrebbe fare osservare che fu piuttosto Vittorio Emanuele II ad essere strumento di Cavour, Mazzini, e degli altri responsabili, anche occulti, del cosiddetto Risorgimento, ma la canzone contribuisce certamente a livello divulgativo a mettere in discussione i miti fondatori e la rinnovata retorica dell’unificazione italiana e può essere uno spunto di riflessione, soprattutto in ambiente giovanile, sulle vere ragioni della nostra crisi. (LN11/08)


REVISIONE STORICA: MENO PIAZZE PER GARIBALDI
(Lettera Napoletana) Il sindaco di Capo d’Orlando (Messina), Enzo Sindoni, ha cambiato denominazione a piazza Garibaldi, che è diventata piazza IV luglio, data che ricorda una battaglia del 1299 nella quale morirono migliaia di messinesi.
Il 28 giugno a Capo d’Orlando si è svolto un convegno organizzato dal Comune sulla figura di Garibaldi e sulle le conseguenze del suo sbarco in Sicilia. È stata l’occasione per una utile controinformazione sull’avventuriero. In risposta alla decisione del sindaco di Capo D’Orlando il prefetto di Messina, Francesco Alecci, ha incaricato la polizia di acquisire la delibera della giunta comunale. Alcuni esponenti del Pd e di una lista locale di centrosinistra hanno promosso un comitato Pro Garibaldi. Molto più numerosi sono stati i consensi espressi da singoli siciliani e meridionali e da associazioni.
Ancora in Sicilia, a Noto (Siracusa) la giunta municipale, su proposta dell’assessore alla cultura Francesco Balsamo, ha collocato in piazza Stella Maris, nella contrada Calabernardo, una lapide a re Ferdinando II di Borbone. Nella stessa città un viale è intitolato al sovrano delle Due Sicilie.
Nonostante il bicentenario garibaldino del 2007 e la retorica risorgimentale rilanciata dalle massime cariche istituzionali si moltiplicano dunque le iniziative tendenti a ricostruire nella toponomastica e nei monumenti la memoria delle Due Sicilie.
A Locri nel maggio 2007 per iniziativa del sindaco Francesco Macrì un busto d’epoca di Ferdinando II è stato collocato nel Municipio. (LN11/08)
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Lettera napoletana
Visita il nostro sito web: http://www.editorialeilgiglio.it/

mercoledì 25 giugno 2008

VIVA L'ITALIA!

UN GOVERNO PRODUTTIVO
Questa è la produttività che il governo deve dimostrare.Ieri (LUNEDI'), mentre al parlamento, si parlava dell'impiego dei militari anche sulle spiagge, a SanVito in Puglia, già si metteva in atto la legge.
Infatti,sulla spiaggia della località turistica è stato effettuato un volo rasoterra di un caccia, che oltre allo stupore, per tanta prontezza nell'attuare la legge del governo, ha provocato anche qualche contuso, tra cui una bambina.

sabato 21 giugno 2008

ONORE AI CADUTI DELL'EVIS!

Ricevo e pubblico....FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU –SICILIA INDIPINNENTI
FRONTE NAZIONALE SICILIANO – SICILIA INDIPENDENTE
Comunicato Stampa FNS
MANIFESTAZIONE DI MURAZZU RUTTU,
A RANDAZZO
DOMENICA 22 GIUGNO 2008, ORE 17,00.
Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu –Sicilia Indipinnenti confermano che la Manifestazione in ricordo dei Martiri dell’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia ( E.V.I.S.): Antonio CANEPA , Carmelo ROSANO e Giuseppe LO GIUDICE organizzata da ‘U F.N.S. avrà luogo come già annunciato Domenica 22 Giugno 2008 a partire dalle ore 17,00 presso il Cippo commemorativo della Contrada appunto di Murazzu Ruttu . Ha assicurato, tra gli altri, la propria presenza il Professore CORRADO MIRTO.
ANTUDU!
L’addetto alla Comunicazione e P.R.
(G.Basile)
Palermu, 20 giugnu 2008
Sede di Palermo: c/o FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU – SICILIA INDIPINNENTI - VIA BRUNETTO LATINI 28 90141 PALERMO -

Tel.091 329456 –



martedì 17 giugno 2008

ONORE AI CADUTI DELL'EVIS!


Gentile oraziovasta@libero.it,
MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA fondato nel 1943- CUMUNICATU STAMPA -

AVRÀ LUOGO OGGI LA COMMEMORAZIONE DEI MARTIRI DI MURAZZU RUTTU
Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia conferma che avrà luogo OGGI, martedì 17 giugno, l'omaggio di commemorazione dei Martiri di Murazzu Ruttu.
Come da tradizione ripresa da alcuni anni, gli indipendentisti offriranno fiori e promesse di impegno a partire dalle 16 presso il Cimitero Monumentale di Catania sito in via Acquicella, per poi spostarsi presso il Cippo commemorativo eretto in contrada Murazzu Ruttu (Randazzo).
In quel luogo, il Prof. Antonio Canepa, che con il nome di Mario Turri era il fondatore e comandante dell'Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia(EVIS)venne falcidiato da una tempesta di fuoco unitamente al suo vice Carmelo Rosano, 22 enne studente universitario cui recentemente è stata intitolata una strada dal Comune di Catania a seguito della proposta avanzata dagli indipendentisti di Catania nel 2004, e al liceale Giuseppe Lo Giudice, di soli 18 anni.
Oggi gli indipendentisti ricorderanno anche Francesco Ilardi, altro militare evista caduto 5 giorni dopo durante un pattugliamento e sepolto insieme ai Martiri di Murazzu Ruttu, e ancora tutte le vittime della repressione italiana cadute al servizio della Patria Siciliana fra i quali ricordiamo Raffaele Di Liberto, Pasquale Macaione, Antonio Spampinato e molti altri rimasti senza nome.
Ma sarà anche l'occasione, come annunciato, di ricordare tutte quelle inconsapevoli vittime della colonizzazione quali ad esempio gli operai caduti alcuni giorni fa a Mineo sul posto di lavoro, e ancora tutti i caduti siciliani sulle strade e per malasanità.
Nella giornata di oggi, tornerà ad essere diffusa tramite il portale del MIS www.siciliaindipendente.org l'edizione integrale del noto pamphlet di Turri/Canepa "La Sicilia ai Siciliani!".
Tornerà quindi alla libera fruizione un testo fondamentale di cui troppo si è detto a sproposito senza che fosse possibile attingerne direttamente, e che di certo non mancherà di tornare a fondamento della rinata lotta per la rinascita della Sicilia Indipendente.
Catania, 17 Jugnu 2008
A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.
Movimento per l'Indipendenza della Sicilia
Skype id: nicheja
«Noi vogliamo difendere e diffondere un’idea della cui santità e giustizia siamo profondamente convinti e che fatalmente ed ineluttabilmente trionferà».
Andrea Finocchiaro Aprile, 1944

venerdì 13 giugno 2008

LA QUESTIONE DEI DIRITTI DEL POPOLO CAM ALBANESE...

Ricevo e pubblico questa lettera degli amici "cam albanesi",condivido la loro lotta e le loro richieste. Ovviamente,non ho la stessa considerazione che i cam albanesi hanno nei confronti dello stato italiano,stato colonialista che nega l'esistenza,dal Veneto alla Sicilia,di nazioni e popoli...Comunque,auguri agli amici cam albanesi in lotta!
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All'attenzione del Presidente del Consiglio dei Ministri, Sig. Silvio Berlusconi
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi - Piazza Colonna, 370 - 00187 ROMA, ITALY
Gentilissimo dott. Silvio Berlusconi
In nome dell’ Associazione democratica Çameria con sede in Olanda, e di quelli che essa rappresenta, vorremmo innanzi tutto ringraziarla per la sua comprensione riguardo a questa delicata facenda. Con questa lettera vogliamo cortesemente chiedere l’ attenzione dello stato italiano, sperando nel vostro appoggio riguardo alla questione dei diritti del popolo çam albanese.
Le origini di tale questione che risalgono all’ ormai lontano 1913, non sono ignote all’Italia.
La regione chiamata Thesprotia, situata nel nord ovest della Grecia di oggi, è da sempre stata abitata dal popolo çam.
Alla conferenza degli ambasciatori di Londra del 1913, questo territorio è stato distaccato dall’ Albania ed annesso alla Grecia. Inizia così per il popolo çam un periodo di continua repressione e violazione dei diritti umani che culmina con genocidio di massa ed espulsione della popolazione dalle forze ultranazionalisti greche durante il 1944.
Oggi, noi chiediamo con forza e determinazione che ci vengano restituite le nostre case, le nostre terre, che vengano riconosciuti i nostri diritti negati durante più di 60 anni, da quando le truppe dell’ esercito greco ci hanno costretti alla fuga per scappare alle loro masacre disumane.
Noi non dobbiamo dimostrare oggi di essere autoctoni, la storia parla ai bravi conoscitori. Siamo i discendenti del grande Pirro dell’ Epiro. La nostra lingua, le tradizioni e la cultura, anche se costretti ad abbandonare le nostre case, le abbiamo conservate come prove intatte della nostra esistenza. Siamo uno dei più vecchi popoli del Balcano.
E’ vergognoso che ancora oggi, doppo 60 anni dal grande massacro che abbiamo subìto, non vengano riconosciuti i nostri diritti davanti a Dio e davanti a tutto il mondo. E’ arrivato il momento di appoggiare la stabilità del Balcano e tale stabilità non sarà mai completa se si affronta con indifferenza una questione che ha segnato le vite di un’ intera popolazione massacrata con i metodi più disumani dalle malfamate bande greche “zerviste”.
Il popolo albanese ha sempre visto nell’ Italia un esempio di cultura, saggezza, pace, valori morali e democrazia. Ed è in nome di questi valori che oggi chiediamo il vostro appoggio. Tutto il popolo albanese di Çameria denuncia il genocidio subìto dalle forze nazionaliste greche appoggiate dal governo e chiede di riavere tutto quello che gli è stato tolto con violenza.
Il popolo albanese ed il popolo greco hanno sempre convissuto in pace e comprensione. Noi ammiriamo i nostri vicini con i quali condividiamo le storie descritte dai grandi poeti dell’ antichità.
Purtroppo ,però, l’ammirazione ed il rispetto che i popoli conservono tra di loro, non sempre vengono rappresentate dalle politiche e dai governi.
Oggi noi non acusiamo il popolo greco, per il quale nutriamo proffondo rispetto, ma acusiamo i signori della “MEGALIDEA”, per le repressioni, ingiustizie, massacri, abusi, violazioni di ogni diritto umano.
Oggi il popolo albanese di Çameria, alza la voce, in nome di quelle donne incinte alle quali sono stati tolti i bambini in grembo, in nome degli uomini e ragazzi ai quali sono state tagliate le teste senza pietà, in nome delle donne e ragazze violentate e uccise, in nome di tutte le persone che sono riuscite a sopravvivere con il terrore negli occhi.
Oggi, noi figli e nipoti dei sopravvissuti, viviamo con la speranza e la convinzione che la giustizia sarà l’unica a triunfare.
Cordiali saluti, l'Associazione Democratica Çameria Olanda. L'Associazione Democratica Cameria Belgio

sabato 17 maggio 2008

PER L'INDIPENDENZA e LA REPUBBLICA DI SARDEGNA

Documento di presentazione di iRS
iRS è nato dall'unione di donne e uomini indipendentisti che per anni hanno militato in movimenti in cui non riuscivano ad essere realmente indipendentisti e, conseguentemente, a realizzare e mettere in pratica il loro ideale.
iRS nasce per unirli, per dare loro un luogo in cui possano lavorare davvero e, per la prima vota, per la Repubblica Sarda. Un luogo in cui possono finalmente unirsi e collaborare per liberare la loro terra e darle un nuovo futuro.
iRS unisce. iRS unisce il popolo sardo sulla base di un progetto chiaramente e coerentemente indipendentista. iRS sceglie un cammino lento, difficile e inevitabile ma l'unico vincente: l'unione dei sardi sulla base dell'acquisizione di una coscienza nazionale sarda e dell'indipendenza come punto di passaggio irrinunciabile per creare una Sardegna più giusta e più ricca umanamente, culturalmente ed economicamente. iRS pone come suo fondamento una nuova visione della storia della Nazione sarda, visione che nasce da una nuova riflessione sul divenire dei sardi e della Sardegna. Per questo iRS ha nel suo simbolo l'albero d'Arbarée; per questo iRS rompe ogni ambiguità con l'unionismo di ogni matrice, a partire da quello sardista; per questo iRS pone come suo primo obiettivo politico una lotta per l'inserimento dell'insegnamento della storia nazionale sarda in tutte le scuole di ogni ordine e grado.
iRS vuole attraversare e pervadere trasversalmente lo spazio e il tempo della società sarda. Vuole ritessere la trame tra presente, passato e futuro. Tra giovani e anziani, tra intellettuali, politici, lavoratori, donne e uomini. Per far ciò iRS entra nelle università e nei luoghi dove si produce cultura e immaginazione, luoghi in cui si elaborano i progetti per la Sardegna del futuro. iRS lavora nel territorio, entra nei paesi, nei luoghi in cui le persone si incontrano, si associano, per lavorare o per festeggiare, in modo da far sì che questo vivere insieme assuma un nuovo senso, che tracci la direzione che porta questo popolo a riscoprire la sua appartenenza nazionale e a costruire ogni giorno, in ogni luogo e in ogni campo dell'esistenza, quella vita che darà forma e sostanza alla Repubblica Sarda indipendente.
Per iRS non c'è via di mezzo: all'indipendenza o si crede o non si crede. Ne consegue che il cammino verso l'indipendenza e verso una Sardegna libera ha bisogno di persone convinte della giustezza della loro causa e pronte a portarla avanti con umiltà e pazienza, davanti ad ogni difficoltà e con fiducia ed entusiasmo davanti ad ogni nuova sfida. Per questo noi non crediamo nelle soluzioni di emergenza, nelle alleanze funzionali solamente a guadagnarsi fette di potere, così come non crediamo che per risolvere i problemi concreti della Sardegna si debba mettere da parte l'ideale dell'indipendenza. Anzi, noi siamo convinti che senza libertà non c'è benessere, che senza coscienza nazionale non si può risolvere, in maniera duratura e valida per tutti, nemmeno il più piccolo problema pratico. Perché oggi, ciò di cui la Sardegna, la nostra Nazione, ha bisogno, sono persone che, mentre guardano al mondo, dedicano la loro intelligenza, il loro saper fare e il loro cuore a questa terra: con onestà, coraggio, spirito di solidarietà e fiducia nelle proprie capacità.
Noi crediamo che davanti alla crisi del senso e del vivere insieme a cui assistiamo oggi in Sardegna, la via d'uscita non sia né la politica autonomista, che è esattamente ciò che ha prodotto la situazione attuale, né la risposta violenta, che è parte integrante e conseguenza più perversa, ottusa e disperata di questa politica di autocastrazione delle potenzialità dei sardi.
Noi crediamo che l'unica via di uscita sia stimolare la capacità dei sardi di "immaginare" e di "fare" e che questa capacità nasca, si esalti e abbia un senso solamente dentro ad una prospettiva indipendentista.
Noi crediamo che la Sardegna intera è sempre più pervasa da questo sentimento, da questo desiderio, da questa volontà.
Noi crediamo che le cose si possono fare ed è per fare queste cose che è nato iRS: il movimento che si batte per l'Indipendenza e la Repubblica di Sardegna.

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posta@irs.sr


mercoledì 7 maggio 2008

I Giovani Federalisti Europei del Kosovo (JEF) e i Cittadini Europei (CE), due ONG kosovare, chiedono la liberalizzazione dei visti Schengen .

17 febbraio 2008... Una bella immagine sui festeggiamenti per l'indipendenza
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Le ONG kosovare richiedono la liberalizzazione dei visti Schengen
Scritto da AlbaniaNews

Martedì 06 Maggio 2008 00:00
I Giovani Federalisti Europei del Kosovo (JEF) e i Cittadini Europei (CE), due ONG kosovare, hanno richiesto alla Commissione europea di rivedere la sua decisione di non prevedere la liberalizzazione dei visti Schengen per i cittadini del Kosovo.
"Il Consiglio europeo dovrebbe riconsiderare questa decisione in quanto la Repubblica del Kosovo ha risolto la questione del suo status.
Ora è uno Stato indipendente e sovrano pronto a negoziare le politiche dell’UE in materia di trasporti, dogane e diritto", hanno dichiarato i Cittadini Europei e Giovani federalisti Europei in un comunicato congiunto rilasciato ieri.
Il Kosovo ha approvato la costituzione che garantisce l’implementazione della politica europea comune in materia di passaporti, visti, fisco, dogane, polizia e diritto.
"I cittadini della Repubblica del Kosovo sono pronti a partecipare ai processi futuri di integrazione nell'Unione europea", si legge nel comunicato.
Il Kosovo è l'unico paese europeo a non aver firmato l'Accordo con i paesi Schengen per via dello status giuridico e politico non definitivo al momento della decisione che, secondo JEF, è stata di natura discriminatoria perché l'UNMIK e le istituzioni locali kosovari hanno firmato accordi internazionali più importanti, come ad esempio il CEFTA, l’Accordo Centro Europeo sul Libero Scambio.
Un accordo sulla liberazione dei visti si dovrebbe firmare presto anche con la Serbia nel tentativo di aumentare le possibilità di vincita delle fazioni politiche filo-occidentali nelle elezioni serbe del 11 maggio prossimo.
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