Visualizzazione post con etichetta LIBRI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta LIBRI. Mostra tutti i post

lunedì 20 aprile 2009

QUANDO LA LEGA PARLAVA IN TEDESCO....

"La scelta tedesca è ormai chiara:può chiamarsi Europa soltanto quella massa continentale che parte dalla costa dell'Atlantico,in Francia,per finire ai piedi degli Urali,delimitata a Sud da una striscia incerta che corre fra le Alpi e il corso del Po".
Così si legge nel libro "Il Carroccio tradito" di Enzo Carnazza,pubblicato nel 1998 dalla casa editrice "ediBietti".
Secondo Carnazza,l'avversità della Lega Nord all'ingresso dell'Italia all'Euro era una azione filogermanica,azione conclusasi da parte di Bossi e leghisti con l'ingresso dell'Italia nella moneta unica europea; retromarcia che ha segnato anche la fine della politica secessionista,con la Lega che diventava "federalista".
Sull'argomento,scriveva Dario Fertilio sul "Corriera della sera" del 13 ottobre 1998: "Si puo' tradire il Carroccio in nome della Padania? Che delusione, per Bossi e i suoi, la secessione mancata! Caduto fragorosamente Helmut Kohl, padre spirituale del nuovo impero economico di rito germanico, gli indipendentisti padani hanno perso un alleato: non ancora la guerra. Ne e' convinto Enzo Carnazza, che rivolge un duro atto d'accusa alla strategia di Bossi, giovandosi della prefazione sostanziosa e tagliente firmata da Saverio Vertone. Un attacco su tutti i fronti: storico, politico, di costume, anche morale. La parola "tradimento" non e' una forzatura di copertina, perche' il bossismo, secondo Vertone e Carnazza, ha ingannato anzitutto i suoi elettori, fingendo di voler costruire mentre si limitava a distruggere, illudendo sul futuro economico della Padania quando ne preparava lo sfascio, rovesciando le alleanze secondo le convenienze. Peggio. Il leghismo ha ereditato gli aspetti piu' deleteri della Prima Repubblica: il particolarismo democristiano, privo di senso dello Stato; il razzismo nazifilo di Salo'; lo sfascismo sessantottino; la furbizia di chi si presenta come "liberista" in pubblico, salvo invocare protezionisticamente la difesa delle "pensioni padane".
Ma la denuncia piu' pesante riguarda l'alleanza segreta con la Germania. Qui si sarebbe consumato l'ultimo tradimento di Bossi: nel consenso al disegno imperiale tedesco targato Bundesbank, e volto a distruggere gli Stati nazionali per creare tante piccole patrie satelliti, all'ombra di Berlino. In Padania, come nelle altre terre "irredente", sarebbe afflluito un cospicuo finanziamento diretto a tutti i movimenti separatisti germanifilo: incluse Croazia o Slovenia, dove si sa come le cose sono poi andate a finire.
E ORA? Perso il protettore naturale dopo le elezioni tedesche, Bossi tiene in serbo (come le recentissime cronache suggeriscono) un nuovo ribaltone. Ma la strada che ha percorso, ammoniscono gli autori, e' gia' ingombra di macerie....".
Orazio Vasta

martedì 30 dicembre 2008

"L'OLOCAUSTO ARMENO",ancora intimidazioni al giornalista e storico Alberto Rosselli!

Minacce a Rosselli-Parla lo storico che da mesi riceve intimidazioni. Colpevole di aver scritto del genocidio armeno
Roma. A consegnare Alberto Rosselli alla protezione “discreta” della polizia e all’attenzione del Parlamento europeo potrebbero essere stati il suo libro più noto, “L’Olocausto armeno” (Edizioni Solfanelli), un pamphlet contro l’entrata di Ankara nella Unione europea (“Sulla Turchia e l’Europa”, Edizioni Solfanelli), il lavoro in numerosi siti Web armeni, o forse. la recente collaborazione con la scrittrice di origine armena Antonia Arslan, già Premio Campiello con “La masseria delle allodole”, romanzo che ha come sfondo la strage del popolo anatolico.
“Le telefonate sono cominciate a fine gennaio — racconta al “Foglio” Rosselli — La prima volta ha risposto mia moglie e l’ho vista irrigidirsi: una voce in uno stentato italiano le ha urlato che eravamo dei bastardi e che ci avrebbero ucciso. Poi sono iniziati i deliranti messaggi via e-mail. A quel punto mi sono rivolto alle autorità competenti per denunciare il fatto”. Ma sembra che le chiamate provenissero tutte dall’estero e che vi siano poche speranze di individuarne gli autori, sempre diversi.
Per chi lo conosce, non stupisce la successiva reazione di Rosselli: ha voltato pagina e si è rimesso a lavorare facendo finta di nulla (“figuriamoci se rinuncio ai miei studi per questi signori”).
Lo stesso stato d’animo con cui il 27 settembre scorso si è recato a Sabazia per ricevere il Premio letterario internazionale Arché, riconosciutogli proprio per il suo libro sulle tragiche vicende armene. Eppure. anche laggiù, un’altra voce lo ha chiamato al cellulare minacciandolo di morte.In ottobre, di nuovo a Genova, la cosa si è ripetuta. Rosselli stava andando a un dibattito per sostenere le ragioni di chi resta fortemente critico sul progetto di una moschea che il sindaco di centrosinistra Marta Vincenzi intenderebbe edificare in città.
“In quattro mesi avrò ricevuto circa cento telefonate.
Questi signori (li chiama sempre così) mi hanno stupito per come conoscono ogni particolare della mia vita: sanno come mi organizzo, gli spostamenti di mia moglie, sanno perfino il nome del mio cane. Segno che mi controllano da vicino”.
Forse, “i signori” non saranno degli sprovveduti, forse contavano davvero di impaurirlo e metterlo a tacere, ma sicuramente non hanno calcolato l’'“effetto gran cassa” delle loro folli trovate.
Perché, a difesa di Rosselli e del giornalista turco esule Dogan Özgüden — accomunati dalla pubblica denuncia del genocidio armeno operato dai Giovani turchi —, si è schierata l’eurodeputato popolare olandese Ria Oomen-Ruijten, che, il 2 dicembre, ha presentato alla commissione per gli Affari esteri del Parlamento di Bruxelles un rapporto critico sulle prospettive di adesione della Turchia. Ma anche la televisione e i giornali armeni si stanno occupando del caso.
Rosselli ha ricevuto in settimana nuove pesanti minacce, durante un giro di incontri in Veneto.
Il Consiglio comunale di Genova organizzerà una serata di solidarietà.
Categorie “indegne di vivere”
Il quotidiano francese Figaro lo ha intervistato proprio di recente e sono pronte a farlo Radio Vaticana e la Bbc.
Alberto Rosselli è uno storico difensore delle radici giudaico-cristiane dell’Europa (“resto un tradizionalista”) e un amante di Fedor Dostoevskij, Oswald Spengler, Mircea Eliade e Joseph Ratzinger. “Personalmente non ho nulla contro l’attuale governo turco o contro il popolo anatolico in generale — precisa Rosselli — Occorre però ricordare che, al pari dei nazisti tedeschi persecutori degli ebrei, nel 1915 anche il Partito nazionalista dei Giovani turchi trattò la minoranza armena, ma anche quella greca, alla stregua di categorie etnico-religiose ‘indegne’ di vivere”.
Rosselli non fa alcuno sconto ai sogni panturchi che si sono riverberati in modo così sanguinoso.
“I nazisti trascinarono nei lager zingari o infermi e i Giovani turchi fecero più o meno altrettanto”.
Rosselli resta perplesso, infine, “di fronte alle prese di posizione di chi, fra i politici italiani ed europei, sostiene che la Turchia odierna non debba essere costretta ad ammettere uno sterminio ultra documentato, come quello armeno, per entrare a fare parte dell’Europa.
Ma così va il mondo”.
Bruno Pampaloni
FONTE:il Foglio, Martedì 23 Dicembre 2008, p. II

****************
Per contattare Alberto Rosselli (nella foto sopra)visitate questo sito: http://www.albertorosselli.it/ ,sito che raccoglie servizi, articoli, libri, immagini e altri materiali e notizie su Rosselli, sulla sua attività di giornalista e ricercatore storico e su quella dei suoi colleghi.
SOLIDARIETÀ AD ALBERTO ROSSELLI!
ONORE E GIUSTIZIA PER IL POPOLO ARMENO!
a rarika


domenica 14 dicembre 2008

"Il brigantaggio è sempre stato ed è ancora una storia da espellere, da cancellare"

Ricevo e pubblico...
*******************
Editoriale Il Giglio, 2008 - € 10,00 + spese postali
Uno Dio e uno Re
il brigantaggio come guerra nazionale e religiosa
di Antonella Grippo
«Ancor oggi si ricorda quando i boschi venivano incendiati da fiamme alte e nere. Si snidavano uomini come topi, si fucilavano ai muri e si tenevano in posa, dritti per i capelli. Si picchiavano e si violentavano donne e si fotografano nude a terra senza rimorso. Senza pietà.
Ancor oggi il Regno delle Due Sicilie vive, nella memoria e nel dolore, l´epopea dei suoi difensori. Coraggiosi capitani stranieri, guerriglieri di Dio. Soldati sbandati. Briganti senza divisa. Morti senza un nome».
«Il brigantaggio è sempre stato ed è ancora una storia da espellere, da cancellare. Unita l´Italia, sono rimaste aperte delle ferite lente a rimarginarsi. Un sottofondo di soprusi, violenza e illegalità diffusa difficile da arginare e destinato a tornare costantemente a galla. Un sottosuolo carsico di illiceità che permane da oltre 140 anni e infetta un paese, nato male, cresciuto peggio».
Il nuovo libro pubblicato dall´Editoriale Il Giglio - scritto da Antonella Grippo, profonda conoscitrice della storia del brigantaggio ed autrice di numerosi lavori sull´argomento - affronta uno dei temi più scottanti dell´unificazione, vera incognita dell´equazione italiana che non potrà trovare soluzione fino a quando i documenti degli Archivi resteranno segreti e fino a quando non sarà avviato un confronto onesto e libero da preconcetti e retoriche.
Dieci anni di rivolta contro uno Stato usurpatore e rapace, dieci anni di violenta e devastante repressione, sono stati l´atto di nascita dell´Italia unita. I segni lasciati sono molto più profondi di quanto si possa immaginare: solo attraverso questa lettura è possibile spiegare sentimenti ed atteggiamenti culturali che da sempre connotano i rapporti tra Nord e Sud, come la reciproca mancanza di fiducia, la "disaffezione alle Istituzioni e lo scarso senso civico" che si imputano ai Meridionali, la malcelata convinzione che il progresso socio-economico delle regioni settentrionali sia fondato su una pretesa superiorità morale. Solo attraverso questa lettura è possibile spiegare anche, e soprattutto, la nascita e il permanere di classi dirigenti ipocrite, disoneste, prone ai poteri forti, corrotte e corruttrici, disposte ad ogni sorta di collusioni. Solo così, si spiegano 148 anni di politica nazionale agita con l´unico obiettivo del bene privato e il baratro economico tra Nord e Sud scavato con le braccia e il sudore dei Meridionali.
Fino a quando non sarà tutto chiarito su quel primo atto di nascita dell´Italia unita, tutto quel che è seguito continuerà a non essere comprensibile e parlare di futuro, qualunque esso sia, non avrà senso.
Il nuovo libro sarà presentato
venerdì 19 dicembre 2008, ore 19.00
nella sede di Via Crispi, 36/A - Napoli
in occasione del tradizionale scambio di auguri con i Soci e gli Amici dell´Editoriale Il Giglio
Uno Dio e uno Re sarà in distribuzione a partire dal 19.12.08 ed è possibile richiederlo sin da ora cliccando
qui

venerdì 12 dicembre 2008

Storia con la S maiuscola!

=======================
"La Nazione Siciliana-dal 469 agli arabi (di Natale Turco)"
1 commento - Mostra post originale
nebros ha detto...
si vabbè, la storia si studia nei particolari, con documenti, e non alla carlona; soprattutto non mi piace l'uso della "storia" ai fini propagandistici. vogliamo fare come i piemontesi?non basta avere una istituzione indipendente o autonoma affinchè ci sia benessere; altrimenti tra mille anni si dirà:" bravi gli italiani che riconobbero alla sicilia la loro autonomia che viveva in libertà e prosperità".
ANTUDO
22:41
***********
Caro "nebros",
che non so chi sei,visto che hai inviato il tuo commento con una e-mail anonima...ma, cosa dici?
Alla "carlona"?
"Come i piemontesi"?
"Storia a fini propagandistici"?
Se vuoi tutti i dettagli,anzi i minimi dettagli,della Storia della Nazione Siciliana ti suggerisco di incominciare a leggere il primo volume della "STORIA DELLA NAZIONE SICILIANA" dell'avvocato professore Natale Turco...volume da cui lo stesso Turco aveva "tirato fuori" la sintesi pubblicata nel libretto "Cosa vogliono i Siciliani",sintesi di cui abbiamo pubblicato una parte nel post da te "commentato"...
Alla carlona,amico sconosciuto e anonimo,la STORIA della Sicilia la conoscerai tu o chi per te,da queste parti,abbiamo avuto la grande FORTUNA di aver conosciuto e frequentato Siciliani come Natale Turco...
Abbiamo avuto la FORTUNA e l'ONORE di attingere da questo grande FIGLIO DELLA NAZIONE SICILIANA la nostra Storia,comprendere il nostro DNA di Popolo,condividere il BISOGNO DI LIBERTÀ'...
Personalmente,sono stato a fianco di Natale,quando lui era il segretario del Distretto di Catania del Fronte Nazionale Siciliano-Sicilia Indipendente...allora,io,non ancora ventenne, ero stato eletto dai giovani di Catania segretario distrettuale della Lega Giovanile Indipendentista,il movimento giovanile autonomo del Fns...
In seguito,durante la lotta contro l'installazione dei missili atomici Cruise della Nato a Comiso,Natale Turco,Turi Lima e il sottoscritto siamo stati espulsi dal Fns perché accusati,ingiustamente,di essere "filosovietici"...
Ma,questa,caro "nebros" è un'altra Storia,per te,ovviamente...non da queste parti.
Comunque,grazie per la cortese attenzione,
per il blog A rarika,
cordialmente,
Orazio Vasta
****************
nebros ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La Nazione Siciliana-dal 469 agli arabi (di Natale...": a parte il fatto che per scrivere non bisogna conoscersi, ma cmq ho inserito il sito, basta cliccare sul nome.poi io mi riferivo al tuo articolo e non al libro che non ho letto.cmq cerca di fare meno il fanatico; chi ti scrive è un indipendentista, ma anche se non lo fossi stato nessuno ti autorizzerebbe ad accusare chi non la pensa come te.questo modo di fare fà odiare gli indipendentisti.
ANTUDO
°°°°°°°°°°°°
Caro nebros...: "fonte:"Cosa Vogliono i Siciliani",scritto dall' avvocato Natale Turco e pubblicato nei primi anni '80 dal distretto di Catania del Fronte Nazionale Siciliano-Sicilia Indipendente",così c'è scritto alla fine del post a cui fai riferimento. Quindi,è assai ovvio che non si tratta di un mio articolo,ma della pubblicazione di un capitolo del volumetto scritto da Turco,e gli altri capitoli continueremo a pubblicarli su questo blog...Premesso ciò,non comprendo perché sono un "fanatico". Non ho mai condannato chi non la pensa come me. Esprimo liberamente il mio pensiero,e nel blog lo possono esprimere tutti...e tu ne sei la prova.
Ma,se divulgare la Nostra Storia,che ho capito che è anche la tua,la Storia della Nazione Siciliana, è un atto di fanatismo?
Qui,nella colonizzata Sicilia,c'è chi scambia DUCEZIO per il DUCE del fascismo. Addirittura,scandalizzata,una professoressa siciliana,impegnata "nel sociale",mi ha dato del "FASCISTA" perché fra i link del blog c'è il logo di DUCEXIUS...e dei CAVALIERI DI SICILIA.Un altro mi ha accusato d'essere "un mafioso" perché la bandiera dell'Evis (nell immagine sopra) è per lui "la bandiera americana della banda Giuliano e della mafia". Un professore siciliano che vive e lavora a Torino da decenni ha pensato bene di sottolinearmi che "la storia della Sicilia non può non avere che una sola chiave di lettura,quella dell'Italia"...Esempi banali,forse,ma che nella loro "banalità" testimoniano che la NOSTRA STORIA necessita di essere DIVULGATA,ora e ovunque abbiamo la possibilità di farlo.
E' ovvio,che ognuno è libero di pensare quello che vuole,ma per questo blog è vitale divulgare la Nostra Storia,a rischio di passare per "propagandisti","fanatici" o essere di essere"odiati".
Senza polemiche,un fraterno saluto siciliano.
Orazio Vasta

La Nazione Siciliana-dal 469 agli arabi (di Natale Turco)

La crescita della Nazione Siciliana.
Quando (...)la spinta dei popoli indo-germanici determinò il crollo dello Stato romano d'Occidente e della sua mostruosa organizzazione carceraria, anche la Sicilia si vide libera, nel 469, per lo sbarco dei Vandali. Vandali, Goti e Ostrogoti si mostrarono civilissimi con i Siciliani: e, nei settant'anni durante i quali vi ebbero giurisdizione, nell'Isola regnò la pace e il lavoro. L'artigianato, il commercio e l'agricoltura rifiorirono per completo e tutte le città poterono ricostituire quei loro organi amministrativi autonomi che il nefando dominio coloniale di Roma aveva svuotato di ogni dignità curiale. L'accorta politica economica di Odoacre e di Teodorico, risparmiando tra l'altro ai Siciliani il peso di tutti i gravami fiscali che li avevano dissanguati per il passato, assicurò all'Italia la sopravvivenza alimentare.Ma il folle sogno giustinianeo della ricostituzione dell' Impero romano doveva ostruire ancora per secoli la lunga marcia del nostro popolo verso la libertà; i Bizantini, infatti, invasero l'Isola nel 535 e la tennero fino alla metà del IX secolo. Si deve tuttavia riconoscere, che , a differenza di quella per l'Italia, Giustiniano promulgò per la Sicilia una particolare Costituzione, anteriormente al 554: che fino ai primi decenni del VII secolo l'Isola ebbe un'amministrazione civile, militare e finanziaria propria, e che la profonda riforma dello Stato bizantino, dal VII secolo in avanti, riconobbe esplicitamente la personalità etnica , politica e territoriale dell'Isola, col farne appunto uno dei ventinove distretti autonomi nei quali si articolò. Questi motivi di grande valore storico e giuridico dimostrano che anche Bisanzio, dopo Roma, riconobbe il passato e il diritto sovrano della Sicilia, oltre che la sua formidabile collocazione geo-politica nel Mediterraneo.Ciò però non poteva bastare a un popolo che non ha mai rinunciato all'indipendenza, e la sfida all'egemonia burocratica e militare della grande potenza bizantina si ebbe regolarmente nelle sollevazioni del 668, del 716 e del 781.Nell'827, infine, il moto capeggiato da Eufemio riuscì in gran parte allo scopo, con l'aiuto degli Arabi; e se il destino volle che Eufemio morisse un anno dopo, sotto le mura di Enna, il fatto che dal 947 si costituì nell'Isola un Emirato siciliano ereditario e indipendente dall'impero Islamico è di per sé abbastanza dimostrativo del progresso sostanziale della Nazione verso la sua mèta storica. In ogni caso, la pacifica coesistenza di razze, di costumi e di religioni; il rispetto più assoluto della libertà individuale, della proprietà privata e delle singole attività; l'incessante crescita culturale e tecnologica; il benessere economico raggiunto da tutte le classi tra il IX e l'XI secolo sono i dati positivi che, in quel periodo di barbarie, di schiavitù e di fame per l'Italia e l'Europa, si registrano solo per la Sicilia araba.
Natale Turco
____________
fonte:"Cosa Vogliono i Siciliani",scritto dal 'avvocato Natale Turco e pubblicato nei primi anni '80 dal distretto di Catania del Fronte Nazionale Siciliano-Sicilia Indipendente.

Israele e Palestina. "E' tempo di una teologia liberata,coraggiosa,ponte fra le storie e i mondi..."(di Khaled F.Allam)

Ricevo e pubblico con piena condivisione...
==============
Platone afferma nella "Repubblica" che le cose andranno sempre male in politica finché i filosofi non diventeranno re nella città o i re non diven-teranno seri filosofi. Ma quando il filosofo gioca a fare il re contraddicendo ogni spirito filosofico, è la saggezza che viene meno perdendosi nei meandri dell'ideologia. E ciò che lo scrittore Jean Paulhan ribadiva nel suo saggio "Il terrore nelle lettere".
Ed è ciò che è successo nella grave questione del boicottaggio alla presenza di Israele a Torino per la fiera del Libro.
Molti scrittori arabi e un famoso teologo dell'islam europeo, Tariq Ramadan, si sono opposti a quella presenza.
Io ho considerato molto pericolosa quella presa di posizione.
Non solo perché non distingue ciò che è uno stato nella sua formulazione politica da ciò che è uno stato in quanto comunità di culture, luogo in cui si scrive, si dipinge, si compone musica, nella gioia come nella sofferenza.
Vi è un altro elemento che considero fondamentale proprio per la riuscita di un dialogo fra i popoli e le culture, la questione della peculiarità dello stato di Israele: sono trascorsi sessant'anni dalla sua nascita, e se per molti della parte araba questo suona come una ferita, io ritengo che per noi arabi, anche arabi della diaspora, sia oggi necessario guardare a quell'evento da un'altra angolazione: vale a dire come la questione europea che si è delineata nel XX secolo con il dramma della Shoah.
Ciò è l'esperienza, impossibile da trasmettere, del male assoluto, della distruzione scientifica, «industriale», di un popolo, di una cultura, di una civiltà, che pone per l'Europa la questione della memoria.
Israele è anche una bandiera, un esercito, un governo, una democrazia, ma per me rappresenta essenzialmente quell'esperienza dei limiti, che hainterrogato e continua a interrogare l'Europa intera.
Ogni qualvolta rifletto su tutto ciò trovandomi nell'emiciclo del Parlamento italiano, mi vengono i brividi apensare che in quello stesso luogo sono state votate le leggi razziali.
Bisogna che noi arabi cominciamo a capire che per la coscienza europea quella è stata l'esperienza del male assoluto; di qui il debito di riconoscimento che si è creato fra Europa e Israele.
Tutti sappiamo che la presenza dello stato di Israele non cancella il conflitto attualmente in corso; ma la Fiera è stata un laboratorio di libertà per gli uomini per le culture; se viene meno questo, è l'umanità stessa che perde. Con ciò non si deve assolutamente occultare la questione del dramma palestinese, l'urgenza di uno stato palestinese capace di vivere democraticamente accanto allo stato di Israele.
Ma noi arabi, se vogliamo fare progressi, dobbiamo capire come sia fondamentale la questione dell'oblio e della memoria, del sangue e delle lacrime di un popolo martoriato che voleva anch'esso vivere pacificamente accanto agli altri popoli e che all'indomani di quella tragedia presentò al mondo un volto resuscitato.
Per noi arabi è troppo grande il rischio di lasciarsi guidare da ideologie cieche, che rischiano di sconfinare in un nuovo antisemitismo; è tempo ormai nel mondo musulmano di pensare ad una teologia che sia capace di accogliere la questione della memoria della Shoah, è tempo di una teologia liberata, coraggiosa, ponte fra le storie e i mondi, per le generazioni future, per spezzare il monopolio di un fondamentalismo che è per me un'altra nakba (disastro), una nakba del pensiero.
Khaled Fouad Allam

giovedì 11 dicembre 2008

"Brigantaggio e comunismo" (di Antonio Ciano)

Ma perché questi bandi feroci e draconiani?
Perché tanta repressione?
Perché tanto terrore?
Perché tanto sangue?
La risposta ce la dà il procuratore del re savoiardo a Rossano, in Calabria, M. Ravot Carboni che, in una lettera inviata al generale Gaetano Sacchi, ci fa sapere che:
"...il brigantaggio è un reato sui generis da non potersi confondere coll'associazione di malfattori. Di tali associazioni ve ne hanno dappertutto, ma non minano la base della società: il brigantaggio invece è una vera setta costituita per rovesciare l'ordine, per conseguire in fatto il comunismo dei beni che non si osa di proclamare apertamente, strappando per vie segrete con potenti intimidazioni, con esecuzioni di danni minacciati, ciò che l'alta classe non vuol concedere all'infima. Il brigantaggio è una potenza che spiega influenza in tutti gli ordini sociali e là ha i suoi sudditi, i suoi impiegati in ogni uomo che mancante di mezzi o di animo pravo ha bisogno di esser sostenuto, o vuole arricchirsi, o vendicarsi a danno dei suoi simili...in questi mesi, dopo votata la legge d'imposta sul macinato ebbesi una recrudescenza del brigantaggio. Vedranno i nostri rappresentanti quando sarà troppo tardi, ed allora voteranno le leggi eccezionali...col colonnello Milon ...siamo d'accordo per abbattere il colosso, procederemo sempre d'accordo e spero che riuscirà nell'intento...l'azione deve essere un poco lenta in principio fino a potersi orizzontare bene, poi celere, energica, forte.

Ed è questo il sistema adottato per non compromettere l'operazione...".
Per continuare a leggere,CLICCA: Brigantaggio e comunismo

Buon Natale dall'Opera dei Pupi (di Marina Salvadore)

Ricevo dalla "vulcanica" Marina Salvadore e pubblico integralmente,anche se non condivido tutto il contenuto del suo intervento...Non condivido le sue posizioni su Contrada,per esempio...o la sua "ostilità" nei confronti di Saviano...Cara Marina,come giornalista,posso ben dire, che nonostante tutto il fango che ci butta addosso Grillo,noi giornalisti,quelli che operiamo "in strada",siamo visti, e ovunque, dalla Terronia a Milan,come il fumo negli occhi...Colgo l'occasione per rinGrazie Marina per la preziosa attenzione che presta a questo blog...Orazio Vasta
Corre voce - anche troppo concitata - che in queste ore alcuni magistrati abbiano sperimentato sulle proprie nobili carni cosa significhi essere trattati da delinquenti.
Lo spettacolo, completamente gratuito, continua: toghe contro toghe... vergogna contro squallore. poi, calerà il silenzio ed arriverà la "pensione d'oro" per i contendenti che ora andranno a svernare in altre sedi: praticamente, a far danno in altre procure, magari accolti come grandi star, senza penalizzazioni di sorta.
In queste ore ci interroghiamo sulla probabile confusione mentale dell'ex collega Di Pietro e del P.R. man delle Procure, Marco Travaglio: perderanno anche loro consensi, obbligati - in questo caso - a schierarsi per l'una o l'altra toga?
E Beppe Grillo che dice?
Raccoglierà firme per questo o per quello?
A sentire Palamara, il rappresentante dell'Ordine dei Magistrati, tutto è tranquillo, tutto scorre come al solito. panta rei. ed è davvero incredibile la prosopopea di taluni intoccabili che, diversamente dai comuni cittadini, si ribellano per i metodi di indagine: ispezioni documentali ed anche perquisizioni corporali, sancite ed effettuate per chiunque sia fuori della Casta dei togati quasi che i magistrati fossero divinità e non uomini e donne iscritti alle anagrafi dei mille comuni d'Italia!
I medici, allora, quale gradino dell'empireo dovrebbero meritare?
I medici che salvano vite umane! I medici che quando sbagliano vengono radiati dall'albo.
I soldati, le forze dell'ordine che difendono le nostre vite, se sbagliano sono degradati e reietti.
Allora, perché per i magistrati, dai quali dipendono molte vite, non è contemplato l'ERRORE e gli è consentito di GIOCARE con molte vite, semplicemente per questioni di appartenenza politica?
I magistrati che uccisero Tortora hanno fatto carriera.
Sarebbero QUESTI gli "unti del giglio" che si permettono di perseguitare persone integerrime come Bruno Contrada?
E che rispondere a Palamara, sull'imparzialità ed integrità dei magistrati, quando a Napoli i suoi colleghi non hanno mai indagato fervidamente sull'operato scandaloso degli amministratori locali e quegli unici bischeri che ci hanno provato, dopo lo scandalo della monnezza, si vedranno svaporare tra le dita il caso Bassolino, per "prescrizione"?
Sono già saltate due o tre udienze, per i motivi più futili, compreso un incomprensibile sciopero degli Avvocati, per il 17 dicembre è prevista un'altra udienza ma è anche previsto un sit-in sotto il Tribunale di campani incazzati che pretendono si faccia il processo al vicere' .
Vi aspettiamo numerosi, inutile dirlo, se avete ancora un briciolo di DIGNITA'. se volete evitare che a fare da coperchio allo scandalo sia quel povero Nugnes sacrificale che non può più parlare.
Il giovane assessore passionario che ad una settimana dalle esequie è già stato scaraventato nell'oblio, quel Nugnes ancora caldo che se lo chiami si volta,e si rivolta!
Eppure c'è gente, a Napoli, che ancora intende lottare per la propria IDENTITÀ', per l'onore di un'intera città ch'è stata la Culla della Civiltà. E smettetela di dare sempre la colpa alla Camorra, anche se piove.
Come si fa a sradicare il malcostume, la feccia, la delinquenza se si nega alla gente la propria IDENTITÀ', la STORIA, la CULTURA delle radici e se gli è d'ESEMPIO la corruzione dei vertici insieme all'impunità?
Bassolino e Jervolino che dovrebbero sprofondare per la vergogna, vanno in tivvù e sui giornali con i loro proclama a dire che non mollano l'osso, la poltrona, auto elogiandosi, tronfi di se'.
Ditemi, qual è più "camorra", questa o quella?
Intanto, i nervi a qualcuno sono saltati, ai meno furbi,e le notizie locali degli ultimi giorni sono a dir poco scandalose: che qualche sociologo di grido intervenga!
Il 5 dicembre: L'Ordine dei Giornalisti della Campania, l'Assostampa Campania, l'Unione cronisti della Campania e il comitato di redazione di 'E Polis', in una nota, esprimono "solidarietà e vicinanza umana e professionale al collega Alessandro Migliaccio, redattore de 'Il Napolì' che ha denunciato un'aggressione fisica ai suoi danni da parte del comandante della Polizia Municipale del Comune di Napoli, Luigi Sementa.
"Il giornalista Migliaccio, recatosi stamane presso la sede dei vigili urbani, a seguito di informale convocazione del comandante e in presenza di due colleghi, ha successivamente denunciato in Questura - secondo quanto riferisce la nota - di aver ricevuto uno schiaffo in volto dal comandante Sementa.
La reazione sarebbe scaturita dalla contestazione di un articolo a firma di Migliaccio, pubblicato a pagina 26 dell'edizione odierna del giornale dal titolo 'Gran bazar d'illegalità nel rione del comandante".
Ordine, Sindacato, Cronisti e CdR "condannano questo gravissimo episodio" e fanno appello al sindaco Rosa Iervolino Russo "affinché si adoperi in maniera incisiva per assicurare che episodi del genere non abbiano mai più a ripetersi".
Il 9 dicembre:Maurizio Bruno e Bruno Esposito, rispettivamente segretario provinciale e regionale de La Destra, esprimono 'piena solidarieta' ai giornalisti Giuseppe Caputo e Giovanni De Cicco che hanno presentato un esposto per denunziare intimidazioni subite a seguito di un articolo comparso sul periodico 'Corriere delle Città''.'Apprezziamo particolarmente - affermano gli esponenti de La Destra - il lavoro coraggioso e di frontiera di giovani giornalisti della cosiddetta stampa minore che rompono con il loro coraggio il muro dell'omerta' nel quale allignano affari e mala politica'.
Ma Migliaccio, Caputo e De Cicco non avranno mai una scorta, non pubblicheranno mai un best-seller, non prenderano diritti d'autore, non vinceranno un Oscar, non avranno nomination per il Premio Nobel! Come me, perderanno il lavoro e la pace. Perché? Per ... chi?
Marina Salvadore
=============
Nell'immagine sopra- di Cuoco Gaglione-la bozza della copertina del libro "TERRONIA FELIX" di Marina Salvadore,di prossima pubblicazione -

mercoledì 3 dicembre 2008

"Aiutati che l'Io ti aiuta" (di Gabriele B.Fallica)

Ricevo e pubblico...Ciao Gabrielle!Comunicato stampa
Nuovo libro del giornalista Gabriele B. Fallica
"Aiutati che l'Io ti aiuta"
Short stories
Con gentile preghiera ai colleghi delle redazioni
di dare - se possibile - notizia del meccanismo
relativo alla Produzione dal Basso.

Grazie.
*******************
Catania, 3/12/2008
Al via una nuova produzione dal basso per Gabriele B. Fallica. Si tratta di "Aiutati che l'Io ti aiuta", settimo libro del giornalista catanese classe 1975, direttore di Assud.it e webmaster di "Words on Mud", community web di scrittori emergenti.
Dopo "Lo stile è una risposta a tutto", anch'esso produzione dal basso, l'autore si avvicina al mondo del lavoro, dei precari e di chi è vittima di capiufficio bisbetici, di colleghi fannulloni, di chi cerca lavoro senza riuscirci e di colloqui assurdi che finiscono in rissa e pugni in faccia.
E' un libro di short stories dedicato ai pendolari che salgono sui bus e sui treni ogni mattina e affrontano con rassegnazione il via vai quotidiano in attesa che arrivi la fine del mese (o il giorno dello stipendio) per dire ancora una volta "l'ho fatta franca".
Non mancano il cinismo e la "cattiveria" che da sempre, contraddistinguono lo stile graffiante dell'autore.
A tutto si somma la consapevolezza, un po' amara, che nella vita non ci aiuta mai nessuno e che, anzi, tanti (troppi) sono dediti alla teoria della "coltellata alle spalle preventiva"... se possono i colleghi, gli amici, i familiari ti fanno lo sgambetto e ti fanno rovinare per terra insieme ai tuoi sogni... il perché non te lo diranno mai.
E' un nuovo mondo, quello del lavoro, esplorato da Gabriele B. Fallica.

La tecnica di scrittura è ancora una volta quella del "flusso di coscienza" - illustrata da Jack Kerouac - ossia al "primo pensiero e alle parole che quel pensiero comporta" senza mentire a se stesso con riletture, revisioni e correzioni.
La lezione di fondo è quella della letteratura americana che Fallica definisce di "Libertà": da Mark Twain a Kerouac passando per Hemingway, Henry Miller, la Beat Generation e Henry Charles Bukowski. Ancora una volta, l'autore, fa riferimento al genere della short story: racconti brevi, efficaci, e filmici.

Il lettore riesce a immaginare la scena nella propria mente come se la stesse vivendo in prima persona.
Il titolo del libro riprende un vecchio detto popolare "Aiutati, che Dio ti aiuta" ma per l'autore persino Dio si è dimenticato di lui e del suo mondo reale ma non del tutto autobiografico al 95% (tante storie sono "prese in prestito" e rielaborate da vicende altrui.
Non rimane che rimboccarsi le maniche e pensare "Aiutati, che l'Io ti aiuta".
La produzione dal basso.

E' un meccanismo democratico e virtuoso che consente al lettore non solo di scegliere cosa leggere ma di produrre la propria copia o le copie che vorrà comprare direttamente dall'autore.
Il lettore si collega alla piattaforma web di Produzioni dal Basso (www.produzionidalbasso.com/pdb_307.html
) e decide quante copie acquistare.
L'autore ha già fissato la tiratura, la tiratura minima e il costo del progetto.

In tal modo più copie sono prenotate e meno costa il libro a chi prenota.
Non ci sono tempi precisi.

Il libro sarà stampato non appena sarà raggiunto un numero di prenotazioni pari alla tiratura minima.
Di solito non si tratta di tempi estremamente lunghi: 90-120 giorni.
************

mercoledì 26 novembre 2008

L'autore del libro «L'olocausto armeno» minacciato di morte!

MINACCE DI MORTE DOPO IL LIBRO SUGLI ARMENI
Il giornalista-scrittore genovese Alberto Rosselli come Roberto Saviano, autore di «Gomorra»-Qualcuno non ha gradito il suo saggio storico sull’olocausto per mano dei Turchi nel lontano 1915
di Rino Di Stefano
Roberto Saviano non è l'unico scrittore ad essere stato minacciato di morte per aver scritto un libro. Anche a Genova abbiamo un caso di questo genere. È pur vero che il giornalista napoletano, per sua stessa ammissione, non aveva valutato appieno le conseguenze della pubblicazione del suo libro «Gomorra». E dopo, soltanto dopo, si è reso conto a sue spese che il prezzo del successo era rinunciare alla vita, sotto scorta 24 ore su 24, con la costante paura di finire un giorno nel mirino della pistola di un camorrista. In Liguria, invece, abbiamo un altro scrittore che, occupandosi da sempre di storia, mai più pensava di suscitare una reazione del tipo Saviano solo per essersi occupato del dramma di un popolo avvenuto nell'ormai lontano 1915 in quel di Turchia:il massacro di un milione e mezzo di armeni in Anatolia. Secondo la Convenzione dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite, quello sterminio «è da considerarsi come il primo genocidio del XX secolo». Ed è proprio su questi fatti, accertati da più fonti storiche, che il giornalista-scrittore genovese Alberto Rosselli ha scritto il libro «L'olocausto armeno», pubblicato dalle Edizioni Solfanelli di Chieti.Il volume, 96 pagine di piccolo formato con un costo di 7,50 euro, vuole essere la testimonianza di come il piano di eliminazione di un intero popolo, non era soltanto il prodotto della politica attuata dal «sedicente partito progressista dei Giovani Turchi, ma traeva le sue profonde origini dalle antiche e mai del tutto sopite contrapposizioni tra la maggioranza musulmana turco-curda e la minoranza cristiana armena». Rosselli, da buon cronista storico, si limita a riportare ciò che avvenne in quei terribili anni. E dice, per esempio, che lo sterminio dei cristiani anatolici è già stato riconosciuto dal governo d'Israele nel 1994, dai Parlamenti russo, bulgaro e cipriota nel 1995, dal Vaticano e dal Parlamento Europeo nel 2000. Fatti accertati, dunque, e certamente nessun particolare mistero rivelato. Soltanto un'accurata e ampia ricostruzione delle vicende storiche che ha portato l'Europa a imporre «il riconoscimento del genocidio da parte di Ankara» quale condizione imprescindibile per l'integrazione turca nella UE.«Il libro - racconta Rosselli - uscì nel 2007. Dopo alcuni mesi cominciai a ricevere a casa telefonate minacciose, sia nei mie riguardi, sia verso mia moglie. Voci sempre diverse ci dicevano che eravamo dei bastardi, che ci avrebbero ucciso e così via.
E alle telefonate seguirono anche messaggi dello stesso tono via e-mail.
A quel puntomi recai in Questura a denunciare il fatto, ma fu inutile. Pare, infatti, che le telefonate vengano dall'estero, così come le e-mail.
In pratica, mi suggerirono di lasciar perdere e di non dare un peso eccessivo alla cosa.
Il punto è che questi signori rivelano di conoscere perfettamente le mie mosse e quelle di mia moglie. Sanno persino che ho un cane e come si chiama. E questo può significare solo una cosa: da un anno mi controllano da vicino».
La situazione che più ha spaventato Rosselli è avvenuta sabato 27 settembre, cioè il giorno in cui a Anguillara Sabazia, amena cittadina sul lago di Bracciano, in Lazio, stava ricevendo il Premio letterario internazionale Arché, proprio per il suo libro «L'Olocausto Armeno».
L'anno prima aveva vinto lo stesso premio per il saggio «Sulla Turchia e l'Europa».
Quel pomeriggio, mentre si trovava in un albergo della zona, una voce con accento straniero lo ha chiamato al telefono della stanza e ancora una volta lo ha minacciato di morte, coprendolo di insulti.
L'ultima volta in cui ha ricevuto queste minacce è stato domenica 26 ottobre, sul suo cellulare, mentre stava recando a Palazzo Tursi per partecipare al dibattito organizzato dal senatore Enrico Musso (Pdl) sul progetto del sindaco Marta Vincenzi di costruire una moschea a Genova.
Ma che cosa dice di tanto sconvolgente il libro di Rosselli perché il suo autore venga minacciato di morte da terroristi internazionali?
Nulla che non sia già stato accertato in sede storica.
Per esempio, racconta di quando, già nel biennio 1894-1896 le milizie ottomane, affiancate da quelle curde, rasero al suolo 2500 villaggi armeni sterminando circa 300mila persone tra uomini, donne, vecchi e bambini. Sempre nel 1896 il sultano Abdul Hamid ordinò quella che è passata alla storia come la «strage di Urfa».
Le milizie del sultano costrinsero circa 3mila armeni terrorizzati a rifugiarsi nella locale cattedrale, alla quale poi diedero fuoco, causando la morte di tutti i fedeli.
Non contenti, rapirono anche 100mila donne e costrinsero un egual numero di cristiani a convertirsi all’Islam.
Ma il genocidio vero e proprio, racconta Rosselli, fu progettato nel 1913 quando il comitato centrale dei Giovani Turchi «pianificò il genocidio attraverso la messa a punto di un'efficiente struttura paramilitare, l'Organizzazione Speciale (OS), coordinata da due medici, Nazim e Shakir». In un intervento del 25 marzo 1915, il dottor Nazim, segretario esecutivo del comitato, disse: «La Jemiet (Assemblea) ha deciso di salvare la madrepatria dalle ambizioni di questa razza maledetta (gli armeni) e di prendersi carico di cancellare questa macchia che oscura la storia ottomana. La Jemiet, incapace di dimenticare tutti i colpi e le vecchie amarezze, ha quindi deciso di annientare tutti gli armeni viventi in Turchia, senza lasciarne vivo nemmeno uno, e a questo riguardo è stata data al governo ampia libertà d'azione».
Il primo eccidio avvenne il 24 aprile l915 quando 500 esponenti del Movimento Armeno vennero incarcerati e strangolati col fil di ferro. In un rapporto del 1917 l'ufficiale medico tedesco Hans Stoffels riferì di avere osservato a Mosul (Irak settentrionale) interi villaggi armeni con migliaia di corpi in decomposizione.
«I bambini - racconta - precedentemente violentati, sodomizzati e torturati nei modi più orrendi».
Poi inventarono «l'utile combustione»: i prigionieri armeni venivano buttati vivi dentro le caldaie delle locomotive per fornire energia addizionale ai mezzi. L'ultimo sterminio, racconta sempre Rosselli, avvenne nel 1922 a Smirne, quando il nuovo regime repubblicano di Kemal Ataturk, che continuava a negare il massacro, fece uccidere circa 100mila civili greci e armeni.
***********
FONTE:"Il Giornale" (Liguria Cronaca), Domenica 23 novembre 2008, p. 56

IN USCITA NUOVO STUDIO SUL BRIGANTAGGIO

Ricevo dagli amici dell'Editoriale Il Giglio e pubblico....
(Lettera Napoletana) È dedicato al Brigantaggio il nuovo libro dell’Editoriale Il Giglio, in uscita nel mese di dicembre.
“Uno Dio ed uno Re. Il brigantaggio come guerra nazionale e religiosa”
è un saggio di Antonella Grippo, ricercatrice lucana, che ha già pubblicato uno studio sul 1799 (“Le immagini della Memoria”, Controcorrente, Napoli 1999).
Il titolo del libro è una citazione dalla rivista “La Civiltà Cattolica” che elogiava l’orgoglio dei soldati borbonici dopo la capitolazione: “Quando vollero persuadere i soldati napoletani che, per trarsi di quella miseria, si risolvessero di ingaggiarsi al servizio del governo sardo, quelli recatisi in atteggiamento nobilmente altiero, che facea singolare contrasto coi cenci ond’erano coperti, risposero recisamente: Uno Dio ed uno Re !”.
Gli articoli de “La Civiltà Cattolica” sul Brigantaggio - il nome assolutamente improprio con il quale si designa la resistenza del Sud all’invasione - sono stati pubblicati dall’Editoriale Il Giglio (“Brigantaggio, legittima difesa del Sud”, a cura di Giovanni Turco, Napoli 2000) .
Il nuovo saggio di Antonella Grippo offre nuovi contributi alla conoscenza di figure controverse come Carmine Crocco ed a personaggi eroici come lo sfortunato volontario carlista Josè Borjes, esamina le interpretazioni storiografiche sul cosiddetto brigantaggio, ed aggiunge nuovi documenti per una lettura del fenomeno in una prospettiva di difesa dell’identità nazionale e della religione cattolica.
(LN13/08)

martedì 18 novembre 2008

"SUGNU SICILIANU"

Fonte:http://www.siciliacavalieri.altervista.org/ _________________
Turi Lima:"Chiddu ch'è certu, sugnu: e sugnu sicilianu"...
Nasceva il 18 agosto 1925, in Sicilia, nella contadina Catenanuova, da Carmelo e Giuseppina Muni, Venero Maccarrone, che, alla fine degli anni settanta, con lo pseudomino Turi Lima, ha dato vita ad una "poesia rivoluzionaria" in lingua siciliana, tutta votata alla Sicilia, Sicilia intesa come Patria del Popolo Siciliano, come Nazione cancellata, che, attraverso un'opera si sensibilizzazione culturale tesa al recupero della specificità dell'identità degli Isolani, poteva essere riconquistata dai Siciliani: "Si sugnu lava o sùrfuru / si sugnu aranciu o pala / si sugnu jnestra o mènnulu ju non lu pozzu diri. Chiddu ch'è certu, sugnu: e sugnu sicilianu" ("Se sono lava o zolfo/se sono albero d'arancio o foglia di fico d'India/se sono ginestra o albero di mandorlo, io non lo posso dire, Quello chè è certo, sono: e sono siciliano").
Turi Lima,secondo il professore Salvatore Camilleri:
Turi Lima, come ha scritto qualche anno fa il professore Salvatore Camilleri, "non era certamente uno di quei poeti cui si deve consigliare l'esortazione del Feuerbach a non accettare passivamente la realtà, ma a inserirsi in essa per mutarla, non lo è stato perchè nella realtà si era calato tutt'intero e vi sosteneva la sua battaglia in nome della sicilianità; non lo è stato per il perenne suo impegno umano, per il suo impegno civile che quotidianamente ha sostenuto con la sola arma di cui disponeva, la poesia... Ma, l'impegno di Turi Lima non nasceva, come in Argon o in Neruda, da una ideologia, né da una considerazione filosofica; nasceva da uno sconfinato amore per la sua Terra natale, alimentato dalla passione più ribollente, anche se non erano estranei motivi sociali e politici".
Turi Lima,secondo lo scrittore Emanuele Gagliano:
Emanuele Gagliano, compianto poeta e scrittore siciliano, nel lontano 1984, nell'introduzione ad un libro di poesie di Turi Lima ,scrisse: "La nota dominante di questa raccolta di Turi Lima "Sicilia celu e terra" è senz'altro l'identità: il segno inconfondibile che distingue il vero poeta dagli oscuri epigoni e che lo porta allo scontro con una società e una cultura.Muovendosi dietro tutte le sensazioni di un universo umano per molti aspetti nuovo, Turi Lima sviluppa una tematica libertaria che trova il suo epicentro nel processo evolutivo del tempo e della storia. Evidente è la frattura con la poesia agrario-cattolica tradizionale, ma anche con tanta poesia odierna polarizzata su una stessa frequenza di suoni, di voci, di echi. Le occasioni dell'autore s'incentrano nel dissidio della storia e della mistificazione della storia, della giustizia e dell'ingiustizia, della libertà e della coercizione, dell'intransigenza etica dell'uomo forte e del conformismo degli animi servili. E rinviano a Turi Lima preoccupato, più che di accusare e di gridare (sarebbe, questa, la soluzione più ovvia), di spingersi nei gorghi della coscienza inquieta e di chiamarla in causa con un atteggiamento di netta rimozione rispetto ad ogni acquiscenza umbratile ed esaustiva. L'apporto ideologico è qui accolto come elemento-base del proprio orientamento culturale ed estetico, mentre il tema della socialità, che da Rapisardi a Quasimodo, da Brecht a Hikmet, da Whitman a Cardenal, ha sempre costituito una componente viva e partecipe del destino dell'uomo, è presente come sostanza e come ritmo in un'osmosi dialettica tra la soggettività dell'autore e il dato esistenziale".
Turi Lima come Aristofane:
"Chiunque è un uomo libero non può starsene a dormire",scriveva Aristofane sullo scorcio del V secolo a.C., e il modello di realtà prescelto da Turi Lima é stato di quelli che coinvolgono la coscienza di tutti e che inducono a "vegliare": "Tu non canusci lu scuru di li notti, stiddati di duluri, di cù vosi spizzari li catini e truvau lami e focu/ e ancora curri,nudu e dispiratu, tra celi e inferni...Sunò lu cornu Eunu e ancora pi li strati l'omu camina mpintu a lu juvu..." ("Tu non conosci il buoio delle notti,stellate di dolore,di chi ha voluto spezzare le catene e ha trovato lame e fuoco/e ancora corre,nudo e disperato, tra cieli e inferno...Suonò il corno Euno e ancora oggi,per le strade,l'uomo cammina appeso al chiodo...".
Ma perchè scelse lo psudonimo "Turi Lima"?:
Lo psudonimo "Turi Lima", era, in realtà, un gioco di parole, legato all'idea di sensibilizzazione dei siciliani alla sana sicilianità attraverso la poesia. Infatti, "Turi Lima", nell'idea del poeta, era il "limaturi", il fabbro, che, con tanta pazienza "Lima", per correggere e perfezionare,un pezzo di ferro deformato. Turi Lima, militante e Dirigente "separatista": A causa della guerra, la famiglia Maccarrone si trasferì a Catania,dove il giovane Venero aderì alla Lega Giovanile Separatista,organizzazione giovanile e paramilitare del Mis (Movimento per l'Indipendenza della Sicilia), divenendone subito un dirigente e collaborando alla realizzazione dei periodici quali "Sicilia Martire","La libertà", "Sicilia Rossa" e "Sicilia Indipendente". Turi Lima fonda "Antenna Trinacria": Nel 1961 ha ideato e diretto la rivista mensile "Sicilia indipendente" e, nel 1978, ha fondato e diretto a Catania la radio "Antenna Trinacria", la "radio d'assalto", che ha polarizzato l'attenzione e l'adesione di tantissimi cittadini attorno alle tematiche neo-sicilianiste, democratiche,socialiste,internazionaliste e antimafiose. Negli anni sessanta, era stato fra i fondatori del "Fronte Nazionale Siciliano-Sicilia Indipendente" e negli anni ottanta del "Movimento popolare per la Liberazione della Sicilia". Inoltre, nel 1970,con l'avvocato Natale Turco,aveva dato vita al "Centro Studi Storico-Sociali Siciliani".
Turi Lima e il suo patrimonio ideale:
Purtroppo, a 72 anni, il 10 dicembre 1996, dopo dieci giorni di atroci sofferenze, vissute con una dignità impressionante, Turi Lima finiva di vivere, lasciando a noi siciliani un grande patrimonio ideale per continuare l'opera di "limatura". Ma, il patrimonio ideale lasciato da Turi Lima appartiene a tutti i Popoli in lotta per l'Indipendenza Nazionale, anche perchè, dai microfoni di Antenna Trinacria -chi scrive faceva parte dello staff della radio- aveva sostenuto la lotta dei Popoli oppressi, dai Palestinesi ai Kosovari.
Turi Lima e il sole della pace e della libertà:
"Suli" ("Sole"), la poesia che conclude questo mio intervento, è l'essenza dell'opera di Turi Lima: "Suli, ca supra st'Isula sfruttata di centu razzi, tu passi vasciu cu li raggi ardenti e nfochi petri e ciumie duni vita a mennuli e frumentu; c'abbruci li ramigni e li ristuccie la nivi ti porti nfinu a mari;suli, ca fai sbucciarili zagari d'aranci e di lumei, e di spiranza tingilu celu cilistrinu;suli, c'alluminasti lu caminudi lu granni Duceziu e di li Vespri; suli, c'ha' vistu nasciri pueti, scienti e analfabeti, c'ha vistu curaggiusi e tradituri c'hannu fattu la storia di sta terra azziccata nta lu mari; suli ca po' parrari ppi diri li turmenti e li dulurie la putenti carrica d'amurica ci avi la me genti ca sapi stari povera e cuntenti; tu ca nascisti cu la terra mia, fermati 'ncelu ppi tri jorna sani e nfocacci lu sangu ntra li vinia lu populu miu, ch'è nta li spini.Dacci curaggiu e forza, e jinculu di luci nta la menti,pi truvari la strata, tuttu unitu, pi conquistari paci e libirtà". ("Sole, che su quest'Isola sfruttata da cento razze, tu passi basso con i raggi ardentie infuochi pietre e fiumie dai vita a mandorle e frumento; bruci la gramigna e le respuccee la neve ti porta fino al mare;sole, che fai sbocciarele zagare degli aranci e dei limoni, e di speranza colori il cielo azzurro;sole, che illuminasti il cammino del grande Ducezio e dei Vespri;sole, che hai visto nascere poeti,scienziati ed analfabeti, che hai visto coraggiosi e traditoriche hanno fatto la storiadi questa terra inserita nel mare; sole che puoi parlare per raccontare i tormenti e i dolori e la forte carica d'amore che ha la mia gente che sa vivere povera e contenta; tu che sei nato con la mia terra,fermati in cielo per tre giorni interie infuoca il sangue nelle vene al mio popolo, che è tra le spine. Dagli coraggio e forza, e illuminagli la mente,per trovare la strada, tutto unito, per conquistare pace e libertà".
Orazio Vasta

giovedì 13 novembre 2008

Fragmente nga Historia e Sicilisë

Në shekullin V para Krishtit, Duçezio nën drejtimin e Siculit u ngrit kundër kolonizimit grek të brezit oriental të Ishullit. Gjeloni i Sirakuzës dhe Teroni i Agrigjentit në vitin 497 shpëtuan Perëndimin me fitoren e Perandorisë...
PER CONTINUARE,CLICCA SOTTO!
Ky tekst është botuar në web faqen “A RARIKA” të gazetarit të mirënjohur sicilian, Orazio Vasta, korrespondent i Radios-Kosova e lirë nga Sicilia. ...http://www.cdodite.com/20080722151015/Fragmente-nga-Historia-e-Sicilise.html

*************
Ripubblichiamo la versione in italiano della "Breve Storia della Sicilia":
Storia e diritto
Ducezio. L'alba della libertà
Nel V secolo a.C. Ducezio guidò i Siculi contro la prevaricatrice colonizzazione greca della fascia orientale dell'Isola.Gelone di Siracusa e Terone di Agrigento salvarono l'Occidente nel 479, con la vittoria di Imera.Ermocrate, Dionisio, Timoleonte, Agatocle e Pirro respinsero le pretese cartaginesi dal IV al III secolo a.C.; e dopo la caduta di Siracusa, fu ancora tutto il popolo Siciliano, sia pur ridotto in schiavitù, ad accorrere in massa nella I e nella II guerra di liberazione che ebbe i suoi capi in Euno, in Salvio e in Atenione dal 139 al 91 a.C. Fino al tramonto del III secolo d.C., durante i regni di Cesare Ottaviano Augusto, di Tiberio, di Nerone e di Licinio Gallieno, i Siciliani continuarono a sollevarsi per il ripristino della propria libertà, mentre non è da dimenticare che i maggiori giuristi e le stesse leggi della Repubblica romana avevano riconosciuto la nazionalità dei Siculi.
La crescita della Nazione Siciliana.
Quando poi la spinta dei popoli indo-germanici determinò il crollo dello Stato romano d'Occidente e della sua mostruosa organizzazione carceraria, anche la Sicilia si vide libera, nel 469, per lo sbarco dei Vandali. Vandali, Goti e Ostrogoti si mostrarono civilissimi con i Siciliani: e, nei settant'anni durante i quali vi ebbero giurisdizione, nell'Isola regnò la pace e il lavoro. L'artigianato, il commercio e l'agricoltura rifiorirono per completo e tutte le città poterono ricostituire quei loro organi amministrativi autonomi che il nefando dominio coloniale di Roma aveva svuotato di ogni dignità curiale. L'accorta politica economica di Odoacre e di Teodorico, risparmiando tra l'altro ai Siciliani il peso di tutti i gravami fiscali che li avevano dissanguati per il passato, assicurò all'Italia la sopravvivenza alimentare.Ma il folle sogno giustinianeo della ricostituzione dell' Impero romano doveva ostruire ancora per secoli la lunga marcia del nostro popolo verso la libertà; i Bizantini, infatti, invasero l'Isola nel 535 e la tennero fino alla metà del IX secolo. Si deve tuttavia riconoscere, che , a differenza di quella per l'Italia, Giustiniano promulgò per la Sicilia una particolare Costituzione, anteriormente al 554: che fino ai primi decenni del VII secolo l'Isola ebbe un'amministrazione civile, militare e finanziaria propria, e che la profonda riforma dello Stato bizantino, dal VII secolo in avanti, riconobbe esplicitamente la personalità etnica , politica e territoriale dell'Isola, col farne appunto uno dei ventinove distretti autonomi nei quali si articolò. Questi motivi di grande valore storico e giuridico dimostrano che anche Bisanzio, dopo Roma, riconobbe il passato e il diritto sovrano della Sicilia, oltre che la sua formidabile collocazione geo-politica nel Mediterraneo.Ciò però non poteva bastare a un popolo che non ha mai rinunciato all'indipendenza, e la sfida all'egemonia burocratica e militare della grande potenza bizantina si ebbe regolarmente nelle sollevazioni del 668, del 716 e del 781.Nell'827, infine, il moto capeggiato da Eufemio riuscì in gran parte allo scopo, con l'aiuto degli Arabi; e se il destino volle che Eufemio morisse un anno dopo, sotto le mura di Enna, il fatto che dal 947 si costituì nell'Isola un Emirato siciliano ereditario e indipendente dall'impero Islamico è di per sé abbastanza dimostrativo del progresso sostanziale della Nazione verso la sua mèta storica.
Sicilia: Il primo Stato d'Europa.
All'inizio del Medio Evo, la marcia di avvicinamento di una nazione al suo traguardo di libertà non può essere vista ancora come una linea retta tra il suo più remoto punto di partenza e quello d'arrivo: ma, specie se il suo territorio è fatalmente un luogo di scontri di civiltà e d'interessi come la Sicilia, segue evidentemente un itinerario che spesse volte ha tutte le sinuosità di un geroglifico. E già all'inizio del Medio Evo, questa Nazione mediterranea, che il genocidio dei romani aveva fatto regredire per un millennio, stava per cingere, prima in Europa, il titolo di Stato. L'epopea del conquisto normanno durò trent'anni, da Messina a Noto; ma nella notte di Natale del 1130, con la sfarzosa incoronazione di Ruggiero II, nasceva alfine il Regno di Sicilia: cioè quel primo Stato della Cristianità, le cui strutture fondamentali, -- Parlamento, Bandiera, Moneta, Esercito --, sarebbero rimaste intatte per oltre sette secoli, sia pure con fortune alterne.

Sette secoli di sovranità.
Da quel momento storico trentasei sovrani si succedettero al reggimento di questo Stato fino al 1836, e all'atto stesso di riceverne la Corona tutti giurarono fedeltà e rispetto alle sue Costituzioni. Mancarono alla parola data Carlo I d'Angiò e Ferdinando III di Borbone: ma mentre il primo venne cacciato a furor di popolo nel lunedì di Pasqua del 1282, la dinastia dello spergiuro Ferdinando, che aveva consumato l'infamia dell'inserimento dell'art. 104 nel Trattato di Vienna, fu dichiarata decaduta dal Parlamento nel 1848. Anche durante il periodo più triste dei vicerè, il Parlamento Siciliano continuò ad esercitare un'azione notevole in difesa dei diritti di sovranità dell'Isola; gli stessi moti e le sollevazioni popolari di Palermo, di Messina, di Bivona e di tante e tante altre città lungo tutto il XVII e il XVIII secolo non ebbero soltanto intenti antispagnoli ma, dalle anguste questioni di politica municipale, si librarono a quella generale dell'Indipendenza. E quando il moto generale trasformò il vecchio Parlamento feudale nel nuovo Parlamento fondato sul principio di rappresentanza e sul sistema elettorale, il risultato storico di quelle lotte fu la Costituzione del 25 maggio 1812, che segnò il rientro della Nazione Siciliana tra gli Stati più civili e democratici del mondo moderno.
La lotta ai tiranni.
Il disastro di Waterloo permise ancora alla restaurazione conservatrice degli austro-inglesi di riportare a Napoli Ferdinando III, il quale, ben deciso questa volta a eliminare ogni segno della nostra identità nazionale, pensò addirittura di abolire la gloriosa Bandiera della Sicilia e di abbattere il titolo stesso dello Stato con i due assurdi decreti del 15 maggio e dell' 8 dicembre 1816. Riprese dunque la lotta dei nostri padri, con le congiure e le Rivoluzioni del 1820-'21, del 1831, del 1837, del 1847, e con l'epica Guerra di popolo che il Comitato Generale dell'Insurrezione, assunti tutti i poteri di Governo provvisorio dell'Isola, dichiarò al Bombardatore il 12 gennaio 1848.
Il calvario dell'annessione all'Italia.
Nel risveglio europeo della seconda metà del secolo XIX si giunge così alla colossale truffa dell'operazione ordita nel 1860 dalla "Società Italiana" del Cavour, e con la quale si apre l'ultima pagina della storia contemporanea di questo popolo, che ha dato al mondo, per venticinque secoli chiare lezioni di diritto pubblico e sul diritto dei popoli all'autogoverno. Con il decreto dittatoriale del 15 ottobre 1860, vittime della "liberazione garibaldina" furono i Siciliani: che come mandria di porci vennero 'annessi' al regno di Vittorio Emanuele II senza nessuna consultazione elettorale; quando questa vi fu, sei giorni dopo la pubblicazione di quel decreto "repubblicano", essa ebbe soltanto tutti i crismi di una beffarda tacitazione mafiosa della loro volontà civile e politica. Ma da quello stesso 1860, come d'altronde nel 1863, nel 1866, nel 1893-'94 e come ancora nel quadriennio 1943-'46, questa libera volontà popolare continua a dare al mondo manifestazioni che non lasciano dubbi sull'interpretazione dell'anima collettiva dei Siciliani, della loro storia e del loro diritto:
i Siciliani vogliono l'indipendenza della loro Terra.
(Liberamente tratto da "Cosa vogliono i Siciliani" di Natale Turco) Pubblicato da Orazio Vasta a
giovedì, luglio 03, 2008

lunedì 10 novembre 2008

STAFFETTA DI LETTURA CON BRANI DI "GOMORRA"

Riprendo dal blog www.partitodelsud.blogspot.com del mio amico Natale, "Non mi arrendo",e posto su qui con ammirazione per il gesto che ha compiuto partecipando alla staffetta di lettura del libro "Gomorra" di Roberto Saviano,libro di denuncia sulla presenza oppressiva della Camorra in Campania...Anche così si può contribuire a combattere le mafie,sensibilizzando la gente attraverso la lettura pubblica e a più voci di un libro il cui autore è stato condannato a morte...NO ALLE MAFIE! OVUNQUE E COMUNQUE! Orazio Vasta

Reggio Emilia: Staffetta di lettura con brani di Gomorra
Come preannunciato,ho partecipato sabato pomeriggio, raccogliendo l'appello della Associazione Reggio Fahrenheit, alla lettura di alcuni brani di Gomorra di Saviano in piazza Casotti a Reggio Emilia.Ero il 43^ lettore su oltre 70 partecipanti.Un'esperienza estremamente positiva e coinvolgente, di genuina riscoperta democratica.L'iniziativa, a cui ha assistito e partecipato un folto pubblico, è durata oltre tre ore, sforando ampiamente i tempi previsti , proprio per la massiccia partecipazione-testimonianza di tanti cittadini che hanno voluto manifestare così la loro solidarietà a tutte le persone colpite o minacciate dalle mafie e la loro avversione verso ogni tipo di organizzazione malavitosa.Due considerazioni a margine:Lo scrittore Roberto Saviano, come un giovane partigiano/brigante, non ci ha pensato due volte ad usare la forza delle sue parole per raccontare gli orrori camorristici, per questo rischia ora la vita.A lui tutta la nostra riconoscenza e solidarietà.La libertà di pensiero e di informazione è sancita dalla nostra Costituzione.Questa Costituzione che ora i "poteri forti" vorrebbero cambiare o cancellare è nata per il coraggio dei tanti che si sono ribellati all'ingiustizia e all'illegalità.La sua forza è nella difesa dei più deboli per una società solidale, idee raggiungibili attraverso legalità e giustizia sociale.Il conto perciò torna! Le mafie non vogliono nè l'una nè l'altra!!Tutte le dittature sanno che ogni individuo, se sottratto all'oblio, è capace di riprendersi la propria libertà di pensiero, per questo combattono contro ogni forma di conoscenza.Saviano con il suo libro non solo denuncia le mafie ma ci sottrae dall'oblio.Ci ricorda che il silenzio può distruggere il nostro futuro democratico.A noi ora il compito di "sfruttare" la pista aperta da Saviano per diffondere la verità sulla radice storica proibita delle "mafie", che da 150 anni opprimono la nostra Patria . Portare sempre più a conoscenza a chi e a cosa sono "servite" ed evidentemente ancora "servono" le mafie, sottrarre appunto dall'oblio in un percorso storico educativo che risvegli la coscienza di popolo per capire come e chi ci ha fatto piombare in un'oscurità che sembra senza fine.
Natale Cuccurese
Coord.PdSud Emilia Romagna
---------------------------

domenica 9 novembre 2008

9 e 10 novembre 1938...LA NOTTE DEI CRISTALLI!

70 anni fa,come in queste ore,in Germania i nazisti,con la nota "notte dei cristalli,davano il via alla "soluzione finale",che avrebbe portato alle drammatiche foto qui di seguito postate. Nei campi di sterminio nazisti,secondo recenti documenti declassificati di provenienza britannica e sovietica, trovarono la morte dai 13 ai 19 milioni di esseri umani:ebrei,civili slavi,prigionieri di guerra, comunisti, socialisti, anarchici,dissidenti democratici,zingari,portatori di handicap,
omosessuali maschili,Testimoni di Geova...==========================
Gilbert Martin - "9 novembre 1938. La notte dei cristalli"
Nell'ottobre del 1938 il governo della Germania nazista espulse più di dodicimila ebrei polacchi. Nei giorni seguenti, un'anziana coppia inviò una cartolina al figlio, residente a Parigi, per chiedere un po' di denaro.
Non appena ricevette il messaggio dei genitori, Herschel Grynszpan si armò di una pistola e chiese di essere ricevuto dall'ambasciatore di Germania. Quando venne introdotto nell'ufficio di un giovane diplomatico, Ernst vom Rath, Grynszpan estrasse la pistola e sparò cinque colpi. Era il 7 novembre. Poche ore dopo, la Germania fu teatro di quello che molti giornali definirono un "pogrom" e che culminò nella notte fra il 9 e il 10 novembre.
Il libro di Martin Gilbert non è soltanto la cronaca di una tragica notte tedesca. L'autore analizza attentamente la politica ebraica della Germania hitleriana nei cinque anni precedenti e ricostruisce uno straordinario numero di episodi.
Ciò che accadde in quelle ore rivive così attraverso le parole dei superstiti, dei loro congiunti, dei tedeschi che cercarono di assistere le vittime del pogrom.
E dimostra che la notte dei cristalli fu una sorta di crinale a metà strada fra gli anni della preparazione, durante i quali la persecuzione fu soprattutto amministrativa, e quelli dell'esecuzione, durante i quali il disegno dell'annientamento venne gradualmente realizzato.