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lunedì 14 luglio 2008

ADRENALINA E NORADRENALINA , DIMAGRIMENTO E INTERAZIONE COL SISTEMA NERVOSO

Ricevo dal maestro Francesco Caltabiano(nella foto)e pubblico...
Vi siete mai chiesti cosa siano gli ormoni?

Come funzionano?
Perche' esistono?
Molti di voi sicuramente ne avranno sentito parlare e probabilmente avranno anche nutrito qualche pregiudizio. Gli ormoni sono delle sostanze che influenzano praticamente tutto il funzionamento del nostro organismo. Essi infatti regolano la crescita, lo sviluppo, il metabolismo energetico, e sotto certi aspetti influenzano il nostro stato psichico. Essi oltre a regolare la funzione riproduttiva intervengono nell'adeguamento funzionale dell'organismo allo sforzo fisico e all'allenamento. Sono definiti come dei "MESSAGGERI"cellulari in quanto sono proprio loro che per primi hanno il compito di bersagliare le cellule dei principali organi apportando loro un input funzionale atto a regolare tutte le più importanti funzioni e reazioni biochimiche che avvengono dentro di noi! Gli ormoni sono prodotti e secreti da apposite ghiandole dette ghiandole endocrine che sono distribuite un pò ovunque nel nostro organismo. Anche alcuni organi come il pancreas, i testicoli dell'uomo, l'ovaio, e l'ipotalamo contengono cellule che sono in grado di produrre ormoni. Le ghiandole endocrine producono ormoni che si diffondono in tutto l'organismo e mediante il torrente ematico raggiungono e bersagliano organi e cellule di tutto il corpo. Possiamo dire che l'azione degli ormoni endocrini si estrinseca molto lontano dal punto in cui vengono prodotti. Esistono anche ghiandole esocrine come le ghiandole sudoripare e le ghiandole dell'apparato digerente che mediante un complesso sistema di dotti ghiandolari riescono a produrre, a distribuire, e a fare agire localmente i propri ormoni! Il ruolo principale degli ormoni è quello di regolare la "VELOCITÀ" con cui avvengono determinate reazioni all'interno di cellule e organi. Questo processo di fatto avviene o modificando la velocità di sintesi delle proteine, o modificando la velocità d'azione degli enzimi o modificando le capacità di trasporto della membrana cellulare oppure stimolando l'attività secretoria. Per esempio, mentre l'ormone insulina facilita l'assunzione di glucosio da parte della cellula per produrre energia e quindi movimento e attività fisica, l'adrenalina, ormone antagonista, agisce inibendo l'assunzione del glucosio da parte della cellula.L'adrenalina e la noradrenalina, detti anche catecolamine, sono gli ormoni prodotti dalle ghiandole surrenali e precisamente nella parte midollare. Entrambi agiscono sulla cellula inibendo non solo l'assunzione di glucosio e la formazione di glicogeno (glucosio immagazzinato a livello muscolare ed epatico) ma rilasciando nel circolo sanguigno acidi grassi liberi (FFA). Da ciò si elude che l'azione delle catecolamine, e cioé dell'adrenalina e della noradrenalina, produce anche un effetto lipolitico (scissione dei grassi) diretto sui ß-recettori degli adipociti con un conseguente dimagrimento. La secrezione e la liberazione nel torrente ematico di catecolamine dipende soprattutto dall'intensità in cui viene stimolato il sistema nervoso ortosimpatico tramite il quale le fibrocellule del miocardio subiscono un brusco aumento della loro forza di contrazione.Le catecolamine agiscono anche sulla frequenza cardiaca provocandone sia un vertiginoso aumento e sia tachicardia soppressa in un secondo momento da un mediatore chimico acetil-colina. La secrezione di acetil-colina è modulata a sua volta dall'intervento del sistema nervoso parasimpatico le cui fibre sensoriali giungono anch'esse al cuore (nervi vaghi) vedi fig. allegata. La stimolazione del sistema nervoso ortosimpatico arriva al cuore mediante una rete di nervi detti "NERVI ORTOSIMPATICI" che terminano anche a livello delle ghiandole surrenali.Le catecolamine agiscono anche sulla pressione arteriosa e quindi sulla vasomotricità delle arterie. L'adrenalina è in grado di modulare la vasomotricità delle arterie in caso di ipotensione o ipertensione. Essa infatti può svolgere un duplice effetto: vasocostrittore (a-effetto), o vasodilatatore (ß-effetto). La prevalenza di un effetto sull'altro dipende dal distretto vascolare. Ad esempio, nel caso di una drammatica caduta di pressione arteriosa il sistema nervoso orto-simpatico si attiva liberando una quantità di adrenalina tale da provocare una immediata vasocostrizione arteriosa e riportare la pressione a livelli normali (omeostasi). È importante sapere che la concentrazione plasmatica di questi due ormoni aumenta proporzionalmente all'aumentare dell'intensità dell'attività fisica. Anche la durata dell'esercizio influisce sulla secrezione di questi ormoni infatti, più aumenta la durata dell'esercizio e più si ha una diminuizione della concentrazione dei livelli plasmatici di catecolamine. Studi hanno dimostrato che la produzione di noradrenalina dipende anche da altri fattori quali sesso ed età. Infatti la produzione sembra essere più alta negli adulti maschi. Inoltre la concentrazione ematica di questo ormone in condizione di riposo sembra essere da 2 a 6 volte più bassa rispetto al valore che si ha sotto intenso esercizio fisico.
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Bibliografia - McArdle - Katch - Katch: " Principi di Fisiologia applicata allo sport ";Casa Editrice Ambrosiana.
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venerdì 27 giugno 2008

SOLIDARIETA' CON IL POPOLO DI CONDOFURI!

Caro Orazio, questo è quanto mi ha spedito Fortunato Vadalà, cosa ne pensi?
http://nazionedelleduesicilie.blogspot.com/
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"Un monitoraggio scientifico serio e rigoroso.
E'quanto chiede, con una raccolta di firme,un comitato spontaneo di cittadini di Condofuri alle autorità sanitarie competenti, facendo riferimento all'elevato numero di neoplasie ematologiche maligne riscontrate negli ultimi anni nel territorio comunale, in particolare,e sull'intera area del Basso Ionio reggino, più in generale.
"L'elevato numero di casi di neoplasie ematologiche maligne e la loro concentrazione in aree territoriali bel definite-" afferma il comitato, il quale comprende , tra l'altro, un gran numero di persone colpite dalle malattie -" ci porta a chiedere alle autorità competenti, in primis quelle sanitarie, uno studio attento e approfondito della problematica per capire quelle che possono essere le cause di un numero rilevante di casi di malattie in contesti nei quali non esiste una concentrazione di impianti industriali, tale da darne una prima ed evidente spiegazione".
Il comitato si riferisce ad uno specifico tipo di neoplasie, ma rilevanti sono i casi di altre fattispecie tumorali per cui, si sostiene, è necessario porre adeguata attenzione al fenomeno, per predisporre le strategie più adeguate per la risoluzione del problema.
Il comitato, oltre a porre in evidenza la problematica in questione, richiama l'attenzione sul fatto che per curare malattie di questo tipo, le strutture sanitarie necessitano di quantità elevate di sangue, per cui, in collaborazione con l'Associazione Adspem, sta per organizzare una giornata di raccolta straordinaria del prezioso liquido a Condofuri nel mese di agosto, e, comunque, invita tutti coloro i quali possono, a recarsi presso i centri trasfusionali per diventare donatori di sangue.."Donare sangue è un atto di civiltà soprattutto per far fronte alle necessità quotidiane e fronteggiare, nel migliore dei modi le emergenze, poiché lo scopo è quello di raggiungere l'autosufficienza territoriale nella disponibilità del prezioso liquido".
I componenti del comitato, in conclusione, invitano chi fosse interessato ad aderire alla raccolta delle firme di rivolgersi alle persone, note nella cittadina, che la stanno portando avanti, e auspicano che,al più presto,si possa mettere in moto una organizzazione a livello politico e sanitario,tale da dare risposte per una problematica che, interessa, sempre di più , un maggiore numero di persone nell'intera Area del Basso Ionio Reggino e ,fare sentire queste ultime e le loro famiglie un po' meno abbandonate nell'affrontare dinamiche nuove, sconosciute alla storia propria del territorio in cui sono nate e cresciute".
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Caro Nello,ti ringrazio tantissimo per questa segnalazione...Che penso? Fanno bene i cittadini di Condofuri(RC) e di tutta la zona interessata ad organizzarsi e a far sentire la loro voce.Importantissima la loro richiesta di un monitoraggio scientifico!
E',secondo me,indispensabile che la lotta di queste popolazioni non resti isolata,che venga,invece,sostenuta anche da chi vive in altre zone del Sud e non solo.
Fraternamente,Orazio Vasta

sabato 21 giugno 2008

EUROPA,IRLANDA E DINTORNI...

Perchè il risultato irlandese sul trattato di Lisbona è tanto importante per la causa indipendentista
Il progetto di indipendenza del nostro territorio ha un senso se collocato nel quadro di un’alleanza europea, un’alleanza entro la quale si innesta la nostra economia e si sviluppa uno scambio culturale che è propulsione al nostro sviluppo come noi lo siamo per gli altri partner.
Nessuno di noi, infatti, promuove il progetto indipendentista come rottura con l’Europa, al contrario di quanto afferma la classica frase mossa dagli scettici e dai detrattori (”in un momento in cui si tende ad unire l’Europa voi volete dividervi dall’Italia”).Affatto, il nostro progetto è il fornire una risposta alla giusta aspirazione di poter gestire noi stessi e le nostre risorse, indipendentemente, secondo la nostra volontà, ed affermando la nostra cultura che appare drammaticamente diversa da quella di altri territori della penisola italiana.
La difesa della cultura, delle specificità, delle etnie. Questo è uno dei nodi cruciali per i quali ci muoviamo, poichè rifiutiamo l’appiattimento e l’omologazione in tutti i sensi: non solo nel contesto dello stato italiano, ma anche in quello del contesto dello “stato” europeo. Sono solo parole quelle che da Bruxelles esaltano specificità e etnie, quando nei fatti si pronunciano direttive che invece spingono ad una piatta omologazione.
Ecco il perchè ci deve stare tanto a cuore il trattato di revisione dell’Unione Europea.La revisione deve essere di due ordini. Il primo di rispetto delle culture, delle etnie e delle minoranze, contro l’omologazione di stampo dirigista, ed in termini generali di rispetto della libertà delle persone. Il secondo che punti ad una mutazione dei legami esistenti in forma di confederazione, alla quale affidare la gestione di un’alleanza per temi specifici di tipo economico e forse sociale, limitandosi a regolamentare il meno possibile esclusivamente per un concreto obiettivo di promozione dell’economia e di difesa della stessa. Infine probabilmente stabilire una forma di cooperazione per la difesa, anche militare, del territorio dell’Europa, possibilmente sancendo una forma di neutralità armata, constatato che l’Europa non dovrebbe avere aspirazioni belliche nei confronti degli altri popoli del mondo ma della sola difesa del suoterritorio.
Al fine di garantire questa struttura organizzativa una carta dei diritti dei cittadini europei dovrebbe offrire loro delle garanzie non solo come singoli individui, ma anche come comunità, garantendo il diritto alla autodeterminazione all’autonomia e anche alla secessione dall’Unione stessa, in quanto solo nella libera espressione della volontà si manifesta la forza di una alleanza.Un trattato che a mio avviso dovrebbe prendere a prestito la carta dei diritti USA, e la struttura organizzativa sperimentata nella Confederazione Elvetica.Un documento di 30 pagine, non di 360.
Certo, questo produrrà lo smantellamento di molte ali dei palazzi di Brussel e di Strasburgo, certo questo produrrà una contrapposizione con i governi rappresentativi dei cittadini ma curiosamente in contrasto con gli stessi poichè se il referendum si tenesse in Francia e in Olanda come già avvenuto esso sarebbe bocciato ugualmente, lo stesso vale per la Germania e probabilmente anche per Italia e Spagna, sicuramente per la Polonia, questo almeno a leggere le dichiarazioni rilasciate da diversi politici ai giornali, da alcuni sondaggi fatti, e dal fiume di ringraziamenti provenienti da tutte Europa ai forum irlandesi.
E’ per queste ragioni che l’iniziativa deve partire dal basso, dai cittadini e non dalle istituzioni. Poichè se è vero che l’Europa deve essere dei popoli, saranno i popoli a poterla fare e nessun altro, se è vero che il documento prodotto deve dare garanzia alle persone sia come individui sia come comunità, esso non può che scaturire dalla iniziativa popolare.E’ per questa ragione che è necessaria una petizione, una iniziativa di legge popolare che anticipi quello che dovrebbe essere la costituzione europea: la carta suprema di garanzia del diritto di sovranità dei cittadini.
Noi aspiriamo ad una Europa confederata in cui collocarci, ma non vogliamo che questa Europa diventi una grande (brutta) copia dello stato unitario e centralista nel quale ci troviamo invischiati oggi.Queste solo le ragioni per le quali, nel nostro interesse, nell’interesse del progetto indipendentista, è opportuno preoccuparci di muovere l’opinione della gente attraverso contatti con associazioni, movimenti ed anche partiti di varie regioni di Europa per promuovere questa iniziativa popolare.Una iniziativa che deve partire da una bozza che tracci alcuni principi di base sui quali lavorare, sullo schema detto sopra: carta dei diritti, diritto delle comunità dei popoli (e non degli stati), organi istituzionali e loro missione (nel quadro di una limitazione del peso di un simile governo europeo).Una iniziativa da muovere ora, che il voto irlandese ha scosso i sentimenti degli europei rassegnati dall’arroganza dei loro governi, ora che il voto irlandese ha rigettato un progetto pensato sopra la testa delle persone, ora che proprio per questo si tenterà di trovare un modo per aggirare questo “ostacolo” e far passare ugualmente un trattato probabilmente anche sopra le teste degli stessi irlandesi.
Claudio Ghiotto PNV - Partito Nasional Veneto

mercoledì 18 giugno 2008

A DUE ANNI DEI 150 ANNI della "unità italiana" e dintorni...

Ricevo e pubblico...
SEMPRE MENO “ITALIANI”, RESISTONO LE IDENTITA’ PRE-UNITARIE (Lettera Napoletana) Sono sempre di meno i residenti nella penisola che si sentono “italiani” e si identificano culturalmente e politicamente con l’Italia.
Il dato emerge da un sondaggio condotto da Renato Mannheimer per il Corriere della Sera (1.6.2008). Si sente “prevalentemente italiano” solo il 45% degli intervistati, mentre in percentuali diverse gli intervistati si identificano con il comune di nascita (22%), la provincia (7%), la regione (12%), l’Europa (12%), oppure non rispondono (2%).
“L’elemento più indicativo dello stato attuale del sentimento nazionale – osserva Mannheimer – è la drastica diminuzione nel tempo della sua diffusione. Quattro anni fa, nel 2004, era ancora la maggioranza, seppur di poco, a privilegiare, tra le diverse possibili identità territoriali, soprattutto quella italiana. L’anno scorso questo stesso atteggiamento coinvolgeva esattamente il 50%. Oggi siamo scesi al 45%”.
Significativi sono anche i dati dello stesso sondaggio relativi alla celebrazione della “festa della Repubblica”. Il 29% degli intervistati dichiara di non sapere a che cosa si riferisca la data del 2 giugno ed a quale anno. La percentuale sale tra i giovani al di sotto dei 24 anni “specie residenti al Sud”, afferma Mannheimer, secondo il quale “l’identità e l’orgoglio nazionale mobilitano (ed emozionano) sempre meno gli italiani”.
Nonostante gli sforzi degli ultimi presidenti della repubblica, l’impiego di risorse massicce, la celebrazione di anniversari come il bicentenario garibaldino, l’obbligo per calciatori ed altri atleti, di trasformarsi in testimonial e di cantare l’Inno di Mameli, l’artificiosa identità nazionale italiana continua a sgretolarsi. Non basta certamente l’imposizione di una “storia condivisa” a creare un senso autentico di appartenenza, come non basta l’acculturazione scolastica a cancellare identità forti legate alla nascita ed alla cultura come il Municipio.
A due anni dalla celebrazione dei 150 anni della “unità italiana” previsto nel 2010 i risultati del sondaggio sono un motivo di profonda riflessione.
(LN9/08)

martedì 17 giugno 2008

ONORE AI CADUTI DELL'EVIS!


Gentile oraziovasta@libero.it,
MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA fondato nel 1943- CUMUNICATU STAMPA -

AVRÀ LUOGO OGGI LA COMMEMORAZIONE DEI MARTIRI DI MURAZZU RUTTU
Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia conferma che avrà luogo OGGI, martedì 17 giugno, l'omaggio di commemorazione dei Martiri di Murazzu Ruttu.
Come da tradizione ripresa da alcuni anni, gli indipendentisti offriranno fiori e promesse di impegno a partire dalle 16 presso il Cimitero Monumentale di Catania sito in via Acquicella, per poi spostarsi presso il Cippo commemorativo eretto in contrada Murazzu Ruttu (Randazzo).
In quel luogo, il Prof. Antonio Canepa, che con il nome di Mario Turri era il fondatore e comandante dell'Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia(EVIS)venne falcidiato da una tempesta di fuoco unitamente al suo vice Carmelo Rosano, 22 enne studente universitario cui recentemente è stata intitolata una strada dal Comune di Catania a seguito della proposta avanzata dagli indipendentisti di Catania nel 2004, e al liceale Giuseppe Lo Giudice, di soli 18 anni.
Oggi gli indipendentisti ricorderanno anche Francesco Ilardi, altro militare evista caduto 5 giorni dopo durante un pattugliamento e sepolto insieme ai Martiri di Murazzu Ruttu, e ancora tutte le vittime della repressione italiana cadute al servizio della Patria Siciliana fra i quali ricordiamo Raffaele Di Liberto, Pasquale Macaione, Antonio Spampinato e molti altri rimasti senza nome.
Ma sarà anche l'occasione, come annunciato, di ricordare tutte quelle inconsapevoli vittime della colonizzazione quali ad esempio gli operai caduti alcuni giorni fa a Mineo sul posto di lavoro, e ancora tutti i caduti siciliani sulle strade e per malasanità.
Nella giornata di oggi, tornerà ad essere diffusa tramite il portale del MIS www.siciliaindipendente.org l'edizione integrale del noto pamphlet di Turri/Canepa "La Sicilia ai Siciliani!".
Tornerà quindi alla libera fruizione un testo fondamentale di cui troppo si è detto a sproposito senza che fosse possibile attingerne direttamente, e che di certo non mancherà di tornare a fondamento della rinata lotta per la rinascita della Sicilia Indipendente.
Catania, 17 Jugnu 2008
A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.
Movimento per l'Indipendenza della Sicilia
Skype id: nicheja
«Noi vogliamo difendere e diffondere un’idea della cui santità e giustizia siamo profondamente convinti e che fatalmente ed ineluttabilmente trionferà».
Andrea Finocchiaro Aprile, 1944

giovedì 12 giugno 2008

L'ECCIDIO DI RANDAZZO DEL 17 GIUGNO 1945...


Ricevo e pubblico...
FOCUS TRINAKRIA
pri la kultura siciliana ‘nto munnu
Via Brunetto Latini, 26 - 90141 Palermo
Tel 091329456 - fax 091329456
e-mail:
focustrinakria@yahoo.it
COMUNICATO STAMPA – PRESS RELEASE
FOCUS TRINAKRIA PARTECIPERA' ALLA MANIFESTAZIONE ORGANIZZATA DA U F.N.S. A MURAZZU RUTTU
DOMENICA 22 GIUGNO 2008
Lo ha dichiarato il Presidente del think tank del Sicilianismo e dell’Indipendentismo democratico siciliano, Fabio CANNIZZARO .
<<>> ha concluso CANNIZZARO .
ANTUDU!
L'addetto alla Comunicazione e P.R. di Focus Trinakria- ppi la Kultura Siciliana nto lu Munnu
(G.Basile)
Palermo, 12 giugno 2008






GIANLUCA BUSATO(PNV):APPELLO AI VENETI!

Ricevo e pubblico,augurando al Popolo Veneto la ri-conquista dell'INDIPENDENZA!
Il Veneto del miracolo economico portato alla povertà dall’Italia. Indipendenza per avere un futuro
Un duro articolo quello pubblicato ieri su Repubblica. Un articolo che tocca nel vivo molti di noi. Io mi sento toccato, non nel senso che sia povero, ma nel senso che quella povertà descritta con il solito eccesso di luoghi comuni anti-veneti è comunque distante potenzialmente poco tempo da me e da tutta la classe media veneta.Me ne rendo conto – e credo che ognuno di noi lo via sulla propria pelle – quando magari invito amici a mangiare fuori la sera e sento le scuse più assurde che in realtà nascondono una difficoltà finanziaria, che per qualcuno è solo l’anticamera della povertà.Così è riuscita a ridurci l’Italia.Le nostre menti più brillanti lo sanno in cuor loro da diverse anni e lo dimostra l’esercito di neolaureati o di giovani professionisti che ogni anno abbandonano il Veneto alla ricerca di un futuro che qui è negato. I dati Istat del 2006 ne contavano 10.000 su 30.000 di tutto lo stato italico.I veneti con memoria storica sanno bene che non è la prima volta che l’Italia ci fa questo scherzetto.Dieci anni dopo quella maledetta annessione, nel 1876 è iniziata una vera e propria diaspora che è durante praticamente ininterrottamente fino al secondo dopoguerra. Un veneto su due è andato a fare l’albanese in giro per il mondo, allora. Oggi stanno ripartendo, i nostri ragazzi, nuovamente traditi dall’Italia ladrona.È in Veneto che assistiamo alla vera Caporetto economica di uno stato a elettroencefalogramma piatto. L’unica cosa che funziona bene di questa Italia è lo stomaco, visto tutto quello che riescono ancora a mangiarsi.In Veneto da troppo tempo risuona il ritornello che le cose vanno bene. Che siamo i migliori. Purtroppo è solo amarcord.L’andamento dell’economia veneta negli ultimi 10 anni è in realtà parallelo a quello fallimentare italiano, superato da tutti i paesi europei (manca solo la Grecia, per poco) e a breve anche dai Paesi dell’Europa ex comunista. Anzi, a ben guardare il trend negativo del pil-pro-capite veneto è anche più accentuato di quello italiano.In questo scenario ben si comprende il voto di due mesi fa: un voto di disperazione. Cosa verranno a dire ai veneti disperati i nostri politici quando emergerà che i sogni di gloria autonomisti e federalisti sono per l’appunto dei sogni di gloria irrealizzabili?E noi veneti di cuore e cervello, cosa dobbiamo fare ora?
Il mio è un appello.
Veneti, non c’è più tempo per aspettare. Dobbiamo al più presto creare una rete politica nuova, che ci permetta di ottenere l’indipendenza politica. La rete è già in costruzione, si chiama Partito Nazionale Veneto e ha per obiettivo l’unico possibile, l’unico che ci spetta: l’indipendenza.L’indipendenza è legale, l’indipendenza è conveniente, l’indipendenza è più facile da ottenere grazie ad un percorso politico concreto e che è stato fatto da molti Paesi nel mondo negli ultimi anni. E che molti altri Paesi stanno percorrendo. Manchiamo solo noi veneti.Dobbiamo farlo per non essere più derubati del frutto del nostro lavoro, per non essere privati della nostra dignità. Dobbiamo farlo per far entrare il Veneto nella nuova società dell’informazione, il nuovo petrolio da cui oggi siamo drammaticamente tagliati fuori. Purtroppo oggi il Veneto è tra le ultime aree d’Europa per investimento in nuove tecnologie, i dati sono disponibili per tutti, sul sito di Eurostat: l’indipendenza ci serve per approntare nuove strategie di sviluppo, basate per esempio sullo sfruttamento intelligente del turismo eco-sostenibile, o per garantirci un primato, sempre per fare un altro esempio, nelle nanotecnologie.Per percorrere questa strada è necessario però prima rafforzare lo strumento politico che chieda ed ottenga il mandato per indire il referendum per l’indipendenza. Lo strumento si chiama Partito Nazionale Veneto. Un partito-nonpartito nuovo, leggero, orizzontale, creato sul modello di internet.
Iscrivitevi al PNV, potete farlo da internet in trenta secondi. Fate passaparola. Ci serve una RIVOLUZIONE VIRALE per far crescere l’ultima possibilità politica che resta al Veneto, prima del nuovo deserto sociale che seguirà inevitabilmente il nostro impoverimento e la distruzione della classe media.Iscrivetevi oggi stesso e fate iscrivere i vostri amici da:
http://www.pnveneto.org/index.php/entra-nel-pnv/
Gianluca Busato
Segretario nasional PNV

PROLETARI MASSACRATI e ITALIA (AF)FONDATA SUL LAVORO!

Nella foto: da Mineo,il giorno dopo il massacro....
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giovedì 12 giugno 2008
ART. 1 L'ITALIA E' (AF)FONDATA SUL LAVORO
Ricevo dal compatriota Orazio Vasta, un triste intervento sull'ultima tragedia del lavoro. Io aggiungo che purtroppo l'economia italiana, disastrata da 147 anni di cattiva gestione, porta alla speculazione delle aziende che si ripercuote sui tentativi di abbassare i costi di produzione, e quindi, lavoro sommerso (una piaga che colpisce maggiormente il sud italia ma i grandi numeri di evasione si vedono soprattutto al nord), tagli dei costi delle forniture e servizi che gli enti o le grandi aziende affidano a subappaltatori, la mancanza di professionalità dei tecnici incaricati per la coordinazione dei lavori che ad un costo inferiore assicurano la presenza della figura professionale stabilita dalla legge, ecc.Insomma penso che in termini di sicurezza c'è troppa burocrazia e pochi controlli, si creano nuove figure professionali solo per istituire legalmente un capo espiatorio in caso di infortunio, ma si fa troppo poco per cercare di evitare altre tragedie.Mi unisco al dolore che ha colpito le famiglie di Mineo.

http://nazionedelleduesicilie.blogspot.com/
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Carissimo Gennaro,
nel ringraziarti per la visibilità che hai dato al mio intervento,
colgo l'occasione per INVITARE I LAVORATORI a non SVENDERE PER UN TOZZO DI PANE AMARO LA PROPRIA VITA!
Santo Dio,non è possibile che i proletari si facciano massacrare perchè RIBELLARSI significherebbe magari perdere il posto di lavoro.
E perdere la vita?
Lasciare i propri bambini senza papà?
Le mogli seza futuro?
I proletari DEVONO PRETENDERE la sicurezza sul posto di lavoro,OVUNQUE e COMUNQUE!
Che fare?
I proletari ritornino a fare i proletari,ad occuparsi delle proprie vite,a lottare contro gli sfruttatori e i loro lacchè.
Ritornino a prendere nelle loro mani la propria soggettività politica consegnata nelle mani di una sinistra italiana asservita agli interessi politico-economici di un SISTEMA,il SISTEMA ITALIA,che da Mestre a Mineo,continua a massacrare il proletariato!
BASTA!
Un fraterno abbraccio.
Orazio Vasta

IL PdSUD AL 1°CONGRESSO NAZIONALE...

Ricevo e pubblico....1° Congresso Nazionale del Partito del Sud
D
al 20 al 22 giugno p.v. si terrà il 1° Congresso Nazionale del Partito del Sud-Alleanza Meridionale presso la Sala Verde dell'Hotel Serapo di Gaeta.
Tutti i Coordinatori Regionali ed i Componenti del Coordinamento Nazionale sono invitati a partecipare anche alla luce delle deliberazioni che si andranno ad assumere in merito ad una eventuale aggregazione con le altre formazioni meridionaliste.
I lavori del Congresso si svolgeranno secondo il seguente programma:
GIORNO 20 GIUGNO
Ore 16,30 – accreditamento dei partecipanti
Ore 17,00 – insediamento dell'Ufficio di Presidenza del Congresso. Verifica poteri
Ore 17,30 – Definizione e composizione delle Commissioni Congressuali (statuto, programma, elettorale)
Ore 18,00 – Avvio dei Lavori Congressuali
Ore 21,00 – Sospensione dei lavori

GIORNO 21 GIUGNO
Ore 9,00 – Ripresa dei Lavori Congressuali
Ore 9,30 – Relazione del Coordinatore Nazionale A.Ciano
Ore 10,00 – Interventi Programmati
Ore 12,30 – Sospensione dei Lavori
Ore 15,00 – Ripresa dei Lavori
Ore 16,30 – Presentazione dei documenti elaborati dalle Commissioni congressuali
Ore 18,00 – Votazione dei documenti delle Commissioni Congressuali
Ore 19,00 – Insediamento dell'Ufficio Elettorale Congressuale
Ore 20,00 – Presentazione delle Candidature per le Elezioni degli Organi del Partito
Dalle ore 18,00 si terrà il Forum Satellite:
"I Periodici Meridionalisti: Problematiche e soluzioni
per lo sviluppo della informazione delle Genti Meridionali"

GIORNO 22 GIUGNO
Ore 9,30 – Apertura del Seggio Elettorale del Partito
Ore 10,00 – Interventi programmati
Ore 12,00 – Proclamazione degli eletti
Ore 12,30 – Presentazione dei documenti approvati
Ore 13,00 - Intervento del Coordinatore Nazionale eletto
Ore 13,30 - Chiusura del congresso

Si precisa che ai lavori del Congresso avranno diritto di intervento e di elettorato attivo coloro che risulteranno iscritti al Partito. Gli interventi dei responsabili di Organizzazioni esterne accreditate avranno spazio prima dell'intervento del Coordinatore Nazionale eletto
Poiché parte dei lavori sono stati affrontati e risolti già nel Congresso Costituente dell'8 e 9 dicembre 2007 le operazioni congressuali potrebbero subire variazioni terminando anticipatamente rispetto ai tempi previsti.
Ritengo doveroso sollecitare la presenza di tutti coloro che sino ad oggi si sono impegnati senza risparmio di forze per dare corpo e forma al nostro Partito che senza dubbio sta diventando punto di riferimento per tante gente del Sud e della Sicilia.
Il Coordinatore Nazionale
Antonio Ciano


martedì 10 giugno 2008

147 ANNI DI COLONIALISMO ITALIANO...

In seguito all'intervento dei "Giovani Veneti" di ieri,ricevo e pubblico l'intervento del mio amico fraterno Nello Esposito...
Sfortunatamente i "regali" da scambiarci sono molti, se noi vi dobbiamo rendere i rifiuti, voi dovete restituirci la mafia che viene a pulire i loro "euri" nelle città del nord.
L'altro giorno ho sentito dell'anniversario festeggiato in Brasile per il primo arrivo di emigranti giunto nel 1874, una nave di Veneti. E questo "regalo" che il governo sabaudo Vi ha fatto penso che nessuno lo possa restituire.
L'amicizia che ci lega è minacciata da 147 anni da scelte fatte da persone che si autoinnalzano a rappresentanti del popolo, e propagandata da giornalisti legati da un modo di scrivere ereditato dai loro precedessori del 1860.
Penso che anche l'intervento del presidente rientri nella politica di difesa nei confronti dei movimenti indipendentisti che ultimamente stanno ricevendo consensi sempre maggiori.
Nello Esposito

giovedì 5 giugno 2008

MUSUMECI:PERCHE' MI SONO CANDIDATO...

Riceviamo da Nello Musumeci e pubblichiamo...
Cedendo alle continue, pressanti sollecitazioni di tantissimi catanesi, alla fine ho accettato. Il rifiuto avrebbe assunto, per molti, il sapore di una diserzione, di fronte ad una sfida che non offriva alternative e che andava invece vissuta fino all’ultimo.
Attorno alla mia candidatura si è raccolta gente di varie appartenenze, al di là dei partiti e dei ceti sociali; cittadini che ancora una volta gli “apparati” gestiti da Roma possano prendersi in mano la Città.

L’hanno ridotta in ginocchio: Catania sembra irriconoscibile.
Ai problemi di sempre si aggiungono i paurosi debiti del Comune (circa un miliardo di euro), risalenti agli ultimi anni di amministrazione Scapagnini. Nessuno dei suoi partiti alleati può dire: io non c’ero!
Ecco perché la sfida si combatte tra due candidati: quello imposto dagli alleati e “trascinato” dalle liste, e quello voluto dalla gente, senza vincoli di padrini. La mia candidatura diventa così una garanzia non solo per l’elettorato di centrodestra “tradito e offeso” dai propri leader, ma anche per i tanti elettori di centrosinistra che hanno conosciuto – quand’ ero alla guida della Provincia – la mia imparzialità ed il profondo senso delle istituzioni.
E la Provincia? Continua il nostro impegno di governo. L’abbiamo amministrato fino a un mese fa e intendiamo continuare a dare il nostro apporto anche col nuovo presidente Castiglione, che ha chiesto ufficialmente e sin dal primo momento la nostra presenza in coalizione. Nessuno può dunque accusarci di preferire la “orgogliosa solitudine” in ogni campagna elettorale: crediamo al valore delle alleanze, ma pretendiamo pari dignità, responsabilità e interlocutori liberi da ogni condizionamento romano.
C’è tanto entusiasmo attorno a noi, che monta giorno dopo giorno. Tutti i candidati delle nostre liste “arancione” sono mobilitati al massimo, a Catania e in provincia. Dobbiamo spiegare alla gente appartenente ad altre aree politiche che con il “voto disgiunto” o disaccoppiato possono votare sia la loro lista che il sindaco Musumeci.
Amici del blog, la partita è aperta.
Nello Musumeci

martedì 20 maggio 2008

KOSOVA:continua il dibattito sull'Indipendenza del 17 febbraio 2008

Nel Kosovo "serbo"....
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Ricevo e pubblico due interventi che contestano in modo netto l'indipendenza del "Kosovo". Ringrazio chi ha inviato questi interventi,perchè,nonostante A RARIKA sostiene da sempre il DIRITTO DELLA KOSOVA ALL'AUTODETERMINAZIONE,si riconosce a questo blog una natura libera e ostile alla censura. E, ai due interventi annunciati,di seguito,pubblichiamo un bellissimo articolo tratto dal sito ANTENNE DI PACE dal titolo "Nel Kossovo indipendente una stella anche per i Rom"...

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FORZA NUOVA

Kosovo: il terrorista diventa presidente
Per il Kosovo Tirana esulta; Pristina si divide tra gli applausi degli albanesi-kosovari e l’indignazione dei serbi; Washington incassa un risultato che gli è costato soldi e manovre geopolitiche al fine di disintegrare la Serbia; i terroristi dell’Uck alzano la testa e si fanno chiamare "ex guerriglieri" pur restando militanti di un’organizzazione militare con una struttura cellulare e territoriale, modellata sui clan albanesi; Belgrado prevede tempi duri e nuove guerre; Mosca insiste nelle trattative diplomatiche; l’Europa tace e acconsente e la Nato continua a tenere aperte le porte degli hangar. E così, sull’onda delle elezioni svoltesi in Kosovo in queste ultime ore, tornano in primo piano scenari difficili, per molti versi imprevedibili. Tutto avviene in seguito alla consultazione locale che - osteggiata dalla minoranza serba che si oppone ai progetti albanesi di proclamare l'indipendenza da Belgrado - ha visto la vittoria dell’uomo dell’Uck, Hashim Thaci, chiamato "serpente" perché non va per il sottile con nessuno.

Elezione contestata e osteggiata, tutto sommato invalidata, pur se dalle urne è uscito un risultato che va oltre il 35% dei voti, superando per la prima volta dalla fine della guerra nel 1999 la Lega democratica degli eredi di Ibrahim Rugova. ?

Ed ora la parola è a Thaci, il terrorista dell’Uck che, forte della consultazione elettorale, punta a guidare l’intera regione verso l’indipendenza totale da Belgrado, cercando di formare un governo di coalizione inglobando la "Lega democratica" che fu di Rugova. Ma non è solo una questione di governo perché Thaci cerca di accelerare i tempi annunciando - con un processo di cicatrizzazione - che l’indipendenza del Kosovo sarà annunciata il 10 dicembre. C’è quindi una data ben precisa che dovrebbe segnare la nascita in Europa di una nuova nazione. Che sarebbe pur sempre un "satellite" dell’Albania e una sorta di "protettorato" americano. Thaci manda a dire all’occidente che con la sua vittoria "comincia il nuovo secolo". Non precisa quali saranno le strategie del paese e quali i rapporti che stabilirà in Europa. Ma è chiaro che si giungerà - stando anche alle bandiere americane esposte nel momento della vittoria elettorale - ad un Kosovo legato più che mai a Washington, quindi ben disposto ad ospitare basi militari per appoggiare il Pentagono nella sua escalation verso le aree dell’Iran e dell’Iraq. Si annunciano catastrofi storiche e politiche.Si sa, intanto, che la data del 10 dicembre rappresenta la scadenza delle trattative a oltranza fra serbi, albanesi e comunità internazionale per definire lo status della provincia. La maggioranza albanese vuole l’indipendenza subito e senza compromessi, ma la minoranza serba è pronta a opporsi con ogni mezzo a questa ipotesi. Thaci, comunque, prevede un futuro normale sostenendo anche che "i kosovari hanno mandato un messaggio al mondo, mostrando che siamo una società democratica, pronta a portare il nostro Paese nell’Unione Europea".La realtà è ben diversa e non si esclude che attorno al nodo dell’indipendenza si riaccenda il conflitto fra serbi e albanesi. Intanto Belgrado torna a farsi sentire dopo aver sollecitato i serbi kosovari a tenersi lontani dalle urne. Le accuse serbe sono rivolte in particolare agli americani, ritenuti da sempre colpevoli della guerra contro la Jugoslavia. La Casa Bianca - secondo la dirigenza serba - persegue ''una brutale politica di forza, apertamente ispirata alla disintegrazione della Serbia''. E Kostunica - l’attuale primo ministro che è stato l’uomo simbolo della rivolta contro il regime socialnazionalista di Slobodan Milosevic nel 2000 - interviene con una serie di dichiarazioni tese tutte a sollecitare l'orgoglio nazionale serbo. Arriva a dichiarare che quanto fatto da Washington nei confronti del Kosovo va considerato come "una provocazione". Non solo, ma Kostunica sostiene ora che "Gli Stati Uniti e la Nato bombardarono brutalmente e illegalmente la Serbia'' nel 1999 non già per fermare la repressione del regime di Milosevic in Kosovo, ma ''semplicemente per strappare alla Serbia il 15% del suo territorio''. ''La Serbia - torna ad ammonire Kostunica - non riconoscerà mai la costituzione di un'entità illegale sul proprio territorio e insisterà ogni giorno e in ogni angolo del mondo a ricordare che il Kosovo non può essere un trofeo di guerra della Nato. E che i confini riconosciuti di uno Stato sovrano sono destinati a restare immutati fino a quando esisterà la Carta dell'Onu''. E mentre il primo ministro ribadisce la linea della fermezza sulla questione kosovara il segretario del ministero per il Kosovo e Metohija nel governo di Serbia - Du?an Prorokovi? - rilancia un’ipotesi di trattativa precisando che i negoziati sulla soluzione dello status del Kosovo non hanno alternativa.Ma nello stesso tempo per Belgrado sembra annunciarsi un nuovo fronte, anche questo carico di incognite. Torna ad affacciarsi, infatti, sulla scena della geopolitica balcanica, la questione della regione della Vojvodina (21mila chilometri quadrati, con due milioni di abitanti) che si trova in Serbia, ma che è contesa da Budapest che insiste sulla forte presenza della popolazione magiara. L’intera zona - è noto - ha un carattere altamente strategico per Belgrado. Ha una posizione geografica che la pone al centro dell'Europa Sud-Orientale e di conseguenza come snodo di traffici fra il Nord e il Sud, l'Ovest e l'Est del continente. Da Novi Sad - capitale della Vojvodina - si raggiungono Trieste o Capodistria in sei ore, Budapest in tre, Vienna in cinque e Salonicco in otto, utilizzando percorsi interamente o quasi interamente autostradali…Ma oltre alle questioni di carattere "ambientale" e "logistico", per Belgrado il problema maggiore è che nella regione di Novi Sad la componente serba - pur essendo maggioritaria - si trova pur sempre a fare i conti con gli ungheresi e con le altre minoranze: slovacca, romena e rutena, quest’ultima originaria della Ucraina sub-carpatica. Il rischio è che nella Vojvodina prenda corpo un movimento secessionista alimentato dai nazionalisti di Budapest: per Belgrado si potrebbe aprire un nuovo e pericoloso fronte. Tanto più che a Novi Sad operano già attivamente formazioni neonaziste.C’è stato, in proposito, un fatto che ha messo la regione di confine al centro di scontri che il mondo serbo non intende sottovalutare. Tutto è avvenuto nelle settimane scorse quando la comunità islamica della Serbia si è spaccata in due blocchi alla vigilia del Bairam, la più importante festività dei musulmani; nel corso dei festeggiamenti ci sono stati seri incidenti durante alcune manifestazioni a Novi Sad.Per Belgrado la Vojvodina diviene così una regione a rischio. Tenendo anche conto del fatto che qui operano alcune Organizzazioni non governative, come l’Helsinki Committee for Human Rights, che percepiscono fondi e finanziamenti da parte di George Soros, banchiere e uomo di fiducia della famiglia Rothschild, nelle cui mani si accentrano numerose società e multinazionali che hanno colonizzato la Vojvodina. E sempre a Novi Sad ci sono forze che fomentano conflitti etnici e sociali, tanto che si arriva a pensare che la Vojvodina potrebbe rappresentare il Kosovo del futuro, essendo una terra di confine contesa da tempo con l'Ungheria e al cui interno si trovano, appunto, minoranze etniche pronte ad agire per rivendicare la propria indipendenza. E c’è anche dell’altro. E cioè che la Vojvodina, rientra nel "Progetto Danubio", promosso dalla stessa famiglia Rothschild per creare, insieme con Croazia, Ungheria e Romania, una sorta di Regione europea. Per raggiungere tale scopo sono da tempo iniziate le acquisizioni di cooperative agricole, raffinerie di zucchero, caseifici, raffinerie di petrolio e banche. Molti degli appezzamenti di terreno della Vojvodina sono stati acquistati da società croate: "Agrokor" ha acquistato "Dijamant" e "Frikom", il "Nekse Group" ha acquistato "Polet IGK", "Strazilovo" e alcune partecipazioni di "Toza Markovic", società per la produzione di materiali di costruzione. Anche Austria e Germania, stanno posizionando le loro società, come la tedesca "Nordzucker", la "Commerce MG" , "Stada" e "VAC" , mentre la "Austrian Erste Bank", insieme con la "OTC banking group and Metals bank" stanno prendendo il controllo di Novi Sad. Allo stesso tempo, si sta assistendo ad una massiccia penetrazione di società ungheresi in Serbia, grazie sempre all'intercessione dei Rothschild. Si è, forse, alla vigilia di nuovi sconvolgimenti nel cuore dell’Europa che potrebbero condizionare pesantemente il futuro.
www.forzanuova.org

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VENETO SERENISSIMO GOVERNO
Dipartimento lotta contro l´integralismo
Kosovo: il riconoscimento tra storia, tradizioni e terrorismo islamista.
A tre mesi dalla fatidica data del 17 febbraio 2008, che ha visto il parlamento di Pristina proclamare l’indipendenza della regione serba del Kosovo, solamente 40 stati, di cui 33 europei fra i quali 19 appartenenti all’Unione, hanno riconosciuto ufficialmente la nuova entità politica.
La maggior parte dei paesi non ritiene opportuno affrettare i tempi o si è dichiarata contraria allo stabilire regolari rapporti diplomatici con il nuovo stato.
Evidentemente i timori legati alla mutilazione arbitraria dello stato serbo, alla proclamazione unilaterale dribblando il diritto internazionale, nonché il deliberato insulto e la ferita inferta alla nazione serba che in quella terra ha avuto origine, hanno frenato le decisioni di molte cancellerie.
Il Veneto Serenissimo Governo, in quanto erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica, già da tempo ha espresso la propria assoluta contrarietà nei confronti dell’indipendenza kosovara, ricordando alla comunità internazionale che detto passo, oltre ad essere un’amputazione della Serbia ignorando le norme del diritto internazionale, rappresenta un gravissimo e deliberato attacco alle radici culturali e religiose europee e istituzionalizza una zona franca per terroristi e traffici illeciti che si consolida quale avamposto dell’islamismo in Europa.
Non sorprende la sollecitudine con cui il governo italiano allora in carica, grazie al fattivo contributo del ministro degli esteri Massimo D´Alema, ha provveduto, lo scorso 21 febbraio, al riconoscimento dello stato del Kosovo.
L’Italia, infatti, è sempre in prima linea nel momento in cui si tratta di avvallare violazioni del diritto internazionale e calpestare i diritti e le tradizioni dei popoli.
Si ricorda a tutte le diplomazie che gli ultimi regimi che hanno sostenuto l’esistenza di un fantomatico stato kosovaro sono stati le dittature fascista italiana (1941-1943) e nazista tedesca (1943-1945). Pertanto chiunque appoggi l’indipendenza del Kosovo si candida ad esserne legittimo erede.
Venezia, 16 maggio `08
Il responsabile Dip. lotta contro l’integralismo
Andrea Bonesso
Veneto Serenissimo Governo
Casella Postale 64
36022 Cassola (VI)
VENETO
pepiva@libero.it - kancelliere@katamail.it


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Nel Kossovo indipendente una stella anche per i Rom. Intervista a Gjyzel Shaljani
Le stelle sulla nuova bandiera del Kossovo includono anche i Rom.

Il nuovo governo ha preparato un documento strategico per l'integrazione di Rom, Ashkali e Egypti che affronta: educazione, salute, affari sociali, lavoro, cultura. Le speranze di Gjyzel: Rom, impegnata nelle ONG e al Ministero dell'Educazione, intellettuale e attivista.
Sara Cossu e Nadja Rainer (Caschi Bianchi a Prizren, Kossovo) ...
Il nostro viaggio nell'altra faccia del Kossovo indipendente inizia a Koloni, nella periferia di Gjakova. Percorriamo una salita incorniciata da sporcizia e rifiuti e raggiungiamo una distesa dove vivono poco più di centocinquanta famiglie rom, piene di bambini che corrono scalzi con piedini neri di fango, qualche volta inciampando dentro scarpe da adulto lunghe il doppio dei loro passi, dove annegano gambe scarne e graffiate. I rom di Koloni vivono senza vestiti, senza cibo, senza acqua, senza elettricità, senza rete fognaria. I neonati non vengono registrati alla nascita. I matrimoni non sono ufficializzati. Le case di lamiere, eternit, plastica, neve, vento e pioggia che visitiamo accompagnante dal capo della comunità, sono circondate da distese d'immondizia. E non si tratta solo del ferro che per secoli i rom hanno lavorato e che ora raccolgono dai cassonetti per rivenderlo. Gjakova scarica parte dei suoi rifiuti in quelle lande kosovare senza benedizione.
I rom di Koloni vivono in un'enclave dimenticata, esattamente come tanti dei rom sparsi per un'Europa che propone al Kossovo modelli vincenti di politiche di rispetto delle minoranze e si fa portavoce di un senso civico dato per maturo, fondato spesso su troppe apparenze. A Koloni e in tanti insediamenti rom i diritti si nascondono dietro alibi e inadempienze, liquidati con un eterno capro espiatorio che su alcuni popoli è marchiato a fuoco, e che ricorre in Kossovo e ovunque i rom si spostino. I loro diritti sono condannati da chi sentenzia sempre la loro volontà di vivere in quella smisurata miseria; sono cancellati insieme alle colpe di chi fa di loro un popolo che nessuno potrà forse mai capire nel bisogno di libertà
incondizionata, nella gestione ariosa degli spazi, delle strade da percorrere, dei confini e delle frontiere da varcare, nel rifiuto del nostro tempo postfordista che non dà spazio a chi non vuole o non si sa adeguare a ritmi stressati che ingoiano la vita.
A Koloni l'unico spazio dove i bambini hanno accesso ad una qualche "educazione" che non sia quella ricevuta in famiglia, è un edificio colorato costruito nel 2000 e mandato avanti con il sostegno di alcune organizzazioni internazionali. Lì prendiamo parte ad una mattinata dedicata all'importanza dell'igiene, in una stanzetta piccolissima dove si accalcano odori acri e nauseabondi e circa cinquanta bambini. E in quei corpicini sporchi, vestiti di cenci laceri, le manine che la maestra invita a lavare di continuo con filastrocche fatte di ripetuti Pastroj duart! Lava le mani!, diventano piccoli guanti di raso che non superano il polso ma che chiedono di poter stringere con dignità la mano di chiunque a questo mondo. E ti cedono volentieri un angolino per sederti anche tu, vicino a loro. Ti chiamano per nome, ti salutano divertiti e ti chiedono con gesti fantasiosi di trasformare i loro volti illuminati da occhi vivaci, in foto da portare dappertutto, per mostrare che in questo angolo di mondo dimenticato esistono anche loro.
Il centro si propone di fornire un'educazione che prepari i bambini alla scuola pubblica, offre sostegno psico-sociale all'intera comunità rom, educa all'igiene e alla salute, con grosse difficoltà legate alla carenza di materiale e strutture commisurate ai problemi. C'è anche una mensa dove possono ricevere un pasto solo centodieci bambini. Pochi rispetto a quelli che ne avrebbero realmente bisogno. Mancando un piano urbanistico per l'intera area, molti potenziali donors non si avventurano a finanziare l'ampliamento degli spazi da destinare a nuove attività.
Gjyzel Shaljani voleva che vedessimo tutto questo prima di concedersi alla nostra intervista. A Koloni tutti la conoscono. Le vanno incontro a decine e in pochi secondi è circondata da bambini, donne, anziani che le chiedono sostegno e aiuto. È una delle pochissime donne rom ad essere impegnata ad alti livelli, una di quelle che le grandi organizzazioni non dimenticano mai di invitare alle loro tavole rotonde. È una donna che difficilmente dimentichi: una manager delle battaglie di chi non ha diritti; una famosa intellettuale e attivista che parla inglese fluente, albanese, turco e serbo, e regala sorrisi e lacrime, le tante volte che si commuove. Tra una chiamata al cellulare ed una corsa sul taxi, non ferma le sue giornate se non a mezzanotte, dopo il lavoro come funzionaria al Ministero dell'Educazione, e il tempo che resta speso per la propria ONG. Pranziamo in un ristorante dove porta gli amici più cari. E dove cena con suo marito, un funzionario dell'ONU giunto in Kossovo dall'India, che ha sposato per amore e al quale ha dato una bambina che di lui ha preso la pelle scurissima e i capelli talmente neri da brillare.
Raccontaci qualcosa di te... cosa ti ha portato ad essere la donna che sei oggi?

Quando ero piccola mia madre un giorno mi disse: "Sono un'insegnante, tuo padre è un coreografo. Tu vuoi fare la domestica? Ebbene, se non vuoi, devi andare a scuola. Altrimenti, se non ti va, ti dico: Fai come vuoi, pulisci e fai la serva tutta la vita!". E io scelsi di andare a scuola. Noi siamo stati sempre una famiglia integrata. Mio padre nel 1964 si rivolse alla municipalità di Prizren, acquistò un terreno e ci costruì sopra una casa. Io avevo due anni allora. I miei genitori erano entrambi poverissimi e sono riusciti a costruire il nostro futuro. Le scuole superiori le ho frequentate a Zagabe e a Belgrado e in questa città mi sono laureata in microbiologia molecolare. Io so che cos'è il razzismo. "Sei rom!", mi dicevano a scuola con disprezzo. Lavoro come un robot per dare al mio popolo condizioni di vita migliori, preparando progetti da presentare a ONG e organizzazioni internazionali che possano ascoltare la voce dei rom in Kossovo.
La tua gente, il tuo popolo, la tua comunità... chi sono?

I rom sono partiti dall'India circa 1000 anni fa e sono giunti nei Balcani 300 anni dopo, attraversando il Pakistan, la Turchia, l'Egitto, l'Iran. Si spostano... L'hanno sempre fatto. Appena scoppiava una crisi, una guerra, andavano via. Desideravano vivere in pace, non in mezzo ai conflitti. E ovunque sono stati, la discriminazione li ha colpiti. Ci sono circa 5500 rom a Prizren, 300.000 nella ex Jugoslavia. Per i rom il grande problema è l'educazione. Essendo analfabeti, i rom non trovano lavoro. E il lavoro diventa l'altro grandissimo problema.

Come convincere le famiglie dell'importanza dell'educazione?

"Chi sei tu per dirmi che devo mandare mio figlio a scuola?

Chi mi da i soldi per comprare libri, quaderni e vestiti?".

Questo è ciò che mi chiedono. Molti genitori trovano mille scuse o verità: dicono che hanno paura che i bambini vadano a piedi fino alla scuola più vicina perché temono le auto.

Ma la triste verità è che moltissimi minori in età scolare vengono assoldati dalle loro stesse famiglie per raccogliere l'alluminio nei cassonetti dell'immondizia. E quei cassonetti sono più lontani della scuola. Altri non li mandano perché non hanno i soldi per comprare vestiti, borse e il materiale che occorre.
Come si concretizza il tuo impegno per la tua gente?

Coordino un'ONG, Foleja, fondata nel 2005 che ha sede a Prizren. Ha già portato a termine 8 progetti sull'educazione all'igiene, sui diritti delle donne rom, ashkali ed egypti. Lavoro nel weekend nella nostra sede e organizzo training rivolti alle mamme e ai loro bambini. Arrivano tantissimi rom a chiedere aiuto per risolvere gravi problemi di fronte ai quali purtroppo mi trovo del tutto disarmata. Posso fornire i contatti delle istituzioni che si occupano nello specifico di quei problemi, con la speranza che qualcuno si occupi di loro. Sono le istituzioni che per prime devono assicurare i diritti e i servizi alle persone in difficoltà. Le NGO dei rom sparse per il mondo purtroppo non hanno tanti contatti l'una con l'altra. Mi piacerebbe creare un network. Dobbiamo lavorare insieme, senza paura di condividere le poche risorse. Dobbiamo impegnarci per dire "No! Basta! Siamo poveri ma non siamo animali. La mia pelle è scura ma non sono diverso da te. Ho la lingua per parlare. Sono un essere umano anch'io!".
Il Kossovo indipendente è un neoStato multietnico. Che importanza ha essere rappresentati da una delle sei stelline nella nuova bandiera, insieme agli albanesi, ai serbi, ai turchi, ai bosgnacchi e ai gorani(1)?

Il Kossovo è sempre stato multietnico! Non è di certo una novità! Al suo interno siamo stati una comunità purtroppo troppo spesso manipolata. I rom si sono sempre occupati di lavori faticosi, fisici. Sono sempre stati domestici, servi. Ora dobbiamo migliorare la nostra condizione ma la transizione sarà difficile: come integrarsi? Come incominciare? Da dove? Sono parecchio preoccupata per il futuro. Con l'indipendenza cambierà qualcosa per le comunità più fragili solo se gli internazionali continueranno a monitorare la situazione. Ora siamo uno Stato indipendente. Ma nessuno parla delle condizioni in cui vivono i rom, della loro povertà. Uno Stato è multietnico se tutti hanno pari diritti. I rom non hanno lavoro, non vanno a scuola, vivono condizioni di vita terribili. Non sono integrati come altre comunità. Si deve cercare una formula reale d'integrazione. Se non abbiamo il cibo, se non abbiamo il lavoro per comprare il pane, sarà la selezione biologica ad uccidere questo popolo affamato. Rom, egypti e ashkali... siamo un unico popolo. La stella sulla bandiera è importantissima. Significa riconoscere che anche noi esistiamo. Il Governo ha promesso che farà tanto per le minoranze. Per queste sei stelle. Ha preparato un documento strategico per l'integrazione di rom, ashkali e egypti che affronta sette tematiche: educazione, salute, affari sociali, lavoro, cultura, diritti delle donne. I rom si aspettano che si faccia di più per loro, perché siano integrati quanto le altre minoranze. Aspettiamo che tale documento venga implementato, e siamo pronti a cooperare in maniera attiva con le istituzione e con gli attori internazionali per cambiare lo stato attuale delle cose.
Note:
1. Gorani: gruppo etnico di origine slava che vive tra l'Albania, la Macedonia ed il Kossovo meridionale. Bosgnacchi : popolazione slava presente in Bosnia Herzegovina, Kosovo, Serbia e Montenegro.
http://www.antennedipace.org


A 16 ANNI DALLA STRAGE DI CAPACI...

Ricevo e pubblico...
A 16 anni da quel tragico giorno, CittàInsieme e i cittadini catanesi, che non intendono dimenticare la morte di Falcone, Borsellino e di tutte le vittime della mafia, si riuniranno per celebrare la memoria di questi uomini, che hanno testimoniato con la loro vita di credere nella possibilità di un mondo in cui le giovani generazioni potranno respirare "il fresco profumo della libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità" (P. Borsellino).
In occasione dell'anniversarsio della strage di Capaci, pertanto, CittàInsieme, insieme alla collaborazione dell'Associazione Nazionale Magistrati di Catania, organizza per venerdì 23 Maggio ore 20.00 un momento di commemorazione davanti alla scalinata del Palazzo di Giustizia (Piazza Verga), a Catania.
Introdurranno l'incontro Padre Salvatore Resca per CittàInsieme ed un magistrato in rappresentanza dell'ANM. La serata vedrà la presenza di numerose scuole che interverranno con rappresentazioni, letture e canti aventi come comune denominatore il valore della legalità.
Le scuole che hanno già aderito sono:
la Scuola media Cavour di Catania,
la Scuola superiore E.Pantano-Olivetti di Giarre,
la Comunità Laura-Eusebia di Nunziata di Mascali,
l'Associazione Culturale Terre Forti,
l'Associazione Culturale Gruppo Santo Calì,
l'I.T.G Colajanni di Riposto,
l'IPSSS Lucia Mangano di Catania.
Distinti saluti,
CittàInsiemeCatania, 18 maggio 2008
www.cittainsieme.it


lunedì 19 maggio 2008

GAETA:GEMELLAGGIO CON CON SOMERVILLE.

Ricevo dai miei amici del Comune di Gaeta e pubblico...a dimostrazione,ca no è veru ca i pulitici su tutti i stissi....
Segreteria Particolare del Sindaco
Comunicato Stampa
Il sindaco di Somerville Joseph Curtatone (nella foto ,a sinistra:n.d.blog) accompagnato dai suoi collaboratori e da una nutrita delegazione di cittadini, ha incontrato il sindaco Antonio Raimondi(nella foto,a destra:n.d.blog) per la stipula del protocollo d’intesa del progetto Serapo (Student Exchange Representative Abroad Program Opportunity) rivolto ai giovani di entrambe le città.
"Lo scopo del gemellaggio con Somerville è innanzitutto favorire lo scambio di esperienze e di soprattutto di persone. Spero di riuscire a portare tanti gaetani a Somerville la prossima volta che mi recherò da voi – ha detto il Sindaco Raimondi nel suo intervento – Il progetto Serapo è rivolto ai ragazzi di Gaeta tra i 16 e i 18 anni che potranno imparare l’inglese, una conoscenza fondamentale per il mondo del lavoro, e fare un’importante esperienza di vita negli Stati Uniti. Lo stesso vale per gli studenti di Somerville che potranno riscoprire le origini dei loro parenti e imparare l’italiano. La città di Somerville è fortunata ad avere un sindaco giovane, capace e pieno di energia come Joseph Curtatone. Il nostro rapporto va oltre la carica istituzionale che ricopriamo: tra di noi c’è un’amicizia franca e diretta che può giovare alla buona riuscita dell’iniziativa".
"Sono onorato e felice di aver avuto ancora una volta il piacere di ritornare a Gaeta, questa volta con una maggiore rappresentanza di residenti e dirigenti di Somerville – ha affermato il sindaco Curtatone nel suo intervento – Sono orgoglioso di dirvi che, con l’aiuto e guida del Sindaco Raimondi, Somerville e Gaeta possono procedere con l’annuncio di un programma per uno scambio di studenti che noi abbiamo chiamato Serapo. Attraverso le nostre reciproche esperienze e questo nuovo programma di scambio, possiamo essere sicuri che il futuro delle nostre città e nazioni sarà migliorato ed arricchito dalla conoscenza dei nostri legami e valori condivisi. Tutti noi a Somerville aspettiamo con ansia di dare il benvenuto agli studenti di Gaeta che verranno a vivere e studiare negli Stati Uniti questo autunno".
L’aula consiliare era gremita di persone già mezz’ora prima della cerimonia e non sono mancati i ricongiungimenti familiari e gli incontri con persone che non si vedevano da molti anni: ognuno chiedeva di persone che non vedeva da tempo. Il sindaco Curtatone ha dedicato un passaggio del suo discorso all’emigrazione di tanti gaetani.
"Come figlio di genitori, e nonni, che emigrarono da Gaeta a Somerville so in prima persona della lotta e dei sacrifici che gli immigrati hanno affrontato – ha proseguito Curtatone – È quindi importante che oggi riconosciamo e celebriamo le diversità delle origini dell’America: la nostra nazione è stata costruita da emigranti come mia madre, mio padre e tanti altri come loro. Somerville è stata spesso tra le prime comunità ad ospitare famiglie di emigranti e dare loro l’inizio per realizzare il sogno americano. Ci stiamo adoperando per mantenere la nostra città come un faro di speranza ed accoglienza. Anche oggi più di 50 lingue sono parlate nelle scuole a testimonianza della nostra diversità e forza multiculturale. Quest’ultima è una priorità della mia Amministrazione per l’importanza di questi concetti per migliorare la qualità della vita dei residenti della nostra città. Sin dal nostro ultimo incontro, le esperienze imparate nel forgiare i ostri legami con Gaeta sono state utili nel creare una città gemella con le comunità di Yuicuiaquin in El Salvador e Nordeste in Portogallo e siamo attualmente in contatto con altri centri in Africa, Irlanda e Brasile per iniziare il processo di città gemelle".
Il prossimo appuntamento istituzionale si terrà mercoledì mattina in aula consiliare. Le due giunte si incontreranno per discutere di best practices e gettare le basi per future collaborazioni.
Gaeta, 19 maggio 2008
Segreteria del Sindaco
Giovanni Fantasia

giovedì 15 maggio 2008

CALPESTATA LA CARTA COSTITUZIONALE DEL POPOLO SICILIANO!


nella foto, by A Rarika,LA BANDIERA SOTTOSOPRA.........
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FRONTE NAZIONALE SICILIANO – SICILIA INDIPENDENTE
Comunicato Stampa – Kumunicatu Stampa
15 MAGGIO 2008 : 62° ANNIVERSARIO DELLA EMANAZIONE DI UNO STATUTO SPECIALE DI AUTONOMIA , MAI APPLICATO INTEGRALMENTE.
DAL 1946 SONO STATI CALPESTATI I DIRITTI COSTITUZIONALI DEL POPOLO SICILIANO. ED E’ STATO VIOLATO IL ” PACTUM”.
Ricorre in questi giorni il sessantaduesimo anniversario della emanazione dello Statuto Speciale di Autonomia di cui al DECRETO LEGISLATIVO N° 455 del 15 maggio 1948 , emanato dal Re d’Italia Umberto II di Savoia, e sottoscritto dai Ministri DE GASPERI, NENNI, TOGLIATTI e da tutti gli altri Componenti del Governo Italiano .
Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu colgono l’occasione per ribadire che non vi sono motivi per festeggiare l’avvenimento. Perché il Popolo Siciliano è stato offeso e tradito. Il suo Diritto all’Autonomia è stato usurpato ed è ignobilmente gestito dalle forze politiche centraliste e nemiche dell’autonomia. E talvolta ferocemente e “razzisticamente” anti-siciliane. Insomma oggi i Siciliani non sono nelle condizioni di avvalersi della specialità dello Statuto come di un prezioso strumento di democrazia e di autogoverno, nonché di elevazione economica e morale. L’ FNS rinnova , pertanto, con indignazione e con forza, la protesta e la denunzia per la mancata applicazione integrale dello Statuto e per l’opera di smantellamento della stessa Autonomia Siciliana , perpetrate l’una e l’altra in tutti questi anni. Ed ancora oggi in corso. Nonostante il fatto che lo Statuto Siciliano facesse e faccia parte della Costituzione italiana e sia stato anche approvato dall’ASSEMBLEA COSTITUENTE con Legge Costituzionale del 31 gennaio 1948.
Nel momento in cui si parla tanto di LEGALITA’ , sono veramente incomprensibili ( o forse lo sono troppo ) le ragioni per le quali i Partiti politici di Governo e quelli di Opposizione , nonché i Moralisti di professione non abbiano mai denunziato la conseguente violazione dei diritti costituzionali del Popolo Siciliano.
Ma resta il fatto gravissimo- e non solo dal punto di vista morale – che lo Statuto Speciale di Autonomia sia stato “costruito” e vi poggi ancora oggi su un “PACTUM”, eccezionale ed unico , fra il Popolo Siciliano in armi e lo Stato italiano. Non a caso la emanazione dello Statuto fu seguita dall’AMNISTIA per i Combattenti dell’EVIS ( ESERCITO VOLONTARIO PER L’ INDIPENDENZA DELLA SICILIA ). Lo Statuto costituisce il suggello di tale PACTUM.
Disatteso e tradito il PACTUM, crolla tutto ciò che dal PACTUM ha tratto origine.

Vi siano state o non le coperture e le complicità anche dei Rappresentanti, nelle Istituzioni ad ogni livello, di parlamentari e politici eletti in Sicilia.
L’ FNS auspica , tuttavia, che la nuova Assemblea Regionale ed il nuovo Governo , prendano le distanze dall’ASCARISMO politico e culturale dominante ed imprimano una decisa e decisiva inversione di tendenza a quegli orientamenti disfattisti , assunti nelle precedenti Legislature dalla stragrande maggioranza della classe politica e dei Partiti che la esprimevano ( per la circostanza in un clima di “ inciucio” e di trasversalità ). Costoro i , com’è noto , avevano dato vita ad una proposta di Legge-voto di Riforma dello stesso Statuto che cancellava, ridicolizzava e vanificava il senso dell’ Istituto Autonomistico e lo stesso RUOLO del Parlamento Siciliano.
A proposito della validità e dell’attualità dello Statuto Speciale di Autonomia , è doveroso ricordare che , -come diceva Attilio Castrogiovanni ( di cui ricorre il centesimo anniversario della nascita ),- lo STATUTO SICILIANO è la “ MAGNA CARTA “ del Popolo Siciliano “ SOLENNE ED INSOPPRIMIBILE” , Ed ha anche il merito di fare della Sicilia uno STATO FEDERALE , sui generis.
Ed infine vorremmo ricordare una “definizione” della nostra MAGNA CARTA , data a suo tempo, dallo stesso CASTROGIOVANNI e che sarebbe giusto non sottovalutare. Quella cioè che lo Statuto Siciliano non è uno Statuto qualsiasi, scritto con un qualsiasi inchiostro. NO !
LO STATUTO SICILIANO E’ STATO SCRITTO , INFATTI, CON IL SANGUE DEL POPOLO SICILIANO.
Palermu, 15 Maju 2008.
Giuseppe SCIANO’, Segretario FNS
Si ringrazia per la cortese attenzione.
L’Addetto alla Comunicazione e alle P.R.
( Giovanni BASILE )
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FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU – SICILIA INDIPINNENTI
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lunedì 12 maggio 2008

A 100 anni dalla nascita di Canepa e Castrogiovanni

Ricevo e pubblico...
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Multigraf Editrice MessinaVia G. La Farina ,n. 62, is.n.149,98123 MESSINA
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333 7477702
ANTONIO CANEPA e ATTILIO CASTROGIOVANNI
100° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA
Gentile Direttore e/o Caporedattore La Multigraf Editrice organizza una CONFERENZA STAMPA,giorno 14 Maggio 2008, alle ore 10.30,presso la sala "Coro di notte"della Facoltà di Lettere dell'Università di Catania,per PRESENTARE le iniziative in occasionedel centesimo anniversario dalla nascitadi due personaggi che hanno contribuitograndemente ed in modo determinante allaStoria recente della Sicilia e del Popolo Siciliano.
Il Professor Antonio Canepa fu fondatore dell'EVIS,combattente per la liberazione dell'Italia e grandeorganizzatore-comandante per la libertà della Sicilia.
L'avvocato Castrogiovanni fu uno dei padridello Statuto del Parlamento Sicilianoe Deputato del Popolo Siciliano..
In questa primo appuntamento saranno presentate due iniziative.
1) La RISTAMPA di un libro dedicato ad Attilio Castrogiovannirealizzata a cura di A.CU.DI.PRO.SI con il suo grandeorganizzatore Mariano Crisafulli. L'opera del Prof. Girolamo Barletta, già preside del Liceo Classico di Giarre, si intitola "l'uomo della rabbia".Il libro fu pubblicato nel 1986 a cura del Comune di Linguaglossa, luogo di radicamento della famiglia di Attilio Castrogiovanni. Attilio Castrogiovanni nacque a Linguaglossa il 15 maggio 1908.
2) UNA MOSTRA IN 10 QUADRI sui fatti storici del 1943-45,dedicata ad Antonio Canepa e Attilio Castrogiovanni, intitolata:COMANDANTE MARIO TURRI
I quadri, in grande e medio formato, sono stati realizzati dal Maestro Juan Miano, diplomato all' Accademia di Belle Arti di Buenos Aires, vive in Sicilia da alcuni anni, ha già realizzato mostre d'arte con soggetti storici (Federico II, L'assedio di Messina durante la Guerra del Vespro). I dieci soggetti riguardano fatti accaduti a Palermo, Catania, Randazzo, Cesarò, Giarre, Gerbini-Sferro. Tutti i quadri sono frutto di ricerche storiche in un panorama documentale spesso difficilmente accessibile ancora oggi, a oltre sessant'anni dai fatti rappresentati.
Rosario Baeli ha contribuito all'ideazione del quadro dedicato ai fatti di Giarre. Antonio Canepa nacque a Palermo il 25 ottobre 1908.
Saranno presenti per rispondere alle domande dei Signori giornalisti: la Signora Teresa Canepa (figlia del Prof. Canepa);il Prof. Girolamo Barletta;il Maestro Juan Miano;il responsabile ACUDIPROSI, Mariano Crisafulli;il Professor Agatino Vittorio relatore di una recente tesi di laurea su A. Canepa.
La Multigraf ha invitato la Signora Isabella Bambara (nipote di A. Castrogiovanni), l'Avvocato Rizzo Nervo e l'Architetto Totò Morana. Sono visibili due brevi interviste rilasciate dalla Signora Teresa Canepae dalla Signora Isabella Bambara, vedere: http://www.taorminacity.com/tao_Info/index_info.htm
Durante la C. S. saranno presentati alcuni quadri della Mostraproiettati sul grande schermo della salache é adatta per riprese video e registrazioni audio.
Il primo appuntamento pubblico per le manifestazioni celebrativeera stato fissato per il 14 giugno a Randazzoma la concomitanza con la successiva decisionedella giornata elettorale comunale e provincialeha necessariamente fatto rinviare la datache sarà tempestivamente comunicata in seguito.
In attesa dell'incontro CONFERENZA-STAMPA di mercoledì 14 maggio,Le inviamo i nostri più cordiali saluti e auguri di buon lavoro.
per informazioni 333 7477702