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venerdì 10 aprile 2009

"Ma perché stupisce meraviglia l’idea di persone scomparse, senza che nessuna ne abbia fatto la denuncia?"


a Orazio Vasta:
Sono da anni vicina al mondo dell'immigrazione e con gli immigrati lavoro in iniziative, manifestazioni, e in un giornale.
Ho anch'io pensato subito agli "invisibili" del terremoto, sapendo quanti sono venuti in Italia e non sono ancora regolari, chissà, mi sono detta, quanti sono quelli che non risultano "dispersi".
Il loro destino mi ha fatto soffrire.
Volevo però aggiungere che purtroppo ho aspettato invano un messaggio di solidarietà da parte delle numerose associazioni di migranti, albanesi, romeni, marocchini, senegalesi ecc. che risiedono e lavorano (in un modo o nell'altro..) in Italia.
Noi li consideriamo nostri concittadini, ma loro?
Non siamo riusciti a farci amare abbastanza?
RAFFAELLA BOTTO
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Questi” Invisibili” perché mai esistiti...
Quando una reazione è aggressiva,di solito ,è perché è andata troppo vicina alla verità..
Ma perché stupisce meraviglia l’idea di persone scomparse, senza che nessuna ne abbia fatto la denuncia?
Perché ci meravigliamo?..
Basterebbe girare per i quartieri delle nostre città, per vedere come e in quanti vivono gli extracomunitari e non, gli “Invisibili” appunto.
Ma ricordiamoci di Milano e dei cinesi che dormivano nell’albergo sotterraneo…
Gli operai messi in regola? Per usare una frase di Saviano: “quando muoiono gli operai, muoiono sempre il primo giorno di lavoro”. Perché…..?
Gli affitti dichiarati?
Sarebbe come auto- denunciarsi, allora ecco che è meglio nascondere.. Queste persone, trattate come mai esistiti come “ invisibili”, scappavano già da terre martoriate……
“L'Italia non è un Paese sotto-sviluppato dell'Africa. L'Italia non è un Paese dei Balcani. L'Italia è un Paese civile ed europeo,democratico e dalle radici cristiane.” Dichiara il Dott. Giovanni Genovese..
Come può dichiarare l’Italia un Paese Europeo, Democratico , dalle radici cristiane e poi offendere così l’Africa ed i Balcani e le sue genti?
Se civile significa vedere morire quasi 300 persone per non aver rispettato le minime norme antisismiche...
Se per civile significa annientare la vita di interi paesi ..
Se civile e cristiano significa pensare esclusivamente al proprio interesse personale…
Se per cristiano si intende far vivere negli scantinati gli immigrati, clandestini e non...
Allora, Io non voglio essere ne Civile ne Cristiana..
Io voglio essere un “Imbecille”.
PATRIZIA FOLLARI
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Gli immigrati invisibili....
Credo che di immigrati invisibili ce ne siano in tutt'Italia e siano moltissimi. Girando per le citta' del nord, ne trovo in ogni angolo....soprattutto guando vuoi e puoi fermarti a chiaccherare con loro.
Quello che mi fa piu' rabbia e' quando vieni a conoscenza del loro stato , cosi precario,perche' lavorano molto e tutto in nero.
Noi cerchiamo di parlare con la gente (italiana)per farli mettere" in regola" e dar loro la dignita' che gli aspetta di diritto, rispondono che non conviene metterli "a posto".
A loro sta bene cosi....
Ne hanno bisogno per farli lavorare pero' non li rispettano.
Ecco allora spiegato" gli invisibili" dell'Aquila....
Sarebbe come autodenunciarsi...
Anzi mi viene il dubbio che il premier Berlusconi non abbia voluto gli aiuti di volontariato straniero propio per questo motivo....
Esagero ???? Mha! penso di no.
Un caloroso pensiero a tutti gli "invisibili" morti per il terremoto all'Aquila ,con "Ciao a voi , arrivederci un giorno".
ALFONSINA MARTINET
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Fonte: http://www.albanianews.it/ ,commenti all'articolo "Terremoto in Abruzzo e gli immigrati 'invisibili' "di Orazio Vasta

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Ciao Orazio,Rispondo a Raffaella Botto.
Parlo da albanese che sono.
Cara Raffaella!
In questi momenti coinvolgenti per tutti noi (senza distinzione italiani o stranieri, perchè viviamo in Italia e questo dolore ha toccato tutti, sono delle ferite per tutti noi), sarebbe meglio con buon senso e soprattutto nel rispetto del dolore e del momento che un intero paese vive, di non guardare le formalità superficialmente.
Io vivo tra italiani e albanesi, e porto la mia testimonianza che la tragedia è stata vissuta profondamente dalla comunità albanese (come del resto penso anche dalle altre comunità). La reazione e la riflessione è stata vissuta e sentita pienamente, nè più nè meno dell'animo di un italiano, ed è questo che conta prima di tutto e non le formalità (c'è chi li fa, ma c'è chi li sente veramente).
iornali per gli albanesi in Italia (per non parlare quelli in Albania per giorni interi media e masmedia), hanno scritto e partecipato animamente sulla tragedia.
Abbiamo dato in nostro piccolo contributo (quello che può ogn'uno di noi) perchè amiamo e soffriamo insieme con gli italiani da anni qui e viviamo con testa e anima in questo paese malgrado i problemi.
Mi dispiace che lei mette in dubbio il nostro amore per gli italiani (bisogna venire in Albania a questo punto per capire quanto gli italiani sono amati dagli albanesi; se facessi la "cattiva" le direi, mi viene spontaneo: non so quanto gli italiani amano gli albanesi..).
Ma non è il momento di polemiche, non vorrei mai questo, lungi da me; ho solo risposto perchè fare caso fino qui a certe formalità lo vedo esagerato.
Nel suo piccolo ogni individuo (straniero o non)pensa, partecipa, rifflette, agisce, ama, soffre e vive nella società in cui appartiene, e sotto questo aspetto gli albanesi si sentono pienamente parte integrante del corpo (e anche di indole direi) del popolo italiano.
Kaltra Viola
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Abruzzo:sono diventati "invisibili" i cittadini stranieri regolari ed irregolari che vivevano nella città di L'Aquila...

C'è un dato oggettivo e impressionante:in seguito alla scossa di terremoto micidiale che ha colpito l'Abruzzo,sono diventati "invisibili" i cittadini stranieri regolari ed irregolari che vivevano nella città di L'Aquila,capoluogo di regione.Da notizie raccolte attraverso canali "non ufficiali",sembra,che il 90% degli scantinati e dei seminterrati del centro storico di L'Aquila erano stati affittati a loro. La stragrande maggioranza in nero. Clandestini, immigrati comunitari, extra comunitari regolari, tutti ammassati.
Dopo il terremoto,dove sono finiti?
Si tratta di centinaia di persone che non risultano all'anagrafe, che non compaiono nelle liste dei morti,de dispersi, dei feriti.
Insomma,non esistono!A loro volta,i proprietari delle case che si sono messi in salvo non ne denunciano la presenza e,di conseguenza, neanche la scomparsa.
Ma dove sono finiti?
"Sono gli 'invisibili'- commenta una nota dell'agenzia Adnkronos-quelli il cui nome da vivi era conosciuto solo da pochi e forse un nome non l'avranno neanche da morti. E' una tragedia nella tragedia quella degli stranieri regolari e irregolari di cui non si hanno più notizie dalla tremenda scossa delle 3,32 di lunedì, quando il terremoto ha colpito al cuore l'Aquila e l'Abruzzo".
Ma chi sono questi "invisibili
"?

Ma la maggioranza degli stranieri a L'Aquila provenivano dall'Albania,dalla Kosova,dalla Macedonia e dalla Romania,e svolgevano quasi tutti il lavoro di muratore.

Ed è la comunità' albanese che,dai dati fin qui raccolti, ha a pagato il prezzo più alto della tragedia con vittime e dispersi
.
Io ho pubblicato nel tardo pomeriggio in Facebook l'allarme su questo dramma.
Molti lettggendo,sono rimasti scioccati.

Altri mi hanno chiesto verifiche.

Altri,ancora, mi hanno INSULTATO: "L'Italia non è un Paese sotto-sviluppato dell'Africa.
L'Italia non è un Paese dei Balcani. L'Italia è un Paese civile ed europeo,democratico e dalle radici cristiane. Le Foibe,signor Vasta, l'hanno utilizzate i suoi amici slavi. E in Abruzzo nessuno ha attivato le foibe per fare scomparire i suoi amici kossovari. Lei è un altro IMBECILLE,e andrebbe denunciato alla Procura della Repubblica per PROCURATO ALLARME! Dott.Giovanni Genovese".
Intanto,la notizia è in rete,ripresa ...gli "invisibili" sono esseri umani e hanno il diritto ad essere trattati come tali,qualunque sia la loro condizione giuridica nei confronti dello Stato italiano. Onorandomi di essere un "IMBECILLE" per il Dott.Genovese,ripeto: DOVE SONO FINITI i miei amici e fratelli kosovari, macedoni,rumeni,a
lbanesi?
Orazio Vasta

lunedì 5 gennaio 2009

5 GENNAIO 2009,RICORDIAMO IL GIORNALISTA PIPPO FAVA,UCCISO,25 ANNI FA,A CATANIA,DALLA BESTIA MAFIOSA!

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Nella foto,Pippo Fava,il direttore Pippo Fava,in "trincea",mentre preparava gli articoli che hanno sancito la sua condanna a morte!



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Sot, më 5 janar, në Katania të Sicilisë përkujtohet 25-vjetori i vrasjes së gazetarit Pippo Fava nga mafia shtazarake
Në librin e tij “Hulumtimet e Sicilianëve” të botuar në vitet 80 të shekullit të kaluar, gazetari i mirënjohur nga Sicilia, Pippo Fava, i vrarë pabesisht nga Mafia, 25 vjet më parë veç tjerash ka shkruar: “Po shndërrohem krejtësisht në një katanez, fëmijët e mi janë lindur dhe janë rritur në Katania, ku kam pak miq dhe shumë armiq. Në këtë qytet kam përjetuar të gjitha dhembjet e mia, ankthin, dyshimet dhe gëzimet të lumturisë njerëzore nga ana ime. E dua këtë qytet me një ndjenjë sentimentale... Në vitin 1981 Pippo Fava ka shkruar: "Unë udhëhiqem nga një koncept moral i gazetarisë. Një gazetari e faktuar me të vërtetën, e cila vazhdimisht pengohet nga korruptimet, e cila frenohet nga dhuna e kriminaliteti, e cila pretendon funksionimin e shërbimeve shoqërore, një gazetari e zellshme e cila i imponohet qeverisjes së mirë...." .
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Fonte: http://www.radiokosovaelire.com/

http://www.youtube.com/watch?v=jAogBSvaSyU


martedì 30 dicembre 2008

"A Rarika,per noi kosovari,è una finestra per vedere la Sicilia.A rarika è anche una speranza per la Sicilia Indipendente".(A.Qeriqi-RKL)

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Caro Vasta!
Auguri NATALE e Anno 2009!
Auguri anche per A RARIKA nel primo anniversario.
A RARIKA,per noi Kosovari è una finestra per vedere la Sicila.

A RARIKA è anche una speranza per la Sicilia Indipendente.
Fraternamente!
A. Qeriqi e lo staff di RKL
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sabato 13 dicembre 2008

Misioni i EULEX-it kontestohet nga Prishtina(di O.Vasta)

Orazio Vasta: Misioni i EULEX-it kontestohet nga Prishtina
Dihet tashmë edhe zyrtarisht se Misioni Evropian i policisë dhe i drejtësisë, EULEX është destinuar që dalëngadalë ta zëvendësojë misionin e UNMIK-ut të OKB-së. Rreth 1.400 pjesëtarë të këtij misioni dhe 500 pjesëtarë të tjerë zyrtarë lokalë do të shtrihen në tërë territorin e Republikës së pavarur të Kosovës. Në muajin prill kur pritet që ky mision të kompletohet në tërësi, do të ketë një efektiv të përgjithshëm prej 1.900 pjesëtarëve evropianë dhe një tjetër rreth 1.100 zyrtarë vendorë.
Më gjerësisht... *

*clicca per continuare
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Per la versione in italiano:

KOSOVA,l'EULEX e il 17 febbraio 2008...

Kosovo:operativa la missione europea Eulex contestata da Pristina
Scritto da Orazio Vasta
E' diventata ufficialmente operativa la missione europea di polizia e giustizia denominata " Eulex", che è destinata a sostituire gradualmente il posto della missione "Unmik"dell' Onu.

Saranno circa 1.400 i membri della missione internazionale di Eulex -ci saranno anche 500 membri del personale locale-che prenderanno posizione su tutto il territorio della Repubblica indipendente della Kosova.
Verso aprile,quando il dispiegamento dell'apparato dell'Eulex dovrebbe essere completato,la missione potrà contare su un effettivo totale di 1.900 dipendenti europei oltre a 1.100 agenti locali.
Praticamente,siamo davanti alla piu' importante missione civile mai messa in campo dall'Unione Europea,ed è stata approdata con il compito di "assicurare lo stato di diritto in Kosovo".
Dal canto loro,i serbi sono stati ostili al dispiegamento di Eulex nelle zone da loro abitate,posizione ostile ammorbidita dopo l'approvazione,il 26 novembre, di Eulex da parte del Consiglio di sicurezza dell'Onu.
Com'è risaputo,Belgrado considera la Kosova come una sua provincia meridionale ed ha presentato ricorso alla Corte internazionale di giustizia contro l'autoproclamata indipendenza kosovara del 17 febbraio. Intanto, il personale di "Eulex" ha cominciato a dispiegarsi nella Kosova da venerdì 5 dicembre,e conta già sulla presenza di tre unita' - circa 150 uomini ciascuna- di "polizia speciale" italiana, francese e romena,con il compito di effettuare il passaggio dalla giurisdizione Nato, nell'ambito della missione Kfor, a quella di Eulex. La missione europea a Pristina è fortemente criticata per lo "status neutrale" della nuova missione internazionale che, come scritto sopra, la Serbia e' riuscita a ottenere. Infatti,oltre allo "status neutrale" di Eulex rispetto all'indipendenza della Kosova,la Serbia ha ottenuto una sorta di "autonomia speciale" per la minoranza serba a nord della Kosova.
In sei punti,viene garantito alla minoranza serba la gestione "in autonomia" della polizia,delle dogane, della giustizia, dei confini, dei trasporti e del patrimonio culturale e religioso. E ciò avverrà sotto la vigilanza dell’Onu, attraverso l'Unmik, e non con l' Eulex.
Di fatto,il territorio abitato dalla minoranza serba è stato SEPARATO dal resto del territorio della Repubblica Kosovara,determinando una lacerazione dell'integralità del territorio nazionale,integralità che era stata riconosciuta dalle forze internazionali presenti nella Kosova il 17 febbraio 2008.
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Fonte: www.albanianews.it

mercoledì 10 dicembre 2008

10 dicembre 1996:finiva di battere il cuore di Turi Lima...

CLICCA:
http://partitodelsud.blogspot.com/2008/12/turi-lima-muru-catania-lu-10-di.html "... Purtroppo, a 72 anni, il 10 dicembre 1996, dopo dieci giorni di atroci sofferenze, vissute con una dignità impressionante, Turi Lima finiva di vivere, lasciando a noi siciliani un grande patrimonio ideale per continuare l'opera di "limatura".
Ma, il patrimonio ideale lasciato da Turi Lima appartiene a tutti i Popoli in lotta per l'Indipendenza Nazionale, anche perchè, dai microfoni di Antenna Trinacria -chi scrive faceva parte dello staff della radio- aveva sostenuto la lotta dei Popoli oppressi, dai Palestinesi ai Kosovari".

Orazio Vasta
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QUANNU UN JORNU MI CERCHI
Supra lu me jardinu, figghiu,
ali d' ùmmira si stènnunu:
la sira va calannu.
Vutatu a lu livanti
vidu strati di ciuri e di ruvetti
e li me' carni viola;
arreri a mia
aceddi griggi, nfruscati
tra li cimi di l' àrvuli,
càntanu senza sosta
e lu suli acchiana e scinni !
Quannu un jornu mi cerchi
e non rispunnu
non scarpisari l'erba
ca supra di mia joca
ccu l' àlitu di lu ventu.
Di luntanu
mànnami un suspiru
fattu di silenziu:
lu celu di Sicilia
sarà li vrazza mei.

Turi Lima
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"Il vero rivoluzionario" disse un giorno Lelio Basso, "non si arrende mai". E questa profonda verità è nell'essenza poetica di Turi Lima. Quando leggiamo, infatti, le sue composizioni con le tante metafore di neve, cielo e notti che accompagnano il suo canto politico-rivoluzionario, affiorano alla mente i nomi di Brecht, del Lorca di Mariana Pineda, di Pablo Neruda, così come sorge spontanea l'esigenza di collocarlo accanto ai grandi poeti dell' Africa Nera, della Palestina, di Haiti, del Madagascar, oppressi dal colonialismo europeo: a Léopold Sédar Senghor, a René Depestre, ad Aimé Césaire, a Jacques Rabemananjara, a Keita Fodeba, a Birago Diop, tutti esponenti della lotta di liberazione che sta alla base della stessa esigenza poetica e culturale di Turi Lima.
Sui banchi di scuola, decenni or sono, dalle scarse ammissioni dei libri di testo dei colonizzatori italiani, capimmo che già nel Duecento la Scuola Poetica Siciliana fu essenziale alla formazione della poesia toscana e bolognese di prima dello Stil Novo e che il poetare siciliano venne tenuto d'occhio e onorato dallo stesso Dante per limpido et ornato stile.
E fu così che nella ricerca sempre più ossessiva della nostra identità perduta con la tragedia del 1860, sulla scia di quella tradizione poetica di Ciullo d'Alcamo, dei Delle Colonne, di Jacopo da Lentini, scoprimmo i poeti altrettanto grandi che rispondono ai nomi di Asmundo, Rizzari, Veneziano, Meli, Scimonelli, Tempio, fino a che non approdammo a Pirandello, Cesareo, Di Giovanni, Quasimodo e al Buttitta, al Calì, al Camilleri, al Gagliano, al Certa e allo Scammacca dei nostri giorni.
Ciò che però fa emergere Turi Lima è il costante amore per l'Isola, la devozione alla causa del Popolo Siciliano e della Libertà Nazionale, il ruggente impeto civile che non si arrende mai di fronte alle orge e alle vessazioni del colonizzatore e dei suoi collaborazionisti indigeni (che sono anzi il suo bersaglio), la certezza di quella libertà che riacquisteremo.
E la sua poesia, si badi bene, non è una poesia della ideologia, ma poesia di tutti e per tutti e appartiene alla Weltliteratur per la maturità dello strumento linguistico e perchè è appunto la poesia del bardo che con la stessa passione di un Desmoulin e di un Büchner, con lo stesso lussureggiare lirico di immagini di un Lorca e con la stessa ferocia epigrafica di un Brecht, con la sua comunione umana e terrestre, nutrita dalla sua passione civile, ci ricorda il canto spiegato di un Walt Whitman e del Pablo Neruda del Leñador.
La poesia di Turi Lima rappresenta l'epos di un popolo che vuole liberarsi dalla sua condizione di colonizzato.
Catania / Comiso 01 agosto 1982
Natale Turco

(segretario politico del Movimento Popolare di Liberazione della Sicilia)
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E RESTU VIVU
Nascivi
comu nasci la zammara:
di la carni di sta terra
e dintra li me' vini
scùrrunu li ciumi di Sicilia.
Sbucciai buttuni di làcrimi
e pàmpini di suspiri
sutta li fàuci di lu me suli,
tistimoniu di lamenti senza fini.
Intra lu me cori criscìu
lu rancuri di sèculi d' ànsii,
nzirragghiati intra la mmorsa
di li tirannìi
e torciu lu coddu
a lu ventu di tramuntana.
Nascivi e sugnu carni di sta terra
e si moru non mori la me terra.
Ccu li so' granni vrazza - matri
simenza vita - idda
m' abbrazza
e ju diventu terra
e dugnu acqua a li ciumi
e linfa a la sipala
e civu a l' aceddi
e nivi a la muntagna
e restu vivu
nzemi a la me terra.

Turi Lima
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CCA MI VOGGHIU ASSITTARI
Cca mi vogghiu assittari,
supra sti màrmuri caudi di suli
e camuliati di lu tempu,
ca vìttiru lampi di spati
spicchiuliari làcrimi d' òmini
addivintati servi.
Nta lu silenziu di sti petri janchi
cunturnati di virdi erbi
ca nàsciunu e mòrunu
a lu vuliri di lu ventu,
pàlpita lu me cori e trema
all' ascutari
lamenti di flauti canniati e zàgari
assuppati di sangu di catini.
Cca mi vogghiu assittari,
pi sintìrimi ntornu
spìriti 'mmurtali
a cuntàrimi trèmiti di riscattu,
disideriu di vita intra vesti di ciuri
cusuti
ccu raggi di luni chini.
Vogghiu gràpiri lu libbru
ncatinazzatu sutta la muffa
di la trascuranza
pi sèntiri rintocchi di campani,
e armenti a pasculari
intra la paci di li carrubbìti,
pi jìnchiri lu me pettu
di lu spiritu to, matri Sicilia.
No, matri, su' vivi li to' figghi:
mori la carni ccu li so' passioni,
ma lu spìritu resta
e duna vita a novi spìriti,
c' hanu brama d' amuri.
E ju,
lassata la materia,
vogghiu arristari cca,
n-menzu a sti petri,
pi gràpiri li càlici a li ciuri,
pi dari forza all' ali di l' aceddi.

Turi Lima
*****
LU TEMPU N' ÀUTRA VOTA DI MURÌRI
Ruppi lu ncantu e mi jittai macari.
Mi dèttiru un muschettu di tri liri
e a me matruzza la lassai chiamari,
senza fàrimi mancu binidiri.
Cantai ccu l' armi a manu,
- l' arma di ferru e l' arma
ca non mori -
pi lu megghiu distinu sicilianu
stampatu nta lu cori.
Cantai, spirai, luttai,
ccu li cumpagni mei,
ccu la passioni stissa di l' Ebrei.
E me matruzza non mi vitti chiù,
pirchì lu chiummu nfami
di lu tirannu nfami
lu cori mi scassò.
Supra sta terra scura
ca mi cummogghia l' ossa,
supra di la me fossa,
c'è na lampa astutata e la friddura;
supra di mia lu pòpulu si scanna,
si spacca n-centu,
trìbbula, s' addanna,
pirchì non pò truvari nuddu abbentu.
Ma nuddu ccu na pala pò luvari
sta terra fitta e scura?
Nuddu pò sbasulari sta sipultura?
Niscìtimi di ccà,
vogghiu abbrazzari
n' àutru muschettu vecchiu di tri liri,
ma sulu pi campari
lu tempu n' àutra vota di murìri.

Turi Lima
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MACARI
Macari ca mi dati oru zicchinu
e mi faciti prìncipi ndianu,
sceiccu, gran pascià o mannarinu,
suvranu d l' imperu pirsianu,
o capu di lu regnu saracinu,
o re assolutu di lu munnu sanu,
ju vi mannassi a lu vostru distinu

pirchì vogghiu ristari sicilianu.
Turi Lima
(6.9.1983)

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da "QUADERNI INDIPENDENTISTI" giugno 1982 n.1
IL DIRITTO ALL' AUTODETERMINAZIONE PER LA COLLETTIVITA' SICILIANA NASCE DA MOTIVI STORICI E POLITICI, PRIMA CHE ETNICI ED ECONOMICI.
Le vicende storiche che hanno tenuto sempre vivo nei siciliani il sentimento di riscatto che in tutte le epoche, sia pure disorganicamente, si è manifestato con episodi a volte locali e a volte totali, sono la prova di una sentita spettanza di libertà. Tale spettanza scaturente dalla costante presenza di dominazioni che si sono avvicendate nell'isola per sfruttarla e degradarla, non ha conosciuto soste e, sebbene si sia presentata a volte più distinta per la crudeltà del dominatore a volte meno per l’allentamento della morsa sanguinaria da parte del popolo occupante, ci perviene in tutta la sua chiarezza attraverso un'analisi dei fatti storici che hanno accompagnato il divenire del Popolo Siciliano. Sottolineare perciò il diritto della Sicilia alla sua libertà, significa rispettare, prima che la volontà dei viventi, quella dei nostri antenati, remoti e recenti, e quindi della stessa storia che, seppure distorta e contorta dalle dominazioni, si è sempre articolata in una costante direzione, verso l'esigenza dell'autogoverno.
Gli innumerevoli tentativi di dare un assetto politico all'Isola, divenuta di volta in volta colonia, provincia o addirittura territorio metropolitano delle stesse dominazioni, si sono sempre risolti con lo sfruttamento disumano del nostro Popolo e delle nostre risorse.
L’ultimo rapporto, quello con l'Italia, sebbene nato nel clima di una auspicata formula risorgimentale, paritaria ed egalitaria, agli effetti pratici ha confermato l’impossibilità per la Sicilia di poter trovare una propria collocazione favorevole nelle relazioni con chicchessia.
La natura propria della Sicilia non consente alcuna formula politica che non sia proprio la sua capacità di autogestirsi. Gli 83 anni di annessione all'Italia come regione di uno Stato accentratore e i susseguenti 36 anni di "regione a statuto speciale",altra formula di ripiego inventata per tentare di dimostrare la quadratura del cerchio, hanno riconfermato che qualsiasi rapporto con altri popoli coi quali vi sia comunanza, anche se relativa, di interessi, è sempre una formula innaturale che non da alla Sicilia piena libertà di respiro e garanzia di vita secondo la sua naturale aspirazione politica.
II rapporto con lo stato Italiano è destinato ormai a mettere sempre più in evidenza una condizione di sudditanza che andrà sempre più diventando pesante e deleterio. La mancata attuazione dello Statuto Speciale di Autonomia,e la violazione di leggi costituzionali dello Stato,da parte dell'Italia dimostra ampiamente che non solo la volontà politica è mancata a ché la Sicilia venisse considerata in termini paritari, ma che la Sicilia, la quale porta con sé un retaggio di dominazioni, si presta ad essere trattata da serva da parte di chiunque, per quel destino che la Storia è stata costretta a forgiare per essa fino a quando non troverà la forza di ribellarsi da ogni rapporto di comunanza politica con gli altri.
Le violazioni compiute dallo Stato Italiano sono tali e tante che non possono essere interpretate quali azioni compiute in perfetta buonafede e su un piano di normali dimenticanze burocratico-legislative.
Qui ci troviamo di fronte a un congegnato disegno colonialistico che, iniziato all’alba del rapporto, nel 1860, si perpetua fino ai nostri giorni, assumendo proporzioni spaventevoli. L'entità di tale disegno e le sue micidiali conseguenze sono tali che il problema non si può prestare ad essere risolto ne con il ripristino del patto statutario, né con nuove eventuali formule di rapporto di comunanza, almeno fino a quando la Sicilia non cancellerà dalla Storia il suo triste ruolo di terra dominata da tutti.
E questo, lo può fare solo conquistandosi la libertà e organizzandosi in Stato Sovrano retto da governi popolari che mirino alla costruzione di una società nella quale nessuno e niente restino improduttivi e che tengano conto della crescita umana in termini di qualità. La strada per risolvere il problema siciliano non è quindi quella di un dialogo con lo Stato Italiano, resosi ormai mille volte responsabile di voler mortificare a tutti i costi la dignità del popolo Siciliano, ma quella di un dialogo con tutti gli Stati liberi del mondo che tengano in considerazione la Libertà dei Popoli, il loro diritto a vivere fuori da ogni sfruttamento coloniale.
TURI LIMA


martedì 2 dicembre 2008

AlbaniaNews,quotidiano sociale online

Chi siamo
AlbaniaNews nasce da una tela di contatti e di corrispondenti presenti nella communità albanese residente in Italia e da giornalisti, professori, studiosi o studenti che risiedono nel paese delle aquile per dare vita ad un network di informazione indipendente , costituito da un portale in lingua italiana AlbaniaNews.it.

AlbaniaNews.it è anche il frutto dell'esperienza ottenuta dal sito AlbStudent.eu (in lingua albanese e italiana).
Le informazioni vengono raccolte da fonti locali ed elaborate dalle sedi di AlbaniaNews presenti in Albania, Kossovo e Italia e tradotte in italiano.
AlbaniaNews viene dopo una esperienza pluriennale nel campo del giornalismo e della mediazione culturale.
AlbaniaNews.it si presenta come il primo giornale online che vi spiega la vita quotidiana degli albanesi in Albania, Kosove e Italia.
Tutte le ultime informazioni riguardo al mondo della politica, calcio, spettacolo, cultura ecc.

Quotidiano sociale online
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Caporedattore: Alban Trungu

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domenica 30 novembre 2008

"Stringi,stringi..." (di Roman Herry Clarke)

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Vorrei capire: cosa intende Ciano con «tu dialoghi da tempo con i kosovari, tutti conosciamo la storia di quella regione d´Europa»?
Temo si tratti di una insinuazione, come se Ciano possa permettersi di vaticinare sulla pelle di gente che è morta per la propria patria, la Kosova (nazione, non «regione») oggi libera, indipendente, e multietnica (senza sopraffazioni).
Ciano, e chi con lui, ha la semplice e consueta intenzione di costruire una qualche alleanza elettorale (nella speranza che ci scappi la poltroncina per sé o qualcuno dei suoi) sulle basi di un partitino che, stringi stringi, ha solo ottenuto qualche risultato nel comune di Gaeta.
In confronto, il MIS con tre consiglieri comunali, un consigliere circoscrizionale, un assessore (in quattro comuni diversi, su un bacino totale di oltre 60.000 abitanti) è un gigante.
E lo è davvero, elezioni a parte, vista la statura morale e l'autentico spirito di sacrificio di quanti lo animano e servono quotidianamente. Dialogando solo con gli altri popoli oppressi, minoranze vittime dell'assimilazionismo imperialista, nazioni senza stato.
E tenendo sempre a mente ciò che Ciano sembra ignorare (o volutamente tacere): che il voto in gran parte della Sicilia non è libero.
Come Lombardo abbia costruito la propria escalation elettorale, lo si è chiaramente visto nel noto servizio di "Exit", condotto da Ilaria D'Amico su La7.
E poi Ciano non parli dei fatti di Bolzaneto, quando con nonchalance e disinvoltura «dialoga» tanto con l'anonimo deputato dei «Liberal Democratici» (ma non dicevano che il 5% aveva ridotto il numero dei partiti?) quanto con la solita "Alleanza Federalista" che Bossi esce puntualmente dalla naftalina in prossimità delle elezioni europee, quanto con quel Di Pietro che, memore e forte della sua carriera in divisa, impedì la costituzione della commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti di Genova (ma poi piagnucola isterico per la Vigilanza RAI...).
Mi si chiederà: ma chi ha chiesto il parere del MIS?
Nessuno, e infatti questo è il parere di un siciliano, giornalista, compagno di lotte per l'indipendenza e amico di Orazio, che non può tacere. Non posso accettare che di un Patriota Siciliano e giornalista dall'operato adamantino si possa dire che «prende per il culo i lettori». Da che pulpito, Sig. Ciano!
Roman Henry Clarke
giornalista indipendente
Vice Segretario MIS

giovedì 27 novembre 2008

"LA KOSOVA NON HA NESSUN CONTATTO CON AL-QUAIDA" (di Ahmet Qeriqi)

Caro Vasta.
Ti ringrazio per la notizia del "rapporto della CIA" sul presunto terrorismo internazionale kosovaro.
Uno scenario assurdo!
E,penso, che tutto questo scenario sia frutto di Belgrado.
Si tratta,infatti,di un rapporto" politico" e non di intelligence.
La Kosova non ha nessun contatto con Al-Qaida.
NON DIMENTICHIAMO,che gli Arabi islamisti non sostegno la nostra indipendenza!
La Central Intelligence Agency sa benissimo che nella Kosova gli ex combattenti non sono estremisti.
E' la Serbia che desidera uno scenario talebanizzato per la Kosova ,e non i kosovari.
Se la Serbia tenterà di ritornare con le armi nella Kosova, allora,veramente ci sarà la guerra!
Fraternamente,
Ahmet Qeriqi
(direttore di Radio Kosova e Libertà- http://www.radiokosovaelire.com/)
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giovedì 20 novembre 2008

KOSOVA:verso il riconoscimento di Atene.

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La Grecia pronta per riconoscere la Kosova indipendente
Il Ministro degli Esteri greco Dora Bakoyannis(nella foto),intervistata dai giornalisti di "Koha Ditore" e di "VizionplusTV" ,ha detto, che, nonostante attualmente la Grecia non riconosce l'indipendenza della Kosova, al più presto Atene dovrà riconoscerla, anche se non si è pronunciata sulla data ."Il Problema del Kosovo-ha dichiarato la Bakoyannis alla stampa kosovara- è uno dei più antichi problemi dei Balcani. Noi non riconosciamo la sua indipendenza sulla base del principio di integrità territoriale, ma dall'altra parte sappiamo che il corrente non può cambiare".
Con la Grecia, gli stati membri dell'Unione Europea (Romania, Spagna, Slovacchia e Cipro) che non riconoscono l'indipendenza della Kosova sono cinque.
Orazio Vasta

mercoledì 19 novembre 2008

KOSOVA:"L'Onu sta davvero lavorando per un futuro di serbi o albanesi, o getta benzina nel fuoco per rendere ancora più estrema la separazione?"

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Posto quest'interessante intervento sulla situazione kosovara,con la speranza(e la certezza!) che i bambini della Kosova di oggi-nella foto-non patiranno le crudeltà che hanno patito i bambini kosovari di ieri.Come nessun bambino al mondo dovrebbe patire...Come nessun bambino al mondo dovrebbe patire,MAI!Orazio VastaQuale futuro per quale Kosove?
Scritto da Kastriot Nini (fonte:
www.albanianews.it
)
Negli ultimi dieci anni lo Stato più giovane balcanico ha fatto indubbiamente dei passi da gigante. Percorso non facile se si considera che il paese entrava ed usciva devastato da una guerra senza senso con l'esercito serbo, nonché dagli effetti del bombardamento amico.
Il Kosovë adesso ha un parlamento democraticamente eletto, un governo legittimato dalla stessa costituente e le ultime elezioni sono state prevalentemente democratiche. Insomma, tutti quegli elementi che servono a definire una democrazia. Ma il percorso è tutt'altro che concluso. La libertà comporta delle responsabilità verso la comunità della nazioni e verso la propria nazione. La libertà nel paese delle aquile è fragile, provvisoria e viene messa in discussione ogni giorno.
Tocca alla nuova classe dirigenziale kosovara farla crescere per portarlo verso un nuovo traguardo. Ma a vedere quello che succede nel paese viene da chiedersi se è veramente questo l'obiettivo degli leader. Tolto l'entusiasmo iniziale e susseguente, nel nuovo paese la situazione è deprimente sotto tanti punti di vista. Il governo kosovaro, che gode dell'appoggio americano e dell'Onu perde visibilmente consenso nelle file della popolazioni, risultando incapace di risolvere le tante sfide che frenano il paese...

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martedì 18 novembre 2008

"SUGNU SICILIANU"

Fonte:http://www.siciliacavalieri.altervista.org/ _________________
Turi Lima:"Chiddu ch'è certu, sugnu: e sugnu sicilianu"...
Nasceva il 18 agosto 1925, in Sicilia, nella contadina Catenanuova, da Carmelo e Giuseppina Muni, Venero Maccarrone, che, alla fine degli anni settanta, con lo pseudomino Turi Lima, ha dato vita ad una "poesia rivoluzionaria" in lingua siciliana, tutta votata alla Sicilia, Sicilia intesa come Patria del Popolo Siciliano, come Nazione cancellata, che, attraverso un'opera si sensibilizzazione culturale tesa al recupero della specificità dell'identità degli Isolani, poteva essere riconquistata dai Siciliani: "Si sugnu lava o sùrfuru / si sugnu aranciu o pala / si sugnu jnestra o mènnulu ju non lu pozzu diri. Chiddu ch'è certu, sugnu: e sugnu sicilianu" ("Se sono lava o zolfo/se sono albero d'arancio o foglia di fico d'India/se sono ginestra o albero di mandorlo, io non lo posso dire, Quello chè è certo, sono: e sono siciliano").
Turi Lima,secondo il professore Salvatore Camilleri:
Turi Lima, come ha scritto qualche anno fa il professore Salvatore Camilleri, "non era certamente uno di quei poeti cui si deve consigliare l'esortazione del Feuerbach a non accettare passivamente la realtà, ma a inserirsi in essa per mutarla, non lo è stato perchè nella realtà si era calato tutt'intero e vi sosteneva la sua battaglia in nome della sicilianità; non lo è stato per il perenne suo impegno umano, per il suo impegno civile che quotidianamente ha sostenuto con la sola arma di cui disponeva, la poesia... Ma, l'impegno di Turi Lima non nasceva, come in Argon o in Neruda, da una ideologia, né da una considerazione filosofica; nasceva da uno sconfinato amore per la sua Terra natale, alimentato dalla passione più ribollente, anche se non erano estranei motivi sociali e politici".
Turi Lima,secondo lo scrittore Emanuele Gagliano:
Emanuele Gagliano, compianto poeta e scrittore siciliano, nel lontano 1984, nell'introduzione ad un libro di poesie di Turi Lima ,scrisse: "La nota dominante di questa raccolta di Turi Lima "Sicilia celu e terra" è senz'altro l'identità: il segno inconfondibile che distingue il vero poeta dagli oscuri epigoni e che lo porta allo scontro con una società e una cultura.Muovendosi dietro tutte le sensazioni di un universo umano per molti aspetti nuovo, Turi Lima sviluppa una tematica libertaria che trova il suo epicentro nel processo evolutivo del tempo e della storia. Evidente è la frattura con la poesia agrario-cattolica tradizionale, ma anche con tanta poesia odierna polarizzata su una stessa frequenza di suoni, di voci, di echi. Le occasioni dell'autore s'incentrano nel dissidio della storia e della mistificazione della storia, della giustizia e dell'ingiustizia, della libertà e della coercizione, dell'intransigenza etica dell'uomo forte e del conformismo degli animi servili. E rinviano a Turi Lima preoccupato, più che di accusare e di gridare (sarebbe, questa, la soluzione più ovvia), di spingersi nei gorghi della coscienza inquieta e di chiamarla in causa con un atteggiamento di netta rimozione rispetto ad ogni acquiscenza umbratile ed esaustiva. L'apporto ideologico è qui accolto come elemento-base del proprio orientamento culturale ed estetico, mentre il tema della socialità, che da Rapisardi a Quasimodo, da Brecht a Hikmet, da Whitman a Cardenal, ha sempre costituito una componente viva e partecipe del destino dell'uomo, è presente come sostanza e come ritmo in un'osmosi dialettica tra la soggettività dell'autore e il dato esistenziale".
Turi Lima come Aristofane:
"Chiunque è un uomo libero non può starsene a dormire",scriveva Aristofane sullo scorcio del V secolo a.C., e il modello di realtà prescelto da Turi Lima é stato di quelli che coinvolgono la coscienza di tutti e che inducono a "vegliare": "Tu non canusci lu scuru di li notti, stiddati di duluri, di cù vosi spizzari li catini e truvau lami e focu/ e ancora curri,nudu e dispiratu, tra celi e inferni...Sunò lu cornu Eunu e ancora pi li strati l'omu camina mpintu a lu juvu..." ("Tu non conosci il buoio delle notti,stellate di dolore,di chi ha voluto spezzare le catene e ha trovato lame e fuoco/e ancora corre,nudo e disperato, tra cieli e inferno...Suonò il corno Euno e ancora oggi,per le strade,l'uomo cammina appeso al chiodo...".
Ma perchè scelse lo psudonimo "Turi Lima"?:
Lo psudonimo "Turi Lima", era, in realtà, un gioco di parole, legato all'idea di sensibilizzazione dei siciliani alla sana sicilianità attraverso la poesia. Infatti, "Turi Lima", nell'idea del poeta, era il "limaturi", il fabbro, che, con tanta pazienza "Lima", per correggere e perfezionare,un pezzo di ferro deformato. Turi Lima, militante e Dirigente "separatista": A causa della guerra, la famiglia Maccarrone si trasferì a Catania,dove il giovane Venero aderì alla Lega Giovanile Separatista,organizzazione giovanile e paramilitare del Mis (Movimento per l'Indipendenza della Sicilia), divenendone subito un dirigente e collaborando alla realizzazione dei periodici quali "Sicilia Martire","La libertà", "Sicilia Rossa" e "Sicilia Indipendente". Turi Lima fonda "Antenna Trinacria": Nel 1961 ha ideato e diretto la rivista mensile "Sicilia indipendente" e, nel 1978, ha fondato e diretto a Catania la radio "Antenna Trinacria", la "radio d'assalto", che ha polarizzato l'attenzione e l'adesione di tantissimi cittadini attorno alle tematiche neo-sicilianiste, democratiche,socialiste,internazionaliste e antimafiose. Negli anni sessanta, era stato fra i fondatori del "Fronte Nazionale Siciliano-Sicilia Indipendente" e negli anni ottanta del "Movimento popolare per la Liberazione della Sicilia". Inoltre, nel 1970,con l'avvocato Natale Turco,aveva dato vita al "Centro Studi Storico-Sociali Siciliani".
Turi Lima e il suo patrimonio ideale:
Purtroppo, a 72 anni, il 10 dicembre 1996, dopo dieci giorni di atroci sofferenze, vissute con una dignità impressionante, Turi Lima finiva di vivere, lasciando a noi siciliani un grande patrimonio ideale per continuare l'opera di "limatura". Ma, il patrimonio ideale lasciato da Turi Lima appartiene a tutti i Popoli in lotta per l'Indipendenza Nazionale, anche perchè, dai microfoni di Antenna Trinacria -chi scrive faceva parte dello staff della radio- aveva sostenuto la lotta dei Popoli oppressi, dai Palestinesi ai Kosovari.
Turi Lima e il sole della pace e della libertà:
"Suli" ("Sole"), la poesia che conclude questo mio intervento, è l'essenza dell'opera di Turi Lima: "Suli, ca supra st'Isula sfruttata di centu razzi, tu passi vasciu cu li raggi ardenti e nfochi petri e ciumie duni vita a mennuli e frumentu; c'abbruci li ramigni e li ristuccie la nivi ti porti nfinu a mari;suli, ca fai sbucciarili zagari d'aranci e di lumei, e di spiranza tingilu celu cilistrinu;suli, c'alluminasti lu caminudi lu granni Duceziu e di li Vespri; suli, c'ha' vistu nasciri pueti, scienti e analfabeti, c'ha vistu curaggiusi e tradituri c'hannu fattu la storia di sta terra azziccata nta lu mari; suli ca po' parrari ppi diri li turmenti e li dulurie la putenti carrica d'amurica ci avi la me genti ca sapi stari povera e cuntenti; tu ca nascisti cu la terra mia, fermati 'ncelu ppi tri jorna sani e nfocacci lu sangu ntra li vinia lu populu miu, ch'è nta li spini.Dacci curaggiu e forza, e jinculu di luci nta la menti,pi truvari la strata, tuttu unitu, pi conquistari paci e libirtà". ("Sole, che su quest'Isola sfruttata da cento razze, tu passi basso con i raggi ardentie infuochi pietre e fiumie dai vita a mandorle e frumento; bruci la gramigna e le respuccee la neve ti porta fino al mare;sole, che fai sbocciarele zagare degli aranci e dei limoni, e di speranza colori il cielo azzurro;sole, che illuminasti il cammino del grande Ducezio e dei Vespri;sole, che hai visto nascere poeti,scienziati ed analfabeti, che hai visto coraggiosi e traditoriche hanno fatto la storiadi questa terra inserita nel mare; sole che puoi parlare per raccontare i tormenti e i dolori e la forte carica d'amore che ha la mia gente che sa vivere povera e contenta; tu che sei nato con la mia terra,fermati in cielo per tre giorni interie infuoca il sangue nelle vene al mio popolo, che è tra le spine. Dagli coraggio e forza, e illuminagli la mente,per trovare la strada, tutto unito, per conquistare pace e libertà".
Orazio Vasta

domenica 16 novembre 2008

"Il Kossovo libero vuole essere un Paese modello di convivenza pacifica, interetnica ed interreligiosa, dove l’uomo come tale sarà il valore assoluto"

Riprendo dal sito www.antennedipace.org ,organo dei
Caschi Bianchi Caritas Italiana, questo importante documento. Si tratta di un'intervista a padre Lush Gjergj,parroco cattolico di Prizren,nella Kosova.
Posto ques'intervista come contributo alla giusta causa del POPOLO KOSOVARO e per sottolineare che nella Repubblica indipendente kosovara non esiste una "questione religiosa"o,addirittura,una "questione anticristiana".
Nei momenti più drammatici della guerra imposta dalla Serbia,nel "Kossovo" si sono verificati atti di violenza contro un centinaio di chiese ortodosse...Oggi,i fatti dicono che la Kosova non rappresenta,
un pericolo per i cristiani che vivono o operano lì.....Orazio Vasta
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Unità nella diversità nel Kossovo indipendente: una questione di valori
Ripercorrere con Lush Gjergj, parroco di Prizren e promotore del movimento nonviolento in Kossovo, i passaggi fondamentali dell’ultimo secolo, significa capire la ragione per la quale gli albanesi del Kossovo si siano sentiti esclusi dalla storia, fino al 17 febbraio 2008, giorno della dichiarazione unilaterale d’indipendenza dalla Serbia.
Sara Cossu (Casco Bianco a Prizren, Kossovo)
Fonte: Caschi Bianchi Caritas Italiana - 14 aprile 2008

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PER CONTINUARE,CLICCA:

http://www.antennedipace.org/antennedipace/articoli/art_952.html

"Questo vuole essere il Kossovo libero e indipendente. Un Paese modello di convivenza pacifica, interetnica ed interreligiosa, dove l’uomo come tale sarà il valore assoluto"---Don Luchs

sabato 15 novembre 2008

Pse Vatikani i thotë jo pavarësisë së Kosovës-Zot i bekuar ndriço dhe beko popullin e Kosovës!

Pse Vatikani i thotë jo pavarësisë së Kosovës
Lajmi për mosnjohjen e pavarësisë së Republikës së Kosovës nga Vatikani ende po trajtohet si “Jo” e motivuar në faktin se, çështja e Kosovës ende është e hapur dhe po negociohet në Organizatën e Kombeve të Bashkuara.

Në vitin 1991 Vatikani qe ndër shtetet e para që së bashku me Gjermaninë njohu në mënyrë të njënashme pavarësinë e Kroacisë e të Sllovenisë nga Republika Federale e Jugosllavisë,ashtu sikur u njoh edhe Kosova në mënyrë të njëanshme, nga disa shtete, më 17 shkurt të vitit 2008.
Dy qëndime ndryshe për Selinë e Shenjtë.
A është kjo një zgjidhje politike?
A është kjo një zgjidhje e mbështetur eksluzivisht në fondamentin fetar të kroatëve, sllovenëve dhe kosovarëve.?
Kroatët e sllovenët janë katolikë, ndërsa kosovarët mendohet se kanë një componentë të forte myslimane.
A është më se e vërtetë se Vatikani beson se një ditë Kosova do të shndërrohet në një Republikë fundamentaliste islamike?
Katolikët e protestantët sikur parapëlqejnë ta definojnë JO-në e Vatikanit, me qëllim për t’i dhënë problemit një zgjidhje politike e jo fetare.
Përse të jetë problem anakronik, për të marrë guxim e për të thënë, problem fondamentalist.
Zot i bekuar ndriço dhe beko popullin e Kosovës!
(Ky shkrim është botuar në gjuhën italiane, në Albania News, nga Orazio Vasta, intelektual i shquar Sicilian dhe mbështetës i pavarësisë së Kosovës).
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Orazio Vasta: Il Vaticano: No all'indipendenza del Kosovo
La notizia del "No" del Vaticano al riconoscimento dell'indipendenza nazionale della Repubblica della Kosova,anche se si tratta di un "No" motivato dal fatto che all'Onu la questione kosovara è ancora aperta,apre tanti interrogativi...
Nel 1991,il Vaticano fu il primo stato a riconoscere,assieme alla Germania,l'indipendenza della Croazia e della Slovenia dalla Repubblica federale di Jugoslavia,indipendenze UNILATERALI,come quella del 17 febbraio 2007 della Kosova.
Due pesi e due misure da parte della Santa Sede?
Una scelta politica?
O una scelta dettata esclusivamente dal fondamento religioso dei croati,degli sloveni e dei kosovari?
Croati e sloveni sono cattolicissimi,i kosovari hanno una forte componente musulmana.
Ma,veramente,il Vaticano crede che la Kosova possa svegliarsi una mattina trasformata in una Repubblica Islamica fondamentalista?
Da "cattolico protestante",come amo definirmi,mi auguro che il "No" odierno del Vaticano sia dettato da una scelta politica e non religiosa,perchè sarebbe anacronistica,perdente e,oso dire,
fondamentalista.
Che il buon Dio illumini il sentiero del Popolo della Kosova!
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Fonte:in lingua albanese, www.radiokosovaelire.com
in lingua italiana, www.albanianews.it




venerdì 7 novembre 2008

ANILDA IBRAHIMI....(da Radio Kosova e Lire)

Anilda Ibrahimi: Është gabim që shqiptarët e shikojnë Italinë me aq admirim
Anilda Ibrahimi autore e romanit “ I kuq si një nuse” shkruar në gjuhën italiane, rrëfen dhe kritikon me ashpërsi Italinë, thotë Sergjo Banjoli, në një shkrim të botuar në Albanianews.
Anilda Ibrahimi është nga Vlora, ku edhe u lind në vitin 1972.
Pas bankrotimit ekonomik të vendit të saj, me rastin e rënies së regjimit komunist të Enver Hoxhës, i cili e kishte transformuar këtë vend të vogël matanë Adriatikut në një ishull të izolimit, ajo ka rrëfyer varfërinë e saj dhe ashtu si shumë të rinj shqiptarë, mori rrugët e Italisë.
E pajisur me një talent të natyrshëm të shkrimit, poeteshë dhe gazetare, Anilda ia doli në krye për të mbijetuar si edhe shumë të reja ...Pasi kishte bashkëpunuar me një revistë zvicerane zë vend në Itali, në Romë, në rrugën Andrea Doria. Pas një kohe, për një revistë letrare kishte dhënë një intervistë në të cilën kishte rivlerësuar regjimin e Enver Hoxhës dhe kishte kritikuar egërsisht Italinë e sotme duke e cilësuar si të keqe dhe raciste, por duke u konfrontuar me një masë me idetë perëndimore, që asokohe kishin qenë në modë në jetën e vendit të saj duke definuar Shqipërinë një etni të zhvilluar për të arritur në një paradoks dhe duke përfunduar se “Klima që kishte mbretëruar në Shqipëri gjatë kohës së diktaturës komuniste nuk dallonte shumë nga klima që po përhapet tani në Italinë e Berluskonit”.
Edhe pse e ashpër me vendin tonë dhe në përgjithësi me komunitetin perëndimor, Anilda mes tjerash është edhe anëtare e Këshillit Kombëtar Italian për Refugjatët. Shkrimtarja toske pohon se Evropa Perëndimore ka nënvlerësuar të kaluarën dhe vazhdon ta nënvlerësojë egërsinë e popujve të Ballkanit dhe ky qëndrim dëmton në mënyrë të konsiderueshme imazhin e popullit të saj, i cili kufizohet me shqiptarët në Maqedoni dhe në Kosovë.
E famshme për Italinë dhe për romancën “ E kuqe si një nuse”... në këtë intervistë të njohur në revistën letrare Anilda sikur lejon të afirmohet deri diku edhe izolimi i Shqipërisë së Enver Hoxhës, i cili, sipas saj i kishte dhënë popullit shqiptar disa vlera etike, që gjetiu nuk i kishte pasur shoqëria kapitaliste.
Komunizmi i Enver Hoxhës nuk ishte i egër dhe i përgjakshëm sikur komunizmi rumun i Qausheskut thotë Anilda.Për këtë shkrimtare, gjatë diktaturës, kushtet e klasës së mesme shqiptare kanë qenë më të mira sesa kushte e klasës së mesme aktuale të Italisë.
“Të gjithë kanë qenë pronarë të shtëpisë ku banonin dhe gjendja e tyre sociale afrohej me nivelin e shteteve të Veriut, ka thënë zonja Ibrahimi, e cila ka nënvizuar se kushte e femrave shqiptare nuk kanë qenë të tilla sikur bëhen përpjekje për t i paraqitur.
Sundimi i Kanunit ishte kufizuar vetëm në disa zona të Shkodrës në veri të gegërisë. Intervista e kësaj shkrimtareje ka ngjallur polemike të ashpra si në Itali ashtu edhe në Shqipëri.
( Ky shkrim është prezantuar në portalin "A RARIKA, nga korrespondenti i Radios-Kosova e lirë, në Sicili, Orazio Vasta)

domenica 5 ottobre 2008

L'URANIO IMPOVERITO nella guerra IN KOSOVA


Il 24 marzo 1999 per il duro governo diretto della regione con la presenza massiccia di polizia ed esercito per il controllo della provincia del Kosovo, autonoma fin dal 1974, abitata per circa il 90% da un’etnia albanese ma considerata dai Serbi una sorta di santuario intangibile e irrinunciabile, culla del sentimento nazionale e nazionalistico del Paese, scoppiò la "guerra del Kosovo".
Le forze della NATO, specialmente gli USA hanno utilizzato anche in questa guerra molta tecnologia. I mezzi utilizzati furono molteplici. Per distruggere carri armati e per offrire un supporto diretto alle truppe di terra vennero quindi utilizzati gli a-10 e gli elicotteri "apache", entrambi dotati, fra l'altro, di proiettili all'uranio impoverito.
La NATO ha dichiarato di aver sparato circa 31.000 proiettili all'uranio impoverito per un totale di circa
10 tonnellate di DU sparse in Kosovo, anche se le fonti non ufficiali parlano di un numero più elevato.
Per fortuna, rispetto alla guerra del golfo, i bombardamenti sono stati effettuati per la maggior parte prima dell'arrivo delle truppe, che quindi hanno rischiato e tuttora rischiano "di meno".
Oggi ai contingenti militari precedono gruppi speciali che si occupano di "bonificare" la zona, controllando preliminarmente la presenza di radioattività. Sembra però che comunque un certo rischio di contaminazione possa esistere legato al pulviscolo disperso nell'aria e all'ambiente (acqua e terra) contaminati.
Tra i soldati, anche italiani, che hanno partecipato alla guerra, sono stati riscontrati alcuni casi sospetti di leucemia. Esistono statistiche che ricordano che il numero di malati di leucemia tra i militari in Kosovo dovrebbe essere ricondotto al normale numero di casi di leucemie tra giovani in un anno, tuttavia il governo e la NATO non hanno ancora fornito una risposta ufficiale e soddisfacente.
Quando tragicamente è morto il militare italiano che "striscia la notizia" aveva intervistato perché colpito da leucemia riconosciuta dal governo italiano come causa di servizio (anche se non se ne specificano i motivi), è scoppiato in Italia il caso "Uranio Impoverito".
Non dimentichiamo però, che oltre all'uranio impoverito, sono accusate di nuocere ai militari anche altre sostanze, come i vaccini sperimentali e derivati del benzene, che i media, nella loro mediocrità, hanno dimenticato. E' estremamente importante saper valutare caso per caso, senza creare preoccupazioni o allarmi, dove non necessari.
E' necessario ricordare che nono solo i militari delle forze internazionali ma anche e soprattutto la popolazione dei balcani è stata colpita da questo spiacevole "fenomeno".