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venerdì 2 gennaio 2009

Per un 2009 con e per Nessuno tocchi Caino

Caro Orazio,
un anno fa, con il voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla Moratoria Universale delle esecuzioni capitali, abbiamo raggiunto un obiettivo di portata storica per il nostro Paese e di grande rilievo umano e civile per il mondo intero. E’ stato il risultato di quasi tre lustri di impegno di noi Radicali da quando nel 1993 abbiamo costituito “Nessuno tocchi Caino” proprio per conseguire l’obiettivo della Moratoria Universale, a cui abbiamo dato corpo – letteralmente! – con scioperi della fame e della sete, ma anche con iniziative politiche, istituzionali, manifestazioni quali le Marce di Natale e di Pasqua a San Pietro e altre iniziative nonviolente.
Essendo l’iniziativa nonviolenta, come è proprio della forma e del metodo di lotta radicale, volta non a vincere, ma a convincere (a “vincere con”), siamo felici che essa sia servita a mobilitare parlamenti e opinione pubblica di tutto il mondo e abbia aiutato i governi a conquistare all’ONU l’obiettivo umanamente oltre che politicamente rilevante della moratoria universale delle esecuzioni capitali. Non c’è stato solo il successo all’ONU sulla Moratoria. Dalla fondazione di Nessuno tocchi Caino ad oggi, grazie all’opera di formiche che ci ha caratterizzato e alla teoria di fatti che abbiamo compiuto o concorso a determinare e che, dal ’96, documentiamo ogni anno nel nostro Rapporto su “La Pena di morte nel mondo”, ben 50 Paesi hanno abbandonato la pratica delle esecuzioni capitali.
Ciò ha significato nel mondo, ogni anno e per gli ultimi quindici anni, centinaia se non migliaia di fucilati, di impiccati, di decapitati e di lapidati in meno.
Se consideriamo che dal ’93 ad oggi le risorse finanziarie di Nessuno tocchi Caino non hanno superato mediamente i 250 mila euro l’anno e che il 70 per cento di tali risorse è stato dedicato esclusivamente a iniziative mentre il restante 30 per cento è stato impegnato in spese di struttura e di personale (non più di 7 persone a tempo pieno), tutti possono stimare, nel rapporto costi-benefici, lo straordinario valore “produttivo” della nostra “impresa”.
Chiunque in questi anni abbia sottoscritto le nostre “azioni”, attraverso la quota di iscrizione o il contributo dato all’associazione, oggi è in grado di valutare il frutto di tali azioni e, quindi, il valore del proprio investimento. E perciò può decidere se non convenga continuare - e, per chi non lo ha mai fatto, cominciare - a farci fiducia sottoscrivendo le azioni e i progetti di Nessuno tocchi Caino per il 2009, che sono già pronti o in via di attuazione come quello sulla Repubblica Democratica del Congo.
Come Pier Paolo Pasolini ci invitava a fare, occorre “dimenticare subito i grandi successi” e guardare avanti. Anche perché il lavoro duro comincia ora e bisogna raddoppiare gli sforzi per evitare che il successo al Palazzo di Vetro sia consumato e logorato, per arrivare, attraverso le moratorie, all’abolizione definitiva della pena capitale. Con il voto del 18 dicembre, infatti, è come se l’Assemblea Generale dell’ONU avesse chiuso un contratto con gli Stati membri e, come avviene nei contratti, le difficoltà iniziano dopo la firma, quando si tratta di dargli applicazione.
Occorre diffondere la Risoluzione nel mondo, continuare a monitorare la situazione Paese per Paese, organizzare eventi politici, parlamentari e pubblici in Paesi che ancora praticano la pena di morte perché sia accolta l’indicazione dell’ONU. Noi siamo già impegnati in progetti per l’attuazione della moratoria su diversi fronti caldi: l’Africa, le Repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale, il Sud-est asiatico...
Contemporaneamente, l’obiettivo immediato è: abolire i “segreti di Stato” sulla pena di morte.
Perché molti Paesi, per lo più autoritari, non forniscono informazioni sulla sua applicazione, e la mancanza di informazione dell’opinione pubblica al riguardo è anche causa diretta di un maggior numero di esecuzioni.
A tal fine, il Segretario Generale dell’ONU istituisca la figura di un Inviato Speciale che abbia il compito non solo di monitorare la situazione ed esigere una maggiore trasparenza nel sistema della pena capitale, ma anche di continuare a persuadere chi ancora la pratica ad adottare la linea stabilita dalle Nazioni Unite: “moratoria delle esecuzioni, in vista dell’abolizione definitiva della pena di morte.”
Ne discuteremo al prossimo Congresso di Nessuno tocchi Caino che prevediamo a febbraio come occasione per il rilancio della campagna per la Moratoria Universale, assolutamente necessaria per evitare che sia dissipato lo straordinario successo di un anno fa al Palazzo di Vetro.
Per questo ti chiediamo di darci forza per sostenere un altro miglio di vita e di speranza della campagna ultradecennale di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale. Invia subito la tua quota di iscrizione per il 2009 e/o versa un contributo volontario; inoltre, decidi sin d’ora di destinare a Nessuno tocchi Caino la quota del “5 per 1000” della tua prossima Dichiarazione dei Redditi.
Auguriamoci un Buon Anno e che la forza della nonviolenza possa accompagnare ed illuminare il nostro cammino e la nostra lotta perché lo Stato cessi di essere Caino, responsabile e testimone di quella perversione secondo cui la vita si difende infliggendo la morte.
Emma Bonino
Marco Pannella
Sergio D'Elia
Elisabetta Zamparutti

sabato 22 novembre 2008

PALESTINA:la pena di morte applicata dall'ANP è incostituzionale!

ANP: CENTRO DIRITTI UMANI CHIEDE MORATORIA DELLE ESECUZIONI CAPITALI
15 novembre 2008: il Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR), con sede a Gaza-City, ha chiesto al presidente Mahmoud Abbas (nella foto) di non ratificare la condanna a morte emessa il 12 novembre nei confronti di un uomo accusato di collaborazionismo a favore di Israele.
Ayman Ahmed 'Awwad Daghamgha, 24enne ex membro dell’Intelligence palestinese, è stato condannato alla fucilazione da un tribunale militare di Betlemme.
Più in generale, il PCHR chiede all’Autorità Nazionale Palestinese di introdurre una moratoria sull’applicazione della pena di morte, dal momento che essa viola gli standard e gli strumenti internazionali sui diritti umani.
Chiede inoltre al presidente Abbas di non approvare nessuna delle condanne capitali finora emesse e di scongiurare la loro implementazione. Ribadendo che l’abolizione della pena capitale non implica benevolenza nei confronti di pericolosi criminali, che devono invece essere soggetti a pene con funzione deterrente, il Centro invita l’Autorità Palestinese a rivedere tutta la legislazione relativa alla pena di morte, in special modo la Legge n° 74 (1936) in vigore nella Striscia di Gaza ed il Codice penale giordano n° 16 (1960), in vigore in Cisgiordania. Il Centro chiede l’adozione di un codice penale unico, in linea con lo spirito degli strumenti internazionali relativi ai diritti umani, in special modo con quelli relativi all’abolizione della pena capitale.
Il giovane Daghamgha è stato riconosciuto colpevole di tradimento in base all’articolo 131/A del Codice Penale Rivoluzionario Palestinese del 1979.
Il Codice Penale Rivoluzionario dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina – fa notare il PCHR – è incostituzionale nell’Autorità Nazionale Palestinese, non essendo stato né presentato né tantomeno approvato dall’organo legislativo.
Il PCHR ha più volte chiesto la sua abolizione, dal momento che viola gli standard internazionali del giusto processo e non prevede procedure eque ed indipendenti per la presentazione di ricorsi.

lunedì 13 ottobre 2008

PENA DI MORTE. DOSSIER DI NESSUNO TOCCHI CAINO

Ricevo e pubblico....
10 ottobre 2008: s'intitola "La pena di morte nel mondo - I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEI PRIMI NOVE MESI DEL 2008" il dossier che Nessuno tocchi Caino ha presentato in occasione della Giornata europea contro la pena capitale. L’evoluzione positiva verso l’abolizione della pena di morte in atto nel mondo da oltre dieci anni, si è confermata anche nei primi nove mesi del 2008, rileva l’Associazione. I paesi o i territori che hanno deciso di abolirla per legge o in pratica sono oggi 150. Di questi, i paesi totalmente abolizionisti sono 95; gli abolizionisti per crimini ordinari sono 7; quelli che attuano una moratoria delle esecuzioni sono 4; i paesi abolizionisti di fatto, che non eseguono sentenze capitali da oltre dieci anni o che si sono impegnati internazionalmente ad abolire la pena di morte, sono 44. I paesi mantenitori della pena di morte sono 47, a fronte dei 49 del 2007, dei 51 del 2006 e dei 54 del 2005. Nei primi nove mesi del 2008, è diminuito il numero di paesi che hanno fatto ricorso alle esecuzioni capitali: sono stati 18, a fronte dei 26 del 2007 e dei 28 del 2006. Nei primi nove mesi del 2008, vi sono state almeno 5.454 esecuzioni, a fronte delle almeno 5.851 del 2007 e delle almeno 5.635 del 2006. Una diminuzione significativa rispetto allo stesso periodo del 2007, dovuta sicuramente alla approvazione, il 18 dicembre 2007, della risoluzione delle Naz! ioni Unite sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali.Nei primi nove mesi del 2008 non si sono registrate esecuzioni in 6 paesi che le avevano effettuate nel 2007: Afghanistan (erano state 15), Bangladesh (6), Etiopia (1), Guinea Equatoriale (3), Kuwait (almeno 1) e Singapore (2).Dei 47 mantenitori della pena di morte, 38 sono paesi dittatoriali, autoritari o illiberali. In 18 di questi paesi, nei primi mesi del 2008, sono state compiute almeno 5.409 esecuzioni, oltre il 99% del totale mondiale. A ben vedere, in tutti questi paesi, la soluzione definitiva del problema, più che alla lotta contro la pena di morte, attiene alla lotta per la democrazia, l’affermazione dello Stato di diritto, la promozione e il rispetto dei diritti politici e delle libertà civili. Sul terribile podio dei primi tre paesi che nei primi mesi del 2008 hanno compiuto più esecuzioni nel mondo figurano, come nel 2007, tre paesi autoritari: la Cina, l’Iran e l’Arabia Saudita. Dei paesi mantenitori della pena di morte, sono solo 9 quelli che possiamo definire di democrazia liberale, con ciò considerando non solo il sistema politico del paese, ma anche il sistema dei diritti umani, il rispetto dei diritti civili e politici, delle libertà economiche e delle regole dello Stato di diritto. Le democrazie liberali che nei primi mesi del 2008 hanno praticato la pena di morte sono state 4 e hanno effettuato in tutto 45 esecuzioni, meno dell’1% del totale mondiale: Stati Uniti (24), Giappone (13), Indonesia (almeno 7) e Botswana (almeno 1). Esecuzioni potrebbero essere avvenute anche in Mongolia, anche se non risultano dati ufficiali. Ancora una volta, l’Asia si conferma essere il continente dove si pratica la quasi totalità della pena di morte nel mondo. Se contiamo che in Cina vi sono state almeno 5.000 esecuzioni (anche se diminuite rispetto all’anno precedente), il dato complessivo dei primi nove mesi del 2008 nel continente asiatico corrisponde ad almeno 5.410 esecuzioni, in netto calo rispetto al 2007 quando erano state almeno 5.782 e al 2006 quando erano state almeno 5.492. Le Americhe sarebbero un continente praticamente libero dalla pena di morte, se non fosse per gli Stati Uniti, l’unico paese del continente che ha compiuto esecuzioni nei primi nove mesi! del 2008: 24 le persone giustiziate (erano state 42 nel 2007 e 53 nel 2006). In Africa, nei primi nove mesi del 2008 la pena di morte è stata eseguita solo in 4 paesi (erano stati 7 nel 2007) dove sono state registrate almeno 17 esecuzioni – Botswana (almeno 1), Libia (almeno 6), Somalia (almeno 3) e Sudan (almeno 7) – contro le almeno 26 del 2007 e le 87 del 2006 effettuate in tutto il continente. Da notare che Etiopia e Guinea Equatoriale che nel 2007 hanno giustiziato rispettivamente 1 e 3 persone, non hanno effettuato esecuzioni nel 2008, mentre in Egitto, dove nel 2007 è stato effettuato un numero imprecisato di esecuzioni, non risultano esecuzioni quest’anno, almeno ufficialmente. In Europa, la Bielorussia continua a costituire l’unica eccezione in un continente altrimenti totalmente libero dalla pena di morte. Secondo quanto reso noto dalla Corte Suprema, 3 esecuzioni sono state effettuate nel febbraio del 2008. Ne era stata effettuata 1 nel novembre del 2007 e, sec! ondo i dati OSCE, almeno 3 esecuzioni nel 2006 e 4 nel 2005. Dopo c nel 2007, ben 8 paesi hanno cambiato status rafforzando ulteriormente il fronte a vario titolo abolizionista, altri 4 lo hanno fatto nei primi nove mesi del 2008: l’Uzbekistan è passato da mantenitore ad abolizionista il 1° gennaio 2008; Saint Kitts e Nevis e Sierra Leone hanno superato dieci anni senza praticare la pena di morte e quindi vanno considerati abolizionisti di fatto. Il 6 agosto 2008, con l’abolizione del Codice di Giustizia Militare, l’Argentina, già abolizionista per crimini ordinari, ha cancellato anche l’ultima traccia di pena di morte presente nell’ordinamento del Paese. In linea con questa decisione, il 2 settembre 2008, l’Argentina ha ratificato anche il Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e il Protocollo alla Convenzione Americana sui diritti umani, entrambi relativi all’abolizione della pena di morte. Il 9 ottobre 2008, in Italia, il Senato ha approvato il disegno di legge di ratifica del Tredicesimo Protocollo alla Convenzione Europea per la Protezione dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, relativo all’abolizione della pena di morte in tutte le circostanze. Il via libera definitivo dell’assemblea di Palazzo Madama è giunto dopo l’approvazione della Camera dei Deputati avvenuta il 24 settembre. La pena di morte era stata cancellata anche dalla Costituzione nel 2007. Nei primi nove mesi del 2008, ulteriori passi significativi verso l’abolizione o fatti comunque positivi come commutazioni collettive di pene capitali si sono verificati in alcuni paesi. Nel maggio 2008, il presidente del Camerun ha firmato un decreto che commuta in ergastolo le condanne a morte e riduce a 20 anni di carcere la pena di chi ha già ricevuto la commutazione in ergastolo della propria condanna capitale. Nell’aprile 2008, Cuba ha annunciato la commutazione di tutte le condanne a morte. Nei primi di luglio 2008, il Pakistan ha deciso la conversione delle condanne a morte in ergastolo a beneficio di circa 7.000 prigionieri. Nell’agosto 2008, 52 detenuti di Trinidad e Tobago, giudicati colpevoli di omicidio, si sono visti commutare la condanna capitale in ergastolo. Per il terzo anno consecutivo Taiwan non ha effettuato esecuzioni. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, dopo che nel 2007 il New Jersey è diventato il primo Stato Usa in quarant’anni ad abolire la pena di morte, l’Illinois, per il nono anno consecutivo, ha rispettato la moratoria delle esecuzioni. I dubbi sul metodo dell’iniezione letale hanno investito della questione la Corte Suprema e di fatto portato ad una sospensione delle esecuzioni in molti stati che è iniziata nel settembre del 2007 e si è protratta per otto mesi fino a maggio 2008. Questo ha fatto sì che le esecuzioni nei primi nove mesi del 2008 siano state “solo” 24, mentre nel 2007 erano state 42, il numero più basso degli ultimi 14 an! ni. Sul fronte opposto, nei primi nove mesi del 2008, per la prima lta non si sono registrate esecuzioni in paesi che le avevano sospese da molti anni, a fronte dei 2 Stati (Afghanistan ed Etiopia) che nel 2007 avevano ripreso a praticare la pena di morte dopo alcuni anni di sospensione e in rapporto ai 6 del 2006. Nel febbraio del 2008, il parlamento del Guatemala ha approvato una legge che pone fine alla moratoria delle esecuzioni capitali in atto dal 2002, ma il Presidente Alvaro Colom ha posto il veto.Nel luglio del 2008, la Liberia ha introdotto la pena di morte per alcuni reati violenti, in aperta violazione con gli obblighi sottoscritti dal Paese a livello internazionale.Il 21 aprile 2008, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato il via libera alle esecuzioni dopo che, il 16 aprile, la stessa Corte ha riconosciuto la costituzionalità dell’iniezione letale. Il 6 maggio 2008, un uomo è stato giustiziato in Georgia mediante iniezione letale, mettendo fine alla moratoria di fatto delle esecuzioni negli Stati Uniti, iniziata il 25 settembre 2007.

venerdì 19 settembre 2008

67% PALESTINESI CONTRARI ALLA PENA DI MORTE

I palestinesi sono in larga maggioranza (66,9%) contrari all’uso della pena di morte, secondo un’indagine demoscopica condotta due settimane fa dall'istituto di ricerca 'Palestinian Center for Public Opinion' (PCPO), diretto da Nabil Kukali.Condotta in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza su un campione di 1.020 cittadini maggiorenni di entrambi i sessi, la ricerca rivela che i favorevoli alla pena capitale sono il 28,5%, mentre il 4,5% non ha espresso opinioni. Il 66,6% degli intervistati giudica negativa la situazione economica generale nei Territori, mentre il 56,6% ritiene che gli attentati suicidi danneggino gli attuali interessi nazionali palestinesi. Rispetto alla domanda” Quando i vostri figli avranno la vostra età, ci sarà pace tra palestinesi e israeliani?”, il 2,4% ha risposto “sicuramente”, il 30,9% “probabilmente”, il 25,2% “è possibile”, l’8,5% “probabilmente no” e il 29,3 “sicuramente no”.
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giovedì 18 settembre 2008

ITALIA-LIBIA: RADICALI, IL GOVERNO RIFERISCA IN PARLAMENTO SULL'ACCORDO CON GHEDDAFI

Ricevo e pubblico....
17 settembre 2008: "In quarant'anni di potere assoluto, il regime del Colonnello Gheddafi si è caratterizzato per la persecuzione di ogni forma di dissenso politico, per la repressione sistematica delle libere opinioni individuali e delle associazioni non riconosciute dal regime, per l'assenza assoluta di organi di stampa indipendenti, per l'incarcerazione o la sparizione degli oppositori politici, per il ricorso a tribunali segreti e la tenuta di processi a porte chiuse, per la pratica della tortura e della pena di morte". E' quanto è contenuto nel Dossier "I Diritti Umani secondo Gheddafi.
Con chi l'Italia ha stretto un Trattato di Amicizia, partenariato e cooperazione" che Nessuno tocchi Caino e il Partito Radicale hanno presentato oggi in una conferenza stampa al Senato.
"Chiediamo che il ministro Franco Frattini riferisca in Parlamento sui contenuti del recente accordo fra Italia e Libia, siglato ad agosto fra il premier Berlusconi e il leader libico Muammar Gheddafi," ha chiesto il senatore radicale Marco Perduca nel corso della conferenza, a cui hanno partecipato anche i parlamentari radicali Elisabetta Zamparutti e Donatella Poretti, il Segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D'Elia, e il Presidente dell'Associazione Italiana per i Rapporti Italo-Libici, Leone Massa.
"Ci sono aspetti del trattato - ha proseguito Perduca - che non sono noti né all'opinione pubblica, né al Parlamento, che pure dovrà ratificarlo visto che si tratta di un trattato internazionale". Elisabetta Zamparutti, deputata radicale, ha sottolineato che "nel 2007, in Libia, sono state messe a morte almeno 9 persone, tra cui 4 nigeriani. Nei primi due mesi del 2008 erano già state effettuate 6 esecuzioni, di cui cinque di cittadini stranieri."
"Nel 2007 - ha proseguito Zamparutti - la Libia ha risolto alla sua maniera, ricattatoria ed esosa, quello che possiamo definire un caso internazionale di 'prezzo del sangue' che ha coinvolto le cinque infermiere bulgare e il medico palestinese condannati a morte con la falsa accusa di aver infettato col virus HIV 426 bambini."
"Un caso che si è risolto solo con un indennizzo di milioni di euro versati alla Libia."
"Con questo regime - ha detto Sergio D'Elia - l'Italia ha siglato un patto oneroso economicamente per il presente e per il futuro, ma lo scandalo più grave è che né l'opinione pubblica né il Parlamento italiano né i partner dell'Unione europea e i paesi alleati nel patto atlantico, siano stati informati dell'iniziativa bilaterale e degli effettivi contenuti dell'accordo, in particolare degli impegni circa le basi Nato, che non poche implicazioni avrebbero nel sistema di alleanze e vincoli internazionali del nostro Paese."
Su questa vicenda, i parlamentari radicali eletti nelle liste del PD hanno presentato sia alla Camera che al Senato una interpellanza urgente al Governo.
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lunedì 15 settembre 2008

IRAN. APOSTASIA, VERSO LA PENA DI MORTE OBBLIGATORIA

9 settembre 2008: il Parlamento iraniano si è espresso a larghissima maggioranza in favore del nuovo codice penale che, tra le altre cose, rende obbligatoria la pena di morte per gli apostati.
Lo rende noto l’Istituto sulle Politiche Religiose e Pubbliche, con sede a Washington, precisando che il testo torna ora alla commissione parlamentare competente per ulteriori considerazioni, per poi approdare nuovamente in aula. In Iran già esiste la pena di morte per apostasia, tuttavia questo tipo di condanna è attualmente lasciata alla discrezionalità del giudice.
Da questo punto di vista, l’approvazione del progetto di legge metterebbe i codici iraniani in linea con la legge islamica.
Per quanto riguarda le attività ritenute minacciose per la sicurezza della Repubblica Islamica, il progetto di legge estende la giurisdizione iraniana oltre i confini dello stato.
Nel testo vengono individuati due tipi di apostasia: innata o di origine parentale.
Nel primo caso, l’apostata ha genitori musulmani, si dichiara musulmano e da adulto abbandona la sue fede di origine; nel secondo, l’apostata ha genitori non musulmani, diventa musulmano da adulto e poi abbandona la fede.
L’articolo 225-7 del progetto di legge stabilisce che “la punizione nel caso di apostasia innata è la morte”, mentre per l’articolo 225-8 “la punizione nel caso parentale è la morte, tuttavia dopo la sentenza finale, per tre giorni il condannato sarà invitato a tornare sulla retta via ed incoraggiato a ritrattare. In caso di rifiuto, la condanna a morte verrà eseguita.”
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Ricevuto da:info@nessunotocchicaino.it - www.nessunotocchicaino.it

mercoledì 3 settembre 2008

ONU. FORTE PREOCCUPAZIONE PER AUMENTO ESECUZIONI IN IRAN

Ricevo e pubblico...
2 settembre 2008: il portavoce dell’Alto Commissario Onu per i diritti umani ha espresso forte preoccupazione per il recente aumento delle impiccagioni in Iran, chiedendo alla Repubblica Islamica di sospendere tutte le esecuzioni di persone condannate per crimini commessi da minorenni.
A proposito di Mohammad Fadaaee e Amir Amrollahi, due uomini che rischiano l’imminente esecuzione per omicidi commessi da minorenni, il portavoce Onu Rupert Colville ha chiesto a Teheran “di fermare entrambe le esecuzioni nel rispetto degli obblighiinternazionali assunti dall’Iran e di non emettere più condanne capitali nei confronti di minori”.
Sono già 220 le persone messe a morte in Iran dall’inizio dell’anno, compresi sei minorenni, ha reso noto Colville, sottolineando come la Repubblica Islamica abbia ratificato il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e la Convenzione Onu sui Diritti del Fanciullo, che vietano l’esecuzione di persone che avevano meno di 18 anni all’epoca del reato.
Da parte sua, Teheran sostiene di non violare i diritti umani, accusando l’Occidente di ipocrisia e di adottare due pesi e due misure.
Sono almeno 355 le esecuzioni praticate in Iran lo scorso anno, a fronte delle 215 del 2006 e delle 113 del 2005.
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sabato 26 luglio 2008

IL RAPPORTO 2008 SULLA PENA DI MORTE NEL MONDO


"NESSUNO TOCCHI CAINO" PRESENTA IL RAPPORTO 2008 SULLA PENA DI MORTE NEL MONDO
24 luglio 2008: nel corso della cerimonia per la consegna del premio “L’Abolizionista dell’Anno 2008” è stato presentato il Rapporto 2008 sulla pena di morte di Nessuno tocchi Caino, curato anche quest’anno da Elisabetta Zamparutti ed edito da Reality Book, che contiene i fatti più importanti del 2007 e dei primi sei mesi del 2008, che confermano l’evoluzione positiva verso l’abolizione della pena di morte in atto da oltre dieci anni.Il principale elemento che emerge dal Rapporto è la diminuzione dei paesi che applicano la pena di morte che passano dai 51 del 2006 a 49. Aumentano però le esecuzioni che sono state almeno 5.851 nel 2007, a fronte delle almeno 5.635 del 2006. Il loro incremento, spiega Elisabetta Zamparutti, è dovuto soprattutto all’escalation che si è registrata in Iran, dove le esecuzioni sono aumentate di un terzo, 355 nel 2007, e in Arabia Saudita, dove sono addirittura quadruplicate, arrivando a 166 contro le 39 del 2006.Ancora una volta, l’Asia si è confermata essere il continente dove si pratica la quasi totalità della pena di morte nel mondo, capeggiata dalla Cina dove si sono registrate almeno 5.000 esecuzioni, circa l’85,4% del totale mondiale (anche se diminuite rispetto all’anno precedente). Seguono Iran, Arabia Saudita, Pakistan, Iraq, Vietnam, Afghanistan, Yemen, Corea del Nord, Siria, e Bangladesh.Le Americhe sarebbero un continente praticamente libero dalla pena di morte, se non fosse per gli Stati Uniti, l’unico paese del continente che ha compiuto esecuzioni nel 2007.In Africa, nel 2007 la pena di morte è stata eseguita in 7 paesi: Botswana, Egitto, Etiopia, Guinea Equatoriale, Libia, Somalia e Sudan.In Europa, la Bielorussia continua a costituire l’unica eccezione in un continente altrimenti totalmente libero dalla pena di morte. Molti di questi paesi non forniscono statistiche ufficiali sulla pratica della pena di morte, ha sottolineato Sergio D’Elia, la pena capitale è infatti coperta dal segreto di Stato, per cui il numero delle esecuzioni potrebbe essere molto più alto.A ben vedere dunque, ribadisce il Segretario di Nessuno tocchi Caino, la soluzione definitiva del problema, più che alla lotta contro la pena di morte, attiene alla lotta per la Democrazia, l’affermazione dello Stato di diritto, la promozione e il rispetto dei diritti politici e delle libertà civili. Il Rapporto evidenzia però un trend mondiale verso l’abolizione di diritto o di fatto della pena di morte. Il Ruanda è divenuto abolizionista nel luglio del 2007. Il Kirghizistan ha abolito totalmente la pena di morte nel gennaio del 2007. L’Uzbekistan è divenuto abolizionista il 1° gennaio 2008. Nel 2007, Comore, Corea del Sud, Guyana e Zambia, hanno superato dieci anni senza praticare la pena di morte e quindi vanno considerati abolizionisti di fatto.
(Fonte: Nessuno tocchi Caino, 24/07/2008)