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lunedì 6 aprile 2009

LA MAFIA GLI BRUCIA L'AUTOSALONE:"LORO BRUCIANO MA HO VINTO IO-SENTO TANTA GENTE ATTORNO A ME"

FAVARA,INCENDIATO DALLA MAFIA L'AUTOSALONE DELL'UOMO CHE DENUNCIO' I CLAN
Due anni fa,GIUSEPPE VITA,minacciato di morte dai mafiosi se non pagava il pizzo,si era ribellato al racket.Ed erano state arrestate sette persone,adesso sotto processo.Ieri notte gli hanno bruciato l'autosalone alle porte di Favara,nell'agrigentino.
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Dalle dichiarazioni di Giuseppe Vita rilasciate al Giornale di Sicilia di oggi,a pag.7:
"Possono mettersi il cuore in pace,io continuerò la mia attività in questa terra,a vendere automobili ai favaresi ed agli agrigentini...
Hanno fallito,hanno perso!
Speravano di distruggere tutto,di ridurmi in cenere in ogni cosa.
Pensavano di poter cancellare in un solo colpo ogni traccia della mia azienda.
Non ci sono riusciti...
Non ho paura,per niente,ma chiedo che lo Stato mi tuteli.
Io ho fiducia nelle istituzioni.
Io ho voglia di andare avanti,senza tentennamenti...
Questa non è terra di nessuno...questa terra appartiene a tutta la gente onesta....
Nel processo che si sta celebrando ho avvertito,nei momenti di tensione della mia lunga testimonianza,il calore dei giudici e della presidente del tribunale che mi ha fatto avvertire,appunto,la vicinanza delle istituzioni per chi come me da semplice commerciante di auto si inbarca in una situazione così pesante...
Vicino a me sento la gente perbene e questo mi da il conforto necessario per andare avanti con la mia famiglia e la dovuta determinazione.
Penso davvero che chi si schiera contro il crimine trova importanti punti di riferimento che possono sostenerlo...
Intanto,piuttosto che stare con le mani in mano,amplierò la mia attività commerciale.
Creerò un nuovo spazio espositivo per le auto da vendere.
Lo ripeto:IO NON MI FERMO,SONO LORO I PERDENTI.
Ed al futuro guardo con occhi di sper
anza".

giovedì 19 marzo 2009

"Odio chi non parteggia, odio gli indifferenti" (Antonio Gramsci,11 febbraio 1917)

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano.L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.Perciò odio gli indifferenti.L'indifferenza è il peso morto della storia.L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l'assenteismo e l'indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti.Chiedo conto ad ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto.E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta già costruendo.E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'é in essa nessuno che stia dalla alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano.
Vivo, sono partigiano.
Peciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”
Antonio Gramsci,11 febbraio 1917

domenica 8 marzo 2009

NON SOLO MIMOSE................

Le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare.
Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire.
Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg(nella foto),proprio in ricordo della tragedia.

mercoledì 25 febbraio 2009

SULLE FOIBE (di Mario Di Mauro)

www.terraeliberazione.org
archivio-2003
Foibe. Assassinati due volte.
Le genti dell´Adriatico avevano convissuto in pace per secoli...Venezia e le città dalmate, Trieste e Fiume...Adriatico!.
Il nome viene dalla città di Adria: fondata da Siracusa, dai Sikelioti, dai Siciliani.
Ma chi le sa queste cose?.
Che ne sa Gasparri? Cosa può dire Veltroni, lui che la Jugoslavia l´ha bombardata non sessantanni fa, ma l´altro ieri!.
Il bue dice cornuto all´asino. Dopo sessantanni di silenzi e censure indecenti, eccoci alla riesumazione della tragedia delle foibe. La retorica italiana trasforma la tragedia in una messinscena ripugnante.
Gli eredi pentiti di quel fascismo che invase e torturò per anni la Jugoslavia, gli eredi di quel Regime fanfarone che trascinò l´Italia in una guerra orrenda, che causò -o no?- anche la perdita dell´Istria, gli eredi di chi organizzò le pulizie etniche nei Balcani...mettono in scena la retorica patriottarda usando i caduti nelle foibe come se fossero i loro morti e non le loro vittime italiane.
Come se a invadere la Jugoslavia, a deportare e annichilire 600.000 sloveni italiani, ai quali si tagliò la lingua e si cambiarono d´ufficio perfino i cognomi, ad appendere i giovani partigiani jugoslavi agli uncini delle macellerie di Zagabria con la scritta "carne fresca"...non fossero stati gli italiani fascisti brava gente e i loro alleati ustascia croati di quel nazista di Ante Pavelic.
Li leggano i libri di Roberto Bassi ("Scaramucce sul lago Ladoga", Sellerio), di Raoul Pupo ("Il lungo esodo", Rizzoli), di Claudio Magris e Predrag Matvejevic...Si leggano Angelo Del Boca, Antonio Ciano, Nicola Zitara...L´Italia è uno staterello fondato sulle bugie.
Hanno violentato la Verità tacendo per sessantanni sulla tragedia delle foibe (temendo la risposta di Belgrado), e continuano a violentarla oggi, non dicendo tutta la Verità.
Non c´è Pietà, non c´è rigore storiografico, ma solo commedia, retorica, ipocrisia. Le genti dell´Adriatico avevano convissuto in pace per secoli...Venezia e le città dalmate, Trieste e Fiume...Adriatico!. Il nome viene dalla città di Adria: fondata da Siracusa, dai Sikelioti, dai Siciliani. Ma chi le sa queste cose?.
Che ne sa Gasparri?
Cosa può dire Veltroni, lui che la Jugoslavia l´ha bombardata non sessantanni fa, ma l´altro ieri!.
L´Italia savoiarda, fascista, repubblicana, piduista...è nata col massacro dei contadini e dei "briganti" siciliani e terroni.
Ancora stiamo aspettando la fine della censura di regime sui crimini commessi in Etiopia e Libia!. Millenovecentoundici.
L´imperialismo straccione italiano -come venne definito all´epoca- aggredì e invase la Libia, subito proclamata la "quarta sponda".
Cosa ci sia di eroico in una aggressione coloniale è difficile, se non logicamente impossibile, da dimostrare. Ma la logica non abita il Palazzo.Cosa fecero gli "italiani brava gente" in Libia prima di impossessarsi della patria di un altro popolo?.
Deportazioni di massa, bombardamenti con bombe di iprite, campi di concentramento, rappresaglie indiscriminate, stragi di civili, confisca di beni e terreni.
Le pagine nere dei crimini commessi dalle truppe italiane in Libia sono ben note a milioni di persone, ma non in Italia, dove i film, i documentari, i libri che se ne occupano onestamente sono censurati. Non si vuole aprire un dibattito serio sull´argomento.
Qualcuno preferisce ancora insultare Gheddafi la cui unica vera "colpa" è quella di aver conquistato e difeso l´Indipendenza del suo Popolo, il petrolio del suo Paese.
Un Paese meraviglioso e immenso abitato da un popolo civile (e pure ricco) che si autogoverna col metodo della democrazia diretta. Questo è la Jamahiria libica. Un Paese giovane, è nato nel 1969, che ha avuto tanti problemi, ma ha avuto anche il coraggio di affrontarli. (...)Ve ne dico una sola sugli "italiani brava gente": l´Italia fascista aveva firmato a Ginevra, il 17 giugno 1925, con altri venticinque paesi, un trattato internazionale che proibiva l´utilizzazione delle armi chimiche e batteriologiche, ma, tre anni dopo, "violava il solenne impegno usando fosgene ed iprite contro le popolazioni libiche".
Poi, vista l´indomabile Resistenza del Popolo libico, vennero anche i campi di sterminio. "Graziani predisponeva il trasferimento di 100mila civili dalla Marmarica e dal Gebel el-Ackdar ai campi di concentramento che aveva fatto costruire nella Sirtica, una delle regioni più inospitali dall´Africa del Nord. Quando i lager vennero definitiva- mente sciolti nel 1933, i sopravvissuti erano appena 60mila. Gli altri 40mila erano morti durante le marce di trasferimento, per le pessime condizioni sanitarie dei campi (per i 33mila reclusi nei lager di Soluch e di Sidi Ahmed el-Magrun c´era un solo medico), per il vitto insufficiente e spesso avariato, per le inevitabili epidemie di tifo petecchiale, dissenteria bacillare, elmintiasi, per le violenze compiute dai guardiani e per le esecuzioni sommarie per chi tentava la fuga". Lo scrive il prof. Del Boca. Ma all´Università di Tripoli mi hanno consegnato una serie di dossier raccapriccianti. Si dovrebbero studiare nelle scuole italiane. E forse le guerre e guerrette dell´italietta avrebbero meno consenso. Nel febbraio del 1930, alla fine delle operazioni per la riconquista del Fezzan, Graziani spinse un migliaio di mugiahidin, con le loro famiglie, verso il confine con l´Algeria e per due giorni consecutivi lanciò tutti gli aerei a sua disposizione sulle mehalla in fuga. Fu una carneficina, come testimonia lo stesso inviato de Il Regime Fascista, Sandro Sandri, il quale assistette ai bombardamenti e mitragliamenti del «gregge umano composto, oltreché degli armati, da una moltitudine di donne e bambini».
Lo stesso Gheddafi ha un braccio maciullato da una mina italiana (che uccise due suoi cuginetti)...Le foibe peggiori sono quelle che occultano la Verità. Peggio degli eredi pentiti del fascismo ci sono solo gli eredi pentiti del comunismo. La chiamano "riconciliazione". Nel canovaccio della commedia italiana questa parola si traduce in scaramuccia mediatica con assoluzione reciproca finale.
Italiani brava gente? Sporcaccioni!.
Grazie a Dio sono Siciliano!.
2003. Mario Di Mauro
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Lettera. A integrazione del tuo prezioso articolo ti voglio far sapere che nel 1930 i capi della RIVOLTA libica furono da Graziani internati dentro il Manicomio di Palermo, nella zona cosiddetta della Vignicella. Di questi uomini si persero completamente le tracce nel giro di qualche mese. E poi dicono che la psichiatria dei dissidenti è stata inventata dallo stalinismo!.
Totò Morana - Bagheria (Pa)

lunedì 26 gennaio 2009

DONNE UNITE PER FONDARE IL PARTITO DELLE DONNE (SOLO) BELLE(di Giovanna Mulas)

Mi chiedo di quale partito io debba farmi la tessera, affinché qualcuno possa definirmi bella e quindi meritare un poliziotto al fianco quando vado a farmi mettere i bigodini dalla Gina, lì all’ angolo tra la forneria Podda e il lavavetri che tutti sanno quanto sia donnaiolo, il ragazzo.Occorrerebbe, inoltre, che il poliziotto sia gay, altrimenti pure lui potrebbe provarci con me, vista l’aria che tira. Se non gay, almeno eunuco…esistono i poliziotti eunuchi? Ecco: come donna consiglio di crearne una squadra intera, tutti affetti poveracci da impotentia generandi o da una più radicale impotentia coeundi. La FTF, la Fall Tagliò Force. Però, a pensarci bene il problema si complicherebbe davvero: si renderebbe necessario aprire un tesseramento per poliziotti eunuchi o gay; legalizzarli insomma visto che non lo fa il Vaticano: non lo fa coi preti stessi immaginate se lo fa coi poliziotti. Così noi donne belle ( per le brutte nessun problema di violenza. Andate sul sicuro, cosce e seni al vento ragazze mie) potremmo cominciare a girare tranquille pure davanti all’ officina del lavavetri che ci prova ogni volta; e capirai, con un poliziotto figo e FTF al fianco chi mi tocca. In verità potrebbe nascere un altro problema, soprattutto da noi del sud ( isole in particolare: qualcuno, naturalmente scherzando, dice che siamo più focosi): coi mariti gelosi come la mettiamo? Insomma, sapere che le mogli belle ogni volta devono andare in giro scortate da bei maschioni dell’arma, seppure FTF, non è una cosa molto accettabile, per il Santo Maschio Italico. Allora facciamo che fondiamo il Partito anche Per I Mariti Gelosi Ma Sereni Perché Sanno Che Lo Stato Provvede A Tutto Quindi Le Mogli (Belle) Vanno In Giro Protette Da Un Poliziotto Gay O Eunuco. Il PPIMGMSPSCLSPATQLMBVIGPDUPGOE . La tessera dovrà essere un pochino più…voluminosa del solito per ospitarne tutta la sigla, ma forse è meglio; mi coprirà il seno e quindi minor rischio di raptus nei maschi vogliosi che puntano pene e neuroni verso le donne solo belle. Sempre che io venga definita bella. Quindi riassumiamo signori: è necessaria la tessera dopo la tessera.Un punto fon-da-men-ta-le, Siori e Siore: c’è un esame particolare da passare per vincere la tessera di Bella Col Poliziotto Al Fianco?E se una proprio bella bella non è, ma nella norma diciamo, in che categoria la rientriamo; nel partito delle belle (con tessera e poliziotto part time, visto che in total time non è possibile ché le uniformi non basterebbero per cotanta –tanta tanta- bellezza mediterranea?) o in quello delle sfigate in attesa della promozione in classifica? Desidero aggiungere un pensiero, tra me e voi e qualche altro amico che davvero giudico di lotta intellettuale vera. Ne conto pochi, purtroppo.Ricevo quasi quotidianamente lettere da persone con un’ impotenza, una voglia di farla finita con la vita e questa società così pressapochista e superficiale che, vi assicuro, mi fanno pensare in continuazione alle generazioni che stiamo formando. A ciò che stiamo preparando per loro. Un mondo di lotta amicimiei, lotta intellettuale quando non può farsi con le armi, e già la penna è arma potente, da zittire. O tagliare, comprare.Le Sue Signorie d’una certa “intellettualità” nazionale scelgono in genere un’opzione di tre: o non sanno, o fanno finta di non sapere, o vengono pagati profumatamente perché non sappiano.A tanta simpatica affermazione del premier, una tra tante ma che, per chiara esperienza di vita, molto mi tocca: "dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze" ( in rif. agli stupri in Italia); la risposta degna del ministro della Difesa La Russa è stata, come sapete, “che la proposta è fattibile, anche se ci vorranno sei mesi per predisporre un tale numero di soldati”.In effetti, in questa tanto scherzosa panoramica, non sai se riderci o piangere; ma non semplicemente, proprio piangere dandoci di testa al muro ché arriva un momento prima o poi ( si spera), nella vita di ognuno, un momento appunto nel quale i neuroni, e per fisiologica maturità e per saggezza, cominciano a funzionare non dico nel pieno vigore ( non è da tutti) ma almeno si sforzano di collaborare tra loro. Avviare dei contatti produttivi, diciamo.E' evidente che su certe Alte Signorie l'età non è servita.Seguivo, tempo fa, un servizio nell' ammiraglia delle reti televisive nostrane, legato ai disperati che hanno perso casa e coraggio durante l'ultima alluvione nel cagliaritano.La bella giornalista (so che ha anche un fan club: forse “fa” troppo la bella per fare pure la buona giornalista.
Ma oggi è comune. No problem. E’ talmente comune incappare nell’ imbecillità che la gente si stupisce e ha dubbi sui talenti veri, quando impudicamente escono alla luce del sole) da persona coi neuroni evidentemente svegli e concentrati sul domani e l’essenza dell’ uomo; chiedeva alla vecchia in calzette bianche calate e pantofole, in mezzo ad un mare di fango e detriti che doveva essere un tempo la sua casa: "ma signora...come si sente?".
E la povera, inebetita, la guardava chiaramente allucinata, senza rispondere. E se qualche risposta un poco, diciamo così, giustamente alterata c'è stata; chiaramente è stata tagliata per la buona pace di occhi e orecchi d'un Beato Ascoltatore (mio padre, bontà sua, chiamava la tipologia quella del Beato Porco. Va tutto bene, si.
Cose che succedono. Affidiamoci a Dio e accettiamo.
Tanto è successo a lui, grazie a Dio e Gesusumeu. ).
Ci sarebbe altro da dire e scrivere e denunciare…ah, se c’è…si che c’è. E c’è anche il tempo e la rabbia e la penna per farlo. Ma lasciamolo alla prossima puntata, visto che oggi è solo un lunedì.Ecco, danziamo sorridenti e scherzosi in questo che è il nostro attuale panorama sociale, storico e politico. Al che, anche qui, le cose son due. O danziamo e ci sediamo a riposare le membra guardando in tv ciò che ci fanno guardare e leggere ciò che ci fanno leggere, o ci sforziamo di capire ciò che c’è Dietro, Oltre una notizia, la più apparentemente banale. Dal capire al lottare, anche e soprattutto in difesa di chi non ha le armi o le capacità per farlo, il passo è breve.
E' una questione di onestà intellettuale. Quando, però, il vero intellettuale esiste.
Ai Salottieri Non Pensanti m’inchino dunque, e, pardon, giro le spalle.Non è Arte la vostra, Siori e Siore.E se pure per un istante vi siete illusi che lo sia ( Arte o Verità); vi siete illusi tra voi, da scimmie sciocche, tra un muto che parla ad un sordo.
L’ Arte è lotta, è messaggio coraggioso, costante, troppo fastidioso, urlante.
Non abbassiamola mai questa lotta, mi raccomando.
Tu pure fallo, e pure tu…e Tu.
Per chi è indifeso...avanti.
La poesia, la letteratura sono armi potenti.
L’ Arte vera è arma temibile e potente.
Quando è vera, appunto, e fa pensare.
Tu sai quanto.
Non lasciarla chiusa nel tuo cassetto.
Giovanna Mulas
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lunedì 19 gennaio 2009

ISRAELE-PALESTINA:DENTRO IL CONFLITTO...

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Le guerre tra Israele e i paesi arabi confinanti iniziano nel 1948, quando nasce lo Stato ebraico. I palestinesi rigettano il piano di spartizione delle Nazioni Unite (due stati per due popoli) e una coalizione di stati arabi, tra i quali Iraq, Giordania, Siria ed Egitto attacca Israele,che riesce a difendersi e a ricacciare indietro le truppe avversarie.
LA PALESTINA SECONDO L'ONU
I territori che per le Nazioni Unite spettano alla Palestina sono la Cisgiordania, Gerusalemme est e la Striscia di Gaza.
NASCE L'OLP
Nel 1956 Israele, sfruttando la crisi di Suez, attacca l’Egitto ma viene fermato dalla comunità internazionale.
Nel 1964 nasce l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina che punta a dare una rappresentanza ai palestinesi, slegandoli dalla dipendenza dai paesi arabi. Poco dopo ne diventa capo Yasser Arafat che la guiderà fino alla morte.
GUERRA...SOLO GUERRA
Nel 1967 scoppia la guerra dei Sei Giorni con la quale Israele occupa la Striscia di Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme est.
Nel 1973 Egitto e Siria attaccano Israele; è la guerra dello Yom Kippur. Israele occupa il Sinai in Egitto e le alture del Golan in Siria.
Nel 1979 l’Egitto firma un accordo di pace con Israele. Finiscono così le guerre tra Israele e gli stati arabi, da questo momento in poi allo stato ebraico si contrapporrà solo l’Olp.
Nel 1982 Israele invade e occupa la parte meridionale del Libano per distruggere le basi palestinesi.
INTIFADA
Dal 1987 al 1992 i palestinesi cominciano una forma di resistenza popolare, chiamata Intifada.
GLI ACCORDI DI OSLO
Nel 1993 vengono firmati gli Accordi di Oslo e sembra che il conflitto stia per finire, ma i nodi principali restano irrisolti e rimandati a un secondo turno di negoziati: la nascita di uno stato palestinese indipendente, il ritorno dei profughi palestinesi, il controllo delle scarse risorse idriche e lo status di Gerusalemme.
Nel 1994 la Giordania firma un accordo di pace con Israele.
NASCE L'ANP,CON ARAFAT PRESIDENTE
Nelle zone che dovrebbero diventare il futuro stato palestinese comincia una forma di autogoverno guidata dall’Autorità Nazionale Palestinese, presidente della quale viene eletto nel 1996 Yasser Arafat. Dopo l’entusiasmo degli Accordi, la diplomazia internazionale arresta la sua pressione e israeliani e palestinesi non riescono a trovare un accordo.
Israele si è ritirato dal Libano nel 2000.
SECONDA INTIFADA
La tensione ricomincia a salire e, nel settembre 2000, comincia la seconda Intifada scatenata da una provocatoria passeggiata dell’allora candidato premier israeliano Ariel Sharon sulla Spianata delle Moschee.
Le principali formazioni militari palestinesi
Le Brigate Izz ad-Dīn al-Qassām (braccio armato di Hamas), la Jihad Islamica, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, le Brigate dei Martiri di al-Aqsa (braccio armato del partito Fatah).
MUORE ARAFAT
Il conflitto ha cominciato a calare d’intensità quando, l’11 novembre 2004, muore Arafat. Il governo israeliano, guidato da Ariel Sharon, e le cancellerie delle grandi potenze mondiali, si dichiarano di nuovo pronte al confronto con i palestinesi, dopo che Arafat era stato considerato negli ultimi anni un interlocutore poco credibile.
ABU MAZEN SUCCEDE AD ARAFAT
Nel gennaio 2005 si tengono le elezioni presidenziali in Palestina e successore di Arafat viene nominato Mahmoud Abbas (Abu Mazen).
Il dialogo riprende, ma il governo Sharon decide unilateralmente di sgomberare la Striscia di Gaza, occupata nel 1967, ad agosto 2005. L’esercito di Tel Aviv sgombera con la forza i coloni israeliani e lascia l’amministrazione del territorio ai palestinesi.
PALESTINA,ELEZIONI POLITICHE:VINCE HAMAS
Il 25 gennaio 2006, le elezioni politiche in Palestina sanciscono la vittoria del partito (armato) degli islamisti di Hamas. Il nuovo governo di Hamas ha però vita breve, dato che viene da subito boicottato dalla comunità internazionale e da Israele. Quest'ultimo sostiene Abu Mazen, sia apertamente che sottobanco, fornendo armi alle forze di Fatah e liberandone i prigionieri, mentre all'opposto i deputati eletti di Hamas vengono arrestati.
HAMAS CATTURA IL CAPORALE ISRAELIANO SHALIT
Nel giugno 2006 Hamas cattura, al confine con la Striscia, il caporale israeliano Gilad Shalit, allora diciannovenne.
Israele, però, rifiuta di barattarne la liberazione con quella di tutti i bambini e le donne palestinesi detenuti, come proposto da Hamas.
GAZA SOTTO IL CONTROLLO DI HAMAS
Nel febbraio del 2007 (in mezzo c'è stata la guerra tra Israele e Libano dell'estate 2006), Hamas e Fatah accettano di formare un governo di unità nazionale, sulla base di un accordo raggiunto alla Mecca. La crisi inter-palestinese continua però ad aggravarsi progressivamente, fino a quando, nel giugno del 2007, sfocia in scontri aperti che culminano con la conquista della Striscia di Gaza da parte di Hamas, mentre in Cisgiordania Fatah accusa il partito islamico di aver fatto un colpo di Stato, e fonda un governo di Emergenza. Israele nei mesi successivi dichiara Gaza “entità nemica” e stringe la Striscia sotto un durissimo embargo, impedendo l'apertura dei confini, incluso quello di Rafah, tra la Striscia e l'Egitto. Un embargo che nel gennaio 2008 spinge Hamas a distruggere tratti della barriera di confine, per consentire alla popolazione di sfondare in Egitto in massa, per procurarsi generi di prima necessità.
COLLOQUI ISRAELE-ANP
Sull'altro fronte, nel novembre 2007, Israele e l'Autorità Palestinese di Abu Mazen e del premier Salam Fayyad, iniziano un percorso di colloqui di pace con la supervisione Usa ad Annapolis. Le trattative, però, procedono da subito a rilento per l'indisponibilità da parte di Israele a discutere i temi chiave del conflitto: lo status di Gerusalemme e quello dei profughi palestinesi. Non solo, Israele prosegue anche imperterrito la costruzione e l'ampliamento delle colonie in Cisgiordania, allo scopo di creare dati di fatto sul terreno, che non potranno essere coinvolti nella trattativa. Le proteste in questo senso della Segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, rimangono inascoltate, mentre le concessioni israeliane ad Abu Mazen si limitano alla liberazione di alcuni detenuti con pene in scadenza, e di militanti delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa, a condizione che rinuncino alla lotta armata. Il colloqui di Annapolis promettevano di portare alla nascita di uno Stato palestinese entro la fine del 2008. Ma,nell'autunno 2008, la carriera del premier israeliano Olmert viene compromessa da guai giudiziari che portano la ministro degli Esteri Tzipi Livni a prendere il controllo del partito Kadima. La scadenza dei colloqui a quel punto diventa impossibile da rispettare, e tutto slitta al 2009, dopo le elezioni in Israele e la fine del mandato di Abu Mazen. La contesa per il futuro governo israeliano è soprattutto tra la Livni e Banjamin Netanyahu del Likud, la destra oltranzista. Mentre ancora non è affatto certo che le elezioni palestinesi si terranno.
HAMAS DICHIARA UNA TREGUA CON ISRAELE
Nel giugno 2008, Hamas aveva dichiarato una tregua con Israele, impegnandosi a cessare il lancio di razzi verso il sud del territorio israeliano in cambio della riapertura dei valichi della Striscia. Una tregua interrotta da diversi raid israeliani attuati per compiere omicidi mirati di miliziani, e da sporadici lanci di razzi da parte delle milizie non direttamente legate con Hamas. Nel frattempo i confini della Striscia vengono aperti solo di rado, e la popolazione di Gaza continua a impoverirsi sfiorando in più periodi un'autentica crisi umanitaria.
COMMANDOS ISRAELIANI COLPISCONO A GAZA
Tra novembre e dicembre 2008, corpi speciali israeliani compiono piccoli attacchi dentro la Striscia, provocando la reazione di Hamas che, allo scadere della tregua, il 18 dicembre 2008, riprende massicciamente il lancio di razzi, lasciando intendere l'intenzione di concordare una nuova tregua, che garantisca la reale apertura dei confini.
CAST LEAD,PIOMBO FUSO
Israele non reagisce per alcuni giorni finché, il 27 dicembre, lancia a sorpresa l'offensiva denominata Cast Lead, Piombo Fuso. La Striscia di Gaza viene bombardata per cinque giorni e successivamente viene invasa dall'esercito israeliano...
VITTIME
Le guerre tra Israele e i paesi arabi confinanti, del 1948 al 1973, hanno causato la morte di circa 100mila persone. La prima Intifada, dal 1987 al 1992, ha causato la morte di 2 mila persone, in massima parte palestinesi. Dall'inizio della seconda Intifada (settembre 2000) al 20 giugno 2007, hanno perso la vita 4626 palestinesi e 1050 israeliani. Almeno 214 palestinesi sono morti negli scontri tra le milizie di Hamas e Fatah. Il bilancio provvisorio della guerra nella Striscia di Gaza del dicembre2008/gennaio 2009 è di oltre 1000 palestinesi morti, più della metà civli, e meno di 20 le vittime israeliane.
RISORSE CONTESE
Rispetto al conflitto generale innescato dalla rivendicazione dei Palestinesi per la nascita di un loro stato indipendente, il problema è quello sia dello Stato di Israele che dei palestinesi per il controllo dell’accesso ai fiumi e alle riserve idriche, scarse, della zona.
FORNITURE ARMAMENTI
Israele riceve armi e addestramento soprattutto dagli Stati Uniti, ma anche dalla Francia e dalla Germania, anche se riesce a produrre da solo la massima parte degli armamenti che servono alle sue forze armate. I vari gruppi palestinesi ricevono armamenti ed addestramento dall’Arabia Saudita, dall’Iran dalla Siria.

sabato 17 gennaio 2009

GLI USA CONTINUANO AD ARMARE LA MANO DEGLI ASSASSINI DEI BAMBINI

Grecia, proteste bloccano spedizione di munizioni Usa a Israele Dovevano partire dal porto di Astakos. Il Pentagono: "Troveremo un'alternativa".
In seguito alle manifestazioni di piazza della sinistra greca e alle proteste del Partito Socialista all'opposizione, i 325 container di munizioni statunitensi destinate a Israele sono stati bloccato dalle autorità di Atene nel porto di Astakos.La notizia è stata confermata dal portavoce del Pentagono, Geoff Morrell, spiegando che gli Stati Uniti stanno ora cercando delle vie alternative alla Grecia per rifornire di armi l'alleato israeliano."Non so dire - ha detto Morell - se i greci abbiano un problema di sicurezza o un problema politico o qualche altro tipo di problema. Ma, qualunque sia la ragione, sono state sollevate obiezioni e quindi dovremo trovare un'alternativa per fare arrivare queste munizioni in Israele". Morell ha poi aggiunto che la decisione di inviare quella fornitura è stata presa nell'ottobre scorso, dunque ben prima che avesse inizio l'offensiva israeliana nella Striscia di Gaza.
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mercoledì 14 gennaio 2009

GAZA NON PUO' ASPETTARE. FIRMA!

Fermiamo questa guerra: Gaza non può aspettare oltre!
Con piu` di 800 Palestinesi e 15 Israleliani morti e l`aria di morte che cresce, è il momento di chiedere ai leader del mondo di aiutarci a porre fine alla spirale di violenza che da sempre caratterizza il conflitto tra Palestina-Israele.

Firma la petizione in basso per un`azione internazionale forte che ci aiuti a giungere ad un cessate il fuoco immediato a Gaza e per un cruciale impegno volto a raggiungere a una risoluzione del conflitto Israeliano-Palestinese.
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Il nostro messaggio e il numero delle firme sarà pubblicato sul Washington Post (opposite) e consegnato alle principali potenze nei prossimi giorni:
Petizione rivolta al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, L' Europa Unita, La Lega Araba e gli Stati Uniti d'America:
Abbiamo bisogno che tu agisca subito per essere sicuri che il cessate il fuoco nella striscia di Gaza avvenga, per la protezione dei civili di entrambe le parti e per controllare la crescente crisi umanitaria. Solo cn una decisiva e forte azione internazionale potrà rendere possibile la fine di questo bagno di sangue, assicurare la riapertura dei confini di Gaza e un vero progresso verso una solida Pace nel 2009.

Firma su: http://www.avaaz.org/it/gaza_time_for_peace/?cl=168313519&v=2667

lunedì 12 gennaio 2009

ASCOLTA ISRAELE! (di Stefano Nahmad)

10 gennaio.
Ascolta, Israele!
Stefano Nahmad, della Rete degli ebrei contro l’occupazione:
«Hai fatto una strage di bambini e hai dato la colpa ai loro genitori dicendo che li hanno usati come scudi.
Non so pensare a nulla di più infame (…) li hai chiusi ermeticamente in un territorio, e hai iniziato ad ammazzarli con le armi più sofisticate, carri armati indistruttibili, elicotteri avveniristici, rischiarando di notte il cielo come se fosse giorno, per colpirli meglio.
Ma 688 morti palestinesi e 4 israeliani non sono una vittoria, sono una sconfitta per te e per l'umanità intera(...)
Io oggi sono palestinese.
Io sto dalla parte del popolo palestinese e della sua eroica resistenza.
Io sto con l'eroica resistenza delle donne palestinesi che hanno continuato a fare bambine e bambini palestinesi nei campi profughi, nei villaggi tagliati a metà dai muri che tu hai costruito, nei villaggi a cui hai sradicato gli ulivi, rubato la terra.
Sto con le migliaia di palestinesi chiusi nelle tue prigioni per aver fatto resistenza al tuo piano di annessione (…)
Ascolta Israele, ascolta questi nomi: Deir Yassin, Tel al-Zaatar, Sabra e Chatila, Gaza.
Sono alcuni nomi, iscritti nella Storia, che verranno fuori ogni qualvolta si vedrà alla voce: Israele".

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Nota sulle foto di questo post inserite dal blog : dal 16 al 18 settembre del 1982, circa tremila abitanti palestinesi e libanesi dei campi di Sabra e Chatila, alla periferia di Beirut, donne, vecchi e bambini, venivano massacrati dai miliziani delle forze filo-israeliane, sotto la supervisione e con il sostegno logistico dell’esercito di Tel Aviv ,che aveva occupato da poche ore Beirut ovest. Pochi giorni prima le forze multinazionali ,che avrebbero dovuto difendere i campi profughi dopo la partenza da Beirut dei fedayin palestinesi e far rispettare l’impegno israeliano a non entrare nella parte occidentale della città assediata dal giugno precedente, si erano prematuramente ritirate...E,se questa non è PULIZIA ETNICA,come la vogliamo chiamare?

Orazio Vasta

domenica 11 gennaio 2009

PULIZIA ETNICA A GAZA ! (di Orazio Vasta)

In tante occasioni da questo blog abbiamo espresso la nostra vicinanza al popolo israeliano (e agli ebrei)-vedi il Salone del libro di Torino. Condividiamo il diritto all'esistenza dello Stato d'Israele,ma condividiamo anche l'esigenza del popolo palestinese ad aver un proprio Stato indipendente.
Non accettiamo- e condanniamo- in modo assoluto gli attacchi terroristici di Hamas contro la popolazione civile israeliana,ma non possiamo essere ipocriti e considerare l'attuale carneficina in corso a Gaza come un'operazione di polizia di Israele contro Hamas.
ASSOLUTAMENTE NO!
La carneficina in corso a Gaza somiglia tanto ad un'operazione di PULIZIA ETNICA!
Orazio Vasta "Siamo a una sproporzione di forze e di mezzi mostruosa, che produce, come stiamo constatando, una sperequazione oscena di vittime; ma si tratta anche di una sproporzione di idealità: gli uni lottano per imporre le loro condizioni-capestro, tipiche di una potenza (sub)imperiale, gli altri per liberarsi e avere uno Stato.
Alla guerra di aggressione, si contrappone la guerra di sopravvivenza.
Si possono avere dubbi?
Si può essere "equidistanti"?
E, soprattutto, si può tacere?".
Angelo d’Orsi (Storico, Università di Torino)
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mercoledì 17 dicembre 2008

"Senza libertà cosa farete?" (di W.Wallace)

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" Siete venuti a combattere da
uomini liberi,e uomini liberi siete:
senza libertà cosa farete?
Certo chi combatte può morire,
chi fugge resta vivo,
almeno per un po'…
Agonizzanti in un letto
fra molti anni,
siete sicuri che non sognerete
di barattare tutti i giorni che
avrete vissuto, a partire da oggi,
per avere l'occasione,
solo un'altra occasione,
di tornare qui
sul campo
ad urlare ai nostri nemici
che possono toglierci anche la vita,
ma non ci toglieranno mai
la libertà".
William Wallace (eroe della Nazione scozzese)
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Sir William Wallace (Elderslie, 127023 agosto 1305) è stato un condottiero scozzese che guidò i suoi connazionali alla ribellione contro l'occupazione della Scozia da parte degli Inglesi; nel quadro delle Guerre di indipendenza scozzese, Wallace combatté anche contro re Edoardo I d'Inghilterra.
La visione popolare consolidata spesso considera Wallace come una "persona del popolo", in contrasto con il connazionale Robert the Bruce (
Roberto I di Scozia), che era di nobile lignaggio. La famiglia di Wallace discendeva da Richard Wallace (Richard il Gallese), un possidente terriero che visse sotto i primi membri della famiglia Stuart
, poi famiglia reale a pieno titolo.
Wallace nacque a
Elderslie, nel Renfrewshire (vicino a Kilmarnock, Ayrshire) attorno al 1270, il che lo rendeva ancor giovane negli anni di maggior splendore personale, tra il 1297 e il 1305.
PER CONTINUARE A LEGGERE,CLICCA:
http://it.wikipedia.org/wiki/William_Wallace

venerdì 12 dicembre 2008

Israele e Palestina. "E' tempo di una teologia liberata,coraggiosa,ponte fra le storie e i mondi..."(di Khaled F.Allam)

Ricevo e pubblico con piena condivisione...
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Platone afferma nella "Repubblica" che le cose andranno sempre male in politica finché i filosofi non diventeranno re nella città o i re non diven-teranno seri filosofi. Ma quando il filosofo gioca a fare il re contraddicendo ogni spirito filosofico, è la saggezza che viene meno perdendosi nei meandri dell'ideologia. E ciò che lo scrittore Jean Paulhan ribadiva nel suo saggio "Il terrore nelle lettere".
Ed è ciò che è successo nella grave questione del boicottaggio alla presenza di Israele a Torino per la fiera del Libro.
Molti scrittori arabi e un famoso teologo dell'islam europeo, Tariq Ramadan, si sono opposti a quella presenza.
Io ho considerato molto pericolosa quella presa di posizione.
Non solo perché non distingue ciò che è uno stato nella sua formulazione politica da ciò che è uno stato in quanto comunità di culture, luogo in cui si scrive, si dipinge, si compone musica, nella gioia come nella sofferenza.
Vi è un altro elemento che considero fondamentale proprio per la riuscita di un dialogo fra i popoli e le culture, la questione della peculiarità dello stato di Israele: sono trascorsi sessant'anni dalla sua nascita, e se per molti della parte araba questo suona come una ferita, io ritengo che per noi arabi, anche arabi della diaspora, sia oggi necessario guardare a quell'evento da un'altra angolazione: vale a dire come la questione europea che si è delineata nel XX secolo con il dramma della Shoah.
Ciò è l'esperienza, impossibile da trasmettere, del male assoluto, della distruzione scientifica, «industriale», di un popolo, di una cultura, di una civiltà, che pone per l'Europa la questione della memoria.
Israele è anche una bandiera, un esercito, un governo, una democrazia, ma per me rappresenta essenzialmente quell'esperienza dei limiti, che hainterrogato e continua a interrogare l'Europa intera.
Ogni qualvolta rifletto su tutto ciò trovandomi nell'emiciclo del Parlamento italiano, mi vengono i brividi apensare che in quello stesso luogo sono state votate le leggi razziali.
Bisogna che noi arabi cominciamo a capire che per la coscienza europea quella è stata l'esperienza del male assoluto; di qui il debito di riconoscimento che si è creato fra Europa e Israele.
Tutti sappiamo che la presenza dello stato di Israele non cancella il conflitto attualmente in corso; ma la Fiera è stata un laboratorio di libertà per gli uomini per le culture; se viene meno questo, è l'umanità stessa che perde. Con ciò non si deve assolutamente occultare la questione del dramma palestinese, l'urgenza di uno stato palestinese capace di vivere democraticamente accanto allo stato di Israele.
Ma noi arabi, se vogliamo fare progressi, dobbiamo capire come sia fondamentale la questione dell'oblio e della memoria, del sangue e delle lacrime di un popolo martoriato che voleva anch'esso vivere pacificamente accanto agli altri popoli e che all'indomani di quella tragedia presentò al mondo un volto resuscitato.
Per noi arabi è troppo grande il rischio di lasciarsi guidare da ideologie cieche, che rischiano di sconfinare in un nuovo antisemitismo; è tempo ormai nel mondo musulmano di pensare ad una teologia che sia capace di accogliere la questione della memoria della Shoah, è tempo di una teologia liberata, coraggiosa, ponte fra le storie e i mondi, per le generazioni future, per spezzare il monopolio di un fondamentalismo che è per me un'altra nakba (disastro), una nakba del pensiero.
Khaled Fouad Allam

giovedì 11 dicembre 2008

Tra le altre cose fanno parte integrante della carta dei diritti dell´uomo il diritto all´autodeterminazione dei popoli

Ricevo dall'amico veneto Francesco Falezza e pubblico...
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani fu approvata il 10 dicembre 1948 dall´Assemblea dell´ONU.
Con i suoi 30 articoli, essa doveva costituire "un comune livello, che tutte le nazioni dovevano raggiungere".
Fu il primo passo verso la realizzazione della "Carta internazionale dei diritti umani",attraverso i due accordi internazionali, adottati all´unanimità dall´ONU il 16 dicembre1966.
Tra le altre cose fanno parte integrante della carta dei diritti dell´uomo il diritto all´autodeterminazione dei popoli, che comprende il diritto, per ogni popolo, a disporre delle proprie ricchezze e di preservare gli elementi essenziali della loro identità quali la religione, la lingua, le tradizioni ed il patrimonio culturale.
Da questo si capisce subito che lo stato italiano sta commettendo un crimine contro l´umanità contro il popolo veneto, riconosciuto oltre che dalla storia, anche dallo statuto della regione, legge ratificata anche dal parlamento italiano.
Da questo, ne consegue anche, in modo incontestabile, il diritto all´autodeterminazione, care Signore ed egregi Signori, basta solo chiederlo e nessuno ce lo potrà negare.
Dopo mesi di lavoro, Sabato 13 dicembre alle ore 15:00 presso l´Hotel Venice a Grisignano di Zocco (Vi), verrà presentato un obiettivo, un metodo e un piano d´azioni per l´indipendenza del popolo veneto, un progetto per gettare le basi sull´unità politica Veneta per realizzare il diritto all´autodeterminazione.
Non mancare!!
Francesco Falezza
www.falezza.com

lunedì 1 dicembre 2008

STORIA DI UNA DONNA PALESTINESE,MADRE DI 5 FIGLI...(di Caterina Donattini)

Il diritto di essere un bambino
Storia di una donna palestinese, madre di cinque figli, nel campo di Beit Jibrin
di Caterina Donattini (http://it.peacereporter.net)
Amal è madre di cinque figli.
Due femmine e tre maschi.
Amal è madre di un sesto figlio morto prima d’esser nato: successe durante la prima Intifada, nella sua casa irruppero i gas lacrimogeni israeliani e nulla poterono le pareti del suo ventre di fronte alla guerra. Fu così che al quinto mese di gravidanza i gas lacrimogeni la fecero abortire, là a Betlemme, vicino a dove si dice sia nato il bambino Gesù.
Amal è palestinese e vive a Beit Jibrin, uno dei tre campi rifugiati di Betlemme.
Ero con lei giovedì 30 ottobre, di sera, quando le forze armate israeliane hanno accerchiato il campo rifugiati.
Io e una delle sue figlie siamo andate tra i vicoli del campo, nell’umido della pioggia, tra il fumo e gli spari, per rintracciare il fratello minore e trascinarlo a casa. Era in un angolo, di fianco ad un mucchio di pietre, insieme a tanti altri ragazzini come lui, convinti di poter sfidare quei soldati che venivano armati a ricordare l’occupazione ad un popolo oppresso.
Quando siamo rientrati la madre lo ha coperto di improperi.
Nel campo rifugiati ci sono collaborazionisti: “Guarda i tuoi fratelli! Vuoi finire anche tu in prigione? Cretino!”.
Amal ha tre figli maschi: uno di 18 anni, adesso in prigione; uno di 27, uscito di prigione l’anno scorso; e poi Moeyyed, 15 anni, ancora sano e salvo, a casa. La preoccupazione di Amal non era infondata.
Il pomeriggio seguente l’Autorità Palestinese ha bussato alla sua porta: “Tuo figlio Moeyyed è ricercato, insieme a lui altri quattro quindicenni nel campo”. Sono stati tutti interrogati e poi rilasciati il giorno dopo. Il 3 novembre 2008 alle 3 del mattino si odono colpi violenti alla porta di casa. Amal accorre terrorizzata e apre la porta: un fucile la spinge da un lato mentre altri 7 fucili spianati entrano in casa; 8 soldati israeliani a volto coperto nel cuore della notte, nuovamente, nel suo salotto.
Tutta la famiglia viene riunita in una stanza, i soldati frugano ovunque, rovesciano gli scaffali, aprono gli armadi. Poi uno ldi loro chiede: “Chi è Moeyyed?” Dopo un lungo silenzio Amal lo indica: è lui, quel suo figlio quindicenne in calzini e maglietta, con gli occhi ancora segnati dal sonno. “Vi scongiuro, cosa ha fatto, è un bambino, non portatemelo via!”Oggi non si sa nulla di Moeyyed. Per 12 giorni verrà interrogato a bastonate. La legge israeliana prevede che Moeyyed possa essere interrogato e detenuto per 12 giorni senza conoscere l’accusa contro di lui, senza consultare un avvocato e senza che i suoi genitori sappiano dove si trovi e possano visitarlo.
La prassi israeliana prevede comunemente l’arresto di minorenni.
L'Ong a sostegno dei detenuti palestinesi, Addameer, riporta che il 30 ottobre soldati israeliani sono entrati in una scuola superiore del campo rifugiati di Aroub nella zona di Hebron picchiando, ammanettando, incappucciando ed infine arrestando 10 ragazzini, tutti sotto i 16 anni. A volte la loro colpa è quella di lanciare pietre contro i carri armati israeliani, ma spesso il loro arresto serve ad ottenere indicazioni su persone coinvolte nella resistenza, ultimamente anche con la collaborazione dell'Autorità Palestinese. I bambini infatti hanno minore resistenza durante gli interrogatori. Il semplice fatto di far parte di un partito costituisce nei territori occupati un motivo sufficiente per rimanere in prigione fino a due anni.La Convenzione Internazionale sui Diritti dei Bambini ribadisce il diritto all’assistenza legale e chiede di evitare la detenzione dei bambini. Nonostante questo i diritti dei bambini palestinesi sono costantemente violati. Secondo uno studio dell'Unrwa condotto nel 2004 in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, quasi la metà dei bambini residenti in questi territori (48%) ha subito violenza diretta o indiretta. Il 93% dei bambini dichiara di sentirsi vulnerabile ed esposto a subire violenze. Il 59% degli adolescenti tra i 13 e i 17 anni ha dichiarato di ritenere i propri genitori incapaci di proteggerli. Dall’inizio del 2000 fino al 2005 più di 756 bambini palestinesi sono stati uccisi, 2500 bambini sono stati imprigionati. Secondo Defence for Children International “circa il 95% dei bambini arrestati e/o detenuti sono stati soggetti ad abuso fisico e/o psicologico, spesso risultante in chiare forme di tortura”. Anche il Comitato Internazionale contro la Tortura si è detto preoccupato per le denuncie di “tortura e maltrattamenti subiti dai minori palestinesi detenuti”.
Nella legislazione israeliana la definizione di bambino cambia a seconda che si tratti di un soggetto palestinese o israeliano: nel primo caso si è bambini fino ai 16 anni, nel secondo fino ai 18.
Questa madre palestinese che piange con gli occhi di una donna cui troppi figli sono stati strappati, rivendica ogni giorno da quando le hanno portato via Moeyyed il diritto di chiamarlo “bambino”.

sabato 29 novembre 2008

Bufera Veneta e l´Isola dei ghiacci (di Lorenzo Crosato)

Ricevo e pubblico....
Stamattina apro il sito del Gazzettino e finalmente ci trovo una buona notizia. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha votato contro l´esposizione della bandiera Veneta fuori del palazzo di (in)giustizia trevigiano.
Il nostro gonfalone dovrà quindi essere rimosso.
Finalmente!
Era ora di fare chiarezza e di mettere fine alle ambiguità.
Perchè una bandiera simbolo di secoli di storia e che incarna cuore e spirito di noi veneti, dovrebbe essere esposta fuori da uno degli edifici della repubblica delle banane?
Quanti di noi veneti si sentono effettivamente rappresentati da queste istituzioni?
Quanti di noi veneti hanno un minimo barlume di speranza nella classe politica italiana?
Quanti di noi veneti ritengono il sistema giudiziario italiano degno della nostra fiducia?
E perché mai quindi la nostra bandiera dovrebbe venire vilipesa e strumentalizzata restando in bella mostra al di fuori di uno dei simboli di questo stato che ci sta portando alla rovina?
Questo stato che non vuole rappresentarci come dimostrato da quest´ennesima esplicita ammissione, questo stato che ripudia i nostri simboli e la nostra gente in modo così sfacciato.Perché ci siamo ridotti a chiedere la carità per rivendicare un diritto ovvio e sacrosanto, ossia quello di esporre la NOSTRA bandiera al di fuori dei nostri edifici pubblici?
Dobbiamo semplicemente trarne le ovvie conclusioni, ossia che è giunto il momento di avere i NOSTRI edifici pubblici, le NOSTRE istituzioni, i NOSTRI rappresentanti, ma soprattutto di farci restituire il NOSTRO futuro.E mentre nei polverosi salotti romani non si perdeva occasione per umiliare noi Veneti e la nostra bandiera, uno stato autenticamente democratico quale la Danimarca dava la possibilità agli abitanti della Groenlandia di decidere del futuro della loro nazione, in un referendum ampiamente considerato un preludio all´indipendenza.
E se la voglia di indipendenza è arrivata ad infiammare i cuori degli abitanti dell´isola dei ghiacci, cosa stiamo aspettando noi Veneti?
Non lasciamo che le Alpi fermino il vento del nord, c´è bisogno di aria fresca.
Lorenzo Crosato(PNV)

giovedì 27 novembre 2008

La Groenlandia è libera e indipendente(di Demetrio Serraglia)

Ricevo e pubblico...SOLIDARIETA' AL POPOLO DELLA GROENLANDIA LIBERA!Anche il Popolo della Groenlandia ha scelto l'indipendenza; ormai questa è una tendenza inarrestabile e sempre più i Popoli del mondo la vogliono praticare. Essa si trasformerà in una valanga che travolgerà gli Stato central-colonialisti.
Gli speculatori, le lobby economiche, i guerrafondai hanno ingannato i poveri e depauperato le risorse delle nazioni, gettando nella fame, nella miseria e nella disperazione milioni di persone.
I Popoli si stanno ribellando e ciò è giusto, dobbiamo recuperare sia le risorse economiche che quelle politiche e culturali, per il benessere delle nostre famiglie e della nostra società.I Popoli devono ottenere attraverso il referendum, come la Groenlandia, la loro indipendenza. Se invece i guerrafondai central-colonialisti pensassero di scatenare una guerra come alternativa alla nostra libertà sappiano fin d'ora che i Popoli stessi trasformeranno le guerre d'aggressione in guerre patriottiche che daranno la libertà e l'indipendenza ai Popoli oppressi.
Ci impegniamo come Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica, a fare quanto è possibile per impedire nuove guerre, questo è un avviso che i guerrafondai devono prendere seriamente in considerazione.
Viva la libertà dei fratelli della Groenlandia!
Referendum subito per l’autodeterminazione del Popolo Veneto!
Oggi la Groenlandia domani la Veneta Serenissima Repubblica!
Longarone, 27 novembre ’08
Per il Veneto Serenissimo Governo
Il Ministro degli Esteri
Demetrio Serraglia

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Veneto Serenissimo Governo
Casella Postale 64- 36022 – Cassola (VI)
VENETO
pepiva@libero.it

NO PIZZO! NO USURA! NO MAFIA!

ASAAE
- Associazione Antiracket Antiusura Etnea
Via Bellini, 54
-S. Agata Li Battiati (CT)
Tel. 0957501348 / 3896993841 / 3484051662
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Terrorismo dal Kosovo, rapporto della CIA: intelligence o politica?
Scritto da Orazio Vasta



mercoledì 26 novembre 2008

Il rap palestinese contro l'assedio israeliano

"Canto forte, così la gente mi può sentire
abolirò, cambierò, farò leggi
voglio cambiare tutte le regole...
L’assedio va sempre peggio
e ci hanno costruito intorno
una barriera
Tutti insieme rompiamo questo assedio
Il nemico continua ad assediarci
e ha costruito un muro
Tutti insieme rompiamo l’assedio"....
Protagonisti di questo testo sono tre giovani palestinesi del gruppo musicale rap "Black Unit Band " di Gaza,che hanno prodotto un video,e(CLICCA)Non è stato facile fare questo video, per la band.
Per Hamas la band diffonde culrura americana,per la tipologia musicale.
Ma i tre giovani replicano:"L’idea d’incidere un rap ci è venuta dai neri americani, che cantano la loro sofferenza".
Orazio Vasta