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sabato 14 marzo 2009

LA ROMAGNA AI ROMAGNOLI! (dell'On.Stefano Servadei)

Ricevo e pubblico....
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On. Dott. STEFANO SERVADEI
Forlì ,Via Valsalva, 8
Forlì, 8 marzo 2009

La parola agli elettori!
In questi quasi vent’anni di vita ed attività del Movimento per l’Autonomia della Romagna (M.A.R.), il PCI—PDS—DS—PD ha sempre rifiutato aperti confronti con noi, quasi ché fossimo degli appestati, e che il tema dell’autonomia amministrativa del nostro territorio non fosse fondamentale per la comunità che lo abita.
Ledendo, in ogni caso, il costume democratico, il quale vive e si alimenta di confronti ed approfondimenti essenzialmente pubblici, col coinvolgimento di quanti più cittadini possibile, anche in omaggio alla loro “sovranità”. E, dunque, alla loro necessità di partecipare e di conoscere per potersi, al momento delle decisioni, adeguatamente esprimere.
In questo largo spazio temporale, il partito in questione ha, tuttavia, sentito il bisogno di proporre, di tanto in tanto, sue soluzioni definite alternative rispetto alla ipotesi autonomistica. Con ciò riconoscendo esplicitamente che molte cose nei rapporti fra Emilia e Romagna non vanno, ed esigono una Romagna più forte, unita ed agguerrita in ogni sede contrattuale.
Si è, così, parlato, via via, di “tavolo romagnolo”, di “sistema Romagna”, di “Provincia Romagna”, di “Città metropolitana romagnola” ecc. senza preoccupazioni sulla fattibilità, e senza tentativi di passare dalle parole ai fatti.
Perché, dunque, questa estemporaneità a vuoto, spalmata su di un periodo temporale di quasi vent’anni? Evidentemente a riconoscimento di una reale situazione di sofferenza romagnola rispetto all’egoistica egemonia delle “zone forti emiliane”, testimoniata da qualsiasi seria rilevazione in fatto di redditi, finanziamenti, servizi, infrastrutture, ecc. E per far tacere, anche se con ipotesi inconsistenti, parte della loro base e del loro elettorato. Le quali, sulla base del “senso di appartenenza” e delle quotidiane esperienze, sono portate ad accreditare la battaglia autonomista.
Per tutto questo, non considero una provocazione chiedere, oggi, al PD, impegnato nella preparazione delle liste e dei programmi per le elezioni amministrative del 6—7 giugno p.v., dove sono finiti il “tavolo romagnolo”, il “sistema Romagna” e le altre strutture sopra ricordate, che vennero via via promesse ai concittadini al dichiarato scopo di dare più peso alla Romagna nei quotidiani rapporti con l’Emilia, e di rendere superflua l’ipotesi autonomistica.
Tanto più che siamo alla vigilia del “federalismo fiscale”, il quale esalta ulteriormente il ruolo regionale e le relative responsabilità. E sarà tanto più protagonista se rappresenterà tutte le potenzialità del Paese a tale livello, senza smagliature e vuoti di sorta.
Va ricordato, ancora, che l’obiettivo “nuove Regioni” continua ad essere contemplato dalla nostra Costituzione, come al momento della nascita della piccola Regione Molise. Per la quale gli atti parlamentari ci testimoniano che la forza politica più impegnata allo scopo fu l’allora PCI. Ai cui eredi non dispiaccia, pertanto, se avanziamo la seguente domanda: “i molisani sono forse cittadini italiani con maggiori diritti dei romagnoli?”.
Se l’attuale vita amministrativa romagnola è ripiegata su se stessa, rifluita alla dimensione municipale, incapace di pensare ed elaborare grandi progetti e di qualsiasi compattezza, senza alcun peso agli sportelli bolognesi ed agli altri che contano, priva di “filo diretto” coi Governi di Roma e Bruxelles, di chi è la colpa se non di chi la egemonizza da tanto tempo, ed anziché plaudire l’ipotesi autonomistica (che è promozione ed assunzione di maggiori responsabilità in ogni campo) la osteggia, richiamandosi ad alternative del tutto inesistenti?
La parola agli elettori!

lunedì 1 dicembre 2008

LA ROMAGNA RIVENDICA IL DIRITTO ALL'AUTONOMIA!

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Fondatore del Movimento per l’autonomia della Romagna è l’On. Stefano Servadei.
Il MAR è un Movimento monotematico trasversale a tutte le forze politiche
e fa diretto riferimento a tutti i cittadini romagnoli per realizzare la “ Casa Comune ”.
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Dal 1990 il Movimento ha predisposto la sua presenza nei principali centri romagnoli,organizza tutti gli anni il Congresso regionale,
ha raccolto oltre 80 mila adesioni da cittadini di ogni parte politica e di ogni Comune romagnolo,ha svolto una impegnata attività di propaganda attraverso tutti i canali di comunicazione per aggiornare i romagnoli e sensibilizzare l’opinione pubblica.
Sono stati stabiliti rapporti di collaborazione con diverse forze politiche e con Parlamentari, Consiglieri regionali, provinciali e comunali.
Il MAR ha portato le sue rivendicazioni all’interno della Commissione Bicamerale e delle Assemblee Parlamentari.
Il MAR vive esclusivamente dell’apporto volontario dei suoi aderenti
e tutto ciò che vuole è che i romagnoli siano padroni in casa loro,
attraverso l’autogestione dei bisogni,delle disponibilità e potenzialità.
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La Romagna !
La Terra delle nostre Tradizioni, della nostra Cultura, della nostra Lingua !
La Terra dove abbiamo ascoltato i racconti dei nostri nonni di un tempo andato,
che ancora oggi tramandiamo ai nostri figli e nipoti.
La Terra fatta da uomini e donne che in ogni cosa ci mettono la testa ma sopratutto il cuore.
La Terra degli Antichi Galantuomini di Romagna, dove tutto avveniva con una stretta di mano,
secondo il buon senso dei padri di famiglia.
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Il decalogo è un’ iniziativa del Comitato M.A.R. di Faenza e di Andrea Costa
1. Il diritto di appartenenza !
La Romagna è una delle più antiche Regioni d’ Italia.

Ha una sua lingua, uno stile di vita proprio, una capacità di gestire il suo modo di essere. Il milione di cittadini residenti dà diritto al referendum per scegliere di diventare regione, cosi come sancito dall’art. 132 della Costituzione Italiana.
2. L’ Europa è l’ Europa delle Regioni.
Le Regioni partecipano alla programmazione europea per l’ ottenimento di finanziamenti finalizzati allo sviluppo ed al miglioramento della qualità di vita nel territorio. Quando la Romagna diventerà regione potrà usufruire di tali benefici e gestirli in prima persona.
3. Lo Stato Italiano è lo Stato delle Regioni.
Quando la Romagna diventerà regione potrà usufruire dei fondi statali destinati alle infrastrutture che fino ad oggi li ha visti finire in Emilia, in quanto i consiglieri Romagnoli in Regione sono 13 su 50. Per questo i cittadini romagnoli da oltre 20 anni sono costretti a viaggiare su strade come la Romea, la Ravegnana, l’ Adriatica ed usufruire di un trasporto pubblico antiquato (treni ed autobus ).
4. La sanità pubblica è di competenza regionale.
La Romagna si è vista chiudere e declassare dal governo centrale bolognese una ventina di piccoli ospedali romagnoli.
Tutte le cliniche universitarie e gli ospedali a qualifica “regionale” sono in Emilia. La Regione Romagna comporterà presenze locali pure in questi settori.
Quando la Romagna diventerà Regione saprà far funzionare al meglio la propria sanità, riducendo gli sprechi di natura politica e migliorando i servizi.
5. La Romagna non possiede una propria università.
Nella regione Emilia-Romagna esistono 5 università autonome tutte dislocate nei territori delle provincie emiliane. (BO - MO - RE - PR - FE). Alla Romagna si è sinora impedito di disporre di una propria università malgrado i suoi 20mila studenti.
6. La difesa e la valorizzazione dell’ambiente e territorio sono di competenza regionale.
La Romagna, anche per tale aspetto deve rimettersi alle decisioni bolognesi, le quali sinora non hanno valorizzato assolutamente nulla, trascurando la difesa delle spiagge e delle colline, riempiendo il territorio romagnolo di discariche.
7. Quando la Romagna diventerà regione , vedrà riconosciuto il proprio nome ed il proprio marchio a livello internazionale.
Questo permetterà una maggior valorizzazione di tutte le nostre ricchezze costituite dai prodotti agricoli del territorio, dalle nostre industrie, dai nostri artigiani, dalla nostra manodopera e dalla bellezza del nostro territorio.
Che dire poi dello Stile di Vita dei Romagnoli ? A detta di tutti gli Italiani e’ il posto dove si vive meglio! Potremmo lanciare il marchio “Made in Romagna".
8. Ogni regione ha la propria Corte di Appello, Tribunale della Libertà, T.A.R, Commissione Tributaria, Tribunale dei minori, Corte dei Conti …
I cittadini Romagnoli si vedono costretti, per ottenere giustizia, a passare dal polo di Bologna, che non è in grado di gestire una competenza cosi vasta.
Questo paralizza e rallenta fino all’ esasperazione tutte le pratiche di giustizia civile, penale, amministrativa etc…
9. L’ O.N.U, l’ Europa e la Costituzione Italiana sanciscono come sacrosanto il diritto dell’ autodeterminazione dei popoli.
I cittadini romagnoli ed emiliani, in tutta la loro storia, non sono mai stati chiamati a votare per scegliere se essere amministrati insieme o separatamente, in quanto la Regione Emilia-Romagna è stata sempre imposta dall’ alto , senza mai considerare le diverse caratteristiche delle due popolazioni e dei due territori.
10. La riduzione degli sprechi di denaro pubblico.
La Regione Romagna nascerà per “ Scorporo “ da quanto già esiste come regione Emilia-Romagna. Senza oneri aggiunti e con “ servizi “ a portata di mano dei nostri cittadini. Organizzata ed informatizzata la Romagna diventerà in poco tempo

domenica 23 novembre 2008

SIAMO ROMAGNA ,NON "BASSA PIANURA PADANA "!

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Quel che mi rode.
Se la Romagna fosse autonoma, con oculati ed opportuni interventi, in particolar modo nella riviera e nell’entroterra appenninico, almeno la metà dei romagnoli potrebbero vivere con la ricchezza derivata dal turismo e con l’indotto che questo potrebbe creare.
Quanto affermo non si scosta dalla realtà, perché la Romagna, come ricezione turistica,in tutto il mondo è seconda solo a Miami Beach, Florida.
Questo è quanto risulta dalle statistiche.
Invece, essendo legati all’Emilia, tutte le ricchezze che produciamo, e non solo col turismo, si perdono nei mille rigagnoli che quella possiede e nei balzelli che ci impone.
In parole semplici, gli emiliani godono di quanto siamo capaci di produrre e purtroppo non c’è ritorno in questo, prova ne è che la Romagna è sempre l’ultima spiaggia ove vengono riversare leggi, provvedimenti, norme e… ricchezze se proprio ne sono avanzate nella sporta della consorella maggiore.
Ora vengo a quanto in questo momento mi rode di più :
dopo il TG3 dell’Emilia-Romagna, ore 14, vengono illustrate le previsioni del tempo, ebbene queste iniziano e terminano così:"Appennino Emiliano e pianura Padana Emiliana, sole, pioggia ecc."
Quindi per illustrare le previsioni sulla Romagna viene specificato:" Appennino Romagnolo e BASSA PIANURA PADANA, sole, pioggia, ecc".
L’annunciatrice ci indica proprio così; ovvero la Romagna in tutti i suoi confini diviene BASSA PIANURA PADANA.
La bassa pianura padana, da quanto si sa, è geograficamente riconosciuta nella zona propria della foce del fiume Po, quindi al di fuori dei confini romagnoli.
Allora mi pongo le domande: perché nelle citate previsioni del tempo veniamo indicati come bassi padani?
Poi; questa citazione è voluta, oppure è solo dettata dalla superficialità della redazione del telegiornale?
Amici romagnoli tutti e in capo l’Onorevole Servadei, chiedo se è possibile intervenire presso la redazione del TG3 Emilia-Romagna, affinché anche nelle menzionate previsioni del tempo si indichi la Romagna come terra esistente, dato che geograficamente, politicamente e giuridicamente è riconosciuta come tale.
Leo Farinelli


sabato 22 novembre 2008

COSA VOGLIONO I ROMAGNOLI? LA ROMAGNA!

Uffa.… questi Romagnoli…
Alcuni anni fa si sentiva spesso qualcuno che diceva: “Uffa..questi Romagnoli…cosa vogliono?”
Poi mano a mano che passa il tempo, anche molti degli oppositori della Regione Romagna stanno rivedendo e riconsiderando il loro atteggiamento.
Cosa vogliono i Romagnoli lo si dice da anni e la risposta è semplice e breve: Vogliono che la Romagna diventi Regione né più e né meno come le altre Regioni Italiane.
Si è arrivati addirittura a dire che la Romagna non avrebbe i requisiti per diventare Regione, principalmente perché i suoi confini non sono mai stati determinati (aggiungo io burocraticamente).
Dato che sono di parte, non vorrei che si pensasse che il mio ragionamento sia viziato dal fatto che aderisco al MAR.
Mi rendo quindi per un attimo totalmente indipendente da ogni pensiero e, considerando che una parte di noi è Internet dipendente, ho utilizzato questo mezzo.
I navigatori sanno che uno dei siti più visitati ed anche gettonati è Wikipedia.
Wikipedia è una libera enciclopedia, conosciuta in tutto il globo e tradotta in oltre cinquanta lingue.
Bene! Sono andato alla voce Romagna e cosa ho trovato?
Riporto solamente due paragrafi lasciando a Voi la curiosità di leggere gli altri sul sito dell’enciclopedia.
Ora non parlo io, ma Wikipedia:
………….
Vai a:
Navigazione, cerca
La Romagna è una regione storica, linguistica e geografica dell’Italia settentrionale, la cui parte maggiore forma insieme all’Emilia la regione dell’Emilia-Romagna. Come già testimonia Dante, centro linguistico della Romagna (”meditullium“, dice) è Forlì (De Vulgari eloquentia), mentre la capitale storica, nonché la città più popolosa, è Ravenna.
Confini
La Romagna come realtà omogenea dal punto di vista etnico-linguistico risulta avere come confini geografici:
a nord il fiume Reno fino alla sua foce nel Mare Adriatico.
a nord-ovest il fiume Sillaro, per tutto il suo percorso dalle sorgenti alla confluenza con il Reno.
dalle sorgenti del Sillaro verso est, il confine meridionale segue lo spartiacque dell’Appennino tosco-romagnolo. Le cime che delimitano la dorsale sono il monte Bastione (1190 m), vicino a Pian del Voglio e Sasso di Castro (1277 m), vicino a Roncobilaccio. La linea spartiacque prosegue fino al monte Maggiore nell’Alpe della Luna (provincia di Arezzo).
in direzione ovest-est il confine continua pressoché in linea retta lungo lo spartiacque fra il torrente Conca e il fiume Foglia fino al promontorio di Focara, a sud di Gabicce, nel territorio comunale di Pesaro.
a est il confine è rappresentato dal mare Adriatico.
Pertanto, possiamo intendere - dal punto di vista idrografico - come Romagna la destra orografica della valle del Sillaro e poi le vallate dei fiumi: Santerno, Senio, Lamone, Montone, Rabbi, Bidente, Savio, Rubicone, Marecchia e Conca, e relativi affluenti.
Quest’area geografica è in gran parte coincidente con quella delle diocesi di
Imola, Faenza-Modigliana, Forlì-Bertinoro, Cesena-Sarsina, Ravenna-Cervia, Rimini e San Marino-Montefeltro.
Dal punto di vista amministrativo, la Romagna invece risulta frazionata in più realtà, anche distanti fra loro.
La parte maggiore (7/10) è nella regione Emilia-Romagna: interamente romagnole sono le tre province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini; a esse si deve aggiungere la città di Imola (BO) e alcuni comuni limitrofi (Dozza, Mordano, Casalfiumanese, Borgo Tossignano, Fontanelice e Castel del Rio), tuttavia non l’interezza del Circondario imolese, che comprende anche tre centri emiliani (Castel San Pietro Terme,
Medicina e Castel Guelfo di Bologna).
A questi territori se ne aggiungo altri (2/10) nella regione Marche: in provincia di Pesaro-Urbino parte del Montefeltro, Gabicce Mare, Gradara e parte del Comune di Pesaro.
Infine 1/10 del territorio romagnolo è in Toscana: generalmente, si considerano facenti parte del territorio romagnolo anche il comune di Badia Tedalda e una parte del comune di Sestino in Provincia di Arezzo, nonché Firenzuola, Palazzuolo sul Senio e Marradi nella Provincia di Firenze, tutti territori locati nel versante Adriatico.
……………
Riprendo a parlare io.
Cosa dire?
Niente, mi sembra tutto chiaro.
Termino qui, e sono molto soddisfatto, perché il mondo intero sa cosa è veramente la Romagna.
E non c’è burocrazia che tenga.
La Romagna c’è….il resto sono tutte patacche.
Ugo Cortesi – Alfonsine (RA)

venerdì 21 novembre 2008

LA "MAGGIORANZA SILENZIOSA"ROMAGNOLA...

Riprendo dal Blog http://www.romagnablog.org/ del MAR-Movimento per l'Autonomia della Romagna,che nulla a che fare con la Lega Nord e con il Mpa
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"Caro Direttore,

sono nato a Ravenna 78 anni fa e da oltre 50 anni vivo lontano dalla mia Romagna. Sono però legatissimo alla mia terra di origine e vorrei poter vedere con i miei occhi la Romagna regione autonoma.
Penso sarebbe necessario convincere i deputati e i senatori eletti in Romagna che l’autonomia romagnola non creerà danni all’Emilia ma consentirà alla Romagna di crescere oltre che economicamente anche sotto il profilo della cultura e della vera democrazia.
Sarebbe anche utile che gli insegnanti delle scuole romagnole insegnassero agli allievi la storia della Romagna e l’orgoglio di essere nati in questa straordinaria regione.
Occorre che la maggioranza della popolazione romagnola si convinca della bontà della causa, che prescinde dalle ideologie e dagli egoismi della politica “politicante”.
Grazie per la possibilità di dare la parola anche alla “maggioranza silenziosa” romagnola.
Paolo Bedeschi".

lunedì 3 novembre 2008

ROMAGNA.NON PERDETE TEMPO:RITORNATE A VELTRONI LE TESSERE DEL PD,RAFFORZATE IL MAR!

Fonte: La Voce – Domenica 5 Ottobre 2008
Lettere al Direttore
Romagna autonoma: perché il Pd non risponde?
di Maurizio Rocchetta - Rimini
Egregio Direttore.
Sono sempre stato convinto che, in un paese civile, sia un diritto di ogni cittadino indirizzare lettere, istanze a coloro che sono stati eletti negli organi rappresentativi, o comunque si trovino In posti di responsabilità nell’amministrazione dello Stato, ma soprattutto sia un preciso dovere fornire risposte adeguate da parte di tutti. Purtroppo, in merito alla questione romagnola, ovvero l’aspirazione di tanti di realizzare la ventunesima regione, ho dovuto riconoscere, e verificare che hanno ragione coloro che hanno affermato pubblicamente, anche sulla Voce, che il Partito democratico rifiuta ogni dialogo e lo stesso On. Valter Veltroni non si è neppure degnato di una risposta, anche interlocutoria, alle lettere inviategli da parte dei vertici del MAR.
Orbene, interessato da anni a conoscere le ragioni a sostegno delle rivendicazioni autonomistiche delle popolazioni, ed anche contro, a livello comunale, provinciale e regionale, ho cominciato a scrivere al leader del Partito democratico ricordandogli, altresì, in via preliminare, che il Movimento per l’autonomia della Romagna conta oltre novantamila adesioni scritte e da un punto di vista tattico sarebbe stato quanto meno inopportuno non tenerne conto, una vera miopia politica in altri termini, anche alla luce di due sonore batoste elettorali. Trascorso un congruo lasso di tempo, senza un cenno di riscontro, ho sollecitato una risposta allegando copia della lette­ra inviata: ebbene, il silenzio più assoluto.
Non rassegnato, ho messo in atto la stessa procedura con altri due esponenti di rilievo del Partito Democratico, ricordando loro le comuni origini regionali: gli onorevoli Franceschini e Bersani.
Anche con questi due personaggi politici, il silenzio più assoluto, neppure una vaga lettera interlocutoria preparata dalle loro segreterie, ben dotate di personale, da quanto mi è dato sapere.
Un comportamento, absit iniuria verbis, non solo scorretto, politicamente incomprensibile, ma che dimostra, nei tre casi ricordati, la benché minima considerazione verso i cittadini.
In presenza di questi fatti, particolarmente negando al MAR una risposta, ho raggiunto il convincimento che i vertici del Partito democratico abbiano deciso, poco democraticamente, che le rivendicazioni dei “secessionisti” romagnoli debbano essere semplicemente ignorate e rifiutato ogni tentativo di dialogo.
Peccato che questi “signori”, non saprei al presente come definirli, non si siano resi conto che tanti loro aderenti e simpatizzanti della base, residenti in Romagna, la pensano ben diversamente!
Non mi sembra che questo faccia onore ad un partito, sorto di recente con ben altre premesse, che dovrebbe stare molto attento a non subire un nuovo tracollo, il terzo in ordine di tempo, alla prossima consultazione elettorale.
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Ripreso da: http://www.romagnablog.org/
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Caro Rocchetta.
E,qual'è la novità sul comportamento del Pd oggi,dei Ds-PdS-Pci-Margherita e company...ieri,sulle questioni nazionali "interne"?
La storia si ripete!
Puntualmente.
Le posizioni "negazioniste" di lor signori hanno permesso l'espandersi della Lega Nord e dello stesso Mpa: la Lega di Bossi e il Mpa di Lombardo,alleate del Pdl di Berlusconi.
Quindi,amico Romagnolo,non pedere tempo nel tentativo di sensibilizzare i "tuoi" Franceschini e Bersani,esempio palese di ASKARISMO politico!
La "via maestra" per i tantissimi Romagnoli, che sono la base del Pd e che sono "secessionisti",è,secondo il mio modesto parere,quella di rispedire a Veltroni le tessere del Pd e di rafforzare il MAR,fuori da ogni logica di sudditanza ai partiti romani.
Cordialità e fraternità,
Orazio Vasta

venerdì 17 ottobre 2008

MAR:SABATO 25 OTTOBRE ORE 15, PRESSO HOTEL DELLA CITTA’ A FORLI'

Ricevo e pubblico con amicizia e solidarietà....
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Movimento per l'Autonomia della Romagna
Comitato Regionale
Sede provvisoria: 47100 FORLÌ - Via Valsalva n. 8 - tel. 0543/66066, presso On. Dott. Stefano Servadei
Fax: 0547 / 25601

- Internet: www.regioneromagna.org
E-mail: ageacesena@infinito.it
andreacosta@volainalto.it__________________________________________________________________________________________ Comunicazione dei Coordinatori Regionali
Faenza 16 Ottobre 2008
Oggetto : Incontro generale con tutti i Coordinatori ed i membri dei Comitati Comunali del M.A.R. delle provincie di Forli-Cesena, Ravenna e Comprensorio Imolese e di tutti coloro che vorrebbero farne parte attivamente anche solo dedicando un’ ora alla settimana del proprio tempo.
Egr. Sig.ri,
Alla luce della proposta che e’ stata depositata in parlamento dall’ On.Gianluca Pini, ( prima si decreta in parlamento la Regione Romagna poi si fa il referendum per chiedere conferma ai cittadini !! ) riteniamo fondamentale la riorganizzazione dei Comitati Comunali che sono la spina dorsale del movimento.
Tutti coloro che hanno voglia di riprendere “ la lotta “ sono i benvenuti.
Vi aspettiamo quindi
SABATO 25 OTTOBRE ORE 15

PRESSO HOTEL DELLA CITTA’ A FORLI'.
Ovviamente gli amici degli amici sono i benvenuti !!
Cordiali Saluti

Samuele Albonetti - Andrea Costa
NB. PREGASI DARE CONFERMA PROPRIA PRESENZA ALCUNI GIORNI PRIMA. ________________
* Mio recapito: Dott. Samuele Albonetti Cell.: 339 6273182

sabato 11 ottobre 2008

Il BLOG del MAR-Movimento per l'Autonomia della Romagna

Ricevo e pubblico....
Cesena, 10 ottobre 2008
Vi prego di prendere nota che ora abbiamo il sito
www.romagnablog.org che, pian piano, subentrerà al servizio che fino ad oggi è stato fornito tramite la mailing-list.
Io non me ne intendo molto, ma mi è stato riferito che detto "blog" servirà per discutere sugli eventuali problemi presentati dalle comunicazioni che sul blog stesso verranno poste.
Sperando che questo nuovo strumento possa meglio servire al nostro Movimento ed alla sua causa, porgo cordiali saluti.
Bruno Castagnoli

sabato 4 ottobre 2008

Le trasmissioni televisive del Movimento per l'Autonomia della Romagna

Ricevo e pubblico....
Cesena, 4 ottobre 2008
Trasmissioni del M.A.R. in diretta su Video regione ed R1TV per il 2008
martedì 14 ottobre dalle ore 20:25 alle ore 21:00
martedì 28 ottobre, stesso orario
martedì 11 novembre, stesso orario
martedì 25 novembre, stesso orario
martedì 02 dicembre, stesso orario
martedì 16 dicembre, stesso orario
martedì 30 dicembre, stesso orario
N.B. Le trasmissioni del 25 novembre e del 2 dicembre non rispettano la alternanza quindicinale per evitare che le trasmissioni successive coincidano con i giorni comandati delle feste natalizie.
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Replica: trasmissioni del M.A.R. su Tele 11 e Video Regione per il 2008
martedì 21 ottobre alle ore 09:05
martedì 04 novembre alle ore 09:05
martedì 18 novembre alle ore 09:05
martedì 10 dicembre alle ore 09:05
martedì 23 dicembre alle ore 09:05

giovedì 25 settembre 2008

I CASALESI:"ROMAGNA MIA!"...

COMUNICATO STAMPA
Il Partito del Sud, partito federalista meridionalista, presente alle ultime elezioni politiche nazionali con il proprio simbolo, esprime tramite la propria sezione di Reggio Emilia estrema preoccupazione per l'evidenziarsi, tramite l'incisiva denuncia effettuata dai giornalisti del settimanale l'Espresso, dell'infiltrazione camorristica nelle province emiliane e in particolare in quella di Reggio Emilia.
Altrettanta preoccupazione nasce dall' evidente sottovalutazione delle conseguenze che potrebbe portare, e che in parte ha già portato nel tessuto sociale emiliano, il radicarsi di una pericolosa cultura omertosa di rassegnazione, causata dalla latitanza dello Stato e della politica locale.
Richiamiamo inoltre l'attenzione di tutti sulle radici storiche che hanno portato all'attuale stato di cose, dove lo Stato ha ormai perso completamente il controllo di intere regioni italiane.
Radici storiche che affondano nella mala unità d'Italia, unità che è stata conseguita con la distruzione di interi stati pre-unitari , con le razzie predatorie messe in atto nei territori conquistati dai piemontesi e le conseguenti resistenze popolari, culminate al Sud con il fenomeno di resistenza popolare, pur fra alcuni inevitabili eccessi, detta "brigantaggio", che portò a più di un milione di morti in dieci anni di resistenza e l'emigrazione di milioni di persone, fenomeno fino ad allora sconosciuto in meridione, per sfuggire alla miseria o alla morte.Bisogna chiedersi come il nascente Stato italiano pensò di controllare i nuovi territori e con l'aiuto di chi pensò di farlo.
Situazione che si è ripetuta anche durante e dopo la seconda guerra mondiale.
Bisognerebbe studiare in modo approfondito la storia nazionale senza remore o censure per affondare così nella vera e irrisolta radice del problema e cercare di risolverlo una volta per tutte.Solo prendendo atto di questo si potranno iniziare a combattere le varie mafie, iniziando a depurare le zone d'ombra, di contiguità e di interessi che inquinarono e inquinano persone inserite negli apparati statali, come sempre più spesso ci insegnano le cronache.In questo un grosso aiuto può sicuramente arrivare da una nuova struttura federalista dello Stato, sulla base delle idee di Cattaneo, un federalismo che non sia quindi solo fiscale.
Nel frattempo solo con l'educazione nelle scuole, la riscoperta di una cultura che combatta l'incessante consumismo fine a se stesso che mercifica anche le coscienze delle persone, che aiuti a estirpare la mala pianta della prevaricazione e della violenza e con la mobilitazione dei cittadini in chiave anti omertosa si può sperare di arginare il problema, nell'attesa che la politica doti lo Stato di leggi meno contorte ed inapplicabili , con processi che si svolgano in tempi brevi e che portino a sentenze con certezza della pena.
La politica locale si attivi per combattere anche nelle scuole la piovra malavitosa.
Nell'attesa di questo invitiamo i nostri sostenitori, i militanti e tutti i cittadini a denunciare qualsiasi ireegolarità ai competenti organi giudiziari e a vigilare senza timore alcuno contro tutte le prepotenze.
Non si può , non si deve, chinare la testa di fronte al sopruso.
PdSUD Emilia Romagna
Il Coordinatore Natale Cuccurese
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Il titolo del post è da "A Rarika"

sabato 6 settembre 2008

LA ROMAGNA AI ROMAGNOLI!

Il 1° gennaio 1860, su suggerimento del conte di Cavour, Luigi Carlo Farini, in quel periodo"Dittatore degli ex-Ducati di Modena e Parma", riunì nel governo delle regie Province dell´Emilia i governi provvisori di tali ex-Ducati con quelli delle ex-Legazioni pontificie diBologna, Ferrara, Forlì e Ravenna.
Si trattò, sostanzialmente, dell´atto di nascita, al di fuori di ogni partecipazione dei cittadini interessati, della Regione Emilia, successivamente chiamata Emilia e Romagna.
E, dopo i lavori dell´Assemblea costituente del 1946-47, Emilia-Romagna. L´operazione fu prettamente politica, pilotata direttamente dalla Monarchia sabauda,assolutamente contraria alla nascita di una entità territoriale romagnola autonoma a causa del repubblicanesimo delle popolazioni relative.
A nulla importava che i due territori (l´emiliano ed il romagnolo) non disponessero di alcuna "storia comune".
Il dichiarato obiettivo era "distemperare nel moderatismo degli ex-Ducati e delle ex-Legazioni del nord il rivoluzionarismodei romagnoli".
Rivoluzionarismo, peraltro, risultato assai utile alla stessa causa monarchica nelle battaglie risorgimentali.
Naturalmente, l´operazione venne aspramente criticata dalla scuola federalistica cattaneana laquale - e giustamente - trovava inconcepibile che si mettessero assieme territori del tutto estranei.
Ed analoga critica giunse dalla Commissione realizzata a Torino presso il Consiglio di Stato onde esprimere un parere di merito sulla natura ed entità dei possibili territori regionali nazionali. Infatti, dall´anno 1860 al 1864, tenne concretamente banco, ai massimi livelli politici del Paese, l´ipotesi di organizzare il nuovo Stato su basi regionalistiche.
Tale Commissione, mentre si disse d´accordo per i proposti territori regionali lombardi,piemontesi, liguri, toscani, ecc. (l´impresa garibaldina al sud non era ancora compiuta),contestò l´ipotesi emiliana, appunto, per la diversità dei due territori che si intendevano associare.Lo stesso on. Marco Minghetti di Bologna (il quale diverrà, in seguito, l´ultimo Presidente delConsiglio dei Ministri della "Destra storica", e che in quel momento era relatore alla Camera dei Deputati del disegno di legge sulla "regionalizzazione" del Paese), espresse, sulla ipotesi emiliana, un motivato dissenso dicendo che se per la Romagna autonoma si eccepiva la limitata dimensione, risultava più comprensibile, anziché legarla all´Emilia, aggregarle del confinante territorio marchigiano.
Si trattava, evidentemente, dell´Alta Valmarecchia (che col plebiscitario referendum del 17.12.2006 ha sancito la sua democratica volontà di tornare,finalmente, in Romagna).
Nonché di territori della Valconca, anch´essi tuttora interessati al ricongiungimento con la Romagna.
Nell´anno 1864, tuttavia, il disegno regionalistico nazionale cadde, e l´Italia divenne il Paese accentrato che abbiamo conosciuto fino all´anno 1970, quando venne messo a regime il sistema regionalistico indicato dalla Costituzione repubblicana.
Il cambiamento di orientamento delle forze politiche fu motivato dalla situazione di certi territori meridionali, in quel momento in preda alla cosiddetta "guerra al banditismo".
Lo Stato monarchico, tuttavia, utilizzò gli studi sulla delimitazione dei territori regionali per la realizzazione delle Circoscrizioni statistico-burocratiche, conosciute nella nostra giovinezza ed impropriamente definite "regioni".
Non mollò, tuttavia, sulla realizzazione di una circoscrizioneromagnola.
La massima delle concessioni, sempre sulla testa dei cittadini di rettamenteinteressati, fu di aggiungere i termini "e Romagna" accanto alla dizione "Emilia".
Dando, in ogni caso, involontaria testimonianza di considerare il territorio, e la complessiva popolazione,"compositi".
La circostanza sopra precisata resta, tuttavia, molto importante, in quanto la Costituzione repubblicana ha definito l´impianto regionalistico nazionale sulla base delle vecchie circoscrizioni statistico-burocratiche dell´epoca monarchica, senza alcuna modificazione.Aggiungendo, comunque, l´art 132, il quale indica le condizioni utili per dare vita a nuove Regioni. Ed è su quelle basi che, nel 1963, si è costituita la Regione Molise.
Fra l´altro con due gravi forzature: il non raggiungimento della popolazione di un milione di unità, il non svolgimento del Referendum popolare.
Condizioni entrambe dettate dal citato art.132.
Non è, dunque, vero che di Regione Romagna non si è parlato all´indomani dell´Unità nazionale, e che l´attuale proposizione da parte del Movimento per l´Autonomia della Romagna non dispone di solide fondamenta.
Addirittura, di Regione Romagna si è ufficialmente parlato anche in periodo fascista, pure con risultati scontati in partenza.L´occasione fu fornita dal passaggio, nell´anno 1923, dalla Provincia di Firenze a quella di Forlì di dodici Comuni facenti parte del Mandamento di Rocca S. Casciano, e che per circa cinque secoli erano stati parte della Toscana.
A sollevare la questione con una interrogazione parlamentare fu l´on. Giovanni Braschi, originario di Mercato Saraceno, primo deputato popolare eletto in Romagna, il quale chiese di conoscere "se a completamento della riforma della Circoscrizione amministrativa-territoriale della Romagna non fosse giusto, opportuno, tempestivo consacrare le ragioni etniche, topografiche, storiche che la contraddistinguono riconoscendole il carattere regionale anche agli effetti della riforma dei servizi dell´Amministrazione dello Stato".Si trattò, certamente, di un atto, dato i tempi, coraggioso.
Rispose il Sottosegretario on. Giacomo Acerbo, il quale dichiarò la proposta Braschi inaccettabile per gravissimeconsiderazioni di carattere politico "dato che il sistema regionale cozza contro i principi unitari ai quali si informa il Governo nazionale".Il fedele discepolo ed amico di don Luigi Sturzo, e generoso figlio della nostra terra, non era uno sprovveduto e, dato il regime in auge, non poteva non immaginare la risposta ed il tono relativo.
Tuttavia, e certamente anche per la eccezionalità del momento, non ebbe dubbi nel ricordare il debito di giustizia che il Paese aveva nei confronti della Romagna.
Fra l´altro, intermini di riferimenti storici, non mi risulta che nei pochi anni nei quali il Parlamento ebbe a funzionare in periodo fascista (dal 1922 al 1926), siano state presentate altre proposte di promozione di territori al ruolo regionale.In definitiva, la discriminazione monarchica continuò anche a notevole distanza dall´evento risorgimentale.
E direi che, incredibilmente, continua a persistere anche attualmente,attraverso protagonisti che si dicono riformisti e progressisti.
Anche se, nei fatti, noncertamente accreditabili a tali categorie.
In questo persistente quadro, il Movimento per l´Autonomia della Romagna, disinteressatamente ed appassionatamente, raccoglie la sfida, che è anche di dignità.
E chiama, attorno a sé, senza pregiudiziali politiche ed ideologiche, che nongli appartengono, tutti i romagnoli degni di questo attributo.
I quali sentono, parimenti, il dovere di rendere giustizia ai padri e parità di prospettive per il futuro ai figli.

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Fonte:Mar-Movimento per l'Autonomia della Romagna regioneromagna
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Postato da NON MI ARRENDO su PARTITO DEL SUD coord. Emilia Romagna il 9/03/2008 06:58:00 AM

domenica 24 agosto 2008

INTERVISTA AD "UN ORGOGLIOSO PATRIOTA DELLA ROMAGNA"

Ricevo dall'amico Romagnolo Bruno Castagnoli questo interessantissimo documento giornalistico,che pubblico integralmente. Ai Saluti romagnoli,ricambio con sentiti saluti siciliani.
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Cesena, 24 agosto 2008
Ieri ed oggi, a puntate, su "La Voce" è uscito un servizio relativo ad un'intervista fatta all'amico Giovanni Poggiali da un altro amico, il giornalista romano Gianfranco Angelucci. Allego un file contenente il servizio completo.
Saluti romagnoli
Bruno Castagnoli

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INCONTRI D’ESTATE-GIOVANNI POGGIALI INDUSTRIALE E GENTILUOMO
L’orgoglioso patriota della Romagna
di Gianfranco Angelucci
“Crin fulvo emunte guance ardito aspetto” poetava Foscolo di sé in un celebre autoritratto in forma di sonetto. Anche il mio giovane interlocutore ha una bella testa di ordinati capelli rossi, un viso magro ornato di barbetta, e l’aspetto ardito sì, ma soprattutto cordiale, accogliente, capace di suscitare immediata simpatia. E credo che anche lui, ma solo segretamente, sia poeta. Mi accorgo nel colloquio di usare il lei un po’ innaturalmente, incline ad adoperare subito il tu come con un compagno di scuola. Non lo faccio per conformarmi al suo aspetto cosi perbene, completo scuro, camicia candida a colletto morbido, cravatta. Persino borsa ventiquattrore. Un vero giovane capitano d’industria, appena rientrato, come tiene a informarmi, dalla sua unica settimana di vacanze. Inequivocabile segnale di sobrietà romagnola, per un rampollo dorato che potrebbe starsene a zonzo tutta l‘estate fra i lidi obbligati della mondanità, in gara di esibizionismo con Lapo Elkann.Giovanni Poggiali è il maggiore dei tre figli di Giuseppe Poggiali, titolare della SETRAMAR (servizi e trasporti marittimi) di Ravenna.
“Tre maschi, tutti e tre con i capelli rossi - mi chiarisce - e tutti e tre in ditta. Per scelta e con estremo piacere, non certo per dovere o coincidenza.”I fratelli, Nicolò laureato in Scienze Economiche, e Domenico laureando nella stessa materia, sono già attivi l’uno nell’amatoriale e l’altro al terminal. Giovanni ha trascurato l’università. Iscritto in giurisprudenza a Siena, ha preferito dedicasi a soli diciotto anni alla tenuta di famiglia produttrice di Chianti per raggiungere in breve tempo le vette dei vini nobili: il Felsina, posizionato fra i primi del pianeta, viene esportato in tutto il mondo con 900.000 bottiglie l’anno. E quel nome etrusco che vuoi dire - mi delucida - stazione di posta”, rivela qualcosa anche del dinamismo del carattere, un Sagittario nato il 18 dicembre del 1971, teso come una freccia incoccata a raggiungere mète e obiettivi, pronto a lanciarsi nel galoppo come indica l’unione in un solo corpo dell’uomo e del cavallo, e in perenne conflitto fra ragione e pulsioni, fra istinto e intelletto. Ma il giovanotto ama presentarsi come individuo pragmatico, anzi rivelando un’inclinazione all’ossimoro e al paradosso, “un utopista pragmatico”, uno cioè che insegue le chimere ma con i piedi a terra Quando infatti gli chiedo se ricorda i sogni che lo visitano nelle poche ore di sonno che si concede, mai più di cinque, risponde negativamente. Non li ricorda e non li annota, e ritiene che uno dei maggiori difetti della nostra epoca sia proprio un eccesso di riflessione, di ripiegamento spesso sterile su se stessi. E’ meglio che sia la vita la nostra palestra di meditazione. Lo zodiaco, come vedete, non sbaglia. Ma procediamo per passi.Tutto ha inizio da una segheriaTutto ha inizio da una segheria del bisnonno Giovanni. Quando c’è la benedizione del Signore qualsiasi impresa può diventare un impero economico, e sulla famiglia Poggiali l’assistenza divina non è stata avara. Con la guerra la segheria va distrutta e uno dei due figli, Giuseppe, è fucilato dai tedeschi, Ma l’altro, Domenico, si rimbocca le maniche assieme al padre e riprende l’attività. Va a comprare legname spingendosi in motocicletta fino alle Dolomiti, all’Austria, nei paesi dell’Europa dell’est. Intanto inizia in Italia la ricostruzione, il porto di Ravenna viene riedificato con i soldi dello stato e grazie all’acume di personaggi politici come Benigno Zaccagnini capaci di guardare oltre il proprio naso. Intorno a quell’importante nodo di scambio sorgono la Sarom, l’Enikem, il polo chimico. E Domenico Poggiali, che nel frattempo si è avventurato ad acquistare legname pregiato fino all’Africa Occidentale, ottenendo una banchina sul porto diventa il primo “terminalista” privato italiano, cioè la ditta presso la quale sbarcano le merci che arrivano dal mare. Una posizione di vantaggio facile da trasformare, per una mente fertile, in un’impresa in espansione. Inizia a noleggiare navi per il trasporto della propria e dell’altrui merce e compra lotti di terreno lungo il canale che dall’Adriatico arriva fino alla città. “Ancora oggi - sottolinea Giovanni - il viaggiatore che entra in stazione vede galleggiare oltre i binari lo scafo delle navi, come in una tavola surrealista.” Inoltre nonno Poggiali si attrezza con gru e ponti mobili che dal terreno di proprietà scavalcano i quindici metri della banchina, evitando di riconoscere allo Stato il balzello per lo sbarco delle merci sul suolo demaniale. “Uno stratagemma - mi spiega oggi il nipote - che ha fatto giurisprudenza, un caso giuridico studiato nelle università.” E’ una bella saga di famiglia che Giovanni, il comunicatore del gruppo, sta cercando per primo di radunare in una pubblicazione istituzionale. L’azienda non ne ha sentito mai la necessità, dal momento che lo stile rimane sempre quello romagnolo: “Di noi meno si parla e meglio è.” Avvalorato dalla considerazione che la natura stessa dell’impresa non ha bisogno di tanta pubblicità, ben conosciuti dagli utenti del settore specializzato a cui si rivolge.Ma le favole ci incantano e piacciono anche a Giovanni, che man mano prende gusto a raccontare, seduti uno di fronte al1’altro nella sala riunioni della ditta, foderata doverosamente in boiserie e con al entro un tavo1o immenso a sedici posti con elegante cornice in lacca veneziana. “Qui sorgeva la segheria e dopo la ristrutturazione dello stabile sono stati spostati gli uffici amministrativi. C’è anche il mio, e oltre quel muro c’è la mia abitazione. Sono ben situato fra La chiesa di Sant’Agata Maggiore e via Giuseppe Mazzini, quasi dei toponimi della mia filosofia interiore.Dal Sangiovese al Chianti con una vena artisticaSulla quale non mancheremo di soffermarci. Ma prima di arrivare alla terza generazione, passiamo dal nonno al padre, Giuseppe, attuale presidente del consiglio di amministrazione del gruppo (subentrato nel ’94 a Domenico), il quale a ventidue anni, nel ’68, studiava legge a Bologna, senza arrivare a conseguite la laurea per un solo esame, già totalmente immerso negli affari di famiglia. “lo invece - aggiunge Poggiali spiritosamente - ho dato un solo esame all’università, forse quello che mancava a mio padre; ma non in legge, bensì a lettere, in storia medioevale e dedicato alla mia terra, Istituzioni medievali su Ravenna: autocefalia ed esarcato. Un vuoto culturale che intendevo assolutamente colmare.”E siamo ai giorni nostri, in cui la Setramar - con fatturato consolidato attorno ai 300 milioni e circa mille dipendenti, filiali a Siena, Livorno e Trieste - si articola in sette divisioni e una ventina di società, spaziando dalla logistica all’armamento, dal trading alle attività produttive, dai servizi e progetti all’energia; per finire all’agricoltura, cioè all’azienda vinicola in Toscana di cui dal 1990 Giovanni si occupa quasi a tempo pieno: 1000 ettari, 150 vigne pur ulivi e bosco. “Dai 18 ai 28 anni mi sono completamente perso nel mondo del vino, una vera infatuazione, imparando tutto ciò che c’era da imparare e seguendo personalmente le presentazioni internazionali, essendo presenti in Europa, negli Stati Uniti, in Australia, in Oriente.”1nseguendo in quel modo la vena artistica assimilata dal ramo materno, i Mazzavillani, dei quali l’esponente più noto è sua zia Cristina, sposata con il maestro Riccardo Muti. Altra solida tempra di romagnoli, repubblicani, ribelli e creativi. “Il padre di mia madre e di Cristina, Giordano (in onore a Giordano Bruno) contrasse la malaria nelle guerre d’Africa e ne scampò in virtù di una bibbia che una suora gli appoggiò sul comodino.” Fu drastica conversione. Rientrato in patria, diventò un vero cristiano, un fervente credente.Poeta dialettale e amico in gioventù di Benigno Zaccagnini, si recava insieme a lui a intrattenere i bambini degli orfanotrofi con gli spettacoli dei burattini.“Siamo vissuti insieme ai cugini di parte Mazzavillani come un’unica famiglia, simili a fratelli sempre in gruppo, a scuola, nello sport, durante le vacanze. Formiamo una tribù, talmente numerosa che abbiamo persino fondato una polisportiva. A un certo punto coprivamo gli otto decimi della squadra di calcio. Lo sport è fondamentale per la formazione dei ragazzi e l’azienda ci aiuta a tenere in piedi l’iniziativa.
”Nessun cedimento all’esteriorità Una vita da giovani dorati?“
Macché, da giovani ravennati, senza lussi né privilegi.

”Sicuro, proprio nessuno?“
Sì, mi facevano studiare inglese, andavamo da un insegnante privato. E durante un paio di vacanze estive siamo stati mandati a un college in. Inghilterra. Tutto qui. Una misura che in seguito si è rivelata utilissima per la professione.

”Ogni mossa finalizzata al lavoro.“
Fa parte della sobrietà di cui in Romagna siano molto gelosi. I soldi servono per essere reinvestiti nell’attività aziendale.

”Nessun cedimento all’esteriorità?“
Non serve. Pensi che personalmente utilizzo un’Audi con cui ho percorso 350.000 chilometri. Domani me ne arriva una nuova, uguale alla vecchia.

”Barche superaccessoriate?“
Amiamo la vela. Mio padre adesso, possiede una barca di quattordici metri1 non un centimetro in più, in modo di poter accedere a qualsiasi baia. Con una misura maggiore saremmo esclusi dalle insenature più belle, non mi pare un gran guadagno. Senza considerare il fatto che in famiglia siamo piuttosto insofferenti agli equipaggi e a persone estranee intorno.

”Si parla della Romagna come di una nuova entità, di cui lei sarebbe uno dei giovani profeti.“
Sto solo ragionando su alcuni concetti che sono familiari ormai a tutti.

”Per esempio?“
Che La Romagna è l’unica vera regione continentale italiana a non essere regione. Viaggiando, soprattutto in altre realtà geografiche e politiche come gli Stati Uniti, ben più avanti di noi nell’applicazione della democrazia, ho potuto rendermi conto di alcune anomalie di casa nostra.

”Come è maturata questa sua riflessione?"
Nel 2000 mi capitò di ascoltare Stefano Servadei, già deputato socialista e convinto assertore dell’autonomia romagnola. Ebbi l’impressione che mi si squarciasse un velo davanti agli occhi. Quando smise di parlare andai da lui e come un cavaliere antico gli dissi: questa è la mia spada, sono al suo servizio. Sono prima di tutto romagnolo, poi italiano ed europeo.

"Cosa la colpì così profondamente?“
Intanto il principio di sussidiarietà previsto e sancito dalla costituzione europea. In parole povere: non demandare a chi è sopra i compiti che può svolgere chi è sotto. Si ritorna alla centralità cristiana dell’uomo, primo responsabile di ogni azione. Intorno a me c’è la mia famiglia, la comunità in cui vivo, la parrocchia, poi la città, Ravenna, la regione e infine lo stato.

”Nel caso concreto?“
Sono prima di tutto romagnolo, poi italiano, poi europeo, e in buona sostanza cittadino del mondo.

”Tradotto in precetto?“
Ogni identità, per essere chiamata alle proprie responsabilità deve assumere su di sé anche il retaggio della propria storia. Solo così si riconosce e viene riconosciuta. In Europa abbiamo nazioni come il Lussemburgo che contano appena 800.000 abitati e pesano alla pari dei grandi stati. Noi in Romagna siamo un milione e duecentomila, con un territorio e una tradizione consolidati da secoli Ci è vietato pensare di essere una regione d’Europa?”Il suo è un approccio culturale.

“La domanda è: cosa vogliamo fare della nostra identità romagnola?" Ci sono altri enti territoriali, come per esempio il Tirolo che ha costruito un brand, cioè un marchio commerciale sulla propria identità: l’aquila rossa in campo bianco, la birra, lo speck, i formaggi, i canederli, il latte, lo yogurt, i frutti di bosco, le mele, persino la novità di grandi vini rossi. In Romagna abbiamo forse qualcosa di più. Nella Divina Commedia di Dante la nostra regione è seconda soltanto alla Toscana per numero di citazioni. A dimostrazione di una realtà geopolitica ben esposta nel vasto territorio peninsulare.

”Lei intende dotare la Romagna di un marchio di fabbrica?“
Ritengo che dobbiamo organizzarci per valorrizzare le note risorse, che non sono poche, e far eccellere le nostre produzioni che spesso rivestono un ruolo leader nel mondo.

”Prendendo le distanze dall’Emilia?“
Prendendo le distanze da una ripartizione amministrativa artificiosa, priva di un trascorso comune. Molte volte sono i simboli a parlare prima dei concetti; prendete lo stemma dell’attuale regione Emilia-Romagna, è un’immagine inerte, senza vita appunto perché non ha cultura né storia. l nostri simboli e i nostri colori sono da secoli patrimonio delle genti.

”Il senso di giustizia e di solidarietà. Non c’è un rischio di provincialismo O peggio di campanilismo?“
Il campanilismo, sono d’accordo, è il limite principale del nostro carattere regionale. Ma è proprio per superare la mentalità municipale, che è pur sempre un’arma di difesa, che bisogna aspirare al riconoscimento di una identità superiore.

”Mi descriva, se può, qual è questa identità".
A mio parere poggia su due fondamenti: il senso di giustizia e la solidarietà. Da noi si rispetta un contratto con una stretta di mano.

"E il senso della famiglia?“
E’ ancora forte e bello, al pari delle donne romagnole.

”Come sono le donne romagnole?
Continuano a rappresentare il centro della famiglia, la sicurezza intorno alla quale ruotano i membri della casa.

”L’azdora?“
Sì,in versione moderna, possiamo ammetterlo senza retorica.

”Sua madre è stata così?“
Direi senz’altro dì si, in maniera meno appariscente che in altri casi, ma non meno forte

”Qual è il segreto?“
Il più semplice di tutti: l’uomo è uomo, la donna è donna. Insieme formano un focolare indistruttibile.

”La sua fidanzata risponde a questi requisiti?“
E’ una romagnola di Ravenna.Una ragazza di Ravenna che sa fare la piadina.
"Giovanni Poggiali sfoggia qui un tenero pudore, un improvviso trasalimento di riservatezza. Sono troppo curioso per indietreggiare e lo provoco.Immagino che lei a trentasei anni, ancora celibe, sia considerato lo scapolo d’oro, il partito più agognato della città.“
A diciotto anni ero già fidanzato e lo sono stato per sette anni. Ma quel rapporto, forse perché troppo precoce, non ha retto. E sono rimasto per dieci anni da solo. Poi ho incontrato lei, a un progetto di Confindustria, e mi è sembrato che l’intera mia esistenza fosse solo in attesa di quel momento, come ritrovare improvvisamente il proprio destino.

”Cosa è successo?Questa volta interpone una lunga pausa, le parole stesse gli pesano:Mi sono innamorato. Totalmente.

”E la ragazza sa fare la piadina?
Oh, sì, straordinaria! Ha detto: «Cosa ci vuole!» Si è messa in cucina con la naturalezza affascinante dei gesti antichi.

”Domanda perfida, a trabocchetto: è più buona la piadina di sua mamma o della sua ragazza?“
Della mia ragazza- Sussurra.

Bene, questo è amore vero. Non dia retta Signora Mazzavillani, è più buona la sua, ma Giovanni ha appena attraversato la soglia del nirvana...Lei è fedele?“
Sono convintamene monogamico.

”Bella virtù in una provincia in cui, è largamente noto, viene attivamente praticato lo scambismo di coppia.“
E’ una pratica ridicola, il risultato di un equivoco sottoculturale, la degenerazione di due mentalità, quella atea-marxista e quella di matrice consumistica che si seno combinate in una specie di tornado distruttivo, una miscela di cui finora non si è pagato pegno, ma le cui conseguenze sono già tristemente sotto gli occhi di chi vuol vedere e non tarderanno a mostrarsi-

”In Romagna poche strade e cattiva comunicazione.Di chi la colpa?“
Di un solo potere che ha tenuto in ostaggio la Romagna per troppo tempo senza alternanza, cioè senza permettere alle persone di mettere a confronto valori diversi. Le leve del comando concentrate sempre nelle stesse mani cono una calamità.

”Come può cambiare la Romagna? Verso quale progetto?“
Ci sono delle priorità assolute, fra le quali le più urgenti riguardano gli interventi infrastrutturali. La circolazione, la comunicazione, la viabilità. Siamo la regione a più elevata motorizzazione, se si rapporta il numero delle auto alla popolazione, e la rete stradale interna è restata in gran parte quella del secolo scorso o del secolo ancora precedente. Da Ravenna è più facile raggiungere Bologna che Forlì, distante solo 25 chilometri, ma alla quale siamo collegati dalla strada pontificia che segue il corso d’acqua, la via degli argini utilizzati dai carri. La difficoltà di scambi crea anche distanza culturale, problematicità di rapporti. La complicazione di comunicazione interna si raddoppia, si triplica. Ed ecco che i centri della Romagna restano isolati fra loro, e qualche volta estranei. Questo è un controsenso, come pretendere da un organismo una corretta e efficace circolazione sanguigna avendo i vasi tutti ostruiti.

”Sarebbe questa la premessa per l’ulteriore sviluppo?“
Ne è la prima condizione. Mentre la materia del nostro sviluppo è strettamente legata alla natura e all’agricoltura. Possediamo un patrimonio zootecnico e di colture vegetali superiore forse a quello di un’intera nazione. Prodotti che appartengono soltanto alla nostra tradizione e, solo per elencarne alcuni, la mora (il maiale), la vacca romagnola, il pollo romagnolo, l’oca romagnola, il tacchino romagnolo. Ci riferiamo a patrimoni genetici selezionati nel corso di cinquecento anni o più, e che costituiscono una ricchezza unica, smisurata.

"Il progetto Romagna come sistema integrato Esiste un progetto Romagna?“
E’ il traguardo a cui tendiamo, a cui io personalmente sto lavorando, con sempre maggior impegno. E’ indispensabile superare il particolarismo che ci divide. Sono convinto che il lavoro più grosso sia di natura culturale, cioè quello di tenere tante teste insieme, riannodare interessi e caratteri, fantasia e patrimoni comuni.

”Per esempio?“
Se persino cargo di ravanelli partono dal Canada per raggiungere i porti inglesi o scandinavi, ritengo che sarebbe per noi molto più facile recapitare la stessa merce dovendo coprire una distanza notevolmente inferiore. Partendo dal porto di Ravenna, dovremmo impegnarci a saldare l’attività portuale alla capacità logistica dell’entroterra, organizzando i flussi, ottimizzando la gestione delle risorse. Ma dobbiamo metterci in testa che la risposta ai nostri problemi non può venire da Bologna. L’infrastruttura portuale ricade sotto le competenze del ministro Matteoli, è il momento dunque per intervenire presso di lui e anche creare alleanze con la Confindustria.

”Perché?“
Non si è mai verificata una congiuntura più propizia. Il vicesegretario con delega alle infrastrutture è Trevisani, un romagnolo di Cesena. Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria, ha il suo stabilimento principale a Ravenna e un secondo a Forlì. E’ venuto il momento di riordinare i molti problemi e cercare tutti insieme una soluzione.

”Romagna, da sistema integrato a ‘regione-stato’: nasce da questa consapevolezza l’idea di proporsi per le Olimpiadi del 2020?“
Non è un’idea mi, ma è stimolante perché i romagnoli comprendono di possedere davvero la potenzialità per attuarla. Non si tratta solo di una provocazione, ma piuttosto di “un’idea forza”, quel tipo di intuizione capace di abbattere gli invisibili confini delle nostre divisioni. Un volo concettuale dentro una possibile avventura comune che può sembrare una scommessa più grande di noi e invece non lo è.

”Olimpiadi:Non la ritiene un’impresa di fatto irrealizzabile?“
Non bisogna mai pensare che le cose siano così difficili da risultare improponibili.

”E qui torniamo alla sua natura di “utopista pragmatico.“
Convinto che ogni idealità può trovare la sua attuazione.

”E che certi contrasti possono dimostrarsi nutrienti, come essere cattolici e repubblicani". Sorride divertito:
Qui ci troviamo fra la Parrocchia di Sant’Agata Maggiore e Via Mazzini, giudichi lei.

”Cattolico per famiglia o per scelta?“
Per scelta, ma la fede passa attraverso figure materiali. E anche attraverso i miei errori.

”Quali sono?“
Mi permetta di tenerli per me soltanto.

”Non sopportano di essere rivelati?“
Non quando mettono a repentaglio altri da me.

”Lei è capace di calpestare per arrivare dove vuole?“
No, mai.

”Qual è un peccato grave?“
La disistima quando finisce nella disperazione, l’incapacità di ottenere il perdono.

”Ha un padre spirituale?"
Non sono così buon cattolico, ma don Giuliano di Sant’Agata Maggiore è un sacerdote esemplare e un mio punto di riferimento.

”E’ praticante?“
Aiuto in parrocchia. La domenica vado alla messa delle nove e trenta e poi faccio catechismo ai bambini.

”Suppongo che lei abbia un super-ego molto forte.“
Nel senso?

”Riformulo la domanda: è più bravo lei o suo padre?“
Mio padre.

”Però lei è il delfino, l’erede.“
E’ oggettivamente una grossa responsabilità, che avverto.

”Reputa di esserne all’altezza?“
Ho scelto di stare in questa partita e credo di poter dare il mio contributo.

”Gli fa rabbia lo sperpero di intelligenze e risorseChe libro tiene in questo momento sul comodino?“
Diversi, sono un lettore molto disordinato.

”Cosa leggeva ieri sera?“
Un libro di Kissinger sulla diplomazia.

”Preferisce la narrativa o la saggistica?“
Mi appassiono alle vicende storiche.

”Come trascorre il tempo libero?"
Passeggio, mi immergo nella natura, mi piace camminare nei boschi delle nostre latitudini, gli Appennini, Le Dolomiti. Amo il passaggio delle stagioni, assistere ai mutamenti dei colori, delle situazioni ambientali. Non potrei mai vivere in California avendo davanti agli occhi tutto l’anno il medesimo paesaggio.

”E’ positivo sul nostro futuro?“
Sì, sono ottimista.

”E l’Italia?“
Mi fa rabbia lo sperpero di intelligenze e di risorse del nostro paese.

”Dovuto a cosa?“
All’ignoranza, nemico numero uno di tutti noi.

”Da dove bisogna cominciare?“
Dall’educazione dei giovani, il problema prioritario su tutti gli altri.

”E’ appassionato di cinema?“
Da ragazzo lo ero. Adesso è sempre più raro trovare un film che mi interessi

Si riconosce una inclinazione artistica?“
Quando si è trattato di scegliere la scuola superiore avrei voluto frequentare un istituto artistico. Mio padre accolse la mia richiesta in questo modo: «Benissimo, liceo classico o scientifico?».

”Come finì?“
Scelsi lo scientifico, ma amavo di più le materie letterarie, e all’esame di stato mi fu appioppato uno zero in matematica. Fui salvato dal commissario interno perché ero andato bene nelle altre materie.

”Scrive? Tiene un diario?“
Non un vero diario, ma due o tre taccuini in cui annoto separatamente riflessioni religiose, avvenimenti familiari, pensieri da conservare.

”L’America è un modello?“
Molto più che un dis-modello.

”Cosa non condivide dell’America?“
Mi spaventano il puritanesimo, la competizione eccessiva, una certa disumanità.

”Che rapporto ha con la Chiesa?"
E’ mia madre ma sono fieramente anticlericale nel senso che considero il clericalismo una malattia dell’Istituzione, come lo è l’aziendalismo dentro un’azienda.

”Le piace questo Papa?“
Molto. Giovanni Paolo II era più pastore, questo sta ricucendo gli strappi di un’eccessiva estensibilità della dottrina, sta rimettendo l’accento sui fondamenti della fede.

”Come concilia la sua religiosità con una certa intemperanza romagnola?“
Quando i romagnoli supereranno il tabù che hanno nei confronti della fede, ritroveranno anche il sentimento della patria, e rifaranno la pace con la propria storia.

”In che senso?“
Non nasciamo con il ’45 e la lotta partigiana come recita il recente statuto della nostra regione, artificiale e strumentalmente politico; la nostra storia è ben più antica, come la nostra etnia, come la nostra cultura.

”Lei parla della Romagna con intonazioni religiose.“
La mia è una appartenenza. La religione è questo, quando si impara a ringraziare per tutto ciò che si è ricevuto.

”Se dovesse tentare una definizione di se stesso, che termini userebbe?“
Un orgoglioso patriota della Romagna.

”E che cos’è la piadina?“
Mi sembra che sia Giovanni Pascoli a definirla «il pane di Romagna».

”E per lei?“
E’ il primo alimento, il pane della mia terra.
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Per informazioni e contatti con l'autonomismo romagnolo:

mercoledì 20 agosto 2008

domenica 11 maggio 2008

Il MOVIMENTO per l'AUTONOMIA DELLA ROMAGNA in Tv...

Ricevo e pubblico...
Cesena, 10 maggio 2008
L'Avv. Chiesa comunica la ripresa delle trasmissioni televisive del
M.A.R. , sull'emittente VideoRegione-R1TV, nelle seguenti date:
Martedì 20 maggio dalle 20:45 alle 21:45
Replica Martedì 27 maggio ore 9:05

Martedì 27 maggio dalle 20:45 alle 21:45
Replica Martedì 3 giugno ore 9:05

Martedì 10 giugno dalle 20:45 alle 21:45
Replica Martedì 17 giugno ore 9:05

Martedì 24 giugno dalle 20:45 alle 21:45
Replica Martedì 1° luglio ore 9:05.

Cordiali saluti.
Bruno Castagnoli