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giovedì 18 dicembre 2008

Addio alle menti. Un´ipoteca sul futuro.(di Paolo Bernardini)

Ricevo e pubblico...
Mi hanno fatto riflettere, in questi giorni, due notizie.
La prima pubblicata sul "Chronicle of Higher Education", uno dei più importanti giornali dedicati al mondo universitario, americano e non solo.
La Cina sta facendo ritornare, in quello che l´articolista chiama "reverse brain drain", i suoi cervelli migliori dall´America.
Ma anche diversi cervelli americani stanno ora guardando alla Cina, per la carriera accademica.
E il fenomeno si rivela preoccupante anche per gli atenei americani.
L´altra notizia riguarda un solo studioso, invece, e che io sappia non è mai stata pubblicata sui giornali.
Un filosofo, giovane e di fama internazionale, ha lasciato l´università italiana per tornare in Inghilterra.
Ora, poiché entrambi siamo stati "biografati" nel medesimo libro, di gran successo, del 2001, Cervelli in fuga, e forse qualche volta in passato le nostre strade si sono incrociate, la cosa mi ha colpito; poiché entrambi nel 2001, io in Australia, e lui da qualche parte nel mondo, esprimevamo in un modo o nell´altro una nostalgia per l´Italia, intesa come luogo degli affetti, certo non per l´abominio ITA, lo stato.
Evidentemente in quasi un decennio questa "nostalgia" è venuta meno, almeno per lui.
Non credo che la stampa abbia parlato delle sue dimissioni.
Svilita dall´essere mani dello stato, milioni di euro di finanziamento pubblico vanno ai principali quotidiani, e ai principali media, la stampa preferisce di occuparsi del calciatore che arriva, delle tette delle veline, della strage di Erba, cercando di gettare un velo di menzogna sul disastro che si avvicina, mischiando sesso sangue e denaro nel modo più vile, tanto da rendere un film snuff moralmente più corretto e visivamente più godibile.
Uno studioso di grande valore che va via non fa notizia.
E chi se ne frega!
Non ha milioni di tifosi pronti a morire, e a uccidere per lui, dando infinita gioia ai presidenti delle società di calcio, che per ogni morto allo stadio sentono cresciuta la loro importanza, e il loro ruolo del mondo, legati come sono al mondo pubblico di ITA, in quella cloaca massima che è il massimo campionato di calcio.
Panem et circenses.
Ma la miseria cresce, e gli spettacoli dovranno diventare sempre più estremi, per poter intrattenere.
Si darà in pasto alle fiere Pippo Baudo, Fiorello verrà fatto combattere contro un leopardo?
E invece, per ogni studioso di valore che si allontana,
la misera ITA diventa ancora più misera e triste.
E´ un degrado costante;
cadono i tetti delle scuole,
muoiono gli studenti,
le università sono ridotte a scuole superiori di basso livello,
la ricerca è altrove,
le strutture eccellenti sono altrove,
i buoni docenti sono altrove, o vanno altrove.
Nella Venetia libera non sarà così.
Sarà il contrario.
Ma non è neanche il caso di ribadirlo.
Il degrado è davanti agli occhi di tutti, nel nostro sistema universitario.
E in generale in tutti i settori dell´istruzione, la Cenerentola nel paese delle Cenerentole, la Cenerentola al Quadrato.
Un giorno le università della Venetia rifioriranno.
Non dubito.
Quando la libertà sarà riconquistata.
Paolo Bernardini

Presidente Partito Nasional Veneto

mercoledì 22 ottobre 2008

FRATELLI D'ITALIA e FRATELLI DUOSICILIANI...

Da:
mario moccia
A:
oraziovasta
Oggetto:
risposta a tuo post su "movimenti indipendentisti"
Sì Orazio, bella ed esaustiva la tua analisi sul fatto di sapere che non siamo soli nel non sentirci italiani, ma d'altra parte un pò incompleta, mancando ad esempio l'indicazione del mio movimento di RISORGIMENTO DUOSICILIANO che é legittimato dalla storia.

Con tutto il rispetto per la voglia di autonomia di tutti i movimenti da te indicati, hai tralasciato(non capisco perché, un movimento che sta operando bene, con ottimi risultati di aggregazione come I COMITATI DUOSICILIANI!
APPARE EVIDENTE A QUESTO PUNTO LA TUA IDIOSINCRASIA PER LA PAROLA STESSA DUESICILIE e non capisco perché.
Mi sembri un po uno che se la tira, per il solo fatto di essere siciliano.
Ma la Storia che giustificherebbe una richiesta di autonomia, é una storia Duosiciliana, di un regno durato settecento anni e per il quale hanno operato per il progresso delle genti e del territorio voluto da Ruggero II, grandi re quali ad esempio i Borbone.
Tu non puoi e secondo me non devi mettere sullo stesso piano la nostra più che legittima richiesta di autonomia di un territorio come le Duesicilie e uno scoglio in mezzo al mare dove un 65enne vuole fondare una repubblica.
Diventa così tutta una pagliacciata folcloristica, inficiando tutto l'enorme valore dell'attività dei duosiciliani, e la nostra stessa storia!
Stando al tuo punto di vista, essendo lo stivale fatto da un popolo di creativi, di questo passo, ci ritroveremo 60 miloni di autonomisti, ciascuno con il proprio quartiere, mandando a puttane - ribadisco - una storia nobile ed onorevole come quella delle Duesicilie.
Ma che fai, Orazio, lavori contro?
Ti suggerisco una cosa, mio intelligente amico, prendi una posizione più seria, aderendo ai COMITATI DUESICILIE, e collabora a donare il tuo prezioso tempo alla sola, vera causa indipendentista.
Altrimenti mi vedrò costretto a pensare che tu sia un guastatore dei servizi segreti della politica italiana che a questo punto, tende a rendere ridicola ogni voglia di autonomia di un fiero popolo come il nostro che no, non ha mai voluto, essendo una vera nazione, far parte di un altro stato.
Con rinnovata stima per la tua intelligenza, non sarà un incidente di percorso a toglierti la mia amicizia.
Mario Moccia di Montemalo
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Caro Mario Moccia.
Ancora una volta,in pochissimo tempo,mi ritrovo,mio malgrado a dover replicare ad un tuo intervento...in verità si tratta di un commento ad un mio post su un articolo pubblicato da "il Giornale" sui movimenti indipendentisti e autonomisti "d'Italia",commento ricevuto il 18 agosto...Ma,prima della mia replica, caro Moccia,rileggiamo assieme il testo integrale dell'articolo de "il Giornale",ripeto de "il Giornale",caro Mario...Dal blog "A Rarika" di...
giovedì 16 ottobre 2008
"Da Nord a Sud è un continuo proliferare di piccoli partiti e formazioni che sono contro il centralismo e puntano all’autodeterminazione dei popoli"
Da "il Giornale" di Martedì 14 ottobre 2008 pag.19
Da Nord a Sud è un continuo proliferare di piccoli partiti e formazioni che sono contro il centralismo e puntano all’autodeterminazione dei popoli
I fratelli d’Italia... che tifano per l’indipendenza
Agguerriti e documentati, si aggrappano alla storiaper rivendicare l’autonomia geografica e linguistica
Marco Zucchetti da Milano
«Siam pronti alla morte,l’Italia chiamò».Sì,ma Mameliha trovato occupato. Almeno stando al proliferare di movimentiche in questo Paese dibello ci trovano poco e che diquesto Paese cercano di disfarsicome di un peso.Indipendentisti, regionalisti,autonomisti e secessionisti per cui la Lega è solo una Dc truccata. Nostalgici di regni e Comuni,quando al di là del fiume già abitavalo straniero.Decine diformazioni politico-culturaliche combattono il centralismo in nome dell’autodeterminazioneo di maggiore libertà. Partiti radicati come la Südtiroler Volkspartei, il Partito Sardo d’Azione o la LigaVeneta Repubblica. Ma anche soggetti giovani, dal Nord Autonomo alle Valli Unite.In principio furono le Regionia Statuto speciale. La Valle d’Aosta dove si bruciavano tricolori durante la festa degli alpini,dove si parla patois e sivota per Union Valdôtaine,Federation Autonomiste,Vallee d’Aoste Vive e RenoveauValdotain. L’Alto Adige dovesi va dagli Amisc dla Ladinia Unida alla Unionfur Südtirol,da Die Freiheitlichen al Süd-Tiroler Freiheit di EvaKlotz. Quella che faceva affiggere cartelli con scritto«Südtirol ist nicht italien».Più Vienna che Roma. Così come più Lubiana che Trieste è il movimento Slovenska Skupnost della comunità slovena in Friuli. Un partitoche se la vede con Fuarce Friul e l’anima bifronte dellaregione: il Fronte Giuliano eil Fronte Friulano, con tanto di crociato nel simbolo.Nelle isole, poi, le istanze anti-italiane sono ataviche.In Trinacria si va dal FronteNazionale Siciliano (fondatonel 1964) alla Nuova Sicilia,fino al Movimento perl’Indipendenza della Sicilia di Musumeci. Ma è la Sardegna la zona a maggior intensità secessionista. Motivi geograficie soprattutto linguistici,come ricorda Erricu Madau,portavoce di A Mancapro s’Indipendentzia (simbolofalce, pugnale nuragicoe benda dei mori): «La storiadi liberazione sarda è statanegata, come nei Paesi Baschi».
Il movimento di sinistra indipendentista propone un’isola libera e socialistae guarda alla Corsica e alla Palestina, tanto da finire nelmirino del «sistema repressivoitaliano», che sta processando alcuni affiliati per associazione sovversiva con finalitàdi terrorismo. Nella loro ottica è lotta di liberazione,diffusione della coscienza anti-centralista. La stessa per cui combattono Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna,il Movimento Sardistae Sardigna Natzione Indipendentzia.Ma l’autonomismo non sempre è estremo. Che dire per esempio del MovimentoAutonomista Valsesiano,guidato dall’elettricista MarcoGiabardo, che ha comeidolo Frà Dolcino (un eretico novarese del Trecento)? «LaValsesia era libera fino al1848 e combattè con gli austriaci,non è Piemonte.E poiil termine "Italia" è come la svastica: un simbolo in origine positivo ma che ormai è portatore di negatività».Il principio è uno: solidarietà ai popoli ma si combatte lapropria battaglia da soli. Anche in regioni centrali: si va dal Movimento Autonomista Toscano a Legittima Difesa:movimento di liberazione umbro, fino al Masl,gli autonomisti del Sud Lazio.Certo, poi gli obiettivi sono diversi. Per esempio le macroregioni storiche non hanno mai smesso di affascinare:il Parti de la Nation Occitana vorrebbe unire le genti da Andorra a Torino, Alpazure l’Uniùn de li tradisiun brigasche quelle dalle Alpi Marittime a San Remo e alla Provenza. Mentre Domà Nunch propugna l’econazionalismo della «Madre Terra Insubria» contro «gli anacronistici confini statali».Ironici, documentati e agguerriti sono infine gli esponenti del Movimento Indipendentista Ligure, guidato dal professor Franco Bampi.Quelli che hanno chiesto ai Savoia 70 miliardi di risarcimento:«La Liguria era indipendente al momento del Congresso di Vienna e nessuno ha firmato l’annessione plebiscitaria al Regno di VittorioEmanuele II. Per cui siamo militarmente occupati dagli italiani fin dall’Ottocento».
Cosa chiedono? «Il riconoscimento dell’indipendenza,così da creare poi una Repubblica Mediterranea da Nizza a Piacenza, con capitale Genova, lingua ufficiale il dialetto e autonomia fiscale sui porti. Abbiamo pure già due inni nuovi. Perché "Mase ghe pensu" è bella, ma è troppo triste». E se sullo scoglio di Malu Entu un 65enne può autofondare una repubblica e a Seborga (Imperia)c’è il Principe, mica vorremo metterci a piangere?
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http://www.ilgiornale.it/lp_n.pic1?PAGE=88770&PDF_NUM=1281
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Riprendo,brevemente,la mia replica...Caro Moccia,evidentemente,rileggendo assieme il mio post sui "movimenti indipendentisti",spero che ADESSO avrai capito-non è mai troppo tardi-che l'articolo non è mio,ma di Marco Zucchetti,e che è stato pubblicato il 14 ottobre da "il Giornale",a pag.19...In ogni caso,nonostante i limiti,considero l'articolo in questione POSITIVO. La LEGA NORD ne esce con le ossa rotte,e l'unità imposta nel 1860 non solo alla Sicilia e al Meridione,vedi il Veneto e la Liguria,NON SCONTATA.
Ma,dal tuo commento-una volta che abbiamo ammesso che avevi scambiato l'autore dell'articolo-quello che si nota è la tua voglia di ANNESSIONE nei miei confronti: mi dovrei iscrivere ai CDS e smetterla con questo distinguo come siciliano dai duosiciliani.
CHIARISCO:i padri della mia PATRIA,la SICILIA,hanno versato il loro sangue per liberare la Trinacria dal dominio borbonico.
Non sono "Duosiciliano" e non potrò esserlo MAI,perchè la mia storia,come siciliano,è la storia di una NAZIONE,la Sicilia, distinta e separata dal Sud d'Italia.
La Sicilia,infatti,caro Mario,NON E' SUD,NON E' MERIDIONE,NON E' DUOSICILIANA.
La Sicilia è Sicilia!
E come siciliano,assieme ai fratelli "duosiciliani",intendo dare il contributo per la libertà dei nostri Popoli. Assieme anche ai fratelli liguri del Mil e veneti del Pnv.
Come siciliano!
Fraternamente,Orazio Vasta
Ps:Per la mia attività di agente segreto,prossimamente al cinema l'ultimo film di oo7...

PADOVA:ARRESTATO PER DROGA,aveva esposto il cartello "Vietato ai negri" all'interno del suo bar...

Con questa notizia direi che è definitvamente chiusa la questione del bar 3 botti, che è meglio lasciare alle cronache giudiziarie piuttosto che a quelle politiche...
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Fonte: Padova24ore - www.padova24ore.it
Arrestato per droga il barista del 3 botti
Mercoledì 22 Ottobre 2008 07:50 Redazione
Aveva esposto il cartello "Vietato ai negri" all'interno del suo bar. Ma dentro con i nigeriani faceva affari che andavano oltre alla semplice vendita di coca cola e kebab.
E' stato arrestato per possesso ai fini di spaccio di sostanza stupefacente Luigi D'Andrizza, il barista del bar 3 Botti che lunedì aveva protestato con il cartello provocatorio "Vietato l'ingresso ai negri, pregiudicati ed irregolari" contro i controlli di polizia e carabinieri nel suo bar di via Buonarroti all'Arcella.
I carabinieri hanno documentato lo scambio tra D'Andrizza ed un pusher nigeriano, anche lui arrestato, di 150 grammi di cocaina.
Per il 3 Botti si profila il ... terzo botto, ovvero una nuova chiusura da parte del questore di Padova Luigi Savina.Nella foto da sinistra il comandante del nucleo radiomobile dei carabinieri di Padova tenente Luca Bordin, il comandante della compagnia dei carabinieri maggiore Dionisio De Masi ed il comandante dell'aliquota radiomobile della compagnia maresciallo Ettore Bertato.

lunedì 20 ottobre 2008

HAWAII-NATION:un referendum per chiedere l´indipendenza dagli USA

"La causa delle Hawaii e l'indipendenza è più grande e più cara la vita di ogni uomo ad essa connessi. Amore del paese è radicato nel seno di ogni hawaiano, qualunque sia la sua stazione". - Lili »uokalani, Hawaii l'ultima regina

"Questo è un problema storico, sulla base di un rapporto tra un governo indipendente e gli Stati Uniti d'America, e ciò che è accaduto dal momento che i passi e che dobbiamo prendere per fare le cose bene". - Governatore repubblicano Linda Lingle, gennaio 2003
"Il recupero hawaiano dell'auto-determinazione non è solo un problema per le Hawaii, ma per l'America. ... Lasciare che tutti noi, hawaiano e non hawaiano, il lavoro verso un obiettivo comune. Cerchiamo di risolvere ... per avanzare di un piano hawaiano di sovranità ". - Democratico governatore Ben Cayetano
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Hawaii addio. Gli stati disuniti d´America
Una delle ragioni per cui l´opinione pubblica italiana, ma non solo quella, quasi si potrebbe dire l´opinione pubblica mondiale, ha una certa diffidenza per la creazione di piccoli Stati - e quello che noi intendiamo creare è un piccolo Stato alla fine, almeno dal punto di vista delle dimensioni, la Venetia sarà non più grande né di Svizzera né di Austria, anzi verosimilmente più piccola - è costituito da uno degli aspetti del mito americano.
Gli USA sono uno stato sia territorialmente, sia economicamente, eccezionale, ma in questo senso sono un cattivo modello, e influenzano in maniera negativa proprio l´opinione pubblica (lo fanno senza volerlo) che tra l´altro troppo spesso ignora il semplice fatto che essi sono uno stato federale, con una enorme autonomia per ogni singolo Stato dei 50 che compongono l´unione. Senza questa forma autentica di federalismo, nulla a che vedere con il pasticcio italico (peraltro neanche ancora realizzato né oggettivamente realizzabile),gli USA non sarebbero tra i primi stati del mondo per ricchezza pro capite; la maggioranza degli altri sono piccoli stati al di sotto dei 10 milioni di abitanti, però, occorre ricordare: e come PIL pro capite, il vero ed unico indicatore di ricchezza, la piccola Irlanda di 4 milioni e rotti di abitanti ha da tempo superato il "colosso americano". Ma se l´opinione pubblica trascura l´essenza federalistica degli USA, ignora, legittimamente ché nessuno dei media, fatti da giornalisti ignoranti per la più parte, cita il fatto che esistono eccome movimenti che negli USA tendono a chiedere non maggiore autonomia da Washington per i singoli Stati, ma la vera e propria indipendenza, quel che il PNV vuole senza mezze misure per la Venetia, l´unico modo per restituire a questa terra bellissima e alla sua splendida gente ricchezza e dignità. Questi movimenti di opinione sono in molti stati. Vorrei ricordarne uno dei più coerenti, il Free State Project, del New Hampshire.
Rimando al loro bellissimo sito, www.freestateproject.org
,dove vi sono tra l´altro elencati i motivi per cui essi chiedono l´indipendenza del New Hampshire, che risalgono alle origini stesse, non centralistiche, degli USA, a partire da Thomas Jefferson. Come rammentano ormai sempre più spesso figure del calibro di Thomas E. Woods ed altri storici anti-centralistici americani. Sono migliaia coloro che hanno idealmente aderito a questo progetto. Certo, è difficile sgretolare un colosso come gli USA. Molto più difficile che non liberare la Venetia dal giogo soffocante e assassino di ITA. Può darsi tuttavia che ci riescano le splendide isole Hawaii, anche territorialmente remote dal subcontinente americano, divenute ufficialmente il 50° stato americano solo nel 1959. L´anno prossimo avrà forse luogo un referendum per chiedere l´indipendenza dagli USA. La storia delle Hawaii è storia di violenza, la morte di Cook, l´attacco di Pearl Harbour, di letteratura, da Mark Twain a Jack London, ma anche di un rapporto incerto verso gli USA, segnato da alti e bassi, adesioni e ripulse, a partire dalla seconda metà dell´Ottocento per finire con il 21 agosto1959, data ufficiale del riconoscimento dell´arcipelago come vero e proprio stato dell´Unione. Vi è un forte movimento indipendentistico nelle Hawaii, che si batte per la sovranità e l´indipendenza, mostrando argomenti sia legali sia storici a favore di essa. Tutta la vicenda è ricostruita bene nell´articolo di wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Hawaiian_sovereignty_movement. Può darsi che gli abitanti di queste splendide isole riescano nel loro intento. E questo sarà un momento fondamentale per la storia. Renderà più facile, perché più accettabile dall´opinione pubblica mondiale, anche la libertà per la Venetia.
Dalla Groenlandia alle Hawaii, ALOHA, dunque.
Inizia forse quella "secessione a catena" di cui parla il filosofo politico H. H. Hoeppe, come unica o quasi speranza per l´umanità. Speriamo che anche a Venetia presto ci si possa adornare con le collane di fiori della libertà. Quei fiori, forse gli unici, che non appassiscono mai. Di colore amaranto, il colore che, come dice il suo nome, "non appassisce".
Mai.
Paolo Bernardini-PNV

giovedì 16 ottobre 2008

"Da Nord a Sud è un continuo proliferare di piccoli partiti e formazioni che sono contro il centralismo e puntano all’autodeterminazione dei popoli"

Da "il Giornale" di Martedì 14 ottobre 2008 pag.19
Da Nord a Sud è un continuo proliferare di piccoli partiti e formazioni che sono contro il centralismo e puntano all’autodeterminazione dei popoli
I fratelli d’Italia... che tifano per l’indipendenza
Agguerriti e documentati, si aggrappano alla storia
per rivendicare l’autonomia geografica e linguistica
Marco Zucchetti
da Milano
«Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò».Sì,ma Mameli
ha trovato occupato. Almeno stando
al proliferare di movimenti
che in questo Paese di
bello ci trovano poco e che di
questo Paese cercano di disfarsi
come di un peso.
Indipendentisti, regionalisti,
autonomisti e secessionisti
per cui la Lega è solo una Dc
truccata. Nostalgici di regni e
Comuni,quando al di là del fiume già abitava
lo straniero.Decine di
formazioni politico-culturali
che combattono il centralismo
in nome dell’autodeterminazione
o di maggiore libertà.
Partiti radicati come la
Südtiroler Volkspartei, il Partito
Sardo d’Azione
o la Liga
Veneta Repubblica
. Ma anche
soggetti giovani, dal Nord
Autonomo alle Valli Unite.
In principio furono le Regioni
a Statuto speciale. La Valle
d’Aosta
dove si bruciavano tricolori
durante la festa degli alpini,
dove si parla patois e si
vota per Union Valdôtaine,
Federation Autonomiste,Vallee
d’Aoste Vive
e Renoveau
Valdotain
. L’Alto Adige dove
si va dagli Amisc dla Ladinia
Unida
alla Unionfur Südtirol,
da Die Freiheitlichen al Süd-
Tiroler Freiheit
di Eva
Klotz. Quella che faceva affiggere
cartelli con scritto
«Südtirol ist nicht italien».
Più Vienna che Roma. Così
come più Lubiana che Trieste
è il movimento Slovenska
Skupnost
della comunità
slovena in Friuli. Un partito
che se la vede con Fuarce
Friul
e l’anima bifronte della
regione: il Fronte Giuliano e
il Fronte Friulano, con tanto
di crociato nel simbolo.
Nelle isole, poi, le istanze
anti-italiane sono ataviche.

In Trinacria si va dal Fronte
Nazionale Siciliano
(fondato
nel 1964) alla Nuova Sicilia,
fino al Movimento per
l’Indipendenza della Sicilia

di Musumeci.
Ma è la Sardegna
la zona a maggior intensità
secessionista. Motivi geografici
e soprattutto linguistici,
come ricorda Erricu Madau,
portavoce di A Manca
pro s’Indipendentzia
(simbolo
falce, pugnale nuragico
e benda dei mori): «La storia
di liberazione sarda è stata
negata, come nei Paesi Baschi».
Il movimento di sinistra
indipendentista propone
un’isola libera e socialista
e guarda alla Corsica e alla
Palestina, tanto da finire nel
mirino del «sistema repressivo
italiano», che sta processando
alcuni affiliati per associazione
sovversiva con finalità
di terrorismo. Nella loro
ottica è lotta di liberazione,
diffusione della coscienza
anti-centralista. La stessa
per cui combattono Indipendèntzia
Repùbrica de Sardigna
,
il Movimento Sardista
e Sardigna Natzione Indipendentzia.
Ma l’autonomismo non
sempre è estremo. Che dire
per esempio del Movimento
Autonomista Valsesiano
,
guidato dall’elettricista Marco
Giabardo, che ha come
idolo Frà Dolcino (un eretico
novarese del Trecento)? «La
Valsesia era libera fino al
1848 e combattè con gli austriaci,
non è Piemonte.E poi
il termine "Italia" è come la
svastica: un simbolo in origine
positivo ma che ormai è
portatore di negatività».
Il principio è uno: solidarietà
ai popolimasi combatte la
propria battaglia da soli. Anche
in regioni centrali: si va
dal Movimento Autonomista
Toscano
a Legittima Difesa:
movimento di liberazione
umbro, fino al Masl,
gli autonomisti del Sud Lazio.
Certo, poi gli obiettivi sono
diversi. Per esempio le
macroregioni storiche non
hanno mai smesso di affascinare:
il Parti de la Nation Occitana
vorrebbe unire le genti
da Andorra a Torino, Alpazur
e l’Uniùn de li tradisiun
brigasche
quelle dalle
Alpi Marittime a San Remo e
alla Provenza. Mentre Domà
Nunch
propugna l’econazionalismo
della «Madre Terra
Insubria» contro «gli anacronistici
confini statali».
Ironici, documentati e agguerriti
sono infine gli esponenti
del Movimento Indipendentista
Ligure
, guidato
dal professor Franco Bampi.
Quelli che hanno chiesto ai
Savoia 70 miliardi di risarcimento:
«La Liguria era indipendente
al momento del
Congresso di Vienna e nessuno
ha firmato l’annessione
plebiscitaria al Regno di Vittorio
Emanuele II. Per cui siamo
militarmente occupati
dagli italiani fin dall’Ottocento».
Cosa chiedono? «Il riconoscimento
dell’indipendenza,
così da creare poi una Repubblica
Mediterranea da
Nizza a Piacenza, con capitale
Genova, lingua ufficiale il
dialetto e autonomia fiscale
sui porti. Abbiamo pure già
due inni nuovi. Perché "Ma
se ghe pensu" è bella, ma è
troppo triste». E se sullo scoglio
di Malu Entu un 65enne
può autofondare una repubblica
e a Seborga (Imperia)
c’è il Principe, mica vorremo
metterci a piangere?
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sabato 4 ottobre 2008

VICENZA LIBERA- NO DAL MOLIN

Vicenza "No dal Molin" sfida il Consiglio di Stato: tutto pronto per il referendum contro la base Usa
Si vota dalle 8 alle 21
Con l'installazione di gazebo e il tam tam dei comitati e delle associazioni contrarie alla nuova base Usa tutto e' pronto a Vicenza per il voto, che non ha carattere istituzionale, con cui domani dalle 8 alle 21 i cittadini esprimeranno la propria preferenza sulla destinazione degli spazi dell'aeroporto Dal Molin. Non sara' comunque una consultazione popolare giocata solo sul responso delle schede: sul sito web gestito dal Presidio contrario alla costruzione della base Usa e' stata creata una pagina apposita per permettere al popolo della 'rete' di esprimere il proprio parere.
La questione ha varcato in ogni caso i confini di Vicenza.

A Venezia, un gazebo e' stato installato oggi, vicino al Ponte di Rialto, ad opera di simpatizzanti dell'associazione No Mose, contrari alle opere di difesa di Venezia dalle maree eccezionali. Alla fine, sono stati raccolti 1.165 simbolici 'si" per esprimere contrarieta' al progetto.
Il Cagliari Social Forum ha annunciato in citta' per domani l'allestimento di un seggio simbolico dove si potrà votare.
Sul fronte opposto, a scendere in campo domani pomeriggio, con un volantinaggio in Piazza San Lorenzo, sarà il Movimento Fiamma Tricolore, al grido "La farsa dei 'furbetti' del centro-sinistra deve finire". Nelle ore che precedono la consultazione popolare, attuata in forma non ufficiale dopo lo stop deciso dal Consiglio di Stato, si moltiplicano intanto le prese di posizione sulla questione. Se per il presidente della Camera Gianfranco Fini il voto rappresenta un "sondaggio con valore politico locale", per i promotori del si' si tratta invece di una "consultazione popolare" o "autogestita".

Da parte loro, Pax Christi e Coordinamento Cristiani per la Pace hanno confermato il proprio sostegno alla consultazione cittadina.
Per Pax Christi, "e' il segno inequivocabile della volonta' di resistere e tutelare il percorso democratico".
Il Coordinamento Cristiani per la Pace invita i cittadini di Vicenza "a rispondere 'Si' al quesito per destinare l'area Dal Molin ad usi civili" e invita gli iscritti e simpatizzanti dell'AC, Acli, Agesci, Coordinamento cristiani per la pace "a diffondere i documenti di discernimento sulla questione Dal Molin".
Sulla sentenza del Consiglio di Stato che ha detto no al referendum si e' espresso invece il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti, che ritiene "estremamente pericoloso che si voglia dare anche solo l'impressione di avere paura della voce delle comunita' locali".

Fonte:Rainews24