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venerdì 7 novembre 2008

MOVIMENTO PAR L'INDEPENDENSA DELA VENETIA

Riceviamo e pubblichiamo...
Assemblea dei Soci (Maggior Consiglio)
E' convocato per domenica 9 Novembre alle ore 9.30 del mattino l'assemblea dei soci (Maggior Consiglio) del Movimento VENETI.
L'assemblea si terrà nella sala riunioni all'interno del Ristorante-pizzeria "El punaro" a Castelgomberto (VI) in via Santa Cecilia, 29. L'intero Maggior Consiglio è dedicato al dibattito e alla discussione interna sulla situazione politica, con la relazione da parte del Maggior Consglio delle ultime attività svolte (manifestazione cotnro la militarizzazione delle città venete, partecipazione al congresso degli indipendentisti tirolesi, Movimento dei Sindaci, Forum dei Veneti, etc) e sulle prossime attività in programma, comprese le elezioni amministrative della prossima primavera. All'assemblea possono partecipare in qualità di pubblico anche non associati, ma senza diritto ne di voto ne di parola.
Hanno diritto di voto tutti i soci VENETI iscritti al Movimento. I soci iscritti come Sostenitori hanno diritto alla partecipazione ma senza diritto di voto.
Qui la cartina per arrivare:
Click qui per la Mappa
Per chi desiderasse fermarsi a pranzo (a prezzo politico!) al ristorante a lavori terminati è indispensabile la prenotazione:Graziano Agugiaro 338 6205554 Patrik Riondato 349 85 81 558
MANIFESTO DEI VENETI
1. Per Popolo Veneto intendiamo le comunità di individui che consapevoli di condividere una eredità storica, culturale ed etnolinguistica, si riconoscono vicendevolmente parte della Veneta Nazione.
2. Riconosciamo come naturali ed inalienabili i diritti aal'autodeterminazione e all'autogoverno del Popolo Veneto, intendendo come tali la libertà dei Veneti di decidere e di costruire tutto ciò che riguarda la propria esistenza ed il proprio destino, incentrando l'azione politica sulla salvaguardia della propria cultura.
3. Dall'interruzione della Repubblica Serenissima Veneta la nostra terra è stata soggetta a trattamento coloniale con una successione di periodi storici caratterizzati da una costante decadenza etica, morale, economica e sociale. Ci proponiamo di rimuovere tali effetti negativi promuovendo l'indipendenza della Venetia.
4. Riconosciamo i valori storicie culturali comuni ai Popoli della Serenissima eed affermiamo il nostro diritto a condividere l'anelito di libertà, coscienti delle peculiarità di ogni Popolo.
5. Riteniamo che il percorso politico atto a ripristinare la sovranità del Popolo Veneto non possa più essere realizzato tramite riforme costituzionali statuali. Consideriamo indispensabile a tal fine l'utilizzo di strumenti giuridici di carattere internazionale ed in particolare del principio di autodeterminazione dei Popoli.
6. Rivendichiamo come capitale dei Veneti Venezia, città senza eguali al mondo.
7. La rinascita morale e politica dei Veneti è legata alla volontà individuale di riappropiarsi della propria identità di Popolo Veneto a rischio di estinzione.
Nemo torse el nostro futuro!
Vien anca ti, non mancar!
*************
MOVIMENTO PAR L'INDEPENDENSA DELA VENETIA I VENETI
TEL.: 348 9065372
FAX: 0444 1380378

domenica 26 ottobre 2008

VENETO:...QUANDO SONO ARRIVATI I SAVOIA...

"Co' San Marco comandava, se diznava e se senava; co i Fransezi, brava zente, se diznava solamente;co la Caza de Lorena, no se dizna e no se sena; co' i Savoja ze riva', na fame roja i ne ga porta' ".


(ital: "Quando San Marco comandava, / si pranzava e si cenava; / con i Francesi, brava gente, / si pranzava solamente; / con la Casa di Lorena [Asburgo], / non si pranza e non si cena; / quando sono arrivati i Savoia, / ci hanno portato una fame troia ").

Filastrocca popolare veneta

giovedì 25 settembre 2008

PNV ,verso le elezioni amministrative:Gavémo bixogno de tuti!

Ricevo e pubblico....
La to Sità, Libera, Indipendente, Veneta
Cari amisi Veneti,
le prosime elesion aministrative xe ormai visine.
El nostro obietivo xe l’independensa. El xe un obietivo połitico, xe fondamental scumisiar a crear na rete de sindaci favorevołi al’indipendensa.
El PNV iutarà e favorirà ła formasion de liste indipendentiste. El primo scopo de un sindaco indipendentista sarà de servir i so citadini par łe necesità de połitega locałe. L’incarico de un primo sitadìn co ła cauxa veneta ntel còr sarà anca de portar vanti progeti par ła tuteła deła nostra cultura e storia. Ma ała fine xe necessario privar ki ke ne oprime dei nostri skei e risorse, farghe capire ke i veneti i ga alsà ła testa.
Łe liste ełetorałi łe vegnarà anunciae prosimamente, ve antisipemo xà el sinboło ke se pol doparar cuà a dreta. In mexo ghe xe ła foja de tilio, l’albaro sacro ai Veneti fin da età antica, da pì de tremiła àni a sta parte.
Xe drio supiar un vento novo che se ciama orgołio veneto. L’orgołio de far parte del Popoło Veneto el xe in forte crésita, e xe drio far rifiorir sto albaro miłenario. Femo nasar novi buti, deso.
Poke persone no łe pol mia portar vanti da sołe ła nostra cauxa a liveło locałe: gavemo tuti da darse na man. Come PNV vołemo dar tuto el nostro suporto (de òmeni, de risorse, de strategia) a sindaci ke ga a cor l’indipendensa veneta. Se gavè un candidà ke gode del masimo rispeto fra ła so xente, e ke ghe tien a on futuro felice par ła so tera: semo pronti a farse in cuatro par lu/ela.
Fève vanti conpiłando el moduło ki. Gavémo bixogno de tuti: candidati sindaci, candidati consilieri, vołontari, idee, risorse, e, sora de tuto, tanto entuxiasmo.
Gianluca Busato

mercoledì 24 settembre 2008

Nessuno si chiede perchè non sia un atto razzista e repressivo della integrità di unacomunità l'arrivo invasivo di centinaia di migliaia di persone

Ricevo e pubblico un intervento di Claudio Ghiotto del PNV di Vicenza in riferimento al Link: http://rarika-radice.blogspot.com/2008/09/pnv-lampedusa-poulismo-razzista.html
Condivido la posizione di Gianluca, anche se mi sento di aggiungere che occorre sempre entrare nelle scarpe degli altri per capire come stanno davvero le cose, e se questo è di per se difficile, lo è ancora di più con un luogo così lontano sia per situazione che per geografia, come lo è per noi Lampedusa.
La frase del sindaco è sicuramente deprecabile, è però vero che da Lampedusa si ricevono
notizie sconcertanti sull'autentica invasione che viene fatta su quell'isola.
Perchè nessuno si chiede se non sia un atto razzista e repressivo della integrità di una
comunità l'arrivo invasivo di centinaia di migliaia di persone?
Parlo di invasivo perchè seppure Lampedusa sia anche un luogo turistico, per cui immagino sia raggiunta anche da centinaia
di migliaia di turisti, essi sono come gli ospiti che chiedono il permesso o sono invitati, ma
soprattutto pagando compensano il disagio che arrecano ed anzi forniscono un apporto
economico.
Al populismo razzista dopotutto fa riscontro il populismo mondialista che vorrebbe accogliere
ciecamente tutti senza tenere conto dell'impatto sulle popolazioni autoctone (in altri tempi
questa sarebbe stata vista come una invasione degna di risposta militare), ma soprattutto
pretenderebbe di dare accoglienza al mondo intero, cosa che realisticamente è impossibile.
Il populismo mondialista, o buonista come altri dicono, dovrebbe essere analizzato a parte
e richiede uno spazio di discussione decisamente impegnativo, qui mi limito a dire che è complice del populismo razzista perchè spingendo da una parte ne favorisce l'altra.
Alla fine sono molte le considerazioni da fare, e come dicevo all'inizio è difficile mettersi nelle scarpe di chi si trova in questa situazione, è difficile valutare l'esasperazione, poichè la nostra prospettiva è inevitabilmente condizionata dall'ambiente in cui ci troviamo, dal luogo in
cui viviamo e dalle condizioni che questo luogo ci da.
Complimenti per il blog.
Saluti,
Claudio Ghiotto
pnv - vicenza

lunedì 8 settembre 2008

Storica Festa dei Veneti 2008...


La straordinaria ed emozionante cerimonia dell´alzabandiera alla Festa dei Veneti del 7 settembre 2008.

mercoledì 18 giugno 2008

VENETO,dalla Lega al Pd,PORTABORSE UNITEVI!

Ricevo dal PNV e pubblico...
Voto all'unanimità: 52 neoassunti in Regione.
Solo il governatore contro
Veneto, sì ai portaborse a vita E Lega e Pd marciano insieme
Dopo i precedenti di Calabria e Sicilia la leggina che «stabilizza» i collaboratori approda al Nord
MILANO — Lo fanno in Calabria? «I soliti terroni». Lo fanno in Sicilia? «I soliti terroni». Lo fanno in Campania? «I soliti terroni». Facile, liquidare il tema così. Ma se capita nel Veneto? Ed ecco che l'assunzione dei «portaborse » come dipendenti regionali scatena mal di pancia mai visti. Al punto che il governatore Giancarlo Galan, per protesta, è arrivato a uscire dal gruppo di Forza Italia: «È una leggina vergognosa». Sono anni che i governi, di destra e di sinistra, promettono di mettere la parola fine a questo andazzo. E sono anni che va a finire così. Il punto di partenza è sempre lo stesso: chi viene eletto a una carica pubblica, deputato o presidente provinciale, governatore o sindaco, deve portarsi nella stanza dei bottoni collaboratori di cui si fida. Giustissimo: ognuno ha diritto di circondarsi di uno staff proprio.
Esattamente il motivo per cui i parlamentari vengono dotati di una somma mensile (4190 euro alla Camera, 4678 al Senato) per assumere «provvisoriamente» uno o due collaboratori, destinati a lavorare a Montecitorio o a Palazzo Madama. «Provvisoriamente », però. Fino alla scadenza del mandato. Sennò a ogni nuova legislatura ogni comunista che si ritrovasse uno staff di berlusconiani o ogni berlusconiano che si ritrovasse uno staff di comunisti dovrebbe chiedere nuove assunzioni. Di più: la macchina statale trabocca già di decine o centinaia di migliaia di dipendenti entrati senza alcuna selezione, alcun concorso, alcuna valutazione professionale. Assunti così, per anzianità di precariato. Nella scuola, nei ministeri, negli enti locali... Perfino al Quirinale, il cuore dell'Italia, non si fa un pubblico conicorso (pessimo esempio che Napolitano si è impegnato a correggere) dal 1963, quando era ancora vivo Harpo Marx e Abdon Pamich si preparava alle Olimpiadi di Tokio. Il meccanismo, soprattutto in alcune aree del Paese, è sempre lo stesso.
L'amico dell'amico, l'elettore che ti ha promesso il voto o il militante di partito vengono assunti «provvisoriamente » senza concorso: perché mai farne uno, se si tratta solo di un «contrattino » di due mesi? Poi il «contrattino » viene rinnovato una, due, tre, quattro volte. E intanto passano i mesi, le stagioni, gli anni. Finché arriva il momento fatidico: i precari vanno stabilizzati. Insomma: l'argine alla periodica assunzione degli «staffisti» sembra puro buonsenso. Pena il rischio che a ogni svolta elettorale entrino senza concorso ondate di portaborse piazzati dai vincitori sulla sola base della tessera di partito. Eppure, le violazioni a questa regola elementare ci sono già state.
Un esempio? La Calabria. Dove nell'ottobre del 2001 il Consiglio regionale votò all'unanimità (neppure un voto contrario) per incamerare negli organici regionali, a carico delle pubbliche casse, 86 «collaboratori», divisi in due fette: una di funzionari di partito che dovevano essere forniti di uno stipendio fisso e una di fratelli, sorelle, cognati... Una porcheria tale da far insorgere perfino i vescovi calabresi, uniti nel denunciare il «terribile principio » che «l'appartenenza a certe forze » contasse nelle assunzioni «più della competenza». Quattro anni dopo, a maggioranza rovesciata (da destra a sinistra), ecco il replay. Tutto come previsto: «Non posso appoggiarmi solo allo staff messo a disposizione della Regione, mi servono persone di assoluta fiducia» dissero uno a uno tutti i consiglieri. E ottennero altre duecento assunzioni. Di nuovo figli, cognati, cugini... Il rifondarolo Egidio Masella andò più in là: nella prospettiva che un giorno o l'altro sarebbe stata «stabilizzata », assunse la moglie Maria.
Non meno incredibili e scandalose, al di là dello Stretto, sono state le ripetute «sanatorie» della Regione Sicilia. Una per tutte, quella di tutti i portavoce di Totò Cuffaro e dei suoi assessori decisa alla vigilia delle elezioni del 2006. Un'infornata che portò l'ufficio stampa della presidenza regionale ad avere la bellezza di 23 giornalisti. Tutti da allora pagati vita natural durante con soldi pubblici senza avere mai superato una selezione che non fosse quella della fedeltà di partito. La solita politica clientelare che ammorba il Mezzogiorno, si sono ripetuti per anni, davanti a casi come questi e altri ancora, i virtuosi teorici della «diversità morale» del Nord. Non è esatto. Basti ricordare la sanatoria per i portaborse del Friuli-Venezia Giulia, sistemati sei anni fa dal centrodestra con una leggina che permetteva di assumere in Regione, senza concorso, chi aveva avuto un contrattino lavorando 120 giorni consecutivi nell'arco dell'ultimo quinquennio. Leggina indigesta almeno a una parte della sinistra, che la denunciò come un sistema per dare una busta paga con soldi pubblici ai collaboratori dei gruppi politici, dei consiglieri e degli assessori. In Veneto no: tutti d'accordo.
Destra e sinistra. Meglio: quasi tutti. L'estensione ai 52 «portaborse» del progetto di assumere un certo numero di dipendenti indispensabili soprattutto nel mondo della sanità e di stabilizzare un po' di precari storici, era infatti assente nei piani della giunta. Tanto che, davanti all'insistenza dei partiti, l'assessore Flavio Silvestrin aveva chiesto un parere all'Ufficio legislativo della giunta. Il quale, sulla base della Finanziaria 2008 e di una serie di spiegazioni dell'ex ministro Luigi Nicolais (spiegazioni che avevano bloccato l'anno scorso lo stesso giochino alla Provincia di Napoli), aveva detto no: non si potevano assumere così i portaborse. Verdetto inutile. Perché, sulla base di un parere opposto dell'ufficio legislativo del Consiglio (sic!), i gruppi consiliari sono tornati alla carica. E davanti al rifiuto della giunta di allargare le assunzioni agli «staffisti» («facciano i concorsi, hanno già un 20% di quote riservate... », diceva Silvestrin) hanno promosso un emendamento, voluto in primo luogo da democratici e leghisti, con una sanatoria trasversale che fissa per i portaborse «un'apposita procedura selettiva riservata» che ha tutta l'aria di essere una foglia di fico. Voto in aula, unanimità: 33 voti su 33 presenti. Tutti contenti: basta con gli scontri all'arma bianca! Tutti meno Giancarlo Galan che, dicevamo, ha sbattuto la porta («vergogna!») uscendo dal gruppo forzista e chiedendo l'appoggio di Renato Brunetta. I maligni dicono che, dietro, ci siano anche rancori di altro genere. Sarà. Sui portaborse, però, ha ragione lui. A cosa serve parlare di merito, promettere un ritorno al merito, giurare su una svolta che premi il merito se poi si continua con l'andazzo di sempre?
Gian Antonio Stella
16 giugno 2008

sabato 14 giugno 2008

MA QUALE TERRORISTI? ASSOLTI I "SERENISSIMI" DI PIAZZA SAN MARCO!

Ricevo dall'Ufficio di presidenza del "VENETO SERENISSIMO GOVERNO" e pubblico...
Processo ai “Serenissimi”: lo Stato italiano riconosce la propria illegalità Il tribunale di Venezia ha assolto i serenissimi”dall'accusa di eversione, questa è una questione che dura ormai da 11 anni, da quando l'8 e 9 maggio 1997 il Veneto Serenissimo Governo poneva la questione di dare una Patria al Popolo Veneto attraverso un atto eclatante che ponesse la Causa Veneta all’attenzione del mondo. Ciò è avvenuto e adesso la ricostituzione della Veneta Serenissima Repubblica è all'attenzione delle Cancellerie. Questa sentenza, pur non essendo definitiva, è un piccolo ma giusto passo nella giusta direzione: è stato riconosciuto che il Veneto Serenissimo Governo non ha mai inteso secedere dall’Italia, ma ha sempre affermato che bisognava verificare se mai il Popolo Veneto è entrato legalmente in Italia. Lo strumento per cui il Popolo Veneto doveva affermare la propria volontà rispetto all’entrata nello Stato italiano fu il referendum del 1866, frutto della Pace di Vienna, esso è universalmente considerato non un referendum ma una truffa messa in atto da Casa Savoia e dal Governo che reggeva il neonato Stato Italiano; lo stesso risultato di questa fasulla consultazione sta a dimostrare l'illegalità dell’annessione del Veneto all’Italia: POPOLAZIONE: 2.603.009 RISULTATO: 646.789 SI - 69 NO - 567 NULLI.
Alla luce di quanto riconosciuto anche dal Tribunale dello Stato Italiano chiediamo al Governo Italiano di aprire un tavolo di trattative per il rifacimento del Referendum del 1866, cosicché i Veneti esercitino liberamente il proprio libero arbitrio e il loro diritto ad autodeterminarsi , come già avevamo chiesto come Veneto Serenissimo Governo nel 2001 attraverso il memorandum per il governo italiano”.
Il Veneto Serenissimo Governo è certo che gli altri Stati che dovrebbero partecipare al tavolo delle trattative, cioè Francia ed Austria, sono disponibili ad affrontare il tema dell’illegale occupazione del Veneto.
È evidente che a prescindere dalla disponibilità il Veneto Serenissimo Governo proseguirà sulla strada stabilita per accelerare il processo di autodeterminazione. In questo contesto il Veneto Serenissimo Governo il 20 luglio 2008 proclamerà i Liberi Territori Veneti e lancerà un appello al Popolo Veneto per la libertà!
Longarone, 12 giugno 2008
Per il Veneto Serenissimo Governo
Il Presidente
Luca Peroni
Veneto Serenissimo Governo
Casella Postale 64- 36022 – Cassola (VI)
VENETO
pepiva@libero.it

giovedì 12 giugno 2008

GIANLUCA BUSATO(PNV):APPELLO AI VENETI!

Ricevo e pubblico,augurando al Popolo Veneto la ri-conquista dell'INDIPENDENZA!
Il Veneto del miracolo economico portato alla povertà dall’Italia. Indipendenza per avere un futuro
Un duro articolo quello pubblicato ieri su Repubblica. Un articolo che tocca nel vivo molti di noi. Io mi sento toccato, non nel senso che sia povero, ma nel senso che quella povertà descritta con il solito eccesso di luoghi comuni anti-veneti è comunque distante potenzialmente poco tempo da me e da tutta la classe media veneta.Me ne rendo conto – e credo che ognuno di noi lo via sulla propria pelle – quando magari invito amici a mangiare fuori la sera e sento le scuse più assurde che in realtà nascondono una difficoltà finanziaria, che per qualcuno è solo l’anticamera della povertà.Così è riuscita a ridurci l’Italia.Le nostre menti più brillanti lo sanno in cuor loro da diverse anni e lo dimostra l’esercito di neolaureati o di giovani professionisti che ogni anno abbandonano il Veneto alla ricerca di un futuro che qui è negato. I dati Istat del 2006 ne contavano 10.000 su 30.000 di tutto lo stato italico.I veneti con memoria storica sanno bene che non è la prima volta che l’Italia ci fa questo scherzetto.Dieci anni dopo quella maledetta annessione, nel 1876 è iniziata una vera e propria diaspora che è durante praticamente ininterrottamente fino al secondo dopoguerra. Un veneto su due è andato a fare l’albanese in giro per il mondo, allora. Oggi stanno ripartendo, i nostri ragazzi, nuovamente traditi dall’Italia ladrona.È in Veneto che assistiamo alla vera Caporetto economica di uno stato a elettroencefalogramma piatto. L’unica cosa che funziona bene di questa Italia è lo stomaco, visto tutto quello che riescono ancora a mangiarsi.In Veneto da troppo tempo risuona il ritornello che le cose vanno bene. Che siamo i migliori. Purtroppo è solo amarcord.L’andamento dell’economia veneta negli ultimi 10 anni è in realtà parallelo a quello fallimentare italiano, superato da tutti i paesi europei (manca solo la Grecia, per poco) e a breve anche dai Paesi dell’Europa ex comunista. Anzi, a ben guardare il trend negativo del pil-pro-capite veneto è anche più accentuato di quello italiano.In questo scenario ben si comprende il voto di due mesi fa: un voto di disperazione. Cosa verranno a dire ai veneti disperati i nostri politici quando emergerà che i sogni di gloria autonomisti e federalisti sono per l’appunto dei sogni di gloria irrealizzabili?E noi veneti di cuore e cervello, cosa dobbiamo fare ora?
Il mio è un appello.
Veneti, non c’è più tempo per aspettare. Dobbiamo al più presto creare una rete politica nuova, che ci permetta di ottenere l’indipendenza politica. La rete è già in costruzione, si chiama Partito Nazionale Veneto e ha per obiettivo l’unico possibile, l’unico che ci spetta: l’indipendenza.L’indipendenza è legale, l’indipendenza è conveniente, l’indipendenza è più facile da ottenere grazie ad un percorso politico concreto e che è stato fatto da molti Paesi nel mondo negli ultimi anni. E che molti altri Paesi stanno percorrendo. Manchiamo solo noi veneti.Dobbiamo farlo per non essere più derubati del frutto del nostro lavoro, per non essere privati della nostra dignità. Dobbiamo farlo per far entrare il Veneto nella nuova società dell’informazione, il nuovo petrolio da cui oggi siamo drammaticamente tagliati fuori. Purtroppo oggi il Veneto è tra le ultime aree d’Europa per investimento in nuove tecnologie, i dati sono disponibili per tutti, sul sito di Eurostat: l’indipendenza ci serve per approntare nuove strategie di sviluppo, basate per esempio sullo sfruttamento intelligente del turismo eco-sostenibile, o per garantirci un primato, sempre per fare un altro esempio, nelle nanotecnologie.Per percorrere questa strada è necessario però prima rafforzare lo strumento politico che chieda ed ottenga il mandato per indire il referendum per l’indipendenza. Lo strumento si chiama Partito Nazionale Veneto. Un partito-nonpartito nuovo, leggero, orizzontale, creato sul modello di internet.
Iscrivitevi al PNV, potete farlo da internet in trenta secondi. Fate passaparola. Ci serve una RIVOLUZIONE VIRALE per far crescere l’ultima possibilità politica che resta al Veneto, prima del nuovo deserto sociale che seguirà inevitabilmente il nostro impoverimento e la distruzione della classe media.Iscrivetevi oggi stesso e fate iscrivere i vostri amici da:
http://www.pnveneto.org/index.php/entra-nel-pnv/
Gianluca Busato
Segretario nasional PNV