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martedì 13 maggio 2008

Sul dramma mediorientale,passando dalla Fiera del Libro di Torino...

Una rappresentazione tutta ideologica del dramma mediorientale
di Fabio Amato
su Liberazione del 11/05/2008
Ieri si è svolta a Torino la manifestazione contro la Fiera del Libro, che ha come ospite d'onore Israele. Da diversi mesi si è aperto un dibattito, non solo in Italia, sul valore simbolico e politico di questo evento. Celebrare la nascita di uno Stato, nato sulla base delle risoluzioni delle Nazioni Unite, e dimenticare che esiste un popolo intero che è da 60 anni esule, profugo, rifugiato, che giustamente rivendica la sua memoria, ovvero quella della catastrofe seguita alla cacciata di migliaia di donne e uomini dalle terre e dai villaggi che abitavano da secoli, non può che suscitare dibattiti, discussioni, anche aspri. Soprattutto in un momento nel quale viene intensificata la pressione militare su Gaza e Cisgiordania.

Noi abbiamo criticato l'idea del boicottaggio.
Si può discutere, come avviene in tutto il mondo della solidarietà alla causa palestinese, anche nella stessa Israele, se usare o meno questo strumento di pressione. Io penso che sia uno strumento efficace in casi come la cooperazione militare o di beni provenienti dagli insediamenti.
Sbagliata nel caso di una fiera del libro, anche se questa è usata con intenti propagandistici. Il rischio è che assisteremo per l'ennesima volta a una rappresentazione tutta ideologica del dramma mediorientale.
A rimanere sullo sfondo, ancora una volta, rischierà di rimanere l'altra storia, come ci ricorda Edward Said, colpevolmente rimossa dall'Occidente, che la nascita dello stato di Israele ha portato con sé, ovvero l'inizio della tragedia del popolo palestinese, la Nakba.
L'opinione pubblica italiana, rimarrà comunque all'oscuro delle continue prepotenze e violazioni della legalità internazionale che il governo d'Israele compie quotidianamente. E sulle quali, non vi è uguale presa di posizione di quanti invece intervengono, sempre e comunque, in difesa del governo israeliano. Non saprà del muro dell'apartheid, della confisca di terra ai palestinesi, dell'assedio alla popolazione civile di Gaza, delle punizioni collettive.
Non saprà dell'espansione degli insediamenti, della colonizzazione di Gerusalemme, della detenzione di oltre 10.000 palestinesi nelle carceri israeliane. Del persistere di un'occupazione illegale che va avanti da 40 anni.. Siamo convinti che solo da una pace giusta, può nascere una sicurezza per entrambi i popoli. Per il diritto di entrambi ad uno stato. Solo che molti dimenticano che mentre Israele esiste, appunto, da sessant'anni, la Palestina ancora no, nonostante anche nel suo caso lo esiga il diritto internazionale.
Come dimenticano che autorevoli membri del governo di Tel Aviv (per favore, cari cronisti di tv, radio e giornali, non continuate a scrivere di Gerusalemme, poiché non è riconosciuta internazionalmente come capitale, in quanto occupata militarmente e oggetto di una specifica risoluzione dell'Onu), hanno posizioni apertamente razziste, vedi Lieberman. E che è innegabile la volontà politica della maggioranza delle forze politiche israeliane di voler imporre una soluzione unilaterale al decennale conflitto, di tenere in piedi un processo solamente con l'obiettivo di evitare l'isolamento internazionale.
Il processo di pace e la soluzione dei due stati per i due popoli, è oggettivamente compromessa ogni giorno di più dalla politica dei governi israeliani, sostenuti dagli Usa, che hanno, smentendo gli impegni di Oslo, praticato una politica del fatto compiuto.
Troppo il silenzio e il conformismo della comunità internazionale.
Troppa l'indifferenza che ha permesso il crescere di fondamentalismi e allontanato una pace possibile, purché giusta.
La tragedia che ora sta infiammando il Libano, ci dice dell'urgenza di rimettere il tema della pace e della questione palestinese al centro dell'agenda politica.
Il movimento di solidarietà e per la pace dovrà essere capace di unire e non di dividere. Dovremo capire come farlo, evitando una competizione che non aiuta nessuno, prima di tutto il popolo palestinese.

mercoledì 7 maggio 2008

Spagna: Madrid celebra bicentenario rivolta contro Napoleone


Ricevo e pubblico.... TRADIZIONE: LA SPAGNA RICORDA IL SU0 1799
(Lettera Napoletana) – Una sfilata militare alla presenza di migliaia di spagnoli ha ricordato il 2 maggio scorso alla Puerta del Sol di Madrid, il bicentenario della rivolta anti-francese del 2 maggio 1808. Da quegli avvenimenti – ha dichiarato il re di Spagna Juan Carlos di Borbone - “nacque una Spagna cosciente della propria identità nazionale” (cfr. Diario de Noticias, 3.5.2008).
Nel 1808 l’esercito rivoluzionario francese, forte di 100 mila uomini, invase la Spagna. Napoleone Bonaparte collocò sul trono il proprio fratello Giuseppe. Ma il Paese reale spagnolo reagì con grande forza. A Madrid esplose la rivolta, che fu sedata dai francesi a colpi di baionetta e con fucilazioni di massa.
Molti degli insorti furono uccisi immediatamente per dare un esempio alla popolazione.
Nella notte del 3 maggio 1808, sul Monte del Principe Pio, nei pressi della capitale spagnola, furono fucilati centinaia di rivoltosi. Il pittore Francisco Goya (1746-1828) rappresentò l’orrore del massacro in un celebre quadro, che ha lasciato una profonda impronta nella storia dell’arte.
La Spagna dunque considera eroi gli insorti del 1808, che dopo cinque anni riuscirono a liberare il Paese ed a cacciare gli invasori, e pone questa pagina di storia alle fondamenta della propria identità nazionale.
A Napoli ed in Italia, invece, si continua a celebrare, anche se sempre più stancamente, la cosiddetta Repubblica Partenopea, imposta nel 1799 dagli stessi francesi che invasero la Spagna e con la medesima violenza sanguinaria.
La storiografia dominante e le istituzioni culturali pubbliche continuano a negare il grande valore della controrivoluzione condotta alla vittoria dal Cardinale Fabrizio Ruffo, che rovesciò la repubblica giacobina riaffermando l’identità nazionale delle Due Sicilie.

(LN9/2008)
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mercoledì 30 aprile 2008

2OO8:LA TESSERA DEL FNS DEDICATA AL COMANDANTE CANEPA.

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Ricevo e pubblico...
FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU – SICILIA INDIPINNENTI
FRONTE NAZIONALE SICILIANO – SICILIA INDIPENDENTE
Comunicato Stampa- Komunikatu Stampa
NEL PRIMO CENTENARIO DELLA NASCITA,DEDICATO AD ANTONIO CANEPA IL TESSERAMENTO 2008 DEGLI INDIPENDENTISTI DI LU FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU. Quest’anno ricorre il Centenario della nascita di Antonio Canepa, che , appunto , era nato a Palermo il 23 ottobre del 1908 e che sarebbe diventato il primo Comndante dell’E.V.I.S. ( Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia) con lo pseudonimo di “Mario Turri “. Canepa fu ucciso ,- com’è noto- , il 17 Giugno del 1945 a Randazzo assieme ad altri due giovani Combattenti dell’EVIS : Carmelo Rosano e Giuseppe Lo Giudice.
Fra le tante iniziative adottate dal F.N.S. per celebrare tale ricorrenza, particolarmente interessante è quella di dedicare alla memoria del Martire Siciliano il Tesseramento in corso, che si chiuderà il prossimo 30 giugno.
La tessera 2008 riporta l’immagine dello stesso Antonio Canepa.
-Palermu ,28 Aprili 2008.
Il Segretario
( Giuseppe Scianò
)
Si ringrazia per la cortese attenzione.
L’Addetto alla Comunicazione e alle P.R.
( Giovanni Basile )
FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU – SICILIA INDIPINNENTI
VIA BRUNETTO LATINI 26 - 90141 PALERMO
Tel.091 329456 – email:
fnsme@yahoo.it - fnsct@yahoo.it

martedì 29 aprile 2008

LIGURIA: Emmo za daeto!

Ricevo e pubblico...
M.I.L.-Movimento Indipendentista Ligure
COMUNICATO STAMPA
Lunedì 28 aprile 2008 a cura di Franco Bampi e Vincenzo Matteucci
Alla cortese attenzione di Orazio Vasta
Forum del M.I.L.Esprimi la tua opinione su questo comunicato cliccando qui!
Abbiamo già dato!
Emmo za dæto!
Sempre di più devono riemergere le tipiche "diversità" della Liguria.
È stata celebrata la ricorrenza del 25 Aprile, Liberazione della Liguria dai nazi-fascisti e dalla monarchia. A nessuno di coloro che hanno fatto parte dei "cerimoniali" ed hanno fatto discorsi, è venuto in mente che è arrivato il momento di RACCONTARE LA VERA STORIA della "guerra di Liberazione della Liguria".
Infatti i partigiani liguri:
1°) hanno liberato la Liguria dai nazi-fascisti e dalla monarchia.
2°) hanno fatto tutto questo anche se NON AVREBBERO DOVUTO FARLO, perché la Liguria si è trovata coinvolta nelle vicende "italiane" unicamente perché, illegittimamente e con la violenza, l'Italia le ha tolto la sua indipendenza e l'ha costretta a seguire i suoi "destini".
Una Liguria, sovrana ed indipendente (come era suo Diritto Internazionale, non avendo MAI votato il
"plebiscito di annessione all'Italia", come invece hanno fatto le altre regioni italiane) avrebbe seguito il destino della Svizzera.
Non avrebbe cioè partecipato alle due guerre mondiali, alle stupide guerre coloniali, al regime monarchico-fascista ed alla guerra di Liberazione!
Quindi "abbiamo già ABBONDANTEMENTE dato
!"
È arrivato il momento di RIPRENDERCI quello che ci spetta, perché non vogliamo né la PADANIA, né l'ITALIA berluscon-veltroniana!
Ri-vogliamo
l'INDIPENDENZA della LIGURIA!
Il sito ufficiale www.mil2002.org

sabato 26 aprile 2008

DIBATTITO SULL'AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI DEL SUD "ITALIANO"

Caro Orazio, ti invio - in allegato - questo maturato e sofferto "documento". Non avendo io un blog utile come il tuo, ti pregherei di postarlo con l'evidenza che merita. Auspicando - finalmente - una risposta massiccia; soprattutto per quanto riguarda chi vorrà far parte dello "Stato Maggiore". Grazie per la collaborazione e grande cordialità. M.se Mario Moccia di Montemalo
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BOSSI CHE HA PORTATO LA LEGA NORD A GOVERNARE IL PAESE ITALIA, TRA TANTE ALTRE COSE HA DETTO:
“Un principio fondamentale che sta alla base di tutte le Costituzioni, è quello della resistenza che i cittadini e i popoli hanno il diritto di fare nei confronti di uno Stato quando commette ingiustizie, e nei confronti della Padania di ingiustizie, a mio parere, ne sono state fatte un’infinità.”

Bene, fratelli campani, vi devo per caso ricordare che cosa ha fatto a noi l'italia? D'apprima con la scusa viscida dell'unità d'Italia, e poi dopo ( e durante), l'unificazione.Ma è proprio vero che siete dei Paglietta? Mi è venuto il dubbio che nonostante siate voi i pagnietta, non sappiate che cosa significhi questo epiteto. Così sono andato a cercare Wikipedia, una definizione appropriata; ma mi ho trovato, fortunatamente un post dell'ottimo professor Zitara che è indirettamente una risposta a me medesimo che volevo risvegliare le Duesicilie. In realtà, trovando che il professore ha ragione, ho deciso di occuparmi di Campania e non più di Duesicilie. Tentando di proporre l'autodeterminazione della Campania, fondando la Repubblica Socialista Parthenopea. Ma la lettera del Professore, no, ve la dovete leggere, per capire perchè la Sicilia è la Sicilia, e non c'entra niente con il napoletano. Noi siamo una realtà diversa e non vogliamo che venga fuori un nuovo "Lombardo" ad allearsi con la lega di Bossi. Noi infatti, non dobbiamo allearci con quest'Italia; da quest'Italia dobbiamo invece affrancarci, chiedendo la nostra autodeterminazione!

NO, NON C'E' PIÙ TEMPO
"Caro Moccia, personalmente respingo con fermezza la Tua proposta di un incontro tra pugliesi e calabresi a Catanzaro, che dovrebbe essere preparatoria di un successivo incontro a Catania. Questo incontro sarebbe un piacevole rendez-vous fra vecchi amici, ma non avrebbe un vero carattere politico.Ora, il problema è: Quale politica? Questo continuo incontrarsi tra neoborbonici è la brutta copia degli incontri che, sprecando soldi nostri, fanno i politici meridionali al servizio del sistema cavourrista e toscopadano. I su lodati, di tanto in tanto, sentono il bisogno d'incontrarsi in inutili e televisivi convegni, per affermare a sé stessi (e a chi non gli crede ma mangia con loro), che hanno la testa e delle idee politiche in testa, mentre in effetti in testa hanno soltanto la gestione del sottopotere che il Nord gli accorda e la voglia di far bottino.Intanto, secondo me, la Sicilia e il Napoletano sono due formazioni sociali a sé stanti. Il fatto che la disgrazia del colonialismo toscopadano oggi le accomuni non significa che le diversità siano scomparse. La Sicilia e il Napoletano (l'Ytalìa) possono e debbono allearsi nel moto d'indipendenza dalla Toscopadana, ma ciascun paese ha una sua persistente identità millenaria. La storia di lungo periodo non si cancella davanti a una pizza e a un bicchiere di vino. La Sicilia ha consapevolezza della propria identità, i suoi intellettuali hanno, forse, anche una strategia e un obiettivo, mentre l'Ytalìa ha consapevolezza di sé soltanto nella coscienza profonda, come attesta il brigantaggio antiunitario, ma non immagina ancora come costituirsi a Stato. Il fatto che i re Borbone, specialmente Francesco II, avessero l'idea d'essere Stato non significa che l'avessero anche gli altri italioti, specialmente l'aristocrazia e la borghesia. Se l'avessero avuta, non avrebbero tradito Napoli per Torino; avrebbero condotto la propria battaglia politica all'interno del paese e con le proprie mani, e non con le mani dei francesi e dei piemontesi. Tuttora Napolitano si sente napolitaliano e non interamente napoletano, e c'è chi, come Bassolino o la camorra o la 'ndrangheta, si appoggia a Roma per scroccare sugli italioti. Un uomo d'ingegno, un superbo scrittore, qual è Roberto Saviano, tuttora si rivolge idealmente alla Repubblica (torinese), ai suoi giudici, alle sue forze di polizia e ai toscopadani nell'illusione di salvare Napoli con le altrui mani. Il dramma degli italioti s'incorpora nell'ambiguità tra l'inconsapevole sentimento di appartenenza e la razionalità presa a prestito dalla Francia, dall'Inghilterra e da Milano. Tuttavia non c'è tempo per una 'rivoluzione culturale', per portare a livello di coscienza la nostra identità e per costruirci sopra una nostra politica. No, non c'è tempo! Dobbiamo far presto, perché ogni giorno è un nuovo disastro, una nuova servitù economica e culturale, un nuovo Saviano che capisce tutto e non sa cosa fare. Bisogna necessariamente rifarci alla categoria politica d'indipendenza, nel caso allo Stato borbonico. Rimetterlo in piedi contro i paglietta. Ma i paglietta siamo noi, incapaci di pensare e progettare in proprio. Potremmo soltanto 'agire' in proprio, secondo la regola monastica dell'obbedienza a un fine. Nei passaggi intermedi i monaci non cercano sé stessi ma si sentono obbligati al fine religiosamente adottato. Farci monaci e obbedire alla regola dell'indipendenza, non possiamo fare altro. Prima la liberazione e poi la costituzione. In questo senso, il partito a cui penso è una Regola monastica in vista della liberazione. Tutto ciò che non è Regola mi sembra una qualunque etichetta fra le tante così care ai profittatori del regime cavourrista.Ti abbraccio con l'affetto di sempre, Nicola Zitara ".


Orbene, Bossi osa sempre di più ed ottiene sempre di più. Noi napoletani - invece - che facciamo...
Vulimme perdere ancora tiempo? Io no. Me so' scucciat! Ed eccomi quindi a proporvi di diventare uno Stato diverso dall'Italia!Autrodeterminandoci. Incontriamoci a Napoli, il 6/7/8 settembre.
Il 6 ed il sette si incontrerà lo "Stato maggiore" responsabile di fronte agli Organismi internazionali della richiesta di autodeterminazione. L'8 settembre ci incontreremo con Beppe Grillo in Piazza del Plebiscito con il Popolo che ci permetterà la richiesta di autodeterminazione, con la propria - preziosissima - firma.
E fu cosi che rinacque la gloriosa Repubblica Napoletana. La Repubblica Socialista Parthenopea!
Programma di una giornata particolare
8 SETTEMBRE (una data storica a ricordarci il tradimento del "re galantuomo" Vittorio Emanuele degli stessi savoia che avevano rapinato Napoli ed il Sud D'Italia. Una data in cui Napoli si riprenderà la sua dignità con le vostre firme...
Ore 9.00 - Piazza del Plebiscito ricca di 7 gazebo per la raccolta firme; alla presenza di altrettanti funzionari comunali-vidimatori cortesemente ( e patriotticamente) disponibili, coadiuvati da 7 raccoglitori, documento valido ( non scaduto), alla mano, si raccoglieranno le firme che consentiranno ai responsabili di presentare la nostra richiesta di autodeterminazione al governo italiano ed agli Organismi internazionali: Comunità europea:"Consiglio, Commissione; Segretariato generale delle Nazioni Unite nonché ai governi degli Stati membri. Conferenza di Helsinky... Ed agli stessi Stati Uniti d'America.
Suggestioni di una giornata particolare
Fin dalla mattina, grazie agli sponsor, panini, bibite e pizze scontati accompagnati dalle splendide note della cover band di Rino Gaetano (che anche non napoletano è presente nei nostri cuori e non può mancare a questo storico appuntamento), Eugenio Bennato ed altri artisti Partenopei tutti presenti gratuitamente, ringraziando e dichiarandosi onorati per la chiamata.
Gli amici incaricati di montare il palco per la festa-concerto della sera ci dicono che fin dalle 9 del mattino sta passando gente che chiede di firmare.
Stanno andano a ruba e sono già tutte indossate le magliette con su scritto sul retro "Addio Italia..." e sul davanti "è stat bell finchè è durat, ma nui simme 'nnata cosa! Arrivederci! Oppure un'altra con su scritto: "Autodeterninazione parthenopea"! E naturalmente il nostro simbolo: "il Giglio"!
Alle 17 dopo il discorso dell'ospite d'onore Beppe Grillo, inizia la festa musicale, abbiamo già venduto tutte le magliette. Comincio a rendermi conto che quella cosa lì, che doveva essere un evento propriamente inteso cui non credevamo nella risposta dei napoletani, sta diventando un fiume di persone provenienti da tuute le città e Paesi della Campania. in una processione infinita, laica, civilissima.Che ci vede costretti ad aprire altri tre gazebo e chiamare altri tre funzionari che rispondono immediatamente, con grande spirito napoletano.
Ore 17.15 i tecnici fanno le prove del suono e i nostri antennisti riescono a stabilire la diretta con Piazza Maggiore a Bologna, con Piazza Duomo a Milano e Piazza a Venezia in un estremo arrivederci agli italiani del Nord per far loro capire che cosa stanno perdendo! solo l’audio, perché il sole picchia ancora e sul maxi schermo non si vedrebbe niente. La gente che ha già firmato si raccoglie in cerchio, ascolta, ride, saranno un centinaio: “l’ascolto collettivo della radio”, mi dico, non avevo mai visto niente del genere.
Comincia il concerto all’ora dell’aperitivo, c’è tanta gente in fila, non una protesta per l’attesa, guardo i tavoli delle firme, conto 10 raccoglitori insieme ai vidimatori, tutti a testa bassa. C’è qualcosa che mi commuove in quello spettacolo, ma non me lo posso ancora permettere, ho del lavoro da fare, la serata da portare a termine come promesso nel programma. Per fortuna tutto fila liscio grazie al sacrificio di tanti.Avevamo previsto una soglia di felicità a quota 500 firme. Stiamo superando le mille firme e c'è ancora gente a fare la fila.Tranquilla, disciplinata, tanto che non sembra neppure che la cosa stia accadendo a Napoli!
Cosa sta succedendo?Sono le 23. Che ci fanno centinaia di ventenni in coda per un quarto d’ora con la patente in mano solo per fare una firma? Sono questi gli sballati del sabato sera? Quelli senza valori, che pensano solo a drogarsi e ubriacarsi?
Ore 00.15, L. G., 27 anni di Benevento, mette felice la firma numero 2000.I moduli sono finiti, i raccoglitori di firme e i vidimatori sono sfiniti. Molti, ancora in fila, tutti ragazzi, rimangono delusi, noi ci scusiamo dichiarando chiusa la raccolta.Tanto sono più che sufficienti. Ma che cosa succede, cos'è quel baccano quell'improvvisa cagnara, tutti i restanti, non vogliono saperne di andare via. vogliono firmare al grido di: "Io c'ero"! io c'ero!
Ore 01.00. In una giornata che è stata già abbastanza incredibile di suo, alcuni ragazzi prendono fogli bianchi e penne dal gazebo e iniziano una nuova, spontanea, raccolta di firme, pur consapevoli che non varrà per le stime ufficiali. I nostri, colpiti, si mettono a disposizione per dare ordine a quel rito bellissimo quanto teoricamente inutile che sa tanto di democrazia.
E’ la degna e toccante conclusione di un rito collettivo e liberatorio. La nostra richiesta di autodeterminazione ha avuto il successo insperato... e più in là, ci sono ancora i cumuli di immondizia! Che tempo un mese, non ci saranno più.
Chi ha vissuto quel momento un 8 settembre di vera festa, non credo se lo dimenticherà.
E no, anche perchè sta iniziando a cantare un'altra voce 'e Napule per accompagnare il sorgere di una nuova alba... un'alba interamente napoletana. Parthenopea!
m.se Mario Moccia di Montemalo
mariomoccia@gmail.com
www.mariomoccia.com

LA KOSOVA VERSO L'UNIONE EUROPEA

Da:
Albania News A: oraziovasta@libero

Kosovo vuole

l'adesione all'UE

nel 2015

Venerdì 25 Aprile 2008 00:57
A due mesi dalla secessione unilaterale dalla Serbia, il Kosovo ha chiarito di voler aderire all'Unione Europea, fissando il 2015 come suo obiettivo per l’adesione.
"Dopo l'indipendenza, la nostra aspirazione nazionale è quello di aderire all'UE", ha riferito il Vice Primo Ministro Hajredin Kuci questo mercoledì ai giornalisti."Questo è il nostro obiettivo, la nostra previsione e il nostro impegno", ha aggiunto Kuci, definendo l'adesione all'UE come la "priorità assoluta" e la “strada verso la prosperità, la democratizzazione, e una sicurezza maggiore".Il Kosovo lavorerà per avere "segnali chiari" sulla sua eventuale prospettiva di adesione già dalla settimana prossima nell'incontro dei ministri degli esteri dell’UE a Lussemburgo (28-29 aprile), azione che potrebbe causare un mal di testa politico, dato che una parte dei stati membri dell’UE si rifiutano di riconoscere il nuovo stato.Cipro, Grecia, Romania, Spagna e Slovacchia sono considerati i più riluttanti ad approvare la scelta unilaterale del Kosovo verso l'indipendenza.Kuci ha dichiarato che il suo paese richiederà il riconoscimento da tutti i stati membri in modo da non essere bloccato in seguito in un processo di adesione lungo e travagliato."Abbiamo bisogno di affrontare con più azioni politiche - in particolare sull'integrazione delle minoranze - la stabilità delle istituzioni e della governance parlamentare, per adempiere gli impegni del Kosovo nei confronti della comunità internazionale", ha detto Kuci.Kuci ha considerato l'economia la sfida più grande, dichiarando che Prishtina ha bisogno di trasformare l’attuale economia di sopravvivenza in una competitiva.

APPELLO ALL'ONU PER LA CECENIA

Cecenia:soldati russi mascherati con la vecchia bandiera sovietica
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Ricevo e pubblico...
PER UN'AMMINISTRAZIONE PROVVISORIA DELLE NAZIONI UNITE IN CECENIA
Appello al Segretario generale e ai Capi di Stato e di Governo dei paesi membri delle Nazioni Unite
Noi cittadini ceceni, russi e di tutto il mondo
rivolgiamo un appello fiducioso alle Nazioni Unite ed agli Stati che hanno a cuore i destini della vita e della civiltà umana, in quel piccolo angolo d'Europa, cancellato dalla coscienza dell'Occidente e dei paesi liberi, consegnato da 10 anni alle truppe di occupazione del Cremlino.Lo Stato Russo sta rinnovando una tragedia che si trascina da tre secoli, di occupazione in occupazione, di deportazione in deportazione, di sterminio in sterminio. Questa colonizzazione multisecolare è una vergogna per l'intera umanità ed una tragedia che unisce, prima che dividere, i popoli russo e ceceno in una comune sventura.
Noi ceceni,
vediamo da dieci anni il nostro paese devastato, la nostra capitale Grozny rasa al suolo, i nostri villaggi, i nostri campi, i nostri boschi e il nostro stesso popolo resi quotidiani bersagli di una guerra che non sembra avere altro fine, né altro epilogo, che il nostro definitivo annientamento.Vediamo i nostri figli e le nostre figlie, i nostri padri e le nostre madri, i nostri mariti e le nostre mogli, i nostri fratelli e le nostre sorelle, rapiti nel cuore della notte, deportati, imprigionati, torturati, violentati, mutilati e assassinati.Vediamo con angoscia crescere il rischio che alcuni dei più giovani e dei più deboli di noi, cresciuti in un mondo che non conosce che la guerra, cedano anch'essi alla tentazione del terrorismo e confidino in un "coraggio assassino", che li renderebbe uguali agli occupanti.Vediamo che le nostre fragili istituzioni, consacrate da un voto democratico nel 1997, riconosciute dalla comunità internazionale e dalla stessa Federazione Russa, sono state prima delegittimate, poi sostituite da un governo fantoccio e infine spazzate via da un referendum-farsa.
Noi russi,
Sappiamo che i corpi dei nostri ragazzi in divisa tornano a migliaia a raggiungere furtivamente i cimiteri delle nostre città e dei nostri villaggi. Sappiamo che i nostri soldati sono condannati a commettere innumerevoli atrocità e crimini quotidiani, per ordine di qualche autocrate e di alcuni generali cinici e venali.Sappiamo che questa guerra uccide a decine di migliaia, uomini e donne, e con loro assassina anche la speranza della democrazia e della libertà che coltiviamo nel nostro cuore, dalla fine della guerra fredda, per il nostro paese.
Noi cittadini del mondo intero,
condividiamo lo stesso orrore che provano molti russi e il medesimo terrore dei ceceni, di fronte alla devastazione di quel piccolo lembo d'Europa e di mondo che si chiama ancora Cecenia.Affermiamo che quanto succede in questa regione, scientemente e complicemente abbandonata, assomiglia ogni giorno di più ad un vero e proprio genocidio.
Signor Segretario Generale, Signore e Signori Capi di Stato e di Governo,
Riteniamo intollerabile che la comunità internazionale continui ad ignorare l'incalzare quotidiano di questo dramma assoluto; non è ammissibile continuare a chiudere gli occhi e sottrarsi ulteriormente alle responsabilità che incombono su tutti e su ciascuno.Sottoscriviamo il piano per "l'indipendenza condizionata" presentato dal Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Cecena d'Ichkeria, Ilyas Akhmadov, che propone l'istituzione di un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite, sulla base del disarmo dell'insieme delle forze cecene e del ritiro di tutte le forze militari e dell'amministrazione civile russe. Al termine di tale periodo di transizione, durante il quale l'ONU avrebbe l'incarico di amministrare il paese e di coordinare la ricostruzione dell'ordine civile, politico e materiale di un paese popolato di rovine e di fosse comuni, i cittadini ceceni sopravvissuti sarebbero chiamati ad eleggere il proprio parlamento e il proprio governo.
Noi cittadini ceceni, russi e di tutto il mondo
Vi chiediamo solennemente e con fiducia che siano immediatamente prese tutte le iniziative necessarie per studiare e poi attuare il piano Akhmadov per la pace e la democrazia in Cecenia.Auspichiamo che, secondo questa logica, venga nominato al più presto un Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell'ONU per la Cecenia.La sicurezza dei russi e la vita dei ceceni non possono essere sacrificate alla logica di un conflitto, che nessuno può più sperare di vincere sul campo di battaglia. Spetta alla comunità internazionale e alle Nazioni Unite consentire a due popoli che stanno perdendo entrambi una guerra vergognosa, di vincere insieme una pace onorevole.

lunedì 24 marzo 2008

AUTOSTRADE (di Nello Esposito del blog NAZIONE DELLE DUE SICILIE)

RICEVO dall'amico Esposito e pubblico con piacere...
"In una recente intervista, Ennio Cascetta, docente di Teoria
dei Sistemi di Trasporto presso l'Università di Napoli Federico II ed Assessore ai Trasporti della Regione Campania, in occasione della prossima apertura al traffico dell'allargamento dello svincolo di Fratte (SA) ha detto: "Ora l'Italia non sarà più divisa in due" (Denaro mercoledì 19/03/2008).
Fermo restando l'importanza dell'allargamento dello svincolo citato, e solo chi abita in quelle zone o nelle aree di Avellino e Benevento può capire ciò che dico, come può un professorone come Cascetta lanciarsi in slogan da campagna elettorale.Nella sua duplice veste, Ennio Cascetta, avrà certamente notato che la rete autostradale italiana è costruita ad albero, dove un sottile tronco rappresentato dalle spoglie e mal curate autostrade meridionali, porta la linfa vitale (forza lavoro, emigrazione) alla chioma dell'albero,rappresentata dalla capillare rete autostradale del nord.
Il fatto che Napoli non sia ben collegata con Matera o con Taranto, o che gli abitanti delle Calabrie o della Sicilia abbiano grossi problemi di collegamento all'interno della propria regione, ci fa capire che anche il piano di investimento delle autostrade italiane, dell'antichità ad oggi, è sempre stato concentrato nel favorire l'incremento dell'efficacia deicollegamenti interregionali toscopadani, ed i politicanti meridionali sono complici di questa volontà accontentandosi di essere ripagati con quei 4-500voti di Fratte che gli assicurano il prolungamento della propria nomina. Al nord vengono innagurati viadotti, autostrade, tunnel, ed al Sud facciamo festa per un misero allargamento dello svincolo di Fratte.E dal momento che il Dott. Cascetta si occupa di trasporti, lo voglio invitare ad andare in treno da Napoli fino a Taranto e scoprire che ci vogliono dalle 4 ore e cinquanta alle OTTO ORE E DEICI (questo quanto siprevede dal sito delle Ferrovie, perchè può andare peggio) e paragonarlo alla tratta Milano -Venezia dalle due ore e venti alle tre ore e mezza; lo voglio invitare ad adare a Capri, partendo da Castellammare di Stabia o da Sorrento, per scoprire che esiste solo una compagnia di navigazione che esercita un monopolio su orari e tariffe.Evitiamo questi slogan elettorali (e forse è meglio evitare di credere a questi politicanti), e concentriamoci sulla realizzazione delle vere vie di collegamento nelle Due Sicilie, incrementiamo il trasporto su rotaia (nel senso di creare nuove tratte) e incentiviamo il trasporto via mare".
Nello Esposito