martedì 24 febbraio 2009

E' CARNEVALE!

L'invenzione di Pulcinella (di Gianni Rodari)
Signore e signori, fatevi avantipiù gente entra, più siete in tanti!

Correte a vedere la grande attrazione,la formidabile invenzione.

Non sono venuto su questo mercatoper vendere il fumo affumicato.

Non sono venuto a questa fieraper vendere i buchi del gruviera.

Il mio nome è Pulcinella

ed ho inventato la moz - za - rel - la!

Da questa parte, signori e signoreson
Pulcinella il grande inventore!

Per consolare i poverettiho inventato gli spaghetti.

Per rallegrare a tutti la vita

creai la pizza Margherita!

Olio, farina, pomodoro

nulla vale questo tesoro.

Ad ascoltarlo corre la gente,si diverte... e non compra niente.

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Pulcinella è una delle maschere più note della tradizione meridionale. La sua origine risale al Seicento, essendo la sua presenza documentata da diverse raffigurazioni dell'epoca. Alcuni tuttavia rintracciano le sue origini nei personaggi delle "fabulae atellanae" come Macco e Dosseno, di cui conserva alcuni caratteri esteriori e interiori, come la gobba e il ventre sporgente, unite ad una certa malizia. L'abito di scena richiama quello dello Zanni, con l'ampio camicione bianco serrato dalla cintura nera tenuta bassa sopra i calzoni cadenti. La sua maschera è nera, glabra, con gli occhi piccoli e il naso adunco, che dava alla voce degli attori una caratteristica tonalità stridula e chioccia. Alcuni attori e burattinai utilizzavano un particolare strumento detto "sgherlo" o "pivetta", per accentuare questa caratteristica della voce. Alla voce e al naso a becco sembra essere legato anche il nome pulcinella, da "pulcino". Il carattere del personaggio richiama quello dello Zanni, pur essendo più complesso e articolato. Servo sciocco e insensato, non manca spesso di arguzia e buon senso popolare. In lui si mescolano un'intensa vitalità ed un'indole inquieta, triste e sempre pronta a stupirsi delle cose del mondo. Secondo la tradizione primo interprete e principale inventore del personaggio di Pulcinella fu l'attore Silvio Fiorillo, vissuto nella seconda metà del Cinquecento, che lo condusse alla notorietà insieme alla Compagnia degli Accesi. In seguito il più grande e noto Pulcinella fu l'attore Antonio Petito (1822-76), che lo slegò da un ruolo particolare, conferendogli maggiore spessore psicologico.

lunedì 23 febbraio 2009

SONIA ALFANO AL PARLAMENTO EUROPEO!

"Sento prima di tutto la necessità di ringraziare tutte quelle persone che con la loro presenza ed il loro costante affetto mi sono state vicino. un grazie con il cuore infiammato dal mio "amore" per loro va a Salvatore Borsellino, a Benny Calasanzio, a nicolò conti e a tutta la mia famiglia. ho cercato in questi giorni di tirare le somme della mia attività e ho parlato con tantissime persone per capire quale fosse la decisione migliore in merito alla candidatura alle europee.
Sono giunta alla conclusione che forse è opportuno tirare in ballo in questa decisione quante più persone possibile.
Ciò che ci ha sempre distinto dai politicanti è stato il nostro contatto diretto con la gente ed i loro problemi, cosa mai riuscita difficile perchè siamo persone normali e quelli sono i nostri problemi presentati dalla quotidianità.
Credo quindi che per continuare in questa direzione sia opportuno coinvolgere molta gente. non voglio imporre la mia presenza a nessuno, anzi le candidature dovrebbero essere espressione del popolo ed è così che vedo la soluzione alle mie perplessità.
Su Facebook c'è un gruppo fondato da Benny Calasanzio "per convincermi a candidarmi"..utilizzate quello e ogni altra forma di interpello che reputate più idonea, ma raggiungiamo la gente e facciamo decidere loro. credo sia il modo più giusto e democratico...io ragiono in termini di raccolte firme e referendum e forse anche per questo sento la necessità di non racchiudere questa decisione. spero possiate aiutarmi nel raggiungimento dell'obiettivo, perchè per me è fondamentale capire se la gente vuole la mia candidatura.
Grazie infinite a tutti, soprattutto a chi la penserà in maniera differente da me.
La differenza rende forte la democrazia e gli ideali!
Sonia Alfano"

venerdì 20 febbraio 2009

PRESIDENTE RAFFAELE LOMBARDO...SVEGLIA!

19 Febraio 2009
Lettera dei Sindaci dei Comuni al Presidente del Consiglio e al Presidente della Regione Siciliana
CAPO D’ORLANDO
CAPRI LEONE
CASTEL DI LUCIO
CASTELL’UMBERTO

FICARRA

FLORESTA

FRAZZANO’

GALATI

MAMERTINO

LONGI

MILAZZO

MOTTA D’AFFERMO

SAN MARCO D’ALUNZIO

SAN PIERO PATTI

SAN SALVATORE DI FITALIA

SANT’AGATA MILITELLO

TORRENOVA

TORTORICI
TUSA

Esimio Presidente del Consiglio dei Ministri On.le Silvio Berlusconi Piazza Colonna, 370 - 00187 ROMA

Ill.mo Sig. Presidente della Regione On.le Raffaele Lombardo Palazzo d’Orleans -PALERMO

con la presente nota, protestano nei confronti del Governo Nazionale e Regionale per la mancanza di attenzione e risposte agli enti locali siciliani.
La barbarie politica manifestata nei confronti del Mezzogiorno, acutizzata nell’isola a statuto speciale, è conclamata nel ragionamento che va traducendosi con l’adozione delle norme sul c.d. “federalismo fiscale”.
Il riscatto meridionale, che nella nostra regione sembrava confortato dallo sbandierato principio autonomistico, nel progetto intestato dall’on. Lombardo, sta rivelandosi fallimentare.
Le nostre comunità sono sempre più povere di risorse e di servizi.
I Fondi FAS (fondo per le aree sottosviluppate) destinati al Sud, saranno utilizzati per altro, anzitutto l'EXPO Milano, raggiungendo l'incredibile obiettivo di sostenere il legittimo sviluppo di Milano con le risorse del Sud!
Tutto questo, fatto altrettanto grave, nel silenzio più assoluto dei parlamentari eletti nella nostra Regione e che non possiamo più definire "nostri rappresentanti".
Il silenzio dinnanzi alle pressanti domande su logistica, infrastrutture, protezione civile, sicurezza, sanità è divenuto intollerabile.
Tutto ciò mentre l'ottanta per cento delle somme destinate ai cosiddetti ammortizzatori sociali viene consumato nel centro nord, i soldi pubblici destinati al sistema bancario non alimentano il credito alle imprese del mezzogiorno, pressoché pari a zero; ed il Sud continua ad essere visto e considerato "parassitario ed assistito"!
Ed al sacco economico che la Sicilia subisce, si aggiunge l'insopportabile immobilismo della Regione fin'oggi incapace di rendere utilizzabili i fondi POR 2007/2013.Continuiamo così ad assistere a scelte verticistiche che in Sicilia hanno reso servizi prima resi dai Comuni, come la raccolta rifiuti, ingestibili, inefficienti e costosi per famiglie e imprese senza che gli ATO possano offrire, in assenza di interventi infrastrutturali, adeguate soluzioni.
Non esiste alcuna programmazione, si naviga a vista, ma il territorio da noi rappresentato necessita una attenzione, una sensibilità, un sostegno sinora negati.
Ma le richieste di confronto, coinvolgimento e partecipazione sono state costantemente disattese, ma solo il dialogo interistituzionale può consentire l’individuazione di modelli e percorsi praticabili.
E noi riteniamo di essere ancora in tempo ad invertire la rotta e voltare pagina.
E nella trincea istituzionale nella quale ogni giorno affrontiamo emergenze, condividiamo i disagi ed ascoltiamo i bisogni della nostra gente, attendiamo fatti, non parole; chiediamo azioni, non passerelle; pretendiamo rispetto per la dignità dei Siciliani.

F.to i Sindaci:
Capo D’Orlando – Roberto Vincenzo Sindoni

Capri Leone – Bernardette Grasso

Castel di Lucio – Giuseppe Franco

Castell’Umberto – Alessandro Pruiti

CiarelloFicarra – Basilio Ridolfo

Floresta – Sebastiano Marzullo

Frazzanò – Antonino Carcione

Galati Mamertino – Bruno Natale

Longi – Alessandro Lazzara

Milazzo – Lorenzo Italiano

Motta D’affermo – Sebastiano Adamo

San Marco – Amedeo Arcodia

San Piero Patti – Ornella Trovato

San Salvatore di Fitalia – Giuseppe Pizzolante

Sant’Agata Militello – Bruno Mancuso

Torrenova – Benedetto Russo

Tortorici – Maurilio Foti

Tusa – Angelo Tudisca

mercoledì 18 febbraio 2009

"Alle 14.14 mi chiama l'Assessore all'Agricoltura prof. Giovanni La Via..."

Alle 14.14 mi chiama l'Assessore all'Agricoltura prof. Giovanni La Via.
"pronto" dico io.
"habemus papam" dice lui.
Ed io "nooooo".
E lui "siiiiii"!
Di che stiamo parlando?
Il Ministro Luca Zaia ha firmato la delimitazione dei danni delle gelate nella Sicilia Orientale di appena un anno fa!
Un anno di battaglie, un anno di pressioni, un anno ... stancante, ma alla fine...ce l'abbiamo fatta.
Certo, ce n'è voluto, fotografie, fax, email, ed alla fine il pressing mediatico ... ha vinto su tutto, anche sulla "lagnosìa" Ministeriale, anche sulla Burosauropazzia!
Sono contento, anche se in ritardo, ma sono contento.
Ma sono stanco di lottare così per tutto ciò che ci è dovuto!
E siamo stanchi tutti, stanchi di essere trattati di "serie D", stanchi di essere malvisti, stanchi, stanchi ... stanchi.
Corrado Vigo
http://www.corvigo.blogspot.com/

(nella foto,l'agronomo trecastagnese Corrado Vigo)


martedì 17 febbraio 2009

KOSOVA,ad un anno dall'indipendenza responsabile...




Oggi il popolo della Kosova, fra mille problemi e mille contraddizioni,ricorda e festeggia il Primo anniversario della proclamazione della propria indipendenza nazionale. In questa giornata,voglio ricordare gli amici di RADIO KOSOVA E LIRE (Radio Kosova e Libertà)- www.radiokosovaelire.com - voce libera della Kosova ,che ha operato anche durante la guerra e la pulizia etnika imposta dalla Serbia.
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2008-02-17 -ore 15:51 - Il testo della proclamazione d'indipendenza
PRISTINA - La Kosova indipendente sarà "consacrato alla pace e alla stabilità": è quanto si afferma nel documento di indipendenza proclamata questo pomeriggio a Pristina dal parlamento della provincia meridionale serba a maggioranza di popolazione albanese.
La nazione kosovara "sarà creata sulla base del piano Ahtisaari", aggiunge il documento in 12 punti varato dal parlamento. Il piano, elaborato dall'inviato speciale dell'Onu per la Kosova , il finlandese Martti, prevede per la provincia serba una indipendenza "sotto supervisione internazionale", garantita da una missione dell'Unione europea. Approvato dagli occidentali, tale piano è stato bloccato al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dalla Russia, ostile all'indipendenza del "Kosovo".
"La Kosova è una società democratica, laica e multietnica", che accoglierà "la presenza internazionale civile e militare", prosegue la dichiarazione di indipendenza. La presenza civile è quella della Ue, destinata a prendere il posto di quella dell'Onu, mentre la presenza militare è quella della Kfor, la Forza a guida Nato in Kosovo, dispiegata sin dal 1999 nella provincia secessionista e che resterà anche dopo la proclamazione di indipendenza.
"Con l'indipendenza, la Kosova si assume le responsabilità internazionali, assicura la sicurezza delle frontiere con i paesi vicini, e vieta l'uso della violenza per risolvere le differenze", si legge ancora nel documento di indipendenza nel quale si sottolinea al tempo stesso "la volontà del Kosovo di avere buone relazioni con i suoi vicini".
"Una Kosova indipendente garantisce la (protezione) dell'eredità culturale e religiosa", riferimento questo alle decine di siti religiosi della chiesa ortodossa serba che si trovano in Kosova.
Fonte:A rarika

sabato 14 febbraio 2009

DEDICO QUESTA GIORNATA A TUTTI GLI AMORI INFRANTI DALLA BESTIA MAFIOSA!

Oggi è San Valentino,la Festa degli innamorati...lasciamo stare l'aspetto puramente commerciale...rimaniamo attaccati alla Festa degli innamorati...
La foto che ho scelto in occasione di questa giornata "d'amore" è quella che ritraee Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo...
Dedico questa Festa a loro e a tutti i magistrati,poliziotti,carabinieri,sindacalisti,politici,imprenditor e giornalisti che sono stati uccisi dai mafiosi.
Dedico questa giornata al loro AMORE INFRANTO.
Dedico questa giornata alle donne e agli uomini che hanno perso la PERSONA AMATA,l'altra meta del loro cuore, in uno dei tanti attentati compiuti dalla Bestia mafiosa.
Dedico questa giornata alle parole d'amore che non saranno mai dette da questi uomini e da queste donne.
Dedico questa giornata alle persone che non riceveranno mai quelle parole d'amore.
Dedico a questi innamorati la Festa di San Valentino....
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San Valentino.....un amore,una poesia................
Farò della mia anima uno scrignoper la tua anima,del mio cuore una dimoraper la tua bellezza,del mio petto un sepolcroper le tue pene. Ti amerò come le praterie amano la primavera,e vivrò in te la vita di un fioresotto i raggi del sole.Canterò il tuo nome come la vallecanta l'eco delle campane;ascolterò il linguaggio della tua animacome la spiaggia ascoltala storia delle onde.
~ Kahlil Gibran ~

E sto abbracciato a te senza chiederti nulla, per timore che non sia vero che tu vivi e mi ami. E sto abbracciato a te senza guardare e senza toccarti. Non debba mai scoprire con domande, con carezze, quella solitudine immensa d'amarti solo io.
~ Pedro Salinas ~

Ho scelto te
Nel silenzio della notte, io ho scelto te.Nello splendore del firmamento, io ho scelto te.Nell'incanto dell'aurora,io ho scelto te.Nelle bufere più tormentose, io ho scelto te.Nell'arsura più arida,io ho scelto te.Nella buona e nella cattiva sorte, io ho scelto te.Nella gioia e nel dolore, io ho scelto te.Nel cuore del mio cuore, io ho scelto te.
~ S. Lawrence ~

Perche' ti amo
Perche' ti amo, di notte son venuto da tecosi' impetuoso e titubantee tu non me potrai piu' dimenticarel' anima tua son venuto a rubare.
Ora lei e' mia - del tutto mi appartienenel male e nel bene,dal mio impetuoso e ardito amarenessun angelo ti potra' salvare.
~ Herman Hesse ~

Il vero amore non lascia tracce
Come la bruma non lascia sfregi

Sul verde cupo della collinaCosì il mio corpo non lascia sfregiSu di te e non lo farà mai
Oltre le finestre nel buioI bambini vengono, i bambini vanno

Come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neve
Il vero amore non lascia tracce

Se tu e io siamo una cosa sola
Si perde nei nostri abbracci
Come stelle contro il sole
Come una foglia cadente può restare
Un momento nell'aria
Così come la tua testa sul mio petto
Così la mia mano sui tuoi capelli
E molte notti resistono

Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano
~ Leonard Cohen ~

Sonetto XVII
Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio o freccia di garofani che propagano il fuoco:t'amo come si amano certe cose oscure,segretamente, tra l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e recadentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpoil concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
~ Pablo Neruda ~
Tratto da cento sonetti d'amore.

Sabbie Mobili
Demoni e meraviglie Venti e maree Lontano di gia' si e' ritirato il mare E tu Come alga dolcemente accarezzata dal vento Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognandoDemoni e meraviglie Venti e maree Lontano di gia' si e' ritirato il mare Ma nei tuoi occhi socchiusi Due piccole onde son rimasteDemoni e meraviglie Venti e maree Due piccole onde per annegarmi.
~ Jacques Prevert ~

Quando ti chiedi cos'è l'amore, immagina due mani ardenti che si incontrano, due sguardi perduti l'uno nell'altro, due cuori che tremano di fronte all'immensità di un sentimento, e poche parole per rendere eterno un istante.
~ Alan Douar ~

Desiderio
Solo il tuo cuore ardentee niente più.Il mio paradiso un camposenza usignolo né lire,con un fiume discretoe una fontanella.Senza lo sprone del ventosopra le frondené la stella che vuoleessere foglia.Una grandissima luceche fosse luccioladi un'altra,in un campo disguardi viziosi.Un riposo chiaroe lì i nostri baci,nèi sonori dell'eco,si aprirebbero molto lontano.Il tuo cuore ardente,niente più.
~ Garcia Lorca ~

Sonetto XXIV
Il mio occhio s'è fatto pittore ed ha tracciatoL'immagine tua bella sul quadro del mio cuore;il mio corpo è cornice in cui è racchiusa,Prospettica, eccellente arte pittorica,Ché attraverso il pittore devi vederne l'artePer trovar dove sia la tua autentica immagine dipinta,Custodita nella bottega del mio seno,Che ha gli occhi tuoi per vetri alle finestre.Vedi ora come gli occhi si aiutino a vicenda:I miei hanno tracciato la tua figura e i tuoiSon finestre al mio seno, per cui il SoleGode affacciarsi ad ammirare te.Però all'arte dell'occhio manca la miglior grazia:Ritrae quello che vede, ma non conosce il cuore
~ William Shakespeare ~

Senza di te
Non posso esistere senza di te. Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti: la mia vita sembra che si arresti lì, non vedo più avanti. Mi hai assorbito. In questo momento ho la sensazione come di dissolvermi:sarei estremamente triste senza la speranza di rivederti presto. Avrei paura a staccarmi da te. Mi hai rapito via l'anima con un potere cui non posso resistere;eppure potei resistere finché non ti vidi; e anche dopo averti veduta mi sforzai spesso di ragionare contro le ragioni del mio amore. Ora non ne sono più capace. Sarebbe una pena troppo grande.Il mio amore è egoista. Non posso respirare senza di te.
~ John Keats ~

Core analfabbeta
Stu core analfabbetatu ll'he purtato a scola,e s'è mparato a scrivere,e s'è mparato a lleggeresultanto na parola:"Ammore" e niente cchiù.
~ Totò ~
L’evidenza di un amore
L’evidenza di un amoreNon si può nascondere,quando nasce un sentimentoesalano da dentroeccitazioni che stabilisconocalde relazioni anche se non lo vuoi.L’evidenza di un amoreNon si può comprenderePer le vie della ragioneCon inutili argomenti.Più reale del realeLa tua immagine in me,non mi stanco di pensarti,mi sento vivere.Ho bisogno di te!Hai bisogno di me!Non posso fingere.L’esigenza di amareNon si può estinguere.Cosa mai sarebbe il mondoSenza il cielo dentro il mare.Una calma naturaleSi impadronisce di me,quando siedi al mio fianco ritorno a vivere.L’evidenza di un amore Non si può nascondere,quando nasce un sentimentoesalano da dentroeccitazioni che stabilisconocalde relazionianche se non lo vuoi.
~ Juri Camisasca ~

mercoledì 11 febbraio 2009

NON VEDERE E' NON VOLERE VEDERE....

“Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti.Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”.
Norberto Bobbio

Primi firmatari: Gustavo Zagrebelsky, Gae Aulenti, Umberto Eco, Claudio Magris, Guido Rossi, Sandra Bonsanti, Giunio Luzzatto, Simona Peverelli, Elisabetta Rubini, Salvatore Veca.

Rompiamo il silenzio.
Mai come ora è giustificato l’allarme. Assistiamo a segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalità e dell’uguaglianza, impunità per i forti e costrizione per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti. Quando i legami sociali sono messi a rischio, non stupiscono le idee secessioniste, le pulsioni razziste e xenofobe, la volgarità, l’arroganza e la violenza nei rapporti tra gli individui e i gruppi. Preoccupa soprattutto l’accettazione passiva che penetra nella cultura. Una nuova incipiente legittimità è all’opera per avvilire quella costituzionale.
Non sono difetti o deviazioni occasionali, ma segni premonitori su cui si cerca di stendere un velo di silenzio, un velo che forse un giorno sarà sollevato e mostrerà che cosa nasconde, ma sarà troppo tardi.
Non vedere è non voler vedere.
Non conosciamo gli esiti, ma avvertiamo che la democrazia è in bilico.
Pochi Paesi al mondo affrontano l’attuale crisi economica e sociale in un decadimento etico e istituzionale così esteso e avanzato, con regole deboli e contestate, punti di riferimento comuni cancellati e gruppi dirigenti inadeguati.
La democrazia non si è mai giovata di crisi come quella attuale.
Questa può sì essere occasione di riflessione e rinnovamento, ma può anche essere facilmente il terreno di coltura della demagogia, ciò da cui il nostro Paese, particolarmente, non è immune.
La demagogia è il rovesciamento del rapporto democratico tra governanti e governati. La sua massima è: il potere scende dall’alto e il consenso si fa salire dal basso.
ll primo suo segnale è la caduta di rappresentatività del Parlamento. Regole elettorali artificiose, pensate più nell’interesse dei partiti che dei cittadini, l’assenza di strumenti di scelta delle candidature (elezioni primarie) e dei candidati (preferenze) capovolgono la rappresentanza. L’investitura da parte di monarchie o oligarchie di partito si mette al posto dell’elezione.
La selezione della classe politica diventa una cooptazione chiusa. L’esautoramento del Parlamento da parte del governo, dove siedono monarchi e oligarchi di partito, è una conseguenza, di cui i decreti-legge e le questioni di fiducia a ripetizione sono a loro volta conseguenza.
La separazione dei poteri è fondamento di ogni regime che teme il dispotismo, ma la demagogia le è nemica, perché per essa il potere deve scorrere senza limiti dall’alto al basso.
Così, l’autonomia della funzione giudiziaria è minacciata; così il presidenzialismo all’italiana, cioè senza contrappesi e controlli, è oggetto di desiderio.Ci sono però altre separazioni, anche più importanti, che sono travolte: tra politica, economia, cultura, e informazione; tra pubblico e privato; tra Stato e Chiesa.
L’intreccio tra questi fattori della vita collettiva, da cui nascono collusioni e concentrazioni di potere, spesso invisibili e sempre inconfessabili, è la vera, grande anomalia del nostro Paese.
Economia, politica, informazione, cultura, religione si alimentano reciprocamente: crescono, si compromettono e si corrompono l’una con l’altra. I grandi temi delle incompatibilità, dei conflitti d’interesse, dell’etica pubblica, della laicità riguardano queste separazioni di potere e sono tanto meno presenti nell’agenda politica quanto più se ne parla a vanvera.Soprattutto, il risultato che ci sta dinnanzi spaventoso è un regime chiuso di oligarchie rapaci, che succhia dall’alto, impone disuguaglianza, vuole avere a che fare con clienti-consumatori ignari o imboniti, respinge chi, per difendere la propria dignità, non vuole asservirsi, mortifica le energie fresche e allontana i migliori.
È materia di giustizia, ma anche di declino del nostro Paese, tutto intero. Guardiamo la realtà, per quanto preoccupante sia.
Rivendichiamo i nostri diritti di cittadini.
Consideriamo ogni giorno un punto d’inizio, invece che un punto d’arrivo. Cioè: sconfiggiamo la rassegnazione e cerchiamo di dare esiti allo sdegno.
Che cosa possiamo fare dunque noi, soci e amici di Libertà e Giustizia? Possiamo far crescere le nostre forze per unirle alle intelligenze, alle culture e alle energie di coloro che rendono vivo il nostro Paese e, per amor di sé e dei propri figli, non si rassegnano al suo declino.
Con questi obiettivi primari.
Innanzitutto, contrastare le proposte di stravolgimento della Costituzione, come il presidenzialismo e l’attrazione della giurisdizione nella sfera d’influenza dell’esecutivo. Nelle condizioni politiche attuali del nostro Paese, esse sarebbero non strumenti di efficienza della democrazia ma espressione e consolidamento di oligarchie demagogiche.
Difendere la legalità contro il lassismo e la corruzione, chiedendo ai partiti che aspirano a rappresentarci di non tollerare al proprio interno faccendieri e corrotti, ancorché portatori di voti.
Non usare le candidature nelle elezioni come risorse improprie per risolvere problemi interni, per ripescare personaggi, per pagare conti, per cedere a ricatti.
Promuovere, anche così, l’obbligatorio ricambio della classe dirigente.
Non lasciar morire il tema delle incompatibilità e dei conflitti d’interesse, un tema cruciale, che non si può ridurre ad argomento della polemica politica contingente, un tema che destra e sinistra hanno lasciato cadere. Riaffermare la linea di confine, cioè la laicità senza aggettivi, nel rapporto tra lo Stato e la Chiesa cattolica, indipendenti e sovrani “ciascuno nel proprio ordine”, non appartenendo la legislazione civile, se non negli stati teocratici, all’ordine della Chiesa.
Promuovere la cultura politica, il pensiero critico, una rete di relazioni tra persone ugualmente interessate alla convivenza civile e all’attività politica, nel segno dei valori costituzionali.
Sono obiettivi ambiziosi ma non irrealistici se la voce collettiva di Libertà e Giustizia potrà pesare e farsi ascoltare.
Per questo chiediamo la tua adesione.
Informazioni di contatto : http://www.libertaegiustizia.it


lunedì 9 febbraio 2009

MARIO FRANCESE,il giornalista del Giornale di Sicilia ucciso 30 anni fa dalla mafia....

Il premio Francese tra giornalismo e teatro
Il 26 gennaio 1979 il cronista di giudiziaria pagava con la vita le sue inchiestecontro la mafia.
Nel trentesimo anniversario dell'omicidio si è tenuto a Palermo il primo appuntamento con l'edizione 2009 del riconoscimento a lui intitolato.Nicastro: "Abbiamo colto l'occasione per rinnovarne la formula e per affidarealla forza evocativa del linguaggio teatrale il compito di raccontare una storia umana e professionale che ormai è diventata un patrimonio morale collettivo". Tra le iniziative anche una cerimonia sul luogo del delitto organizzata dall'Uncie un volume che ripropone la sua ultima grande inchiesta pubblicata postuma.Siracusa, restaurata la lapide.
Il 6 febbraio serata organizzata dall'Assostampa
"Trent’anni fa il giornalismo siciliano ha perso un cronista di razza. Trent’anni dopo siamo qui a ricordare con Mario Francese il profilo di un giornalista scomodo e coraggioso: un professionista dell’informazione libera che non si fermava mai alla superficie della notizia e vi scavava dentro per ricostruirne il senso, i nessi e i contesti".

E' l'incipit dell'intervento del presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro, alla serata "Una vita per la cronaca-Mario Francese, trent'anni dopo", iniziativa promossa dallo stesso Ordine in collaborazione con la società Zerotre e primo appuntamento con il premio intitolato a Francese, che verrà consegnato nella seconda metà dell'anno.
All'incontro al teatro Politeama, che ha proposto un mix di giornalismo e teatro, sono intervenuti, tra gli altri, Francesco La Licata, inviato della Stampa (ex giornalista de L’Ora e primo vincitore del premio Francese negli anni 90), e Gian Antonio Stella, firma di punta del Corriere della Sera, coautore del best seller La Casta, che ha ricevuto nel 2003 il riconoscimento dedicato al cronista siracusano ucciso dalla mafia trent'anni fa."Questa serata è il primo appuntamento con l’edizione 2009 del premio - ha aggiunto Nicastro -. È un’occasione che vogliamo cogliere per rinnovarne la formula e per affidare alla forza evocativa del linguaggio teatrale il compito di raccontare una storia umana e professionale che ormai è diventata un patrimonio morale collettivo. L'incontro, condotto dai giornalisti Costanza Calabrese e Salvo Toscano, ha vissuto infatti tre momenti di teatro, con i monologhi degli artisti palermitani Davide Enia ("L'uccello grifone"), Ernesto Maria Ponte ("Sono mafioso", scritto con Filippo D'Arpa) e Salvo Piparo (testo inedito e ispirato alla figura di Francese, scritto per l'occasione da Felice Cavallaro e Filippo D'Arpa).Intanto, sabato scorso è sbarcato nelle edicole palermitane, in allegato gratuito al mensile "S" diretto da Francesco Foresta, un volume che ripresenta l'ultima grande inchiesta del cronista trucidato da Cosa nostra, pubblicata postuma a puntate nel 1979 sul Giornale di Sicilia (un lavoro che fa riferimento a personaggi e vicende ancora attuali nelle indagini di mafia), assieme a due contributi firmati da Franco Nicastro e Felice Cavallaro, che inquadrano la figura di Francese nel contesto storico di quegli anni. Si tratta del primo speciale della collana "I quaderni di S", curata della redazione della rivista edita da Novantacento. Il volume porta lo stesso titolo della serata che si è svolta il 26 gennaio al Politeama.Per ricordare Francese a trent'anni di distanza dalla sua morte e' stata anche organizzata una manifestazione sul luogo del delitto. All'incontro promosso dall'Unci erano presenti i vertici dell'ordine dei giornalisti siciliani e del sindacato. Alle 10.30 e' stata celebrata una messa nella cappella delle suore Paoline in corso Vittorio Emanuele, di fronte alla cattedrale. Subito dopo, in una saletta della libreria delle Paoline, si è svolto il confronto sui temi etici del giornalismo e sui nuovi media tra il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, il presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro, e il direttore della pastorale per le comunicazioni sociali dell'arcidiocesi di Palermo, Pino Grasso.Per l'anniversario della morte di Mario Francese una delegazione di studenti e docenti del liceo scientifico ''Einaudi'' di Siracusa ha partecipato alla cerimonia pubblica di sistemazione della lapide, appena restaurata, che ricorda il giornalista. Venerdi' 6 febbraio nell'aula magna del liceo siracusano, si svolgera' una serata in memoria di Mario Francese organizzata con l'Assostampa di Siracusa. La serata e' intitolata ''Divergevano due strade in un bosco'' riprendendo il verso di una poesia di Robert Lee Frost.
Mario Francese, siracusano, comincia la sua attività di giornalista all’Ansa nei primi anni 50, poi passa a La Sicilia di Catania, dove si occupa di cronaca giudiziaria e nera. La collaborazione con il quotidiano catanese si protrae fino alla fine degli anni 50 quando Girolamo Ardizzone lo chiama al Giornale di Sicilia, dove si occuperà sempre di giudiziaria, diventanto uno dei più esperti conoscitori delle vicende mafiose.

Il suo è un ormai raro esempio di giornalismo investigativo: fu il primo a intuire la scalata al potere mafioso dello schieramento dei corleonesi di Totò Riina e Luciano Liggio e a scoprire i legami tra mafia e appalti. Venne ucciso da Cosa Nostra la sera del 26 gennaio 1979 davanti alla sua abitazione.
(26 gennaio 2009)

Fonte:Odine dei giornalisti di Sicilia

domenica 8 febbraio 2009

ELUANA......

''Eluana e' una persona viva - dice Berlusconi - respira, le sue cellule cerebrali sono vive e potrebbe fare anche dei figli".....
TU,CHE NE PENSI?

giovedì 5 febbraio 2009

POVERA AGATA,IL TUO MARTIRIO CONTINUA....

Forse, tanti,specialmente tanti catanesi,per questa nota mi vorranno "bene" un pochino di meno...
Ma,come si fa a far finta di nulla?
L'amministrazione comunale ha stanziato per i festeggiamenti,in corso,di Sant'Agata ben 530 mila €!
Il sindaco parla di "atto dovuto" a Sant'Agata!
L'opposizione non c'è.
La chiesa tace...e acconsente.
Eppure,giorno per giorno,davanti al Municipio di Catania,centinaia di padri di famiglia ,dipendenti delle cooperative che lavorano per il comune, protestano perché da mesi non ricevono lo stipendio!
Eppure,i senza tetto hanno occupato ,di recente, la stessa cattedrale di San'Agata,e in queste ore hanno occupato dei palazzoni sfitti ,siti nei ghetti periferici di Catania!
Eppure,l'arcivescovado è a conoscenza della grande povertà che attanaglia la città!
Eppure...come se tutto ciò accade luna,Catania sta bruciando in soli tre giorni di festeggiamenti agatini tantissime risorse finanziarie, che, potevano benissimo essere utilizzate per il bene sociale.
No! E' un "atto dovuto" verso Sant'Agata!
Povera Agata,il tuo martirio continua...

VIVA SANT'AGATA!!!

Sant’Agata il cui nome in greco Agathé, significava buona, fu martirizzata verso la metà del III secolo, alcuni reperti archeologici risalenti a pochi decenni dalla morte, avvenuta secondo la tradizione il 5 febbraio 251, attestano il suo antichissimo culto. Agata nacque nei primi decenni del III secolo (235?) a Catania; la Sicilia, come l’intero immenso Impero Romano era soggetta in quei tempi alle persecuzioni contro i cristiani, che erano cominciate, sia pure occasionalmente, intorno al 40 d.C. con Nerone, per proseguire più intense nel II secolo, giustificate da una legge che vietava il culto cristiano. Nel III secolo, l’editto dell’imperatore Settimio Severo, stabilì che i cristiani potevano essere prima denunciati alle autorità e poi invitati ad abiurare in pubblico la loro nuova fede. Se essi accettavano di ritornare al paganesimo, ricevevano un attestato (libellum), che confermava la loro appartenenza alla religione pagana, in caso contrario se essi rifiutavano di sacrificare agli dei, venivano prima torturati e poi uccisi. Era un sistema spietato e calcolato, perché l’imperatore tendeva a fare più apostati possibile che martiri, i quali venivano considerati più pericolosi dei cristiani vivi. Nel 249 l’imperatore Decio, visto il diffondersi comunque del cristianesimo, fu ancora più drastico; tutti i cristiani denunciati o no, dovevano essere ricercati automaticamente dalle autorità locali, arrestati, torturati e poi uccisi. In quel periodo Catania era una città fiorente e benestante, posta in ottima posizione geografica; il suo grande porto, costituiva un vivace punto di scambio commerciale e culturale dell’intero Mediterraneo. E come per tutte le città dell’Impero Romano, anche Catania aveva un proconsole o governatore, che rappresentava il potere decentrato dell’impero, ormai troppo vasto; il suo nome era Quinziano, uomo brusco, superbo e prepotente e circondato da una corte numerosa, con i familiari, un numero enorme di schiavi e con le guardie imperiali, dimorava nel ricco palazzo Pretorio con annessi altri edifici, in cui si svolgevano tutte le attività pubbliche della città. Secondo la ‘Passio Sanctae Agathae’ risalente alla seconda metà del V secolo e di cui esistono due traduzioni, una latina e due greche, Agata apparteneva ad una ricca e nobile famiglia catanese, il padre Rao e la madre Apolla, proprietari di case e terreni coltivati, sia in città che nei dintorni, essendo cristiani, educarono Agata secondo la loro religione. Cresciuta nella sua fanciullezza e adolescenza in bellezza, candore e purezza verginale, sin da piccola sentì nel suo cuore il desiderio di appartenere totalmente a Cristo e quando giunse sui 15 anni, sentì che era giunto il momento di consacrarsi a Dio. Nei primi tempi del cristianesimo le vergini consacrate, con il loro nuovissimo stile di vita, costituivano un’irruzione del divino in un mondo ancora pagano e in disfacimento. Il vescovo di Catania accolse la sua richiesta e durante una cerimonia ufficiale chiamata ‘velatio’, le impose il ‘flammeum’, cioè il velo rosso portato dalle vergini consacrate. Nel mosaico di S. Apollinare Nuovo in Ravenna del VI secolo, è raffigurata con la tunica lunga, dalmatica e stola a tracolla, abbigliamento che lascia supporre che fosse diventata diaconessa. Il proconsole di Catania Quinziano, ebbe l’occasione di vederla e se ne incapricciò, e in forza dell’editto di persecuzione dell’imperatore Decio, l’accusò di vilipendio della religione di Stato, accusa comune a tutti i cristiani, quindi ordinò che la catturassero e la conducessero al Palazzo Pretorio. Qui subentrano varie tradizioni popolari, che indicano Agata che scappa per non farsi arrestare e si rifugia in posti indicati dalla tradizione, in una contrada poco distante da Catania, Galermo, oppure a Malta, oppure a Palermo; ma comunque ella viene catturata e condotta da Quinziano. Il proconsole quando la vede davanti viene conquistato dalla sua bellezza e una passione ardente s’impadronisce di lui, ma i suoi tentativi di seduzione non vanno in porto, per la resistenza ferma della giovane Agata. Egli allora mette in atto un programma di rieducazione della ragazza affidandola ad una cortigiana di facili costumi di nome Afrodisia, affinché la rendesse più disponibile. Trascorse un mese, sottoposta a tentazioni immorali di ogni genere, con festini, divertimenti osceni, banchetti; ma lei resistette indomita nel proteggere la sua verginità consacrata al suo Sposo celeste, al quale volle rimanere fedele ad ogni costo. Sconfitta e delusa, Afrodisia riconsegna a Quinziano Agata dicendo: “Ha la testa più dura della lava dell’Etna”. Allora furioso, il proconsole imbastì un processo contro di lei, che si presentò vestita da schiava come usavano le vergini consacrate a Dio; “Se sei libera e nobile” le obiettò il proconsole, “perché ti comporti da schiava?” e lei risponde “Perché la nobiltà suprema consiste nell’essere schiavi del Cristo”. Il giorno successivo altro interrogatorio accompagnato da torture, tralasciamo i testi degli interrogatori per motivo di spazio, del resto sono articolati diversamente da una ‘passio’ all’altra. Ad Agata vengono stirate le membra, lacerata con pettini di ferro, scottata con lamine infuocate, ma ogni tormento invece di spezzarle la resistenza, sembrava darle nuova forza, allora Quinziano al colmo del furore le fece strappare o tagliare i seni con enormi tenaglie. Questo risvolto delle torture, costituirà in seguito il segno distintivo del suo martirio, infatti Agata viene rappresentata con i due seni posati su un piatto e con le tenaglie. Riportata in cella sanguinante e ferita, soffriva molto per il bruciore e dolore, ma sopportava tutto per l’amore di Dio; verso la mezzanotte mentre era in preghiera nella cella, le appare s. Pietro apostolo, accompagnato da un bambino porta lanterna, che la risana le mammelle amputate. Trascorsi altri quattro giorni nel carcere, viene riportata alla presenza del proconsole, il quale visto le ferite rimarginate, domanda incredulo cosa fosse accaduto, allora la vergine risponde: “Mi ha fatto guarire Cristo”. Ormai Agata costituiva una sconfitta bruciante per Quinziano, che non poteva sopportare oltre, intanto il suo amore si era tramutato in odio e allora ordina che venga bruciata su un letto di carboni ardenti, con lamine arroventate e punte infuocate. A questo punto, secondo la tradizione, mentre il fuoco bruciava le sue carni, non brucia il velo che lei portava; per questa ragione “il velo di sant’Agata” diventò da subito una delle reliquie più preziose; esso è stato portato più volte in processione di fronte alle colate della lava dell’Etna, avendo il potere di fermarla. Mentre Agata spinta nella fornace ardente muore bruciata, un forte terremoto scuote la città di Catania e il Pretorio crolla parzialmente seppellendo due carnefici consiglieri di Quinziano; la folla dei catanesi spaventata, si ribella all’atroce supplizio della giovane vergine, allora il proconsole fa togliere Agata dalla brace e la fa riportare agonizzante in cella, dove muore qualche ora dopo. Dopo un anno esatto, il 5 febbraio 252, una violenta eruzione dell’Etna minacciava Catania, molti cristiani e cittadini anche pagani, corsero al suo sepolcro, presero il prodigioso velo che la ricopriva e lo opposero alla lava di fuoco che si arrestò; da allora s. Agata divenne non soltanto la patrona di Catania, ma la protettrice contro le eruzioni vulcaniche e poi contro gli incendi. L’ultima volta che il suo patrocinio si è rivelato valido, tramite il miracoloso velo, portato in processione dall’arcivescovo di Catania, è stata nel 1886, quando una delle ricorrenti eruzioni dell’Etna, minacciava la cittadina di Nicolosi, posta sulle pendici del vulcano e che venne risparmiata dalla distruzione. Nel 1040 le reliquie della santa, furono trafugate dal generale bizantino Giorgio Maniace, che le trasportò a Costantinopoli; ma nel 1126 due soldati della corte imperiale, il provenzale Gilberto ed il pugliese Goselmo, le riportarono a Catania dopo un’apparizione della stessa santa, che indicava la buona riuscita dell’impresa; la nave approdò la notte del 7 agosto in un posto denominato Ognina, tutti i catanesi risvegliatasi e rivestitasi alla meglio, accorsero ad onorare la “Santuzza”. Nei secoli le manifestazioni popolari legate al culto della santa, richiamavano gli antichi riti precristiani alla dea Iside, per questo s. Agata con il simbolismo delle mammelle tagliate e poi risanate, assume una possibile trasfigurazione cristiana del culto di Iside, la benefica Gran Madre, anche se era appena una quindicenne. Ciò spiegherebbe anche il patronato di s. Agata sui costruttori di campane, perché si sa, nei culti precristiani la campana era simbolo del grembo della Mater Magna. Le sue reliquie sono conservate nel duomo di Catania in una cassa argentea, opera di celebri artisti catanesi; vi è anche il busto argenteo della “Santuzza”, opera del 1376, che reca sul capo una corona, dono secondo la tradizione, di re Riccardo Cuor di Leone. Il culto per s. Agata fu talmente grande, che fino al XVI secolo, essa era contesa come appartenenza anche da Palermo, la questione è stata a lungo discussa, finché a Palermo il culto per la santa, fu soppiantato da quello per s. Rosalia. Anche a Roma fu molto venerata, papa Simmaco (498-514) eresse in suo onore una basilica sulla Via Aurelia e un’altra le fu dedicata da S. Gregorio Magno nel 593. Nel XIII secolo nella sola diocesi di Milano si contavano ben 26 chiese a lei intitolate. Celebrazioni e ricorrenze per la sua festa avvengono un po’ in tutta Italia, perfino a San Marino, ma è Catania il centro più folcloristico e religioso del suo culto, le feste sono due il 5 febbraio e il 17 agosto, con caratteristiche processioni con il prezioso busto della santa, custodito nel Duomo. Vi sono undici Corporazioni di mestieri tradizionali, che sfilano in processione con le cosiddette ‘Candelore’ fantasiose sculture verticali in legno, con scomparti dove sono scolpiti gli episodi salienti della vita di s. Agata. Il busto argenteo, preceduto dalle ‘Candelore’ è posto a sua volta sul “fercolo”, una macchina trainata con due lunghe e robuste funi, da centinaia di giovani vestiti dal caratteristico ‘sacco’. Tante altre manifestazioni popolari e folcloristiche, oggi non più in uso, accompagnavano nei tempi trascorsi questi festeggiamenti, a cui partecipava tutto il popolo con le Autorità di Catania, devotissimo alla sua ‘Santuzza’.
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mercoledì 4 febbraio 2009

LA RABBIA DEGLI AGRICOLTORI SICILIANI!

Il blog di Corrado Vigo - agronomo
Il blog è di nuovo a lutto per le gelate del 2008
martedì 3 febbraio 2009


la rabbia
Il blog ritorna "a lutto".La rabbia che scaturisce dalle ultime affermazioni razziste del Ministro leghista Luca Zaia farà sopravvivere le nostre aziende agrumicole, ma lo sdegno che l'intera vicenda fa nascere non verrà rimosso facilmente.
Il Ministro ha fatto sapere al giornalista Orazio Vasta che non ci sono soldi per le gelate.
Però ... per le regioni del nord, danneggiate in data successiva, i soldi c'erano, tant'è che le delimitazioni sono state fatte.
Molto bene.
La denuncia penale che il Ministro ed il suo sotto posto dott. Giuseppe Pennucci riceveranno, non riguarderà più solo "omissioni e ritardi di atti d'ufficio", ma anche "voto di scambio" ed "interessi privati in atti d'ufficio".
Giorno 16 febbraio la denuncia, poi ... la storia racconterà i fatti seguenti!
CIA, Coldiretti e Confagricoltura Siciliane, dove siete?????

martedì 3 febbraio 2009

PEDOFILO DI MERDA!


"Uocchie napulitane" (di Vittoria Mariani)

LL'UOCCHIE

Ddoje uocchie , s'annascundono, ind'a nu purtone
songhe uocchie fundi astrette ,
chine 'e disperazione
songhe uocchie ca te guardano
e susopirane parlanno
songhe uocchie c'hanno sulo cunusciute affanne
e so sincere 'o ssaje ,
nun so mbrugliune
songhe uocchie ca cte guardano
e manco te ne addune
ma ind' a prufundità e chillu sguardo
t'accuorge ca nun supportano nu sgarro
pecchè so figlie d'uommene ,
so guagliune
e murmureano n'silenzio
na disperazione
'o popolo se sa tene pacienza
e pure a sti putenti fa 'a riverenza ,
ma mo basta cu sta pacienza
ncianno ridotto ca nun se po cchiù campà
e sti uocchie a zinnariello
culurate e mare e sole
nun teneno bisogno d'è parole ,
te guardano, te spiano
aspettano dimmane
te può fidà ,'o ssaje
soghe uocchie napulitane.


Vittoria Mariani
NAPOLI 01/02/2009


domenica 1 febbraio 2009

" O con la Lega. O con il Sud!" (di Erasmo Vecchio)

Ricevo e pubblico.....
Cari fratelli, Non scherziamo !

Sappiamo bene che una battaglia nobile, come quella del riscatto della Sicilia e del Sud, rappresenta un valore che non è di destra o di sinistra, e neppure del nord. Affermare di perseguire il riscatto del Sud sostenendone le rivendicazioni e contrastando le attuali ingiustizie, non è compatibile con il sostegno ad un governo romano filo-leghista.
Non è compatibile con il mantenimento nelle proprie file degli stessi squallidi soggetti politici che in questi anni hanno condotto la Sicilia ed il Sud allo stato di colonia.
Non è compatibile stando con "due piedi in una scarpa", oggi con la Lega Nord, domani contro le scelte leghiste contro il Sud!
Non è compatibile con il mantenimento delle vecchie logiche partitiche che basano il proprio accrescimento e consolidamento sulle clientele, sulla spartizione del potere e sulle connivenze con l'attuale sistema che va, invece, contrastato in ogni modo.
La questione meridionale la si può affrontare solo se si ha la libertà di scelte coraggiose e coerenti capaci di far affiorare dal basso una indispensabile sincera mobilitazione del suo Popolo.
La grandezza della rivoluzione meridionale non sta nella capacità di conquistare il potere né nel suo spregiudicato esercizio, ma nella lotta al potere, ai suoi metodi.
Da uomini liberi.
Erasmo Vecchio (PARTITO DEL SUD)