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lunedì 30 marzo 2009

A 727° ANNIVERSARIO DELLA RIVOLUZIONE DEL VESPRO...

RICEVO E MOLTO VOLENTIERI POSTO....
NEL 727° ANNIVERSARIO DELLA RIVOLUZIONE DEL VESPRO, SARÀ CELEBRATA UNA MESSA NELLA CHIESA DEL SANTO SPIRITO, ALL’INTERNO DEL CIMITERO DI SANT’ORSOLA
Fra le iniziative, adottate da lu FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU – “SICILIA INDIPINNENTI” per ricordare la ricorrenza del 727° Anniversario della Rivoluzione del Vespro, un ruolo centrale riveste certamente la tradizionale celebrazione della Santa Messa in suffragio delle VITTIME e dei CADUTI della stessa Rivoluzione e della successiva guerra.

La suddetta cerimonia religiosa avrà luogo alle ore 13 di MARTEDÌ 31 marzo 2009, proprio all’interno della Basilica del Santo Spirito, sul cui Sagrato, appunto il 31 MARZO del 1282, scoccò la prima “storica” scintilla della Rivoluzione più famosa del secolo 13°.
Alla Rivoluzione, com’è noto, avrebbe poi, fatto seguito la lunghissima guerra che si sarebbe protratta per ben novant’anni, con la sola breve interruzione della Pace di Caltabellotta (31 agosto 1302).
Dal 1282 al 1372 la Sicilia, infatti, dovette, a seconda delle circostanze, confrontarsi sui campi di battaglia e sul mare con le principali potenze europee e con diversi Stati italiani dell’epoca.
Il Popolo Siciliano, la Nazione Siciliana, seppe compiere prodigi di valore ancora oggi riconosciuti ed ammirati dagli studiosi di tutto il Mondo.
Pur se bisogna lamentare il fatto che, in Sicilia, - anche per questa gloriosa pagina di storia, - prevale la prassi del silenzio o, peggio quella della disinformazione.
Avviene addirittura che si privilegi il racconto orrendo di una enorme strage di FRANCESI, ispirata da una terribile XENOFOBIA, improbabile in una Sicilia, multiculturale, pluriculturale, plurilinguistica, multi-etnica e plurireligiosa.
Il tutto a discapito della verità e dell’immagine del Popolo Siciliano.
***
In coincidenza con la data del 31 marzo, - come ormai avviene da qualche anno, - i Siciliani della DIASPORA, in qualsiasi parte del Mondo si trovino (soprattutto negli STATES), ricorderanno al Rivoluzione del Vespro promuovendo a loro volta cerimonie religiose e/o iniziative culturali.
***
Alle iniziative, che si svolgeranno a Palermo ed in altre Città, quest’anno partecipa ufficialmente anche l’Associazione Culturale SICILIA – CATALUNYA, recentemente costituitasi e presieduta dal Dr. GIANCARLO ALAGNA.
Dalle vicende del Vespro, infatti, trae origine anche la lunga tradizione di amicizia e di scambi fra la Sicilia e la Catalogna che si protrae da secoli. E che non si è mai interrotta.
Oggi anzi se ne vorrebbe un più ampio e definitivo rilancio.
Ed in tale direzione si sta lavorando da più parti.
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Altre qualificate adesioni all’iniziativa sono pervenute da parte di Esponenti della Società Civile e del Mondo della Cultura nonché da parte di semplici cittadini.Sarà presente il Presidente dell’ FNS, Corrado MIRTO che è il maggiore studioso vivente della Guerra del VESPRO e che per molti anni è stato Docente di Storia Medievale dell’Università di Palermo.
Palermo, 30 marzo 2009
Il Segretario Politico FNS
(Giuseppe Scianò)
scianogiuseppe@libero.it

venerdì 20 febbraio 2009

PRESIDENTE RAFFAELE LOMBARDO...SVEGLIA!

19 Febraio 2009
Lettera dei Sindaci dei Comuni al Presidente del Consiglio e al Presidente della Regione Siciliana
CAPO D’ORLANDO
CAPRI LEONE
CASTEL DI LUCIO
CASTELL’UMBERTO

FICARRA

FLORESTA

FRAZZANO’

GALATI

MAMERTINO

LONGI

MILAZZO

MOTTA D’AFFERMO

SAN MARCO D’ALUNZIO

SAN PIERO PATTI

SAN SALVATORE DI FITALIA

SANT’AGATA MILITELLO

TORRENOVA

TORTORICI
TUSA

Esimio Presidente del Consiglio dei Ministri On.le Silvio Berlusconi Piazza Colonna, 370 - 00187 ROMA

Ill.mo Sig. Presidente della Regione On.le Raffaele Lombardo Palazzo d’Orleans -PALERMO

con la presente nota, protestano nei confronti del Governo Nazionale e Regionale per la mancanza di attenzione e risposte agli enti locali siciliani.
La barbarie politica manifestata nei confronti del Mezzogiorno, acutizzata nell’isola a statuto speciale, è conclamata nel ragionamento che va traducendosi con l’adozione delle norme sul c.d. “federalismo fiscale”.
Il riscatto meridionale, che nella nostra regione sembrava confortato dallo sbandierato principio autonomistico, nel progetto intestato dall’on. Lombardo, sta rivelandosi fallimentare.
Le nostre comunità sono sempre più povere di risorse e di servizi.
I Fondi FAS (fondo per le aree sottosviluppate) destinati al Sud, saranno utilizzati per altro, anzitutto l'EXPO Milano, raggiungendo l'incredibile obiettivo di sostenere il legittimo sviluppo di Milano con le risorse del Sud!
Tutto questo, fatto altrettanto grave, nel silenzio più assoluto dei parlamentari eletti nella nostra Regione e che non possiamo più definire "nostri rappresentanti".
Il silenzio dinnanzi alle pressanti domande su logistica, infrastrutture, protezione civile, sicurezza, sanità è divenuto intollerabile.
Tutto ciò mentre l'ottanta per cento delle somme destinate ai cosiddetti ammortizzatori sociali viene consumato nel centro nord, i soldi pubblici destinati al sistema bancario non alimentano il credito alle imprese del mezzogiorno, pressoché pari a zero; ed il Sud continua ad essere visto e considerato "parassitario ed assistito"!
Ed al sacco economico che la Sicilia subisce, si aggiunge l'insopportabile immobilismo della Regione fin'oggi incapace di rendere utilizzabili i fondi POR 2007/2013.Continuiamo così ad assistere a scelte verticistiche che in Sicilia hanno reso servizi prima resi dai Comuni, come la raccolta rifiuti, ingestibili, inefficienti e costosi per famiglie e imprese senza che gli ATO possano offrire, in assenza di interventi infrastrutturali, adeguate soluzioni.
Non esiste alcuna programmazione, si naviga a vista, ma il territorio da noi rappresentato necessita una attenzione, una sensibilità, un sostegno sinora negati.
Ma le richieste di confronto, coinvolgimento e partecipazione sono state costantemente disattese, ma solo il dialogo interistituzionale può consentire l’individuazione di modelli e percorsi praticabili.
E noi riteniamo di essere ancora in tempo ad invertire la rotta e voltare pagina.
E nella trincea istituzionale nella quale ogni giorno affrontiamo emergenze, condividiamo i disagi ed ascoltiamo i bisogni della nostra gente, attendiamo fatti, non parole; chiediamo azioni, non passerelle; pretendiamo rispetto per la dignità dei Siciliani.

F.to i Sindaci:
Capo D’Orlando – Roberto Vincenzo Sindoni

Capri Leone – Bernardette Grasso

Castel di Lucio – Giuseppe Franco

Castell’Umberto – Alessandro Pruiti

CiarelloFicarra – Basilio Ridolfo

Floresta – Sebastiano Marzullo

Frazzanò – Antonino Carcione

Galati Mamertino – Bruno Natale

Longi – Alessandro Lazzara

Milazzo – Lorenzo Italiano

Motta D’affermo – Sebastiano Adamo

San Marco – Amedeo Arcodia

San Piero Patti – Ornella Trovato

San Salvatore di Fitalia – Giuseppe Pizzolante

Sant’Agata Militello – Bruno Mancuso

Torrenova – Benedetto Russo

Tortorici – Maurilio Foti

Tusa – Angelo Tudisca

martedì 30 dicembre 2008

"LA CIARAMEDDA" (di Turi Lima)

La ciaramedda passa, sula sula,
e nuddu senti chiù li so' sunati:
l' àrvulu di natali è priparatu,
ma ss' àrvulu non senti lu so ciatu.
La ciaramedda passa, sula sula,
ma suspira pi nuddu li so' noti
ca chiàngiunu a lavina
supra sta terra,
àrida e mischina,
unni finìu la cona nta lu muru,
fatta ccu lu prufumu di l' amuri,
d' aranci russi,
spàricu spinusu
e di cuttunisciusu.
La ciaramedda passa, sula sula,
e sona la so mùsica scurdata.
Ma ju la sentu dintra la me menti
comu lampi di stiddi
e lentamenti
mi trovu nta li vrazza di me matri
ca mi stringi a lu pettu forti forti
e vidu tanta genti ca si vasa
e vidu coni e ciuri
ad ogni casa
e tanti aceddi n-celu
ccu li pinnuzzi tutti acculurati
e milli ciarameddi
addinucchiati
ca sònanu ncantati
e tutti li carusi
ca li so' matri abbràzzunu amurusi
e un coru di campani
ca dispènsanu mùsichi suvrani
e pàrranu di paci e libirtati
a stu pòpulu spersu strati strati
ca ccu li coni sfracillàu l'amuri
e li figghi jittàu a la stranìa
e li patri su' n-menzu a li turturi
e li matri su junti a l' aunìa.
La ciaramedda passa, coti coti,
ma nuddu chiù ascuta li so' noti.

Turi Lima

domenica 28 dicembre 2008

Centesimo Anniversario Terremoto di Messina.

COMUNICATO STAMPA F.N.S. - KOMUNIKATU STAMPA F.N.S. MESSINA: 28 DICEMBRE1908 - 28 DICEMBRE 2008. NEL CENTESIMO ANNIVERSARIO DEL TERREMOTO E DEL MAREMOTO CHE DISTRUSSERO LA NOBILE CITTA' DI MESSINA, L'FNS NE AUSPICA LA RINASCITA GLOBALE. E RIBADISCE IL PROPRIO "NO" AL PONTE SULLO STRETTO.
Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu ricordano con profonda emozione le migliaia e migliaia di vittime del terremoto e del maremoto che, all'alba del 28 Dicembre 1908, distrussero la nobile Città di MESSINA e molti Paesi e Città della sua Provincia e dell'intera AREA dello STRETTO.
Rendono omaggio e tutti gli onori possibili alle Vittime.
E rinnovano la loro solidarietà alle rispettive famiglie ed ai rispettivi discendenti, nonchè alla Città di Messina di oggi, che vorremmo vedere risorgere definitivamente e più splendida di prima.
Come Regina dei Due Mari e punta avanzata della Nazione Siciliana nei rapporti fra Oriente ed Occidente, fra Nord e Sud.
Ovviamente, senza gli scempi, i danni ed i disastri che potrebbe provocare la realizzazione del "PONTE-IMBUTO" sullo STRETTO.
Un Ponte che dà corpo anche al tentativo di cancellare la Città stessa per farla inglobare in un probabile Mostro urbanistico e politico-amministrativo CALABRESE.
* * * * *
Una rinascita globale e ad ogni costo, quindi, quella che auspica l'FNS per MESSINA, nell'ambito di una politica che sia euro-mediterranea, che sia antisismica e che sia all'avanguardia.
Tale da superare in meglio quella adottata con successo dal GIAPPONE.
Palermo, 27 Dicembre 2008
IL SEGRETARIO F.N.S.
(Giuseppe Scianò)

martedì 23 dicembre 2008

"Mpa,quali garanzie di vero cambiamento?"(Editoriale Il Giglio)

In riferimento al post Prove tecniche...per silurare il Presidente della Regione Siciliana.Ma,se Lombardo....
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Gent. Sig. Vasta,
apprezziamo molto la puntualita' con cui il suo Blog dà informazioni sulla politica siciliana, sulla quale veniamo a sapere solo ciò che circola sui mass media.
Per quanto riguarda in generale l'argomento politica e movimenti in genere, siamo molto perplessi a proposito dei politici che in Campania hanno aderito al Movimento di Lombardo, a partire da Enzo Scotti.
Ci sembra che le garanzie di vero cambiamento siano piuttosto scarse.
Cordiali saluti
Editoriale Il Giglio
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Nell'occasione, le facciamo i nostri migiori auguri per il Santo Natale e per un 2009 sereno.

giovedì 18 dicembre 2008

" Un Bassolino nella scarpa, ahi!" (di Marina Salvadore)

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Rivevo e pubblico....
Fino alla noia andrò blaterando come un'ossessa che le emergenze napoletane, dalla monnezza alla sicurezza, non si risolveranno mai perché si traducono costantemente in gare d’appalto et finanziamenti et utili et ricchezza per chi ha le mani in pasta. Napoli è la più bella invenzione del profitto.
Una cornucopia inesauribile.
La fonte improsciugabile.
La caciara di stamattina ne è la prova: due arresti di qua, tre domiciliari di là, una spruzzata di indagati illustri ed il teatrino ha offerto la solita rappresentazione, in cartellone da sempre, per innumerevoli repliche. La classe (dirigente) non è acqua!
Al confronto ci sembrano degli sfigati persino i “casalesi” e i “corleonesi” il cui carisma è sfruttato ad arte per fare da paravento a malavitosi più autorevoli e meno buzziconi.
Del resto, perché lamentarsi della criminalità locale se non si fa niente per combatterla, se l’esempio cala dall’alto?
Il popolo è l’altro capro espiatorio:accusato di ignavia, di lassismo, di immoralità.
Cominciamo col dire che il POPOLO napoletano non esiste più; è degradato al rango di POPOLAZIONE.
150 anni di Unità d’Italia sono serviti onorevolmente allo scopo.
Da allora abbiamo conosciuto i POLITICI, i PARTITI, i MARIUOLI e L’EMIGRAZIONE, LO SFRUTTAMENTO, LA MASSIFICAZIONE. Quello ch’era un POPOLO anche abbastanza noto in Europa e nel Mondo per determinate sue peculiarità ma soprattutto per la sua CIVILTA’, è stato privato della propria Cultura, della Identità e conseguentemente della sua DIGNITA’.
Stordito, poi, dal consumismo che ha finito col mutargli i gusti, le priorità, per immolarlo sull’altare del Profitto delle Industrie del Nord.
Ma non proseguo nel descrivere il tessuto sociale, il terreno fertile sul quale da un secolo e mezzo i “nostri” papponi e le Loro Signorie oltreconfine del Mezzogiorno continuano a fare “carne di porco”, a leccarsi le dita del grasso che cola, perché finirei col sembrare un pappagallo balbuziente. Cerco le stelle nel cielo su Napoli, stasera, mentre scrivo. Scomparse anch’esse. Nascoste da quella coltre bigia grondante d’acqua che mi riporta a Milano, dove i mariuoli vestono elegante e non sono così folkloristici come i nostri che, comunque, emaneranno sempre il solito afrore dalle loro foto segnaletiche.
In fondo, sono identici, i mariuoli di su e di giù.
E’ lo stile ch’è diverso!
Lassù c’è il dogma della Communication & Imaging, la Bocconi massonica docet; quaggiù c’è il solito Bassolino che tutti confondono con Biscardi… eppoi c’è Rosetta che mi fa una gran pena: la sua voce garrula che stride dai telegiornali: anima candida sotto le cui gonnelle i “maschioni” del Potere allungavano le rudi manacce e lei che… pensava si trattasse semplicemente di animaleschi riti di seduzione, di attentato alle sue grazie pudiche.
Puverella! Ella non s’ccorgeva che i suoi lirici spasimanti trovavano rifugio e pertugio sotto le sue gonnelle!
Ebbene, stamattina è scoppiata quest’ennesima caciara, in perfetto clima di pre-natalizia sociale: spettacolo gratuito destinato al volgo perché continui nel banale esercizio liberatorio di giustizialismo galoppante, perché ognuno si senta qualcuno in questo clima di anomia sociale più pericoloso di un’epidemia di colera…
Eppure, stamattina ci sarebbe stata l’ennesima udienza del processo Bassolino, al Tribunale di Napoli: un processo che slitta di udienza in udienza fino ai limiti della prescrizione.
Ci sarebbe stato persino un sit-in sotto il Tribunale di centinaia e centinaia di campani incazzati che pretendono si faccia ‘sto cacchio di processo a Bassolino, responsabile di strage e dell’inabissamento di Napoli sui fondali della vergogna mondiale!
Non se ne sa niente!
Non si sa se l’ennesima udienza è scivolata sull’ennesima buccia di banana, non si sa niente del previsto sit-in.
Alcun giornalista o giornalaio ne ha notizia.
Non ci resta che pensare, con un po’ di buonsenso, che la caciara di stamattina avrebbe potuto essere anticipata o ritardata di quarantott’ore, per dare a Cesare quel ch’è di Cesare!
Ritengo che alla prossima udienza, avendole ormai sperimentate tutte, toccherà al Vesuvio di esplodere, per deviare l’interesse dell’opinone pubblica dalla cose di “Casa Nostra”, dal ras! ...
"Houston, abbiamo un problema!"...
" Un Bassolino nella scarpa, ahi!"
Marina Salvadore

LA STORICA DELIBERA DI GAETA CONTRO I SAVOIA

COMUNE DI GAETA 04024
PROVINCIA DI LATINA
Estratto del Registro delle deliberazioni del Consiglio ComunaleSeduta pubblica straordinaria di 1ª convocazionein data 06 dicembre 2008
N°100
O G G E T T O: 150° Anniversario Unità d’Italia. Provvedimenti.

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Per continuare a leggere,CLICCA:
La delibera dello storico Consiglio Comunale di Gaeta del 06 dicembre 2008

Sicilia,1860:la persecuzione contro la Chiesa cattolica e il Santo indipendentista

(Nella foto Giacomo Cusmano, il sacerdote che dopo la grave crisi economica causata dalla annessione della Sicilia all'Italia, promosse tante iniziative di assistenza e di ricovero per i poveri e che fu definito "Santo e Indipendentista")
Da”RIFLESSIONI E PENSIERI INDIPENDENTISTI …IN LIBERTA’ ” (2007)
di Corrado Mirto e Giuseppe Scianò

Un antico crimine contro la Chiesa Cattolica ed una antica fregatura per i Siciliani: La rapina dei beni ecclesiastici

II 1860 fu l'anno della grande catastrofe per la Sicilia e per l'Italia meridionale, quando in queste pacifiche regioni, eredi della grande civiltà della Magna Grecia, irruppero i "tagliatori di teste" provenienti dal Piemonte.
Bisogna chiarire che questa espressione, "tagliatori di teste", non è una battuta spiritosa di cattivo gusto, ma è la presentazione di una tragica realtà documentata da fotografie che mostrano le sanguinolente teste di partigiani del Sud tagliate e messe in gabbie di vetro a monito per le atterrite popolazioni meridionali.
Con l'occupazione piemontese del Sud si ebbe la fine della identità nazionale di intere popolazioni, il moltiplicarsi delle tasse, la leva militare obbligatoria, con la quale si deportavano in lontane regioni per anni ed anni masse di giovani ridotti in schiavitù per servire i nuovi padroni, il crollo dell'economia.
E questo non fu tutto.
La classe dirigente del Piemonte e del movimento "risorgimentale" era formata per la maggior parte da atei intolleranti che odiavano il Cristianesimo e la Chiesa cattolica.
In questa situazione non tardò molto la persecuzione organica contro la Chiesa cattolica, in Sicilia come nelle altre regioni, ed ebbe inizio la rapina, per legge, dei beni ecclesiastici.
In Sicilia monaci e monache furono cacciati dai soldati piemontesi dai loro conventi, dei quali si impadronì lo Stato italiano. Anche i beni di ordini monastici, di vescovati, di enti religiosi furono tolti ai loro legittimi proprietari e finirono nelle mani dello Stato "liberale e democratico".
Fu un crimine contro la Chiesa, ma fu anche un crimine contro i Siciliani.
Fu l'interruzione di tanti servizi sociali, che quelle strutture ecclesiastiche assicuravano su tutto il territorio. Dagli ospedali agli orfanotrofi; dalle scuole professionali ed artigianali alle case di riposo per vecchi e disabili; dagli asili e dalle scuole elementari ad istituti di cultura superiore.
Tutti gli "assistiti", in qualunque condizione si trovassero, furono buttati in mezzo alla strada, decine di migliaia di famiglie che vivevano lavorando per gli ordini religiosi, anche nelle campagne dal momento che conventi e chiese concedevano in affitto i loro terreni ad un prezzo equo e senza scadenza, migliaia e migliaia di lavoratori qualificati che vivevano discretamente caddero, così, nella più nera miseria. La gente, insomma, moriva di fame.
Nel tentativo di porre rimedio, sia pur parziale, a questa tragedia, si inquadra l'attività del "Boccone del povero" del Beato Giacomo Cusmano, che a Palermo portava "il tozzo di pane" a chi moriva di fame per le strade".
Come ciliegina, infine, sulla torta, lo Stato mise in vendita i beni rapinati. Ed i Siciliani, così, dovettero, ancora una volta, pagare allo Stato italiano le ricchezze che questo, via via, sottraeva alla Sicilia.
Il ricavato di tali vendite, ovviamente, finiva nelle casse di Torino e veniva, poi, investito nel Nord Italia.
Un ultimo particolare: i terreni sottratti alla Chiesa, così come quelli provenienti dalle liquidazioni di Usi Civici, non andavano ai contadini rimasti senza lavoro, ma a speculatori o, nella migliore delle ipotesi, ad agricoltori già abbastanza ricchi.
Mentre i terreni del demanio di uso civico andavano ai garibaldini (o ai sedicenti tali) senza concorso e senza che a questi ultimi si chiedesse se fossero o no lavoratori della terra.
Ed in quota doppia.
Insomma, un'altra truffa a vantaggio degli unitari e a danno del Popolo Siciliano.
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Fonte: http://www.meridiosiculo.altervista.org/

mercoledì 17 dicembre 2008

"Ripristinare la storia e la memoria del nostro Popolo(di Dario Antonio Vetrano )

Il popolo siciliano , e del Meridione d'Italia in generale, da troppo tempo avanza a tentoni lungo una via buia, verso un futuro incerto, quasi senza speranza.
Come un uomo a cui è stata asportata la memoria, il nostro popolo sembra essere inconsapevole
della propria storia che lo ha visto grande, grandissimo.

Quella stessa storia che ha visto – appena un secolo e mezzo fa – Napoli, essere considerata la sola capitale d'Europa insieme a Parigi (Stendhal) e il Regno delle Due Sicilie il terzo al mondo e primo in Italia per sviluppo industriale (Esposizione Internazionale di Parigi, 1856).
Noi tutti sappiamo che un uomo privato della sua memoria e quindi della conoscenza delle sue capacità non può che risultare depresso, manifestando tristezza, disinteresse e inattività.
Il nostro popolo possiede, ahimè, le stesse caratteristiche di tale uomo.
Ma come è potuto accadere che tanto splendore possa essere caduto al buio, così lontano dalla luce della memoria?
Sin dal primo anno di scuola, ogni bambino, sia esso napoletano, palermitano o calabrese, impara – secondo programma scolastico – le gesta degli eroi garibaldini, così come la bassezza e la cronica arretratezza del Regno delle Due Sicilie.
Il nostro popolo, nei testi scolastici, viene additato – semplicemente omettendo i reali fatti storici – come perennemente incapace e da sempre privo di qualsivoglia forma di civiltà progredita.
E' vero, la storia la scrivono i vincitori, e in occasione della conquista di Napoli e Palermo del 1861, essa è stata scritta dai piemontesi desiderosi di accaparrarsi la memoria delle colonie del Sud per i secoli a venire.
Così, ad esempio, oggi in pochissimi conoscono la storia dei soli ed unici partigiani che difesero la nostra libertà: quelli che comunemente vengono chiamati (quando se ne fa menzione, certo) Briganti.
La storia la scrive chi vince, niente di più vero.
Ma cancellare dai programmi scolastici gli
innumerevoli primati del Regno delle due Sicilie, dalle ferrovie alla medicina, passando per l'arte e per l'Università, è per chi ha la fortuna di venirne a conoscenza un delitto inaccettabile.
Per questo ritengo indispensabile che la nostra rinascita parta proprio dal motore della cultura e
della memoria, un motore a trazione posteriore in cui la benzina per andare lontano, verso il futuro, venga iniettata proprio dal nostro passato.
E' per questo motivo che faccio appello a chi detiene il potere di decidere e influenzare le nostre vite con la politica, in primis al Presidente Raffaele Lombardo, affinché venga ripristinata la verità storica lì dove la storia si insegna e si studia: nelle scuole.
Recuperare la memoria per riappropriarci del nostro futuro.
Dario Antonio Vetrano
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"I Siciliani,come mandria di porci, vennero 'annessi' al regno di Vittorio Emanuele II" (di Natale Turco)

Il calvario dell'annessione.
Nel risveglio europeo della seconda metà del secolo XIX si giunge così alla colossale truffa dell'operazione ordita nel 1860 dalla "Società Italiana" del Cavour, e con la quale si apre l'ultima pagina della storia contemporanea di questo popolo, che ha dato al mondo, per venticinque secoli chiare lezioni di diritto pubblico e sul diritto dei popoli all'autogoverno.
Con il decreto dittatoriale del 15 ottobre 1860, vittime della "liberazione garibaldina" furono i Siciliani: che come mandria di porci vennero 'annessi' al regno di Vittorio Emanuele II senza nessuna consultazione elettorale; quando questa vi fu, sei giorni dopo la pubblicazione di quel decreto "repubblicano", essa ebbe soltanto tutti i crismi di una beffarda tacitazione mafiosa della loro volontà civile e politica.
Ma da quello stesso 1860, come d'altronde nel 1863, nel 1866, nel 1893-'94 e come ancora nel quadriennio 1943-'46, questa libera volontà popolare continua a dare al mondo manifestazioni che non lasciano dubbi sull'interpretazione dell'anima collettiva dei Siciliani, della loro storia e del loro diritto:
i Siciliani vogliono l'indipendenza della loro Terra.
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Fonte: tratto da "Cosa Vogliono i Siciliani", di Natale Turco,pubblicato nei primi anni '80 dal distretto di Catania del Fronte Nazionale Siciliano-Sicilia Indipendente.

martedì 16 dicembre 2008

U 2 di coppi quannu a briscula è a mazzi!

...Intanto,
nel "tutti-quelli del centrodestra- contro Lombardo"...


con Cuffaro(chi facci!)che considera finita l'amicizia con l'amico Raffaele...


...e con la senatrice Finocchiaro che "apre" a Lombardo...dimenticando,che proprio Lei ha "chiuso" la porta in faccia ai Siciliani,quando ha preferito il seggio di Roma a quello di Palermo...


...a sinistra,in Sicilia,stanno maturando grossi terremoti politici...


A Catania,un asso di mazze,dalle antiche radice sindacali-comuniste-diessine-democratiche sta per entrare in scena nella partita in corso...


e a fianco del Presidente Lombardo...


Che succederà,lo sapremo presto!


E l'area dei movimenti e dei sottomovimenti,che dalla Sicilia all'Abruzzo agita/no la "questione"?


Assomiglia ancora di più al 2 di coppe quannu a briscula è a mazzi!
Orazio Vasta

BRISCOLA (e non solo)A MAZZE...

Persino Blondet si è dovuto sbilanciare. Che mentre svia l'attenzione degli italiani (del nord...) sui dettagliuzzi degli attentati in India, non riesce a dedicare mezza parola a quello che succede a Palermo facendo finta di non capire. Ed invece ora ecco in arrivo aggratis (bontà sua...) la riproposizione di un bel “Pompei e Catania”. Come dire “Napoli e Palermo”. Sicilia e Campania d'accordo. Che i rispettivi vulcani li seppelliscano! 'Quando sovviemmi di cotanta speme', come disse una volta il poeta. E come ripeterà un bel dì il nostro tornando a dolersi di sua sventura...
Continua a leggere...Briscola a mazze
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Il titolo e l'immagine sono di questo blog

lunedì 15 dicembre 2008

"Noi siamo i prediletti da Dio..." (di Attilio Castrogiovanni)

(Nella foto A. Castrogiovanni porta in mano la pentola con il doppio fondo usata in carcere per ricevere e trasmettere messaggi ai patrioti siciliani)
da "IL MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA" (1977)
del Duca di Carcaci.

UN NOBILE MESSAGGIO DI ATTILIO CASTROGIOVANNI DAL CARCERE DI CATANIA
Noi siamo i prediletti da Dio, poiché ci diede la suprema ventura di nascere nella terra che Egli benedice col suo sole, col suo mare, con i suoi fiori, con il suo incanto; siamo i prediletti dalla fortuna, poiché le infinite sventure hanno infine fatto ritrovare ai nostri animi il senso e la direzione delle mete; siamo i prediletti dal destino, poiché, mentre il mondo ha perduto la fede nel suo avvenire e nel suo cammino, siamo i soli a vedere con occhi chiari quel che la Storia comanda.
Noi siamo i suscitatori delle memorie antiche e ricordiamo che Siracusa era la gemma ed il cuore del mondo, quando Romolo tracciava il solco attorno alle misere capanne dei barbari pastori e, con l'uccisione di Remo, imprimeva la stimmata fatale che ancor oggi oscura ed anima la volontà e le azioni della Città che non ha mai amato!
Noi abitiamo la Terra nella quale approdarono, stanchi, tutti gli incompresi, tutti gli avventurosi e tutti gli Eroi; nella quale si rifugiarono gli Iddii fuggiti da Atene devastata ed i seguaci del Cristo di Misericordia martirizzati e perseguitati da Roma proterva.
Noi siamo il Popolo che alla corte del Grande Svevo, primo parlò la dolce lingua, poi usurpata, primo cantò le dolci canzoni, primo diede ai sudditi la dignità di uomini, agli animi la luce delle libertà ed ai popoli la conquista dei parlamenti e delle costituzioni.
Noi siamo i nipoti di coloro che ad Imera con le spade lucenti di vittoria scrissero: « La Sicilia ai Siciliani! »; siamo il Popolo cui il mondo invidia quel « Vespro » al quale tutti gli oppressi guardano come ad una radiosa aurora.
Noi siamo i figli di coloro che, in un supremo anelito di libertà e di amore, per primi cacciarono i tiranni e ci ribellammo alla miseria e con fede generosa credemmo nell'ingenuo mito di un'Italia Madre, per trovare invece frode, tradimento, nuovi tiranni e peggiori servitù e miserie.
Noi, vittime di molti Verre e di moltissimi Giuda, tuttavia non siamo figli dell'odio sterile o del passato che brilla di tutte le glorie e ci piega su tutte le sventure; noi siamo figli della speranza feconda e dell'avvenire che luce di mirabili promesse.
Noi pretendiamo che il sangue nostro ed il nostro sudore, che sono elementi essenziali di vita, indispensabili alla esistenza di ogni uomo, di ogni famiglia, di ogni popolo, siano interamente in nostre mani e sotto il nostro esclusivo controllo: Poiché tutte le Italie, egualmente rapinatrici, han fatto gettito e spreco delittuoso ed infame del nostro lavoro e della nostra sobrietà, trasformando i nostri lavoratori in miserabili schiavi incatenati al triste remo del bisogno e ridotti alla suicida disperazione di odiare i campi, il mare, le miniere, le officine, che danno pane ai figli altrui, ma non ai propri poiché tutte le Italie, egualmente dimentiche del civile dovere di conquistare se stesse, e sempre in cerca di nuove avventure, di nuovi disastri e di nuovi disonori, han trasformato i nostri figli, speranza e ragione della vita, in concime utile alla prosperità altrui, in sanguinosa e dolorante carne da mitraglia.
Noi vogliamo che il sobrio contadino, ridivenuto uomo ed aiutato dalla passione di tutto un Popolo, trovi la forza di spezzare l'incantesimo maledetto del latifondo sterile ed ostile e che col suo amore redima la terra e la conquisti ai figli con il sudore sacro della sua fatica umana; che il marinaio, brunito dal sole e dalla tempesta, solchi sereno i grandi sentieri azzurri per rapire al mare generoso le sue ricchezze e diriga le sue prore di pace alla conquista dei mari del mondo; che il mercante sagace abbia piena libertà di respiro e porti agli altri e prenda per noi tutto quanto giovi al tranquillo benessere ed al civile progresso delle genti; che l'artigiano industre insegni al figlio, che non gli sarà più rubato per essere mandato a morire, l'arte che il padre suo ha trasfuso nelle sue mani sapienti.
Noi vogliamo che il nostro Popolo ospitale mostri agli uomini illusi e delusi di tutto il mondo che, affranti, verranno a cercare rifugio nel bello, come la saviezza antica e la dignità riconquistala abbiano saputo con le armi della pace e del lavoro sottrarre un angolo della terra martoriata al segno di Caino che ha oscurati i cuori e strazia i popoli e i continenti.
Questi noi siamo e questo noi vogliamo.
Si alterneranno le stagioni sul mondo e vestiranno la Terra Madre dì nevi, rose, biade e pampini; passeranno gli anni e dagli oscuri meandri della vita proromperanno le giovinezze nuove, ma giammai sarà ammainato sulle torri e sui cuori il giallo rosso della nostra passione; giammai cesserà di risuonare sui monti e nelle valli, nei campi e nelle città, il grido nostro che invoca la vita e che è come il fiore sanguigno della nostra speranza:
«Vivi Tu, o Patria, e non contare i morti!»
ATTILIO CASTROGIOVANNI
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Schegge impazzite di meridionalismo...(di Andrea Balìa)

Ricevo da Andrea e pubblico...Andrea,come sempre,è determinato,elegante e senza peli sulla lingua....
(La foto è stata inserita dal blog)ACITE AMMUINA…
(schegge impazzite di meridionalismo…)
Chi sa quali sono stati gli eventi e le sorti del meridionalismo degli ultimi 20 anni, sa perfettamente il travaglio che lo ha attraversato dalla nascita di un ritrovato orgoglio e riscoperta d’una memoria storica, al fiorire di associazioni e movimenti (spesso tra loro in disaccordo) fino al traghettamento - non ancora del tutto compiuto – di alcune di essi verso ipotesi più strettamente politiche e non, o almeno non solo, culturali. L’individualismo, strettamente legato agli uomini del Sud (pur se non sempre da leggersi in negativo), ha fatto e fa ancora da padrone :

chi non vuole smuoversi dalle proprie posizioni, chi rivendica rispetto e investiture da primogenitura, chi gli viene l’orticaria a sentir parlare di politica, chi cerca scorciatoie con apparentamenti non del tutto limpidi e giustificabili, chi vuol andare da solo, chi vuole ritagliarsi il ruolo di guastatore a supporto d’ogni iniziativa, ecc..ecc…
Quello che stupisce è una mancanza d’equilibrio che va da un estremo comportamentale e strategico all’altro.
Si passa dalla rivendicazione d’una stanzialità culturale al movimentismo più sfrenato con tutti e comunque.
Fortunatamente s’è fatto largo il superamento di preconcetti legati a vecchie distinzioni ideologiche destra/sinistra, e viene – almeno dichiarata – una trasversalità strategicamente e opportunisticamente accettata come provenienza o strumentalmente praticabile.
Detto ciò come premessa cautelativa a interpretazioni che possano leggere queste osservazioni come figlie d’uno strabismo politico, va però detto che certi paletti vanno pur messi.
Se da un lato risulta apprezzabile un efficientismo che porta ad una serie d’iniziative che caratterizza qualche movimento come affiancatore e propositore di denunce e problematiche anche quotidiane e localistiche, altresì bisogna stare attenti a compagni di viaggio che esulano da sinceri interessi meridionali e storicamente inaccettabili.
L’essersi giustamente voluti liberare dalla gabbia delle ideologie che hanno così fortemente caratterizzato il secolo scorso, dovrebbe conseguenzialmente portarci ad escludere chi pervicacemente le ripropone e se ne fa a tutt’oggi paladino ed interprete.
Oggi leggiamo d’un manifesto denuncia contro la "monnezza" e il "magna-magna" politico; la cosa ci sorprende perché :
dichiararsi contro queste cose è, pur se giusto, ingenuo e non propositivo in quanto è come quei banchetti dove ti chiedono di firmare contro la droga.
E che vuol dire?
Tutti siamo contrari ma è superficiale il dichiararlo senza propositività. Visto le sigle dei partiti la cosa puzza di dietrologia e forse nasconde il vero scopo di alcuni di questi signori : sostituirsi sulle poltrone!
Tra l’altro non ci sono sigle trasversali ma tutte solo d’una parte…
con i nostalgici del fascismo e del comunismo c’è poco da far combutta, così come con chi intende rappresentare il partito più antinordista in versione meridionale (cosa ci azzeccherà mai Alberto da Giussano sul simbolo con noi del Sud? Mah…);
con chi parla di esaltazione della patria italiana, e dei valori risorgimentali cosa ci faremo mai noi….;
con chi viene da amicizie e accordi in Sicilia con gente come Cuffaro & soci è mai credibile dichiararsi contro la "magnopoli" politica?
Insomma da quale pulpito viene la predica…
andare con questa gente è come fare una manifestazione contro le Tv ed il libero mercato col Cavaliere, oppure manifestare contro la classe operaia assieme a Rifondazione Comunista!?!?
Vi pare credibile?
Legarsi, pur solo per qualche iniziativa, a questa gente rema nel senso opposto della fatica a ricercare un minimo d’unità fra le forze meridionaliste; tutti quelli che stanno tentando di proporsi come nuovi (nell’interesse del Sud) rispetto alle vecchie forze e ideologie politiche si disamorano, altro che essere attratti!
Insomma, va bene tutto, l’attivismo, il darsi da fare ecc…ma non va bene lo strafare a destra e a manca, col rischio d’essere dispersivi finendo col diventare delle schegge impazzite’, ovvero come quelli del fantomatico "Facite Ammuina..", su e giù per la nave senza senso.
Un ultimo parere : nei movimenti ribadiamo che vada bene essere d’estrazione politica di provenienza diversa, ma accogliere libri di chiara ideologia fascista e/o persone che saranno pure meridionalisti ma poi hanno blog che propagandano tesseramenti di forze dell’estremo arco politico credo sia inaccettabile.
Hai voglia dire : ma.. gliel’ho detto…, mi ha rassicurato…
Onestamente : non basta più!
Andrea Balìa

La Sicilia,dal Medio Evo alla Rivoluzione del 1848(di Natale Turco)

Sicilia: Il primo Stato d'Europa.
All'inizio del Medio Evo, la marcia di avvicinamento di una nazione al suo traguardo di libertà non può essere vista ancora come una linea retta tra il suo più remoto punto di partenza e quello d'arrivo: ma, specie se il suo territorio è fatalmente un luogo di scontri di civiltà e d'interessi come la Sicilia, segue evidentemente un itinerario che spesse volte ha tutte le sinuosità di un geroglifico.
E già all'inizio del Medio Evo, questa Nazione mediterranea, che il genocidio dei romani aveva fatto regredire per un millennio, stava per cingere, prima in Europa, il titolo di Stato.
L'epopea del conquisto normanno durò trent'anni, da Messina a Noto; ma nella notte di Natale del 1130, con la sfarzosa incoronazione di Ruggiero II, nasceva alfine il Regno di Sicilia: cioè quel primo Stato della Cristianità, le cui strutture fondamentali, Parlamento, Bandiera, Moneta, Esercito , sarebbero rimaste intatte per oltre sette secoli, sia pure con fortune alterne.
Sette secoli di sovranità.
Da quel momento storico trentasei sovrani si succedettero al reggimento di questo Stato fino al 1836, e all'atto stesso di riceverne la Corona tutti giurarono fedeltà e rispetto alle sue Costituzioni.
Mancarono alla parola data Carlo I d'Angiò e Ferdinando III di Borbone: ma mentre il primo venne cacciato a furor di popolo nel lunedì di Pasqua del 1282, la dinastia dello spergiuro Ferdinando, che aveva consumato l'infamia dell'inserimento dell'art. 104 nel Trattato di Vienna, fu dichiarata decaduta dal Parlamento nel 1848.
Anche durante il periodo più triste dei vicerè, il Parlamento Siciliano continuò ad esercitare un'azione notevole in difesa dei diritti di sovranità dell'Isola; gli stessi moti e le sollevazioni popolari di Palermo, di Messina, di Bivona e di tante e tante altre città lungo tutto il XVII e il XVIII secolo non ebbero soltanto intenti antispagnoli ma, dalle anguste questioni di politica municipale, si librarono a quella generale dell'Indipendenza.
E quando il moto generale trasformò il vecchio Parlamento feudale nel nuovo Parlamento fondato sul principio di rappresentanza e sul sistema elettorale, il risultato storico di quelle lotte fu la Costituzione del 25 maggio 1812, che segnò il rientro della Nazione Siciliana tra gli Stati più civili e democratici del mondo moderno.
La lotta ai tiranni.
Il disastro di Waterloo permise ancora alla restaurazione conservatrice degli austro-inglesi di riportare a Napoli Ferdinando III, il quale, ben deciso questa volta a eliminare ogni segno della nostra identità nazionale, pensò addirittura di abolire la gloriosa Bandiera della Sicilia e di abbattere il titolo stesso dello Stato con i due assurdi decreti del 15 maggio e dell' 8 dicembre 1816.
Riprese dunque la lotta dei nostri padri, con le congiure e le Rivoluzioni del 1820-'21, del 1831, del 1837, del 1847, e con l'epica Guerra di popolo che il Comitato Generale dell'Insurrezione, assunti tutti i poteri di Governo provvisorio dell'Isola, dichiarò al Bombardatore il 12 gennaio 1848.
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Fonte: "Cosa vogliono i Siciliani" di Natale Turco (Catania,17 giugno 1980)

domenica 14 dicembre 2008

A proposito dello "STRAPPO"del Presidente Raffaele Lombardo...l'Art.31 dello statuto siciliano...

Ronde modello Sicilia
di Marco Guzzetti

Una ventina di comitati già attivi. Formati da militari e poliziotti in congedo. E guidati dal generale Pappalardo. Così si avvia il progetto di esercito regionale
Vogliamo diventare gli occhi e le orecchie delle forze dell'ordine, in quelle comunità dove più forte è il radicamento della criminalità organizzata... Non è una puntata della fiction sul comandante Ultimo, né una storia di mafia e infiltrati alla Donnie Brasco. Sono le parole di un importante generale dei carabinieri, Antonio Pappalardo: l'ex presidente del Cocer che con i suoi proclami dominò il confronto istituzionale con il governo D'Alema, ha lasciato il servizio attivo ma non la passione per le idee rivoluzionarie. Adesso è impegnato in un altro progetto, non meno inquietante: dare alla Regione Sicilia l'autonomia nel settore della sicurezza. Un 'Piano Siculo' che lo vede alla guida di una rete di ex uomini delle forze dell'ordine nel tentativo di consegnare pieni poteri in materia al governatore Raffaele Lombardo.

Il piano dell'isola L'opzione 'sicurezza' è ai primi posti nell'agenda di Lombardo.
Il governatore di centrodestra ha un obiettivo, scolpito a chiare lettere nel programma del suo Mpa, il Movimento per l'autonomia: "In Sicilia la polizia dovrebbe guidarla il presidente regionale in accordo con le province, piuttosto che con i prefetti".
Quella che Lombardo vuole attuare è una norma mai applicata dello Statuto siciliano, vera e propria carta costituzionale dell'isola.
L'articolo 31 recita: "Al mantenimento dell'ordine pubblico provvede il presidente della Regione a mezzo della polizia dello Stato, la quale nella regione dipende disciplinarmente, per l'impiego e l'utilizzazione, dal governo regionale. Il presidente della Regione può chiedere l'impiego delle forze armate dello Stato".
Altro che guardie padane: in vista della riforma federalista, Lombardo fissa i paletti e punta direttamente al controllo delle forze di polizia e dell'esercito in Sicilia.
Non è l'unica rivendicazione: chiede anche il rispetto dello Statuto in quella norma che prevede "l'istituzione delle sezioni siciliane della Cassazione, che amministrino giustizia rispetto alle controversie con competenza territoriale nell'ambito regionale".
L'ennesima provocazione del presidente che ha definito impostura l'unità d'Italia e ha dipinto Giuseppe Garibaldi come un criminale sceso in Sicilia per massacrare i contadini?

Sotto traccia, gli uomini del suo partito sono già al lavoro per rendere operativo il progetto. Con la regia di Pappalardo, vulcanico generale, compositore e politico. Nel 2000, quando guidava la rappresentanza sindacale dei carabinieri, scrisse una lettera a tutti i reparti dell'Arma in cui ipotizzava la "fondazione di un nuovo tipo di Stato e di una nuova Europa, che i partiti politici così come sono strutturati, e comunque lontani dai problemi dei cittadini, non riescono più a garantire".
Fu sospeso dal comando e finì sotto inchiesta, venendo poi prosciolto.
Il consigliere militare
Oggi Pappalardo è il leader, insieme al fratello Pietro (ex consigliere comunale Udc a Palermo), di una costola del Movimento per l'autonomia di Lombardo. Ed è così diventato una sorta di 'consigliere militare' del governatore: è l'autore sia del documento 'Sistema avanzato di sicurezza per la Regione Sicilia' sia di un disegno di legge già consegnato al capo dello Stato e ai presidenti dei due rami del Parlamento.
Il progetto prende avvio un anno e mezzo fa, quando il generale fonda l'Associazione per la sicurezza e la legalità.
È questo lo strumento che dovrà mettere a regime il progetto di Lombardo. L'Associazione conta già più di 5 mila iscritti e lavora in parallelo con il Supu, il sindacato unitario dei pensionati in uniforme.
Il cui inventore, manco a dirlo, è sempre Pappalardo.
L'Associazione è ramificata in Sicilia e conta su sedi e iscritti anche in Abruzzo, Umbria e Calabria. Il punto di forza però resta l'isola, dove sono già operativi una ventina di comitati.
Al loro interno gravitano carabinieri, poliziotti e finanzieri in congedo.
Il primo è stato costituito a Capaci.
"Una scelta simbolica", spiega Pappalardo: "Perché lì dove lo Stato è stato sconfitto abbiamo fatto nascere il primo presidio per la legalità".
In questa prima fase Pappalardo sta concentrando il suo interesse sui piccoli centri periferici: "Vogliamo diventare gli occhi e le orecchie delle forze dell'ordine in quelle comunità dove più forte è il radicamento della criminalità organizzata e più difficile il contrasto a essa".
L'obiettivo finale, spiega l'alto ufficiale a riposo, è "far sì che Lombardo riesca ad applicare l'articolo 31 dello Statuto e diventi il capo della polizia e delle forze armate nella regione. Dovrà essere una sorta di ministro regionale dell'Interno, perché così dice lo Statuto e così si deve fare per sconfiggere la mafia".
(11 dicembre 2008)
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Fonte: http://espresso.repubblica.it/
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(la foto del presidente Lombardo è stata inserita da questo blog)
Nessun commento all'articolo in questione...non entro nel merito delle "conclusioni" dell'autore...è la solita tiritera...sottolineo solo che lo Statuto speciale, che la Sicilia ha ottenuto con le armi e il sangue degli indipendentisti, è parte integra della Costituzione repubblicana italiana...di conseguenza-anche questa è vecchia storia-la sua non applicazione è un attentato alla stessa carta costituzionale dello Stato italiano...Vuoi vedere-ancora un'altra vecchia storia-che, se il Presidente della Regione siciliana vuole attivare l'art.31 dello Statuto siciliano, è lui che attenta alla Costituzione italiana?
Orazio Vasta


OGGI:ufficializzazione della squadra nazionale di calcio DUE SICILIE

LECCO, OGGI,14 DICEMBRE: Ufficializzazione della squadra nazionale di calcio DUE SICILIE-
Finalmente anche noi nel Torneo di Calcio per le nazionali senza Stato!

Ufficializzazione della squadra nazionale di calcio DUE SICILIE
Finalmente anche noi nel Torneo di Calcio per le nazionali senza Stato!

Un altro piccolo passo che servirà a ripristinare la verità, la verità che per tanti anni è stata coperta infangando il nome e la dignità della nostra gente.
E’ emblematico , o forse no, che l’ufficializzazione della nascita della nostra Nazionale di Calcio avvenga in pieno nord, dove è forte la Lega, ma dove si conta la presenza di oltre 15 milioni di duo siciliani. La maggior parte ignora quella che è la sua storia, le sue origini, quelle vere; preferisce dimenticare quelle che si pensa siano origini pessime, e far finta di niente, pensando di appartenere ad una razza inferiore.
Quando succedono fatti violenti, sui giornali viene segnalata l’origine di chi li compie anche se da una vita abita al nord o magari è nato al nord. E allora ecco segnalata l’origine calabrese, siciliana, campana o comunque del sud fino alla seconda o terza generazione (il senso:qualcosa di cattivo probabilmente è rimasto),mentre sugli stessi giornali Antonio Albanese viene descritto come il “comico lecchese”.
E allora anche il calcio, sport popolare e conosciutissimo, ci può aiutare a diffondere la nostra cultura e a far conoscere la nostra storia. Ci aspettiamo la presenza numerosa di Duosiciliani, perché parleremo anche della farsa risorgimentale, e dei danni enormi che ha prodotto ai nostri territori.
Un piccolo passo, che insieme ad altri ci farà arrivare alla meta; il riscatto della nostra gente, e il recupero della nostra memoria, orgogliosi di essere Duosiciliani.
Zangari Emilio
Comitati Due Sicilie- Lombardia
INFOLINE: 335-1353625

"Il brigantaggio è sempre stato ed è ancora una storia da espellere, da cancellare"

Ricevo e pubblico...
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Editoriale Il Giglio, 2008 - € 10,00 + spese postali
Uno Dio e uno Re
il brigantaggio come guerra nazionale e religiosa
di Antonella Grippo
«Ancor oggi si ricorda quando i boschi venivano incendiati da fiamme alte e nere. Si snidavano uomini come topi, si fucilavano ai muri e si tenevano in posa, dritti per i capelli. Si picchiavano e si violentavano donne e si fotografano nude a terra senza rimorso. Senza pietà.
Ancor oggi il Regno delle Due Sicilie vive, nella memoria e nel dolore, l´epopea dei suoi difensori. Coraggiosi capitani stranieri, guerriglieri di Dio. Soldati sbandati. Briganti senza divisa. Morti senza un nome».
«Il brigantaggio è sempre stato ed è ancora una storia da espellere, da cancellare. Unita l´Italia, sono rimaste aperte delle ferite lente a rimarginarsi. Un sottofondo di soprusi, violenza e illegalità diffusa difficile da arginare e destinato a tornare costantemente a galla. Un sottosuolo carsico di illiceità che permane da oltre 140 anni e infetta un paese, nato male, cresciuto peggio».
Il nuovo libro pubblicato dall´Editoriale Il Giglio - scritto da Antonella Grippo, profonda conoscitrice della storia del brigantaggio ed autrice di numerosi lavori sull´argomento - affronta uno dei temi più scottanti dell´unificazione, vera incognita dell´equazione italiana che non potrà trovare soluzione fino a quando i documenti degli Archivi resteranno segreti e fino a quando non sarà avviato un confronto onesto e libero da preconcetti e retoriche.
Dieci anni di rivolta contro uno Stato usurpatore e rapace, dieci anni di violenta e devastante repressione, sono stati l´atto di nascita dell´Italia unita. I segni lasciati sono molto più profondi di quanto si possa immaginare: solo attraverso questa lettura è possibile spiegare sentimenti ed atteggiamenti culturali che da sempre connotano i rapporti tra Nord e Sud, come la reciproca mancanza di fiducia, la "disaffezione alle Istituzioni e lo scarso senso civico" che si imputano ai Meridionali, la malcelata convinzione che il progresso socio-economico delle regioni settentrionali sia fondato su una pretesa superiorità morale. Solo attraverso questa lettura è possibile spiegare anche, e soprattutto, la nascita e il permanere di classi dirigenti ipocrite, disoneste, prone ai poteri forti, corrotte e corruttrici, disposte ad ogni sorta di collusioni. Solo così, si spiegano 148 anni di politica nazionale agita con l´unico obiettivo del bene privato e il baratro economico tra Nord e Sud scavato con le braccia e il sudore dei Meridionali.
Fino a quando non sarà tutto chiarito su quel primo atto di nascita dell´Italia unita, tutto quel che è seguito continuerà a non essere comprensibile e parlare di futuro, qualunque esso sia, non avrà senso.
Il nuovo libro sarà presentato
venerdì 19 dicembre 2008, ore 19.00
nella sede di Via Crispi, 36/A - Napoli
in occasione del tradizionale scambio di auguri con i Soci e gli Amici dell´Editoriale Il Giglio
Uno Dio e uno Re sarà in distribuzione a partire dal 19.12.08 ed è possibile richiederlo sin da ora cliccando
qui

sabato 13 dicembre 2008

"ISORGENZA":VIA IL NOME DEI SAVOIA DALLE STRADE DI NAPOLI!

INSORGENZA CIVILE:CANCELLARE I SAVOIA DA STRADE DI NAPOLI -
NAPOLI, 12 DIC -''Insorgenza Civile'' promuovera' una petizione popolare per cancellare dalle strade di Napoli i nomi dei Savoia. Il movimento lancera' una raccolta di firme a questo scopo nei prossimi giorni.
''Se il consiglio comunale di Gaeta chiede ai Savoia i danni patrimoniali , morali e per crimini contro l'umanita' - afferma Vittoria Mariani, portavoce regionale di 'Insorgenza Civile' - vuol dire che finalmente il Sud si sta svegliando. La storia ci mette del tempo, ma esattamente come la giustizia Divina fa in modo che tutti i nodi vengano al pettine''.
''Ora che il primo macigno e' stato gettato nello stagno bisogna procedere cominciando a far sparire i nomi delle strade di Napoli intitolate ai predoni savoiardi a cui per la logica legge dei vincitori vennero intitolate, sostituendole con i nomi di persone di spicco della tradizione e della cultura locale'',conclude il portavoce di Insorgenza Civile.
Fonte: ANSA
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http://www.insorgenza.it/

venerdì 12 dicembre 2008

La Nazione Siciliana-dal 469 agli arabi (di Natale Turco)

La crescita della Nazione Siciliana.
Quando (...)la spinta dei popoli indo-germanici determinò il crollo dello Stato romano d'Occidente e della sua mostruosa organizzazione carceraria, anche la Sicilia si vide libera, nel 469, per lo sbarco dei Vandali. Vandali, Goti e Ostrogoti si mostrarono civilissimi con i Siciliani: e, nei settant'anni durante i quali vi ebbero giurisdizione, nell'Isola regnò la pace e il lavoro. L'artigianato, il commercio e l'agricoltura rifiorirono per completo e tutte le città poterono ricostituire quei loro organi amministrativi autonomi che il nefando dominio coloniale di Roma aveva svuotato di ogni dignità curiale. L'accorta politica economica di Odoacre e di Teodorico, risparmiando tra l'altro ai Siciliani il peso di tutti i gravami fiscali che li avevano dissanguati per il passato, assicurò all'Italia la sopravvivenza alimentare.Ma il folle sogno giustinianeo della ricostituzione dell' Impero romano doveva ostruire ancora per secoli la lunga marcia del nostro popolo verso la libertà; i Bizantini, infatti, invasero l'Isola nel 535 e la tennero fino alla metà del IX secolo. Si deve tuttavia riconoscere, che , a differenza di quella per l'Italia, Giustiniano promulgò per la Sicilia una particolare Costituzione, anteriormente al 554: che fino ai primi decenni del VII secolo l'Isola ebbe un'amministrazione civile, militare e finanziaria propria, e che la profonda riforma dello Stato bizantino, dal VII secolo in avanti, riconobbe esplicitamente la personalità etnica , politica e territoriale dell'Isola, col farne appunto uno dei ventinove distretti autonomi nei quali si articolò. Questi motivi di grande valore storico e giuridico dimostrano che anche Bisanzio, dopo Roma, riconobbe il passato e il diritto sovrano della Sicilia, oltre che la sua formidabile collocazione geo-politica nel Mediterraneo.Ciò però non poteva bastare a un popolo che non ha mai rinunciato all'indipendenza, e la sfida all'egemonia burocratica e militare della grande potenza bizantina si ebbe regolarmente nelle sollevazioni del 668, del 716 e del 781.Nell'827, infine, il moto capeggiato da Eufemio riuscì in gran parte allo scopo, con l'aiuto degli Arabi; e se il destino volle che Eufemio morisse un anno dopo, sotto le mura di Enna, il fatto che dal 947 si costituì nell'Isola un Emirato siciliano ereditario e indipendente dall'impero Islamico è di per sé abbastanza dimostrativo del progresso sostanziale della Nazione verso la sua mèta storica. In ogni caso, la pacifica coesistenza di razze, di costumi e di religioni; il rispetto più assoluto della libertà individuale, della proprietà privata e delle singole attività; l'incessante crescita culturale e tecnologica; il benessere economico raggiunto da tutte le classi tra il IX e l'XI secolo sono i dati positivi che, in quel periodo di barbarie, di schiavitù e di fame per l'Italia e l'Europa, si registrano solo per la Sicilia araba.
Natale Turco
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fonte:"Cosa Vogliono i Siciliani",scritto dal 'avvocato Natale Turco e pubblicato nei primi anni '80 dal distretto di Catania del Fronte Nazionale Siciliano-Sicilia Indipendente.