Visualizzazione post con etichetta Dalla parte dei bambini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Dalla parte dei bambini. Mostra tutti i post

martedì 5 maggio 2009

SCOPERTO A CATANIA UN SITO CHE INNEGGIAVA ALLA PEDOFILIA !

CATANIA - "Violentare un bambino è proprio una bella cosa e se il sesso è come il cioccolato, perchè non farlo gustare anche ai bambini? Tutto sommato è una questione di usi e costumi, ma non ci sono remore: la pedofilia è un bene".

È il contenuto 'ideologico' di un portale che inneggiava alla pedofilia scoperto su Internet dall'associazione Meter e oscurato dalla polizia postale di Catania.

Il sito è stato sequestrato perchè "socialmente pericoloso".

giovedì 2 aprile 2009

PETIZIONE contro il trattamento incivile subito da una donna ivoriana di 25 anni,che ha dato alla luce il suo bambino al Fatebenefratelli di Napoli.

Al Governo italiano
AL CENTRO PER LA GIUSTIZIA MINORILE DI NAPOLI
Con la presente vogliamo denunciare il trattamento incivile subito da una donna ivoriana di 25 anni che lo scorso 5 marzo 2009 ha dato alla luce il suo bambino al Fatebenefratelli di Napoli.

La donna è stata vittima di una vera e ingiustificata persecuzione che le ha reso un giorno lieto l'inizio di un incubo.

Nel mentre la donna dava alla luce il suo bambino in una stanza accanto un medico inviava un fax per denunciarne la clandestinità: abusando di una legge non ancora varata.

La donna si chiama Kante e da due anni in Italia , cioè da quando un commando di uomini delle «milizie governative» della Costa d'Avorio hanno ucciso suo marito.

Al suo arrivo ha chiesto lo status di rifugiata politica: il nostro Stato tuttavia non ha ancora dato esito positivo alla sua richiesta lasciandola alla stregua di un qualsiasi criminale clandestino.

Quando è avvenuto il parto in ospedale hanno richiesto alla donna i documenti ma non è bastata la fotocopia del passaporto e la richiesta di soggiorno scaduta ha fatto sentire il medico in diritto di denunciarla e strapparle dalle braccia il bambino.

Il piccolo Abou non è stato quindi allattato dalla madre ed è stato dimesso con lei solo quando all'undicesimo giorno la questura di Napoli ha confermato l'identità della donna che vive nel quartiere napoletano di Pianura.

Crediamo sia stata fatta una grave ingiustizia e vorremmo far si che ciò non possa piu accadere.

Chiediamo sia immediatamente riconosciuto alla donna lo status di rifugiata politica e quindi il permesso di soggiorno e le dovute scuse pubbliche.

Teniamo a precisare che noi cittadini siamo in disaccordo con questa legge che vedrebbe i medici possibilitati a denunciare i clandestini in cerca di cure.

Questo tenendo presente delle continue scorribande che quotidianamente accadono nelle e sulle nostre strade: clandestini che se feriti mortalmente sarebbero costretti a non cercare aiuto negli ospedali Questa legge permetterebbe il riaccendersi della clandestinità medica e obbligherebbe persone malate e magari contagiose a non cercare nei nosocomi cure: mettendo a rischio di contagio gli stessi cittadini.

Grazie dell'attenzione
***********
Primi firmatari:
Roberta Lemma
Patrizia Follari
Orazio Vasta
==========

mercoledì 1 aprile 2009

Migrante partorisce in ospedale,la polizia la ferma!

Al Fatebenefratelli di Napoli il caso di una ivoriana in attesa dello status di rifugiato
Non ha potuto allattare il neonato.
Il legale: applicano una legge che non c'è
Migrante partorisce in ospedalee gli agenti la fermano
di CONCHITA SANNINO
NAPOLI - Voleva solo partorire il suo bambino. Si è ritrovata invece, dopo poche ore, con le forze dell'ordine richiamate in corsia da qualcuno dell'ospedale, forse un assistente sociale. Ha visto gli agenti che bussavano alla sua stanza di degente per la notifica di un ordine urgente: "Presentarsi in questura per l'identificazione". Ed è finita che quella madre ivoriana, ufficialmente "in attesa di status di rifugiato politico", non ha potuto allattare il suo neonato, Abou, per una decina di giorni, fino a quando non è arrivata dagli uffici dell'Immigrazione la conferma che il suo fascicolo esisteva davvero, e che quella donna non aveva raccontato frottole, né fornito falsa identità. Tutto incredibile, eppure vero. Proprio come se la controversa norma inserita dalla Lega nell'ambito del pacchetto sicurezza, quella che invita i medici a denunciare i pazienti senza permesso di soggiorno, fosse già entrata in vigore. Assaggio di una deriva annunciata. L'allarme lanciato da centinaia di specialisti in tutta Italia persino con petizioni inviate al capo dello Stato, il nodo dei "medici-spia" che ha infiammato il Parlamento spaccando perfino il Pdl, è già cronaca. Un caso unico. Che crea scandalo.
A Napoli.
Una vicenda rimasta sotto silenzio per alcune settimane. Avviene nel quartiere Posillipo, la città d'elite.
Nell'ospedale retto da un ordine religioso, il Fatebenefratelli.
Il 5 marzo scorso.
Storia di Kante, giovane madre della Costa d'Avorio, 25 anni, vedova di un marito assassinato sull'uscio di casa nel 2005 nella loro città d'origine, Abidjan, in attesa da anni del riconoscimento dell'asilo politico.
Kante vive ora alla periferia nord, un buco nell'alveare di Pianura, il quartiere della guerriglia sui rifiuti. Di aspetto fragile, sguardo spento dietro le numerose battaglie affrontate, Kante racconta: "In ospedale ci hanno chiesto i documenti, non gli è bastata la fotocopia del mio passaporto, mentre l'originale era trattenuto dalla polizia per la mia richiesta in corso. Non gli è piaciuta neanche la richiesta di soggiorno ormai scaduta. E per oltre 10 giorni mi hanno tenuta separata dal bambino".
Undici giorni è rimasto il piccolo Abou in ospedale: "Non lo hanno dimesso, non me lo hanno dato, fino a quando la questura ha confermato la mia identità. Ho temuto che me lo portassero via, che non me lo facessero stringere più tra le braccia".
Neppure il padre del bambino, Traore Seydou, un falegname della Costa d'Avorio che qui si arrangia a fare il manovale in nero, ha ottenuto che venisse dimesso: "Non ero presente al momento del parto - dice - E quindi il piccino è stato registrato con il nome della madre".
"'Non possiamo consegnarlo a te', mi hanno detto in ospedale.
D'altra parte anche io sono senza permesso di soggiorno, in attesa che venga accolta la mia richiesta di asilo politico".
Ma a ricostruire e denunciare la vicenda anche al Parlamento europeo è l'avvocato Liana Nesta, già avvocato di parte civile in alcuni importanti processi antimafia, al fianco delle famiglie di vittime innocenti.
"Siamo di fronte a un caso illegittimo, di assoluta gravità", spiega.
"Delle due l'una - aggiunge l'avvocato - o nell'ospedale napoletano Fatebenefratelli c'è un medico o un assistente sociale più realista del re che ha messo in pratica una legge non ancora approvata da questa Repubblica; oppure qualcuno ha firmato un abuso inspiegabile ai danni di una madre e di una cittadina. Conservo copia del fax partito dalla direzione amministrativa dell'ospedale, proprio nel giorno in cui partoriva la signora Kante, e indirizzata al fax del commissariato di polizia del quartiere".
(1 aprile 2009)
Fonte:la repubblica

domenica 29 marzo 2009

UNO SCANDALO DI NOME PANAF:L'ARTICOLO CENSURATO DI PAOLO FUSI,LEGGETELO E RIMMARRETE A BOCCA APERTA !!!

Avete un bimbo un pò fastidioso e pochi soldi per blandirlo a colpi di cioccolato e suonerie per telefonini?
Vendetelo in Nigeria e rifatevi una vita.

Tutto perfettamente legale.

E non crediate di essere dei mostri.

Se volete eccedere c'è anche la possibilità di mandare il piccolo rompiscatole in vacanza in Mozambico, dove ve lo squartano, ne vendono i pezzi di ricambio e vi pagano la vostra percentuale su una banca di vostro piacimento.

Esentasse.

Già vi vedo con gli occhi increduli: ma che dice sto scemo?

Se non mi credete telefonate allo 001-770-4399809.

Risponde il Panaf Nite Club di Doraville, in Georgia (Stati Uniti). L'addetto allo smistamento si chiama Ugo Onyemaobi, ed è uno che non scherza, abituato a scelte impopolari.

E' lui, novello Salomone, a decidere sulla sorte dei pargoli: chi è carino, a prescindere dal sesso, viene affidato ad intermediari per pedofili russi e arabi.

Chi è bruttino, a prescindere dal sesso, è destinato alle guerre d' Africa, alle miniere di diamanti o alla schiavitù in Arabia Saudita.

Il Panaf è collegato con una potente organizzazione di nigeriani e liberiani che prospera nelle città di Doraville, Marietta, Stone Mountain e Peachtree City - bei nomi pieni di dolcezza in una terra diretta col pugno di titanio da estremisti cattolici di tutte le razze, divisi in sette apocalittiche da far rabbrividire un mujaheddin.

Le ditte che si occupano della "trasposizione della massa lavoratrice" si trovano soprattutto in Africa: in Nigeria e Liberia, ma anche in Senegal, in Guinea, in Ghana, in Sierra Leone, in Libia.

A coordinarle ci sono due gentiluomini d'altri tempi: Eugene Opara (proprietario del Panaf, referente dello stato federale nigeriano di Imo per gli Stati Uniti d'America e segretario particolare dell' ex dittatore liberiano Charles G. Taylor) e Foday Saybana Sankoh, generalissimo del RUF (Revolutionary Unity Front, un esercito mercenario che difende i comuni interessi libici, americani e russi nei campi di diamanti disseminati tra la Sierra Leone e la Liberia), che abita in una suite all' Hotel Deux Fevrier a Lomè, la capitale del Togo.

Potete vendere i vostri scavezzacolli senza preoccupazioni legali.

Se volete eccedere in prudenza, dopo averli consegnati, potete denunciarne la scomparsa all'assicurazione ed alla polizia.

Dato che l' Unione Europea non ha ancora reso obbligatori i chips elettronici iniettati nel collo (ci sono, li fanno una società legata alla famiglia di Bin Laden ed una società tedesca fondata dal regime nazista nel 1933), nessuno potrà mai rintracciare il minore.

Se sopravvive, avrà imparato una severa lezione sulla vita, le buone maniere, molta disciplina, ed avrà un mestiere sicuro per la futuro.

Se ci sono società italiane che aiutano?

Capisco, certo, non siete molto familiari con le lingue straniere...

Non è il caso di farne una malattia.

A prescindere dal fatto che molti impiegati libici parlano fluentemente l'italiano, c'è una societuccia somala che appoggerebbe l'organizzazione di questi soggiorni di studio per bimbi che rompono.

La gestisce a Mogadiscio un cugino di Said Omar Mugne - un vecchio amico di Bettino Craxi, da lui e dai suoi incaricato di portare la pace (a cannonate) e la prosperità (seppellendo materiali radioattivi nelle campagne somale) deell'ex colonia italiana.

Non per altro, ma non vorremmo che Berlusconi o chi per lui ci accusino di non aver tenuto conto come si deve, nel pubblicizzare un mercato che cresce, il Made in Italy.

Chiedetelo al suo amico Beretta, che secondo la procura della Repubblica di Brescia rifornirebbe (involontariamente) Al Qaida in Iraq con le pistole dismesse dei servizi segreti italiani.

PAOLO FUSI

sabato 14 marzo 2009

Un uomo indagato per violenza sessuale sulla figlia di 3 anni, potra' portare nella sua casa la bambina...

Un uomo indagato per violenza sessuale sulla figlia di 3 anni, potra' portare nella sua casa la bambina e tenerla per il fine settimana. Un giudice di Milano ha infatti respinto il ricorso presentato dagli avvocati della moglie romena separata, con cui si chiedeva di impedire al marito di vedere da solo la bambina, presentando anche l'avviso di chiusura delle indagini nei confronti dell'uomo per presunti abusi sulla figlia, ma il giudice non l'ha ritenuto sufficiente.
**********
QUESTA E' LA NOTIZIA...Ora,il soggetto,che non riesco a chiamare uomo, è "SOLO" indagato,indagato per violenza sessuale nei confronti della propria figlia di 3 anni...Non è stato ANCORA processato e le indagini sono ANCORA in corso...E,in tutto questo scenario,viene permesso a questo soggetto non solo di vedere la bambina,ma di poterla poterla portare a casa sua "per il fine settimana".Mi chiedo,il soggetto in questione è indagato per violenza sessuale sulla figlioletta,o no?La risposta è affermativa!Quindi,come si può permettere, ad un soggetto ANCORA indagato con l'accusa di aver violentato la figlioletta,di portarsi a casa sua quella che sarebbe la sua vittima?

sabato 31 gennaio 2009

SAN GIOVANNI BOSCO,oggi!

DALLE “LETTERE” DI SAN GIOVANNI BOSCO
"Se vogliamo farci vedere amici del vero bene dei nostri allievi, e obbligarli a fare il loro dovere, bisogna che voi non dimentichiate mai che rappresentate i genitori di questa cara gioventù, che fu sempre tenero oggetto delle mie occupazioni, dei miei studi, del mio ministero sacerdotale, e della nostra Congregazione salesiana. Se perciò sarete veri padri dei vostri allievi, bisogna che voi ne abbiate anche il cuore; e non veniate mai alla repressione o punizione senza ragione e senza giustizia, e solo alla maniera di chi vi si adatta per forza e per compiere un dovere.Quante volte, miei cari figliuoli, nella mia lunga carriera ho dovuto persuadermi di questa grande verità! E’ certo più facile irritarsi che pazientare: minacciare un fanciullo che persuaderlo: direi ancora che è più comodo alla nostra impazienza e alla nostra superbia castigare quelli che resistono, che correggerli col sopportarli con fermezza e con benignità. La carità che vi raccomando è quella che adoperava san Paolo verso i fedeli di fresco convertiti alla religione del Signore, e che sovente lo facevano piangere e supplicare quando se li vedeva meno docili e corrispondenti al suo zelo. Difficilmente quando si castiga si conserva quella calma, che è necessaria per allontanare ogni dubbio che si opera per far sentire la propria autorità, o sfogare la propria passione.Riguardiamo come nostri figli quelli sui quali abbiamo da esercitare qualche potere. Mettiamoci quasi al loro servizio, come Gesù che venne a ubbidire e non a comandare, vergognandoci di ciò che potesse aver l’aria in noi di dominatori; e non dominiamoli che per servirli con maggior piacere. Così faceva Gesù con i suoi apostoli, tollerandoli nella loro ignoranza e rozzezza, nella loro poca fedeltà, e col trattare i peccatori con una dimestichezza e familiarità da produrre in alcuni lo stupore, in altri quasi scandalo, e in molti la Santa speranza di ottenere il perdono da Dio. Egli ci disse perciò di imparare da lui ad essere mansueti e umili di cuore (4r.Mt 11,29).Dal momento che sono i nostri figli, allontaniamo ogni collera quando dobbiamo reprimere i loro falli, o almeno moderiamola in maniera che sembri soffocata del tutto. Non agitazione dell’animo, non disprezzo negli occhi, non ingiuria sul labbro; ma sentiamo la compassione per il momento, la speranza per l’avvenire, e allora voi sarete i veri padri e farete una vera correzione.In certi momenti molto gravi, giova più una raccomandazione a Dio, un atto di umiltà a lui, che una tempesta di parole, le quali, se da una parte non producono che male in chi le sente, dall’altra parte non arrecano vantaggio a chi le merita.Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi.Studiamoci di farci amare, di insinuare il sentimento del dovere, del santo timore di Dio, e vedremo con mirabile facilità aprirsi le porte di tanti cuori e unirsi a noi per cantare le lodi e le benedizioni di colui, che volle farsi nostro modello, nostra via, nostro esempio in tutto, ma particolarmente nell’educazione della gioventù".

mercoledì 28 gennaio 2009

Il pettirosso...ripugnante canzone di Gino Paoli.... VERGOGNA!!!

"Aveva gli occhi come un pettirossoera
una donna di undici anni e mezzo
si alzò la gonna per saltare il fosso
aveva addosso un vestitino rosso.
Mentre passava in mezzo a quel giardino
di settant'anni incontrò un bambino
voleva ancora afferrare tutto
e non sapeva cos'é bello e cos'é brutto
e l'afferrò con cattiveria
lei si trovò le gambe in aria
lui che cercava cosa fare
c'era paura e c'era male.
E il male lo afferrò proprio nel cuore
come succede con il primo amore
e lei allora lo prese tra le braccia
con le manine gli accarezzò la faccia
così per sempre si addormentò per riposare
come un bambino stanco di giocare" .
*******************************
Quello che avete appena letto è il testo di una canzone,"Il pettirosso", del signor Gino Paoli.Il noto cantautore sostiene, che questo brano nasce "dalla pretesa di umanità per tutti e due i protagonisti, anche del mostro... un borderline che non sa cosa è bene e cosa è male...Lo stupro non si consuma fino in fondo, il vecchio ha un attacco di cuore mentre tenta la violenza e la bambina che lo vede a terra morente prova pietà invece di odio...La comprensione invece della condanna: solo così in una società si evitano gli sbagli nel futuro. Dovrebbe insegnarci molte cose, se guardiamo agli ultimi avvenimenti”.
A quali avvenimenti si riferisce il signor Paoli?
Ai bambini violentatii e trucidati?....
Secondo Paoli,questi bambini devono riuscire a donare comprensione ai loro aguzzinii,i quali-come il "mostro" della canzone-non sanno distinquere il bene dal male...
"Brutto modo di invecchiare, quello di Gino Paoli",ha commentato qualcuno,RIPUGNANTE,aggiungo io!
Intanto,la commissione bicamerale per l'Infanzia,nell'ambito di una indagine conoscitiva, ha deciso di ascoltare il cantautore....
Orazio Vasta
***********************
Sono assai sconcertato per l’intervista che Fabio Fazio ha fatto ieri sera a Gino Paoli. In un certo senso ha sdoganato, nel modo peggiore possibile, un argomento assai scottante che riguarda l’esteso fenomeno della pedofilia nel nostro Paese.
Io sono contrario ad ogni forma di censura ma credo che la libertà non debba mai essere disgiunta dalla responsabilità sempre e specialmente quanto si discute di fronte a milioni di persone che possono soltanto ascoltare e non intervenire. E quando si parla di un turpe reato contro la persona punito dal codice penale.
L’arte non può giustificare tutto quando non è limitata soltanto a coloro che scelgono di goderne ma messa a disposizione di tutti.
Un grande scrittore triestino descrive l’episodio dello stupro di un bambino consenziente che avviene ad opera di un magazziniere. Ma la descrizione del turpe evento che lo scrittore alleggerisce con l’arte della sua scrittura può essere conosciuta soltanto da chi apre il libro e legge. Lo stesso non può dirsi della canzone di Gino Paoli che è assai meno poetica ed innocente di quanto si vuole fare apparire. Intanto la bambina è descritta come ha descritto i bambini "tentatori" un noto monsignore quando ha affermato "i bambini provocano". Si parla di una donna di undici anni e mezzo.
Insomma una Lolita corrotta, una donna..... Dobbiamo accettare l’idea che una bambina di undici anni e mezzo è una donna?
Questa idea ha uno scopo che è quello usato dai criminali pedofili: alleggerire la colpa. Insomma, tutto sommato, è una donna!!
L’idea della bambina che abbraccia il pedofilo dopo l’infarto e lo carezza come un giocattolo che si sia guastato accredita l’idea di una volontà di unirsi al vecchio delusa come delude un giocattolo si cui si rompe il meccanismo.
Insomma la descrizione della bambina è tutt’altro che poetica.
Gli occhi da pettirosso sono in funzione del meccanismo di un evento in cui la sequenza è scandita dalla gonna alzata del vestitino rosso e dal "salto del fosso" cioè dall’offerta di disponibilità corporale.
Sono sconcertato e scandalizzato di tutta questa storia e non condivido per niente il tono generale della intervista che tendeva a circondare di una coltre di poesia e di arte la storia.
L’affermazione di Gino Paoli che si tratta di emozioni che ognuno percepisce secondo la sua sensibilità e che, insomma, chi non le percepisce come una delicata e struggente storia di arte e di poesia è sporco è particolarmente cinica ed inaccettabile.
Pietro Ancona
http://bellaciao.org/it/



giovedì 15 gennaio 2009

SOSTENIAMO EMERGENCY !

...richiedi la tessera AMICI DI EMERGENCY e sostieni in modocontinuativo gli ospedali, i progetti e le attivita' di Emergency inAfganistan, Cambogia, Iraq, Italia, Repubblica Centrafricana, SierraLeone e Sudan.
Alcune catene di negozi, cinema e teatri concedono agevolazioni aitesserati di Emergency, praticando sconti a coloro che esibiscono latessera "Amici di Emergency" completa del bollino dell'anno in corso.
La tessera ha validita' da gennaio a dicembre 2009.

Dolore muto (di Dacia Maraini-da "la repubblica")


Tre, cinque giovani uomini camminano portando in braccio dei bambini avvolti in lenzuoli bianchi. Li tengono riparati come per difenderli dal freddo e dal vento, camminando in mezzo ai detriti. Ma da come cadono all'indietro le piccole teste sulle braccia dei giovani padri si capisce che quei bambini sono morti.Due, tre donne se ne stanno sedute in quella che si indovina essere un'aula scolastica, con le pareti tappezzate di disegni infantili dai colori squillanti.
Le donne stringono al petto dei fagotti avvolti in coperte colorate.
Lì per lì potrebbero essere prese per delle madri che tengono in braccio i figli addormentati. Ma dal colore livido delle facce si capisce che sono bambini senza vita.I giovani uomini camminano verso qualcosa che potrebbe essere una tomba, seguiti da altri uomini. Non gridano, non danno segno di dolore. Le donne nell'aula scolastica anche loro se ne stanno composte, sedute immobili con la testa china, i volti seri coperti da fazzoletti a fiori bianchi e neri.Sono due fotografie che prendono a pugni lo stomaco, uscite sui giornali più popolari. Cosa ci dicono queste fotografie? Che il mondo sta uccidendo i suoi piccoli. Un segno che, quando appare nell'universo animale, è sintomo di una volontà di suicidio della specie. Uccidere bambini vuol dire sopprimere il futuro. E sopprimere il futuro vuol dire togliere di mezzo la speranza e la gioia di vivere.Sappiamo quanto sia complicata e difficile questa guerra. Sappiamo che Israele è un Paese minacciato, non tanto dai palestinesi quanto da gran parte dei Paesi islamici, soprattutto dall'Iran che ha dichiarato piu volte di volerla distruggere. Certamente questo crea un irrigidimento della difesa ad oltranza. Ma sinceramente non crediamo che i bombardamenti ciechi che uccidono tanti civili, colpevoli solo di abitare in quella piccola striscia, sia un buon sistema per risolvere la questione.Una prova di forza, lo capiamo. Ma quanto la forza militare riesce a risolvere le cose? Sono riuscite le bombe a pacificare un Paese come l'Iraq? Sono riuscite le bombe a liberare l'Afghanistan dai tirannici Talebani? La risposta abbastanza evidente è no. Possibile che queste esperienze recentissime non abbiano insegnato niente a un Paese civile come Israele?Per fortuna molti israeliani in questi giorni stanno protestando contro questi bombardamenti. E non sono solo intellettuali, ma gente comune, di tutte le classi e tutte le età. I bombardamenti oltre che micidiali sono inutili. Più che inutili, decisamente dannosi per il futuro del Paese. Ognuno di questi bambini è un motivo di risentimento in più, un motivo di rabbia e uno sprone all'odio. Come non capire questo semplice meccanismo di causa ed effetto?Qualcuno ha parlato di ingenuità. Sono ingenui i pacifisti, si dice. Il mondo procede solo per rapporti di forza. Quindi è inutile fare i buonisti quando tutto è rapina, dominio, vendetta, voglia di distruzione. Si salva solo chi si mostra più forte.Ammettiamo che sia così. Che il mondo sia regolato solo dai rapporti di forza.
E allora io dico che Israele sottovaluta pericolosamente la forza di quei piccoli corpi morti che colpiscono l'immaginazione di chi guarda. L'immaginazione ha una forza che non possiede nessuna bomba, nessun fucile, nessun razzo al mondo.
L'immaginazione partorisce dolore.
Il dolore partorisce giudizio.
Il giudizio partorisce indignazione.
La grande madre immaginazione, anche quando se ne sta nascosta e silenziosa, alla lunga non può che vincere sulla palese brutale forza degli esplosivi.
Dacia Maraini (la Repubblica del 12/01/2009)

venerdì 2 gennaio 2009

"Milioni di bambini muoiono di malaria..."(A.Bettozzi)

====================
Ecco un'altra poesia del poeta Armando Bettozzi,che ringrazio per l'attenzione che ha verso questo blog e verso i bambini. Orazio Vasta
_______________
Malaria !
(milioni di bambini muoiono di malaria.
I medicinali a loro disposizione o sono inefficaci
o sono contraffatti.
I soldi per le medicine buone non ci sono.
Né tanto meno per operazioni di disinfestazioni
a tappeto
)

La notte non di stelle ma di voli
riempie l’aria calda intorno al sonno
di bimbi senza sogni.
Voli sottili, silenziosi e sparsi
s’aggirano pungenti e minacciosi
che neanche il cielo, vede.
Van seminando il seme della morte
negl’indifesi corpi ai mali avvezzi
e rassegnati e stanchi.
E senza vergognarsi, la vergogna
vola anch’essa, seppure mestamente,
sopra capanne e fango,
sopra la mano che soltanto chiede
di non morire, e che non può pagare:
ma la vergogna, ignora,
e l’uomo sta a guardare.

Armando Bettozzi

"MUY FELIZ NAVIDAD DE PARTE DE TODOS LOS MIEMBROS DE LA ASOCIACIÓN JUSTICIA Y VERDAD Y DE PARTE DE TODOS LOS NIÑOS EN SITUACIÓN DE CALLE..."

******************************Caro Orazio,anche se in ritardo desideriamo inoltrarti gli Auguri da parte della dott.ssa Chantal Hulin Jiraseck, direttamente dal Paraguay.
============
PER TUTTO L'APPOGGIO RICEVUTO DURANTE L'ANNO.
PRENDIAMOCI UN MOMENTO DI PAUSA NEL CAMMINO, PER RIEMPIRCI DI FORZA E PER ANDARE AVANTI.
TANTI AUGURI DI NATALE DA PARTE DI TUTTI I MEMBRI DELL'ASSOCIAZIONE "JUSTICIA Y VERDAD" E DA PARTE DI TUTTI I BAMBINI DI STRADA E DELLA ZONA RURALE CHE HANNO RICEVUTO UN AIUTO
.

POR TODO EL APOYO RECIBIDO DURANTE EL AÑO.HACEMOS UN ALTO EN EL CAMINO , PARA LLENARNOS DE FUERZA Y SEGUIR ADELANTE.MUY FELIZ NAVIDAD DE PARTE DE TODOS LOS MIEMBROS DE LA ASOCIACIÓN JUSTICIA Y VERDAD Y DE PARTE DE TODOS LOS NIÑOS EN SITUACIÓN DE CALLE Y DE LA ZONA RURAL QUE HAN RECIBIDO UN ALIVIO
.


Dra. Chantal Hulin
PresidenteAsociación Justicia y Verdad A
sunción - Paraguay


DISPENSARIO MEDICO
Teléfono: 595 021 612336
Dirección: Eusebio Ayala Nº 3389 - Asunción - Paraguay


DISPENSARIO MEDICO RURAL Y HOGAR DE NIÑOS MADRE TIERRA
La Colmena - Paraguay


SECRETARIA
Teléfono: 595 021 556952
Celular Part: 595 982101537
Dirección: Cacique Lambare Nº 4227


Mara Testasecca Comunicazione / Project Manager
Funima International Associazione Onlus
Cell. 333.8527668

lunedì 29 dicembre 2008

IL QUINTO NATALE SENZA DENISE...

Lettera Aperta, per la Nostra Piccola Denise
( A Natale Puoi!! video canzone )
Cara Nostra piccola Bambina, questo è il quinto Natale, che noi passiamo senza di te, ci manca tantissimo poterti abbracciare e coccolare, ci manca la tua voce, le tue canzoncine, la tua allegria e le tue risate.
Tantissimi bambini aspettano il tuo ritorno a casa, manchi tanto a Samuela e Federica.Possa questa lettera aperta arrivare a Te, ed essere letta anche da coloro che ti hanno allontanata da noi che ti amiamo, chissà se possano rendersi conto di quanto male ci stanno facendo e ricredersi, ritornare sui loro passi, farci sapere dove sei, per poterti portare a casa piccolo Amore.
Non ci arrenderemo facilmente, lotteremo fino alla fine. È una forza che nasce dal profondo... che tu stessa alimenti.
Si tratta soltanto di aver fiducia nel fatto che finchè si è in grado di respirare in questo universo nulla è perduto.
Tutto può cambiare, e in questo ci crediamo.
Sei con Noi..
Buon Natale dolce Denise.....
Continueremo sempre a cercarti..
24/12/2008-
Con Amore I Tuoi Genitori, e i tuoi cari

domenica 28 dicembre 2008

"Letterina di un baby soldato a Babbo Natale"(di A.Bettozzi)




Ricevo dall'amico Dott. Armando Bettozzi una sua poesia che mette a nudo la gravissima realtà dei BAMBINI SOLDATO,cruda realtà presente in molti continenti...Subito dopo la poesia, segue il rapporto di Save the children’ dell'ottobre 2008. Le foto sono state inserite dal blog.
*************
Letterina di un baby soldato
a Babbo Natale
Per caso mi hanno detto che ci sei
e porti dei regali a noi bambini.
Ho nove anni e i genitori miei
non possono comprarne, poverini.
Perciò ti scrivo questa letterina
per chiederti un fucile più potente
che spari per lo meno un’ ottantina
di colpi tutti simultaneamente.
Così potrò ammazzare più nemici
e fare più contento il superiore,
e lui insieme a tutti i miei amici
dirà che mi son fatto tanto onore !
Io sono stato sempre un buon soldato
seppure a volte, un po’ sopra pensiero,
mi son lasciato andare ed ho pensato
di smetterla di fare il guerrigliero.
Ma mi hanno sempre detto : " E’ tuo dovere
combattere il nemico…Anzi, un piacere !".
Sarà così….! Aspetto il regaletto,
e già il leone mi ruggisce in petto !
Armando Bettozzi

===========
Il rapporto di ‘Save the children’
Sono più di 70 milioni i bambini e le bambine a cui ogni giorno nel mondo viene negato il diritto all’istruzione.
Per almeno 250 mila di essi, l’impegno quotidiano non è indossare uno zaino, ma imbracciare un’arma e combattere.
E’ lo sguardo sull’infanzia nel mondo di ‘Save the children’ che ha presentato a Roma il rapporto ‘Bambini e armi’, in occasione del rilancio della campagna ‘Riscriviamo il futuro’.
Tra i 250 mila piccoli soldati il 40 per cento sono bambine.
Negli ultimi anni almeno 2 milioni di minori sono stati uccisi, 6 milioni sono rimasti feriti o hanno subito traumi psicologici e 22 milioni sono i piccoli profughi o sfollati.
‘Save the children’ ha chiesto ai governi dei paesi coinvolti in conflitti armati, “più investimenti sulla scuola e meno spese per l’acquisto delle armi”.
Nel 2007 i paesi in guerra hanno speso 17,5 miliardi di dollari in armamenti, tre volte quanto servirebbe loro per assicurare l’educazione a tutti i bambini che ne sono esclusi (in queste aree sono circa 37 milioni).
A rifornirli sono stati soprattutto i paesi del G8 (Italia compresa) che, secondo quanto afferma l’organizzazione internazionale, “detengono l’84 per cento delle esportazioni di armi nel mondo”.
Questi paesi continuano a fornire armi leggere anche a gruppi e governi che commettono violazioni dei diritti umani compreso il reclutamento di minori.
Armi che finiscono nelle mani dei bambini, al posto delle matite.
Nel 2007 alla campagna ‘Riscriviamo il futuro’ gli italiani hanno contribuito con 2,5 milioni di euro.
Una somma solo di poco inferiore a quella che lo Stato ha stanziato a favore della ‘Fast track initiative’ (programma di istruzione) pari a 3 milioni.
“Non voglio incolpare nessuno - ha detto il direttore generale di ‘Save the children’ Italia, Valerio Neri - ma questo finanziamento è scandaloso”.
In occasione della presentazione dei risultati dei due anni di campagna internazionale (sei milioni di bambini in più a scuola, di cui 815 mila inseriti per la prima volta) sono intervenuti con due distinti messaggi, anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sostenendo che “l’educazione scolastica costituisce il fondamento della formazione morale e civile di ogni popolo”, e il ministro degli Affari esteri, Franco Frattini, che ha ribadito l’impegno del governo italiano “nei confronti nella protezione dei diritti dei minori, con speciale attenzione ai bambini coinvolti nei conflitti armati”.

martedì 23 dicembre 2008

IL MIRACOLO DI NATALE....

Che questo Natale ti doni tutta la serenità
che il tuo cuore desidera …
Spero che per miracolo leggendo questa
e-mail ti possa arrivare tutto il calore
e l’emozione che provo scrivendola.
Carmine Spera

sabato 20 dicembre 2008

"Nessuno è così povero da non avere nulla da donare"

Nessuno è così povero da non avere nulla da donare.
(tratto da A.G.A.P.E, ass. amica)
*******
Barbara Drago
Ufficio Stampa
Funima International
Associazione Onlus
Cell. 348.0617825

lunedì 1 dicembre 2008

STORIA DI UNA DONNA PALESTINESE,MADRE DI 5 FIGLI...(di Caterina Donattini)

Il diritto di essere un bambino
Storia di una donna palestinese, madre di cinque figli, nel campo di Beit Jibrin
di Caterina Donattini (http://it.peacereporter.net)
Amal è madre di cinque figli.
Due femmine e tre maschi.
Amal è madre di un sesto figlio morto prima d’esser nato: successe durante la prima Intifada, nella sua casa irruppero i gas lacrimogeni israeliani e nulla poterono le pareti del suo ventre di fronte alla guerra. Fu così che al quinto mese di gravidanza i gas lacrimogeni la fecero abortire, là a Betlemme, vicino a dove si dice sia nato il bambino Gesù.
Amal è palestinese e vive a Beit Jibrin, uno dei tre campi rifugiati di Betlemme.
Ero con lei giovedì 30 ottobre, di sera, quando le forze armate israeliane hanno accerchiato il campo rifugiati.
Io e una delle sue figlie siamo andate tra i vicoli del campo, nell’umido della pioggia, tra il fumo e gli spari, per rintracciare il fratello minore e trascinarlo a casa. Era in un angolo, di fianco ad un mucchio di pietre, insieme a tanti altri ragazzini come lui, convinti di poter sfidare quei soldati che venivano armati a ricordare l’occupazione ad un popolo oppresso.
Quando siamo rientrati la madre lo ha coperto di improperi.
Nel campo rifugiati ci sono collaborazionisti: “Guarda i tuoi fratelli! Vuoi finire anche tu in prigione? Cretino!”.
Amal ha tre figli maschi: uno di 18 anni, adesso in prigione; uno di 27, uscito di prigione l’anno scorso; e poi Moeyyed, 15 anni, ancora sano e salvo, a casa. La preoccupazione di Amal non era infondata.
Il pomeriggio seguente l’Autorità Palestinese ha bussato alla sua porta: “Tuo figlio Moeyyed è ricercato, insieme a lui altri quattro quindicenni nel campo”. Sono stati tutti interrogati e poi rilasciati il giorno dopo. Il 3 novembre 2008 alle 3 del mattino si odono colpi violenti alla porta di casa. Amal accorre terrorizzata e apre la porta: un fucile la spinge da un lato mentre altri 7 fucili spianati entrano in casa; 8 soldati israeliani a volto coperto nel cuore della notte, nuovamente, nel suo salotto.
Tutta la famiglia viene riunita in una stanza, i soldati frugano ovunque, rovesciano gli scaffali, aprono gli armadi. Poi uno ldi loro chiede: “Chi è Moeyyed?” Dopo un lungo silenzio Amal lo indica: è lui, quel suo figlio quindicenne in calzini e maglietta, con gli occhi ancora segnati dal sonno. “Vi scongiuro, cosa ha fatto, è un bambino, non portatemelo via!”Oggi non si sa nulla di Moeyyed. Per 12 giorni verrà interrogato a bastonate. La legge israeliana prevede che Moeyyed possa essere interrogato e detenuto per 12 giorni senza conoscere l’accusa contro di lui, senza consultare un avvocato e senza che i suoi genitori sappiano dove si trovi e possano visitarlo.
La prassi israeliana prevede comunemente l’arresto di minorenni.
L'Ong a sostegno dei detenuti palestinesi, Addameer, riporta che il 30 ottobre soldati israeliani sono entrati in una scuola superiore del campo rifugiati di Aroub nella zona di Hebron picchiando, ammanettando, incappucciando ed infine arrestando 10 ragazzini, tutti sotto i 16 anni. A volte la loro colpa è quella di lanciare pietre contro i carri armati israeliani, ma spesso il loro arresto serve ad ottenere indicazioni su persone coinvolte nella resistenza, ultimamente anche con la collaborazione dell'Autorità Palestinese. I bambini infatti hanno minore resistenza durante gli interrogatori. Il semplice fatto di far parte di un partito costituisce nei territori occupati un motivo sufficiente per rimanere in prigione fino a due anni.La Convenzione Internazionale sui Diritti dei Bambini ribadisce il diritto all’assistenza legale e chiede di evitare la detenzione dei bambini. Nonostante questo i diritti dei bambini palestinesi sono costantemente violati. Secondo uno studio dell'Unrwa condotto nel 2004 in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, quasi la metà dei bambini residenti in questi territori (48%) ha subito violenza diretta o indiretta. Il 93% dei bambini dichiara di sentirsi vulnerabile ed esposto a subire violenze. Il 59% degli adolescenti tra i 13 e i 17 anni ha dichiarato di ritenere i propri genitori incapaci di proteggerli. Dall’inizio del 2000 fino al 2005 più di 756 bambini palestinesi sono stati uccisi, 2500 bambini sono stati imprigionati. Secondo Defence for Children International “circa il 95% dei bambini arrestati e/o detenuti sono stati soggetti ad abuso fisico e/o psicologico, spesso risultante in chiare forme di tortura”. Anche il Comitato Internazionale contro la Tortura si è detto preoccupato per le denuncie di “tortura e maltrattamenti subiti dai minori palestinesi detenuti”.
Nella legislazione israeliana la definizione di bambino cambia a seconda che si tratti di un soggetto palestinese o israeliano: nel primo caso si è bambini fino ai 16 anni, nel secondo fino ai 18.
Questa madre palestinese che piange con gli occhi di una donna cui troppi figli sono stati strappati, rivendica ogni giorno da quando le hanno portato via Moeyyed il diritto di chiamarlo “bambino”.