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venerdì 5 settembre 2008

IL TRIANGOLO ITALO-LIBICO-STATUNITENSE---

MA, CHE RAZZA DI GIOCO C'E' IN CORSO?
Le relazioni Usa-Libia si ruppero ufficialmente nel 1981 quando gli Usa misero la Libia nella lista degli staticanaglia. Ronald Reagan definiva il colonnello Gheddafi un "cane pazzo" e nel 1986 fece bombardare Tripoli. Nel 1988 i libici fecero esplodere un aereo che faceva la tratta Londra-New York provocando 270morti.
AGOSTO-SETTEMBRE 2008:la Libia entra nel cuore dell'ITALIA e degli USA...................................uno strano triangolo amoroso...

lunedì 1 settembre 2008

GEORGIA:LA FRITTATA DI SAAKASHVILI

Il riconoscimento esplicito della sovranità dell'Ossetia del Sud e dell'Abkhazia da parte della Russia ha sollevato ondate di indignazione in quasi tutte le cancellerie occidentali. Che sembrano essere state colte di sorpresa. In realtà Dmitrij Medvedev non ha fatto altro che dare corso a ciò che aveva già detto esplicitamente a combattimenti ancora in corso.
Il governo russo – aveva dichiarato il capo del Cremlino – si regolerà in base alla volontà espressa dai popoli dell'Ossetia del Sud e dell'Abkhazia. E uniformerà la propria politica estera in base a quella volontà.
Un minimo di realismo ci vorrebbe: la Russia non tornerà indietro, quindi chiederle di farlo è senza senso. Purtroppo per la Georgia e la sua gente questa è la conseguenza tanto inevitabile quando logica del tremendo errore di calcolo di Saakashvili e dei suoi consiglieri americani, chiunque siano stati.
Non si dovrebbe dimenticare – a coloro che continuano a descrivere le “prepotenze” dell'orso russo e le sue “crudeli astuzie” - che Mosca, prima dell'aggressione georgiana all'Ossetia del Sud, non aveva riconosciuto la sovranità di nessuna delle due regioni proclamatesi indipendenti da Tbilisi. E che questa situazione durava da ben 16 anni. Quali che ne fossero le ragioni, resta il dato che Mosca non ha voluto forzare la situazione né creare scelte irreversibili fino agli eventi di questo agosto.
Ora la frittata è stata fatta. A farla è stato Saakashvili, non Putin o Medvedev. Chiedere alla Russia di ritornare alle uova originarie è senza senso. Ora ci vorrà molto sangue freddo e un riesame di tutti i panorami. Invece il nervosismo americano trasuda in Europa attraverso Tallin, Riga, Vilnius, Varsavia e – più di ogni altro luogo – da Kiev.
E' stato evidente fin dai primi minuti dopo la devastante sconfitta militare georgiana che l'Europa reagiva in ordine sparso. Due percezioni diverse e, in qualche misura opposte, si sono viste quando i presidenti delle Repubbliche baltiche europee, più Kascinski e Jushenko, si sono radunati a Tbilisi a sostegno dell'aggressore, mentre il resto dell'Europa prendeva tempo e fiato. Da quel momento, sostenuti dai venti di Washington, si sono moltiplicati i solleciti alla linea dura contro Mosca e, sebbene Sarkozy abbia tenuto la testa a posto a Mosca, contribuendo a fissare i lineamenti della tregua, la situazione politico diplomatico militare si è seriamente deteriorata, fino all'agghiacciante danza delle navi Nato nel Mar Nero, di fronte a quelle russe.
Ora bisognerebbe evitare che qualcuno cerchi di fare buchi nel fragilissimo tessuto della tregua.
Anche perchè i punti in cui quel tessuto è molto esile sono visibili da subito. La Russia basa ora la sua posizione sul documento prodotto nel 1999 dalla Commissione Congiunta di Controllo (JCC) sotto la mediazione dell'OSCE, Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa. Quel documento fu firmato dai quattro membri della JCC: i governi di Russia e Georgia e i rappresentanti dell'Ossetia del Nord (Repubblica autonoma e soggetto federativo della Russia) e dell'Ossetia del Sud, entità senza definizione giuridica precisa, proclamatasi indipendente.
Quel documento non solo riconosceva alla Russia il compito di peacekeeping , ma autorizzava le sue forze d'interposizione a controllare un “corridoio di sicurezza” largo circa 8 chilometri , a partire dalla linea di frontiera definita dall'accordo di Dagomys del 1992, con cui si era conclusa – in quel caso con la mediazione della Comunità di Stati Indipendenti (CSI) – la prima guerra tra Georgia e Ossetia del Sud.
Le forze d'interposizione russe erano autorizzate a presidiare alcune zone del territorio georgiano, tra cui una parte dell'arteria principale autostradale che attraversa la Georgia orizzontalmente da est a ovest. In realtà i russi non avevano fatto uso di questa autorizzazione, si erano stanziati all'interno dell'enclave sud ossetina e prendevano parte alle guarnigioni quadripartite e disarmate che controllavano la linea di confine. Il tutto monitorato da un gruppo di osservatori europei che avevano possibilità limitate di movimento in territorio ossetino ed erano acquartierati a Tzkhinvali.
Si noti infine che la linea di demarcazione di Dagomys concedeva all'Ossetia del Sud circa la metà del territorio che ai tempi sovietici era stato assegnato al Distretto Autonomo dell'Ossetia del Sud all'interno della Repubblica Socialista Sovietica di Georgia.
Da qui nascono ora le polemiche sul “ritiro” russo. Tutto dipende da cosa s'intende. Mosca dichiara di averlo effettuato, e intende che sta presidiando adesso l'intero corridoio previsto dall'accordo JCC. La Georgia , e molti giornalisti occidentali che vedono le truppe russe presidiare la strada georgiana, affermano che i russi sono fuori dal territorio dell'Ossetia del Sud. Il che è vero, ma non implica alcuna violazione degli accordi precedenti. E, dopo quello che è accaduto, sembra difficile pretendere ora che i russi non sorveglino i movimenti eventuali delle truppe georgiane troppo a ridosso della frontiera.
Tanto più che Saakashvili aveva fatto una mossa molto chiara, nel marzo scorso, uscendo unilateralmente dai colloqui quadripartiti del 1999, comunque paralizzati da circa quattro anni. Ovvio che quella mossa aveva messo in allarme il Cremlino. E questo spiega perfettamente – oltre a molte altre cose su cui qui non c'è spazio per approfondire - perchè Mosca non è stata colta di sorpresa dall'attacco georgiano del 7 agosto.
Ma ora non solo la JCC non esiste più. La Georgia è uscita anche dalla CSI, quella comunità di Stati Indipendenti che Eltsin aveva creato come foglia di fico per nascondere il collasso sovietico e tenere insieme in qualche modo le restanti 12 repubbliche ex sovietiche (tutte meno le tre baltiche).
Dunque formalmente la Georgia di oggi non riconosce più né gli accordi di Dagomys, né la JCC del 1999, né il ruolo delle forze d'interposizione russe. E, ultima rottura, ha chiuso ogni relazione diplomatica con Mosca. Basta ora un cerino per far scoppiare un incendio.
Il riconoscimento della sovranità delle due repubbliche – e gli accordi di cooperazione, anche militare, che immediatamente seguiranno - è ora la motivazione giuridica che autorizzerà la presenza delle truppe russe. E' una giurisprudenza assai debole. Si tratta ora di vedere se l'Europa sarà capace di convincere la Georgia a tornare allo status precedente, magari chiedendo alla Russia di consentire in quel corridoio la presenza di un contingente europeo di osservazione. Ma, in ogni caso, la “integrità territoriale” che poteva essere diplomaticamente rivendicata, almeno teoricamente, da Tbilisi, non ha più alcuna possibilità di essere ripristinata. In questa nuova situazione la Georgia ha perduto definitivamente perfino la possibilità – del tutto comunque teorica (che rimane invece a Moldova, e Azerbajgian, di ritornare in possesso, chissà quando, dell'
Oltre Dnestr e del Nagorno-Karabakh) - di poter riprendere il controllo dei territori che rivendica.
Un suo ingresso nella Nato trasformerebbe ora la crisi in un confronto militare diretto con la Russia. Un suo ingresso in Europa porterebbe la guerra in Euro.
di Giulietto Chiesa

Fonte:Megachip/Manifesto

venerdì 22 agosto 2008

Abhazise e Osetise

Dal sito web www.radiokosovaelire.com
Lajmet
Manifestime në përkrahje të pavarësisë së Abhazisë

Rreth 55 mijë veta janë tubuar në njërin prej shesheve kryesore të kryeqytetit të Abhazisë, Sukumi. Manifestimi i bë në mbështetje të ratifikimit të kërkesës nga Parlamenti i këtij rajoni separatist, i cili ka pranuar kërkesën e kryetarit Sergej Bagapsh, drejtuar Moskës për ta njohur pavarësinë e Abhazisë si shtet të pavarur dhe Sovran. Parlamenti ka aprovuar edhe kërkesën për pavarësi drejtuar “Parlamenteve të popujve të mbarë botës”. Asambleja popullore dje i ka drejtuar një kërkesë Dumës ruse për ta shqyrtuar këtë kërkesë dhe për ta aprovuar vullnetin e popullit për pavarësinë kombëtare të Abhazisë.

Manifestime popullore edhe në kryeqytetin e Osetisë, Tskhinvali
Në apelin e manifestuesve osetianë drejtuar dy Dhomave të Parlamentit të Ruusisë, të cilat kanë një program të ribashkimit special dhe kur të hënën e ardhshme do të dikutohet deklarata e pavarësisë së Abhazisë thuhet: “Kërkojmë nga Rusia për ta njohur pavarësinë kombëtare të Osetisë Jugore”.(Për Radion Kosova e lirë, Orazio Vasta)

giovedì 21 agosto 2008

Il Dalai Lama accusa la Cina: "il 18 agosto assassinati 140 tibetani!"

Il Dalai Lama accusa l'esercito cinese di aver "sparato sulla folla",il 18 agosto scorso, nella regione di Kham, nell'est del Tibet. Secondo il leader spirituale buddista, "sarebbero stati uccisi circa 140 tibetani, cifra che deve essere confermata".Lo ha dichiarato in un'intervista al francese "Le Monde",che sarà pubblicata sul numero oggi pomeriggio in edicola.
Dichiara il Dalai Lama:"
Testimoni affidabili hanno riferito che,dall'inizio delle proteste di marzo, 400 persone sono state uccise nella sola regione di Lhasa. Uccisi da colpi d'arma da fuoco, mentre i manifestanti erano senza armi...Nessuna apertura c'è stata nelle discussioni con Pechino...Dopo le proteste di marzo e le Olimpiadi,avevamo creduto a dei segnali positivi. Siamo stati presto smentiti, i nostri emissari si sono trovati davanti a un muro".

Che dire? La nuova denuncia del leader tibetano,fa capire chiaramente la realtà di oppressione che subisce il pacifico Popolo del Tibet da parte della Cina.
Orazio Vasta

Abhazia dhe Osetia e jugut kanë kërkuar njohje nga Moska

Kryetari i rajonit të Gjeorgjisë separatiste, Eduard Kokoiti gjatë pjesëmarrjes në mbledhjen e jashtëzakonshme të Parlamentit të Ostetisë Jugore, ka deklaruar se Osetia dhe Abhazia, gjatë ditëve të fundit kanë kërkuar njohje nga Moska. Parlamenti i Republikës secesioniste të Gjeorgjisë, në Abhazi, ka aprovuar një mocion, në të cilin kërkohet nga Moska një njohje formale e pavarësisë. Ndërkohë pritet edhe thirrja për vetëvendosje drejtuar kryetarit të provincës gjeorgjiane, Sergej Bagapsh. Një thirrje e tillë për çlirim i drejtohet edhe parlamenteve të popujve të mbarë botës. Këshilli i Federatës në Dhomën e lartë të Parlamentit të Rusisë ka sqaruar se do ta pranojë pavarësinë e Osetisë së Jugut dhe Abhazisë, nëse për këtë përcaktohet populli dhe nëse vendos kryetari i Rusisë, Dimitri Medvedev. Kështu ka deklaruar kryetari i Dumës ruse, Sergej Mironov, bën të ditur agjencia, Interfaks. Mironov ka folur në Vladikuakaz, në kryeqytetin e Osetisë veriore, ku ka shoqëruar një konvoj me ndihma humanitare të drejtuara për popullatën e Osetisë së Jugut.
(Rainews24)
( Përgatiti për Radion Kosova e lirë, korrespondenti i Radios-Kosova e lirë nga Sicilia, Orazio Vasta).
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Fonte: www.radiokosovaelire.com -21 agosto 2008

mercoledì 20 agosto 2008

L'OSSEZIA DEL SUD E L'ABKHAZIA CHIEDONO IL RICONOSCIMENTO DELLA LORO INDIPENDENZA NAZIONALE!

Mosca 20 agosto 2008
L'Abkhazia e l'Ossezia del sud chiedono il riconoscimento. Sì della Camera alta russa
Anche l'Ossezia del sud, come l'Abkhazia, chiederà nei prossimi giorni a Mosca di essere riconosciuta: lo ha annunciato il presidente della regione georgiana separatista Eduard Kokoity nella seduta straordinaria del parlamento dell'Ossezia del sud.

Il parlamento della repubblica secessionista georgiana dell'Abkhazia ha infatti già approvato una mozione nella quale chiede alla Russia un formale riconoscimento dell'indipendenza e il mantenimento del contingente militare nella regione. E' stato così accolto l'appello dell'autoproclamato presidente della provincia georgiana, Serghei Bagapsh.
Via libera anche a un analogo appello rivolto ai parlamenti e ai popoli di tutto il mondo.Il Consiglio della federazione, la camera alta del parlamento russo, si e' detto oggi pronto a riconoscere l'indipendenza dell'Ossezia del sud e dell'Abkhazia, se i popoli delle due repubbliche lo chiederanno e se ci sara' il via libera del presidente russo Dmitri Medvedev. Lo ha detto il presidente del "senato" russo, Serghei Mironov, citato dall'agenzia Interfax. Mironov ha parlato a Vladikavkaz, capitale dell'Ossezia del nord, dove ha accompagnato un convoglio di aiuti umanitari destinati all'Ossezia del sud.
Gli Stati Uniti parlano di ritiro "non significativo"

Le indicazioni di cui dispongono gli Usa mostrano un ritiro ancora "non significativo" da parte dei russi in Georgia: lo afferma la Casa Bianca, secondo la quale la Russia deve aumentare il ritmo del rientro dei propri militari. Finora, si ha notizia di una sola dozzina di autocarri militari russi che avrebbe lasciato l'Ossezia del Sud.
Un convoglio della Croce Rossa riesce ad entrare in Ossezia del Sud

Dopo due giorni di attesa, un convoglio della Croce rossa e' riuscito a entrare in Ossezia del Sud, diretto a Tkhinvali. Il Presidente dell'organizzazione, Jakob Kellenberg, ha appena completato una missione nella regione, dove ha incontrato esponenti dei governi di Georgia e Russia e ottenuto l'autorizzazione all'accesso del personale della Croce rossa alle zone colpite dal conflitto. Priorita' della Croce rossa e' quella di riunire le famiglie di profughi, consentire il loro rientro, e consegnare cibo e medicine ai campi allestite a Tbilisi e a Gori.
Fumata nera all'Onu

Ennesima fumata nera del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla Georgia: la Russia avrebbe posto il veto alla risoluzione Ue. Mosca considera fondamentale il sesto punto del documento proposto dalla Francia a nome dell'Ue, il quale chiede l'apertura di negoziati internazionali sullo 'status' futuro delle due regioni separatiste georgiane dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud. Non e' un caso che Mikhail Saakashvili abbia firmato un documento diverso, con un paragrafo in meno.
La Nato ieri ha tentato un difficile equilibrismo fra il sostegno alla Georgia e la non chiusura del dialogo con la Russia. Gli Stati Uniti continuano a "non vedere segni di ritiro" da parte dei russi; per il segretario di Stato Condoleezza Rice, la Russia si e' comportata "da fuorilegge".
Il giallo del ritiro delle forze russe

Mentre le diplomazie occidentali e quella russa alzano i toni, a livello militare il conflitto russo-georgiano vive un vero giallo: il ripiegamento delle forze russe e' qualcosa di reale o virtuale? A Poti, sul Mar Nero, l'esercito russo ha bloccato l'accesso al porto da ieri e ha preso a rimorchio la nave lanciamissili Dioskuria, nascondendola dalla vista degli osservatori.
Il presidente Medvedev ha annunciato che il ritiro delle truppe dal territorio georgiano avverrà entro il 22 agosto, confermando le dichiarazioni del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, che aveva parlato di "tre o quattro giorni" necessari per il ritiro. Medvedev ha rassicurato il presidente francese Nicolas Sarkozy nel corso di una conversazione telefonica, secondo quanto riferisce il Cremlino. Entro il 22 agosto alcuni dei peacekeeper russi saranno riuniti in una zona di sicurezza provvisoria i cui limiti sono stati decisi e stabiliti nel 1999 dalla Commissione di controllo congiunto, un organismo creato per mediare il conflitto dell'Ossezia meridionale e del quale fanno parte la Russia, la Georgia e la stessa Ossezia del sud, ha spiegato il numero uno del Cremlino a Sarkozy. Le truppe inviate per sostenere i peacekeeper si sposteranno verso l'Ossezia meridionale o verso la Russia, ha aggiunto Medvedev.
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Fonte:Rainews24

venerdì 15 agosto 2008

CRIMINI FASCISTI E ITALIANI NEI BALCANI...

(Fonte:AlbaniaNews )
“ Quelli andavano uccisi senza pietà!” dicevano gli ufficiali italiani sessant'anni orsono.
Siamo nella seconda guerra mondiale, i fascisti sono nei Balcani e quelli da uccidere sono serbi, greci, albanesi, montenegrini, macedoni o comunque lo si voglia chiamare, quelli erano civili.
E' solo una delle tante “sorprese” che è venuta fuori da un indagine giornalistica del bravissimo Franco Giustolisi, e che ha già preso il nome dell'Armadio della Vergogna 2.
Ma questa volta si parla dei meno famosi crimini dei fascisti, come emerge chiaramente dalla richiesta ufficiale presentata pochi giorni fa al Consiglio della Magistratura Militare, con la quale il procuratore militare di Padova Sergio Dini, cerca di fare chiarezza e che citiamo. «Il sottoscritto consigliere Sergio Dini, premesso che autorevoli fonti storiografiche nonché recenti inchieste giornalistiche hanno riconfermato che nel corso del secondo conflitto mondiale truppe italiane si sarebbero rese responsabili di veri e propri crimini di guerra (in particolare uccisione di ostaggi, eccidi di civili estranei alle operazioni, saccheggi ed incendi di interi villaggi) soprattutto sul teatro di guerra Greco Albanese e su quello Jugoslavo (tanto in Slovenia che in Montenegro), richiede a codesto onorevole Cmm di accertare quanto segue:
a. se nel corso del dopoguerra siano stati celebrati processi o comunque intraprese indagini sulle vicende in discorso;
b. nel caso che ciò non risulti (come in effetti consta allo scrivente), per quali ragioni ciò non sia mai avvenuto nonostante la inequivoca esistenza di vere e proprie notizie di reato al riguardo risalenti già alla seconda metà degli anni quaranta; c. per quali ragioni non abbiano avuto esiti processuali le risultanze della commissione di inchiesta nominata con D.M. 6 maggio 1946 (cosiddetta Commissione Gasparotto) che pure aveva individuato una serie di elementi e di nominativi sui quali si sarebbe ben potuta instaurare proficua attività processuale.
Ciò anche al fine di individuare possibili profili di responsabilità in capo ad appartenenti all’ordine giudiziario militare, o di chiarire l’esistenza di eventuali ragioni (estranee alla responsabilità della Magistratura Militare) in ordine a questo macroscopico caso di denegata giustizia».
Ma la parola timbrata sopra questi documenti è niente di meno che «segreto», «riservato». Adesso tocca al Ministero della Difesa decidere come procedere.
Tutto inizia, come già detto, da un inchiesta del 1996 di Franco Giustolisi. Il dubbio è che sia stato il potere politico ad imporre ai magistrati il silenzio prolungato per tanto tempo. Crimini dei quali nei Balcani tutti sapevano, e solo recentemente c'è stato qualche timido tentativo di parlarne, ma fino ad adesso non è mai riuscito a sfoggiare in un discorso serio. La speranza è che la magistratura militare e il Ministro della Difesa gettino finalmente luce su una delle pagine più nere del fascismo.

lunedì 11 agosto 2008

Sud Ossezia, quarto giorno di guerra


» 2008-08-11 20:59
ROMA - Questi i principali avvenimenti della giornata di oggi nel conflitto tra Georgia e Russia.

00.41 - Il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner presenta al presidente georgiano Michail Saakashvili un piano di pace preparato dall'Ue e accettato in gran parte da Saakashvili.

03.15 - Il presidente Usa George W. Bush definisce "sproporzionata" la risposta della Russia nei confronti della Georgia e "inaccettabile" la violenza di Mosca.

03.34 - Attacchi aerei russi nella periferia di Tbilisi.

07.26 - Russia annuncia invio 9.000 soldati in Abkhazia.

09.00 - Russia bombarda i radar dell'aeroporto internazionale di Tbilisi e la città di Gori, nel centro della Georgia.

09.06 - Forze russe in Abkhazia danno ultimatum alle forze georgiane, respinto da Tbilisi.

09.16 - Saakashvili si dice "certo che Georgia e Russia riusciranno a trovare i modi per regolare il conflitto in corso".

09.27 - Kouchner annuncia: Sarkozy potrebbe recarsi domani a Mosca per trovare un accordo di cessate il fuoco.

09.46 - Kouchner auspica soluzione Ue per il conflitto: "gli Usa sono in qualche modo coinvolti".

09.48 - Frattini dichiara che "se lo decide l'Unione Europea l'Italia manderà le sue truppe in Ossezia".

09.52 - Ministro degli Esteri britannico David Miliband condanna gli attacchi russi contro la Georgia.

09.54 - Il presidente russo Dmitri Medvedev e il premier Vladimir Putin tengono una riunione con i vertici militari del centro di comando russo per esaminare la situazione in Georgia.

10.00 - Deputati della Duma tornano a Mosca dalle vacanze per riunione d'emergenza.

10.00 - Italiani rimpatriati dalla Georgia arrivano a Roma e raccontano di villaggi distrutti, morti e feriti.

10.18 - L'ex presidente sovietico Mikhail Gorbaciov si dice convinto che gli Usa hanno dato a Tbilisi la loro approvazione per attaccare l'Ossezia del sud.

10.19 - La Russia sospende servizi marittimi e postali con la Georgia dopo il blocco aereo.

10.20 - Domani il consiglio Nato esaminerà la situazione del conflitto in Ossezia del sud in una riunione cui parteciperà anche una delegazione della Georgia.

10.50 - Sono 2.000 gli stranieri rimpatriati dalla Georgia.

11.12 - UE stanzia un milione di euro per aiuti.

11:24 - Medvedev annuncia: svolta maggior parte opera di pace.

11:45 - Mosca annuncia: 18 nostri soldati morti e 4 aerei abbattuti.

14:07 - Medvedev, si a missione Osce in Ossezia del Sud.

14:21 - Medvedev, Russia non sarà spettatore passivo.

14:24 - Kouchner: mediazione difficile, ma sono ottimista.

14:42 - Mosca giudica "inopportuno" riconoscimento Ossezia.

15:15 - G7 chiede a Russia di accettare tregua.

16:16 - Russia annuncia: avanziamo in territorio georgiano.

17:11 - Inviato Usa parte per missione in regione.

17:51 - Truppe russe occupano città di Gori.

18:08 - Vice premier russo esclude a Cnn accordo pace.

18:16 - Kouchner giunto in Ossezia del Nord.

18:30 - Frattini: ottimismo dopo consultazioni G7.

18:47 - Truppe russe a Zugdidi, dice giornalista norvegese.

19:22 - Saakashvili, Russia controlla maggior parte Georgia.

20:09 - Consiglio di sicurezza Onu si riunisce su richiesta della Georgia.

20:12 - Ambasciata georgiana a Roma: tank russi a 15 km da Tbilisi.

20:12 - Berlusconi media, contatti con membri G8 e Unione europea.

20:23 - Saakashvili esorta alla calma, Tbilisi non è minacciata.

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domenica 10 agosto 2008

PER L'INDIPENDENZA DELL'OSSETIA DEL SUD!

Quella bandiera europea dietro le spalle del bandito - 09/08/08
di Giulietto Chiesa - Megachip
Piero Gobetti scrisse che “quando la verità sta tutta da una parte ogni atteggiamento salomonico è altamente tendenzioso”. Osservando la tragedia dell'Ossetia del Sud trovo che questo aforisma vi si adatti alla perfezione. Si cercherà, domani, di trovare spiegazioni “salomoniche” per giustificare il massacro della popolazione civile di una piccola comunità schiacciata dal peso della storia, come un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro.
Vi sarà sicuramente qualche sepolcro imbiancato che cercherà di distribuire uniformemente le colpe tra chi ha aggredito e chi è stato aggredito, tra chi ha usato gli aerei e gli elicottericontro una città di 70 mila abitanti, e chi aveva in mano solo fucili e mitragliatrici per difendersi.Ci sarà domani chi spiegherà che gli osseti del sud hanno provocato e sono stati respinti. E poi, sull'onda della contr'offensiva, quasi per forza di cose, i georgiani sono andati a occupare ciò che, in fondo, era loro di diritto, avendo osato gli ossetini dichiarare e applicare l'idea del rifiuto di tornare sotto il controllo di chi li massacrò la prima volta nel 1992. Ci sarà, posso prevedere con assoluta certezza ogni parola di questi mascalzoni bugiardi, chi affermerà che tutta la colpa è di Mosca, che – non contenta dell'amicizia tra Tbilisi e Washington- voleva punire il povero presidente Saakashvili impedendogli di entrare in possesso dei territori di Abkhazia (il prossimo obiettivo) e di Ossetia del Sud. E così via mescolando le carte e contando sul fatto che il grande pubblico sa a malapena, sempre che lo sappia, dove stia la Georgia, e, meno che mai l'Ossetia del Sud. Ma le cose non stanno affatto così, anche se il pericolo che questo conflitto siallarghi è grande, tremendo, e chi scherza col fuoco sa che sta facendo rischiare ai suoi cittadini molto di più di quanto essi stessi pensino. Giocatorid'azzardo, irresponsabili, che puntano tutte le carte sul disastro e il sangue. Chiunque dovrebbe essere in grado di capire che una piccola comunità, con meno di 100 mila persone, disperse in duecento villaggi e una capitale, Tzkhinvali, che è più piccola di Pavia, non possono avere alcun interesse ad attaccare un nemico – questa è l'unica parola possibile alla luce di quanto staaccadendo – che è 50 volte superiore in uomini e armi, che ha l'aviazione (e l'ha usata ieri e oggi, mentre scrivo, con assoluta ferocia, bombardando anchel'unica strada che collega l'Ossetia del Sud con l'Ossetia del Nord, in territorio russo, per impedire che i civili possano rifugiarsi dall'altra parte dellafrontiera), che non ha ostacoli di fronte a sé. Chiunque potrebbe capire che l'Ossetia del Sud non ha rivendicazioni territoriali e non ha quindi in mente alcuna espansione al di fuori del suo microscopico territorio. Chiunque potrebbe capire – qui ci vuole un minimo di sforzo intellettuale, quanto basta per liberarsi di qualche schema mentale inveterato – che nemmeno la Russia può avere alcun interesse a inasprire la situazione. Certo Mosca è interessata allo status quo, con l'Ossetia del Sud indipendente di fatto, ma senza essere costretta a riconoscerne lo status, per evitare difficoltàinternazionali. Ma chi ha la testa sul collo dovrebbe riconoscere che è meglio una tregua difficile che una guerra aperta; che è meglio negoziare, anche per anni, che uccidere a sangue freddo civili, bambini, donne.

Io sono stato a Tzkhinvali, la primavera scorsa, e adesso mi piange il cuore a pensare a quelle vie dall'asfalto sgangherato, buie la sera, a quelle case senza intonaco, dal riscaldamento saltuario, a quelle scuole ancora diroccate,ma piene di gente normale, di giovani orgogliosi che non vogliono diventare georgiani perché sono cresciuti in guerra con la Georgia e della Georgia hanno conosciuto solo la violenza dei tiri sporadici sui terri delle loro case.
Mi chiedo: e poi?
Che ne sarà di quei giovani?
Come si può pensare di tenerli a forza in un paese che non ameranno mai, di cui non potranno mai sentirsi cittadini?
Se ne andranno, ovviamente, dopo avere contato i loro morti, a migliaia, in Ossetia del Nord, in Russia, di cui quasi tutti sono cittadini a tutti gli effetti, con il passaporto in tasca. E' questo il modo di sciogliere il nodo georgiano? Lo chiederei, se potessi, al signor Solana, che dovrebbe svolgere il ruolo di rappresentanza dell'Europa inquesta vicenda. Che l'Europa, invece di aiutare a risolvere, non ha fatto altroche incancrenire, ripetendo a Tbilisi la giaculatoria che la Georgia ha diritto alla propria integrità territoriale, e dunque ha diritto a riprendersi Ossetia del Sud e Abkhazia. Certo – gli si è detto con untuosa ipocrisia – che non doveva farlo con la forza. Ma, sotto sotto, gli si è fatto capire che, se l'avesse fatto, alla fin dei conti, si sarebbe chiuso un occhio.
E' accaduto.
Saakashvili non ha nemmeno cercato di nascondere la mano armata con cui colpiva.
Non ha nemmeno fatto finta.
Ha detto alla televisione che voleva “ristabilire l'ordine” nella repubblica ribelle.
Un “ordine” che non esisteva dal 1992, cioè da 16 anni. Perché adesso?
Qual era l'urgenza?
Forse che Tbilisi era minacciata di invasione da parte degli ossetini?
La risposta è una sola.
Saakashvili ha agito perché si è sentito coperto da Washington, in prima istanza, essendo quella capitale la capitale coloniale della attuale Georgia “indipendente”.
E, in seconda istanza si è sentito coperto da Bruxelles. Queste cose non si improvvisano, come dovrebbe capire il prossimo commentatore di uno dei qualunque telegiornali e giornali italiani.Col che si è messo al servizio della strategia che tende a tenere la Russia sotto pressione: in Georgia, in Ucraina, in Bielorussia, in Moldova, in Armenia, in Azerbajgian, nei paesi baltici. Insomma lungo tutti i suoi confini europei. Saakashvili ha un suo tornaconto: alzare la tensione per costringere l'Europa a venire in suo sostegno, contro la Russia; ottenere il lasciapassare per un ingresso immediato nella Nato e, subito dopo, secondo lo schema dell'allargamento europeo e dell'estensione dell'influenza americana sull'Europa, l'ingresso in Europa. Secondo piccione: chi muove Saakashvili conta anche sul fatto che questo atteggiamento dell'Europa finirà per metterla in rotta di collisione con la Russia. Perfetto! Con l'ingresso della Georgia nella Nato e in Europa gli StatiUniti avranno un altro voto a loro favore in tutti i successivi sviluppi economici, energetici e militari che potrebbero vedere gli interessi europei collidere conquelli americani. Javier Solana ha la capacità di sviluppare questo elementare ragionamento?
Ovviamente ce l'ha.
Solo che non vuole e non può perchè ha dietro di sé, alle sue spalle, governi che non osano mettere in discussione la strategia statunitense, o che la condividono. Cosa farà ora la Russia è difficile dirlo. Certo è che, con la presa di Tzkhinvali, le forze russe d'interposizione, che sono su quei confini interni alla Georgia,dovranno ritirarsi.
Il colpo all'Ossetia del Sud diventa cos' un colpo diretto alla Russia. Che, questo è certo, non è più quella del 2000, al calare di Boris Eltsin e delle sue braghe. L'emblema di questa tragedia, che è una nuova vergogna per l'Europa, è stato il fatto che Saakashvili ha annunciato l'attacco, dalla sua televisione, avendo dietro le spalle, ben visibile, la bandiera goergiana e quella blu a stelle gialle europea. Peggiore sfregio non poteva concepire, perchè la Georgia non è l'Europa, non ancora. E meno che mai dovrebbe esserlo dopo questo attacco che offende - o dovrebbe offendere - tutti coloro che credono nel diritto all'autodeterminazione dei popoli. Che è sacrosanto per chi se lo guadagna, molto meno con chi usa quella bandiera per vendere subito dopo l'indipendenza a chi l'ha sostenuta dietro le quinte.
Qual è la differenza con il Kosovo?
Una sola: la Serbia era un prossimo suddito riottoso e doveva essere punita. La Georgia è invece un vassallo fedele e doveva essere premiata.
L'Ossetia del Sud questo diritto se lo è guadagnato. E non c'è spazio per alcun atteggiamento salomonico, perchè la ragione sta tutta da una sola parte, e io sto da quella stessa parte.

OSSEZIA DEL SUD:OLTRE 30 MILA PROFUGHI...











Guerra nel Caucaso: questioni di energia (di R. Cipriani, TG3)~ La Georgia ammette: "L'operazione in Ossezia è fallita: troppo rapida la risposta russa"~ Crisi in Ossezia: la diplomazia UE per una soluzione negoziata (da Bruxelles M. sattanino)
Vedi anche ~
Il Papa: "Deponete le armi"
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La Casa Bianca da Pechino ha messo in guardia la Russia sul rischio che l'escalation in Georgia abbia "un forte impatto" sulle relazioni a lungo termine con gli Usa, mentre la flotta russa ha imposto un blocco navale alla Georgia per impedire l'arrivo di armi. La Georgia questa mattina aveva chiesto ufficialmente che gli Stati Uniti faccessero da mediatori nel conflitto.
Il presidente della Georgia, Mikhail Saakashvili, in un'intervista alla Cnn, ha detto che la Russia ha fatto con la Georgia "esattamente come fece con Budapest nel 1956 o con Praga nel 1968, invadendo in modo violento e brutale un Paese sovrano". Saakashvili ha detto che gli attacchi dei russi "sono stati gratuiti e brutali" e che sono stati colpiti "obiettivi al cento per cento civili".

Abkhazia dichiara lo stato di guerra
Il leader abkhazo Serghei Bagapsh ha dichiarato lo stato di guerra sulla maggior parte del territorio della repubblica secessionista per dieci giorni. Lo riferisce l'agenzia Itar-Tass.

Corridoi umanitari
Saranno creati due 'corridoi umanitari' per evacuare i rifugiati dall'Ossezia del sud: la decisione è stata concordata da Georgia e Russia. Scatterà invece questo pomeriggio alle 17 l'evacuazione degli italiani presenti a Tbilisi, capitale della Georgia,come ha riferito l'incaricato d'affari dell'ambasciata d'Italia a Tbilisi, Pierluigi Schettino. Intanto, l'esercito russo ha preso il controllo di Tskhinvali, la capitale dell'Ossezia del sud, come rendono noti fonti georgiane.

Gli scontri nella capitale dell'Ossezia del sud
Venti morti e centocinquanta feriti: questo l'ultimo bilancio degli scontri a Tskinvali, capitale della regione separatista georgiana dell'Ossezia del sud. Nella città questa mattina è tornata la calma, dopo una notte segnata, secondo Irina Gagloieva, portavoce del governo ribelle, da intensi tiri d'artiglieria. Le forze georgiane - ha detto la portavoce "hanno sparato sistematicamente su Tskhinvali tutta la notte". Tskinvali sarebbe però ridotta a un cumulo di macerie.

Catastrofe umanitaria
"La gente si rifugia nel sottosuolo - ha aggiunto la portavoce, parlando di 'catastrofe umanitaria' - e mancano generi alimentari di prima necessità, gas ed elettricità.
Il ritiro delle truppe georgianeLa Georgia ha annunciato il ritiro delle sue forze armate dalla regione separatista dell'Ossezia del Sud. Un portavoce del ministero dell'Interno georgiano, Shota Utiashvili, ha dichiarato alla Bbc che le truppe sono tornate nelle posizioni occupate lo scorso 6 agosto, prima dello scoppiodelle ostilità lungo il confine tra Georgia e Ossezia del sud. La Russia, intanto, ha spostato proprio in Georgia 6000 soldati e ne ha schierati 4000 nel Mar Nero, preparandosi ad attaccare.

I bombardamenti all'alba
All'alba i bombardieri russi hanno colpito un aerodromo militare nei pressi dell'aeroporto internazionale della capitale georgiana,Tblisi. Oltre 30.000 i profughi hanno lasciato l'Ossezia del sud per cercare rifugio in Russia. Preso di mira anche l'ospedale. Tagliate acqua, elettricità e linee telefoniche. Dall'inizio della crisi, il Consiglio di sicurezza dell'Onu si e' riunito tre volte ma non ha trovato nessun accordo per una dichiarazione comune sul cessate il fuoco. In Georgia e' attesa la delegazione congiunta Osce, unione europea e stati uniti, per cercare una mediazione sul cessate il fuoco .

Putin in Ossezia
Gli Stati Uniti rimproverano alla Russia una reazione "sproporzionata''. Il premier Putin, arrivato nel nord dell'Ossezia da Pechino,accusa la Georgia di genocidio e ribadisce che l'intervento in Ossezia del sud è legittimo.

Uccisi due giornalisti
Due giornalisti sono rimasti uccisi nella zona di conflitto in Ossezia del sud, riferisce la radio Eco di Mosca: sono Aleksandr Klimciuk e Grigol Cikladze ed erano al seguito delle forze georgiane.

Frattini: grave se Russia agisse in Abkhazia
"Se la Russia agisse, come qualcuno ha paventato, in Abkhazia sarebbe un atto estremamente grave. Cosi' come certamente non abbiamo apprezzato i bombardamenti in territorio georgiano a pochi chilometri dall'aeroporto di Tbilisi".Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri Franco Frattini in un'intervista a Sky Tg24, commentando la possibile estensione del conflitto dall'Ossezia del Sud all'altra provincia separatista filo-russa dell' Abkhazia-

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Fonte RAINEWS24 del 10 agosto 2008

domenica 27 luglio 2008

GIOCARE IN CAMBOGIA

Nella foto:bambino cambogiano vittima della guerra
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Ricevo e pubblico...
Luom ha 11 anni ed e' l'ultimo di 5 figli.
Con il fratello di 13 annifrequenta la scuola distrettuale e con lui, nel tempo libero, porta lemucche al pascolo.

Un giorno Luom torna dal lavoro percorrendo la solita strada. Un luccichio per terra lo attira: s'avvicina, riconosce una mina in quell'oggetto ma la curiosita', l'eccitazione di giocare con qualcosa di nuovo lo spingono a raccoglierla.

In un attimo una fiammata lo investe e il bambino cade a terra svenuto. La sorella che corre in suo aiuto lo trova inanime, con il volto e le mani sanguinanti. Luom arriva nel nostro Pronto soccorso dopo circa 3 ore; Si lascia pulire emedicare dal nostro staff, lamentandosi di tanto in tanto per il dolore alle mani e agli occhi: gli bruciano, non riesce ad aprirli.

Luom viene portato in sala operatoria.

Ha riportato una frattura della teca cranica senza alcuna compromissione a livello celebrale,l'amputazione di tre dita della mano sinistra, la lesione parziale del tendine flessorio del terzo dito della mano destra, diverse ferite superficiali al volto e non vede dall'occhio destro.

Da quando la madre l'ha raggiunto dal villaggio, il bambino e' molto piu' tranquillo.

"Perche' l'hai raccolta sapendo che era una mina?", gli chiediamo.

"Volevo solo giocare" dice con un tono nella voce che assomiglia al timore di una punizione.

Luom scalpita nel letto: vuole tornare ai pascoli,il dolore e' gia' passato.

Non passeranno presto, invece, i segni dell'esplosione sul volto di un bambino che voleva solo giocare.
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venerdì 6 giugno 2008

MEMORIA STORICA:IL RAZZISMO DI GIORGIO ALMIRANTE...

Il ministro della Cultura della RSI,Fernando Mezzasoma, nomina ,il 5 maggio 1944, Giorgio Almirante suo capo di Gabinetto. Ecco il decreto...
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Almirante e gli scheletri di Salo'
di Simonetta Fiori
su la Repubblica del 29/05/2008
Le sue pesanti complicità con il nazismo rivelate negli anni ´70 nel corso di un lungo dibattimento contro l´"Unità" ora ricostruito da un documentato memoriale dell´allora direttore responsabile. Il segretario del Msi negò ogni responsabilità ma fu inchiodato da prove inconfutabili. Calunnia e falsa testimonianza: il pm Occorsio voleva incriminarlo...
In Maremma lo chiamavano il "manifesto della morte". Era il maggio del 1944, apparve una mattina di primavera sui muri dell´alta Toscana, tra le pendici dell´Amiata e la Val di Cecina, nei paesi sopra Grosseto già occupati dalle insegne di Hitler. Vi era riprodotto l´ultimatum rivolto il 18 aprile da Mussolini ai militari "sbandati" dopo l´8 settembre 1943 e ai ribelli saliti in montagna: consegnatevi ai tedeschi o ai fascisti entro trenta giorni, oppure vi aspetta la fucilazione. Morte era minacciata anche a chi avesse dato aiuto o riparo ai partigiani. Fu il sigillo, quel decreto legge voluto dal duce di concerto con Rodolfo Graziani, per un´indiscriminata caccia all´uomo e per rastrellamenti feroci, in una terra insanguinata dalle stragi. Solo in Maremma, tra il 13 e il 14 giugno, furono ammazzati a Niccioleta ottantatré minatori. Ma il manifesto che quel tragico ultimatum sunteggiava non era firmato da un comando militare della Rsi o da un presidio delle SS. Era firmato da Giorgio Almirante, allora capo di gabinetto di Fernando Mezzasoma, ministro della Cultura Popolare che curava la Propaganda della Repubblica Sociale. Una figura non di seconda fila - quella del trentenne Almirante - approdata al governo filonazista di Salò dopo una robusta esperienza giornalistica da caporedattore nel quotidiano Il Tevere e da segretario di redazione della Difesa della Razza, la rivista ufficiale dell´antisemitismo sulla quale scrisse articoli intonati al più convinto "razzismo biologico". È lo stesso Almirante al quale oggi il sindaco Gianni Alemanno vuole dedicare una strada di Roma.Se la vicenda del manifesto è stata sfiorata appena dalle cronache di questi giorni, meno conosciuta è la storia del processo che proprio sul clamoroso episodio vide negli anni Settanta il leader della Fiamma inizialmente nelle vesti dell´accusatore-querelante, poi arretrato nel ruolo di "imputato morale". Una vicenda giudiziaria lunga sette anni, dall´andamento lento, che si concluse con assoluzione piena per l´Unità, il quotidiano querelato per aver pubblicato un documento giudicato da Almirante "vergognosamente falso" e "calunnioso". Per il fondatore del partito neofascista italiano fu una sconfitta irrevocabile. La possiamo ricostruire oggi grazie alla documentata ricerca realizzata nel corso di anni da uno dei testimoni, Carlo Ricchini - giornalista di lunga esperienza, allora direttore responsabile del quotidiano comunista, inventore delle prime iniziative editoriali dell´Unità - per un libro che deve essere ancora pubblicato (Il manifesto della morte con la firma di Almirante). La sentenza avversa al leader missino era scontata fin dalle prime udienze, ma un complicato intreccio politico-giudiziario ne rallentò il cammino. Quel che nelle intenzioni dei promotori doveva essere il battesimo pubblico dell´Almirante in doppio petto, utilizzato in alleanze dirette e indirette con la Dc, da liturgia assolutoria si trasformò, grazie a un´imbarazzante documentazione, in spinoso teatro d´accusa. Da qui le pratiche dilatorie, le ritirate strategiche, le eccezioni procedurali mosse dagli avvocati di Almirante, che trascineranno il dibattimento per tutti gli anni Settanta, fino all´epilogo sancito soltanto nel 1978. Il manifesto di Almirante venne alla luce nell´estate del 1971, scovato da alcuni storici dell´università pisana negli archivi di Massa Marittima. L´Unità lo pubblica il 27 giugno sotto il titolo Un servo dei nazisti. Come Almirante collaborava con gli occupanti tedeschi. D´intonazione analoga Il Manifesto, che lo propone con un severo commento di Luigi Pintor. «Ci apparve subito evidente», racconta Ricchini, «che era stata scoperta una prova della partecipazione diretta di Almirante alla repressione antipartigiana, da lui tenuta nascosta, come se il posto occupato a Salò fosse stato un impiego come un altro e la sua divisa da brigatista nero un obbligo dovuto alle circostanze». Intanto il manifesto firmato Almirante, quasi sempre con la soprascritta "Fucilatore di partigiani", riempie i muri d´Italia. Da Reggio Emilia a Catanzaro, da Terni a Trapani, da Modena ad Avellino, le associazioni partigiane si mobilitano per denunciare il segretario del Movimento Sociale. Almirante replica con una pioggia di querele, uscendone ovunque sconfitto. Ma non a Roma, dove il processo più importante, quello intentato contro i due quotidiani di sinistra, mostra un percorso alquanto accidentato.Fin da principio Almirante nega tutto. Nega l´autenticità del manifesto, sostenendo che sia un falso stampato ad arte contro di lui. Nega di essere stato già allora capo di gabinetto di Mezzasoma (sposta in avanti la data). Nega che il ministero della Cultura popolare potesse dare esecuzione al bando di Mussolini. Nega che i ministri di Salò potessero prendere simili iniziative in territori controllati dalle forze armate germaniche. Anche la prosa illetterata del documento gli risulta estranea, "non ho mai firmato manifesti o comunicati di tal genere in quel periodo, né rientrava nelle mie attribuzioni firmare manifesti a nome del ministro". Insomma, s´è trattato "d´una vergognosa campagna di stampa", il titolo di fucilatore "un´ignobile infamia".La prima udienza si svolge sul finire del 1971. Sono chiamati a difendersi dall´accusa di "falso e diffamazione" i giornalisti Carlo Ricchini e Luciana Castellina, allora direttore responsabile del Manifesto. In realtà non è difficile dimostrare l´autenticità del documento: la copia fotostatica è autenticata da un notaio che attesta la conformità con l´originale. «Le prove di oggi sarebbero già sufficienti», dichiara il pubblico ministero Vittorio Occorsio, autorevole magistrato già impegnato in quegli anni contro il terrorismo nero. Propone sia chiamato a deporre il sindaco di Massa Marittima invitandolo a esibire l´originale del manifesto. La nuova udienza è fissata per il 25 gennaio del 1972, la conclusione appare prossima. All´appuntamento di gennaio si presenta anche l´onorevole Almirante: sorridente, impeccabile nel vestito fumo di Londra, cravatta blu con piccoli cerchietti bianchi. Al principio della deposizione chiama in causa il Parlamento e le istituzioni che, nonostante il suo passato, hanno legittimato l´elezione a deputato. «Faccio presente che sono deputato in Parlamento dal 18 aprile del 1948», esordisce con toni rassicuranti. «Allora, oltre le regole costituzionali, vi erano norme eccezionali che vietavano di entrare in Parlamento a coloro i quali avessero assunto cariche o ricoperto determinate responsabilità nella Rsi. Personalmente non ho mai subito alcun procedimento penale né fruito di amnistie. Se c´era qualcosa da dire, quella era l´epoca più adatta, per freschezza di ricordi, vivacità di polemiche, presenza di testimoni…». In altre parole, se non sono state fatte rispettare la Costituzione e le leggi, la colpa non è mia.E il confino di polizia al quale Almirante fu condannato nel 1947? Un legale gli ricorda il grave provvedimento subìto per il collaborazionismo con i tedeschi e per le attività successive alla guerra. Ma il segretario missino ha ricordi confusi. Gli interessa soltanto rimarcare la totale estraneità al manifesto pubblicato sui giornali e al bando di morte pronunciato da Mussolini e Graziani. «Curare la diffusione del comunicato o meglio del bando Graziani rientrava nelle competenze del ministero dell´Interno o di quello delle forze armate», ribadisce con piglio determinato. Lui boia o assassino di partigiani? Ma non scherziamo. A nulla sembrano valere le nuove prove documentali portate dal sindaco di Massa, un operaio di taglia robusta dal buffo nome di Rizzago Radi che sfila dalla cartellina l´originale del documento firmato da Almirante, insieme alla lettera della Prefettura che accompagna l´invio dei manifesti e la missiva del vicecommissario prefettizio che rassicura sull´affissione. Il manifesto, dunque, non è un falso. Il processo potrebbe rapidamente chiudersi, come incoraggia Occorsio. Ma l´assoluzione dei giornalisti implica la colpevolezza di Almirante. I suoi avvocati sono costretti a cambiare strategia. L´unico modo per ritardare la sentenza è accorpare il processo romano ai tanti processi in corso nella penisola in seguito alle querele di Almirante. Il tribunale, presieduto da Carlo Testi, sembra acconsentire alla proposta. L´udienza è aggiornata.La prima sorpresa, nel prosieguo del dibattimento, è la sostituzione del pubblico ministero Occorsio con Niccolò Amato, futuro direttore degli istituti di pena. Il suo orientamento appare capovolto rispetto alle convinzioni del predecessore, facendo proprie le tesi difensive di Almirante. Il processo slitta, si arriva a un nuovo rinvio per l´aprile. Alberto Malagugini, difensore dell´Unità e futuro magistrato della Corte Costituzionale, non ha dubbi: «Pur di prendere tempo sono state poste le più strabilianti eccezioni procedurali. Non appena sono apparse chiare le responsabilità del querelante per l´infame comunicato del 1944, non appena il tribunale è stato posto in condizione di decidere e il pubblico ministero di udienza l´ha fatto intendere, la difesa ha cominciato la sua manovra di sganciamento». Intanto in tutta Italia i processi intentati da Almirante si vanno chiudendo con l´assoluzione dei querelati. Per tutti gli altri collegi giudicanti Almirante è un fucilatore di partigiani, a Roma devono ancora certificarlo. Eppure i supporti documentali sono ovunque gli stessi.Passano ancora due anni. Nel giugno del 1974, dopo accurate ricerche, viene prodotta in aula la "prova delle prove": un telegramma dell´8 maggio 1944, spedito dal ministero della Cultura Popolare all´indirizzo della prefettura di Lucca. È stato trovato negli archivi di Stato, è firmato Giorgio Almirante, e corrisponde parola per parola al manifesto conservato a Massa Marittima. Un foglietto giallo, tipico dei messaggi telegrafici di quel periodo, con il decreto di morte pronunciato nell´aprile da Mussolini. Il capo di gabinetto ne sollecita l´affissione in tutti i comuni della provincia. Il funzionario che nel maggio del 1944 ha mandato il telegramma nella tipografia Vieri di Grosseto per la stampa del manifesto s´è dimenticato di levare la firma di Almirante. Una distrazione che inchioda il leader del Movimento Sociale alle sue pesanti responsabilità. Dagli archivi affiorano anche altre carte compromettenti. Una circolare del 24 maggio 1944, firmata sempre dal capo di gabinetto di Mezzasoma, ordina ai capi delle province di divulgare non solo i manifesti che provengono dal ministero della Cultura Popolare ma anche dalle autorità tedesche. Almirante è sbugiardato su tutti i fronti: è lui che cura la propaganda del bando Graziani, ed è sempre lui che segue sollecito l´affissione dei comunicati del Führer. La sua difesa annaspa. Vittorio Occorsio, tornato a ricoprire la pubblica accusa, chiede ironico: «Volete sostenere che è falso anche questo documento, che ci viene inviato da un ufficio statale e su richiesta del tribunale?». Il processo è sufficientemente istruito, non resta che chiuderlo. «Dopo la sentenza», annuncia severo il pubblico ministero, «chiederò che gli atti siano restituiti alla pubblica accusa per procedere per i reati di calunnia e falsa testimonianza nei confronti di Almirante. Calunnia per aver affermato che il manifesto era apocrifo, falsa testimonianza per tutte le menzogne dichiarate davanti ai giudici».Bisogna aspettare ancora altri quattro anni per assistere alla "condanna morale" del fondatore del Movimento Sociale. Un primo pronunciamento assolutorio non soddisfa a pieno il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, mentre il Manifesto preferisce fermarsi al traguardo. Solo l´8 maggio del 1978, dopo un intervento della Cassazione, arriva una sentenza priva d´ombre, che assolve l´Unità «per avere dimostrato la verità dei fatti» e condanna Almirante alle spese processuali, anche al risarcimento dei danni. «Ma l´Unità non ha mai chiesto i danni», ricorda Ricchini in chiusura del suo prezioso memoriale. L´unico che non poté leggere la sentenza fu il pubblico ministero che con passione civile e rigore più l´aveva sostenuta. Due anni prima Vittorio Occorsio era rimasto vittima di un agguato, per mano di terroristi neri.

lunedì 21 aprile 2008

CORTE EUROPEA:GLI ELICOTTERI FUORILEGGE DELLA POLIZIA ITALIANA!

Italia condannata per l'acquisto di elicotteri militari Agusta senza gara d'appalto europea
Una sentenza della Corte europea di giustizia: "L'acquisto di attrezzature la cui destinazione a fini militari sia dubbia deve necessariamente rispettare le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici"
Fonte: Quotidiano Nazionale - 08 aprile 2008
Il Governo italiano non può acquistare elicotteri o altre attrezzature che non siano specificamente di uso militare senza una normale gara d'appalto europea. "L'acquisto di attrezzature la cui destinazione a fini militari sia dubbia deve necessariamente rispettare le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici", dice oggi una sentenza della Corte europea di giustizia, emessa circa la fornitura alle forze di polizia di elicotteri Agusta e Agusta Bell.
La Commissione europea aveva proposto ricorso nei confronti dell'Italia con riguardo alla prassi costante ed esistente da lungo tempo di attribuire direttamente alla Agusta Spa gli appalti per l'acquisto di elicotteri di fabbricazione Agusta e Agusta Bell, destinati a sopperire alle esigenze di vari corpi militari e civili dello Stato italiano, al di fuori di qualsiasi procedura di gara. La Commissione rileva che tali appalti, conformemente alla direttiva sull'aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture, avrebbero dovuto costituire oggetto di una procedura aperta o di una procedura ristretta, ma non di una procedura negoziata. La Commissione sottolinea che le flotte dei corpi di Stato interessate sono costituite esclusivamente da elicotteri di tale fabbricazione, nessuno dei quali è stato acquistato in esito ad una procedura di gara a livello comunitario. Nella sentenza odierna, la Corte di giustizia della Comunità europea rileva, anzitutto, che l'Agusta è una società di diritto privato sin dalla sua costituzione e, dal 1974, una società ad economia mista, il cui capitale è costituito in parte da partecipazioni detenute dallo Stato e in parte da azionisti privati. Lo Stato italiano non può esercitare su tale società un controllo analogo a quello che esercita sui propri servizi. In assenza di una relazione "in house", la Corte esclude che l'Italia possa - su tale base - discostarsi dalle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici. La Corte si sofferma poi sugli argomenti relativi alle legittime esigenze di interesse nazionale. Anche se il Trattato - nell'ipotesi di situazioni che possono compromettere la sicurezza pubblica o la difesa nazionale - prevede deroghe all'applicazione del diritto comunitario, tali deroghe non costituiscono una riserva generale e in questi casi spetta allo Stato provarne la fondatezza. La Corte sottolinea, in particolare, che solo i prodotti destinati a fini specificamente militari possono beneficiare, conformemente all'art. 296 CE, del trattamento previsto per la deroga relativa alle legittime esigenze di interesse nazionale. Ciò non si verifica nell'ipotesi dei beni a duplice uso, civile e militare. La stessa Italia riconosce che gli elicotteri di cui è causa possiedono una vocazione civile certa e una finalità militare solo eventuale. Secondo la Corte, l'acquisto di attrezzature la cui destinazione a fini militari sia dubbia deve necessariamente rispettare le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici. È quanto avviene nel caso della fornitura di elicotteri a corpi militari a fini civili. L'Italia ha peraltro sostenuto - senza dimostrarlo - che l'obiettivo di impedire la divulgazione di informazioni sensibili relative alla produzione degli elicotteri non sarebbe stato conseguibile nel contesto di una gara d'appalto. La Corte afferma pertanto che l'obbligo di riservatezza non impedisce affatto il ricorso alla procedura di gara per l'attribuzione di un appalto. La Corte, infine, respinge l'argomento dell'Italia relativo alla necessità di garantire i vantaggi dell'interoperabilità della sua flotta elicotteristica per ragioni economiche: l'Italia non ha dimostrato in modo sufficientemente valido in diritto la ragione per cui solamente gli elicotteri prodotti dalla Agusta sarebbero dotati delle specificità tecniche richieste, né sotto quale profilo un cambiamento di fornitore l'avrebbe costretta ad acquistare materiale fabbricato secondo una tecnica differente.
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Articolo al link http://qn.quotidiano.net/politica/2008/04/08/78750-italia_condannata_acquisto.shtml