Visualizzazione post con etichetta Abkhazia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Abkhazia. Mostra tutti i post

sabato 20 settembre 2008

Testimonianza sulla situazione geopolitica del Caucaso



Ricevo dal Presidente del "Veneto Serenissimo" Governo Lucan Peroni e pubblico...
Al ritorno da una visita nei Paesi centro-est europei il Vicepresidente Vicario Plenipotenziario Valerio Serraglia ha ampiamente e dettagliatamente relazionato sui suoi incontri con organizzazioni amiche, relativamente alla situazione determinata dall’aggressione all’Ossezia da parte della Georgia.
Al di là di singole visioni specifiche, tutti hanno convenuto che la risposta della Federazione Russa è stata necessaria e proporzionata; ha salvaguardato il Popolo dell’Ossezia e dell’Abkhazia, e nel contempo ha impedito un ulteriore allargamento del conflitto al resto del Caucaso. Si è inoltre convenuto che il problema non è la sovranità della Georgia, che nessuno ha mai messo in discussione, ma l’aggressività dell’attuale classe dirigente georgiana e del suo Presidente Saakashvili, nei confronti dell’Ossezia e dell’Abkhazia.
Il problema dell’attuale Presidente Georgiano, e del suo gruppo dirigente che gli gravita attorno, è un problema interno alla Georgia, il Popolo Georgiano dovrà esercitare la propria volontà ed il libero arbitrio per rendere inoffensivo il Presidente Saakashvili.
Il Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica, e le altre organizzazioni amiche hanno deciso di stringere ulteriori rapporti di collaborazione, di scambio di esperienze, e di iniziative, nel reciproco interesse dei rispettivi Popoli.
L’Ufficio Strategico Affari Riservati ha approvato l’operato e la relazione presentata dal Vicepresidente Vicario Plenipotenziario Valerio Serraglia, dandogli mandato di continuare i contatti fin qui stabiliti.
Inoltre, l’Ufficio Strategico Affari Riservati, su proposta del Ministro degli Esteri Demetrio Serraglia, sottoporrà alla prossima riunione del Veneto Serenissimo Governo i riconoscimenti dell’Ossezia del Sud e dell’ Abkhazia, nel contempo proporrà di stabilire adeguati rapporti diplomatici con queste nuove Repubbliche.
Longarone, 18 settembre 2008

lunedì 1 settembre 2008

GEORGIA:LA FRITTATA DI SAAKASHVILI

Il riconoscimento esplicito della sovranità dell'Ossetia del Sud e dell'Abkhazia da parte della Russia ha sollevato ondate di indignazione in quasi tutte le cancellerie occidentali. Che sembrano essere state colte di sorpresa. In realtà Dmitrij Medvedev non ha fatto altro che dare corso a ciò che aveva già detto esplicitamente a combattimenti ancora in corso.
Il governo russo – aveva dichiarato il capo del Cremlino – si regolerà in base alla volontà espressa dai popoli dell'Ossetia del Sud e dell'Abkhazia. E uniformerà la propria politica estera in base a quella volontà.
Un minimo di realismo ci vorrebbe: la Russia non tornerà indietro, quindi chiederle di farlo è senza senso. Purtroppo per la Georgia e la sua gente questa è la conseguenza tanto inevitabile quando logica del tremendo errore di calcolo di Saakashvili e dei suoi consiglieri americani, chiunque siano stati.
Non si dovrebbe dimenticare – a coloro che continuano a descrivere le “prepotenze” dell'orso russo e le sue “crudeli astuzie” - che Mosca, prima dell'aggressione georgiana all'Ossetia del Sud, non aveva riconosciuto la sovranità di nessuna delle due regioni proclamatesi indipendenti da Tbilisi. E che questa situazione durava da ben 16 anni. Quali che ne fossero le ragioni, resta il dato che Mosca non ha voluto forzare la situazione né creare scelte irreversibili fino agli eventi di questo agosto.
Ora la frittata è stata fatta. A farla è stato Saakashvili, non Putin o Medvedev. Chiedere alla Russia di ritornare alle uova originarie è senza senso. Ora ci vorrà molto sangue freddo e un riesame di tutti i panorami. Invece il nervosismo americano trasuda in Europa attraverso Tallin, Riga, Vilnius, Varsavia e – più di ogni altro luogo – da Kiev.
E' stato evidente fin dai primi minuti dopo la devastante sconfitta militare georgiana che l'Europa reagiva in ordine sparso. Due percezioni diverse e, in qualche misura opposte, si sono viste quando i presidenti delle Repubbliche baltiche europee, più Kascinski e Jushenko, si sono radunati a Tbilisi a sostegno dell'aggressore, mentre il resto dell'Europa prendeva tempo e fiato. Da quel momento, sostenuti dai venti di Washington, si sono moltiplicati i solleciti alla linea dura contro Mosca e, sebbene Sarkozy abbia tenuto la testa a posto a Mosca, contribuendo a fissare i lineamenti della tregua, la situazione politico diplomatico militare si è seriamente deteriorata, fino all'agghiacciante danza delle navi Nato nel Mar Nero, di fronte a quelle russe.
Ora bisognerebbe evitare che qualcuno cerchi di fare buchi nel fragilissimo tessuto della tregua.
Anche perchè i punti in cui quel tessuto è molto esile sono visibili da subito. La Russia basa ora la sua posizione sul documento prodotto nel 1999 dalla Commissione Congiunta di Controllo (JCC) sotto la mediazione dell'OSCE, Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa. Quel documento fu firmato dai quattro membri della JCC: i governi di Russia e Georgia e i rappresentanti dell'Ossetia del Nord (Repubblica autonoma e soggetto federativo della Russia) e dell'Ossetia del Sud, entità senza definizione giuridica precisa, proclamatasi indipendente.
Quel documento non solo riconosceva alla Russia il compito di peacekeeping , ma autorizzava le sue forze d'interposizione a controllare un “corridoio di sicurezza” largo circa 8 chilometri , a partire dalla linea di frontiera definita dall'accordo di Dagomys del 1992, con cui si era conclusa – in quel caso con la mediazione della Comunità di Stati Indipendenti (CSI) – la prima guerra tra Georgia e Ossetia del Sud.
Le forze d'interposizione russe erano autorizzate a presidiare alcune zone del territorio georgiano, tra cui una parte dell'arteria principale autostradale che attraversa la Georgia orizzontalmente da est a ovest. In realtà i russi non avevano fatto uso di questa autorizzazione, si erano stanziati all'interno dell'enclave sud ossetina e prendevano parte alle guarnigioni quadripartite e disarmate che controllavano la linea di confine. Il tutto monitorato da un gruppo di osservatori europei che avevano possibilità limitate di movimento in territorio ossetino ed erano acquartierati a Tzkhinvali.
Si noti infine che la linea di demarcazione di Dagomys concedeva all'Ossetia del Sud circa la metà del territorio che ai tempi sovietici era stato assegnato al Distretto Autonomo dell'Ossetia del Sud all'interno della Repubblica Socialista Sovietica di Georgia.
Da qui nascono ora le polemiche sul “ritiro” russo. Tutto dipende da cosa s'intende. Mosca dichiara di averlo effettuato, e intende che sta presidiando adesso l'intero corridoio previsto dall'accordo JCC. La Georgia , e molti giornalisti occidentali che vedono le truppe russe presidiare la strada georgiana, affermano che i russi sono fuori dal territorio dell'Ossetia del Sud. Il che è vero, ma non implica alcuna violazione degli accordi precedenti. E, dopo quello che è accaduto, sembra difficile pretendere ora che i russi non sorveglino i movimenti eventuali delle truppe georgiane troppo a ridosso della frontiera.
Tanto più che Saakashvili aveva fatto una mossa molto chiara, nel marzo scorso, uscendo unilateralmente dai colloqui quadripartiti del 1999, comunque paralizzati da circa quattro anni. Ovvio che quella mossa aveva messo in allarme il Cremlino. E questo spiega perfettamente – oltre a molte altre cose su cui qui non c'è spazio per approfondire - perchè Mosca non è stata colta di sorpresa dall'attacco georgiano del 7 agosto.
Ma ora non solo la JCC non esiste più. La Georgia è uscita anche dalla CSI, quella comunità di Stati Indipendenti che Eltsin aveva creato come foglia di fico per nascondere il collasso sovietico e tenere insieme in qualche modo le restanti 12 repubbliche ex sovietiche (tutte meno le tre baltiche).
Dunque formalmente la Georgia di oggi non riconosce più né gli accordi di Dagomys, né la JCC del 1999, né il ruolo delle forze d'interposizione russe. E, ultima rottura, ha chiuso ogni relazione diplomatica con Mosca. Basta ora un cerino per far scoppiare un incendio.
Il riconoscimento della sovranità delle due repubbliche – e gli accordi di cooperazione, anche militare, che immediatamente seguiranno - è ora la motivazione giuridica che autorizzerà la presenza delle truppe russe. E' una giurisprudenza assai debole. Si tratta ora di vedere se l'Europa sarà capace di convincere la Georgia a tornare allo status precedente, magari chiedendo alla Russia di consentire in quel corridoio la presenza di un contingente europeo di osservazione. Ma, in ogni caso, la “integrità territoriale” che poteva essere diplomaticamente rivendicata, almeno teoricamente, da Tbilisi, non ha più alcuna possibilità di essere ripristinata. In questa nuova situazione la Georgia ha perduto definitivamente perfino la possibilità – del tutto comunque teorica (che rimane invece a Moldova, e Azerbajgian, di ritornare in possesso, chissà quando, dell'
Oltre Dnestr e del Nagorno-Karabakh) - di poter riprendere il controllo dei territori che rivendica.
Un suo ingresso nella Nato trasformerebbe ora la crisi in un confronto militare diretto con la Russia. Un suo ingresso in Europa porterebbe la guerra in Euro.
di Giulietto Chiesa

Fonte:Megachip/Manifesto

domenica 31 agosto 2008

LA RUSSIA POTREBBE FORNIRE MISSILI ALL'IRAN..

Daily Telegraph: la Russia potrebbe fornire missili all'Iran
(nella foto,il leader iraniano Mahmud Ahmadinejad )
L'intelligence Usa, secondo quanto scrive oggi il Daily Telegraph, teme che il Cremlino possa fornire all'Iran il sofisticato sistema missilistico S-300, una mossa da leggere nel rinnovato clima di guerra fredda all'ombra della crisi caucasica.
Il sistema missilistico potrebbe consentire all'Iran di rafforzare in modo molto significativo le sue difese e rendere particolarmente complesso ad esempio il tentativo di attaccare i siti nucleari iraniani da parte degli Usa o di Israele. I missili s-300 hanno varie caratteristiche, dalla capacita' di 'tracciare' oltre 100 obbiettivi diversi alla volta alla possibilita' di colpire aerei o missili nemici a oltre 75 miglia di distanza.
Il Telegraph ha chiesto anche un commento sul possibile accordo Mosca-Tehera a George Friedman, direttore della Straffor, una delle principali agenzie di intelligence private statunitensi."la situazione e' chiara - spiega - se si sosterra' l'ingresso di Georgia e Ucraina nella Nato vedremo immediatamente il sistema S-300 in Iran. Si tratta di un potentissimo strumento negoziale edi un grosso deterrente alle azioni Usa nella regione. Mosca sta giocando con estrema abilita' strategica con l'ossessione americana per l'Iran".

***********
Fonte:Rainews24

MEDVEDEV:AIUTO MILITARE A ABKHAZIA E OSSEZIA DEL SUD

Medvedev,nella foto, ha annunciato,attravesro i maggiori canali televisivi russi, che la Russia fornirà appoggio militare all'Ossezia del Sud e all'Abkhazia, le due repubbliche secessioniste della Georgia delle quali Mosca ha riconosciuto l'indipendenza:"Noi li aiuteremo...In questi accordi internazionali verranno specificati tutti i nostri impegni per la fornitura di aiuto economico, sociale, umanitario, militare". "TRADUZIONE:l'ottusità dell'Occidente è riuscita a dare alla Russia "carta bianca" nell'area caucasica.

sabato 30 agosto 2008

LA FOLLIA DI SAAKASHVILLI

La reazione assolutamente maggioritaria in America e in Europa alla risposta russa all'attacco georgiano contro le “forze di pacificazione” russe in Ossetia del Sud è stata che la Russia ha mostrato troppo i suoi muscoli. Dovrebbe ora essere isolata o punita per un “eccesso di reazione” dopo un attacco contro i suoi soldati.
Una tale risposta evita di riconoscere che il presidente Mikhail Saakashvili di Georgia ha inferto una vero colpo agli Stati Uniti e alla Nato, così pure come alla stessa Georgia, che, per un periodo di tempo imprevedibile sarà una nazionae a sovranità limitata, e costituirà un enorme imbarazzo per i suoi alleati occidentali.
La Georgia avrà ora truppe russe stazionanti indefinitamente sul suo territorio per proteggere l'Ossetia del Sud e l'Abkhazia – da ora in avanti da considerarsi come entità autoproclamatesi indipendenti ma sotto protezione russa o, eventualmente annesse dalla Russia su loro stessa richiesta. I russi, a questo punto, preferiscono una autoproclamazione di indipendenza perchè – come a loro piace sottolineare – seguirebbe in al modo il precedente dell'autoproclamazione di indipendenza del Kosovo dalla Serbia, nel febbraio di quest'anno, patrocinato dagli Stati Uniti.
La crisi ha rappresentato un punto di svolta nelle relazioni internazionali perchè dimostra che gli Stati Uniti non difenderanno la Georgia nonostante l'impressione che Washington - dopo avere istruito le truppe georgiane e avere esplicitato che il governo di Saakashvili era sotto la sua protezione, - fosse in qualche modo implicata nell'attacco contro l'Ossetia del Sud e sui soldati russi che erano colà stanziati, legalmente, come “peacekeepers”.
Quesi soldati russi sono stati là per 16 anni in base a un accordo internazionale che aveva fatto seguito al primo tentativo georgiano di “ricuperare” le storicamente e linguisticamente distinte Ossetia del Sud e Abkhazia, e che erano state protettorati autonomi o regioni russe dal 1810.
Ora il vice-presidente Dick Cheney si appresta a visitare la Georgia la prossima settimana, dopo due visite in Azerbajgian e Ucraina – che indubbiamente hanno bisogno di qualche conforto dopo questo dispiegamento di furia russa e di “”moderazione diplomatica” americana (leggi assenza di alternative razionali). I vascelli navali americani sono ora nel Mar Nero e uno di essi, un cacciatorpediniere, ha portato un po' di forniture umanitarie nel porto meridionale georgiano di Poti.
I russi hanno oscuramente dichiarato il loro sospetto che le navi americane stessero trasportando armi in Georgia. E sebbene i russi abbiano estirpato tutto ciò che era rimasto dei nuovi equipaggiamenti militari americani e tutte le installazioni recentemente donate alla Georgia, è improbabile che Saakashvili voglia ricominciare di nuovo la guerra (almeno nell'immediato, a meno che Cheney si appresti a portare con sé la 82-esima divisione aviotrasportata e la Sesta Flotta. Cosa, che, evidentemente sembra che Saakashvili si aspettasse di ricevere la notte in cui la sua invasione si è trasformata in una disfatta.
“Dov'è l'America?” ha detto, “dov'è il Mondo Libero?”

Da allora egli ha ricevuto rassicurazioni dal candidato presidenziale John McCaine e dal compagno di corsa di Barack Obama, Joe Biden, entrambi ammiratori appassionati del malcapitato liberatore georgiano.
Tutto ciò è stato una inane e stupida faccenda, eccetto che per gli sfortunati che sono stati uccisi o feriti, che hanno perduto le loro case, o che sono stati etnicamente espulsi da una delle parti nel corso degli ultimi giorni e ora piangono il loro stato di rifugiati. Gli Stati Uniti hanno lasciato Saakashvili e i georgiani come sospesi in aria dopo avere raccontato loro che sarebbero divenuti parte della Nato e avrebbero contribuito a spargere la libertà nel Caucaso.
L'Ucraina e i paesi baltici hanno ricevuto la lezione che le grandi potenze non vanno in guerra contro altre potenze pesantemente armate per risolvere antiche dispute settarie o rivalità linguistiche in paesi clienti, anche se questi sono potenziali nuovi membri della Nato.
La Polonia e la Repubblica Ceca hanno ritenuto prudente soddisfare le ossessioni di Washington e dei suoi produttori di armi costruendo un sistema di difesa antimissile contro un Iran che commettesse un suicidio. Ora scoprono che Mosca è furiosa del fatto che essi si sono fidati sulla parola degli Stati Uniti, ma su un pasticcio che a quanto pare i politici di Washington hanno messo in piedi per titillare gli elettori e per fare soldi.
Israele ora si trova con la Siria che parla con i fornitori moscoviti di armi. La cooperazione russa con gli USA su varie materie, - Iran, Hamas, Hezbollah, il contro-terrorismo e le forniture di petrolio e di gas all'Europa – è possibile che stia per finire.
Perchè?
Perchè un certo numero di politici delle Amministrazioni Clinton e Bush II, e nel Pentagono, hanno deciso che avrebbe potuto essere una dimostrazione gratuita del potere americano di estendere la legge della Nato fino davanti alla porta d'ingresso della Russia.
di William Pfaff.
(tradotto da "International Herald Tribune "del 29 agosto 2008)

giovedì 28 agosto 2008

..."për ta njohur të drejtën tonë për vetëvendosje, ashtu sikur kanë bërë me rastin e njohjes së Kosovës "

Dal sito www.radiokosovaelire.com
E enjte 28 gusht 2008
Home

Lajmet
Maksim Gundija: Kërkojmë të njihet Abhazia ashtu sikur u njoh Kosova
Jemi të gëzuar me këtë lajm.
Në Sukhumi është një festë e madhe. Njerëzit kanë dalur për të festuar në rrugë me flamuj në dorë. Ata janë të gëzuar e të ngazëllyer, ka deklaruar ministri i Jashtëm i Republikës së Abhazisë, z. Maksim Gundija për "PeaceReporter". Tani shpresojmë që tërë komuniteti ndërkombëtar do ta ndjekë shembullin e Rusisë për ta njohur të drejtën tonë për vetëvendosje, ashtu sikur kanë bërë me rastin e njohjes së Kosovës ka nënvizuar ministri Maksim Gundija, duke shtuar se Abhazia nuk dëshiron të mbetet pjesë e Rusisë, edhe pse e dimë se përkrahja e Moskës tani për tani është e domosdoshme. ( Nga korrespondeti i Radios-Kosova e lirë në Sicili, Orazio Vasta)
***************

L'ABKHAZIA? COME IL KOSOVO

“Siamo felici, è una grande notizia. Qui a Sukhumi c’è grande festa. La gente si è riversata per le strade con le bandiere, suonando i clacson delle auto e stappando bottiglie di champagne”: il viceministro degli Esteri della Repubblica di Abkhazia, Maxim Goundjia, racconta con queste parole a "PeaceReporter" la gioia del popolo abkahzo subito dopo il riconoscimento dell’indipendenza da parte di Mosca.
“Ora speriamo che tutta la comunità internazionale segua l’esempio della Russia riconoscendo il nostro diritto all’indipendenza dalla Georgia – continua Goundjia – come ha fatto con il Kosovo, che come noi è stato costretto all’indipendenza per poter sopravvivere, perché non aveva alternative. Per noi, la fine di ogni possibilità di pacifica convivenza con i georgiani è stata dimostrata dall’aggressione militare contro l’Ossezia del Sud...Noi abkhazi abbiamo lottato e sofferto troppo per rinunciare alla nostra indipendenza. Noi non vogliamo essere parte della Russia, anche se sappiamo che la loro protezione è ancora indispensabile perché Saakashvili proverà sicuramente ad attaccarci ancora. Per l’Ossezia del Sud è diverso: loro vogliono riunificarsi con i loro fratelli dell’Ossezia del Nord, che fa parte della Federazione russa… ".
Orazio Vasta


mercoledì 27 agosto 2008

MEDVEDEV:" DOPO IL KOSOVO,IMPOSSIBILE DIRE AGLI ABKHAZI E AGLI OSSETI CHE SAREBBE STATA IMPOSSIBILE LA LORO INDIPENDENZA NAZIONALE!"


Con un lungo articolo pubblicato dal Financial Times, il presidente russo Dmitri Medvedev spiega che la Federazione russa non aveva altra scelta:"riconoscere le regioni separatiste di Abkhazia e Ossezia del sud come Stati indipendenti". Scrive Medvedev, che la Russia ha cercato con forza di evitare il conflitto in Georgia.
"Non e' un passo compiuto alla leggera, o senza una completa valutazione delle sue conseguenze", sostiene Medevedev sul giornale inglese.
" Noi abbiamo sostenuto con coerenza che sarebbe stato impossibile dire agli abkhazi e agli osseti ( e a decine di altri gruppi nel mondo) che cio' che andava bene per gli albanesi del Kosovo non andava bene per loro".
"Nelle relazioni internazionali, non si possono avere due pesi e due misure", ha affermato Medvedev, accusando il capo diStato georgiano Mikhail Saakashvili di aver causato il conflitto: "Solo un pazzo avrebbe potuto rischiare così. Credeva davvero che la Russia sarebbe rimasta ferma mentre lui dava l'assalto alla citta' addormentata di Tskhinvali, uccidendo centinaia di civili, in maggioranza cittadini russi".
Orazio Vasta

Medvedev ka deklaruar se Rusia njeh pavarësinë e Osetisë jugore dhe të Abkhazisë

Dal sito: www.radiokosovaelire.com
E mërkurë 27 gusht 2008

Home
Historiku
Dëshmorët
Kultura
Analiza
Komente
Tema historike
Botime
Arkivi
Galeria
Stafi
Kontakti
Marketing

Lajmet
Medvedev ka deklaruar se Rusia njeh pavarësinë e Osetisë jugore dhe të Abkhazisë
Kryetari i Rusisë, Dimitri Medvedev ka deklaruar se Rusia formalisht njeh pavarësinë e rajoneve gjeorgjiane të Osetisë jugore dhe të Abkhazisë. Kjo deklaratë e kreut të Kremlinit u dha pas rekomandimit të djeshëm të Parlamentit rus që kryetari i Rusisë të njohë ato dy rajone. Ky vendim i kryetarit Medvedev ka ngjallë reagime të shumta në botën perëndimore, e cila kërkon të ruhet sovraniteti dhe integriteti i Gjeorgjisë.

(Orazio Vasta)

martedì 26 agosto 2008

ANCHE IL PRESIDENTE RUSSO PER L'INDIPENDENZA di ABKHAZIA E OSSEZIA del SUD

Dopo il "SI" del "Senato" e la "Camera", il presidente della Federazione russa Dmitri Medvedev ha firmato un decreto per il riconoscimento delle due repubbliche secessioniste georgiane di Abkhazia e Ossezia del Sud. Per Tbilisi siamo davanti ad una "annessione di fatto" da parte russa di una buona parte del territorio della Georgia.
Il presidente georgiano Mikhail Saakashvili ,in un intervento televisivo, ha bollato come "totale illegalità" l'atto russo, accusando Mosca di "voler cambiare le frontiere europee con la forza".
Orazio Vasta
***********
Nella foto Ansa,indipendentisti ossetini festeggiano il riconoscimento russo

Armenia,Osetise e Abkhazise...

Dal sito : www.radiokosovaelire.com
E martë 26 gusht 2008
Lajmet
Medvedev ka deklaruar se Rusia njeh pavarësinë e Osetisë jugore dhe të Abkhazisë
Kryetari i Rusisë, Dimitri Medvedev ka deklaruar se Rusia formalisht njeh pavarësinë e rajoneve gjeorgjiane të Osetisë jugore dhe të Abkhazisë. Kjo deklaratë e kreut të Kremlinit u dha pas rekomandimit të djeshëm të Parlamentit rus që kryetari i Rusisë të njohë ato dy rajone. Ky vendim i kryetarit Medvedev ka ngjallë reagime të shumta në botën perëndimore, e cila kërkon të ruhet sovraniteti dhe integriteti i Gjeorgjisë.

Armenia, për të mos e harruar
Armenia, shteti i parë i krishterë në histori, në fillim të shekullit XX ka përjetuar terrorin e pashembullt të gjenocidit nga Perandoria Osmane, pastaj masakra dhe depërtime në epokën e komunizmit sovjetik. Sot Republika e Armenisë është një shembull i stabilitetit politik dhe i zhvillimit më të shprehur ekonomik nga të gjitha vendet e Kaukazit. Martirizimi i saj ende mohohet si nga Shteti i Turqisë, ashtu edhe nga bota postkomuniste e Rusisë.
(Orazio Vasta)
******
Sopra,la bandiera nazionale dell'Armenia

lunedì 25 agosto 2008

IL PARLAMENTO RUSSO:OSSEZIA DEL SUD E ABKHAZIA SONO INDIPENDENTI!


Il "Senato" russo, il Consiglio della Federazione russa,ha approvato all'unanimità una richiesta rivolta al Cremlino per il riconoscimento dell'indipendenza di Ossezia del sud e Abkhazia.
Anche la Duma, la Camera bassa ,ha approvato la risoluzione indipendentista.
Per il presidente sudosseto, Eduard Kokoity:"Ossezia del Sud e Abkhazia hanno motivi forti, sia dal punto di vista giuridico che politico, per chiedere l'indipendenza".
Il presidente abkhazo, Serghei Bagapsh:"L'Abkhazia e l'Ossezia del sud non vivranno mai più con la Georgia nello stesso Stato".
Orazio Vasta

venerdì 22 agosto 2008

Abhazise e Osetise

Dal sito web www.radiokosovaelire.com
Lajmet
Manifestime në përkrahje të pavarësisë së Abhazisë

Rreth 55 mijë veta janë tubuar në njërin prej shesheve kryesore të kryeqytetit të Abhazisë, Sukumi. Manifestimi i bë në mbështetje të ratifikimit të kërkesës nga Parlamenti i këtij rajoni separatist, i cili ka pranuar kërkesën e kryetarit Sergej Bagapsh, drejtuar Moskës për ta njohur pavarësinë e Abhazisë si shtet të pavarur dhe Sovran. Parlamenti ka aprovuar edhe kërkesën për pavarësi drejtuar “Parlamenteve të popujve të mbarë botës”. Asambleja popullore dje i ka drejtuar një kërkesë Dumës ruse për ta shqyrtuar këtë kërkesë dhe për ta aprovuar vullnetin e popullit për pavarësinë kombëtare të Abhazisë.

Manifestime popullore edhe në kryeqytetin e Osetisë, Tskhinvali
Në apelin e manifestuesve osetianë drejtuar dy Dhomave të Parlamentit të Ruusisë, të cilat kanë një program të ribashkimit special dhe kur të hënën e ardhshme do të dikutohet deklarata e pavarësisë së Abhazisë thuhet: “Kërkojmë nga Rusia për ta njohur pavarësinë kombëtare të Osetisë Jugore”.(Për Radion Kosova e lirë, Orazio Vasta)

giovedì 21 agosto 2008

RADUNO PRO-INDIPENDENZA IN OSSEZIA DEL SUD/2

Dalla manifestazione popolare nella capitale osseta Tskhinvali.
«Chiediamo alla Russia di diventare il primo stato al mondo a riconoscere l'indipendenza nazionale della Repubblica dell'Ossezia del sud», si legge nell'appello rivolto dai manifestanti ai presidenti dei due rami del parlamento russo, che hanno in programma una riunione speciale il prossimo lunedì per discutere la dichiarazione di indipendenza dell'Abkhazia.
«Lo speciale carattere delle relazioni tra l'Ossezia del sud e la Russia , il fatto che la maggioranza della popolazione della Repubblica è costituita da cittadini russi, l'analogia tra la storia della Russia e quella dell'Ossezia, e il fatto che il popolo sudosseto è sempre rimasto leale alla scelta dei nostri antenati, che fecero un'unione eterna con la Russia»: queste le ragioni per cui la regione separatista chiede l'indipendenza.
**********
Fonte:"Interfax"
**********
*nella foto:Il presidente dell'Ossezia del sud,Eduard Kokoity

Caucaso. L'Abkhazia approva l'indipendenza.




Circa 55 mila persone si sono radunate oggi in una delle piazze principali di Sukhumi, capitale dell'Abkhazia.
La manifestazione sostiene la risoluzione ratificata ieri dal Parlamento della regione separatista, che ha approvato l'appello del presidente Serghei Bagapsh alla Russia di riconoscere l'Abkhazia in quanto Stato sovrano indipendente.
In un secondo voto, il Parlamento aveva approvato un simile appello rivolto «ai Parlamenti e ai Popoli di tutto il mondo».
L'assemblea popolare ha rivolto ieri un appello d'indipendenza al Parlamento russo, che si riunirà lunedì per esaminare la questione.
In caso di parere positivo della Russia, l'appello approvato ieri prevede la firma di un accordo di amicizia e aiuto reciproco inserendo la clausola sulla presenza in Abkhazia delle forze armate russe per sostenere la pace, con lo scopo di non permettere l'intervento di forze terze.
L'approvazione finale popolare dell'INDIPENDENZA NAZIONALE DELL'ABKHAZIA di oggi da parte del "Congresso nazionale", un raggruppamento di tutti i partiti politici ed organizzazioni sociali dell'Abkhazia, sancisce di fatto la proclamazione della regione come stato indipendente.
************
nelle foto,la manifestazione indipendentista di oggi a Sukhumi