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giovedì 11 dicembre 2008

Tra le altre cose fanno parte integrante della carta dei diritti dell´uomo il diritto all´autodeterminazione dei popoli

Ricevo dall'amico veneto Francesco Falezza e pubblico...
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani fu approvata il 10 dicembre 1948 dall´Assemblea dell´ONU.
Con i suoi 30 articoli, essa doveva costituire "un comune livello, che tutte le nazioni dovevano raggiungere".
Fu il primo passo verso la realizzazione della "Carta internazionale dei diritti umani",attraverso i due accordi internazionali, adottati all´unanimità dall´ONU il 16 dicembre1966.
Tra le altre cose fanno parte integrante della carta dei diritti dell´uomo il diritto all´autodeterminazione dei popoli, che comprende il diritto, per ogni popolo, a disporre delle proprie ricchezze e di preservare gli elementi essenziali della loro identità quali la religione, la lingua, le tradizioni ed il patrimonio culturale.
Da questo si capisce subito che lo stato italiano sta commettendo un crimine contro l´umanità contro il popolo veneto, riconosciuto oltre che dalla storia, anche dallo statuto della regione, legge ratificata anche dal parlamento italiano.
Da questo, ne consegue anche, in modo incontestabile, il diritto all´autodeterminazione, care Signore ed egregi Signori, basta solo chiederlo e nessuno ce lo potrà negare.
Dopo mesi di lavoro, Sabato 13 dicembre alle ore 15:00 presso l´Hotel Venice a Grisignano di Zocco (Vi), verrà presentato un obiettivo, un metodo e un piano d´azioni per l´indipendenza del popolo veneto, un progetto per gettare le basi sull´unità politica Veneta per realizzare il diritto all´autodeterminazione.
Non mancare!!
Francesco Falezza
www.falezza.com

mercoledì 3 dicembre 2008

martedì 2 dicembre 2008

Conferenza "Federalismo e Scuola".PADOVA – Sabato 13 dicembre 2008

Ricevo e pubblico..... COMUNICATO STAMPA del 02 dicembre 2008:
Conferenza "Federalismo e Scuola"
PADOVA – Sabato 13 dicembre 2008 via Curzola 15, presso Sala Consiliare Quartiere Nord,Il movimento Giovani Veneti invita a partecipare alla Conferenza "Federalismo e Scuola" , che si terrà Sabato 13 dicembre 2008 presso la Sala Consiliare del Quartiere Nord, a PADOVA.
Durante la conferenza sarà presentato il progetto "Laboratorio sulla Scuola: idee e proposte per la partecipazione diretta"aperto a tutti gli attori delle scuole di ogni ordine e grado, ossia studenti, docenti, genitori e personale tecnico-amministrativo.
GIOVANI VENETI presenta
Conferenza con Dibattito pubblico
Per il Movimento Giovani Veneti -introduce e modera: Alessandro Battistel
-introduzione ai modelli scolastici: Mario Bonamigo
-visione storico-giuridica sul federalismo: Alessandro Mocellin
Interventi esterni
"Scuola e Libertà": editore Leonardo Facco (Movimento Libertario)
- "Educare al Federalismo: l'esempio della Confederazione Elvetica": ing. Chiara Battistoni (Ass.ne G. Pagliarini per la Riforma Federale)
- "Proposta di Riforma Federale": on. Giancarlo Pagliarini (Ass.ne G. Pagliarini per la Riforma Federale)
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Per ulteriori informazioni potete contattarci ai seguenti recapiti:
Sito:
giovani-veneti.org
- Mail:mail@giovani-veneti.org
Cell:3484295568
- Forum:ventodelleone.netsons.org
Movimento Giovani Veneti

sabato 29 novembre 2008

Bufera Veneta e l´Isola dei ghiacci (di Lorenzo Crosato)

Ricevo e pubblico....
Stamattina apro il sito del Gazzettino e finalmente ci trovo una buona notizia. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha votato contro l´esposizione della bandiera Veneta fuori del palazzo di (in)giustizia trevigiano.
Il nostro gonfalone dovrà quindi essere rimosso.
Finalmente!
Era ora di fare chiarezza e di mettere fine alle ambiguità.
Perchè una bandiera simbolo di secoli di storia e che incarna cuore e spirito di noi veneti, dovrebbe essere esposta fuori da uno degli edifici della repubblica delle banane?
Quanti di noi veneti si sentono effettivamente rappresentati da queste istituzioni?
Quanti di noi veneti hanno un minimo barlume di speranza nella classe politica italiana?
Quanti di noi veneti ritengono il sistema giudiziario italiano degno della nostra fiducia?
E perché mai quindi la nostra bandiera dovrebbe venire vilipesa e strumentalizzata restando in bella mostra al di fuori di uno dei simboli di questo stato che ci sta portando alla rovina?
Questo stato che non vuole rappresentarci come dimostrato da quest´ennesima esplicita ammissione, questo stato che ripudia i nostri simboli e la nostra gente in modo così sfacciato.Perché ci siamo ridotti a chiedere la carità per rivendicare un diritto ovvio e sacrosanto, ossia quello di esporre la NOSTRA bandiera al di fuori dei nostri edifici pubblici?
Dobbiamo semplicemente trarne le ovvie conclusioni, ossia che è giunto il momento di avere i NOSTRI edifici pubblici, le NOSTRE istituzioni, i NOSTRI rappresentanti, ma soprattutto di farci restituire il NOSTRO futuro.E mentre nei polverosi salotti romani non si perdeva occasione per umiliare noi Veneti e la nostra bandiera, uno stato autenticamente democratico quale la Danimarca dava la possibilità agli abitanti della Groenlandia di decidere del futuro della loro nazione, in un referendum ampiamente considerato un preludio all´indipendenza.
E se la voglia di indipendenza è arrivata ad infiammare i cuori degli abitanti dell´isola dei ghiacci, cosa stiamo aspettando noi Veneti?
Non lasciamo che le Alpi fermino il vento del nord, c´è bisogno di aria fresca.
Lorenzo Crosato(PNV)

lunedì 10 novembre 2008

SULLA "COSTITUENTE VENETA DEL PD"...

Rivevo e pubblico questa "Lettera aperta al leader del PD del Veneto" , che,come siciliano e nazionalitario, condivido totalmente. Orazio Vasta
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Lettera aperta a Paolo Giaretta
Padova, sabato 8 novembre 2008 - Costituente Veneta del PD - Paolo Giaretta ” Riprendiamoci il Leone di San Marco”.
Egr. Paolo Giaretta, sono qui a sciverle, serenamente e anche con un certo affetto avendo condiviso in passato idee e passioni, per farle presente l’importanza e il valore di Libertà che ha per i Veneti il Leone di San Marco.
Un simbolo che ha rappresentato nel Mondo la gloria e la grandezza economica, politica e culturale della Serenissima Repubblica nota anche per la sua apertura verso altre civiltà, indispensabili per i suoi commerci e la sua arte.Tutto questo però non ha nulla a che vedere con la miseria che caratterizza la politica, l’economia e la cultura della Repubblica Italiana in piena fase di sgretolamento e disfacimento.Ora sembra vada di gran moda estrarre il Leone di San Marco dal cilindro magico dei partiti, che stanno vivendo una profonda crisi di comunicazione e di identità, per cercare di far breccia nei cuori dei Veneti e attirare così i loro consensi.
Oppure parlare fino alla nausea cercando in un candidato statunitense una possibile ancora di salvezza cercando di trovare una pur minima (ma impossibile) somiglianza in Barak Obama, non guardando la pochezza dei propri partiti ormai scatole vuote di idee e di valori.
Non basta appiccicarsi un simbolo così importante che appartiene al Popolo Veneto per diventare un partito Veneto in grado di fare l’interesse di una Regione che è cresciuta, dopo la caduta della Serenissima e dopo le due guerre, con le proprie forze e senza l’aiuto di nessuno.
Un Popolo elogiato quando fa comodo e bisfrattato in altri momenti.
I Veneti sono stati ingannati per troppo tempo dai partiti che hanno utilizzato il Leone di San Marco a sproposito solo ed esclusivamente per fare propri interessi, imprigionandoli in una ragnatela di speranze, illusioni e delusioni.
Chi oggi voglia utilizzare politicamente questo simbolo, lo faccia con il rispetto dovuto nei confronti delle nostre radici e del Popolo Veneto.
Allora si deve trovare il coraggio di pronunciare l’unica parola degna di questo rispetto, l’unica parola che il Veneto vuole sentire, l’unica parola in grado di far risorgere dalle proprie ceneri la Serenissima, l’unica parola in grado di riscattare il valore di un Popolo che è stato spremuto come un limone… INDIPENDENZA !!!!
Forse prima si deve trovare il coraggio di fare auto critica, io l’ho fatta, perché ci portiamo sulle spalle il peso di una grande responsabilità, quella di non aver creduto a suo tempo nella ricostruzione politica, culturale ed economica della Serenissima Repubblica Veneta, a favore di una unità italiana che non c’è mai stata e mai ci sarà.
Forse, se in passato, si fosse rivolto lo sguardo in modo più limpido verso tali concetti, oggi potrebbe esistere una Repubblica Veneta in grado di affrontare la crisi con ammortizzatori sociali, con politiche fiscali per imprese e loro dipendenti, di investire nella ricerca, di aver avviato politiche per le famiglie, di non essere più rappresentati da politici che si fanno leggi personali (falso in bilancio - lodo Alfano ecc.) o da parlamentari o sosttosegretari affiliati a clan mafiosi.
Saremmo uno Stato degno di appartenere all’Unione Europea.
Per concludere, la inviterei, con tutto il mio rispetto dovuto, a prendere in cosiderazione l’idea che il PD Veneto, abbracci e condivida il progetto politico dell’Indipendenza del Veneto, avendo il coraggio di fare una secessione dalle proprie segreterie nazionali.
Solo così il PD Veneto potrà essere degno di utilizzare politicamente e con onore il Leone di San Marco.
Ma se questo interesse non ci fosse, non si usi tale simbolo, utilizzato già troppe volte da coloro che non hanno saputo riconoscerne il vero valore ingannando il Popolo Veneto solo ed esclusivamente per le proprie ambizioni inutili.
Il Partito Nazionale Veneto ha colto pienamente tale urgenza e necessità, lasciandosi alle spalle indugi e perplessità, avendo come obiettvo l’Indipendenza del Veneto.
Michele Milanetto

domenica 12 ottobre 2008

Meolo Libera, Indipendente, Veneta

Ricevo e pubblico...
“Meolo Libera, Indipendente, Veneta” sarà la grande novità della prossima stagione politica che dal comune veneziano inizierà quindi nel nome dell’indipendenza del Veneto, aprendo una nuova determinante fase nella politica veneta.
Il primo scopo di un sindaco indipendentista sarà di servire i propri cittadini per le necessità di politica locale. L’incarico del primo cittadino di Meolo con la Causa Veneta nel cuore sarà anche di portare avanti progetti per la tutela della nostra cultura e della nostra storia.
Il simbolo che sarà utilizzato dalla lista “Meolo Libera, Indipendente, Veneta” riporta al centro la foglia di tiglio, l’albero sacro ai Veneti fin dall’antichità, da più di tremila anni a questa parte.
Sta per soffiare un vento nuovo, che si chiama orgoglio veneto.
L’orgoglio di essere parte del Popolo Veneto è in grande crescita e sta facendo rifiorire il nostro albero millenario.
Meolo è il primo germoglio e molti altri ne seguiranno.

lunedì 6 ottobre 2008

VENETO:"BEPIN SEGATO: L'UOMO, IL PATRIOTA, L'INTELLETTUALE

Ricevo e pubblico...SOLIDARIETA' PER BEPIN DALLA SICILIA! Marti 7 de Otobre 2008, ale 20.30 -
Entrata Lìbaraa Villa Rina, via Borgo Treviso, Sitadela / Cittadella (PD)
se tegnarà el CONVEGNO BEPIN (GIUSEPPE) SEGATO:L'omo, el patriota, l'inteletuàl
El programa del convegno

On. Massimo Bitonci (Sindaco del Comun de Sitadela e Deputà)Saludi del Sindaco

Av. Alessio Morosin (ón dei avocà che gà defendésto i Serenìsimi e amigo de Bepin)Segato, on omo mite co le idee forti

Prof. Sabino Acquaviva (Sociologo, profesór universitario)I Serenìsimi, la identità, la lengoa, la cultura del Popolo Veneto

Dott. Gigi Moncalvo (Jornalista)El caxo Segato: la justisia e la idea de libartà

Dot. Alvise Fontanella (Jornalista)El inpegno de Segato pal far rivìvar el Capodàno / Cao de Ano Veneto

As. Flavio Manzolini (Asesór a le Atività Econòmiche e a la Identità Veneta de la Provìnsa de Padova) Saludo finale

L'evento el xe stà organexà da la Asociasión Culturale "Bepin Segato", col Patrosìnio de la Provinsa de Padova e de la Rejón del Veneto.
Web: www.bepinsegato.orgMartedì 7 Ottobre 2008, alle 20.30 -

Entrata Liberapresso Villa Rina, via Borgo Treviso, Cittadella (PD)

avrà luogo il CONVEGNO GIUSEPPE SEGATO:L'UOMO, IL PATRIOTA, L'INTELLETTUALE Programma del convegno

On. Massimo Bitonci (Sindaco del Comune di Cittadella e Deputato)Saluti del Sindaco

Avv. Alessio Morosin (Legale difensore dei Serenissimi ed amico di Bepin)Segato, un uomo mite dalle idee forti

Prof. Sabino Acquaviva (Sociologo, docente universitario)I Serenissimi, l’identità, la lingua, la cultura del Popolo Veneto

Dott. Gigi Moncalvo (Giornalista)Il caso Segato: la giustizia e l'idea di libertà

Dott. Alvise Fontanella (Giornalista)L'impegno di Segato per il ripristino del Capodanno Veneto

Ass. Flavio Manzolini (Assessore alle Attività Economiche e all’Identità Veneta della Provincia di Padova) Saluto di chiusura

L'evento è organizzato dall'Associazione Culturale "Bepin Segato", con il Patrocinio della Provincia di Padova e della Regione del Veneto.



sabato 20 settembre 2008

"Protagonista della nostra vita! Da Veneti"


Ricevo e pubblico.....
POSSIAMO DECIDERE... SE LO VOGLIAMO.
"L'unità e la indivisibilità della Repubblica resta valore storico e principio fondamentale, di certo non negoziabile": questo il messaggio lanciato dal presidente della repubblica italiana il 18 settembre.
Parole pronunciate a Venezia, la "città dei Veneti", per secoli capitale della Repubblica più longeva e prospera al mondo.
Parole pronunciate dentro Palazzo Ducale, luogo simbolo della Storia del Popolo Veneto, centro di quella civiltà storico-politica che per più di 1.100 anni ha visto il nostro Popolo protagonista attivo della propria vita e del proprio destino.
Quel Popolo, il nostro, per più di 1.100 anni ha saputo insegnare al mondo principi e valori VERI di libertà, di democrazia, di rispetto VERO della Repubblica nei contronti dei suoi cittadini e dei cittadini verso la loro Patria Veneta.Grazie a quello che è passato alla Storia come il "buon governo Veneto" abbiamo potuto assistere ad uno sviluppo sociale unico, dalla amministrazione politica a quella economica, dalla giustizia alle arti.
Avendo ben chiaro davanti a noi quanto abbiamo vissuto e saputo costruire, noi Veneti, per secoli e secoli, non possiamo che provare ora un senso di profonda tristezza davanti a questa società in cui, da 140 anni, siamo costretti a vivere: un mondo degenerato, corrotto, furbesco e mafioso, in una parola "italianizzato".
Non vogliamo qui tirare in ballo il fatto che le terre Venete e i Veneti siano stati annessi allo stato italiano attraverso quello che Montanelli definì un "plebiscito burletta" (quello che molti storici chiamano senza problemi "plebiscito truffa" del 1866), come pure non vogliamo tornare con la memoria da nostalgici a quando potevamo vivere in uno Stato veramente Libero e rispettoso dei propri cittadini, ammirato da tutto il mondo.
Il nostro è un grido di dolore attuale per quello che ci hanno fatti diventare: una colonia di uno stato che non ci considera se non come forza lavoro, gente sfruttata a cui non viene neppure data la possibilità di imparare la propria storia e la propria lingua a scuola.
Gente trattata da razzista ed egoista, atteggiamenti che psicologicamente creano continui sensi di colpa fra la nostra gente, un Popolo che invece è primo per solidarietà, per volontariato, per donazione organi e sangue, per riciclo dei rifiuti... tutti aspetti che non hanno interesse a dirci.Ieri a Palazzo Ducale chi sta a capo dello stato italiano è venuto a parlarci de "unità d'Italia", di costituzione, arrivando ad ammonire «No all'egoismo delle regioni ricche»..... Egoismo.... Pretendere che le nostre risorse non vengano bruciate e sperperate da uno stato corrotto a tutti i livelli, cosa che accade da quando l'Italia è nata, è forse egoismo?
Pretendere che il frutto dei nostri sacrifici venga reinvestito nel nostro teritorio è egoismo?
Pretendere che nelle scuole del Veneto venga insegnata ai nostri figli anche la NOSTRA storia Veneta, la NOSTRA cultura e le NOSTRE tradizioni, scontrandosi quindi contro la censura italiana che vieta di fatto ai Veneti di apprendere questi insegnamenti, è segno di egoismo?Davanti a noi abbiamo due possibilità: restare a guardare, continuando a tener la testa bassa sotto i continui e finti sensi di colpa che ogni giorno ci trasmettono, guardando sprofondare la nostra economia e i valori sociali sempre più verso il baratro, per colpa di uno sistema che ci sfrutta da 140 anni, oppure possiamo guardare all'esempio positivo e sempre vivo, nonostante la censura della "cultura ufficiale di stato", che è stata la Repubblica Veneta, esempio di progresso e sviluppo.
La Storia, quando l'abbiamo fatta noi, da protagonisti, ci ha visti vincenti contro tutto e contro tutti. Non dobbiamo rassegnarci in questo triste momento, non dobbiamo lasciarci vincere, abbiamo il diritto sacrosanto di poter decidere per il nostro Futuro ed abbiamo già dimostrato quanto possiamo raggiungere. Spetta solo a noi la scelta, se preferiamo rimanere come siamo ora o se vogliamo cambiare.
Non c'è molto tempo davanti a noi, ma siamo ancora in tempo per cambiare!
E questo non è egoismo, presidente, ma significa voler tornare di nuovo protagonisti della nostra vita! Da Veneti.
Associazione Veneto Nostro - Raixe Venete
19/09/2008
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PODEMO DECÌDARE... SE LO VOLEMO.
"L'unità e la indivisibilità della Repubblica resta valore storico e principio fondamentale, di certo non negoziabile": sto qua el xe stà el mesajo lancià dal presidente de la republica italiana el 18 de setenbre. Parole dite a Venesia, la "sità dei Veneti", par secoli capitale de la Republica pì longa e prospera al mondo.Parole dite rento a Palàso Ducale, posto sìnbolo de la Storia del Popolo Veneto, centro de quela siviltà storico-politica che par pì de 1.100 àni gà visto el nostro Popolo protagonista ativo de la so vita e del so destìn.Quel Popolo, el nostro, par pì de 1.100 àni el gà savudo insegnar al mondo principi e valori VERI de libartà, de democrasia, de rispeto VERO de la Republica verso i so' citadini e de i citadini verso la só Patria Veneta.Sóto quelo che xe pasà a la Storia come el "bon governo Veneto" par nialtri ghe xe stà on svilupo sociale unico, da la ministrasión politica a quela economica, da la justìsia al canpo de le arti.Avendo ben ciaro davanti quanto ghemo visudo e costruìo, nialtri Veneti, par secoli e secoli, no podemo che provar on senso de tristésa profonda davanti a la socetà indove, dopo solo 140 àni, semo costreti a vìvare: on mondo dejenerà, coroto, furbesco e mafioxo, inte na parola "italianixà".No volemo gnanca tirare in balo el fato che le tère Venete e i Veneti i xe stà tirà rento al stato italian co quelo che Montanelli el gà definìo on "plebiscito burletta" (quelo che tanti stòrici i ciama sensa problemi "plebiscito truffa" del 1866), come no volemo in sto momento ritornar co la memoria a quando vivévimo inte on Stato veramente Lìbaro e rispetoxo dei só citadini, amirà da tuto el mondo.El nostro el xe on sigo de dolore atuale par quelo che i ne ga fato deventàr: na colonia de on stato che no ne considera se non come fòrsa lavoro, xente sfrutà a cui no ghe vien dà gnanca la posibilità de inparare la só storia e la só lengoa a scola. Xente tratà da rasisti e egoisti, atejamenti che psicolojicamente crea continui sensi de colpa fra la nostra xente, on Popolo che invése xe primo pa solidarietà, par volontarià, pa donasión dei organi e del sàngoe, pa riciclo de le scoàse... tute robe che no i gà intarèse a dirne.Ieri a Palàso Ducale chi che stà a capo del stato italiàn el xe vegnù a parlare de "unità de l'Italia", de costitusion, rivando a dir «No all'egoismo delle regioni ricche»..... Egoismo.... Pretèndare che le nostre risorse no le vegna magnà da on stato coróto a tuti i liveli come da quando che xe nata l'Italia sucede, xelo forse egoismo? Pretèndare che el fruto dei nostri sacrifici el vegna reinvestìo intel nostro teritorio xelo egoismo? Pretèndare che inte le scole del Veneto se ghe insegni ai nostri fioi anca la NOSTRA storia Veneta, la NOSTRA cultura e le NOSTRE tradisión, ndando quindi contro la censura italiana che vieta de fàto che i Veneti i conosa ste robe, xelo egoismo questo?Ghemo davanti dó posibilità: star a vardare, continuando a tegner la testa bàsa sóto i continui sensi de colpa finti, che ne vien trasmési ogni dì, sprofondando come economia e valori sociali tirà bàso da on stato che ne sfruta da 140 àni, opur vardàr a l'exenpio poxitivo e senpre vivo, nonostante la censura de la "cultura ufficiale di stato", che xe stà la Repùblica Veneta, exenpio de progrèso e svilupo.La Storia, quando la ghemo fata nialtri, da protagonisti, ne ga visti vìnsare contro tuto e contro tuti. No stemo rasegnarse in sto momento tristo, no stemo lasàrse vìnsare, ghemo el dirito sacrosanto de poder decìdare pal nostro Futuro e ghemo xà dimostrà quanto che podemo fare.Sta solo a nialtri decìdarlo, se ne va ben star cusì o se volemo canbiare. Ancora par poco, ma semo ncora in tenpo pa canbiar! E questo no xe egoismo, presidente, ma tornàr de novo protagonisti de la nostra vita! Da Veneti.
Asociasión Veneto Nostro - Raixe Venete
19/09/2008

lunedì 8 settembre 2008

Il Veneto,la Padania e il leghista Zaia/1




Ricevo e pubblico...
Storica Festa dei Veneti 2008: finalmente ghemo l’ino nasional veneto, grasie Raixe Venete!
Zaia contestà dai independentisti
Nel consueto silensio dei mexi de informasion, se gà selebrà inte la prima fine stimana de setenbre la
Festa dei Veneti, l’apuntamento pì grando de cultura e identità veneta, organixà dal’Asociasion Veneto Nostro - Raixe Venete. El Partito Nasional Veneto ringrasia i organixatori e ghe fa i conplimenti, cusì come a tuti i volontari che sto ano gà vuo l’amara sorprexa de strani controli da parte dela Guardia de Finansa e da parte dele Forse del’Ordine, che forse sarìa sta mejo inpiegar, par exenpio, par prevenir fati criminoxi come quelo de Pontelongo, ndoe che se gà consumà l’enexima rapina in vila nela nostra tera, ormai priva de criteri minimi de sicuresa che lo stato talian no xe in grado de asicurarne.L’evento xe sta come senpre seguìo da na gran fola de veneti che puntuali i xe vegnui a soprir la cultura, la storia e le tradision del nostro gran Popolo Veneto.I momenti a nostro avixo pì emosionanti i xe stai la prexentasion uficial del’ino nasional veneto, cantà da on tenore co na voxe portentosa e l’alsabandiera, aconpagnai da na gioia granda da parte dela fola che domandava el bis.La vista del gonfalon che sventolava al vento, ris-ciarà dala stupenda luce de un Sol che se gà fato strada tra le nuvole gà inpenìo el cuor a tuta la piasa e gà dato un toco de poexia che ne gà parso unica e iripetibile.—Demo anca rexoconto de un epixodio particolar e inedito, che xe stà la contestasion de tanti indipendentisti veneti al ministro del goerno talian Luca Zaia col xe ndà sora el palco e che par la prima volta el se gà catà la sorprexa de no esar gradìo da tuti i veneti, in quanto esponente del goerno che ne oprime.El PNV valuta de particolar maleducasion el conportamento de risposta del ministro, che invese de ciapar ato dela situasion el gà vuo anca la sfrontatesa de rivolgiar atachi maleducati contro i veneti che dala platea ghe contestava na politica de suditansa ai romani e ai leghisti lonbardi, che de sicuro no i fa l’intarese dei veneti.La rabia de Zaia se gà rivolto in particolar contro un poro alevator che ghe faxeva prexente le multe de milioni de euro che el se gà catà a pagar par le quote late, par colpa del goerno talian che nol xe bon e nol vol difendar i intaresi del conparto agricolo veneto, ormai distruto da na politica europea che se ne aprofita del’incapasità taliana. Zaia gà anca contestà in modo che no ghe gà fato onor na toxa in piasa che ghe faxeva prexente che lu ormai el so lavoro lo fa a Roma e no in Veneto e che’l farìa ben a tornar a Roma, cusì come un toxo che el xe ndà in sima sul’inpalcadura a sigarghe che l’ano pasà Zaia el gera Veneto e che sto ano el xe un roman.Na delegasion de independentisti xe riusìa a ndar sora el palco co un strison co la scrita “SEMO NA NASION - INDEPENDENSA. LA VENETIA NO XE ITAGLIA NE’ PADANIA. Nè servi de roma né suditi de Milan”.El ministro Zaia se gà comunque sotrato al confronto co la delegasion de independentisti e el xe ndà via vixibilmente incasà come na bisa. El PNV confida che questo serva da lesion a tuti i ministri taliani che i pensa de vegner a far pasarele eletorali in Veneto.
L’independensa del Veneto da ieri la xe pì visina!
Partito Nasional Veneto

Il Veneto,la Padania e il leghista Zaia (2

Ricevo e pubblico...
Alla annuale festa di Raixe Venete svoltasi a Cittadella (PD) domenica 7 settembre, è salito sul palco per fare la sua ormai annuale apparizione alla festa Luca Zaia(nella foto sopra), ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali.
Immediatamente un gruppo di indipendentisti ha srotolato uno striscione che chiedeva l'indipendenza del Popolo veneto, senza Italia e senza Padania.
Il Ministro dal palco lo ha letto ad alta voce nel microfono, e ha dichiarato in lingua veneta "E allora ? Qua siamo tutti d'accordo". Escluso dunque che non avesse letto bene il cartello che rifiutava la identità Padana.
Un applauso delle circa 2000 persone che lo ascoltavano, ha confermato il loro gradimento alla sua affermazione, ed è prova che il sentimento indipendentista veneto è diffuso.
Tuttavia, subito dopo una contestazione è partite all'indirizzo del Ministro da parte di un gruppo di produttori del latte, che sulla questione delle multe a loro dire ha tradito nella sostanza la loro fiducia .
Il ministro ha più volte chiesto ad uno dei contestatori del latte di salire sul palco, ma questi non se l'è sentita, lasciando spazio per un monologo del Ministro.
E' vero anche che a me, che da 1 metro di distanza ai piedi del palcoscenico ho chiesto più volte di salire per spiegare la questione delle multe illegali, pur notato dal ministro e dall'organizzatore della festa non è stato permesso rappresentare le ragioni dei produttori con i quali sto in effetti preparando un ricorso al Consiglio d'Europa per far dichiare illegalità le multe.
Parliamo di miliardi di Euro.
Comunque mi rallegro che un principio di indipendentismo veneto è sorto in Zaia.
Spero non sia stata una svista politica o una buffonata dettata dal contesto.Ma lo sapremo presto, perché , in base all'art.2 L.n340 del 1971 e L.n.881 del 1977, dovrebbe passare le competenze del Ministero al suo omologo del Governo del Popolo Veneto che da anni le richiede a norma di legge delle dette leggi.
Loris Palmerini
Presidente del Tribunale del Popolo Veneto

domenica 7 settembre 2008

MIS:la parola d'ordine di veneti e siciliani è "libartà", "libbirtà".

nella foto:"Fiamme gialle" alla Festa dei fratelli veneti *************************************
Ricevuto il:
07/09/08 21:00
Movimento per l'Indipendenza della Sicilia ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "LE FIAMME GIALLE ALLA "FESTA DEI VENETI"": La parola d'ordine italiana è "repressione". La parola d'ordine di veneti e siciliani è "libartà", "libbirtà".Siamo vicini agli organizzatori della Festa dei Veneti, al PNV e all'amico Gianluca Busato.
Roman H. Clarke
Vice Segretario Movimento per l'Indipendenza della Sicilia

LE FIAMME GIALLE ALLA "FESTA DEI VENETI"


Ricevo e pubblico... con tantissssssssssima solidatietà internazionalitaria!
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Lo stato italiano attacca il Popolo Veneto. I ministri veneti si dimettano immediatamente
La crisi sistemica dell’Italia ha dato una dimostrazione di grande vigliaccheria questa sera. La Guardia di Finanza e la Digos, mandata da qualche nemico politico del Popolo Veneto che presto smaschereremo, è infatti piombata alla Festa dei Veneti a Cittadella, in occasione del più grande evento di cultura e identità veneta, dichiarando guerra al nostro Popolo di volontari.Invece di controllare i capi mafiosi che dimostrano di tenere sotto scacco uno stato che definiamo occupante, si viene a rompere le scatole alla gente per bene che lavora gratis per l’amore della propria terra.
Vergogna Italia!!!
Questa provocazione è inaudita e dimostra la pochezza di uno stato che è sull’orlo della bancarotta finanziaria: dopo mesi di sbeffeggiamenti da parte della stampa internazionale, dopo i balletti di politica estera che dimostrano la natura di alleato poco affidabile per qualsiasi stato amico, dopo la blindatura elettorale di una casta putrida e maledetta, odiata nel profondo dal 99% dei veneti, ora questo governo, grazie anche all’opera di collaborazionisti veneti dei nostri avidi predatori, che reggono loro il sacco, dimostra anche una vigliaccheria senza limiti.
Via da qui, tornatevene nella vostra terra, invasori!
E i ministri veneti della lega o di altri partiti italiani non abbiano la decenza di presentarsi domani e pensare di fare una passerella elettorale: partiranno bordate di fischi contro di loro, se non si dimetteranno all’istante da questo governo che ci dimostra ostilità.
Sappiano Berlusconi e Bossi che qui non prenderanno più un voto, dopo averci sguinzagliando contro la Finanza e le Forze dell’Ordine contro i pericolosi gazebi veneti dove si offre il vino veneto e i panini con la soppressa, oltre a qualche libro di cultura veneta che purtroppo è bandita dalle scuole italiane.
L’unica strada per la nostra libertà si dimostra ancora una volta l’indipendenza del Veneto, da ottenersi democraticamente, attraverso l’indizione di un referendum di autodeterminazione da parte della Regione Veneto.
La nostra lunga tradizione contadina, che non abbiamo dimenticato, ci ricorda che un albero dalle radici profonde sa sopravvivere anche in tempi difficili.
Perchè proprio quelle radici gli consentono di trovare cibo e acqua e lo tengono ancorato al terreno nelle tempeste.
Il tiglio, sin dall’antichità albero sacro per i Veneti, rappresenta simbolicamente il popolo veneto.
Pensate che tracce di insediamenti venetici, confermate da reperti archeologici, risalgono al X secolo avanti Cristo, ossia a 3000 anni fa. Noi Popolo Veneto abbiamo almeno 3000 anni di storia!
La Serenissima è sorta nel IX secolo dopo Cristo e ha durato 1000 anni.Ora finalmente sta soffiando un vento nuovo che possiamo chiamare orgoglio veneto.
L’orgoglio di appartenere al popolo veneto va crescendo e diffondendosi e sta facendo rifiorire quest’albero millenario. Sbocciano nuovi germogli .
Le radici profonde che danno sostegno e alimento all’albero, sono la carta di identità del nostro Popolo, la garanzia del nostro futuro. Quel solido futuro che ora stiamo costruendo insieme, noi stessi, con le nostre mani e la nostra volontà.
Oggi è evidente alla gran parte dei veneti che così non si può più continuare, che questo andazzo ha le gambe corte e che sta distruggendo velocemente quanto abbiamo saputo costruire in decenni di duro lavoro.
È nostro compito ora trasformare questo grave rischio in una stupenda opportunità che proprio in questi istanti si concretizza con una forza potenziale unica come mai è successo nell’ultimo secolo e mezzo.
L’opportunità possiamo coglierla solo aderendo al Partito Nazionale Veneto, rendendolo la forza politica di riferimento in Veneto e ottenendo il mandato dai veneti per indire il referendum per l’indipendenza.
Il modo migliore di farlo è comunicare i vantaggi del Veneto indipendente, che da soli renderanno coscienti i veneti di quanto a portata di mano sia la libertà.
Prima basta sognarla, quindi volerla.
E libertà sarà!
Gianluca Busato
Segretario Partito Nazionale Veneto

venerdì 5 settembre 2008

Il nazionalismo indiano svela l’ipocrisia di un certo occidente.

Ricevo e pubblico...
Distruzione e morte hanno contraddistinto la condizione dei cristiani in alcune zone dell’India negli ultimi giorni.
Non si tratta di violenze di tipo religioso, come da più parti si è detto. Sicuramente sono stati presi di mira istituzioni cristiane e seguaci di Gesù Cristo; tuttavia il movente degli attacchi rimane politico.
Dietro i barbari atti vi è il nazionalismo indiano, imbevuto di fondamentalismo induista.
La principale organizzazione nazionalista in India è il Rashtrya Swayamsevak Sangh (RSS), un gruppo di fanatici che si ispira al pensiero di Adolf Hitler. Non a caso uno dei fondatori del RSS, tal Golwalkar, era fervente ammiratore del despota tedesco.
I membri di questo gruppo, nonché di quelli di simili vedute, si prefiggono la nascita di uno stato indiano basato esclusivamente sulla visione induista della società, imperniata sul sistema delle caste che comporta forti discriminazioni fra le persone.
Si capisce, quindi, come il sostegno dei cristiani, che rappresentano solamente il 2,4% della popolazione indiana, alle fasce deboli della società e il loro difendere l’uguaglianza e la parità di diritti siano un ostacolo in vista della realizzazione di questo disegno.
In gioco vi sono non solo i diritti umani calpestati, ad iniziare dalla libertà di religione, ma la possibile ascesa al potere, per via democratica, in India di formazioni politiche dichiaratamente neonaziste.
Pertanto i clamorosi silenzi delle diplomazie occidentali e il disinteresse con cui si guarda alla vicenda comportano inequivocabilmente l’appoggio a tale gruppo politico.
Il Veneto Serenissimo Governo, in quanto erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica ricorda agli smemorati di turno che l’Europa ha già conosciuto il nazismo, arrivato al potere per vie democratiche, con i suoi misfatti e invita tutti coloro che credono nella libertà a prendere finalmente atto di quanto sta accadendo in India.
Longarone, 1 settembre 2008.
Il responsabile Dip. lotta contro integralismo
Andrea Bonesso
Veneto Serenissimo Governo
Casella Postale 64
36022 Cassola (VI)
VENETO
pepiva@libero.it - kancelliere@katamail.it
Tel. 349 1847544
www.serenissimogoverno.org

giovedì 4 settembre 2008

Sul "TRATTATO" BERLUSCONI-GHEDDAFI....e il boja Graziani!

Al centro della foto,il boja italiano Graziani
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Berlusconi annuncia dal vertice di Bengasi con Gheddafi l'accordo «storico» che «pone fine a 40 anni di malintesi» e a risarcimento del «periodo coloniale italiano».
Verranno corrisposti a Tripoli «cinque miliardi di dollari, 250 milioni all'anno per 20 anni», con l'impegno a costruire un'autostrada costiera dal confine tunisino a quello egiziano.
Dunque, dopo quattordici anni di promesse sue e dei governi di centrosinistra, il Cavaliere c'è riuscito.
Ne parliamo con lo storico del colonialismo italiano, Angelo Del Boca.
Quali sono le novità di questo accordo, dopo anni di promesse e annunci?
L'accordo è importante anche per la cifra, anche se so che c'è stata una lunga contrattazione. I libici insistevano per sei miliardi di dollari - a proposito, si tratta di dollari o di euro? Ma soprattutto bisogna capire se si tratta di un accordo «commerciale» che tiene conto della nuova dimensione internazionale di Stato «non più canaglia» per gli Stati uniti che ormai fanno la fila con le loro multinazionali per il metano e il petrolio di Tripoli, oppure di un patto di amicizia come si era ventilato negli ultimi giorni. Sono due cose assai diverse. Perché se fosse ufficialmente un «trattato di amicizia», penso che finalmente l'Italia con questo atto avrebbe pronunciato una condanna definitiva del colonialismo, che la Libia ha vanamente atteso in tutto il dopoguerra.
È molto importante stabilire questo. Perché cinque miliardi di dollari non si risolvono il nodo delle nostre responsabilità storiche. Il colonialismo italiano è costato alla Libia 100.000 morti, quando gli abitanti erano 800.000. Vuol dire che un libico su otto è stato ucciso per difendere il proprio paese.
L'Italia è davvero consapevole di questo passato coloniale africano?
Ci dicono che le cose non stanno così l'iniziativa provocatoria di Calderoni due anni fa con la sua maglietta anti-islamica e quella di Gianfranco Fini che come vice-premier pretendeva solo quattro anni fa che Tripoli non celebrasse più la sconfitta italiana subita a Sciara Sciat nel 1911.Una conferma di questo «revisionismo storico» governativo viene in questi giorni anche dalla decisione di cambiare il nome dell'aeroporto Pio La Torre di Comiso: si chiamerà Vincenzo Magliocco, dal nome del generale dell'aviazione responsabile dei bombardamenti all'iprite contro l'Etiopia.Un criminale di guerra famigerato in tutta l'Africa e da noi riabilitato come un eroe perché venne giustiziato nel 1936 dai partigiani etiopi.
Che cosa è stato quello che Berlusconi chiama «periodo coloniale»?
La nostra occupazione militare è durata dal 1911 al 1943, ha portato non solo una devastazione, con migliaia di caduti in combattimento contro una guerra di guerriglia conclusasi solo nel 1932 con la vittoria delle truppe fasciste, di fucilati, di impiccati. È stato un modello di moderno genocidio con il tentativo di distruggere una cultura e una storia.Fra le barbarie dell'occupazione italiana vale la pena ricordare la creazione nella Sirtica di tredici campi di concentramento dove fu radunata tutta la popolazione della Cirenaica per impedire che aiutasse i combattenti di Omar al Mukhtar, leader della lotta di liberazione libica impiccato dagli italiani a Soluch nel 1931. In 100.000 furono trasferiti in maniera coatta, molti venivano deportati dalla Marmarica, regione presso l'Egitto, con un cammino di più di mille chilometri, anche d'inverno, e chi non resisteva agli stenti veniva abbattuto sul posto.Alla fine nel 1932 i campi di concentramento dopo la vittoria sulla resistenza libica vennero chiusi e risultarono morte 40.000 persone, di fame, malattie e decimazioni subite ad ogni attacco dei combattenti libici.Senza contare i più di quattromila deportati nei penitenziari italiani, sulle isole come Favignana e Ustica; una realtà per la quale esiste un buon accordo già dal 1998 realizzato dall'allora ministro degli esteri Dini e voluto direttamente da Gheddafi, che ha impegnato l'istituto storico dell'Isiao alla ricostruzione della loro storia.In cambio dei finanziamenti italiani, che però dovrebbero essere risarcimenti per il passato, secondo Berlusconi la Libia si impegna «a rafforzare il pattugliamento anti-clandestini».
Per il ministro Maroni è cosa fatta già dai prossimi giorni.Cosa pensa di questo «scambio»?
Ho qualche perplessità su questa immediatezza.Può trattarsi solo di un processo lungo. E poi dai primi resoconti, si dice che «alcune questioni sono in discussione», c'è una commissione bilaterale che tratta. Strano per un accordo «storico». Come per lo sminamento, un impegno preso a parole da almeno trent'anni.Che non sarebbe un atto simbolico: si pensi che è ancora minata buona parte della Cirenaica, che ogni anno 50 persone muoiono saltando sulle mine, che lo stesso Gheddafi è rimasto ferito da una mina italiana. Ora con il super-controllo dell'immigrazione chiediamo alla Libia di fare una cosa molto pesante.Perché gli immigrati disperati fuggono dalla miseria della grande Africa centrale, che praticamente non ha confini con la Libia, e che la stessa Libia è costituita da un a parte di popolazione immigrata.Ora, immemori dei «campi» coloniali, chiediamo di fare nuovi campi d'accoglienza che altro non sono che nuovi, piccoli campi di concentramento.
di Tommaso Di Francesco
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Fonte: www.ilmanifesto.it
30/08/08
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Ma l´Italia è dentro o fuori la Nato? Solo per capire...
Per carità, si tratta solo di capire il destino di noi veneti, alla mercé delle decisioni di lorsignori italiani. Quando scoppiano le crisi internazionali, i responsabili custodi dell´inno di Mameli sono alle Maldive, per le ferie agostane di rito.Il ruolo giocato è quello - come sempre è successo nella tradizione tricolore - della massima ambiguità verso gli alleati, a dir il vero in perfetta coerenza con il voltafaccia del 1915 e del 1943, quando nel giro di un sol giorno gli italici scoprirono che dovevano puntare le armi dall´altra parte rispetto a quanto pensavano fino al giorno prima (e magari dietro c´erano le brigate Sassari con le arme puntate a ricordarglielo).Oggi leggiamo di un Frattini che è amico di Medvedev, ospite gradito dei nostri TG Rai (a quando un passaggio da Fede?) e di un Berlusconi che si racconta l´ultima barzelletta inedita con Putin (chissà se c´è anche la Carfagna tra i protagonisti dei discorsi dei massimi testimonial del machismo misogino), distraendolo mentre caccia qualche tigre, salvo poi andare a regalare una montagna di soldi al signor Gheddafi e di questi molti arriveranno proprio dalle tasche dei sempre più poveri veneti cacciati dallo stesso Gheddafi dopo che avevano contribuito a rendere la Libia un paese migliore e dopo le immancabili assicurazioni dell´inneffabile ministro degli esteri di allora, tale Aldo Moro e dopo essere magari stati portati colà dal regime fascista italico solo qualche anno prima.Addirittura sembra che la zerbinaggine verso l´amico della Jamahiria sia tale da mettere in discussione gli stessi trattati firmati da un´Italia che fa dell´inchiostro simpatico una delle principali e più caratteristiche produzioni della propria storia.
Riuscì quindi Berlusconi laddove fallì Togliatti?
Se così è, merita la tessera onoraria dei compagni bertinottiani.
Nel frattempo noi veneti possiamo darci da fare per tornare finalmente ad essere degni della nostra millenaria storia diplomatica di saggezza e equilibrio internazionalmente riconosciute e scrostarci di dosso dalla nostra reputazione il legame con uno degli stati più voltagabbana della storia dell´umanità.
Il mondo sappia che dell´Italia non è bene fidarsi...
Partito Nazionale Veneto
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Rodolfo Graziani
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Rodolfo Graziani
Il
marchese di Neghelli, vicerè d'Etiopia, maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani (Filettino, 11 agosto 1882 – Roma, 11 gennaio 1955) è stato un generale e politico italiano.
Servì nel
Regio esercito italiano durante la prima e seconda guerra mondiale.
Nato in una vecchia famiglia italiana priva di tradizioni militari (il padre era medico condotto), viene indirizzato dal padre agli studi religiosi presso il seminario di Subiaco, ma preferisce e sceglie la vita militare. Non potendosi permettere di frequentare l'Accademia di Modena svolge il servizio militare di leva nel plotone allievi ufficiali del 94° Fanteria in Roma. Il 1 maggio 1904 venne promosso sottotenente e inviato presso il 92° Fanteria a Viterbo. Nel 1906 divenne ufficiale effettivo nel Primo Reggimento Granatieri di Roma.
Nel
1908 fu destinato in Eritrea. Qui imparò l'arabo e il tigrino, lingue che successivamente gli saranno molto utili. Morso da un aspide nel 1911, rimase per quasi un anno in assai gravi condizioni di salute. Dopo aver preso parte alla Guerra Italo-Turca, fu nominato capitano e partecipò alla Prima guerra mondiale dove, più volte ferito, venne decorato al valor militare. Nel 1918, a soli 36 anni, divenne colonnello, il più giovane della storia d'Italia.
Al termine del conflitto si trasferì a
Parma dove, durante il biennio rosso, fu segretamente condannato a morte dal comitato rivoluzionario. Sentendosi in pericolo, Graziani rinunciò per un anno ad ogni incarico civile e militare per darsi al commercio con l'Oriente, con modesti risultati. Nel 1921 venne spedito in Libia a reprimere la rivolta anti-italiana guidata da Omar al-Mukhtār: egli spostò il suo quartier generale a Zuara e riuscì a riprendere il controllo, anche politico, della Cirenaica, sconfiggendo definitivamente l'esercito di al-Muktar nel 1931. Nel corso della campagna affiancò durissime misure contro i civili, ritenuti potenziali fiancheggiatori dei resistenti, alla repressione militare. Tristemente famosa la vicenda della deportazione di centinaia di migliaia di appartenenti alle tribù nomadi della Cirenaica, che furono rinchiuse in campi di concentramento appositamente preparati. Si registrerà un altissimo tasso di mortalità, a causa delle terribili condizioni igienico-sanitarie e della scarsità di cibo e acqua che costò la vita a decine di migliaia di persone. La tecnica (già sperimentata dai britannici nella guerra boera) di trasferire le popolazioni civili per impedire ogni appoggio ai resistenti si trasformò, nelle mani di Graziani, in uno strumento di pulizia etnica se non di vero e proprio sterminio pianificato...


martedì 26 agosto 2008

SETTEMBRE VENETO!

Ricevemo e segnalemo volentiera do eventi da no perdar, organixai dal grupo "Straveneto" (http://straveneto.blogspot.com/):
venare 12 de setenbre, h 20.00 (serata): "
Il Montello "bosco dentro l'Arsenàl"- venerdì 12 settembre"
domenega 21 de setenbre, h 8.00 (tuto el dì): "
Il Montello "bosco dentro l'Arsenàl" – domenica 21 settembre" Segnalemo anca che el grupo "Straveneto" sarà prexente co un gaxebo ala 5° Festa dei Veneti, il pì inportante evento de cultura veneta che se tegnarà el 5-6 e 6 de setenbre prosimi a Sitadela. Inivitemo fin da deso tuti a partesipar ale 3 giornate pì inportanti dedicae ala cultura e ala identità veneta! Preso el gaxebo de Straveneto sarà posibile notarse par i eventi segnalai.

giovedì 7 agosto 2008

Gli uomini, i mezz´uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà...

Dal libro "Il giorno della civetta" del grande scrittore siciliano Leonardo Sciascia: "Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l´umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz´uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà... Pochissimi gli uomini; i mezz´uomini pochi, chè mi contenterei l´umanità si fermasse ai mezz´uomini... E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi...E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito... E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre...."Queste sono le parole con le quali il siciliano don Mariano Arena, semianalfabeta, capomafia potente e spietato descrive la società del tempo, però è straordinario come questa descrizione si adatti benissimo anche alla nostra realtà.I pigliainc.... siamo noi veneti, che non ci rendiamo conto dei nostri diritti e di quello che potremo avere, restiamo inermi alla cancellazione della nostra cultura, siamo talmente pigliainc.... che arriviamo a mantenere e finanziare lo stato che ci opprime ....non solo, ma pensiamo perfino di essere furbi...e votiamo chi poi ci frega.... i quaquaraquà, invece, sono i grandi capi della lega che starnazzano cattiverie al vento e non combinano un fico secco da anni, abbaiano ringhiosi come i cagnolini e come loro scappano appena uno fa bu!
Indipendenza della Venetia subito!!!
Francesco Falezza
Fai girare.....
Dì la tua su...

www.falezza.com

LIBERTATI PI LI VENETI!


Dal sito dei fratelli veneti www.raixevenete.net
RAIXE VENETE - jurnali 'n Venetu di la cultura, di la lingua, di la storia Veneta jurnali nostru: RAIXE VENETE »
PRESENTAZIONI SICILIANA
Salutamu.
Bimminutu 'n Venetu!
Venetu eni na reggioni situata ntra l'Austria e lu mari Adriáticu; avi pressapocu 4.500.000 abitanti. Li citati principali di lu Venetu sunnu Venezia, Treviso, Verona, Padova, Vicenza, Rovigo e Belluno. Li genti di lu Venetu sunnu chiamati "Veneti".»
Majuri nfurmazioni supra lu Venetu nta: www.veneto.org . Raixe Venete eni un jurnali 'n Venetu chi parra di la cultura, di la lingua, di la storia e di li prubblema pulitici di la nostra Reggioni Veneta.
Lu pubblica l'associazzioni culturali "Veneto Nostro" ('n Sicilianu: "Venetu Nostru").
Raixe Venete.net eni lu nostru novu situ; è scrittu tuttu 'n lingua Veneta e parra di la storia, di la cultura, di la lingua e di la libertati di lu nostru Populu Venetu.Nta stu situ vossia po' attruvari na granni collezzioni di links supra la cultura, la storia, la lingua e l'autoditerminazioni di lu Venetu e d'autri genti d'Europa.Ccani vossia po' attruvari puru un saccu di documenti, analisi, li poesii Veneti e software freeware 'n lingua Veneta.La parti risirvata a li Forums eni mpurtanti assai: ccani vossia po' leggiri e scriviri opinioni ogni jornu ('n Venetu, Nglisi, etc.) supra lu Venetu, la libertati, la cultura e la genti d'Europa. Pi otteniri majuri nfurmazioni, vossia si po' mettiri 'n cuntattu cu nuautri pi menzu di l'e-mail: info@raixevenete.net
¡Libertati pi tutti li Populi
Libertati pi li Veneti!