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martedì 26 maggio 2009

"APPELLO" Indipendentista e autonomista per votare Raffaele Lombardo....

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QUESTO BLOG,mette a disposizione questo spazio a tutti coloro che vogliono dibattere sulla questione sollevata dalla decisione del Presidente Raffaele Lombardo di azzerare l'attuale governo regionale,prospettando una nuova stagione autonomistica per la Sicilia. Lo spazio è libero! Non ci sarà alcuna tipologia di censura da parte nostra. NON verranno pubblicati solo interventi volgari e che contengono insulti personali e connotati violenti.
Avanti....
Per il Gruppo A Rarika,Orazio Vasta
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Oggetto:
Appello
Ricevuto il:
25/05/09 22:56
Gentilissimi amici e conoscenti, Vi prego solo di leggere il seguente appello, di rifletterci un minuto e di non rispondermi.
Se lo condividete vi prego anche di avere il coraggio di spedirlo a tutti i contatti di cui siete in possesso per il bene della nostra Sicilia, aggiungendo, magari, in calce la vostra firma.Un caro saluto.
Massimo Costa
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Il voto intelligente di un SICILIANO COSCIENTE, oggi, è quello dato a L'AUTONOMIA!
Questo non è un “appello di partito”.
E' solo un messaggio libero di un gruppo di siciliani liberi e convinti che non ci si debba lamentare di tutto ciò che non va in Sicilia, se poi al momento del "dunque", e perciò anche al momento di esercitare il diritto di voto, si rimane neutrali, o - peggio - si regala il proprio consenso ai partiti "romani" ed ai loro proconsoli, cioè ai loro rappresentanti in Sicilia: coi risultati che si vedono.
Oggi il Governo Siciliano ed il suo presidente, Raffaele Lombardo, sono oggetto di un attacco che non ha precedenti storici.
Ci siamo chiesti il perché di questo attacco?
Sono credibili questi “critici” quando dicono di attaccare Lombardo per il “bene” della Sicilia, proprio loro che hanno fatto del voto siciliano una merce di scambio da permutare in carriere romane, milanesi e bruxellesi?
Proprio loro che hanno svenduto o regalato le risorse dell'Isola al sempre più insaziabile governo centrale riducendo il Popolo Siciliano a popolo di accattoni senza anima senza prospettive e senza dignità, esponendo le nuove generazioni di Siciliani al rischio di sprofondare in una palude neocoloniale?!
Oggi, proprio questi proconsoli siciliani, vere e proprie punte avanzate dei POTERI FORTI ITALIANI, vogliono sbarazzarsi di Raffaele Lombardo, propulsore e protagonista (per loro, reo) di una evidente quanto imbarazzante ribellione civile e autonomista, che minaccia di espandersi nell'Isola a macchia d'olio...
Orbene, dopo avere sostenuto come potevamo l'innovativa azione politica di Raffaele Lombardo in questo primo difficilissimo anno di governo, noi siamo pervenuti alle seguenti conclusioni:
1. In pochi mesi non si possono fare miracoli. Tuttavia, una cosa è certa: la credibilità siciliana è salita, in quest'ultimo anno, a livelli altissimi: non accadeva da molti decenni. Oggi i Siciliani sono più rispettati.
2. Chi ha fatto perdere sei mesi per approvare il piano sanitario voluto da Lombardo, un piano che migliorerà certamente i servizi riducendo gli sprechi e salvando la Sanità siciliana dal fallimento sicuro?
3. Chi dirotta al Nord non solo le linee aeree strategiche per il nostro turismo, ma perfino i Fondi europei già destinati alla Sicilia?
Il Governo Lombardo o i suoi avversari, detrattori e sabotatori? Sicuramente non Raffaele Lombardo!
4. Chi ha messo ordine nel settore energetico che era finito nelle mani di mafiosi e speculatori senza scrupoli di mezzo mondo?
5. Chi sta riorganizzando la Forestale, la Formazione, la Burocrazia regionale?
Il Governo Lombardo o i suoi nemici e sabotatori?
Sicuramente Raffaele Lombardo!
6. Chi sta cercando di divulgare la verità storica sugli effetti del "Risorgimento" italiano sulla Realtà siciliana?
Chi sta lottando strenuamente per difendere l’Autonomia Statutaria Siciliana conquistata col sangue degli Indipendentisti?
7. Chi difende le vere radici cristiane nell’apertura umanitaria, ammirata e riconoscente verso uomini e donne che sfuggono alla miseria di paesi lontani, peraltro saccheggiati per secoli dalle potenze neocoloniali del Nord ricco ed opulento?
8. Chi accoglie con dignità e senza soggezione delegazioni di investitori cinesi, oma niti ecc., di cui la Sicilia ha bisogno? Chi progetta di rilanciare il credito bancario nell'Isola e nel Meridione d'Italia ora che le banche del Sud sono state fagocitate dalle grandi banche del Nord?
9. Chi vuole imporre l'attuazione dello Statuto Siciliano, fare pagare in Sicilia le imposte alle società che producono reddito in Sicilia ed alle multinazionali che ci avvelenano ed inquinano da oltre mezzo secolo e vorrebbero “socializzare” perfino i costi delle bonifiche ambientali? Chi vuole restituire ai Siciliani le accise petrolifere centralizzate dallo Stato italiano, cioè dal più grande evasore fiscale della Storia Siciliana?
Il Governo di Raffaele o i suoi nemici e sabotatori?
Sicuramente il Governo di Raffaele Lombardo!
Ebbene, si avvicina un momento di verità, quello in cui i Siciliani devono stringersi intorno al Presidente del Popolo Siciliano, cioè al proprio presidente autonomista che ha avuto la forza ed il coraggio di sfidare i POTERI FORTI costruendo (in soli 9 mesi!) “il peggior governo degli ultimi 50 anni": peggiore per i parassiti, per i traditori della propria terra e per i saccheggiatori che arrivano da unnegghjiè come le mosche sulla marmellata!
"La logica autonomista è rivoluzionaria rispetto al fallimento di una Autonomia affidata alle mani degli uomini del centralismo.
Un partito centralista che manda un suo uomo a governare una regione a statuto speciale mortifica l'Autonomia perché, a un certo punto, mette quest'uomo davanti a un bivio: obbedisci agli ordini del partito nazionale centralista o fai gli interessi dell'autonomia della tua regione. Siccome ci siamo sottratti e abbiamo risposto con schiettezza a favore della nostra comunità, abbiamo determinato uno sconvolgimento che non è ancora finito...anzi, è solo all'inizio!" (così a Torino, il 21 Maggio 2009, ha concluso il proprio intervento Raffaele Lombardo).
Votiamo per L'AUTONOMIA, l'unica forza reale che ci ha inseriti nell'agenda politica del Paese, non come quattro selvaggi da comprare con le perline colorate, ma come un Popolo che merita un Futuro.
Anche in “Europa”, laddove si decidono, nell’ombra, il settanta per cento delle leggi che ci governano (incluse quelle sull’aranciata senza arance e sull’olio extravergine d’oliva senza olive).
Siamo alla frutta.
Coraggio!
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Primi firmatari:
Mario Di Mauro- già Ideologo di "Noi Siciliani", oggi Presidente dell’Istituto “Terra e LiberAzione”
Renato Sgroi Santagati, già Ideologo del Partito Siciliano d'Azione, oggi segretario di Rinascita Siciliana - MO.SI.F.
Giuseppe Li Rosi- Presidente “Consorzio Produttori Agricoli Raddusa”.
Salvo Musumeci - Presidente del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia
Massimo Costa- Scrittore e Docente Università di Palermo
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domenica 26 aprile 2009

IN SICILIA,UN "ESERCITO" DI PIGNORIATI.....

' UN "ESERCITO" DI PIGNORIATI '...è il titolo di un articolo apparso nell'edizione di Trapani de "La Sicilia" martedi 17 febbraio 2009.
Passato apparentemente inosservato, contiene in sè un malessere economico-sociale che sconsiglieremmo di sottovalutare.Descrive, infatti, l'incontro di protesta cui ha partecipato una moltitudine di ipotecati riunitisi presso l'ex stabilimento vinicolo Amodeo nel marsalese, organizzato dall'Associazione "Nuova Tutela".
Allo slogan "Abolire la Serit Sicilia spa" i convenuti hanno accompagnato una petizione popolare contro la società per la riscossione dei tributi da indirizzare al Ministero dell'Economia e delle Finanze per sollecitarlo ad intervenire su un problema che assume ogni giorno dimensioni rilevanti ed alimenta un malcontento popolare ormai generalizzato.
Angelo Di Girolamo, esponente di Nuova Tutela, sostiene che "per una cartella di poche migliaia di euro ci si trova ad avere ipotecati beni di gran lunga superiore al dovuto. Talvolta addirittura la casa".
Secondo Di Girolamo una multa notificata direttamente presso l'albo pretorio del comune porta chi deve pagare, ma non sa di doverlo fare, ad avere un bene ipotecato. Con il passare degli anni prima che l'interessato se ne renda conto, il debito aumenta con incrementi sproporzionati alla cifra iniziale, si parla dell'ordine di dieci volte superiore.Sempre nello stesso articolo viene sollevato anche il problema di centinaia di agricoltori e, si potrebbe aggiungere operatori di altri settori da quello artigianale a quello turistico, da quello del commercio a quello della pesca, da quello manifatturiero a quello estrattivo, visto la difficoltà economica che ha investito recentemente tutti i settori produttivi, che non riescono a provvedere ai versamenti previdenziali obbligatori, si ritrovano con l'ipoteca su case, capannoni, terreni, macchinari, trattori, attrezzature da lavoro etc. Per non parlare delle nuove, efficienti e rapide modalità di vendita on line degli immobili ipotecati che, snelliscono ulteriormente procedure e tempi tecnici, con un effetto sorpresa sui malcapitati che nessuno di noi vorrebbe avere ma che può riuscire a immagginare.L'articolo si conclude con una magra soddisfazione nel considerare l'assenza dei politici invitati.
Noi Indipendentisti Trapanesi du "Frunti Naziunali Sicilianu - Sicilia Indipinnenti" (Fronte Nazionale Siciliano - Sicilia Indipendente) non intendiamo dare enfasi a questa curiosa quanto singolare iniziativa del marsalese ma possiamo dire che ci offre lo spunto per alcune riflessioni.
Lo Stato Italia con un Decreto Legge del Governo Prodi convertito poi in Legge ha stroncato la sentenza della Corte Costituzionale - girando o per meglio dire vendendo sul modello dei "subprime" americani i debiti degli italiani alla Gerit ora Equitalia e i debiti dei siciliani a Serit Sicilia spa - in cui era previsto per i debiti pregressi di andare al concordato partendo dal debito iniziale, giusta sentenza per evitare lo "strozzinaggio di stato".
L'attuale Ministro dell'Economia e delle Finanze Prof. Giulio Tremonti, formidabile demiurgo nell'organizzazione dell'Agenzia delle Entrate, acuto ideatore del DURC (documento unico di regolarità contributiva), fantomatico autore di quella diabolica invenzione delle "ganasce fiscali", è partito invocando la "Robin Hood Tax" che avrebbe dovuto togliere ai grandi dell'economia per dare ai piccoli e in meno di un anno ha invertito la rotta approdando ai "Tremonti Bond" (aiuti di stato immediati ai grandi gruppi finanziari in difficoltà).
Detto questo, è una esagerazione affermare che vasti settori della società siciliana fatta di agricoltori, artigiani, piccoli e medi imprenditori, commercianti, impiegati, precari all'inizio del XXI° secolo è ancora segnata da ingiustizie profonde, dall'arbitrio e dall'oppressione del ceto politico?
E' una esagerazione dire che il prelievo di imposte e balzelli fiscali - spesso illeggittimi - è lo strumento di un'estorsione sistematica da parte della nomenclatura a danno dei più piccoli e soprattutto a danno dell'economia siciliana, di quella forza sana che vive del proprio lavoro, fatta di piccole realtà a conduzione familiare che vengono sottoposte ad un reggime vessatorio cui nessuno sembra avere la benchè minima intenzione di porre rimedio?
E' una esagerazione constatare che l'asservimento della classe politica siciliana è ormai tale da soffocare nella cinica indifferenza il grido di aiuto del proprio popolo?
In quanto siciliani ci chiediamo mai in che razza di situazione viviamo?Se possiamo fare qualcosa per uscire la testa fuori dal guinzaglio della menzogna camuffato da un ipocrita senso del dovere cui nessuno è giusto che si sottragga fino a quando non viene toccato nel proprio interesse personale?
Quanto tempo e quanti sopprusi dobbiamo ancora sopportare prima del lucido risveglio.
E' proprio vero, tutti siamo buoni finchè qualcosa non ci tocca!

lunedì 2 marzo 2009

Il congresso dell'Mpa. La celebrazione del nulla.(di Luca Spadaro-Pd)

In questi giorni a Roma si è svolto il Congresso "Nazionale" del Movimento per l'autonomia. Un congresso che celebra le glorie del movimento autonomista siciliano che oggi governa la Regione, con il suo leader Raffaele Lombardo, e la grande maggioranza degli enti locali Siciliani. Una grande forza politica con tanto consenso in Sicilia che prova a scimmiottare la Lega e per dare l'idea di essere un movimento nazionale svolge a Roma il proprio congresso. Una scelta,quantomeno, discutibile per un movimento che si dice territoriale e fortemente radicato al sud, in realtà presente capillarmente solo in Sicilia e in special modo nella provincia di Catania.Ecco! Sarebbe come se la Svp, grande movimento autonomista del Sud Tirolo, celebrasse la propria assise a Roma.In fondo questa è solo una nota scenografica, non è il vero nodo della questione, è pur vero però che tale questione scenografica manifesta il vero spirito del movimento, cioè la rappresentazione di un pezzo importante del ceto politico siciliano da 20 anni al potere in regione che ha deciso di mettersi in proprio per far contare di più le proprie azioni nel rapporto con il centro, ma che mantiene gli stessi vizi di quando, al posto di Mpa, le insegne erano quelle dell'Udc. I vizi di una classe dirigente che va a Roma, con la valigia legata con lo spago, a chiedere qualche elemosina e che si accontenta di qualche pacca sulla spalle.Eh Si! Perchè a parte le varie esibizioni muscolari di questi anni, la storia dell'MPA è grossomodo questa: Urlano molto in sicilia, contano poco, ma veramente poco a Roma, trattati come i cuginetti poveri del centrodestra a cui dare ogni tanto qualche mancia e libertà d'azione in Sicilia. Un congresso è un luogo di bilanci. Ecco, i bilanci. Tutti sanno, ovviamente, di quelli devastati con il determinante contributo di tale movimento in molti enti locali Siciliani, Catania in testa. Si! Catania, città usata, comprese le ormai saccheggiate casse comunali, dal leader del movimento dell'autonomia per ricostruire le proprie fortune politiche dopo lo stop causato da tangentopoli.Mi chiedo e vi chiedo allora, Qual'è il contributo allo sviluppo della nostra terra di questa grande forza in questi ultimi anni?1. Catania 8 anni fa era una città che si era risvegliata da anni di torpore, aveva riconquistato una sua dignità. Oggi Catania è una città con quasi 1 miliardo di euro di deficit, sporca, in crisi morale, civile ed economica.2. La provincia di Catania, governata per 5 anni dal leader del movimento autonomista, ha le sua viabilità interna in uno stato più disastroso di prima, con centinaia di kilometri di strada impercorribili a causa della mancata manutenzione ordinaria e straordinaria.In compenso, il già presdiente della provincia, Lombardo ha costruito un mostro chiamato pubbliservizi,ingrossandolo sino a raggiungere oltre 500 dipendenti, mentre i suoi alleati di Governo Sacconi e Brunetti fanno i moralizzatori della Pubblica amminsitrazione.3. Sempre da presidente della Provincia, il più volte citato Leader, ha determinato, in combinato disposto, con allora amico, ora alleato, Cuffaro, una gestione dei riufiuti in provincia di catania che, fatta eccezione per un comprensorio dove non è riuscito a metterci le mani, ha prodotto milioni di euro di deficit delle Società(Ato), sta mandando i comuni in dissesto, sta martellando i cittadini con tariffe esorbitanti e periodicamente vede intere comunità sommerse dai riufiuti.4. Nella Sanità, esclusi i proclami sul futuro e sulle riforme, nei fatti in questi anni abbiamo assistito all'aumento sconsiderato della spesa Sanitaria, con un picco proprio sotto la gestione dell'Assessorato da parte di un fedelissimo di Lombardo, ora Senatore, Giovanni Pistorio. Ovviamente per non citare la provincia di catania, dove l'asl gestista da un altro fedelissimo dell'Mpa, il Dott. Scavone, registra tra i passivi più elevati della Sicilia.5. In questi anni, nonostante le parole,si è continuato a morire in molte delle strade statali più trafficate della sicilia, a causa dei mancati interventi di ammodernamento. Esempi la catania-Gela, la Catania-Ragusa, solo per parlare della mia provincia.6. Per andare in treno da Catania a Palermo 6 ore ci si metteva 6 anni fa e 6 ore ci mette adesso.7. Nei consigli di amministrazione, nelle agenzie di governance territoriali, nelle Asl, etcc.... continuano, come dieci anni fa, ad essere nominati perfetti analfabeti il cui unico merito è quello di prendere qualche voto per ingrossare le fila del movimento.8. In compenso il movimento per l'autonomia ha ottenuto nel Governo Berlusconi la nomina del sottosegretario ai trasporti Reina, tra i cui primi atti figura la nomina a capo struttura del plurindagato ingegnere Tuccio D'urso, famoso a Catania per il suo spot in Elicottero durante la campagna elettorale delle regionali 2006, mentre faceva ammirare a tutti i Catanesi i capolavori che aveva messo in cantiere a Catania nella sua qualità di dipendente pubblico a servizio dell'amministrazione di Catania e dell'amato Sindaco Scapagnini.Capolavori bloccati e per il quale è indagato.9. In 10 mesi di Governo di presidenza della Regione non è ancora partita la programmazione dei fondi strutturali 2007-2013, lo scrivente comunica che siamo quasi a metà 2009. In compenso Lombardo aveva nominato un megadirigente alla programmazione, proveniente dalla LSE, London School of Economics, tale Bob Leonardi che dopo 5 mesi ha deciso di rimuove e di mandare a rappresentare la regione a bruxelles a qualche centinaio di migliaia di euro all'anno.Sempre in campo di dirigenti, Lombardo, prima promette la riduzione, poi trova il trucchetto degli uffici speciali, per far rientrare dalla finistra, ciò che era uscito dal dalla porta.Non continuo, perchè potrei farlo all'infinito, tutto questo era per dire in poche parole, che a Roma in questi tre giorni si è celebrato il congrsso di una grande forza che ha prodotto il nulla. La grande celebrazione del nulla.Non un centimetro di strada, non un metro di rotaie, non un metro quadrato di banchine portuali, niente che parli di sviluppo della Sicilia, ma semplicemente un ciurma di pirati sbarcati a Roma che sta saccheggiando la Sicilia.Lombardo Chiude il congresso così:ANSA) - ROMA, 1 MAR -"Gli impegni del governo sono vincolanti: i fondi Fas vanno salvaguardati e devono restare al Sud. Su questo saremo intransigenti". 'L'alleanza con il Pdl e con la persona di Silvio Berlusconi viene confermata solennemente in questo congresso'.
Ma mi faccia il piacere!!!!!
Luca Spataro ,segretario provinciale Pd di Catania
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Il commento di Roman Henry Clarke,vicesegretario del Mis
Di plausi, sottolineature, ma anche dubbi, ne avrei tanti. In primis, ma so che risponderai che «di certo non rimarrà qui», un invito a non limitare a facebook certe riflessioni, sull'onda di quanto ti suggeriva Salvo Grillo. Inoltre, e limitando le riflessioni rimandandone gran parte ad altre sedi, magari di persona, mi viene da dirti: ma credete veramente che con il 4% patteggiato con Berlusconi avete fatto una buona scelta?
Non credete che togliere la possibilità (1, 2 eurodeputati) di avere una rappresentanza, e di presentarsi all'elettorato con tale concreta chance, a certe forze capaci di competere con Lega-Mpa sul piano dell'"identitarismo" democratico, del "meridionalismo", del "sicilianismo", avrebbe consentito a tali forze di screditare progressivamente Bossi, Calderoli, Maroni, Lombardi, Leanza, Pistorio e Reina, dando al tempo stesso forza a soggetti con cui il PD riuscirebbe a dialogare meglio che con l'Mpa (non dimentichiamoci comunque le "impressioni favorevoli" di D'Alema al I congresso Mpa e le presidenze delle circoscrizioni di Catania "pattegiate" fra autonomisti e margheritini nella scorsa consiliatura)?
Eppure l'allora centrosinistra in Veneto andò proprio con i miei cari amici della Liga Veneta Repubblica. Perché, che ci piaccia o no, Lombardo, con il suo partitino, ha strizzato l'occhio a certi ideali e correnti succitati (pur non praticandoli nei fatti). Che poi i consensi così intercettati li abbia persi quasi tutti, e quasi subitaneamente, è un dato di fatto (e come la prassi clientelare sia di casa nell'Mpa non lo sostengo io, ma i colleghi di "Exit" di La7 sia un'altra verità), ma quei consensi rimarrano, a livello statale (mi viene difficile definirlo "nazionale"), senza un reale interlocutore. Perché, diciamocelo: la sinistra, sia essa il PD tricolore anche nel simbolo, o extra-PD, è e rimane solidamente centralista, nella prassi e nelle idee.
Da "separatista", non è che mi interessi molto se il PD si decentralizzi o meno, dato che i timidi tentativi fatti nel nord Italia non possono assolutamente competere con la Lega, ma da cittadino siciliano che sa che nel PD ci siano straordinarie personalità come ad esempio te, o l'on. Barbagallo, onestamente preferirei avere una forza un po' meno "italiana" e un po' più siciliana che punti a governare (temporaneamente, finché non sarà in grado di tornare indipendente) la nostra amata e inimitabile isola.
Una forza con cui sia anche più faile dialogare senza dover spiegare ogni volta cos'è "dda cosa cu tri ghiammi" che abbiamo nel simbolo o nella nostra bandiera apparentemente similamericana (mentre il vostro partito, per nome e idee, è plasmato proprio sui Democrats USA). E magari, che non taccia sempre assordantemente anche quando facciamo o diciamo qualcosa di giusto o condivisibile, e che si faccia vedere di persona, con una presenza massiccia, quando il 17 giugno, fuori dal periodo elettorale, diremo "no" a certi autonomismi, leghismi, neoborbonismi, in nome dell'identità siciliana e delle nazioni senza stato.
Fuor di riflessione, auguro al PD di essere meno "partito" e più forza intellettuale, culturale e di consenso, magari con un bilancio meno forte e qualche sede in meno, che non sia più la forzosa sommatoria di forze eterogenee e litigiose, necessariamente verticistica e votata alla realpolitik, ma una realtà territoriale fatta non di politici di professione, ma di gente dai tanti colori e dai tanti pensieri, zona per zona, "regione" per "regione", votata alla responsabilità, alla democrazia (quella vera, non quella elettorale per cui siamo crocette nella massa su cui discriminare con "sbarramenti" e "resti") e al buon governare.
E se vorrai rispondere a queste mie, forse troppe parole, forse troppo "romantiche" per qualcuno (eppure i miei se e quando le leggeranno me ne vorranno per eccesso di pragmatismo politicante), non farlo da politico, anche perché io politico non sono, ma solo un giornalista e un attivista che va contro lo stato attuale di cose in Sicilia, un giovane (pigliamocelo questo "giovane" Luca, anche se l'età avanza anche per noi!) siciliano come te.
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La sinistra "nazionale" presente nell'Isola, nei confronti della Sicilia continua a commettere un grave errore.
Quello di non essere "siciliana"!
E ciò,ha permesso-da sempre-alle varie destre del momento,di cavalcare la trigre dell'Autonomia... Autonomia,che di fatto,era e resta solo simbolica.
Lo stesso Lombardo,doveva e poteva essere contrastato sul terreno autonomistico.(E si può fare ancora!)
Invece,la sinistra "nazionale" ha preferito la solita minestrina riscaldata...lo stesso Pd nostrano che,in una buona parte,voleva "regionalizzarsi",è stato richiamato all'ordine da Roma....
Da Roma,perchè,alla fine,il dramma vero della Sicilia,e della sinistra "nazionale" in particolare,è che decide Roma.
Abbiamo dimenticato,per esempio,le ultime elezioni regionali e "nazionali"?
Chi ha fatto le liste del Pd in Sicilia?
Luca e gli altri siciliani?
Roma,Roma ha deciso....
Quindi,il vero "alleato" di Lombardo non è Berlusconi,è questa sinistra Isolana Roma-dipendente!

sabato 20 dicembre 2008

Prove tecniche...per silurare il Presidente della Regione Siciliana.Ma,se Lombardo....

Ci siamo! Anzi,ci sono,loro...Ufficialmente, Pdl,Udc e company hanno iniziato le grande manovri di guerra,per ora solo con proiettili a salve,prove tecniche di attacco al Palazzo dei Normanni per eliminare il "Presidente canaglia",il primo nella lista dei nemici degli amici,Raffaele Lombardo! Insomma,il centro destra è pronto ad eliminare il Presidente Lombardo,troppo ingombrante per i loro gusti.Ma,cosa succederebbe se il Presidente Lombardo decidesse di dare vita in Sicilia ad una stagione politica senza i partiti di Roma? Di dare vita all'Ars ad una alleanza autonomista composta da uomini e non da partiti?
Orazio Vasta

*****Lombardo:Contro di me un alta carica dello Stato.
E' davvero sconcertante se non agghiacciante il disegno di legge presentato all'Ars congiuntamente da Pdl e Udc.
Ecco cosa recita l'art.3 del ddl-voto: "in caso di dimissioni,di rimozione, di sfiducia,di impedimento permanente o di morte del Presidente della Regione,entro i successivi 90 giorni si procede a nuove elezioni del nuovo presidente,che resta in carica fino alla naturale scadenza dell'Ars".
Vale a dire che in caso di un voto di sfiducia nei confronti del presidente della Regione, l'Ars non decadrebbe, come è accaduto con le dimissioni di Cuffaro.
La cosa che più impressiona, è che questo disegno di legge è stato presentato proprio mentre il Presidente si avviava ad una vasta e profonda riforma della regione; e che all'interno di questo disegno di legge figuri la nefasta parola "morte", proprio in coincidenza di una serie di situazioni sgradevoli.
"Non capisco cosa significhi questo disegno di legge-ha detto Lombardo- in un momento in cui per rimettere la macchina in carreggiata sono costretto a dire tanti no. Se questo provvedimento fosse per proteggere l'Ars da un presidente un pò bizzoso,sarebbe un espressione del principio di leggittima difesa,discutibile quanto si vuole, ma comprensibili.Se ,invece, fosse legato al venir meno del Presidente, mi chiedo perchè alcuni parlamentari avvertano questo allarmismo.
E' un segnale sinistro, specialmente in una città come Palermo dove è accaduto di tutto".
" Credo- ha continuato il presidente della Regione Siciliana- che questo disegno di legge difficilmente avrà la maggioranza in Aula per l'approvazione. Mi attrezzerò politicamente".Lombardo ha trovato anche strana la presentazione di questo disegno di legge qualche giorno dopo il "vertice romano" di Pdl-Udc, riunitisi proprio per parlare della situazione Siciliana.
Chi c'è dietro queste manovre?
Certo è che il Governatore Siciliano inizia ad essere scomodo in certi ambienti, e se qualcuno aveva qualche dubbio sulla decisione di Raffaele Lombardo ad avviare una politica nuova, di riforma ma soprattuto di Autonomia oggi si deve ricredere.A partire dalla campagna elettorale fino ad oggi gli ammonimenti e le minacce nei suoi confronti sono state un crescendo. Persino un certo Totò Cuffaro ha dovuto troncare l'amicizia con il Governatore ...forse ha toccato certi suoi interessi personali?E che dire addirittura di possibili piani della,da poco stroncata sul nascere, "nuova cupola palermitana" di "liquidare" proprio il Presidente Siciliano?
Una cosa è certa: questo braccio di ferro tra Sicilia(e sud) e il resto d'Italia sta diventando terribilmente serio, e i prossimi mesi si preannunciano davvero caldi.
Non possiamo che esprimere tutta la nostra solidarietà al Presidente, certi che continuerà, ancor di più, la sua (e nostra) missione di rinascita del Sud.
Comunicato di "Terra di Mezzogiorno".
http://terradimezzogiorno.blogspot.com/

martedì 16 dicembre 2008

NATALE 2008:UN'OFFENSIVA DOLCIARIA DEL "MADE IN SICILY" !

Ricevo e pubblico con totale condivisione!
COMUNICATO STAMPA F.N.S. - KOMUNIKATU STAMPA F.N.S.
FESTE NATALIZIE IN SICILIA. UN'OFFENSIVA DOLCIARIA DEL "MADE IN SICILY" PER SOSTENERE L'ECONOMIA E PER DARE IL BENVENUTO AI TURISTI ED AI SICILIANI DELLA DIASPORA.

Fermo restando il riconoscimento dell'importanza delle tradizioni religiose e storico-morali del Natale in Sicilia, delle quali abbiamo parlato ed i cui valori riaffermiamo, riteniamo che quest'anno si debba attivare, - proprio in questo periodo, - una grande iniziativa "parallela". E cioè quella di rilanciare i prodotti dolciari siciliani, soprattutto quelli da millenni legati alle tradizioni delle Festività Natalizie ed al passaggio dall'anno vecchio a quello nuovo.

Le produzioni dolciarie siciliane, sia a carattere artigianale sia a carattere industriale, - a giudizio di lu Frunti Nazziunali Sicilianu "Sicilia Indipinnenti", - sono ancora oggi di altissimo livello qualitativo e di grandi capacità competitive. Sono, peraltro, richieste non solo dalle famiglie siciliane ma anche e soprattutto dall'utenza turistica e dai Siciliani della Diaspora, moltissimi dei quali approfittano del "ponte" festivo per tornare in Sicilia e per ricongiungersi con le rispettive famiglie.

Mancano, però, o comunque sono insufficienti, nel mondo politico-istituzionale e forse anche nel mondo degli Operatori del Settore, la cultura e la consapevolezza del ruolo trainante che il prodotto dolciario ed il prodotto gastronomico tipici del Popolo Siciliano (e rappresentativi della nostra identità etnico-culturale) potrebbero avere nel rilancio dell'economia e nella riqualificazione e nell'ampliamento dell'offerta turistica.

Non dobbiamo dimenticare, a quest'ultimo proposito, che il turista (lombardo o norvegese o giapponese o russo che sia), in Sicilia cerca la Sicilia ... E non gradisce affatto di trovare qui cattive imitazioni o addirittura i prodotti "continentali" di importazione. Prodotti che, per quanto rispettabili ed interessanti, non possono sostituirsi a quelli autenticamente siciliani. Non dimentichiamo, ad esempio, che la "cassata siciliana" rimane, in campo internazionale, la REGINA della pasticceria di alta classe. Tanti altri dolci, però, non sono neppure conosciuti.

Insomma, il turista che se ne intende cerca il prodotto siciliano e rischia di non trovarlo, in quanto sono già centinaia, soltanto a Palermo (per portare l'esempio della più grande Città della Sicilia) i bar, i ristoranti ed i luoghi di accoglienza che non hanno un solo prodotto siciliano. Neppure per salvare la faccia, le tradizioni culturali e l'orgoglio della Sicilianità.

Da un punto di vista più prosaico ma altrettanto importante, vorremmo ricordare a noi stessi e agli altri che l'industria dolciaria, nelle varie realtà siciliane, rappresenta occupazione, lavoro specializzato, presenza imprenditoriale "sana" ed una serie di potenzialità ancora non espresse. Merita, quindi, una mano da parte dei Siciliani stessi e da parte degli Addetti ai lavori, associazioni di categorie comprese.
Anche per affrontare in modo adeguato la CRISI.
Palermo, 10 Dicemmiru 2008

IL SEGRETARIO POLITICO
Giuseppe Scianò



lunedì 24 novembre 2008

Beato Francesco Paolo Gravina,Principe di Palagonia:la"sua" biografia ufficiale ignora una pagina della storia siciliana...il 1848!

Gentile Orazio Vasta,
scorrendo le pagine del suo blog mi sono imbattuto su un post riguardante il processo di beatificazione di Francesco Paolo Gravina, principe di Palagonia.
Leggendo la biografia dell'illustre personaggio, mi sono soffermato sulla parte in cui il Santo avrebbe partecipato ai moti del '48 in Sicilia e sempre secondo l'autore di questa strana biografia, alla fine del '49 sarebbe rimasto convinto delle sue posizioni.
Non nascondo che mi sono venuti dei forti dubbi su questa storia, infatti mi sono chiesto come sia possibile che una persona così coinvolta nei moti del '48, possa essere in causa di Beatificazione, visto che fu proprio la Chiesa a condannare quel periodo storico per i suoi connotati altamente anti-clericali.E' risaputo infatti che durante quei, per fortuna, brevi anni, il Comitato rivoluzionario, ordinò il sequestro e la confisca di tutti i beni ecclesiastici siciliani come peraltro viene riportato da una circolare del soprascritto Comitato che recita:
"...veduti i Decreti del 30 marzo, 13 aprile, 19 maggio, 2. 3, 5 e 17 agosto, 3 ed 8 settembre 1848, portanti autorizzazione al Ministro delle Finanze di contrarre un imprestilo pubblico , emettere dei certificati di rendita, anrminislrare col precedente Stato Discusso; concessione di mezzi ed imposizioni estraordinarie , incorporazioni di beni degli ex-Gesuiti ed ex-Liguorini , di Commende ed Abbadie di già regia collazione , dei beni della corona e casa reale.Magione, ex-Ricetta dell'ordine Gerosolimitano ed altri ; autorizzazione di un impronto di once un milione e cinquecentomila ; di offrire in pegno gli oggetti ed i metalli preziosi dei luoghi pii , e di prelevare dai banchi pubblici le somme prontamente necessaria sopra i detti pegni..." Palermo 13, settembre 1848 (Collezione di leggi e decreti del general parlamento di Sicilia nel 1848 - Palermo - 1848 - pag 243).
Insomma anche i Calici della Messa ed il Sacro Ostiario potevano andare bene per la guerra. A questo punto mi chiedo come sia possibile che S. Francesco Gravina possa aver partecipato a tali rivoluzioni, ben sapendo che la sua Opera Pia, Le Suore di Carità, sarebbe stata confiscata e venduta per far cannoni?
La verità è che il Beato con il separatismo in Sicilia non c'entrava un emerito nulla, si tratta di una bufala, forse proveniente da quegli stessi ambienti separatisti i quali non mancano mai di dichiarare che "la Chiesa è stata sempre nemica della Sicilia", salvo cambiare temporaneamente opinione se ciò si rivela utile alla propria propaganda.
Viene inoltre smentita la presunta "impenitenza finale" del Principe di Palagonia, infatti coincidenza vuole che proprio lui si trovi tra i firmatari di un comunicato (il principe ricopriva già importanti cariche politiche) in cui si annunciava la sommissione del Comune di Palermo al Potere Legittimo :
"... La rappresentanza del commune di Palermo, assunto il nome di commissione municipale di governo, seguendo i suggerimenti dell'amiraglio Baudin, inviava al general Filangieri una deputazione composta da monsignor Cilluffo, avvocato Giuseppe Napolitani, conte Lucchesi Palli, marchese Rudinì, Principe di Palagonia""...Quivi la deputazione presentò l'atto di sommissione, così lo chiamava, del Commune di Palermo e ricevea dal generale un decreto di amnistia, ch'ei volea fosse pubblicato nella capitale, dalla quale diceansi esclusi i capi, li autori della rivoluzione, i dilapidatori delle pubbliche casse e delle sostanze de' privati" (Documenti della Guerra Santa d'Italia - 1851 - GIUSEPPE LA FARINA pag. 309) .
La risposta finale a questo dilemma l'ho trovata dopo aver fatto un'approfondita ricerca sul sito ufficiale del Servo di Dio (www.francescopaologravina.it), infatti nella biografia non c'è traccia, guarda caso,del suo coinvolgimento nei moti del 48, che invece è stato diffuso, in maniera forse un pò troppo superficiale, su questo sito.
Tanto le dovevo.
Cordiali saluti
Davide Cristaldi
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Gentilissimo Davide Cristaldi-CDS,
intano,la ringrazio per la cortese attenzione che riserva a questo blog.
La biografia che lei contesta è stata tratta dal sito www.santibeati.it , esattamente dalla pagina www.santiebeati.it/dettaglio/92767 .
Si tratta di un autorevole sito cattolico non siciliano, e non di un bufolicidio messo in rete dai soliti separatisti siciliani mangiapreti,massonici e comunardi,che non hanno altro da fare che infangare il nome delle S.A.R. della dinastia borbonica.
Nessuna superficialità da parte di questo blog,è la la biografia "ufficiale" che "ignora"(SIC!) totalmente la Rivoluzione indipendentista del 1848,gentilissimo Cristaldi!
Non è questo blog che diffonde "bufole" o "IGNORA" la storia.
E ,ancora,gentilissimo Cristaldi,come sarebbe stato possibile per il Principe di Palagonia non esserne coinvolto,pro o contro?
Il nostro beato,ultimo Principe di Palagonia,noto per la sua devozione alla corona borbonica,aderì alla Rivoluzione siciliana votando,alla Camera dei Pari,la fine della monarchia borbonica in Sicilia: "...I Pari presenti firmarono tutti...e molti,anche dopo il trionfo della reazione,dichiararono che non avevano subito alcuna pressione,e che il loro voto era stato allora liberamente emesso:come mi si dice aver dichiarato il Principe di Palagonia,devoto ai Borboni."("Ricordi su la Rivoluzione siciliana degli anni 1848 e 1849",di Vincenzo Fardella di Torrearsa,maggio 1884.Ripubblicato da "Sallerio editore" nel 1988,con l'introduzione di Francesco Renda).
Un suggerimento al vicesegretario nazionale dei Comitati Due Sicilie,senza offesa:"Aequam memento servare mentem", che,tradotto letteralmente, significa "Ricordati di mantenere la mente serena",almeno quando tratta la storia della Terra che gli ha dato la vita.
Un atto dovuto!
Cordialità,
Orazio Vasta
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venerdì 21 novembre 2008

SICILIANU! senza se e senza ma...


SI SUGNU

Si sugnu lava o sùrfuru

si sugnu aranciu o pala

si sugnu jinestra o mènnulu

ju non lu pozzu diri.

Chiddu ch' è certu, sugnu:

e sugnu sicilianu.


Turi Lima

"Mi riconosco in una Repubblica Indipendente Siciliana",Orazio Vasta

1)Da:
mario moccia
A:
Orazio Vasta

Oggetto:
http://rarika-radice.blogspot.com/2008/11/cdslegampapdsud-cds-con-mpapdsud-con.html

Caro Orazio,
a parte che non ho capito ( o forse sì, ma non posso essere d'accordo), perché ti ostini a parlare di sola Sicilia, anziché di Duesicilie con un più corretto riferimento al Regno fondato da Ruggero II, e, storicamente durato per più di 700 anni con tutti i successi realizzati... devo dirti che, a proposito di questo tuo ultimo appunto, ho delle grosse perplessità.
E' da tempo che vado dicendo forse senza troppa visibilità, che semmai ottenessimo di diventare una macroregione, dovrebbero garantirci l'assoluta possibilità di legiferare autonomamente, scordandosi di poter inserire tra i nostri dirigenti persone bruciatesi con la vecchia classe politica italiana, che inficerebbero sempre, e inciucerebbero per impedire la nostra vera volontà di sviluppo ( ovvero quella che ho in testa io), mi chiedo, appunto, il perché alcuni movimenti meridionalisti cercano alleanze proprio con quello che io considero non gli avversari politici, ma il nemico: "La Lega Nord" o qualsivoglia altro politico che ha operato ed opera nei governi italici che non farebbe mai il nostro bene, secondo la nostra volontà... A me non interessa di ottenere un poco di visibilità come partito o movimento del Sud, per far vedere che esisto come persona e non come possibile entità realmente statuale, per il bene del nostro Territorio, e quindi del nostro Popolo! Perché le Duesicilie ( e non la sola Sicilia), ottengano la possibilità di trattare con quest'Italia da pari a pari, trattando dall'alto di una dignità statuale, con gli organismi internazionali, per decidere dei nostri destini!
Insomma,di recente, ho intrapreso una campagna solitaria e aggressiva nei confronti del Governo italiano, per far capire che non é più ora di prenderci in giro con i contentini, ma che vogliamo tutto ciò che ci spetta per diritto divino ed ereditario...
Insomma, caro Orazio, va bene lottare contro l'Italia, ma dover lottare anche contro alcuni intelligenti - possibili utili dirigenti, per tenere insieme nella lotta comune la Sicilia, proprio non mi va giù e non lo capisco.
Forse tu credi che per la Sicilia - da sola - sia più facile ogni iniziativa, ma qui ti sbagli, perché per quanto la Sicilia abbia una lunga storia, essa non ha da sola quella dignità storica di Nazione che hanno - invece - le Due Sicilie che si pongono così unite, nei confronti degli Organismi internazionali, con tutta la forza e le motivazioni che le derivano dal prestigio di un Regno come quello delle Duesicilie, appunto!

Per concludere, posso capire finalmente se almeno nei principi possiamo contare sul tuo appoggio propagandistico, per far capire che la Sicilia e le Duesicilie sono una cosa sola? Una volta che avremo ottenuto di vincere contro il comune "nemico", faremmo sempre in tempo ad operare dei distinguo. Prima, togliamoci di dosso L'oppressione italica, poi...
Aspetto una tua risposta chiarificatrice, dacché ti ritengo un elemento politicamente utile per la comune causa!
Con rinnovata stima.
Mario Moccia di Montemalo
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2)Da:
mario moccia
A:
Orazio Vasta
Cc:
Oggetto:
a rarika : CDS+LEGA+MPA+PdSUD= CDS con MPA,PdSud con LEGA...FINALMENTE!
Ricevuto il:
21/11/08 18:58
Caro Orazio, ho letto anche i nuovi interventi e vedo - piuttosto- una marcia indietro o delle precisazioni che non collimano con quanto avevi affermato tu.

Un vero giornalista, prima si informa doviziosamente, poi pubblica....
Quello che più mi premeva di capire, però, é la tua risposta a Sicilia sì duesicilie no, perché !?
Devo aspettare ancora molto? Con affetto.
Mario

*************************
Caro Mario,
quello che firmo è assunto da me,da giornalista e non da venditore di bolle di sapone,con tutta la responsabilità,compresa quella giuridica,che per i giornalisti è PENALE!
Di conseguenza,quello che ho scritto nel post a cui fai riferimento,è frutto di FATTI,CIRCOSTANZE E DOCUMENTI.
Se,poi,Tizio o Caio dicono il contrario o suggeriscono altre ipotesi NON SIGNIFICA ASSOLUTAMENTE che il disinformato sono io.
Significa,per esempio,che l'amico Laricchia non ha potuto smentire i rapporti che ci sono tra il PdSud e la Lega Nord.
Si è arrampicato sugli specchi facendo credere non so che cosa,ma la sostanza NON CAMBIA!
Con la Lega hanno già fatto convegni assieme,anche a Catania.
E' prossimo un "Parlamento del Sud",che dovrebbe essere inaugurato alla presenza di BOSSI...
Comunque,se hai qualche ora di pazienza,leggerai tutto su un bel DOSSIER che sto per definire...

Per la storia delle"Due Sicilie" non so più come farmi capire.

Non mi riconosco in questa artificiosa geografia!




Non sono orfano di nessun Regno delle Due Sicilie!



Non sederei mai in un "Parlamento del Sud"!



Non riconosco nessuna MAX REGIONE MERIDIONALE!



Mi riconosco nella mia geografia naturale e storica.



Mi riconosco nella millenaria storia della Nazione Siciliana.



Mi riconosco in una Repubblica Indipendente Siciliana!



CI SEMU,ORA?
Cordialmente,
Orazio Vasta


martedì 18 novembre 2008

"SUGNU SICILIANU"

Fonte:http://www.siciliacavalieri.altervista.org/ _________________
Turi Lima:"Chiddu ch'è certu, sugnu: e sugnu sicilianu"...
Nasceva il 18 agosto 1925, in Sicilia, nella contadina Catenanuova, da Carmelo e Giuseppina Muni, Venero Maccarrone, che, alla fine degli anni settanta, con lo pseudomino Turi Lima, ha dato vita ad una "poesia rivoluzionaria" in lingua siciliana, tutta votata alla Sicilia, Sicilia intesa come Patria del Popolo Siciliano, come Nazione cancellata, che, attraverso un'opera si sensibilizzazione culturale tesa al recupero della specificità dell'identità degli Isolani, poteva essere riconquistata dai Siciliani: "Si sugnu lava o sùrfuru / si sugnu aranciu o pala / si sugnu jnestra o mènnulu ju non lu pozzu diri. Chiddu ch'è certu, sugnu: e sugnu sicilianu" ("Se sono lava o zolfo/se sono albero d'arancio o foglia di fico d'India/se sono ginestra o albero di mandorlo, io non lo posso dire, Quello chè è certo, sono: e sono siciliano").
Turi Lima,secondo il professore Salvatore Camilleri:
Turi Lima, come ha scritto qualche anno fa il professore Salvatore Camilleri, "non era certamente uno di quei poeti cui si deve consigliare l'esortazione del Feuerbach a non accettare passivamente la realtà, ma a inserirsi in essa per mutarla, non lo è stato perchè nella realtà si era calato tutt'intero e vi sosteneva la sua battaglia in nome della sicilianità; non lo è stato per il perenne suo impegno umano, per il suo impegno civile che quotidianamente ha sostenuto con la sola arma di cui disponeva, la poesia... Ma, l'impegno di Turi Lima non nasceva, come in Argon o in Neruda, da una ideologia, né da una considerazione filosofica; nasceva da uno sconfinato amore per la sua Terra natale, alimentato dalla passione più ribollente, anche se non erano estranei motivi sociali e politici".
Turi Lima,secondo lo scrittore Emanuele Gagliano:
Emanuele Gagliano, compianto poeta e scrittore siciliano, nel lontano 1984, nell'introduzione ad un libro di poesie di Turi Lima ,scrisse: "La nota dominante di questa raccolta di Turi Lima "Sicilia celu e terra" è senz'altro l'identità: il segno inconfondibile che distingue il vero poeta dagli oscuri epigoni e che lo porta allo scontro con una società e una cultura.Muovendosi dietro tutte le sensazioni di un universo umano per molti aspetti nuovo, Turi Lima sviluppa una tematica libertaria che trova il suo epicentro nel processo evolutivo del tempo e della storia. Evidente è la frattura con la poesia agrario-cattolica tradizionale, ma anche con tanta poesia odierna polarizzata su una stessa frequenza di suoni, di voci, di echi. Le occasioni dell'autore s'incentrano nel dissidio della storia e della mistificazione della storia, della giustizia e dell'ingiustizia, della libertà e della coercizione, dell'intransigenza etica dell'uomo forte e del conformismo degli animi servili. E rinviano a Turi Lima preoccupato, più che di accusare e di gridare (sarebbe, questa, la soluzione più ovvia), di spingersi nei gorghi della coscienza inquieta e di chiamarla in causa con un atteggiamento di netta rimozione rispetto ad ogni acquiscenza umbratile ed esaustiva. L'apporto ideologico è qui accolto come elemento-base del proprio orientamento culturale ed estetico, mentre il tema della socialità, che da Rapisardi a Quasimodo, da Brecht a Hikmet, da Whitman a Cardenal, ha sempre costituito una componente viva e partecipe del destino dell'uomo, è presente come sostanza e come ritmo in un'osmosi dialettica tra la soggettività dell'autore e il dato esistenziale".
Turi Lima come Aristofane:
"Chiunque è un uomo libero non può starsene a dormire",scriveva Aristofane sullo scorcio del V secolo a.C., e il modello di realtà prescelto da Turi Lima é stato di quelli che coinvolgono la coscienza di tutti e che inducono a "vegliare": "Tu non canusci lu scuru di li notti, stiddati di duluri, di cù vosi spizzari li catini e truvau lami e focu/ e ancora curri,nudu e dispiratu, tra celi e inferni...Sunò lu cornu Eunu e ancora pi li strati l'omu camina mpintu a lu juvu..." ("Tu non conosci il buoio delle notti,stellate di dolore,di chi ha voluto spezzare le catene e ha trovato lame e fuoco/e ancora corre,nudo e disperato, tra cieli e inferno...Suonò il corno Euno e ancora oggi,per le strade,l'uomo cammina appeso al chiodo...".
Ma perchè scelse lo psudonimo "Turi Lima"?:
Lo psudonimo "Turi Lima", era, in realtà, un gioco di parole, legato all'idea di sensibilizzazione dei siciliani alla sana sicilianità attraverso la poesia. Infatti, "Turi Lima", nell'idea del poeta, era il "limaturi", il fabbro, che, con tanta pazienza "Lima", per correggere e perfezionare,un pezzo di ferro deformato. Turi Lima, militante e Dirigente "separatista": A causa della guerra, la famiglia Maccarrone si trasferì a Catania,dove il giovane Venero aderì alla Lega Giovanile Separatista,organizzazione giovanile e paramilitare del Mis (Movimento per l'Indipendenza della Sicilia), divenendone subito un dirigente e collaborando alla realizzazione dei periodici quali "Sicilia Martire","La libertà", "Sicilia Rossa" e "Sicilia Indipendente". Turi Lima fonda "Antenna Trinacria": Nel 1961 ha ideato e diretto la rivista mensile "Sicilia indipendente" e, nel 1978, ha fondato e diretto a Catania la radio "Antenna Trinacria", la "radio d'assalto", che ha polarizzato l'attenzione e l'adesione di tantissimi cittadini attorno alle tematiche neo-sicilianiste, democratiche,socialiste,internazionaliste e antimafiose. Negli anni sessanta, era stato fra i fondatori del "Fronte Nazionale Siciliano-Sicilia Indipendente" e negli anni ottanta del "Movimento popolare per la Liberazione della Sicilia". Inoltre, nel 1970,con l'avvocato Natale Turco,aveva dato vita al "Centro Studi Storico-Sociali Siciliani".
Turi Lima e il suo patrimonio ideale:
Purtroppo, a 72 anni, il 10 dicembre 1996, dopo dieci giorni di atroci sofferenze, vissute con una dignità impressionante, Turi Lima finiva di vivere, lasciando a noi siciliani un grande patrimonio ideale per continuare l'opera di "limatura". Ma, il patrimonio ideale lasciato da Turi Lima appartiene a tutti i Popoli in lotta per l'Indipendenza Nazionale, anche perchè, dai microfoni di Antenna Trinacria -chi scrive faceva parte dello staff della radio- aveva sostenuto la lotta dei Popoli oppressi, dai Palestinesi ai Kosovari.
Turi Lima e il sole della pace e della libertà:
"Suli" ("Sole"), la poesia che conclude questo mio intervento, è l'essenza dell'opera di Turi Lima: "Suli, ca supra st'Isula sfruttata di centu razzi, tu passi vasciu cu li raggi ardenti e nfochi petri e ciumie duni vita a mennuli e frumentu; c'abbruci li ramigni e li ristuccie la nivi ti porti nfinu a mari;suli, ca fai sbucciarili zagari d'aranci e di lumei, e di spiranza tingilu celu cilistrinu;suli, c'alluminasti lu caminudi lu granni Duceziu e di li Vespri; suli, c'ha' vistu nasciri pueti, scienti e analfabeti, c'ha vistu curaggiusi e tradituri c'hannu fattu la storia di sta terra azziccata nta lu mari; suli ca po' parrari ppi diri li turmenti e li dulurie la putenti carrica d'amurica ci avi la me genti ca sapi stari povera e cuntenti; tu ca nascisti cu la terra mia, fermati 'ncelu ppi tri jorna sani e nfocacci lu sangu ntra li vinia lu populu miu, ch'è nta li spini.Dacci curaggiu e forza, e jinculu di luci nta la menti,pi truvari la strata, tuttu unitu, pi conquistari paci e libirtà". ("Sole, che su quest'Isola sfruttata da cento razze, tu passi basso con i raggi ardentie infuochi pietre e fiumie dai vita a mandorle e frumento; bruci la gramigna e le respuccee la neve ti porta fino al mare;sole, che fai sbocciarele zagare degli aranci e dei limoni, e di speranza colori il cielo azzurro;sole, che illuminasti il cammino del grande Ducezio e dei Vespri;sole, che hai visto nascere poeti,scienziati ed analfabeti, che hai visto coraggiosi e traditoriche hanno fatto la storiadi questa terra inserita nel mare; sole che puoi parlare per raccontare i tormenti e i dolori e la forte carica d'amore che ha la mia gente che sa vivere povera e contenta; tu che sei nato con la mia terra,fermati in cielo per tre giorni interie infuoca il sangue nelle vene al mio popolo, che è tra le spine. Dagli coraggio e forza, e illuminagli la mente,per trovare la strada, tutto unito, per conquistare pace e libertà".
Orazio Vasta

domenica 16 novembre 2008

Bronte:un massacro che i libri di storia continuano ancora a non raccontare...

Abitanti della Provincia di Catania
Gli assassini, ed i ladri di Bronte sono stati severamente puniti -
Voi lo sapete!
La fucilazione seguì immediata i loro delitti -
Io lascio questa Provincia - i Municipi, ed i Consigli civici nuovamente nominati, le guardie nazionali riorganizzate mi rispondano della pubblica tranquillità!...
Però i Capi stiino al loro posto, abbino energia e coraggio, abbino fiducia nel Governo e nella forza, di cui esso dispone -
Chi non sente di star bene al suo posto si dimetta, non mancano cittadini capaci e vigorosi che possano rimpiazzarli.
Le autorità dicano ai loro amministrati che il governo si occupa di apposite leggi e di opportuni legali giudizi pel reintegro dei demanî - Ma dicano altresì a chi tenta altre vie e crede farsi giustizia da se, guai agli istigatori e sovvertitori dell'ordine pubblico sotto qualunque pretesto.
Se non io, altri in mia vece rinnoverà le fucilazioni di Bronte se la legge lo vuole.
Il comandante militare della Provincia percorre i Comuni di questo distretto.
Randazzo 12 agosto 1860.
IL MAGGIORE GENERALE G. NINO BIXIO.
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QUESTO è il proclama originale di Bixio, successivo alla esecuzione
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« Dopo Bronte, Randazzo, Castiglione, Regalbuto, Centorbi, ed altri villaggi lo videro, sentirono la stretta della sua mano possente, gli gridarono dietro: Belva! ma niuno osò muoversi »
(
Cesare Abba, "Da Quarto al Volturno. Noterelle d'uno dei Mille")

****************
Dal film "Bronte: Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato"...CLICCA:
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Sicilia orientale, 3-10 agosto 1860.
Ormai compiuta l'occupazione garibaldinadell'intera Sicilia, nel catanese scoppia una sanguinosa rivolta contadina contro i latifondisti del posto. A Bronte, nonostante il liberale avvocato Lombardo cerchi di far prevalere la moderazione, la popolazione locale, esasperata da anni di feroce sfruttamento, sotto la guida di Gasparazzo fa giustizia sommaria di quindici notabili del paese. Nino Bixio, fedele braccio destro di Garibaldi, impone che siano fucilati l'avvocato Lombardo e cinque popolani coinvolti nella rivolta...

venerdì 14 novembre 2008

UNA CENTRALE NUCLEARE IN SICILIA? NOOOOOOOOOOOOOOO!

Ricevo e pubblico con condivisione....NO ALLA CENTRALE NUCLEARE IN TERRA DI TRINAKRIA
Il Presidente della Regione Siciliana, l’On. Raffaele Lombardo ha recentemente dichiarato, citiamo testualmente, che “ la Regione Sicilia e' disponibile ad ''ospitare'' una centrale nucleare”.
Aggiungendo però 3 condizioni: “Sicurezza, convenienza e referendum popolare ”.
In realtà Lombardo si è mostrato molto possibilista e ha lasciato trapelare, in ciò in perfetta sintonia con il Ministro romano, Scajola, la sua propensione al nucleare.
Lombardo, ancora una volta lo citiamo, da un’agenzia stampa, l’ASCA, afferma:“ se alla gente si spiega bene di cosa si tratta'' e si fa comprendere ''che non ci sono rischi perché ' sono impianti di ultima generazione, che e' il sistema meno inquinante possibile rispetto a tutte la altre forme di energia e, infine, che il nucleare comporta anche vantaggi per il territorio, il referendum può passare anche perché la gente capisce e non sempre si fa fuorviare dai catastrofisti di professione”.
E anzi aggiunge ''Del resto pensando alle tante centrali nucleari in Francia, in Slovenia e persino a Malta, cioè a due passi da noi, a questo punto e' bene vederci chiaro e non avere preclusioni pregiudiziali. Fare una centrale nucleare a Malta, praticamente è come farla in Sicilia''.
Lecita la propensione personale del leader autonomista per e verso il nucleare come lecita è la nostra altrettanto attenta diffidenza.
Noi del blog “laquestionesiciliana” vogliamo rimarcare QUI il nostro NO all’ipotesi nucleare in e per la Sicilia.
Come è spesso d’uopo l’On. Lombardo si lascia però un ampio margine di manovra ed evoca, per, se è il caso invocarlo, quel REFERENDUM che si guarda bene dal proporre e o realizzare quando si parla di un altro MOLOCH che incombe sui Siciliani, parliamo del PONTE SULLO STRETTO di MESSINA.
Noi de “laquestionesiciliana” siamo convintamente contrari all’ipotesi nucleare e anzi invitiamo tutti i partiti, movimenti e gruppi dell’area Indipendentista e Sicilianista a prendere una chiara, pronta posizione in tal senso.
Riteniamo, infatti, lo scriviamo, con rispetto e fermezza, qualsivoglia altra posizione, mediana e o mediativa, una forma di tatticismo che finirà forzatamente, per danneggiare il POPOLO SICILIANO.
Non solo i Siciliani oggi sono costretti contro volontà ad ospitare raffinerie, scorie nucleari e quant’altro ma adesso pure una centrale nucleare ci pare davvero troppo!
Diciamo chiaramente che nessun potenziale, probabile, possibile vantaggio vale il gioco e la candela!
Quanto poi ai pur leciti ragionamenti avanzati dal Presidente Lombardo facciamo sommessamente notare che il fatto che un pericolo o dei pericoli siano alle porte e/o allegramente gestiti da “cugini” o vicini non autorizza e mai autorizzerà nessuno a superare e non considerare pertinenti tutta una serie di ragioni, ragionamenti e casistiche che invitano alla prudenza se non alla desistenza.
Il Blog “laquestionesiciliana”

Il BRIGANTAGGIO:fra lotta di classe e delinquenza.......

Ho postato l'intervento del dott.Pelliccio perchè lo ritengo,indipendentemente dal fatto che non condivido gran parte della sua analisi politica-e non sono assolutamente un "leggittimista" neoborbonico- un intervento interessante e utile per approfondire un dibattito,appunto quello sul BRIGANTAGGIO,che spesso si risolve in una sorta di partigianeria vuota di contenuti analitici e realistici.
Orazio Vasta
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Il Brigantaggio in Principato Citra: Vandea, lotta di classe o delinquenza?
di
Ciro Pelliccio
E’ sempre difficile quando si parla di brigantaggio politico, connotare esattamente un fenomeno che ebbe molte anime diverse: azione politica, rivolta sociale, fenomeno delinquenziale.
Le varie tendenze storiografiche riflettono posizioni ideologiche e politiche differenti, e non sempre le diverse interpretazioni sono state affrontate con criteri corretti. Se appare superata la visione di intere generazioni di storici che relegano il brigantaggio nel novero della semplice manifestazione delinquenziale che si articola su uno sfondo sociale mai ben definito, non si può certamente convenire con la letteratura sviluppatasi negli anni ‘60, che vede nel brigantaggio (e nei briganti) elementi anticapitalistici e antiborghesi superiori a quelli effettivamente contenuti.
Essa porta a definire le classi rurali come i costruttori di una alternativa rivoluzionaria per uno sviluppo dello Stato Unitario ben diverso da quello che si andava formando. Con ciò si conferisce però alle classi rurali meridionali una vocazione rivoluzionaria e una coscienza di classe che era ben lungi da avere e da venire. Non fosse altro perché in quel periodo un vero proletariato ancora era in fase embrionale, e tantomeno poteva avere la consapevolezza di un preciso compito insurrezionale. Interpretazioni di questo tipo riflettono suggestioni di tipo populistico o anarchicheggiante che idealizzano la spontaneità nei moti delle classi subalterne.
Riesce difficile condividere anche la recentissima corrente "legittimista"che, a mio avviso, ne qualifica i contenuti in termini puramente teoretici-spiritualisti. La sua visione dei contenuti politici come semplice difesa del Trono e dell’Altare, come difesa ad oltranza dei valori della società meridionale sotto l’egida borbonica, appare insufficiente a motivare l’estrema diversità che il fenomeno ha al suo interno.
Non tiene conto, infatti, della disgregazione della società meridionale e la visione manichea di un galantomismo miserando da una parte, e prodi condottieri dall’altro, appare fin troppo semplicistica.
E soprattutto appare insufficiente a giustificarne la trasformazione che ebbe il brigantaggio nell’autunno del 1861.
Se così fosse stato, la Vandea duosiciliana avrebbe avuto qualche possibilità di inserire la voce delle classi subalterne nella costruzione dello stato monarchico unitario.
E’ utile, a mio avviso, concentrare l’analisi su due aspetti fondamentali del brigantaggio post unitario: le caratteristiche che ebbe come fenomeno di classe e l’impatto sul processo di formazione e consolidamento del nuovo Stato Unitario. Il Brigantaggio ebbe caratteristiche diverse nelle varie aree dell’ex regno che riflettevano i rapporti di forza tra città e campagna e il grado di distribuzione della proprietà fondiaria.
Nei grossi centri urbani e nelle immediate vicinanze, a maggiore vocazione industriale, ad esempio, l’esistenza di un più diffuso proletariato fece sì che fosse quasi del tutto assente; molto più intenso e violento nelle arretrate popolazioni rurali lucane, abruzzesi e calabresi.
Queste avevano un interesse diretto su un fattore di produzione primario come la terra, sentivano fortemente l’esigenza di ultimare le quotizzazioni dei demani e il pericolo derivante dall’incapacità di sostenere la proprietà terriera, che aveva consentito lungo tutta la metà del XIX secolo di aggregare in latifondi ciò che era sparito oltre un cinquantennio prima con la legge del 2 agosto 1806: il feudo.
La rescissione del legame feudale, aveva sì reso libero il contadino, ma anche più povero, perché gli negava l’esercizio degli usi civici tanto necessari al proprio sostentamento. Ciò aveva contribuito a tenere le classi rurali in "perenne stato rivoluzionario"che non tardò ad esplodere quando la sovrastruttura politica crollò sotto l’effetto della spinta garibaldma. All’interno però delle stesse classi rurali, il coinvolgimento si differenziò per il grado di concentrazione della proprietà.
E’ sufficientemente documentato di come i capibanda, i briganti erano gli ultimi della gerarchia sociale: impossidenti, bracciali, salariati; è altrettanto documentato la scarsissima partecipazione nella componente militante dei fittavoli, piccoli coloni, piccoli proprietari particellari, che si limitarono a semplice azione di manutengolismo.
Appoggio determinato dal malcontento dallo sfruttamento diretto dei ceti proprietari, in particolare l’usura e la precarietà dei patti agrari, e la stessa soluzione che andavano adottando per la risoluzione della questione demaniale che si volgeva in qualche modo anche a loro danno.
Lo studio del brigantaggio contribuisce a capire i limiti della rivoluzione borghese italiana, diretta dalla destra liberare sul solo terreno politico della comune nazionalità, trascurando quella sul piano sociale ed economico.
Nell’annessione del regno delle Due Sicilie, la Destra moderata effettuò, paradossalmente, scelte ancora più conservatrici causando una frattura con larghi strati della popolazione.
La sua becera miopia provocò il brigantaggio che avrebbe avuto manifestazioni molto diverse se si fossero attuate politiche più ragionevoli e coraggiose: accesso agli impieghi civili e militari, sicurezza, quotizzazioni, avvio di uno sviluppo economico.
Solo così avrebbe potuto guadagnare il consenso di ampie fasce delle popolazione dell’ex regno di Napoli, costruendo il nuovo stato su basi più solide che invece preferì forgiare col ferro e col fuoco.
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giovedì 13 novembre 2008

Fragmente nga Historia e Sicilisë

Në shekullin V para Krishtit, Duçezio nën drejtimin e Siculit u ngrit kundër kolonizimit grek të brezit oriental të Ishullit. Gjeloni i Sirakuzës dhe Teroni i Agrigjentit në vitin 497 shpëtuan Perëndimin me fitoren e Perandorisë...
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Ky tekst është botuar në web faqen “A RARIKA” të gazetarit të mirënjohur sicilian, Orazio Vasta, korrespondent i Radios-Kosova e lirë nga Sicilia. ...http://www.cdodite.com/20080722151015/Fragmente-nga-Historia-e-Sicilise.html

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Ripubblichiamo la versione in italiano della "Breve Storia della Sicilia":
Storia e diritto
Ducezio. L'alba della libertà
Nel V secolo a.C. Ducezio guidò i Siculi contro la prevaricatrice colonizzazione greca della fascia orientale dell'Isola.Gelone di Siracusa e Terone di Agrigento salvarono l'Occidente nel 479, con la vittoria di Imera.Ermocrate, Dionisio, Timoleonte, Agatocle e Pirro respinsero le pretese cartaginesi dal IV al III secolo a.C.; e dopo la caduta di Siracusa, fu ancora tutto il popolo Siciliano, sia pur ridotto in schiavitù, ad accorrere in massa nella I e nella II guerra di liberazione che ebbe i suoi capi in Euno, in Salvio e in Atenione dal 139 al 91 a.C. Fino al tramonto del III secolo d.C., durante i regni di Cesare Ottaviano Augusto, di Tiberio, di Nerone e di Licinio Gallieno, i Siciliani continuarono a sollevarsi per il ripristino della propria libertà, mentre non è da dimenticare che i maggiori giuristi e le stesse leggi della Repubblica romana avevano riconosciuto la nazionalità dei Siculi.
La crescita della Nazione Siciliana.
Quando poi la spinta dei popoli indo-germanici determinò il crollo dello Stato romano d'Occidente e della sua mostruosa organizzazione carceraria, anche la Sicilia si vide libera, nel 469, per lo sbarco dei Vandali. Vandali, Goti e Ostrogoti si mostrarono civilissimi con i Siciliani: e, nei settant'anni durante i quali vi ebbero giurisdizione, nell'Isola regnò la pace e il lavoro. L'artigianato, il commercio e l'agricoltura rifiorirono per completo e tutte le città poterono ricostituire quei loro organi amministrativi autonomi che il nefando dominio coloniale di Roma aveva svuotato di ogni dignità curiale. L'accorta politica economica di Odoacre e di Teodorico, risparmiando tra l'altro ai Siciliani il peso di tutti i gravami fiscali che li avevano dissanguati per il passato, assicurò all'Italia la sopravvivenza alimentare.Ma il folle sogno giustinianeo della ricostituzione dell' Impero romano doveva ostruire ancora per secoli la lunga marcia del nostro popolo verso la libertà; i Bizantini, infatti, invasero l'Isola nel 535 e la tennero fino alla metà del IX secolo. Si deve tuttavia riconoscere, che , a differenza di quella per l'Italia, Giustiniano promulgò per la Sicilia una particolare Costituzione, anteriormente al 554: che fino ai primi decenni del VII secolo l'Isola ebbe un'amministrazione civile, militare e finanziaria propria, e che la profonda riforma dello Stato bizantino, dal VII secolo in avanti, riconobbe esplicitamente la personalità etnica , politica e territoriale dell'Isola, col farne appunto uno dei ventinove distretti autonomi nei quali si articolò. Questi motivi di grande valore storico e giuridico dimostrano che anche Bisanzio, dopo Roma, riconobbe il passato e il diritto sovrano della Sicilia, oltre che la sua formidabile collocazione geo-politica nel Mediterraneo.Ciò però non poteva bastare a un popolo che non ha mai rinunciato all'indipendenza, e la sfida all'egemonia burocratica e militare della grande potenza bizantina si ebbe regolarmente nelle sollevazioni del 668, del 716 e del 781.Nell'827, infine, il moto capeggiato da Eufemio riuscì in gran parte allo scopo, con l'aiuto degli Arabi; e se il destino volle che Eufemio morisse un anno dopo, sotto le mura di Enna, il fatto che dal 947 si costituì nell'Isola un Emirato siciliano ereditario e indipendente dall'impero Islamico è di per sé abbastanza dimostrativo del progresso sostanziale della Nazione verso la sua mèta storica.
Sicilia: Il primo Stato d'Europa.
All'inizio del Medio Evo, la marcia di avvicinamento di una nazione al suo traguardo di libertà non può essere vista ancora come una linea retta tra il suo più remoto punto di partenza e quello d'arrivo: ma, specie se il suo territorio è fatalmente un luogo di scontri di civiltà e d'interessi come la Sicilia, segue evidentemente un itinerario che spesse volte ha tutte le sinuosità di un geroglifico. E già all'inizio del Medio Evo, questa Nazione mediterranea, che il genocidio dei romani aveva fatto regredire per un millennio, stava per cingere, prima in Europa, il titolo di Stato. L'epopea del conquisto normanno durò trent'anni, da Messina a Noto; ma nella notte di Natale del 1130, con la sfarzosa incoronazione di Ruggiero II, nasceva alfine il Regno di Sicilia: cioè quel primo Stato della Cristianità, le cui strutture fondamentali, -- Parlamento, Bandiera, Moneta, Esercito --, sarebbero rimaste intatte per oltre sette secoli, sia pure con fortune alterne.

Sette secoli di sovranità.
Da quel momento storico trentasei sovrani si succedettero al reggimento di questo Stato fino al 1836, e all'atto stesso di riceverne la Corona tutti giurarono fedeltà e rispetto alle sue Costituzioni. Mancarono alla parola data Carlo I d'Angiò e Ferdinando III di Borbone: ma mentre il primo venne cacciato a furor di popolo nel lunedì di Pasqua del 1282, la dinastia dello spergiuro Ferdinando, che aveva consumato l'infamia dell'inserimento dell'art. 104 nel Trattato di Vienna, fu dichiarata decaduta dal Parlamento nel 1848. Anche durante il periodo più triste dei vicerè, il Parlamento Siciliano continuò ad esercitare un'azione notevole in difesa dei diritti di sovranità dell'Isola; gli stessi moti e le sollevazioni popolari di Palermo, di Messina, di Bivona e di tante e tante altre città lungo tutto il XVII e il XVIII secolo non ebbero soltanto intenti antispagnoli ma, dalle anguste questioni di politica municipale, si librarono a quella generale dell'Indipendenza. E quando il moto generale trasformò il vecchio Parlamento feudale nel nuovo Parlamento fondato sul principio di rappresentanza e sul sistema elettorale, il risultato storico di quelle lotte fu la Costituzione del 25 maggio 1812, che segnò il rientro della Nazione Siciliana tra gli Stati più civili e democratici del mondo moderno.
La lotta ai tiranni.
Il disastro di Waterloo permise ancora alla restaurazione conservatrice degli austro-inglesi di riportare a Napoli Ferdinando III, il quale, ben deciso questa volta a eliminare ogni segno della nostra identità nazionale, pensò addirittura di abolire la gloriosa Bandiera della Sicilia e di abbattere il titolo stesso dello Stato con i due assurdi decreti del 15 maggio e dell' 8 dicembre 1816. Riprese dunque la lotta dei nostri padri, con le congiure e le Rivoluzioni del 1820-'21, del 1831, del 1837, del 1847, e con l'epica Guerra di popolo che il Comitato Generale dell'Insurrezione, assunti tutti i poteri di Governo provvisorio dell'Isola, dichiarò al Bombardatore il 12 gennaio 1848.
Il calvario dell'annessione all'Italia.
Nel risveglio europeo della seconda metà del secolo XIX si giunge così alla colossale truffa dell'operazione ordita nel 1860 dalla "Società Italiana" del Cavour, e con la quale si apre l'ultima pagina della storia contemporanea di questo popolo, che ha dato al mondo, per venticinque secoli chiare lezioni di diritto pubblico e sul diritto dei popoli all'autogoverno. Con il decreto dittatoriale del 15 ottobre 1860, vittime della "liberazione garibaldina" furono i Siciliani: che come mandria di porci vennero 'annessi' al regno di Vittorio Emanuele II senza nessuna consultazione elettorale; quando questa vi fu, sei giorni dopo la pubblicazione di quel decreto "repubblicano", essa ebbe soltanto tutti i crismi di una beffarda tacitazione mafiosa della loro volontà civile e politica. Ma da quello stesso 1860, come d'altronde nel 1863, nel 1866, nel 1893-'94 e come ancora nel quadriennio 1943-'46, questa libera volontà popolare continua a dare al mondo manifestazioni che non lasciano dubbi sull'interpretazione dell'anima collettiva dei Siciliani, della loro storia e del loro diritto:
i Siciliani vogliono l'indipendenza della loro Terra.
(Liberamente tratto da "Cosa vogliono i Siciliani" di Natale Turco) Pubblicato da Orazio Vasta a
giovedì, luglio 03, 2008