lunedì 15 dicembre 2008

La Sicilia,dal Medio Evo alla Rivoluzione del 1848(di Natale Turco)

Sicilia: Il primo Stato d'Europa.
All'inizio del Medio Evo, la marcia di avvicinamento di una nazione al suo traguardo di libertà non può essere vista ancora come una linea retta tra il suo più remoto punto di partenza e quello d'arrivo: ma, specie se il suo territorio è fatalmente un luogo di scontri di civiltà e d'interessi come la Sicilia, segue evidentemente un itinerario che spesse volte ha tutte le sinuosità di un geroglifico.
E già all'inizio del Medio Evo, questa Nazione mediterranea, che il genocidio dei romani aveva fatto regredire per un millennio, stava per cingere, prima in Europa, il titolo di Stato.
L'epopea del conquisto normanno durò trent'anni, da Messina a Noto; ma nella notte di Natale del 1130, con la sfarzosa incoronazione di Ruggiero II, nasceva alfine il Regno di Sicilia: cioè quel primo Stato della Cristianità, le cui strutture fondamentali, Parlamento, Bandiera, Moneta, Esercito , sarebbero rimaste intatte per oltre sette secoli, sia pure con fortune alterne.
Sette secoli di sovranità.
Da quel momento storico trentasei sovrani si succedettero al reggimento di questo Stato fino al 1836, e all'atto stesso di riceverne la Corona tutti giurarono fedeltà e rispetto alle sue Costituzioni.
Mancarono alla parola data Carlo I d'Angiò e Ferdinando III di Borbone: ma mentre il primo venne cacciato a furor di popolo nel lunedì di Pasqua del 1282, la dinastia dello spergiuro Ferdinando, che aveva consumato l'infamia dell'inserimento dell'art. 104 nel Trattato di Vienna, fu dichiarata decaduta dal Parlamento nel 1848.
Anche durante il periodo più triste dei vicerè, il Parlamento Siciliano continuò ad esercitare un'azione notevole in difesa dei diritti di sovranità dell'Isola; gli stessi moti e le sollevazioni popolari di Palermo, di Messina, di Bivona e di tante e tante altre città lungo tutto il XVII e il XVIII secolo non ebbero soltanto intenti antispagnoli ma, dalle anguste questioni di politica municipale, si librarono a quella generale dell'Indipendenza.
E quando il moto generale trasformò il vecchio Parlamento feudale nel nuovo Parlamento fondato sul principio di rappresentanza e sul sistema elettorale, il risultato storico di quelle lotte fu la Costituzione del 25 maggio 1812, che segnò il rientro della Nazione Siciliana tra gli Stati più civili e democratici del mondo moderno.
La lotta ai tiranni.
Il disastro di Waterloo permise ancora alla restaurazione conservatrice degli austro-inglesi di riportare a Napoli Ferdinando III, il quale, ben deciso questa volta a eliminare ogni segno della nostra identità nazionale, pensò addirittura di abolire la gloriosa Bandiera della Sicilia e di abbattere il titolo stesso dello Stato con i due assurdi decreti del 15 maggio e dell' 8 dicembre 1816.
Riprese dunque la lotta dei nostri padri, con le congiure e le Rivoluzioni del 1820-'21, del 1831, del 1837, del 1847, e con l'epica Guerra di popolo che il Comitato Generale dell'Insurrezione, assunti tutti i poteri di Governo provvisorio dell'Isola, dichiarò al Bombardatore il 12 gennaio 1848.
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Fonte: "Cosa vogliono i Siciliani" di Natale Turco (Catania,17 giugno 1980)

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