CATANIA - "Violentare un bambino è proprio una bella cosa e se il sesso è come il cioccolato, perchè non farlo gustare anche ai bambini? Tutto sommato è una questione di usi e costumi, ma non ci sono remore: la pedofilia è un bene". martedì 5 maggio 2009
SCOPERTO A CATANIA UN SITO CHE INNEGGIAVA ALLA PEDOFILIA !
CATANIA - "Violentare un bambino è proprio una bella cosa e se il sesso è come il cioccolato, perchè non farlo gustare anche ai bambini? Tutto sommato è una questione di usi e costumi, ma non ci sono remore: la pedofilia è un bene". martedì 14 aprile 2009
METAFERT,IRRISIAS e dintorni....
Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Agronomi ROMA
e p.c. all'Assessore all'Agricoltura e Foreste della Regione Sicilia, prof. Giovanni La Via
al Vice Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Agronomi
al Segretario del Consiglio dell'Ordine degli Agronomi
al Presidente della Federazione degli Ordini degli Agronomi della Sicilia
al Presidente dell'Ordine degli Agronomi di Catania
al Segretario dell'Ordine degli Agronomi di Catania
Oggetto: Richiesta eliminazione software METAFERT ed IRRISIAS.
Preg.mo Presidente,
Le scrivo per portare alla Sua conoscenza lo svilimento della nostra professione di Agronomi dopo l'applicazione del software METAFERT nel territorio della Regione Siciliana, applicazione obbligatoria non solo nelle misure agroambientali del PSR, ma anche in tutte quelle aziende che ricadono, ahimè, nelle zone vulnerabili ai nitrati, zone nella nostra regione, fra l'altro, indicate in maniera assai discutibile, al pari del manuale allegato, che "fa acqua" da tutte le parti.
Ritorno al METAFERT. Questo software, elaborato da funzionari della Regione Siciliana, costringe un pò tutti a redigere piani di concimazione senza alcun senso, ma soprattutto al di fuori della realtà.
Oltre a ciò la nostra figura professionale, ovvero dell'agronomo che va in campagna e che dopo decenni e decenni di osservazioni e consigli in una data azienda, adesso si vede costretto a sedersi dietro ad un computer per decidere le sorti produttive di quella azienda, senza tenere per nulla conto delle potenzialità produttive, della climatologia, della pluviometria, delle produzioni che in annate diverse si ottengono.
Il software elabora un dato, partendo da campionamenti di terreno, e basta; non si tiene conto delle asportazioni effettuate dalle piante in base alla produzione (che varia di anno in anno), non si tiene conto delle analisi fogliari, non si tiene conto dei periodi in cui viene effettuata una produzione: nulla. Solo l'analisi del terreno.
Il software indica cosa apportare come azoto, fosforo e potassio! Nella maggior parte dei casi, inoltre, il software ci indica di non concimare.
E tutti gli altri microelementi? Tutti quei microelementi che noi apportiamo con concimazioni fogliari mirate?
Come può un software sostuire la nostra presenza in campo? Gettiamo gli stivali?
Oltre a tutto ciò il software non è stato certamente redatto da un tecnico: l'inserimento dei dati, infatti, comporta un dispendio di tempo assai elevato; se in una azienda debbo inserire i dati di n. 5 appezzamenti, faccio prima dal mio studio ad andarci, girarmela tutta ed infine esercitare il mio ruolo: quello dell'agronomo!
In tutte le altre regioni d'Italia questo software non esiste! Abbiamo "il privilegio" di averlo solo noi! Un privilegio negletto!
Sentiti molti colleghi, inoltre, il responso è unanime: nessuno vuole questo software! Vorremmo ritornare a fare gli agronomi, e soprattutto vorremmo procedure snelle e non raffazzonate, e prive di senso, come il METAFERT!
Oltre al METAFERT la Regione Siciliana ha anche inventato l'IRRISIAS, un altro software che non tiene conto dei periodi irrigui, delle produzioni/Ha, delle varie colture. Da indicazioni in base alla localizzazione GPS e basta. E che facciamo, giochiamo? Ma facciamo sul serio?
La invito di raccordarsi con il nostro Assessore, che ci legge in copia, che è un collega, e che potrà senz'altro darci una mano di aiuto, in questa mini-battaglia, che sarà una grande prova della nostra professionalità.
Siamo agronomi, e non possiamo venire sostituiti da software, fra l'altro scritti e gestiti "con i piedi".
Cordiali saluti
Corrado Vigo - agronomo
martedì 7 aprile 2009
CUORE ROSSAZZURRO: INCASSO CATANIA-SAMPDORIA ALLE FAMIGLIE ABRUZZESI TERREMOTATE. ''Il Catania calcio, in occasione della gara interna con la Samp
CUORE ROSSAZZURRO: INCASSO CATANIA-SAMPDORIA ALLE FAMIGLIE ABRUZZESI TERREMOTATE. sabato 4 aprile 2009
IL PARTITO DEMOCRATICO VA IN "CAMPAGNA"(elettorale) E SI RICORDA DELL'AGRICOLTURA SICILIANA!
COMUNICATO DEL PD,provincia di Catania
3 Aprile 2009
martedì 3 marzo 2009
IL CASINO' DELL'ETNA MUOVE I PRIMI PASSI....
TRECASTAGNI. "CASINO' SI,CASINO' NO. ADESSO PRESSIONE SU CHI DEVE DECIDEREmercoledì 25 febbraio 2009
CATANIA:PEPERONI ROSSI DALLA SPAGNA!(di Corrado Vigo)
Continua la carrellata di ortofrutta di origine spagnola introdotta nei nostri supermercati, qui a Catania.A parte il prezzo, che è ben lontano da quello che viene dato ai produttori, anello sempre più debole della filiera, i peperoni incriminati provengono dalla Spagna.
Ne mancavano a Vittoria?
Se il prezzo fosse stato di 0,50 €/Kg., avrei compreso, ma con questi prezzi?
Nessun deputato, Zaia compreso, guarda, osserva?
E la CIA, Coldiretti, Confagricoltura?
Un appello a Gerardo Diana, che finora si è dimostrato molto attivo: prendiamo in considerazione questo fenomeno e cerchiamo di fare qualcosa contro questi "scippi"?
Corrado Vigo
mercoledì 18 febbraio 2009
"Alle 14.14 mi chiama l'Assessore all'Agricoltura prof. Giovanni La Via..."
Alle 14.14 mi chiama l'Assessore all'Agricoltura prof. Giovanni La Via."pronto" dico io.
"habemus papam" dice lui.
Ed io "nooooo".
E lui "siiiiii"!
Di che stiamo parlando?
Il Ministro Luca Zaia ha firmato la delimitazione dei danni delle gelate nella Sicilia Orientale di appena un anno fa!
Un anno di battaglie, un anno di pressioni, un anno ... stancante, ma alla fine...ce l'abbiamo fatta.
Certo, ce n'è voluto, fotografie, fax, email, ed alla fine il pressing mediatico ... ha vinto su tutto, anche sulla "lagnosìa" Ministeriale, anche sulla Burosauropazzia!
Sono contento, anche se in ritardo, ma sono contento.
Ma sono stanco di lottare così per tutto ciò che ci è dovuto!
E siamo stanchi tutti, stanchi di essere trattati di "serie D", stanchi di essere malvisti, stanchi, stanchi ... stanchi.
Corrado Vigo
http://www.corvigo.blogspot.com/
(nella foto,l'agronomo trecastagnese Corrado Vigo)
giovedì 5 febbraio 2009
POVERA AGATA,IL TUO MARTIRIO CONTINUA....
Forse, tanti,specialmente tanti catanesi,per questa nota mi vorranno "bene" un pochino di meno...Povera Agata,il tuo martirio continua...
VIVA SANT'AGATA!!!
Sant’Agata il cui nome in greco Agathé, significava buona, fu martirizzata verso la metà del III secolo, alcuni reperti archeologici risalenti a pochi decenni dalla morte, avvenuta secondo la tradizione il 5 febbraio 251, attestano il suo antichissimo culto. Agata nacque nei primi decenni del III secolo (235?) a Catania; la Sicilia, come l’intero immenso Impero Romano era soggetta in quei tempi alle persecuzioni contro i cristiani, che erano cominciate, sia pure occasionalmente, intorno al 40 d.C. con Nerone, per proseguire più intense nel II secolo, giustificate da una legge che vietava il culto cristiano. Nel III secolo, l’editto dell’imperatore Settimio Severo, stabilì che i cristiani potevano essere prima denunciati alle autorità e poi invitati ad abiurare in pubblico la loro nuova fede. Se essi accettavano di ritornare al paganesimo, ricevevano un attestato (libellum), che confermava la loro appartenenza alla religione pagana, in caso contrario se essi rifiutavano di sacrificare agli dei, venivano prima torturati e poi uccisi. Era un sistema spietato e calcolato, perché l’imperatore tendeva a fare più apostati possibile che martiri, i quali venivano considerati più pericolosi dei cristiani vivi. Nel 249 l’imperatore Decio, visto il diffondersi comunque del cristianesimo, fu ancora più drastico; tutti i cristiani denunciati o no, dovevano essere ricercati automaticamente dalle autorità locali, arrestati, torturati e poi uccisi. In quel periodo Catania era una città fiorente e benestante, posta in ottima posizione geografica; il suo grande porto, costituiva un vivace punto di scambio commerciale e culturale dell’intero Mediterraneo. E come per tutte le città dell’Impero Romano, anche Catania aveva un proconsole o governatore, che rappresentava il potere decentrato dell’impero, ormai troppo vasto; il suo nome era Quinziano, uomo brusco, superbo e prepotente e circondato da una corte numerosa, con i familiari, un numero enorme di schiavi e con le guardie imperiali, dimorava nel ricco palazzo Pretorio con annessi altri edifici, in cui si svolgevano tutte le attività pubbliche della città. Secondo la ‘Passio Sanctae Agathae’ risalente alla seconda metà del V secolo e di cui esistono due traduzioni, una latina e due greche, Agata apparteneva ad una ricca e nobile famiglia catanese, il padre Rao e la madre Apolla, proprietari di case e terreni coltivati, sia in città che nei dintorni, essendo cristiani, educarono Agata secondo la loro religione. Cresciuta nella sua fanciullezza e adolescenza in bellezza, candore e purezza verginale, sin da piccola sentì nel suo cuore il desiderio di appartenere totalmente a Cristo e quando giunse sui 15 anni, sentì che era giunto il momento di consacrarsi a Dio. Nei primi tempi del cristianesimo le vergini consacrate, con il loro nuovissimo stile di vita, costituivano un’irruzione del divino in un mondo ancora pagano e in disfacimento. Il vescovo di Catania accolse la sua richiesta e durante una cerimonia ufficiale chiamata ‘velatio’, le impose il ‘flammeum’, cioè il velo rosso portato dalle vergini consacrate. Nel mosaico di S. Apollinare Nuovo in Ravenna del VI secolo, è raffigurata con la tunica lunga, dalmatica e stola a tracolla, abbigliamento che lascia supporre che fosse diventata diaconessa. Il proconsole di Catania Quinziano, ebbe l’occasione di vederla e se ne incapricciò, e in forza dell’editto di persecuzione dell’imperatore Decio, l’accusò di vilipendio della religione di Stato, accusa comune a tutti i cristiani, quindi ordinò che la catturassero e la conducessero al Palazzo Pretorio. Qui subentrano varie tradizioni popolari, che indicano Agata che scappa per non farsi arrestare e si rifugia in posti indicati dalla tradizione, in una contrada poco distante da Catania, Galermo, oppure a Malta, oppure a Palermo; ma comunque ella viene catturata e condotta da Quinziano. Il proconsole quando la vede davanti viene conquistato dalla sua bellezza e una passione ardente s’impadronisce di lui, ma i suoi tentativi di seduzione non vanno in porto, per la resistenza ferma della giovane Agata. Egli allora mette in atto un programma di rieducazione della ragazza affidandola ad una cortigiana di facili costumi di nome Afrodisia, affinché la rendesse più disponibile. Trascorse un mese, sottoposta a tentazioni immorali di ogni genere, con festini, divertimenti osceni, banchetti; ma lei resistette indomita nel proteggere la sua verginità consacrata al suo Sposo celeste, al quale volle rimanere fedele ad ogni costo. Sconfitta e delusa, Afrodisia riconsegna a Quinziano Agata dicendo: “Ha la testa più dura della lava dell’Etna”. Allora furioso, il proconsole imbastì un processo contro di lei, che si presentò vestita da schiava come usavano le vergini consacrate a Dio; “Se sei libera e nobile” le obiettò il proconsole, “perché ti comporti da schiava?” e lei risponde “Perché la nobiltà suprema consiste nell’essere schiavi del Cristo”. Il giorno successivo altro interrogatorio accompagnato da torture, tralasciamo i testi degli interrogatori per motivo di spazio, del resto sono articolati diversamente da una ‘passio’ all’altra. Ad Agata vengono stirate le membra, lacerata con pettini di ferro, scottata con lamine infuocate, ma ogni tormento invece di spezzarle la resistenza, sembrava darle nuova forza, allora Quinziano al colmo del furore le fece strappare o tagliare i seni con enormi tenaglie. Questo risvolto delle torture, costituirà in seguito il segno distintivo del suo martirio, infatti Agata viene rappresentata con i due seni posati su un piatto e con le tenaglie. Riportata in cella sanguinante e ferita, soffriva molto per il bruciore e dolore, ma sopportava tutto per l’amore di Dio; verso la mezzanotte mentre era in preghiera nella cella, le appare s. Pietro apostolo, accompagnato da un bambino porta lanterna, che la risana le mammelle amputate. Trascorsi altri quattro giorni nel carcere, viene riportata alla presenza del proconsole, il quale visto le ferite rimarginate, domanda incredulo cosa fosse accaduto, allora la vergine risponde: “Mi ha fatto guarire Cristo”. Ormai Agata costituiva una sconfitta bruciante per Quinziano, che non poteva sopportare oltre, intanto il suo amore si era tramutato in odio e allora ordina che venga bruciata su un letto di carboni ardenti, con lamine arroventate e punte infuocate. A questo punto, secondo la tradizione, mentre il fuoco bruciava le sue carni, non brucia il velo che lei portava; per questa ragione “il velo di sant’Agata” diventò da subito una delle reliquie più preziose; esso è stato portato più volte in processione di fronte alle colate della lava dell’Etna, avendo il potere di fermarla. Mentre Agata spinta nella fornace ardente muore bruciata, un forte terremoto scuote la città di Catania e il Pretorio crolla parzialmente seppellendo due carnefici consiglieri di Quinziano; la folla dei catanesi spaventata, si ribella all’atroce supplizio della giovane vergine, allora il proconsole fa togliere Agata dalla brace e la fa riportare agonizzante in cella, dove muore qualche ora dopo. Dopo un anno esatto, il 5 febbraio 252, una violenta eruzione dell’Etna minacciava Catania, molti cristiani e cittadini anche pagani, corsero al suo sepolcro, presero il prodigioso velo che la ricopriva e lo opposero alla lava di fuoco che si arrestò; da allora s. Agata divenne non soltanto la patrona di Catania, ma la protettrice contro le eruzioni vulcaniche e poi contro gli incendi. L’ultima volta che il suo patrocinio si è rivelato valido, tramite il miracoloso velo, portato in processione dall’arcivescovo di Catania, è stata nel 1886, quando una delle ricorrenti eruzioni dell’Etna, minacciava la cittadina di Nicolosi, posta sulle pendici del vulcano e che venne risparmiata dalla distruzione. Nel 1040 le reliquie della santa, furono trafugate dal generale bizantino Giorgio Maniace, che le trasportò a Costantinopoli; ma nel 1126 due soldati della corte imperiale, il provenzale Gilberto ed il pugliese Goselmo, le riportarono a Catania dopo un’apparizione della stessa santa, che indicava la buona riuscita dell’impresa; la nave approdò la notte del 7 agosto in un posto denominato Ognina, tutti i catanesi risvegliatasi e rivestitasi alla meglio, accorsero ad onorare la “Santuzza”. Nei secoli le manifestazioni popolari legate al culto della santa, richiamavano gli antichi riti precristiani alla dea Iside, per questo s. Agata con il simbolismo delle mammelle tagliate e poi risanate, assume una possibile trasfigurazione cristiana del culto di Iside, la benefica Gran Madre, anche se era appena una quindicenne. Ciò spiegherebbe anche il patronato di s. Agata sui costruttori di campane, perché si sa, nei culti precristiani la campana era simbolo del grembo della Mater Magna. Le sue reliquie sono conservate nel duomo di Catania in una cassa argentea, opera di celebri artisti catanesi; vi è anche il busto argenteo della “Santuzza”, opera del 1376, che reca sul capo una corona, dono secondo la tradizione, di re Riccardo Cuor di Leone. Il culto per s. Agata fu talmente grande, che fino al XVI secolo, essa era contesa come appartenenza anche da Palermo, la questione è stata a lungo discussa, finché a Palermo il culto per la santa, fu soppiantato da quello per s. Rosalia. Anche a Roma fu molto venerata, papa Simmaco (498-514) eresse in suo onore una basilica sulla Via Aurelia e un’altra le fu dedicata da S. Gregorio Magno nel 593. Nel XIII secolo nella sola diocesi di Milano si contavano ben 26 chiese a lei intitolate. Celebrazioni e ricorrenze per la sua festa avvengono un po’ in tutta Italia, perfino a San Marino, ma è Catania il centro più folcloristico e religioso del suo culto, le feste sono due il 5 febbraio e il 17 agosto, con caratteristiche processioni con il prezioso busto della santa, custodito nel Duomo. Vi sono undici Corporazioni di mestieri tradizionali, che sfilano in processione con le cosiddette ‘Candelore’ fantasiose sculture verticali in legno, con scomparti dove sono scolpiti gli episodi salienti della vita di s. Agata. Il busto argenteo, preceduto dalle ‘Candelore’ è posto a sua volta sul “fercolo”, una macchina trainata con due lunghe e robuste funi, da centinaia di giovani vestiti dal caratteristico ‘sacco’. Tante altre manifestazioni popolari e folcloristiche, oggi non più in uso, accompagnavano nei tempi trascorsi questi festeggiamenti, a cui partecipava tutto il popolo con le Autorità di Catania, devotissimo alla sua ‘Santuzza’.mercoledì 4 febbraio 2009
LA RABBIA DEGLI AGRICOLTORI SICILIANI!
Il blog di Corrado Vigo - agronomoIl blog è di nuovo a lutto per le gelate del 2008
martedì 3 febbraio 2009
la rabbia
Il blog ritorna "a lutto".La rabbia che scaturisce dalle ultime affermazioni razziste del Ministro leghista Luca Zaia farà sopravvivere le nostre aziende agrumicole, ma lo sdegno che l'intera vicenda fa nascere non verrà rimosso facilmente.
Il Ministro ha fatto sapere al giornalista Orazio Vasta che non ci sono soldi per le gelate.
Però ... per le regioni del nord, danneggiate in data successiva, i soldi c'erano, tant'è che le delimitazioni sono state fatte.
Molto bene.
La denuncia penale che il Ministro ed il suo sotto posto dott. Giuseppe Pennucci riceveranno, non riguarderà più solo "omissioni e ritardi di atti d'ufficio", ma anche "voto di scambio" ed "interessi privati in atti d'ufficio".
Giorno 16 febbraio la denuncia, poi ... la storia racconterà i fatti seguenti!
CIA, Coldiretti e Confagricoltura Siciliane, dove siete?????
lunedì 26 gennaio 2009
venerdì 16 gennaio 2009
L’ultima intervista video di Giuseppe Fava...
Clicca,il video:http://www.youtube.com/watch?v=jAogBSvaSyU
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E’ l’ultima intervista in televisione a Giuseppe Fava. Da "Film dossier" di Enzo Biagi, 28 dicembre 1983.L’ultima intervista televisiva di Giuseppe Fava, il 28 dicembre 1983. Lui sarebbe stato ammazzato il 5 dicembre 1984.
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Biagi: Giuseppe Fava, giornalista, scrittore catanese, autore di romanzi e di opere per il teatro. Fava, per i suoi racconti a cosa si è ispirato?
Fava: alle mie esperienze giornalistiche. Io ti chiedo scusa ma sono esterrefatto di fronte alle dichiarazioni del regista svizzero. Mi rendo conto che c’è un’enorme confusione sul problema della mafia. Questo signore ha avuto a che fare con quelli che dalle nostre parti sono chiamati "scassapagliare". Delinquenti da tre soldi come se ne trovano su tutta la terra. I mafiosi sono in ben altri luoghi e in ben altre assemblee. I mafiosi stanno in Parlamento, sono a volte ministri, sono banchieri, sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Bisogna chiarire questo equivoco di fondo: non si può definire mafioso il piccolo delinquente che ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale… quella è piccola criminalità che credo esista in tutte le città italiane e europee. Il problema della mafia è molto più tragico e importante, è un problema di vertici della nazione che rischia di portare alla rovina, al decadimento culturale definitivo l’Italia.
Biagi: Tu hai fatto conoscenza diretta del mondo della mafia, come giornalista?
Fava: Sì, ho conosciuto diversi personaggi dell’una e dell’altra parte. Attraverso le cronache, le indagini che andavamo conducendo e che abbiamo puntualmente riferito sui nostri giornali.
Biagi: Chi ricordi di più di questi tipi? Dei vecchi mafiosi, ad esempio? Sono cambiati?
Fava: Un uomo sì. C’è un abisso tra la mafia di vent’anni fa e quella di oggi. Allora il mafioso per eccellenza era Genco Russo. Io sono stato a casa di Genco Russo e, mi si perdoni il termine, sono stato l’unico ad avere l’onore di intervistarlo. Ad avere un memoriale firmato che iniziava con le parole "Io sono Genco Russo, il re della mafia". Genco Russo governava il territorio di Mussomeli dove, da vent’anni, non c’era stato non dico un omicidio ma nemmeno uno schiaffo. Non c’era un furto, tutto procedeva in ordine, nella legalità più assoluta. Era la vecchia mafia agricola, la quale governava un territorio di una forza straordinaria che il mondo di allora non poteva ignorare. Controllava tra i 15 e i 40mila voti di preferenza.Nessun uomo politico poteva ignorare questa potenza determinate. Era sufficiente che Russo spostasse quei voti non da un partito all’altro, ma anche all’interno dello stesso partito per determinare la fortuna o meno di un uomo politico.Ecco perché poteva andare alla Regione Sicilia e spalancare con un calcio la porta degli assessori: lui era il padrone.Poi la società si modificò e i mafiosi non furono più quelli come Genco Russo.I mafiosi non sono quelli che ammazzano, quelli sono gli esecutori. Anche al massimo livello. Si fanno i nomi dei fratelli Greco. Si dice che siano i mafiosi vincenti a Palermo, i governatori della mafia. Non è vero: sono anche loro degli esecutori. Sono nella organizzazione, stanno al posto loro. Un’organizzazione che riesce a manovrare centomila miliardi l’anno. Più, se non erro, del bilancio di un anno dello Stato italiano. E’ in condizione di armare degli eserciti, di possedere flotte, di avere una propria aviazione. Infatti sta accadendo che la mafia si sia impadronita, almeno nel Medio Oriente, del commercio delle armi. Gli americani contano in questo, ma neanche loro avrebbero cittadinanza in Italia, come mafiosi, se non ci fosse il potere politico e finanziario che consente loro di esistere. Diciamo che questi centomila miliardi, un terzo resta in Italia e bisogna riciclarlo, ripulirlo, reinvestirlo. E quindi ecco le banche, questo prolificare di banche nuove. Il Generale Dalla Chiesa l’aveva capito, questa era stata la sua grande intuizione, che lo portò alla morte. Bisogna frugare dentro le banche: lì ci sono decine di miliardi insanguinati che escono puliti dalle banche per arrivare alle opere pubbliche. Si dice che molte chiese siano state costruite con i soldi insanguinati della mafia.
Biagi: una volta si diceva che la forza dei mafiosi è la capacità di tacere. Adesso?
Fava: Io sono d’accordo con Nando Dalla Chiesa: la mafia ha acquisito una tale impunità da essere diventata perfino tracotante. Le parentele si fanno ufficialmente. Certo, si alzano le mani quando qualcuno sta per essere ammazzato, si cerca di tirare fuori l’alibi personale e morale. Io ho visto molti funerali di Stato. Ora dico una cosa di cui solo io sono convinto, quindi può non essere vera: ma molto spesso gli assassini erano sul palco delle autorità.
Biagi: cosa vuol dire essere "protetti", secondo il linguaggio dei mafiosi?
Fava: Poter vivere dentro questa società. Ho letta un’intervista esemplare, a quel signore di Torino che ha corrotto tutto l’ambiente politico torinese. Diceva una cosa fondamentale, una legge mafiosa che è diventata parte della cultura nazionale: non si fa niente senza l’assenso del politico e se il politico non è pagato. Noi viviamo in questo tipo di società, dove la protezione è indispensabile se non si vuol condurre la vita da lupo solitario. Questa vita può essere anche affascinante, orgogliosamente soli fino all’ultimo, ma 60 milioni di italiani non potranno farlo.
Biagi: Vorrei fare a tutti una domanda: secondo voi cosa si deve fare per eliminare questo fenomeno?
Fava: A mio parere tutto parte dall’assenza dello Stato e al fallimento della società politica italiana. Forse è necessario creare una seconda Repubblica, in Italia, che abbia delle leggi e una struttura democratica che elimini il pericolo che il politico possa diventare succube di se stesso, della sua avidità, della ferocia degli altri, della paura o che possa anche solo diventare un professionista della politica. Tutto parte da lì, dal fallimento degli uomini politici e della politica. Della nostra democrazia, così come con la nostra buona fede l’abbiamo appassionatamente costruita e che ci si sta sgretolando nelle mani.
Dalla Chiesa: Io ci ho pensato a lungo, credo che la regola principale sia far capire che il delitto non da potere, ma che anzi lo toglie.
mercoledì 14 gennaio 2009
OGGI,ore 23.30,RAI 2:LA STORIA DI PIPPO FAVA
Per la serie "La Storia Siamo Noi", Rai Educational presenta "Giuseppe Fava. Un uomo", a cura di Silvia Bacci, in onda questa sera alle ore 23.30 su Rai Due. Nella puntata sarà raccontata la storia di Giuseppe Fava e del tragico 5 gennaio 1984 quando a Catania, venne freddato con cinque colpi sparati alla nuca. Il movente è chiaro fin dal primo momento: è stato ucciso per il suo impegno come giornalista, per le denunce continue fatte nei suoi articoli dell'intreccio ambiguo tra criminalità e politica, tra imprenditoria e mafia. A 25 anni dalla morte di Giuseppe Fava "La Storia Siamo Noi" ripercorre la storia di un uomo e del suo coraggio, del suo talento e del suo amore per la Sicilia. A raccontare quegli anni non sono solo gli amici e i familiari di Pippo Fava, ma anche la testimonianza, eccezionale e inedita di Angelo Siino, pentito di Mafia e testimone chiave dell'accusa al processo per la morte del giornalista.
domenica 11 gennaio 2009
IL MINISTRO ZAIA E LA SICILIA (di Pippo Barbagallo)
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o del Pdl.Però,mi chiedo:ma l'on. Zaia non dovrebbe essere "amico" del presidente Raffaele Lombardo?lunedì 5 gennaio 2009
5 GENNAIO 2009,RICORDIAMO IL GIORNALISTA PIPPO FAVA,UCCISO,25 ANNI FA,A CATANIA,DALLA BESTIA MAFIOSA!
Nella foto,Pippo Fava,il direttore Pippo Fava,in "trincea",mentre preparava gli articoli che hanno sancito la sua condanna a morte!

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Sot, më 5 janar, në Katania të Sicilisë përkujtohet 25-vjetori i vrasjes së gazetarit Pippo Fava nga mafia shtazarake
Në librin e tij “Hulumtimet e Sicilianëve” të botuar në vitet 80 të shekullit të kaluar, gazetari i mirënjohur nga Sicilia, Pippo Fava, i vrarë pabesisht nga Mafia, 25 vjet më parë veç tjerash ka shkruar: “Po shndërrohem krejtësisht në një katanez, fëmijët e mi janë lindur dhe janë rritur në Katania, ku kam pak miq dhe shumë armiq. Në këtë qytet kam përjetuar të gjitha dhembjet e mia, ankthin, dyshimet dhe gëzimet të lumturisë njerëzore nga ana ime. E dua këtë qytet me një ndjenjë sentimentale... Në vitin 1981 Pippo Fava ka shkruar: "Unë udhëhiqem nga një koncept moral i gazetarisë. Një gazetari e faktuar me të vërtetën, e cila vazhdimisht pengohet nga korruptimet, e cila frenohet nga dhuna e kriminaliteti, e cila pretendon funksionimin e shërbimeve shoqërore, një gazetari e zellshme e cila i imponohet qeverisjes së mirë...." .
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Fonte: http://www.radiokosovaelire.com/
venerdì 2 gennaio 2009
"GIUSEPPE FAVA,UN UOMO"...1984/2009...Catania,5 gennaio!
"FONDAZIONE GIUSEPPE FAVA"Lunedì 5 gennaio alle ore 20.30 nel ricordo del "giornalismo di domani" fortemente voluto a Catania da Giuseppe Fava - di cui ricorre il venticinquesimo anniversario dalla morte - si terrà nei locali di CittàInsieme in via Siena 1 a Catania un incontro operativo dei giornalisti di base e di tutti i cittadini interessati alla libera informazione, per mettere in rete le esperienze di giornali di quartiere, informazione universitaria e di settimanali gratuiti spontaneamente nati a Catania ed attivi da tempo.
Un libero scambio di idee, informazioni e proposte pratiche per costruire insieme la strada dell'informazione libera.Relatori del dibattito saranno giornalisti de La Periferica, I Cordai, Step1, uCuntu, Casablanca, Catania Possibile, Girodivite, Liberainformazione, ma ampio spazio verrà riservato ai contributi di tutti gli intervenuti.
"Vogliamo che tutte queste risposte comincino a interagire fra loro. Abbiamo lavorato moltissimo, in questi due anni. Adesso, cominceremo a coordinarci." - come si legge nel volantino di invito.
CLICCA .... il volantino d'invito: Volantino invito.pdf
martedì 23 dicembre 2008
..UN PUGNO ALLO STOMACO!
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Dal blog VIGOPENSIERO http://corvigo.blogspot.com ...mi aiutate?
Considerati gli accessi al blog pensavo di fare qualcosa di utile, ovvero di raccogliere fondi per darli in beneficenza.
L'aiuto che chiedo consiste in:
1) sapere a chi fare beneficenza, ovvero quale istituto di ricerca o quale istituzione ne abbia più bisogno;
2) come fare ad avere le sottoscrizioni in maniera semplice;
3) come fare ad effettuare la donazione, non appena ottenuti i fondi.
Per racimolare questi soldi ... mi piacerebbe preparare un calendario, non so ancora con "chi".
Ecco che chiedo l'aiuto a tutti voi lettori del blog.
Facciamo, almeno noi, qualcosa di utile, che resti nel ricordo del tempo.
Grazie a chi mi darà consigli, "dritte" e validi suggerimenti operativi.
Pubblicato alle ore 06:19 6 commenti
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Ricevo dalla collega palermitana Patrizia Follari, e pubblico.
Ma che è successo al Popolo del Blog?
Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Romani (Rm 12,1-2.9-18)
Pubblicato alle ore 19:20
Caro Spalletti..."bisogna saper perdere"!
Bisogna saper perdereScritto da Corrado Armenia
martedì 23 dicembre 2008
Domenica pomeriggio ho avuto la fortuna di assistere a una meravigliosa partita di calcio tra il Catania e la Roma, un evento sportivo che mi ha ancor di piu' avvicinato al fascino di questo sport che riesce a emozionare chi, come me, ne apprezza l'imprevedibilita', la fantasia e l'alternanza di momenti esaltanti con momenti di grande difficoltà, ma oggi, a 48 ore di distanza, sono molto piu' che amareggiato per il seguito mediatico che ha avuto questo evento.
In quasi tutte le trasmissioni sportive si è deciso di stigmatizzare con un certo piglio gli atteggiamenti di mr.Zenga subito dopo il triplice fischio, la pseudo-zuffa del sottopassaggio nella quale, da quanto apprendo dai vari articoli letti e dai servizi televisivi, è accaduto presumibilmente di tutto e di più.
In pochi, insomma, si sono voluti interessare di ciò che di sportivo accadeva in campo anche se gli spunti da cui partire erano tantissimi.
La partita aveva invece offerto un grande spettacolo: La piccola provinciale stava mettendo sotto i vice-campioni d'Italia che dimostrandosi tali, avevano tentato la rimonta dallo 0-3 terminandola con un 2-3 finale pieno di quell'ovvio nervosismo che si registra in una qualsiasi partita di calcio nella quale si riscontra una rimonta di queste fattezze. Sono volati quindi i soliti vaffa di turno, che, se mi permettete un commento, non sono affatto un eccezione, ma la regola in questo sport, qualche giocatore ha perso le staffe marcatamente e si è quindi spostata radicalmente l'attenzione ( quello che io amo definire"il gusto del sangue" ) su questi miseri eventi di pura istintualità bestiale che nessuno vuole giustificare ma che il moralismo più basso di certa informazione tende sempre a mettere in risalto così da permetterne anche il loro ripetersi.
Non è comunque finita qui.
Il rimpallo mediatico è arrivato addirittura a parlare di coltelli e di punizioni esemplari da trovare per fermare l'argine della violenza e nessuno ha stigmatizzato gli episodi ( di entrambe le squadre si intenda ) che invece hanno nel loro svolgersi una natura evidentemente violenta ( o diseducatrice come in genere si preferisce definire questi eventi ) e che meritavano un approfondimento disciplinare dagli organi preposti nonchè dagli organi di stampa ( mi riferisco alla furia di Mexes nel fine partita e tutto ciò che è accaduto nel sottopassaggio ).
Si è invece montata una polemica che mette contro l'una e l'altra società, l'una e l'altra tifoseria e l'una e l'altra città che si rimpallano vicendevolmente le responsabilità di quanto accaduto: La Roma lamentandosi di un presunto clima intimidatorio nello stadio Massimino e il Catania sostenendo che il gioco scorretto dei giocatori giallorossi non fosse stato sanzionato dovutamente dall'arbitro Rosetti. Un misero esempio della volontà di trovare la giusta spiegazione di quanto accaduto, la volontà di acuire ( se già non ce ne fosse il bisogno) una rivalità tra due ambienti che non può far bene a nessuno dei due. Perchè la spasmodica ricerca del colpevole aumenta solo la cultura del dubbio e dell'odio e il gioco del calcio diventa così solo una vetrina per il gossip o le notizie di cronaca. Tutti noi sappiamo che il calcio è invece ben altro, il problema è che si mescola ad una cultura retrograda che non lo aiuta a crescere i suoi valori sportivi e ad avere , quindi, quel ruolo di educatore che tutti, a parole, dicono che dovrebbe avere.
La mia verità, non perchè sono catanese, o perchè sono sospinto da una simpatia sportiva per il Catania calcio, è che domenica pomeriggio una squadra importante, che non ci stava a perdere, ha perso il controllo di qualche suo giocatore creando delle reazioni a catena violente che hanno diversi responsabili ma, che, in fondo, ci hanno semplicemente dimostrato, senza ricorrere a storie di rivalità che risalgono al 7-0 dell'olimpico di 2 anni fa o alla partita finale del campionato scorso e all'atteggiamento intimidatorio dello stadio catanese, che nel calcio, come nella vita, può accadere che si perda, anche quando non si merita ( e non è il caso di domenica), anche quando si gioca contro una squadra che sulla carta ti è inferiore, perchè questo è lo sport ed è questo che, semplicemente, bisogna imparare dallo sport.
Purtroppo qualcuno lo ha voluto dimenticare, ma bisogna saper perdere.
Buon Natale e buon anno a tutti.
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Fonte: www.cataniaoggi.com
domenica 21 dicembre 2008
mercoledì 17 dicembre 2008
"I Siciliani,come mandria di porci, vennero 'annessi' al regno di Vittorio Emanuele II" (di Natale Turco)
Il calvario dell'annessione.


