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martedì 5 maggio 2009

SCOPERTO A CATANIA UN SITO CHE INNEGGIAVA ALLA PEDOFILIA !

CATANIA - "Violentare un bambino è proprio una bella cosa e se il sesso è come il cioccolato, perchè non farlo gustare anche ai bambini? Tutto sommato è una questione di usi e costumi, ma non ci sono remore: la pedofilia è un bene".

È il contenuto 'ideologico' di un portale che inneggiava alla pedofilia scoperto su Internet dall'associazione Meter e oscurato dalla polizia postale di Catania.

Il sito è stato sequestrato perchè "socialmente pericoloso".

martedì 14 aprile 2009

METAFERT,IRRISIAS e dintorni....

Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Agronomi
ROMA

e p.c. all'Assessore all'Agricoltura e Foreste della Regione Sicilia, prof. Giovanni La Via

al Vice Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Agronomi

al Segretario del Consiglio dell'Ordine degli Agronomi

al Presidente della Federazione degli Ordini degli Agronomi della Sicilia

al Presidente dell'Ordine degli Agronomi di Catania

al Segretario dell'Ordine degli Agronomi di Catania

Oggetto: Richiesta eliminazione software METAFERT ed IRRISIAS.

Preg.mo Presidente,

Le scrivo per portare alla Sua conoscenza lo svilimento della nostra professione di Agronomi dopo l'applicazione del software METAFERT nel territorio della Regione Siciliana, applicazione obbligatoria non solo nelle misure agroambientali del PSR, ma anche in tutte quelle aziende che ricadono, ahimè, nelle zone vulnerabili ai nitrati, zone nella nostra regione, fra l'altro, indicate in maniera assai discutibile, al pari del manuale allegato, che "fa acqua" da tutte le parti.
Ritorno al METAFERT. Questo software, elaborato da funzionari della Regione Siciliana, costringe un pò tutti a redigere piani di concimazione senza alcun senso, ma soprattutto al di fuori della realtà.
Oltre a ciò la nostra figura professionale, ovvero dell'agronomo che va in campagna e che dopo decenni e decenni di osservazioni e consigli in una data azienda, adesso si vede costretto a sedersi dietro ad un computer per decidere le sorti produttive di quella azienda, senza tenere per nulla conto delle potenzialità produttive, della climatologia, della pluviometria, delle produzioni che in annate diverse si ottengono.
Il software elabora un dato, partendo da campionamenti di terreno, e basta; non si tiene conto delle asportazioni effettuate dalle piante in base alla produzione (che varia di anno in anno), non si tiene conto delle analisi fogliari, non si tiene conto dei periodi in cui viene effettuata una produzione: nulla. Solo l'analisi del terreno.
Il software indica cosa apportare come azoto, fosforo e potassio! Nella maggior parte dei casi, inoltre, il software ci indica di non concimare.
E tutti gli altri microelementi? Tutti quei microelementi che noi apportiamo con concimazioni fogliari mirate?
Come può un software sostuire la nostra presenza in campo? Gettiamo gli stivali?
Oltre a tutto ciò il software non è stato certamente redatto da un tecnico: l'inserimento dei dati, infatti, comporta un dispendio di tempo assai elevato; se in una azienda debbo inserire i dati di n. 5 appezzamenti, faccio prima dal mio studio ad andarci, girarmela tutta ed infine esercitare il mio ruolo: quello dell'agronomo!
In tutte le altre regioni d'Italia questo software non esiste! Abbiamo "il privilegio" di averlo solo noi! Un privilegio negletto!
Sentiti molti colleghi, inoltre, il responso è unanime: nessuno vuole questo software! Vorremmo ritornare a fare gli agronomi, e soprattutto vorremmo procedure snelle e non raffazzonate, e prive di senso, come il METAFERT!
Oltre al METAFERT la Regione Siciliana ha anche inventato l'IRRISIAS, un altro software che non tiene conto dei periodi irrigui, delle produzioni/Ha, delle varie colture. Da indicazioni in base alla localizzazione GPS e basta. E che facciamo, giochiamo? Ma facciamo sul serio?

La invito di raccordarsi con il nostro Assessore, che ci legge in copia, che è un collega, e che potrà senz'altro darci una mano di aiuto, in questa mini-battaglia, che sarà una grande prova della nostra professionalità.

Siamo agronomi, e non possiamo venire sostituiti da software, fra l'altro scritti e gestiti "con i piedi".

Cordiali saluti
Corrado Vigo - agronomo

martedì 7 aprile 2009

CUORE ROSSAZZURRO: INCASSO CATANIA-SAMPDORIA ALLE FAMIGLIE ABRUZZESI TERREMOTATE. ''Il Catania calcio, in occasione della gara interna con la Samp

CUORE ROSSAZZURRO: INCASSO CATANIA-SAMPDORIA ALLE FAMIGLIE ABRUZZESI TERREMOTATE.
''Il Catania calcio, in occasione della gara interna con la Sampdoria, ha deciso di devolvere interamente l'incasso alle famiglie coinvolte in questo terribile terremoto''.
Lo ha annunciato l'ammministratore delegato del club etneo, Pietro Lo Monaco.

sabato 4 aprile 2009

IL PARTITO DEMOCRATICO VA IN "CAMPAGNA"(elettorale) E SI RICORDA DELL'AGRICOLTURA SICILIANA!

COMUNICATO DEL PD,provincia di Catania
“In provincia di Catania sono circa 30.000 i lavoratori impegnati nel settore e che quest’anno, a causa delle gelate e dell’abbassamento della produzione di oltre il 70%, sono disoccupati da oltre un mese”. Questo l’allarme lanciato dal Partito democratico etneo intervenuto per sostenere il settore agrumicolo siciliano investito da una crisi gravissima che sta mettendo i ginocchio produttori e lavoratori. Nei locali della federazione catanese del partito ne hanno parlato in conferenza stampa i parlamentari nazionali Giuseppe Berretta e Giovanni Burtone e quelli regionali Nino Di Guardo e Concetta Raia. All’incontro ha preso parte anche il segretario provinciale del Pd, Luca Spataro che ha sottolineato come “oggi, il settore dell’agrumicoltura, è investito non solo dalla crisi economica generale ma anche dal maltempo dell’anno scorso che ha fortemente devastato la produzione del 2008 e compromesso la produzione di quest’anno con una riduzione di oltre il 70%”. “Al governo nazionale e regionale – ha aggiunto- chiediamo provvedimenti urgenti per sostenere il settore in questione accelerando in primis l’erogazione dell’indennità di disoccupazione e prevedendo misure ‘una tantum’ per i lavoratori. Vanno inoltre sostenute le imprese- ha concluso Spataro- prorogando alcuni pagamenti poiché si corre il rischio di mettere in ginocchio aziende molto importanti per il nostro territorio”. “La possibilità di vendere aranciate senza arance – ha invece affermato Berretta- è l’ennesimo campanello d’allarme per la nostra agrumicoltura”. “Noi vigileremo a livello parlamentare- ha assicurato- affinchè questa norma venga abrogata e a tal proposito abbiamo presentato uno specifico emendamento. Secondo Berretta “in Sicilia c’è l’esigenza di una politica complessiva per l’agricoltura, parte rilevantissima della nostra economia, che purtroppo sconta ritardi gravi. In questa battaglia saremo al fianco di chi vuole riprendere l’agricoltura e farne un elemento decisivo per lo sviluppo della nostra terra”. “Sempre in tema di agricoltura – ha poi evidenziato- riscontriamo un’altra disattenzione verso il mezzogiorno. Nella nuova disciplina delle quote latte, il ministro leghista Zaia si sta preoccupando di tutelare solo coloro i quali hanno sforato le quote latte”. “In tal senso – ha concluso Berretta- si tratta esclusivamente di produttori del nord, specificamente determinati ed elettori del Carroccio a scapito di tutti gli altri, in particolare a coloro i quali si sono attenuti rigorosamente al rispetto delle quote latte che sono un vincolo di carattere comunitario”. Giovanni Burtone ha ricordato come già “nel 2001-2006, il governo Berlusconi tentò l’operazione dell’‘aranciata senza arance’. Evidentemente – ha rilevato- c’è qualche lobby industriale per realizzare queste bevande non alcoliche di fantasia che hanno il solo compito di danneggiare la salute del cittadino e di affossare i produttori”. “Come già successo nella passata legislatura, anche oggi ci opporremo e verificheremo quale sarà l’atteggiamento della maggioranza che oggi si batte il petto, riconoscendo di aver sbagliato al Senato”. “Il governo nazionale – ha osservato- predisponga piuttosto i fondi di solidarietà attualmente azzerati ed il ministro leghista Zaia si ricordi che l’agricoltura non si ferma al Po e che c’è anche quella del sud”. Infine, il parlamentari regionali Concetta Raia e Nino Di Guardo, nel ricordare che “servono importanti misure a sostegno delle aziende agricole e commerciali siciliane”, ha ribadito quanto sia importante “l’immediata liquidazione di tutte le spettanze che devono ricevere i produttori agricoli siciliani che da anni aspettano i fondi per i danni subiti dal maltempo” e ammonito la Regione siciliana, poi, che non ha ancora “mandato la delimitazione delle aree agricole che sono state colpite da eventi calamitosi. Così non potrà essere fatta la declaratoria con il conseguente grave abbassamento del numero di giornate lavorative per i braccianti agricoli dell’Isola”.
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Il commento di Orazio Vasta:

Caro Luca...
c'è qualcosa che non riesco a capire!
L'on.Alessandra Siragusa,che, se non erro,è un deputato nazionale del Pd,eletta e residente in Sicilia,analizzando la situazione disastrosa deell'agricoltura Isolana,ha presentanto ben 2 interrogazioni al Presidente del consiglio Berlusconi e al ministro leghista Zaia...
E,a supporto della Siragusa,non ho constatato alcuna presa di posizione del tuo Partito,che,ripeto, è anche il partito della professoressa Siragusa...
Adesso,addirittura,i deputati del Pd della provincia di Catania,"insorgono" a favore dei produttori e dei lavoratori del settore agricolo etneo....
Mi chiedo,ma perchè non è stata fatta sei mesi questa "insurrezione"? ...
Un mio amico, elettore del Pd,mi fa notare che fra poco siamo in campagna elettorale,ci sono le elezioni europee....
Adesso,capisco....il Pd va in "campagna",e si ricorda dell'agricoltura...
Cordialmente,Orazio Vasta
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La replica di Luca Spataro:

"Caro Orazio, ho molta stima di Alessandra e ha avuto sempre il mio sostegno nelle sue iniziative come del partito Catanese.
I deputati del Pd della provincia di catania hanno fatto una conferenza stampa insieme a me sulla questione dell'agrumicultura non perchè siamo in campagna elettorale, ma perchè da oltre tre mesi il nostro partito su questo .territorio è impegnato in un lavoro capillare sulla crisi economica, settore per settore e tra questi, l'agrumicultura ha un ruolo fondamentale nel nostro territorio poichè occupa oltre 30.000 persone ed è ricco di un tessuto importante di piccoli e medi produttori.Il settore in questione è speciamente colpito non solo dalla crisi generale, ma dal fatto che le gelete del 2008 hanno danneggiato la produzione dell'anno scorso e ridotto di oltre il 70% quella di quest'anno, mettendo in ginicchio proprio in queste settimane migliaia di famiglie e di produttori. La conferenza stampa non è il frutto di un lavoro estemporaneo, ma il frutto di due settimani di incontri che io personalmente ho svolto insieme ai coordinatori dei circoli dei comuni interessati, oltre 15 nella nostra provincia, più i tre del siracusano, delle associazioni dei produttori e dei sindacati. Oggi non abbiamo organizzato nessuna "insurrezione", ma annunciato che chiederemo al governo regionale e al governo nazionale interventi a sostegno del settore.

I principali passi sono:Sostegno del reddito dei lavoratori che quest'anno hanno svolto in media almeno 60 giornate lavorative in meno.
Quindi, la richiesta di una misura una tantum a sostegno dei redditi e la richiesta di accelerazione per l'erogazione dei sussidi di disoccupazione.Sostegno ai produttori con il congelamento di alcuni pagamenti che compeno alla regione e allo stato.
Caro Orazio, io sono abituato a fare politica 365 giorni all'anno , non solo quando ci sono le elezioni. Quel modi di fare politica appartiene ad uno stile vecchio che non mi è mai appartenuto. E io credo di poterlo dire a gran voce. Lo rivendico".
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martedì 3 marzo 2009

IL CASINO' DELL'ETNA MUOVE I PRIMI PASSI....

TRECASTAGNI. "CASINO' SI,CASINO' NO. ADESSO PRESSIONE SU CHI DEVE DECIDERE
Trecastagni
Raccoglie consensi trasversali la proposta di Pippo Barbagallo(Mpa),ex assessore comunale di Trecastagni,per l'apertura nel centro pedemontano del "Casinò Etna".
" La Sicilia -dice Roman Henry Clarke,vice Segretario del Movimento per l'Indipendenza della Sicilia -deve avere i propri casinò,che, istituiti con gli adeguati criteri territoriali e normativi, possono essere un bene preziosissimo per la nostra terra, e certamente Trecastagni, per territorio, collegamento e vocazione è una collocazione ideale per uno, magari il primo, dei futuri, ma speriamo prossimi, casinò siciliani".
L'agronomo trecastagnese Corrado Vigo: "Il Casinò a Trecastagni? E perchè no! Magari nei locali del vecchio Albergo, poi divenuto Ostello della Gioventù, di proprietà della Provincia Regionale, e mai utilizzato. Quei locali sono attualmente abbandonati. Trecastagni, però, da paese tranquillo diverrà un paese in preda al caos?".

Davide Cristaldi ,da Linguaglossa: "I Comitati delle Due Sicilie accolgono con interesse la proposta dell'ex assessore di Trecastagni Pippo Barbagallo in merito alla costruzione di un casinò. Le case da gioco in Italia sono proibite per legge, tuttavia continuano ad operare al Nord Italia, grazie alle connivenze politiche sempre pronte a fornire indulgenze quando si tratta di attività economiche del settentrione, men che meno quando attirano centinaia di migliaia di turisti per fatturati da capo giro".

Antonio Recupero,maratoneta internazionale di Motta Santa Anastasia:"A Catania manca il casinò.Che sia a Trecastagni,oppure in città,l'importante che ci sia".

Savina Trapani,scrittrice di Tremestieri Etneo:"Mi piace l'idea di un casinò a Trecastagni,come l'idea storica di un casinò a Taormina. Ma,quanto piacerebbe ai gestori del casinò di Malta l'apertura di un casinò in Sicilia?".

"Se il casinò proposto da Barbagallo-dice Francesco Caltabiano, allenatore di fitness di Acisanfilippo-potrebbe realmente creare occupazione, nonostante non amo il gioco,ha tutto il mio sostegno".

Favorevole al casinò è Tommaso Medici,segretario locale del Pdci,posizione non condivisa da tutto il suo partito:"Il casinò-dice l'esponente comunista-significa sviluppo del turismo,cioè sviluppo dell'occupazione".

A Medici replica Alessandra Siragusa,deputato nazionale del Pd:"E bravi i compagni! Non hanno altro che pensare?Mi chiedo,ma con la crisi economica che incombe,chi andrà al casinò?Di certo coloro che riciclano denaro sporco".

Erasmo Vecchio, coordinatore regionale del Partito del Sud:"Il turismo è una risorsa per lo sviluppo della Sicilia e l'apertura di alcuni casinò mi pare opportuna.Trecastagni può aspirare al casinò,che potrebbe innescare lo sviluppo economico dell'hinterland etneo.Dico all'onorevole Siragusa,che senso ha che i siciliani e i turisti in visita in Sicilia debbano recarsi al casinò di Malta?".

"Penso-dichiara Pippo Barbagallo-che la questione casinò in Sicilia sia stata sdoganata.Lo stesso autorevole intervento del Presidente del Senato Schifani,di queste ore, conferma ciò.E,non è un caso,anche la posizione del Presidente della Camera di commercio di Catania.Adesso,occorre l'impegno delle istituzioni locali".
Orazio Vasta
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Giornale di Sicilia-ediz di Catania-del 2 marzo 2009,pag.20
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Nella foto Pippo Barbagallo,ideatore del progetto "Casinò Etna"

mercoledì 25 febbraio 2009

CATANIA:PEPERONI ROSSI DALLA SPAGNA!(di Corrado Vigo)

Continua la carrellata di ortofrutta di origine spagnola introdotta nei nostri supermercati, qui a Catania.
A parte il prezzo, che è ben lontano da quello che viene dato ai produttori, anello sempre più debole della filiera, i peperoni incriminati provengono dalla Spagna.
Ne mancavano a Vittoria?
Se il prezzo fosse stato di 0,50 €/Kg., avrei compreso, ma con questi prezzi?
Nessun deputato, Zaia compreso, guarda, osserva?
E la CIA, Coldiretti, Confagricoltura?
Un appello a Gerardo Diana, che finora si è dimostrato molto attivo: prendiamo in considerazione questo fenomeno e cerchiamo di fare qualcosa contro questi "scippi"?
Corrado Vigo

mercoledì 18 febbraio 2009

"Alle 14.14 mi chiama l'Assessore all'Agricoltura prof. Giovanni La Via..."

Alle 14.14 mi chiama l'Assessore all'Agricoltura prof. Giovanni La Via.
"pronto" dico io.
"habemus papam" dice lui.
Ed io "nooooo".
E lui "siiiiii"!
Di che stiamo parlando?
Il Ministro Luca Zaia ha firmato la delimitazione dei danni delle gelate nella Sicilia Orientale di appena un anno fa!
Un anno di battaglie, un anno di pressioni, un anno ... stancante, ma alla fine...ce l'abbiamo fatta.
Certo, ce n'è voluto, fotografie, fax, email, ed alla fine il pressing mediatico ... ha vinto su tutto, anche sulla "lagnosìa" Ministeriale, anche sulla Burosauropazzia!
Sono contento, anche se in ritardo, ma sono contento.
Ma sono stanco di lottare così per tutto ciò che ci è dovuto!
E siamo stanchi tutti, stanchi di essere trattati di "serie D", stanchi di essere malvisti, stanchi, stanchi ... stanchi.
Corrado Vigo
http://www.corvigo.blogspot.com/

(nella foto,l'agronomo trecastagnese Corrado Vigo)


giovedì 5 febbraio 2009

POVERA AGATA,IL TUO MARTIRIO CONTINUA....

Forse, tanti,specialmente tanti catanesi,per questa nota mi vorranno "bene" un pochino di meno...
Ma,come si fa a far finta di nulla?
L'amministrazione comunale ha stanziato per i festeggiamenti,in corso,di Sant'Agata ben 530 mila €!
Il sindaco parla di "atto dovuto" a Sant'Agata!
L'opposizione non c'è.
La chiesa tace...e acconsente.
Eppure,giorno per giorno,davanti al Municipio di Catania,centinaia di padri di famiglia ,dipendenti delle cooperative che lavorano per il comune, protestano perché da mesi non ricevono lo stipendio!
Eppure,i senza tetto hanno occupato ,di recente, la stessa cattedrale di San'Agata,e in queste ore hanno occupato dei palazzoni sfitti ,siti nei ghetti periferici di Catania!
Eppure,l'arcivescovado è a conoscenza della grande povertà che attanaglia la città!
Eppure...come se tutto ciò accade luna,Catania sta bruciando in soli tre giorni di festeggiamenti agatini tantissime risorse finanziarie, che, potevano benissimo essere utilizzate per il bene sociale.
No! E' un "atto dovuto" verso Sant'Agata!
Povera Agata,il tuo martirio continua...

VIVA SANT'AGATA!!!

Sant’Agata il cui nome in greco Agathé, significava buona, fu martirizzata verso la metà del III secolo, alcuni reperti archeologici risalenti a pochi decenni dalla morte, avvenuta secondo la tradizione il 5 febbraio 251, attestano il suo antichissimo culto. Agata nacque nei primi decenni del III secolo (235?) a Catania; la Sicilia, come l’intero immenso Impero Romano era soggetta in quei tempi alle persecuzioni contro i cristiani, che erano cominciate, sia pure occasionalmente, intorno al 40 d.C. con Nerone, per proseguire più intense nel II secolo, giustificate da una legge che vietava il culto cristiano. Nel III secolo, l’editto dell’imperatore Settimio Severo, stabilì che i cristiani potevano essere prima denunciati alle autorità e poi invitati ad abiurare in pubblico la loro nuova fede. Se essi accettavano di ritornare al paganesimo, ricevevano un attestato (libellum), che confermava la loro appartenenza alla religione pagana, in caso contrario se essi rifiutavano di sacrificare agli dei, venivano prima torturati e poi uccisi. Era un sistema spietato e calcolato, perché l’imperatore tendeva a fare più apostati possibile che martiri, i quali venivano considerati più pericolosi dei cristiani vivi. Nel 249 l’imperatore Decio, visto il diffondersi comunque del cristianesimo, fu ancora più drastico; tutti i cristiani denunciati o no, dovevano essere ricercati automaticamente dalle autorità locali, arrestati, torturati e poi uccisi. In quel periodo Catania era una città fiorente e benestante, posta in ottima posizione geografica; il suo grande porto, costituiva un vivace punto di scambio commerciale e culturale dell’intero Mediterraneo. E come per tutte le città dell’Impero Romano, anche Catania aveva un proconsole o governatore, che rappresentava il potere decentrato dell’impero, ormai troppo vasto; il suo nome era Quinziano, uomo brusco, superbo e prepotente e circondato da una corte numerosa, con i familiari, un numero enorme di schiavi e con le guardie imperiali, dimorava nel ricco palazzo Pretorio con annessi altri edifici, in cui si svolgevano tutte le attività pubbliche della città. Secondo la ‘Passio Sanctae Agathae’ risalente alla seconda metà del V secolo e di cui esistono due traduzioni, una latina e due greche, Agata apparteneva ad una ricca e nobile famiglia catanese, il padre Rao e la madre Apolla, proprietari di case e terreni coltivati, sia in città che nei dintorni, essendo cristiani, educarono Agata secondo la loro religione. Cresciuta nella sua fanciullezza e adolescenza in bellezza, candore e purezza verginale, sin da piccola sentì nel suo cuore il desiderio di appartenere totalmente a Cristo e quando giunse sui 15 anni, sentì che era giunto il momento di consacrarsi a Dio. Nei primi tempi del cristianesimo le vergini consacrate, con il loro nuovissimo stile di vita, costituivano un’irruzione del divino in un mondo ancora pagano e in disfacimento. Il vescovo di Catania accolse la sua richiesta e durante una cerimonia ufficiale chiamata ‘velatio’, le impose il ‘flammeum’, cioè il velo rosso portato dalle vergini consacrate. Nel mosaico di S. Apollinare Nuovo in Ravenna del VI secolo, è raffigurata con la tunica lunga, dalmatica e stola a tracolla, abbigliamento che lascia supporre che fosse diventata diaconessa. Il proconsole di Catania Quinziano, ebbe l’occasione di vederla e se ne incapricciò, e in forza dell’editto di persecuzione dell’imperatore Decio, l’accusò di vilipendio della religione di Stato, accusa comune a tutti i cristiani, quindi ordinò che la catturassero e la conducessero al Palazzo Pretorio. Qui subentrano varie tradizioni popolari, che indicano Agata che scappa per non farsi arrestare e si rifugia in posti indicati dalla tradizione, in una contrada poco distante da Catania, Galermo, oppure a Malta, oppure a Palermo; ma comunque ella viene catturata e condotta da Quinziano. Il proconsole quando la vede davanti viene conquistato dalla sua bellezza e una passione ardente s’impadronisce di lui, ma i suoi tentativi di seduzione non vanno in porto, per la resistenza ferma della giovane Agata. Egli allora mette in atto un programma di rieducazione della ragazza affidandola ad una cortigiana di facili costumi di nome Afrodisia, affinché la rendesse più disponibile. Trascorse un mese, sottoposta a tentazioni immorali di ogni genere, con festini, divertimenti osceni, banchetti; ma lei resistette indomita nel proteggere la sua verginità consacrata al suo Sposo celeste, al quale volle rimanere fedele ad ogni costo. Sconfitta e delusa, Afrodisia riconsegna a Quinziano Agata dicendo: “Ha la testa più dura della lava dell’Etna”. Allora furioso, il proconsole imbastì un processo contro di lei, che si presentò vestita da schiava come usavano le vergini consacrate a Dio; “Se sei libera e nobile” le obiettò il proconsole, “perché ti comporti da schiava?” e lei risponde “Perché la nobiltà suprema consiste nell’essere schiavi del Cristo”. Il giorno successivo altro interrogatorio accompagnato da torture, tralasciamo i testi degli interrogatori per motivo di spazio, del resto sono articolati diversamente da una ‘passio’ all’altra. Ad Agata vengono stirate le membra, lacerata con pettini di ferro, scottata con lamine infuocate, ma ogni tormento invece di spezzarle la resistenza, sembrava darle nuova forza, allora Quinziano al colmo del furore le fece strappare o tagliare i seni con enormi tenaglie. Questo risvolto delle torture, costituirà in seguito il segno distintivo del suo martirio, infatti Agata viene rappresentata con i due seni posati su un piatto e con le tenaglie. Riportata in cella sanguinante e ferita, soffriva molto per il bruciore e dolore, ma sopportava tutto per l’amore di Dio; verso la mezzanotte mentre era in preghiera nella cella, le appare s. Pietro apostolo, accompagnato da un bambino porta lanterna, che la risana le mammelle amputate. Trascorsi altri quattro giorni nel carcere, viene riportata alla presenza del proconsole, il quale visto le ferite rimarginate, domanda incredulo cosa fosse accaduto, allora la vergine risponde: “Mi ha fatto guarire Cristo”. Ormai Agata costituiva una sconfitta bruciante per Quinziano, che non poteva sopportare oltre, intanto il suo amore si era tramutato in odio e allora ordina che venga bruciata su un letto di carboni ardenti, con lamine arroventate e punte infuocate. A questo punto, secondo la tradizione, mentre il fuoco bruciava le sue carni, non brucia il velo che lei portava; per questa ragione “il velo di sant’Agata” diventò da subito una delle reliquie più preziose; esso è stato portato più volte in processione di fronte alle colate della lava dell’Etna, avendo il potere di fermarla. Mentre Agata spinta nella fornace ardente muore bruciata, un forte terremoto scuote la città di Catania e il Pretorio crolla parzialmente seppellendo due carnefici consiglieri di Quinziano; la folla dei catanesi spaventata, si ribella all’atroce supplizio della giovane vergine, allora il proconsole fa togliere Agata dalla brace e la fa riportare agonizzante in cella, dove muore qualche ora dopo. Dopo un anno esatto, il 5 febbraio 252, una violenta eruzione dell’Etna minacciava Catania, molti cristiani e cittadini anche pagani, corsero al suo sepolcro, presero il prodigioso velo che la ricopriva e lo opposero alla lava di fuoco che si arrestò; da allora s. Agata divenne non soltanto la patrona di Catania, ma la protettrice contro le eruzioni vulcaniche e poi contro gli incendi. L’ultima volta che il suo patrocinio si è rivelato valido, tramite il miracoloso velo, portato in processione dall’arcivescovo di Catania, è stata nel 1886, quando una delle ricorrenti eruzioni dell’Etna, minacciava la cittadina di Nicolosi, posta sulle pendici del vulcano e che venne risparmiata dalla distruzione. Nel 1040 le reliquie della santa, furono trafugate dal generale bizantino Giorgio Maniace, che le trasportò a Costantinopoli; ma nel 1126 due soldati della corte imperiale, il provenzale Gilberto ed il pugliese Goselmo, le riportarono a Catania dopo un’apparizione della stessa santa, che indicava la buona riuscita dell’impresa; la nave approdò la notte del 7 agosto in un posto denominato Ognina, tutti i catanesi risvegliatasi e rivestitasi alla meglio, accorsero ad onorare la “Santuzza”. Nei secoli le manifestazioni popolari legate al culto della santa, richiamavano gli antichi riti precristiani alla dea Iside, per questo s. Agata con il simbolismo delle mammelle tagliate e poi risanate, assume una possibile trasfigurazione cristiana del culto di Iside, la benefica Gran Madre, anche se era appena una quindicenne. Ciò spiegherebbe anche il patronato di s. Agata sui costruttori di campane, perché si sa, nei culti precristiani la campana era simbolo del grembo della Mater Magna. Le sue reliquie sono conservate nel duomo di Catania in una cassa argentea, opera di celebri artisti catanesi; vi è anche il busto argenteo della “Santuzza”, opera del 1376, che reca sul capo una corona, dono secondo la tradizione, di re Riccardo Cuor di Leone. Il culto per s. Agata fu talmente grande, che fino al XVI secolo, essa era contesa come appartenenza anche da Palermo, la questione è stata a lungo discussa, finché a Palermo il culto per la santa, fu soppiantato da quello per s. Rosalia. Anche a Roma fu molto venerata, papa Simmaco (498-514) eresse in suo onore una basilica sulla Via Aurelia e un’altra le fu dedicata da S. Gregorio Magno nel 593. Nel XIII secolo nella sola diocesi di Milano si contavano ben 26 chiese a lei intitolate. Celebrazioni e ricorrenze per la sua festa avvengono un po’ in tutta Italia, perfino a San Marino, ma è Catania il centro più folcloristico e religioso del suo culto, le feste sono due il 5 febbraio e il 17 agosto, con caratteristiche processioni con il prezioso busto della santa, custodito nel Duomo. Vi sono undici Corporazioni di mestieri tradizionali, che sfilano in processione con le cosiddette ‘Candelore’ fantasiose sculture verticali in legno, con scomparti dove sono scolpiti gli episodi salienti della vita di s. Agata. Il busto argenteo, preceduto dalle ‘Candelore’ è posto a sua volta sul “fercolo”, una macchina trainata con due lunghe e robuste funi, da centinaia di giovani vestiti dal caratteristico ‘sacco’. Tante altre manifestazioni popolari e folcloristiche, oggi non più in uso, accompagnavano nei tempi trascorsi questi festeggiamenti, a cui partecipava tutto il popolo con le Autorità di Catania, devotissimo alla sua ‘Santuzza’.
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mercoledì 4 febbraio 2009

LA RABBIA DEGLI AGRICOLTORI SICILIANI!

Il blog di Corrado Vigo - agronomo
Il blog è di nuovo a lutto per le gelate del 2008
martedì 3 febbraio 2009


la rabbia
Il blog ritorna "a lutto".La rabbia che scaturisce dalle ultime affermazioni razziste del Ministro leghista Luca Zaia farà sopravvivere le nostre aziende agrumicole, ma lo sdegno che l'intera vicenda fa nascere non verrà rimosso facilmente.
Il Ministro ha fatto sapere al giornalista Orazio Vasta che non ci sono soldi per le gelate.
Però ... per le regioni del nord, danneggiate in data successiva, i soldi c'erano, tant'è che le delimitazioni sono state fatte.
Molto bene.
La denuncia penale che il Ministro ed il suo sotto posto dott. Giuseppe Pennucci riceveranno, non riguarderà più solo "omissioni e ritardi di atti d'ufficio", ma anche "voto di scambio" ed "interessi privati in atti d'ufficio".
Giorno 16 febbraio la denuncia, poi ... la storia racconterà i fatti seguenti!
CIA, Coldiretti e Confagricoltura Siciliane, dove siete?????

venerdì 16 gennaio 2009

L’ultima intervista video di Giuseppe Fava...

Clicca,il video:
http://www.youtube.com/watch?v=jAogBSvaSyU
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L’ultima intervista video di Giuseppe Fava
E’ l’ultima intervista in televisione a Giuseppe Fava. Da "Film dossier" di Enzo Biagi, 28 dicembre 1983.L’ultima intervista televisiva di Giuseppe Fava, il 28 dicembre 1983. Lui sarebbe stato ammazzato il 5 dicembre 1984.
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Biagi: Giuseppe Fava, giornalista, scrittore catanese, autore di romanzi e di opere per il teatro. Fava, per i suoi racconti a cosa si è ispirato?


Fava: alle mie esperienze giornalistiche. Io ti chiedo scusa ma sono esterrefatto di fronte alle dichiarazioni del regista svizzero. Mi rendo conto che c’è un’enorme confusione sul problema della mafia. Questo signore ha avuto a che fare con quelli che dalle nostre parti sono chiamati "scassapagliare". Delinquenti da tre soldi come se ne trovano su tutta la terra. I mafiosi sono in ben altri luoghi e in ben altre assemblee. I mafiosi stanno in Parlamento, sono a volte ministri, sono banchieri, sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Bisogna chiarire questo equivoco di fondo: non si può definire mafioso il piccolo delinquente che ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale… quella è piccola criminalità che credo esista in tutte le città italiane e europee. Il problema della mafia è molto più tragico e importante, è un problema di vertici della nazione che rischia di portare alla rovina, al decadimento culturale definitivo l’Italia.

Biagi: Tu hai fatto conoscenza diretta del mondo della mafia, come giornalista?

Fava: Sì, ho conosciuto diversi personaggi dell’una e dell’altra parte. Attraverso le cronache, le indagini che andavamo conducendo e che abbiamo puntualmente riferito sui nostri giornali.

Biagi: Chi ricordi di più di questi tipi? Dei vecchi mafiosi, ad esempio? Sono cambiati?

Fava: Un uomo sì. C’è un abisso tra la mafia di vent’anni fa e quella di oggi. Allora il mafioso per eccellenza era Genco Russo. Io sono stato a casa di Genco Russo e, mi si perdoni il termine, sono stato l’unico ad avere l’onore di intervistarlo. Ad avere un memoriale firmato che iniziava con le parole "Io sono Genco Russo, il re della mafia". Genco Russo governava il territorio di Mussomeli dove, da vent’anni, non c’era stato non dico un omicidio ma nemmeno uno schiaffo. Non c’era un furto, tutto procedeva in ordine, nella legalità più assoluta. Era la vecchia mafia agricola, la quale governava un territorio di una forza straordinaria che il mondo di allora non poteva ignorare. Controllava tra i 15 e i 40mila voti di preferenza.Nessun uomo politico poteva ignorare questa potenza determinate. Era sufficiente che Russo spostasse quei voti non da un partito all’altro, ma anche all’interno dello stesso partito per determinare la fortuna o meno di un uomo politico.Ecco perché poteva andare alla Regione Sicilia e spalancare con un calcio la porta degli assessori: lui era il padrone.Poi la società si modificò e i mafiosi non furono più quelli come Genco Russo.I mafiosi non sono quelli che ammazzano, quelli sono gli esecutori. Anche al massimo livello. Si fanno i nomi dei fratelli Greco. Si dice che siano i mafiosi vincenti a Palermo, i governatori della mafia. Non è vero: sono anche loro degli esecutori. Sono nella organizzazione, stanno al posto loro. Un’organizzazione che riesce a manovrare centomila miliardi l’anno. Più, se non erro, del bilancio di un anno dello Stato italiano. E’ in condizione di armare degli eserciti, di possedere flotte, di avere una propria aviazione. Infatti sta accadendo che la mafia si sia impadronita, almeno nel Medio Oriente, del commercio delle armi. Gli americani contano in questo, ma neanche loro avrebbero cittadinanza in Italia, come mafiosi, se non ci fosse il potere politico e finanziario che consente loro di esistere. Diciamo che questi centomila miliardi, un terzo resta in Italia e bisogna riciclarlo, ripulirlo, reinvestirlo. E quindi ecco le banche, questo prolificare di banche nuove. Il Generale Dalla Chiesa l’aveva capito, questa era stata la sua grande intuizione, che lo portò alla morte. Bisogna frugare dentro le banche: lì ci sono decine di miliardi insanguinati che escono puliti dalle banche per arrivare alle opere pubbliche. Si dice che molte chiese siano state costruite con i soldi insanguinati della mafia.

Biagi: una volta si diceva che la forza dei mafiosi è la capacità di tacere. Adesso?

Fava: Io sono d’accordo con Nando Dalla Chiesa: la mafia ha acquisito una tale impunità da essere diventata perfino tracotante. Le parentele si fanno ufficialmente. Certo, si alzano le mani quando qualcuno sta per essere ammazzato, si cerca di tirare fuori l’alibi personale e morale. Io ho visto molti funerali di Stato. Ora dico una cosa di cui solo io sono convinto, quindi può non essere vera: ma molto spesso gli assassini erano sul palco delle autorità.

Biagi: cosa vuol dire essere "protetti", secondo il linguaggio dei mafiosi?

Fava: Poter vivere dentro questa società. Ho letta un’intervista esemplare, a quel signore di Torino che ha corrotto tutto l’ambiente politico torinese. Diceva una cosa fondamentale, una legge mafiosa che è diventata parte della cultura nazionale: non si fa niente senza l’assenso del politico e se il politico non è pagato. Noi viviamo in questo tipo di società, dove la protezione è indispensabile se non si vuol condurre la vita da lupo solitario. Questa vita può essere anche affascinante, orgogliosamente soli fino all’ultimo, ma 60 milioni di italiani non potranno farlo.

Biagi: Vorrei fare a tutti una domanda: secondo voi cosa si deve fare per eliminare questo fenomeno?

Fava: A mio parere tutto parte dall’assenza dello Stato e al fallimento della società politica italiana. Forse è necessario creare una seconda Repubblica, in Italia, che abbia delle leggi e una struttura democratica che elimini il pericolo che il politico possa diventare succube di se stesso, della sua avidità, della ferocia degli altri, della paura o che possa anche solo diventare un professionista della politica. Tutto parte da lì, dal fallimento degli uomini politici e della politica. Della nostra democrazia, così come con la nostra buona fede l’abbiamo appassionatamente costruita e che ci si sta sgretolando nelle mani.

Dalla Chiesa: Io ci ho pensato a lungo, credo che la regola principale sia far capire che il delitto non da potere, ma che anzi lo toglie.

mercoledì 14 gennaio 2009

OGGI,ore 23.30,RAI 2:LA STORIA DI PIPPO FAVA

Per la serie "La Storia Siamo Noi", Rai Educational presenta "Giuseppe Fava. Un uomo", a cura di Silvia Bacci, in onda questa sera alle ore 23.30 su Rai Due.
Nella puntata sarà raccontata la storia di Giuseppe Fava e del tragico 5 gennaio 1984 quando a Catania, venne freddato con cinque colpi sparati alla nuca. Il movente è chiaro fin dal primo momento: è stato ucciso per il suo impegno come giornalista, per le denunce continue fatte nei suoi articoli dell'intreccio ambiguo tra criminalità e politica, tra imprenditoria e mafia. A 25 anni dalla morte di Giuseppe Fava "La Storia Siamo Noi" ripercorre la storia di un uomo e del suo coraggio, del suo talento e del suo amore per la Sicilia. A raccontare quegli anni non sono solo gli amici e i familiari di Pippo Fava, ma anche la testimonianza, eccezionale e inedita di Angelo Siino, pentito di Mafia e testimone chiave dell'accusa al processo per la morte del giornalista.

domenica 11 gennaio 2009

IL MINISTRO ZAIA E LA SICILIA (di Pippo Barbagallo)

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Agricoltura
IL MINISTRO ZAIA E LA SICILIA
Scrivo in merito a un articolo pubblicato il 2 gennaio,nelle pagine della provincia di Catania,a pagina 22,a firma di Orazio Vasta,dal titolo "TRECASTAGNI,AGRONOMO A ZAIA:LE GELATE CI HANNO ROVINATO.
Nell'articolo traspare chiaramente la rottura che c'è al momento fra il ministro per le Politiche agricole Luca Zaia della Lega nord e il "nostro" assessore regionale "al ramo",Giovanni La Via del Pdl-Forza Italia."Il ministro Zaia-ha dichiarato La Via al giornalista-nulla ha fatto per quanto attiene all'aiuto al reddito dei produttori agrumicoli".E ancora:"Il ministro deve porsi il problema di una grave crisi che colpisce tutti i comparti produttivi dell'agricoltura italiana,che richiede un ragionamento assai diverso da quello attualmente impostato su interventi spot sul mercato".
Che dire?
Personalmente,sto con il "nostro" La Via,anche se non sono del Pdl.Però,mi chiedo:ma l'on. Zaia non dovrebbe essere "amico" del presidente Raffaele Lombardo?
Mi rendo conto, che non sono tutte del ministro padano le colpe del dell'attuale disastro dell'agricoltura siciliana,ma permettetemi di scandalizzarmi quando il ministro Zaia convoca un tavolo con le regioni del Sud,per discutere la triste realtà in cui versano i nostri uliveti e non invita la Sicilia.Ripensandoci,ha proprio ragione Zaia:la Sicilia non fa parte del sud,la Sicilia è solo Sicilia,l'antica Terra di Trinakria.
PIPPO BARBAGALLO -Trecastagni
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Dal Giornale di Sicilia,edizione nazionale, del 9 gennaio 2009,pag.30,rubrica "Lettere"
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Nota del blog:Pippo Barbagallo(impiegato),ex assessore comunale di Trecastagni(CT),è presidente del "COMITATO CASINO' ETNA".

lunedì 5 gennaio 2009

5 GENNAIO 2009,RICORDIAMO IL GIORNALISTA PIPPO FAVA,UCCISO,25 ANNI FA,A CATANIA,DALLA BESTIA MAFIOSA!

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Nella foto,Pippo Fava,il direttore Pippo Fava,in "trincea",mentre preparava gli articoli che hanno sancito la sua condanna a morte!



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Sot, më 5 janar, në Katania të Sicilisë përkujtohet 25-vjetori i vrasjes së gazetarit Pippo Fava nga mafia shtazarake
Në librin e tij “Hulumtimet e Sicilianëve” të botuar në vitet 80 të shekullit të kaluar, gazetari i mirënjohur nga Sicilia, Pippo Fava, i vrarë pabesisht nga Mafia, 25 vjet më parë veç tjerash ka shkruar: “Po shndërrohem krejtësisht në një katanez, fëmijët e mi janë lindur dhe janë rritur në Katania, ku kam pak miq dhe shumë armiq. Në këtë qytet kam përjetuar të gjitha dhembjet e mia, ankthin, dyshimet dhe gëzimet të lumturisë njerëzore nga ana ime. E dua këtë qytet me një ndjenjë sentimentale... Në vitin 1981 Pippo Fava ka shkruar: "Unë udhëhiqem nga një koncept moral i gazetarisë. Një gazetari e faktuar me të vërtetën, e cila vazhdimisht pengohet nga korruptimet, e cila frenohet nga dhuna e kriminaliteti, e cila pretendon funksionimin e shërbimeve shoqërore, një gazetari e zellshme e cila i imponohet qeverisjes së mirë...." .
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Fonte: http://www.radiokosovaelire.com/

http://www.youtube.com/watch?v=jAogBSvaSyU


venerdì 2 gennaio 2009

"GIUSEPPE FAVA,UN UOMO"...1984/2009...Catania,5 gennaio!

"FONDAZIONE GIUSEPPE FAVA"
3 gennaio Catania. ore 20.30 Teatro Brancati via Sabotino G. Minoli presenta l’Anteprima nazionale della puntata televisiva: “Giuseppe Fava, un uomo”, regia di Silvia Bacci.

4 gennaio Catania ore 20.30 Teatro Brancati via Sabotino Replica di “Giuseppe Fava, un uomo”, regia di Silvia Bacci.

5 gennaio Catania Ore 17. Appuntamento alla lapide(nel luogo dov'è il 5 gennaio 1984 è stato assassinato Fava ).

ore 18.30 Centro culturale ZO "La memoria ritrovata. Giuseppe Fava 25 anni dopo" con Claudio Fava, Anna Cànepa,Pino Miceli, Roberto Natale Consegna del "Premio Giuseppe Fava" a Carlo Lucarelli .
I nostri recapiti: presidente@fondazionefava.it
tf.fax 095.7168831
Cell: 349.8783376-3387093821
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Incontro operativo sull'informazione a Catania
- In memoria di Pippo Fava
1984-2009 - NON E' FINITA LA LOTTA DI GIUSEPPE FAVA
Lavori in corso web giornali quartieri
Lunedì 5 gennaio alle ore 20.30 nel ricordo del "giornalismo di domani" fortemente voluto a Catania da Giuseppe Fava - di cui ricorre il venticinquesimo anniversario dalla morte - si terrà nei locali di CittàInsieme in via Siena 1 a Catania un incontro operativo dei giornalisti di base e di tutti i cittadini interessati alla libera informazione, per mettere in rete le esperienze di giornali di quartiere, informazione universitaria e di settimanali gratuiti spontaneamente nati a Catania ed attivi da tempo.
Un libero scambio di idee, informazioni e proposte pratiche per costruire insieme la strada dell'informazione libera.Relatori del dibattito saranno giornalisti de La Periferica, I Cordai, Step1, uCuntu, Casablanca, Catania Possibile, Girodivite, Liberainformazione, ma ampio spazio verrà riservato ai contributi di tutti gli intervenuti.
"Vogliamo che tutte queste risposte comincino a interagire fra loro. Abbiamo lavorato moltissimo, in questi due anni. Adesso, cominceremo a coordinarci." - come si legge nel volantino di invito.
CLICCA .... il volantino d'invito:
Volantino invito.pdf

martedì 23 dicembre 2008

..UN PUGNO ALLO STOMACO!

Dal Blog VIGOPENSIERO ...un'amara lezione di vita...l'indifferenza TOTALE ad un messaggio d'amore verso chi soffre...Caro Corrado,non è un caso limite,ma il caso del tuo blog,che ospita centinaia e centinaia di commentatori vivaci,spiritosi,battaglieri,è l'emblematico esempio di una società occidentale scristianizzata,piegata su se stessa,capace di sentirsi forte solo con i deboli. Un'amara lezione...per Natale...un pugno allo stomaco per chi si volta dall'altro lato! Orazio Vasta =======================
Dal blog VIGOPENSIERO http://corvigo.blogspot.com ...
domenica 21 dicembre 2008
mi aiutate?
Considerati gli accessi al blog pensavo di fare qualcosa di utile, ovvero di raccogliere fondi per darli in beneficenza.
L'aiuto che chiedo consiste in:
1) sapere a chi fare beneficenza, ovvero quale istituto di ricerca o quale istituzione ne abbia più bisogno;
2) come fare ad avere le sottoscrizioni in maniera semplice;
3) come fare ad effettuare la donazione, non appena ottenuti i fondi.
Per racimolare questi soldi ... mi piacerebbe preparare un calendario, non so ancora con "chi".
Ecco che chiedo l'aiuto a tutti voi lettori del blog.
Facciamo, almeno noi, qualcosa di utile, che resti nel ricordo del tempo.
Grazie a chi mi darà consigli, "dritte" e validi suggerimenti operativi.
Pubblicato alle ore 06:19 6 commenti
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Dal blog VIGOPENSIERO http://corvigo.blogspot.com/
martedì 23 dicembre 2008
Ricevo dalla collega palermitana Patrizia Follari, e pubblico.
Ma che è successo al Popolo del Blog?
L’idea del calendario mi sembrava carina, le idee date possibili, divertenti, modificabili anche.
Ma non mi è sembrato di raccogliere l’entusiasmo di alcuno.
E’ possibile che non ci sia nessuno a cui fare beneficienza?
Siamo così inariditi nei nostri problemi, che non riusciamo più a vedere chi sta realmente peggio di NOI?
Si è vero!
Gli agricoltori hanno seri problemi economici, ma per un momento ci fermiamo a pensare a chi non ha niente, ma veramente Niente?
A chi è malato?
A chi è solo?
(….La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda.
Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore.
Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità. …..)
Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Romani (Rm 12,1-2.9-18)
P.S.: a Palermo c’è solo l’imbarazzo della scelta a chi fare beneficenza, evidentemente nel catanese siete fortunati.
Pubblicato alle ore
19:20

Caro Spalletti..."bisogna saper perdere"!

Bisogna saper perdere
Scritto da Corrado Armenia
martedì 23 dicembre 2008
Domenica pomeriggio ho avuto la fortuna di assistere a una meravigliosa partita di calcio tra il Catania e la Roma, un evento sportivo che mi ha ancor di piu' avvicinato al fascino di questo sport che riesce a emozionare chi, come me, ne apprezza l'imprevedibilita', la fantasia e l'alternanza di momenti esaltanti con momenti di grande difficoltà, ma oggi, a 48 ore di distanza, sono molto piu' che amareggiato per il seguito mediatico che ha avuto questo evento.

In quasi tutte le trasmissioni sportive si è deciso di stigmatizzare con un certo piglio gli atteggiamenti di mr.Zenga subito dopo il triplice fischio, la pseudo-zuffa del sottopassaggio nella quale, da quanto apprendo dai vari articoli letti e dai servizi televisivi, è accaduto presumibilmente di tutto e di più.
In pochi, insomma, si sono voluti interessare di ciò che di sportivo accadeva in campo anche se gli spunti da cui partire erano tantissimi.
La partita aveva invece offerto un grande spettacolo: La piccola provinciale stava mettendo sotto i vice-campioni d'Italia che dimostrandosi tali, avevano tentato la rimonta dallo 0-3 terminandola con un 2-3 finale pieno di quell'ovvio nervosismo che si registra in una qualsiasi partita di calcio nella quale si riscontra una rimonta di queste fattezze. Sono volati quindi i soliti vaffa di turno, che, se mi permettete un commento, non sono affatto un eccezione, ma la regola in questo sport, qualche giocatore ha perso le staffe marcatamente e si è quindi spostata radicalmente l'attenzione ( quello che io amo definire"il gusto del sangue" ) su questi miseri eventi di pura istintualità bestiale che nessuno vuole giustificare ma che il moralismo più basso di certa informazione tende sempre a mettere in risalto così da permetterne anche il loro ripetersi.
Non è comunque finita qui.

Il rimpallo mediatico è arrivato addirittura a parlare di coltelli e di punizioni esemplari da trovare per fermare l'argine della violenza e nessuno ha stigmatizzato gli episodi ( di entrambe le squadre si intenda ) che invece hanno nel loro svolgersi una natura evidentemente violenta ( o diseducatrice come in genere si preferisce definire questi eventi ) e che meritavano un approfondimento disciplinare dagli organi preposti nonchè dagli organi di stampa ( mi riferisco alla furia di Mexes nel fine partita e tutto ciò che è accaduto nel sottopassaggio ).
Si è invece montata una polemica che mette contro l'una e l'altra società, l'una e l'altra tifoseria e l'una e l'altra città che si rimpallano vicendevolmente le responsabilità di quanto accaduto: La Roma lamentandosi di un presunto clima intimidatorio nello stadio Massimino e il Catania sostenendo che il gioco scorretto dei giocatori giallorossi non fosse stato sanzionato dovutamente dall'arbitro Rosetti. Un misero esempio della volontà di trovare la giusta spiegazione di quanto accaduto, la volontà di acuire ( se già non ce ne fosse il bisogno) una rivalità tra due ambienti che non può far bene a nessuno dei due. Perchè la spasmodica ricerca del colpevole aumenta solo la cultura del dubbio e dell'odio e il gioco del calcio diventa così solo una vetrina per il gossip o le notizie di cronaca. Tutti noi sappiamo che il calcio è invece ben altro, il problema è che si mescola ad una cultura retrograda che non lo aiuta a crescere i suoi valori sportivi e ad avere , quindi, quel ruolo di educatore che tutti, a parole, dicono che dovrebbe avere.
La mia verità, non perchè sono catanese, o perchè sono sospinto da una simpatia sportiva per il Catania calcio, è che domenica pomeriggio una squadra importante, che non ci stava a perdere, ha perso il controllo di qualche suo giocatore creando delle reazioni a catena violente che hanno diversi responsabili ma, che, in fondo, ci hanno semplicemente dimostrato, senza ricorrere a storie di rivalità che risalgono al 7-0 dell'olimpico di 2 anni fa o alla partita finale del campionato scorso e all'atteggiamento intimidatorio dello stadio catanese, che nel calcio, come nella vita, può accadere che si perda, anche quando non si merita ( e non è il caso di domenica), anche quando si gioca contro una squadra che sulla carta ti è inferiore, perchè questo è lo sport ed è questo che, semplicemente, bisogna imparare dallo sport.
Purtroppo qualcuno lo ha voluto dimenticare, ma bisogna saper perdere.
Buon Natale e buon anno a tutti.

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Fonte: www.cataniaoggi.com

domenica 21 dicembre 2008

NATALE ROSSAZZURRO!



Il Catania festeggia... il Natale
- Catania-Roma 3 a 2 !

mercoledì 17 dicembre 2008

"I Siciliani,come mandria di porci, vennero 'annessi' al regno di Vittorio Emanuele II" (di Natale Turco)

Il calvario dell'annessione.
Nel risveglio europeo della seconda metà del secolo XIX si giunge così alla colossale truffa dell'operazione ordita nel 1860 dalla "Società Italiana" del Cavour, e con la quale si apre l'ultima pagina della storia contemporanea di questo popolo, che ha dato al mondo, per venticinque secoli chiare lezioni di diritto pubblico e sul diritto dei popoli all'autogoverno.
Con il decreto dittatoriale del 15 ottobre 1860, vittime della "liberazione garibaldina" furono i Siciliani: che come mandria di porci vennero 'annessi' al regno di Vittorio Emanuele II senza nessuna consultazione elettorale; quando questa vi fu, sei giorni dopo la pubblicazione di quel decreto "repubblicano", essa ebbe soltanto tutti i crismi di una beffarda tacitazione mafiosa della loro volontà civile e politica.
Ma da quello stesso 1860, come d'altronde nel 1863, nel 1866, nel 1893-'94 e come ancora nel quadriennio 1943-'46, questa libera volontà popolare continua a dare al mondo manifestazioni che non lasciano dubbi sull'interpretazione dell'anima collettiva dei Siciliani, della loro storia e del loro diritto:
i Siciliani vogliono l'indipendenza della loro Terra.
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Fonte: tratto da "Cosa Vogliono i Siciliani", di Natale Turco,pubblicato nei primi anni '80 dal distretto di Catania del Fronte Nazionale Siciliano-Sicilia Indipendente.