sabato 2 agosto 2008

PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!

Azione Giovani vuole l'Esercito in Sicilia? PRRRRRRRR!!!
La contraddizione dei ragazzi di Azione Giovani, nel volere l'Esercito Italiano in Sicilia, sta in almeno due cose:

1)sono dalla parte di Berlusconi(perché Azione Giovani appartiene al Popolo delle Libertà),quindi non mi spiego come possano pretendere che la Mafia esca fuori dalla politica, se loro stessi stanno dalla parte in cui vi è il più forte odore di Mafia in Italia (ed è un dato di fatto);
2)se davvero hanno capito che la prima Mafia è la politica italiana, allora perché mai dovrebbe venire l'Esercito in Sicilia?
L'esercito, casomani, dovrebbe entrare al Parlamento italiano e nei rispettivi organi dipendenti (Regione Siciliana compresa) e farla lì la guerra!
La criminalità (che è solo l'ultimo gradino della gerarchia mafiosa) che chiede il pizzo e che spaccia droga può essere affrontata con molto meno di un esercito...
Inoltre, dovrebbe essere il Presidente della Regione Siciliana (lo pseudo-autonomista Lombardo) a disporre che le forze di polizia siciliane (e non italiane), sotto il suo diretto comando, prendano il posto dei militari italiani che prenderebbero servizio in Sicilia in uno stato marziale e surreale della quotidianità di ognuno di noi.
NO all'Esercito in Sicilia!
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(testo e fotografia tratto da http://laurentius.ilcannocchiale.it/ )

La web TV del Partito Nasional Veneto

Ricevo dai Fratelli Veneti del PNV-Partito Nazionale Veneto e pubblico...

CLICCA:

LIBERTA'!

Da:
antonio ciano
A:
oraziovasta , retesud , erasmovecchio@virgilio.it
Ricevuto il:
02/08/08 14:16
Il Partito del Sud di Gaeta, il popolo tutto, e in special modo i 5000 sottoscrittori di una petizione a favore di TMO Gaeta, che era stata oscurata il primo aprile da Europa tv, oggi plaudono alla sentenza emanata dal giudice monocratico del tribunale di Gaeta dott. Beniamino Russo, a favore della democrazia, facendo rispettare l'art. 21 della costituzione repubblicana,contro l'arroganza di alcuni dirigenti del ministero delle teelecomunicazioni. TMO Gaeta è stata la prima telestreet italiana, nata il 24 dicembre del 2001 e ha fatto scuola. Oggi operano in Italia centinaia di telestreet e non esiste ancora una legge che ne regoli la portata.L'unica cosa certa è che la legge Mammì non è stata rispettata dai funzionari dei ministeri e le tv commerciali sono tutte abusive. La legge prevede un piano nazionale delle frequenze che non è stato mai redatto, dopodichè potevano essere date le concessioni. In realtà le tv commerciali hanno ricevuto dai funzionari solo delle semplici autorizzazioni, quindi contro legem, perciò dovrebbero tutte essere spente. Invece a Gaeta si è voluto seguire la via della repressione della prima telestreet italiana. Ma la magistratura ha dato ragione a chi ha percorso per prima la strada maestra della democrazia. Telestreet significa trasmettere in coni d'ombra, significa trasmettere in frequenze libere e non assegnate, anche facendo trasferimenti, l'importante è non dare fastidio alle frequenze assegnate. Mai tv commerciale ha reclamato presso la polizia postale di interferenze di TMO Gaeta. Le frequenze sono di proprietà pubblica e non di un qualsiasi dirigente ministeriale pagato da noi; Telestreet significa dare informazione tutto il giorno; telestreet significa dare alla gente tv di qualità, senza pubblicità, senza tornaconti. Su tmo Gaeta sono state fatte decine di tesi di laurea e persino un film dal titolo emblematico "Libertà" girato da una troupe tedesca, e la libertà il giudice di Gaeta dott. Beniamino Russo ci ha restituito. Una sentenza che farà la storia della tv in Italia.

SENTENZA TMO GAETA
Con la presente la Presidenza di TMO Gaeta comunica l'esito della causa civile intrapresa dalla nostra emittente contro la CPS-GTV audiovisivi di Pomezia, depositata dal Giudice Monocratico Dott. Beniamino RUSSO il 30 Luglio u.s. presso la cancelleria del Tribunale di Gaeta."il Giudice Monocratico Dott. Beniamino RUSSO,Visti gli articoli 1168 C.C. - 669 Bis - 703 C.P.C.ORDINAalla G.T.V. audiovisivi s.r.l. di reintegrare immediatamente, pena l'esecuzione forzata, la ricorrente Associazione TELEMONTEORLANDO nel possesso della frequenza televisiva 42 UHF, eliminando ogni opera idonea a creare interferenze con le trasmissioni, da parte di quest'ultima, sul canale medesimo".L'Associazione TeleMonteOrlando ringrazia in primis i propri legali Enrico e Giovanni DURATORRE per aver condotto in maniera superba e con grande professionalità la causa in oggetto, che con la descritta ordinanza si avvia a costituire una pietra miliare nel confuso e lacunoso panorama delle leggi che regolano l'emittenza televisiva nel nostro paese;ringrazia altresì tutti i cittadini che le sono stati vicini sin dal momento in cui la GTV audiovisivi, tramite il segnale di EUROPA TV, ne ha indebitamente interrotto le trasmissioni e ringrazia in particolare tutte le persone che hanno assistito in massa alle udienze del processo;ringrazia i propri Soci per aver sostenuto con atti concreti, anche nelle more del periodo di forzata inattività, l'Associazione, dimostrando spirito di attaccamento alla medesima nell'interesse esclusivo, come sempre, dei cittadini e della Città di Gaeta.TeleMonteOrlando e tutti gli organi incaricati vigileranno con scrupolo a che l'ordinanza del Giudice Russo venga al più presto eseguita dalla GTV audiovisivi di Pomezia, mediante lo SPEGNIMENTO del canale EUROPA TV indebitamente acceso sulla frequenza 42 UHF dell'etere gaetano.
Presidenza TMO Gaeta

Garibaldi,Focus e il Corriere della sera....

Ricevo e pubblico....
IL CORRIERE DELLA SERA PARLA DEI "FATTI" DI CAPO D'ORLANDO ...E ANCHE DI NOI.
Anche se indirettamente, ma attraverso la citazione di Fabio Cannizzaro e di quella pur parziale di Focus Trinakria - pri la kultura siciliana ‘nto munnu oltre che degli amici du Cumitatu Missinisi du Frunti Nazziunali Sicilianu – Sicilia Indipinnenti il “ CORRIERE DELLA SERA”, in un articolo a firma di Felice Cavallaro, CI CITA E CITA LA NOSTRA CAMPAGNA CULTURALE E DI SENSIBILIZZAZIONE a favore dell’iniziativa promossa dal Sindaco di Capo d’Orlando per reintotolare la piazza antistante la stazione ferroviaria cittadina e della ratio in essa sottesa.L’attenzione di uno dei quotidiani italiani più autorevoli è la prova di quale "impatto", in termini culturali, ideali e politici, ha avuto e può ancora avere la scelta presa dal Sindaco paladino, Sindoni.
Noi de “laquestionesiciliana”, per nostro conto, continueremo ad occuparci di questi eventi in modo partecipato e attivo.
Etichette:
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"C'è una bandiera siciliana giallo-rossa..."

Da:
Movimento per l'Indipendenza della Sicilia
A:
oraziovasta@libero.it
Oggetto:
Lettera aperta a Felice Cavallaro del "Corriere della Sera"
Ricevuto il:
02/08/08 14:57

Gentile Felice Cavallaro,le scrivo in merito al suo articolo di giovedì 31 luglio u.s. a pagina 17 del "Corriere della Sera ".Mi firmo "Roman H. Clarke" perché non potrei fare altrimenti, chiamandomi Roman Henry Clarke. Le risparmio la dissertazione sulle mie origini divise fra la triskeles dell'Isola di Man e quella siciliana, ma di certo il mio non è uno pseudonimo. Lo era quello del Prof. Antonio Canepa, il cui "nome di battaglia" era Mario Turri. Per una strana bizzarria (non l'unica, sulla citata pagina del "Corriere" di giovedì scorso), probabilmente dovuta all'età, per il Prof. Renda da lei interpellato, nome e pseudonimo si sono fusi in "Mario Canepa". Va da sé che Canepa, o Turri che dir si voglia, era un partigiano, socialista rivoluzionario, assassinato in un agguato il 17 giugno 1945 dai Carabinieri per essere il comandante del (simbolico e provocatorio, almeno sino ad allora) '"Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia" che con mafia e fascisti, al pari del Movimento per l'Indipendenza della Sicilia cui mi onoro di appartenere, non aveva nulla a che vedere. Basti pensare che il fratello del "principe" Borghese, citato da Vincenzo Consolo nella sua breve intervista, organizzò una grossa festa a Catania proprio per brindare all'eccidio di Canepa e di altri due giovanissimi militanti indipendentisti (uno dei quali, Carmelo Rosano, è da alcune settimane dedicatario di una strada qui a Catania), che si sono sommati ad altri caduti in quegli anni, e a quelle migliaia di siciliani che nei secoli hanno lottato e sono caduti per la libertà e l'indipendenza della Sicilia, come dimostrato da altro insigne cattedratico da lei non citato, il Prof. Corrado Mirto, principale esperto vivente della Storia della Sicilia medievale e "riscopritore" della eroica battaglia di Capo d'Orlando del 4 luglio 1299.Detto questo, lei ritiene che le parole dell'attuale Presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, dovrebbero essere musica per le mie orecchie. Potrebbero, ma solo in parte lo sono perché grossolane ed artificiose (come non potrebbero che essere in bocca ad una vecchia volpe figlia della DC come Lombardo). Onestamente mi chiedo come mai non abbia cercato di chiedermi in merito lumi personalmente: da giornalista so bene, come i miei maestri mi hanno ripetuto più volte, che bisogna sempre verificare le fonti. Le spiego quindi qui e adesso perché le affermazioni di Lombardo non entusiasmano né me né i tanti militanti, elettori ed eletti (una decina di consiglieri comunali e circoscrizionali sparsi in vari comuni siciliani appartengono al MIS) indipendentisti. Semplicemente, passi il gesto simbolico (anche se personalmente non condivido l'atto fisico del martellare, preferendo una più sobria rimozione della targa toponomastica) che restituisca una fase fondamentale della storia di Sicilia e dei Siciliani, mediante una ridenominazione che tenda ad obliare il mercenario nizzardo: ricordiamocelo schiavista e ladro di bestiame («tratto negri e cavalli», egli stesso affermò), e persona incline alla delinquenza e allo stupro (cosa che gli costò l'orecchio sinistro), o tutt'altro che intrepido corsaro al soldo di una "repubblica delle banane", la "Republica do Rio Grande do Sul" voluta dal proprietario terriero Bento Gonçalves da Silva a partire da una concessione bananiera e diventata un centro di corruzione e violenza arbitraria.Ma certe "martellate" andranno date quando la rivoluzione sarà compiuta e la Sicilia sarà liberata. Allora, e solo allora, quelle "martellate" passeranno alla storia come le immagini delle statue dei dittatori tirate giù dai popoli liberatisi.E noi indipendentisti siciliani non crediamo che Lombardo possa assolutamente essere individuato come potenziale artefice di questa necessaria liberazione nazionale. Anzi, Lombardo (che ha costruito la propria carriera sul famoso "regalo" di Pellegrini e alla guida di una istituzione abusiva ed illegale, la "Provincia Regionale" di Catania) ci preoccupa quando, con i suoi consueti modi spicci e volutamente arroganti, promette il Ponte sullo Stretto, inceneritori, tagli alla sanità, e ancora si fa portabandiera di rivendicazioni oramai obsolete come un casinò in Sicilia chissà quando mentre a Malta spuntano come i funghi, o la "benzina a 50 cents" quando è ora di puntare alle energie rinnovabili e chiudere la venefica pagina petrolifera siciliana, tace sul dissesto idrogeologico e sui rubinetti a secco in moltissime città siciliane e definisce quello siciliano un "dialetto" mentre per il mondo intero (tranne l'Italia, firmataria ma non ratificatrice della "Carta Europea delle Lingue Regionali o minoritarie"), Unesco ed Ethnologue comprese, il siciliano è ritenuto una lingua a tutti gli effetti. E ci preoccupa ancor più quando vediamo i "patronati" di quel movimento di eletti senza militanti che è l'Mpa diventare dei "favorifici" o ancor peggio luogo di distribuzione pre-elettorale di ricariche telefoniche, coupons carburante o buste della spesa (cosa che proprio voi del "Corriere" avete denunciato per primi).Ma ciò che ci amareggia è che alle affermazioni in libertà in tema di "Unità d'Italia" del Presidente Lombardo, evidentemente in vena di rifarsi ai suoi amici ed alleati della Lega Nord ma che nel simbolo del suo Mpa (che peraltro continua a guidare senza dimettersi come buona prassi prevedrebbe in seguito alla sua elezione alla Presidenza della Regione Siciliana) mantiene il tricolore italiano, nella citata intervista un intellettuale come Vincenzo Consolo (come, anche, più velatamente, il Prof. Renda) contrappone la solita formula "minimizzare + criminalizzare" in tema di indipendentismo siciliano e di MIS (che avrà capito essere, a differenza di altre folkloristiche ed individuali sigle citate nell'articolo, una realtà ben presente e in crescita in Sicilia e all'estero e che nel 1944 contava oltre 500.000 iscritti, mentre tutti gli altri partiti arrivavano a 50.000). Consolo punta al solito adagio "separatisti mafiosi e fascisti", quando basterebbe leggere i discorsi in piazza e all'Assemblea Costituente (si, perché ben 4 "separatisti" furono Padri della Costituzione Italiana) per realizzare quanto democratico e "di sinistra" fosse proprio il leader del MIS di allora, Andrea Finocchiaro Aprile, che in seguito proprio in quota alle sinistre sarà membro della poi misteriosamente sparita Alta Corte prevista dallo Statuto Siciliano e ancor dopo candidato in quella "Alleanza Democratica Nazionale", ispirata dalle sinistre, finalizzata a vanificare la allora "legge-truffa" elettorale. Senza dimenticare che proprio Finocchiaro Aprile fu un "sorvegliato speciale" del regime fascista e che subì, assieme ad altri dirigenti del MIS, il confino fascista...quando al governo c'erano ormai i partiti del CLN!Il problema è che, continuando su questa falsariga di scherno e disinformazione in tema di indipendentismo in Italia (che, piaccia o no, è comunque una realtà), continueranno ad aver seguito solo soggetti come la Lega Nord e l'Mpa, nel loro confuso incedere fra becere provocazioni e violente affermazioni, pseudoseparatismi, razzismi, manifestazioni tra il folk ed il cattivo gusto, ma anche giuramenti di fedeltà al governo italiano, alle istituzioni italiane, ai finanziamenti pubblici, impedendo il radicarsi in Sicilia (ma non solo) di iniziative mature e democratiche come lo Scottish National Party, il Plaid Cymru o l'Esquerra Republicana de Catalunya, cui siamo vicini e solidali.Noi del Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, continuiamo con il nostro crescente seguito fatto di tanti giovani che non mancano di far sentire la propria voce ed il proprio desiderio di veder rinascere la Sicilia all'insegna di una nuova classe dirigente e politica, siciliana, e antimafiosa, perché praticamente ad ogni vera manifestazione contro la mafia c'è una bandiera siciliana giallo-rossa e lì ci sono i giovani indipendentisti che non mancano di animare ed informare sui nostri fora presenti su politicaonline.net e sul nostro portale www.siciliaindipendente.org, aperto con notizie e tutte le nostre coordinate per chi vuol saperne di più, senza infingimenti e preconcetti.
Cordialmente, Roman H. Clarke

Vice Segretario del Movimento per l'Indipendenza della Sicilia
Responsabile Ufficio Stampa del MIS

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"PIU' REALISTA DEL RE"....

FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU - SICILIA INDIPINNENTI
FRONTE NAZIONALE SICILIANO - SICILIA INDIPENDENTE
UNA BREVE CHIOSA SULL´INTERVISTA RILASCIATA
DA VINCENZO CONSOLO AL "CORSERA"
Gli Indipendentisti du Frunti Nazziunali Sicilianu - Sicilia Indipinnenti considerano che, la breve intervista a Vincenzo Consolo pubblicata oggi dal "Corsera" a corollario dell´articolo su Capo d´Orlando e la querelle sull´intitolazione della piazza antistante la stazione ferroviaria, ha il "pregio" di inanellare una serie di imprecisioni, verosimiglianze e improvvisazioni e anche inesattezze politiche e di senso legate anche alla cronologia e alla conseguente verità storica e politica dei fatti che rischiano di stravolgere e/o travolgere la stessa credibilità del noto scrittore.
Ora lungi da Noi voler fare i difensori, d´ufficio e no, degli autonomisti o di altri gruppi e movimenti indipendentisti, è ovvio che Noi parliamo solo di Noi e per Noi indipendentisti democratici du Frunti Nazziunali Sicilianu - Sicilia Indipinnenti, del think tank Focus Trinakria e del blog d´area "laquestionesiciliana".
Diciamo dunque che l´immagine generalizzata che Consolo offre è non solo ingenerosa ( e ben sappiamo che l´ingenerosità è un arma politica ) ma anche storiograficamente e politilogicamente grossolana.
Diremo solo in questa sede, ma siamo ovunque e comunque disposti al pubblico contraddittorio, che l´indipendentismo democratico e socialmente orientato è apertamente e schiettamente schierato contro la mafia, contro ogni tipo di malaffare.
Consolo in virtù di un suo pregiudizio nega anni di scelte, atti e dichiarazioni politiche che costituiscono la realtà del nostro impegno per il futuro e l´Autodeterminazione della Sicilia. Un'altra generalizzazione propagandistica è quella che vuole tutto il sicilianismo, tutto l´indipendentismo schierato, succube e favoreggiatori della linea e della prassi leghista. Beh sappia che Noi non solo non siamo legati al leghismo, ma anzi la nostra storia, le nostre scelte, le nostre inziative testimoniano una diversità profonda rispetto alla prassi e all´ideologia leghista. E´ nostro diritto come Indipendentisti democratici, come Frunti Nazziunali Sicilianu - Sicilia Indipinnenti, come Focus Trinakria e come blog d´area "laquestionesiciliana" chiedere di essere valutati non in base a sviste o peggio pregiudizi ma per ciò che diciamo, facciamo e proponiamo. Quando Consolo parla di cointeressenza con il leghismo faccia nomi, cognomi e indichi movimenti e gruppi per nome.
Quanto poi alla riproposizione necessariamente fumosa e generalizzata di vecchi cliché sul Separatismo, sarebbe bene che Vincenzo Consolo si tenesse informato sullo stato attuale del dibattito ,anche e soprattutto, negli ambienti culturali e sociali centralisti in cui sembra bramoso di arruolarsi. Se così avesse fatto allora saprebbe che anche in quei settori è in atto un lento ma continuo ripensamento ed una revisione affidata al senso e al buon senso che sta spuntando i vecchi refrain a cui ancora si abbarbica, invece, Consolo.
Il rischio per il bravo scrittore è quello di essere " più realista del re ".

Viene d´impeto il dubbio che i settori della storiografia e della politologia non sono gli ambiti d´eccellenza in cui dipana l´ attenzione critica di Consolo. Consolo che, volente e nolente, è anch´egli parte della Comunità e della Nazione Siciliana.
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FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU "Sicilia `Ndipinnenti"

FRONTE NAZIONALE SICILIANO "Sicilia Indipendente"

Via Brunetto Latini, 26 - 90141 Palermo

tel/fax (+39) 091329456

CUMITATU MISSINISI
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venerdì 1 agosto 2008

"FUORI DALL'ORDINE I GIORNALISTI COLLUSI CON LA MAFIA!"

Un osservatorio per proteggere i giornalisti minacciati dalla mafia
Troppo spesso nel mirino di mafia, camorra e terrorismo ci sono i cronisti. Perché proprio loro? Perché il loro mestiere è quello di informare i cittadini raccontando ciò che accade. Per questo, a volte, sono costretti a correre rischi molto alti.

Da qui l’idea di creare un osservatorio” sui giornalisti minacciati dalla mafia o che vivono sotto scorta per aver ricevuto minacce.
L’Ordine dei Giornalisti ha sempre espresso la propria solidarietà ai colleghi vittime di soprusi finalizzati esclusivamente a condizionare la libertà di stampa.
“Però, certo – aggiunge il presidente Lorenzo Del Boca – non ci si può fermare alle pur doverose parole. Occorre un impegno più circostanziato e più propositivo per mettere in sicurezza coloro che rischiano di più, proteggerli e trarne un utile esempio. C’è un pezzo di categoria che, dell’informazione e della libertà che la presiede, offre una testimonianza poderosa. Non possiamo lasciarli soli”. L’osservatorio nascerà con il patrocinio dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti e la Federazione nazionale della Stampa “con l’obiettivo di avere una visione completa ed aggiornata su ogni tipo di minaccia alla libertà di stampa e, soprattutto, con l’obiettivo di costruire attorno a loro robuste barriere che salvaguardino la loro vita e il loro lavoro.
Le aggressioni ai giornalisti rappresentano gravissimi attacchi alla libertà di cronaca. Occorre inoltre garantire il diritto dei cittadini ad una informazione libera da condizionamenti”.
L’idea è stata lanciata da Alberto Spampinato, consigliere nazionale della Fnsi, nell’ambito del convegno “Mafia, intercettazioni, cronisti sotto scorta” organizzato a Palermo.
“L’osservatorio – ha precisato Spampinato – si rende necessario per avere una lettura unitaria dei problemi che affliggono la categoria che spesso vive un condizionamento e un’umiliazione quando, autocensurandosi, è costretta, per paura, a non pubblicare notizie scomode in proprio possesso”.
Occorre, perciò, una presa di coscienza della categoria dei giornalisti ma anche una rete di partecipazione della cosiddetta società civile. Prima ad aderire la Fieg: Federazione editori giornali.
Il presidente del Centro Studi Pio La Torre, Vito Lo Monaco, nel suo intervento ha sottolineato come “questa sia una fase storica nella quale il mondo giornalistico subisce condizionamenti e autocensure e alcuni suoi rappresentati subiscono attacchi da parte della mafia.
Per di più alcuni provvedimenti recentemente approvati dal governo sembrano limitare la libertà d’informazione, impedendo, fino alla fine dei processi, di pubblicare notizie in merito alle indagini in corso”.
Franco Nicastro, presidente dell’Ordine regionale dei Giornalisti, ha ricordato che “un giornalismo fatto di ricerca rappresenta il fil rouge che accomuna le storie di tutti gli otto giornalisti siciliani uccisi dalla mafia e tra di loro: Giovanni Spampinato e Mario Francese.
Purtroppo però, per molto tempo, a livello nazionale, il tema dei cronisti sotto scorta è stato rimosso”. “Nell’aumento dei cronisti sottoposti a scorta, vedo un fenomeno di regressione culturale che si evidenzia nella rinuncia nel coltivare un giornalismo di inchiesta - ha sottolineato Gaetano Paci, pm della Dda di Palermo - Fare informazione antimafia non significa pubblicare integralmente le fonti giudiziarie. Mi chiedo se esista un’etica dell’informazione dato che spesso si pubblicano atti giudiziari che espongono a rischi i soggetti citati”.Per testimoniare la propria condizione di giornalisti oggetto di intimidazioni e costretti a vivere sotto scorta erano presenti Lirio Abbate, dell’Ansa e Nino Amadore del Sole 24 ore.
“Fuori dall’Ordine i giornalisti collusi con la mafia” è stato il grido di Lirio Abbate. “In presenza di intercettazioni che attestino l’accoglimento da parte di giornalisti di richieste da parte dei mafiosi, non occorre aspettare la sentenza della Cassazione per sancire la radiazione”.
Nino Amadore ha invece voluto sottolineare le difficoltà e i condizionamenti che molto spesso sono costretti a subire i cronisti che lavorano in piccoli paesi della Sicilia e della Calabria, spesso per appena quattro, cinque euro a pezzo.
“La vera informazione antimafia – ha detto l’autore de “La zona grigia” – si fa nei consigli comunali dei piccoli paesi della nostra regione e della Calabria dove vengono decise le spartizioni degli appalti”.

http://www.odgsicilia.it/

Sud:non è più tempo di icone e santini.../2

Per un comitato di liberazione nazionale sudista
Quando un decennio fa venne fuori, quasi per gioco, il fenomeno del neoborbonismo, ne gioí anche chi, all'idea di contestare lo Stato nazionale era approdato vent'anni prima. Peraltro, se si parte dal rifiuto politico dell'unità sabauda e della successiva unità resistenziale, è inevitabile approdare a una rivalutazione della precedente fase storica in cui il Sud era uno Stato sovrano. E quindi ai Borbone.
A partire da quella prima levata di pizza (piú che di scudi) l'area neoborbonica si è alquanto estesa, cosicché oggi, a voler enumerare i gruppi, le pubblicazioni, gli incontri, le personalità che ad esso si richiamano, ci si trova in imbarazzo. Niente di minaccioso per il sistema italiano, però, in quanto questi punti d'aggregazione mancano di qualità militare e di qualità progettuale, essendo piú che altro una risentita risposta all'inqualificabile grettezza dei bottegai milanesi, i quali intendono continuare ad avere uno Stato in proprietà, facendone pagare il costo essenzialmente ai meridionali, come è avvenuto nel corso del secolo e piú, in cui l'Italia era un paese essenzialmente agricolo, e le esportazioni meridionali e le rimesse degli emigrati permettevano all'industria parassitaria e alle aristocrazie operaie di Torino e di Milano di vivacchiare meno peggio di chi le reggeva sul suo groppone.
Certo, il neoborbonismo si è alquanto diffuso, ma frantumato com'è tra decine di gruppetti, ognuno dei quali ha un suo capo o leader fornito di pulpito, dal quale predica la sua nostalgia per il bel tempo antico, non approda dove vorrebbe. Non v'è dubbio che l'opera volta alla riscoperta del nostro passato è fondamentale se vogliamo dare all'identità meridionale una qualificazione diversa dal peperoncino rosso, dal Vesuvio che non fuma piú, dalla mafia, dal delitto d'onore, dalla processione dei battenti di Tarzia, dai galantuomini falsamente liberali ed effettivamente parassiti, dagli orrendi e incomprensibili dialetti che, chi parla un neolatino fortemente influenzato da eredità germaniche, sente come africani, e dalle molte altre cose su cui hanno grandemente e con successo insistito, e insistono tuttora, la letteratura, il cinema, l'etnologia, il giornalismo "nazionale", quello che nasce dalle braghe onte del grande Albertini, la satira autodenigratoria dell'avanspettacolo, in cui tuttora furoreggia un Lino Banfi, e specialmente la speculazione politica, a partire da Camillo Benzo, fino alla canagliesca e impunita arroganza di Gf. Miglio, nonché la falsificazione storiografica, opera di geniale viltà, in cui brilla la sintesi senza analisi di don Benedetto.
L'identità meridionale, che si pone alla fondazione della civiltà occidentale, è nata invece sul mare. La parte virtuosa della storia napoletana e della storia siciliana sta sul Mare. Sicilia e Sud italiano, entrambi negati come civiltà di Mare dal terragno conquistatore romano (basta leggersi le orazioni contro Verre di Cicerone, che pure era uno dei loro), furono nuovamente negati, nel momento in cui stavano rifiorendo per opera del Mare, dal tetro incalzare del feudalesimo granario e allevatorio dei barbari europei. E solo un cialtrone della statura di Miglio può fingere d' ignorare che Amalfi, Napoli, Salerno, Bari, Otranto, Messina, libere città-mercato, sono storicamente il momento genetico della civiltà moderna (anche della sua, se non fosse un fetente) che si fonda sull'uomo libero e sullo scambio mercantile.
Il Terzo Meridione è merito consapevole dei Borbone di Napoli. Difatti con Carlo III arrivò a Napoli l'idea del monarca illuminato, del padrone-servitore della nazione, e con questa, anche l'indipendenza dalla Spagna e dalla Francia fameliche. I napoletani presero a comportarsi da cittadini di uno Stato nazionale, uomini jure suo, come a quel tempo facevano gli inglesi, i francesi, gli americani, i piemontesi. Lo stesso non si può purtroppo dire per i siciliani, che lo Stato indipendente non ebbero, e che continuarono a pensarsi come creditori dell'indipendenza nazionale (e l'incapacità dei Borbone di risolvere il problema dell'indipendenza siciliana perse loro, i napoletani e anche i siciliani).
Con i Borbone, pur tra mille difficoltà e i notevoli conflitti tra civiltà della terra e civiltà del mare, i napoletani tornano sulla costa, a navigare. La tetra alienazione dal mare, che sotto normanni, angioini e spagnoli si spinse fino a consegnare ai genovesi il commercio marittimo napoletano, finí. Parve per sempre. Invece l'Italia padana e cavourriana, piagnucolosa propaggine dell'Europa granaria e allevatoria, ci ha nuovamente rinchiusi nelle morsa della terragnetà europea.
Se un giorno il Sud italiano ripartirà come Stato indipendente - di chiunque sia il merito - la sua identità di collettività politica, di nazione, si riaggancerà alla storia interrotta nel 1860. E il periodo coloniale italiano non sarà considerato in modo dissimile da quello spagnolo.
Detto questo, si è implicitamente detto che il neoborbonismo da solo non produce politica. Che non basta spargere incenso sull'icona dolorante di Francischiello, perché i meridionali riabbiano la libertà collettiva. Certamente molto di piú aveva fatto il meridionalismo post-risorgimentale che, pur non spingendosi mai fino all'idea della secessione nazionale e pur rimanendo nel quadro istituzionale italiano (cosa che è stata il motivo del suo sostanziale velleitarismo), additava, spiegava, argomentava le responsabilità, i soprusi dello Stato unitario e delle classi dirigenti italiane.
Tale lavoro va ripreso, perché di fondamentale importanza. Infatti l'indipendenza meridionale si può invocare solo partendo dalla dimostrazione che il Sud è un paese senza Stato, anzi un paese governato da uno Stato nemico. Rispetto alla situazione attuale la "bellezza" delle Due Sicilie, non qualificata da un'appendice analitica, progettuale, operativa, non significa niente politicamente. Il susseguirsi dei fiaschi elettorali di questo o quel produttore di giornaletti ne è la prova provata.
L'unità italiana ha fatto del Sud una macchietta, un popolo cornuto e mazziato, una realtà invivibile, un esercito pluricontinentale del lavoro di riserva, un mondo di disoccupati, di precari, di schiavi del lavoro nero e grigio, una collettività guasta, affollata di delinquenti, di cui solo la parte minore sta all'Ucciardone e a Poggioreale, e per il resto sulle cattedre, nei tribunali, negli ambulatori medici, negli ospedali, nelle botteghe, negli alberghi, nelle banche, nei municipi, negli uffici regionali e provinciali, fra le forze dell'ordine, nei consessi politici, a partire dai piú elevati e nazionali.
Non è l'Italia stronzobossista che deve fare i conti con questo mondo, ma è questo mondo che deve chiedere all'Italia, in primo luogo alle regioni stronzobossiste, cosa ha fatto di noi.
Chi fra noi possiede ancora la forza, la libertà morale, il coraggio delle antiche virtú, la dignità che ebbero i fanti di Francisciello affollatisi intorno a Gaeta, per chiedergli di poter combattere finalmente per Napoli, onde risollevare la bandiera tradita e umiliata da un'aristocrazia militare ribalda e venale, la dignità che ebbero i cosiddetti briganti di sfidare i sanguinari bersaglieri scesi da Cuneo e da Vercelli, chi ha intelligenza politica e un reale desidero di liberà (e non, per caso, il prurito di fare il consigliere comunale e il deputato europeo), allora ripieghi il particolare simbolo, sotterri il distintivo inventato per correre alle elezioni che promettono danari e buoni affari. Riuniamoci tutti sotto un solo precetto, fondiamo un Comitato Permanente di Liberazione Nazionale, che abbia titolo per guidare l'azione comune.
Non è piú possibile far credito all'Italia e al suo sistema, ambivalente persino in termini di rappresentanza democratica. Se il capitalismo italiano (o quello europeo) fosse capace di trasformare il Sud, l'avrebbe già fatto. Non avrebbe tenuta inutilizzata per cinquant'anni una massa di dieci milioni di produttori e bloccato nell'improduttività un terzo della nazione italiana. Se il sistema democratico-parlamentare avesse rappresentato - anzi potuto rappresentare - il Sud, il Sud avrebbe quantomeno il lavoro che non ha, e tutti quei servizi sociali e civili che non ha. Nonostante quel che vanno scrivendo i figlioletti di don Benedetto, dallo sbarco di Marsala all'ingresso dell'Italia nell'Europa della moneta unica, il Sud italiano è stato la vittima (cornuta) di un'accumuzione selvaggia da parte del capitalismo padano, il quale ha distrutto tutto, ha risucchiato tutto, non fermandosio dinanzi a niente, neppure ai narcodollari e alla narcolire.
Non è detto che la liberazione napoletana e siciliana debbano percorrere necessariamente una via militare. Non è detto che il problema del risarcimento dei danno di guerra e del costo dell'occupazione coloniale debba necessariamente sfociare in un conflitto armato. Gli italiani del Sud e del Nord inclinano a risolvere le cose pacficamente. E cosí si spera di fare. D'altra parte il paese meridionale è ricco di lavoratori moderni, di intellettuali e tecnici preparati, tanto che ne esporta dovunque, di consistenti masse di risparmio, può persino contare sull'aiuto di due altre popolazioni meridionali che vivono fuori del suolo patrio, e se lo volesse potrebbe stracciare e buttare in faccia a Bossi, a Miglio, a Cacciari, a Formigoni, la cambiale idealmente sottoscritta da Garibaldi centoquarant'anni fa e tuttora insoluta. Al Sud di oggi bastano la libertà di operare e tre anni di tempo per superare in termini di valore aggiunto le piú avanzate regioni centrosettentrionali. Finiamola però con le parate simil-leghiste e con la fioritura di fiordalisi borbonici sui vessilli. Come centoquarant'anni fa, i vessilli spiegati potrebbero nascondere il tradimento.
Chi ha vero amor di patria venga avanti con le mani aperte e nette, e dica cosa pensa e cosa è disposto a fare.
Il mio nome lo conoscete tutti. Il mio indirizzo è indicato qui stesso. Sono, fra voi, quello che ha cominciato per primo e che ha lottato piú a lungo. Ho perciò un quasi diritto a dire: finiamola con la pazziella, qualificatevi. Aspetto la vostra risposta. Anche da coloro che credono di essere gli unti dei Gigli.
Nicola Zitara

PER LA SICILIA!

Da:
giovanni
A:
oraziovasta@libero.it
Ricevuto il:
01/08/08 22:13


Caro amico, voglio segnalarti tre siti nati per difendere l'immagine e i diritti della Sicilia:

http://www.meridiosiculo.altervista.org/

http://www.ducexius.altervista.org/

http://www.siciliacavalieri.altervista.org/

Un carissimo saluto e a presto!

LIBERO SOCIAL NETWORK

Ciao Orazio Vasta,
il tuo amico Massimo Cuofanoti t'invita a guardare questo blog
di Libero ed ha aggiunto il seguente messaggio:vieni a visitare il mio blog. A presto Staff Libero Social Network---La riscossa del Sud
Credo che sia tempo di far giustizia e di dare un calcio a chi ha seminato la morte tra la nostra gente, a chi ha umiliato il nostro popolo, chi ha mortificato la nostra civiltà e cultura, a chi ha annientato la nostra libertà, a chi ha occupato ingiustamente il nostro Regno e ci ha trattati duramente, da schiavi, opprimendoci e torturandoci.... adesso che stiamo prendendo coscienza della nostra identità storica, è ora di riprenderci la nostra libertà.

http://blog.libero.it

MOSTRA PERMANENTE DELLA CIVILTA’ LIGURE

Ricevo e pubblico...
Mostra permanente Civiltà Ligure
Il Prof. Ennio Poleggi, docente di Architettura all’Università di Genova ha proposto di fare alla Commenda il “museo della città”. E nel suo intervento su “la Repubblica” del 28/07/08 ha anche aggiunto :
“Si chiami come si vuole se il termine museo sembra obsoleto e ingombrante…..”.
Nel gennaio 2005 la Commenda ospitò la bellissima Mostra-Esposizione ”I Liguri.Un antico popolo europeo tra Alpi e Mediterraneo” che ebbe un grande successo.
Il 13 gennaio 2005 come M.I.L. lanciammo la proposta (
http://www.mil2002.org/volantini/050113.pdf)

di far diventare tale Mostra una
“MOSTRA PERMANENTE DELLA CIVILTA’ LIGURE”
Rinnoviamo tale proposta che riteniamo ATTUALISSIMA!
Genova martedì 29 luglio 2008
M.I.L.-Movimento Indipendentista Ligure
www.mil2002.org

SCOZIA,LIGURIA E L'INDIPENDENZA...

Gli INDIPENDENTISTI Scozzesi
Il Movimento Indipendentista Scozzese ( Snp - Scottish National Party ) è nato circa 40 anni fa.

Alle prime Elezioni a cui si è presentato non è arrivato nemmeno all’1% !
Oggi è il 1° Partito della Scozia.
Venerdì 25 luglio 2008 ha vinto le Elezioni suppletive nella Circoscrizione di Glasgow Est, dove da 60 anni ( dal 1920) vincevano SEMPRE i Laburisti !!! Ormai quindi l’INDIPENDENZA della Scozia è….dietro l’angolo!

Riproduciamo qui di seguito i titoli di alcuni giornali italiani:
“Il Secolo XIX” : “I laburisti di Brown umiliati nel loro feudo di Glasgow”.
“Corriere della Sera” : “Labour terremotato, Brown è al capolinea”.
“la Repubblica” : “Brown sconfitto nella “sua” Glasgow ….”.
“il Giornale” : “Catastrofe Brown, Labour a picco in Scozia”.
“Il Messaggero” : “Il Labour affonda anche in Scozia. Brown alle corde”.
“l’Unità” : “ Voto, Gordon Brown affonda nella sua Scozia”.
“QN” : “ Lo schiaffo di Glasgow. Brown sempre più a fondo”.
“Libero” : “ Laburisti ko, vincono gli indipendentisti”.

E la LIGURIA ?
Noi INDIPENDENTISTI LIGURI siamo pronti !
E’ però INDISPENSABILE l’aiuto e la collaborazione dei CITTADINI , della GENTE comune e TUTTI insieme “prepararsi” per le
prossime Elezioni Regionali del 2010 !
Abbiamo un sito Internet
www.mil2002.org nel quale si può accedere al Forum dove TUTTI possono iscriversi, “creare” e “partecipare” ai vari dibattiti, ecc… Vi aspettiamo numerosi.

Oltre alla SCOZIA, facciamo in modo che anche la LIGURIA possa RI-avere la sua storica, pluricentenaria INDIPENDENZA !
Dobbiamo “RESTITUIRE” ai nostri figli e nipoti il DIRITTO di vivere in una Comunità che abbia “RITROVATO” la sua storica IDENTITA’ , DIGNITA’, INDIPENDENZA e POTERI DECISIONALI !
Ha “usato-praticato” tutto questo benissimo per oltre 700 anni.
Arbitrariamente, illegalmente ed illegittimamente le hanno tolto tutto. Dobbiamo “restituirle” TUTTO !!!!
Genova martedì 29 luglio
2008
M.I.L.-Movimento Indipendentista Ligure
il presidente Vincenzo Matteucci Cell. 349-5423945
Via XX Settembre 21/7 - 16121 Genova
il segretario Franco Bampi Cell. 320-4367060
Tel e Fax 010-585263
Internet www.mil2002.org

PETIZIONE FINCANTIERI

*********Cantieri Navali visti da Pozzano

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AL SIGNOR SINDACO
di Castellammare di Stabia
On. Salvatore VOZZA
PETIZIONE POPOLARE
Ai sensi degli artt.23 e 24 dello Statuto del Comune di Castellammare di Stabia
Oggetto: Petizione popolare per la realizzazione di una targa commemorativa dedicata a Ferdinando IV di Borbone nei pressi dello stabilimento navale Fincantieri.
Promossa da: Esposito Aniello, Longobardi Nicola, Cesarano Gennaro, Comitati Due Sicilie Sezione di Castellammare di Stabia.
I sottoscritti si rivolgono con la presente petizione popolare, promossa ai sensi degli artt.23 e 24 dello Statuto comunale, al Signor Sindaco del Comune di Castellammare di Stabia, affinché Venga realizzata una targa commemorativa, dedicata a Ferdinando IV di Borbone che nel 1783 fondò i Real Cantieri Navali, da apporre su idonea e visibile struttura nei pressi dell’ingresso principale dello stabilimento navale Fincantieri
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_____________________ _____________________
Atto firmato alla presenza del funzionario addetto al ritiro
Documento _______________
Intestato a _______________
Indirizzo _________________
Tel. ________________________
Castellammare di Stabia,
N.B.
Le ulteriori firme di adesione possono essere raccolte anche sul retro del presente modulo sotto la responsabilità dei suindicato presentatori
Le firme dei due presentatori devono essere autenticate solo sul primo foglio; non è richiesta la sottoscrizione degli ulteriori fogli;
Il trattamento dei tadi personali avverrà solo per fini istituzionali e nei limiti di legge
Comunicazione prevista dall’art. 10 della Legge 31.12.1996 n° 675 il quale dispone che "l’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali devono essere previamente informati oralmente o per iscritto circa: a) la finalità e le modalità del trattamento cui sono destinati i dati (…)"
(*) Art. 23 comma 1 "Tutti i cittadini elettori, sia singoli sia associati, hanno facoltà di presentare istanze, petizioni e proposte dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi."
Comma 2 "Il Comune garantisce il loro tempestivo esame, entro 30 giorni lavorativi dalla ricezione in Segreteria, da un'apposita Commissione del Consiglio comunale. La risposta è garantita entro 15 giorni a cura del Sindaco o dell'Assessore competente."
Firma Per: Petizione popolare per la realizzazione di una targa commemorativa dedicata a Ferdinando IV di Borbone nei pressi dello stabilimento navale Fincantieri.

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PER INFORMAZIONI E ADESIONI:



La "COSCIENZA NAZIONALE" del Sud-

Ricevo e pubblico....
Considerazioni su una possibile Autonomia del Sud
di
Antonio Pagano
La popolazione del Sud della penisola italica ha una sua precisa identità, una «coscienza nazionale», che si fonda su oltre mille anni di comuni tradizioni, di lingua, di cultura, di organizzazione territoriale e di vicende storiche. Il tempo, che il Sud ha trascorso finora nell’Italia unita, non è in pratica neppure un decimo della sua lunga storia, troppo poco perché possa essere determinante per un cambiamento della propria identità. Infatti, nonostante la forzata annessione agli altri popoli della penisola, avvenuta nel 1860, cioè da quasi un secolo e mezzo, per l’opera violenta delle armi savojarde, la «coscienza nazionale» del Sud non è mai venuta meno. È, d’altra parte, sotto gli occhi di tutti che al Sud, nonostante la mescolanza di usi e costumi differenti, non è mai diminuita la tipicità degli idiomi, del carattere, della mentalità, delle abitudini e perfino delle prospettive, assai diversi da quelli delle popolazioni del centro-nord. Inoltre si assiste al fatto che questa «coscienza nazionale» si sta rapidamente risvegliando tra i Meridionali, molto più che nel Nord leghista, dove tra l’altro non è quasi mai esistita una tradizione comune. Quasi tutto il Sud ha comuni radici greche, risalenti al 1000 a. C., e nella parte continentale una comune origine etnica osca ancora precedente, ed era già uno Stato unito fin dal 1130, mentre il Nord ha diverse origini: galli, cimbri, franchi, etc., e la sua storia si basa soprattutto sulle comunità feudali (i cosiddetti liberi Comuni), a volte non più grandi delle mura di una città. Si può affermare che solo da 140 anni il Nord italico vive in un unico Stato. Esemplari, inoltre, sono le più che evidenti differenze con le popolazioni tedesche del Sud Tirolo (che l’Italia chiama Alto Adige) oppure con quelle francofone della Val d’Aosta. Come si vede, gli «italiani» non esistono e, in prospettiva, ci vorrebbero migliaia di anni per «farli». Una «nazione» italiana, dunque, nel vero senso che ha questo concetto, non esiste ancora, né se ne può prevedere il tempo della formazione. Cos’è, allora, questa Italia «unita»? Un’invenzione. Una invenzione che fa comodo a molti. Come lo è l’Europa unita. A proposito di Europa, dato che, con l’imposizione della nuova sistemazione politica, sono stati aboliti i confini tra gli Stati dell’Unione e unite le diversissime popolazioni con il solo collante della moneta unica, si osserva che, per reazione a questa forzata e innaturale unione, stanno riemergendo in alcune zone le molte «coscienze nazionali» dalle origini lontane nel tempo. A parte il Regno Unito, che ha conservato sin dal suo sorgere le differenze geopolitiche delle nazionalità al suo interno, con i conseguenti problemi identitari, la Spagna, lo Stato a noi piú vicino per carattere e vicende storiche, ha anch’essa da sempre forti contrasti nel suo interno, esempio la Catalogna. Quest’ultima è cioè formata da un popolo accomunato dalla storia, dalla lingua, dalle tradizioni, dalla cultura completamente diverse, pur dopo secoli di comunanza, da quelle castigliane. La Castiglia si originò con i Visigoti circa nel 550 d.C., mentre la regione catalana si formò con i Franchi nel 785. Il Principato di Catalogna e il Regno di Castiglia in seguito vissero aggregati dal 1479 al 1714, anno in cui Filippo V, con la violenza delle armi, si annesse la Catalogna e formò quello che oggi si chiama Regno di Spagna. Tra l’altro la Spagna, nel 1579, era riuscita anche ad annettersi il Portogallo, unificando cosí tutta la penisola iberica, ma la diversità dei due popoli portò fine a questa forzata unione nel 1640, quando il Portogallo ritornò indipendente. Insomma anche l’unificazione della penisola iberica non fu un avvenimento naturale, ma violento per le mire politiche dei governanti. Dopo vari avvenimenti, nel 1979, la Catalogna riuscí a costituirsi in Comunità autonoma e oggi è la regione piú ricca della Spagna Altro esempio da prendere in considerazione, questa volta in casa nostra, è il Tirolo "italiano". Costituito in Provincia Autonoma, i suoi abitanti hanno oggi un P.i.l. pro capite di 38.562 euro, vale a dire uno tra i dieci piú alti d’Europa e con un quasi inesistente tasso di disoccupazione. Neanche da metterlo a confronto con quello del Sud che non è autonomo. Quella catalana e, per certi versi, anche quella tirolese, dunque, sono vicende un po’ simili a quella del Sud Italia, anch’esso annesso con la violenza delle armi, che non si può capire se non si guarda al suo passato. Il Sud - è necessario sempre ricordarlo - si trova nelle attuali condizioni di sottosviluppo non per propria incapacità (come si vuole far credere in ogni occasione per meglio dominarlo), ma perché brutalizzato dalle armi savojarde che l’hanno ridotto a colonia, continuando ancora oggi a sfruttarlo e a gettare continuamente fango sulla sua gente, soprattutto con la piú grande delle menzogne: il cosiddetto "risorgimento". Questo "risorgimento", infatti, - anche questo è necessario sempre ricordarlo - fu il "risorgimento" del solo Piemonte, che prima del 1860 stava affogando in un mare di debiti e che "risorse" rapinando tutta la penisola, particolarmente il ricchissimo Sud. Poi, il Piemonte, vincitore, raccontò la "sua" storia affibbiando il "risorgimento" anche al Sud, dicendo che era venuto a "liberarlo" dalla "dittatura" borbonica. Però, per fare questa "liberazione", rapinò e devastò le terre del Sud con oltre dieci anni di criminale dittatura e compiendo una feroce pulizia etnica con l’assassinio di molte centinaia di migliaia di persone recalcitranti che non volevano diventare "italiani" e favorendo pure, con leggi ad hoc in favore del Nord, una biblica emigrazione dal Sud. Il fatto che ancora oggi lo Stato italiano continua a celebrare il "risorgimento" come "gloria italiana", per il Sud ha lo stesso significato che si avrebbe nel caso che i nazisti, se avessero vinta la II guerra mondiale, imponessero oggi agli ebrei di celebrare le "glorie del III Reich". Le celebrazioni del "risorgimento" e del bicentenario del criminale Garibaldi sono la prova provata che questa Repubblica, che si proclama "italiana", è in realtà ancora quella del regno savojardo-piemontese del 1860, altrimenti avrebbe rispetto per il Sud, lo considererebbe "italiano" e non l’offenderebbe con queste squallide celebrazioni. Ben sanno i "celebranti" che i veri avvenimenti del "risorgimento" non sono quelli che celebra, ma ben altri: avvenimenti grondanti di sangue innocente, di ladrocinii, di frodi e devastazioni a danno dei Meridionali. O si deve presumere che sia proprio questo che si vuole celebrare? Se è cosí, allora, viva i Ladri e gli Assassini! Al Sud, intanto, le tasse aumentano, ma la qualità dei servizi non migliora affatto. Nel 2005 i contribuenti del Mezzogiorno hanno versato alle casse comunali 229 euro pro capite contro i 175 euro del 1994. Al contrario, al Nord, le entrate tributarie comunali sono scese da 358 a 350 euro pro capite. Tra il 1994 e il 2005, il gettito pro capite dei tributi è cresciuto a valori costanti del 29% circa, contro un incremento nazionale del 5,1%. Questo il quadro tracciato da uno studio pubblicato sulla "Rivista economica del Mezzogiorno", trimestrale della Svimez edita da Il Mulino e in uscita in questi giorni. Se questa è l’Italia unita, l’Italia che continua a farci la guerra, con armi ben piú pericolose dei cannoni e fucili del Cialdini, quale senso ha oggi restare ancora uniti all’Italia-Piemonte? Considerando che siamo tutti cittadini europei, non cambierebbe la sostanza dell’Unione Europea se si modificassero questi innaturali confini ottocenteschi. Confini che ormai non ci sono piú ed hanno unicamente funzione amministrativa. Non si commetterebbe alcun peccato mortale se noi del Sud ritornassimo ad amministrarci autonomamente al di fuori dello Stato italiano, tanto saremmo sempre in Europa, ma almeno liberi di poter sviluppare una nostra economia e una nostra società; e finalmente liberi di non dover piú subire le infami celebrazioni dei bicentenari degli assassini figli dello squallido "risorgimento" piemontese. Che se le facciano loro, a Torino. I nostri eroi, le nostre celebrazioni, hanno ben altri valori.
http://www.duesicilie.org/

Vi avevamo avvertiti : stanno arrivando! ...

Da:
Natale Cuccurese
A:
oraziovasta@libero.it
Oggetto:
Articolo di Balìa

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Di Andrea Balìa
Appena il 25 Aprile (quindi poco tempo fa, subito dopo il risultato elettorale) scrivemmo delle modeste(come al solito) considerazioni che alcuni siti amici pubblicarono. Il testo del pezzo diceva così : “Aspettando la Lega Nord e l’MpA”.
Si è rivelato, e di certo non ne andiamo fieri, profetico.
Il Centrosinistra era uscito bastonato dal risultato elettorale e diremmo anche prevedibilmente e giustamente. Due anni di rattoppi, indecisioni, equilibrismi politici, il Sud al solito dimenticato, unico obiettivo il risanamento del debito pubblico ma tutto scaricato sulla classe media e con battute infelici ed irritanti, quasi irridenti di incauti ministri come il famoso “bamboccioni” rivolto ai giovani, senza sapere che anche le pillole più amare vanno indorate, ed un minimo di buon senso e di psicologia spicciola è una dote di base non così incredibile per un signore che fa il ministro e chiede sacrifici.
Duri e puri, presentandosi alle elezioni come i nuovi kennedyani italiani pronti a segare tutta la sinistra, fino ad ieri alleata, e regalando alla Lega il voto di protesta irritato della classe operaia sentitasi all’improvviso orfana. Risultato : batosta sonora!
Detto ciò, per rispetto alla verità, detta tutta la delusione per l’incapacità a governare di quella parte, e senza alcuna giustificazione, intravedevamo quello che si prospettava come il fenomeno più significativo e le probabili conseguenze.
Di Berlusconi poco da dire, si sapeva tutto, e non era difficile prevedere che, risentendosi così forte, avrebbe in primis pensato a sé facendosi subito qualche leggina pro domo sua. E così è stato. La Lega Nord invece vinceva con numeri importanti che avrebbe cinicamente sfruttato, e la novità MpA di Lombardo incuriosiva per essere alleata del suo ipotetico controaltare e per, pur se di provenienza non così misteriosa, valutarne il peso e l’azione. Questi due bisognava aspettare al varco, con molti dubbi e qualche fondato timore.
Ed infatti il panorama si va schiarendo ed i fatti si prospettano nella loro sostanza.
Di Lombardo abbiamo parlato fin troppo, ne avevamo intuito i limiti, un peso limitato, l’estrazione democristiana fatta di rapporti e collusioni, e un potere tutto siciliano e non complessivamente meridionalista come sbandierato sui simboli. Fa quel che può, protesta per il programma della prossima riforma federalista, ma al massimo otterrà qualche bastonata in meno per la Sicilia.
Accreditarlo d’essere un traghettatore d’interessi di tutto il Sud c’è sembrato troppo, e poi le sue amicizie, la storia, i Cuffaro, ecc…ecc..scusateci ma ci sembrano troppo, e non crediamo a nuove verginità, ed uno che si tura il naso alleandosi con la Lega non ci appare come la nostra opportunità da non perdere.
La Lega Nord ha subito cavalcato l’onda della riforma federalista, e dopo avere accontentato l’unto del Signore sulle prime leggi, s’è buttata a capofitto contro gli immigrati, i rom ed appunto il federalismo.
Fin qui siamo ancora nel prevedibile, ma una volontà colonizzatrice e d’insegnamento (insopportabile) nei nostri confronti si palesa sempre più. Prima i 1000 volontari del Nord che c’insegneranno a far raccolta dei rifiuti (come se per questa ragione fosse esploso il problema “monnezza” e non per cattiva politica, interessi malavitosi e di un’imprenditoria truffaldina che vede coinvolti i “cummenda” padani), poi i 300 psicologi sempre del Nord che ci aiuteranno a meglio sopportare le sventure, e buon ultima – la ciliegina sulla torta – il prossimo Parlamento del Sud da loro organizzato con 150 figuri leghisti e la presentazione d’una loro lista a Novembre!
Vi avevamo avvertiti : quelli di prima non erano buoni, e non ci sono dubbi e fuor d’ogni rimpianto, ma di questi bisogna aver fondati e seri timori., e stanno arrivando.
Il Centrosinistra non ci considerava, questi invece vogliono ricolonizzarci ed organizzarci ai loro e per i loro interessi.
Da ciò l’accorato appello ai meridionalisti e ai relativi movimenti : sbrighiamoci, uniamoci, smettiamola (se mi è concesso)!
Chi vuole far solo cultura, chi fa il partito ma si scorda di Napoli, chi fa solo i siti, chi solo i giornali, chi vuole andare da solo, chi si scorda la storia, chi crede a Lombardo, chi ecc…ecc…
All’erta BRIGANTI!!!
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