sabato 5 luglio 2008

www.ilsaggio.it

Da Madrid Susana Corrales Moreno
Il corpo della donna e la pubblicità
Penso che i mezzi di comunicazione attuali utilizzino il corpo della donna come un mezzo di reclame per l’ottenimento di successo, trionfo e ricchezza.
Ma non utilizzano qualsiasi corpo, se non quelli giovani, belli, snelli, con degli attributi fisici perfetti, dentro un canone di bellezza che non sempre corrisponde alla realtà.
A volte valutano le donne soltanto per il loro aspetto fisico. Valori che potenziano la competizione tra le donne e che svegliano desiderio e superficialità negli uomini.
Molte volte quando guardo la TV, immagino quello che potrebbe pensare un abitante di un altro pianeta se arrivasse sulla Terra e vedesse gli annunci pubblicitari: cosa capirebbe delle donne? Penso che vedrebbero una figura che generalmente porta pochi vestiti, che deve muoversi con difficoltà per i tacchi delle sue scarpe o per la strettezza delle sue vesti, che ha le ghiandole sudoripare che non funzionano, che si deteriora subito e che non è bella perché ha le rughe, è grossa, deve aumentare il suo petto, deve farsi interventi di chirurgia estetica in generale, tinture per i capelli.., e tutto questo per essere più giovane e bella.

Possiamo parlare di diversi annunci che utilizzano l’immagine della donna come strumenti di vendita:
*La donna come casalinga in esclusiva: prodotti per la pulizia della casa.
*La donna come amo sessuale: bevande alcooliche e automobili. *La donna come oggetto imperfetto e in continuo deterioramento: prodotti di cosmetica.

In nessun caso si valuta la donna come un essere naturale, un essere reale come la propria vita.
Ma questa classificazione di annunci pubblicitari la possiamo vedere in tutto quello che trasmette la TV:film, programmi, concorsi, telegiomali, perché in tutto questo non si trovano donne con più di 35 anni?
Penso con molta tristezza che ancora v’è molto cammino da percorrere perché le donne e gli uomini possano scegliere liberamente che posto vogliano occupare in questa dura e critica società che abbiamo costruito.
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Tratto dal mensile"Il Saggio"di Eboli-
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