AGRIGENTO -Stravincono i 'no' al rigassificatore nella consultazione popolare indetta dal sindaco di Agrigento Marco Zambuto. I cittadini contrari all'impianto che si dovrebbe realizzare a Porto Empedocle il 93,85% dei votanti.
mercoledì 22 aprile 2009
AGRIGENTO,"NO!" AL RIGASSIFICATORE!
AGRIGENTO -Stravincono i 'no' al rigassificatore nella consultazione popolare indetta dal sindaco di Agrigento Marco Zambuto. I cittadini contrari all'impianto che si dovrebbe realizzare a Porto Empedocle il 93,85% dei votanti.
lunedì 20 aprile 2009
QUANDO LA LEGA PARLAVA IN TEDESCO....
"La scelta tedesca è ormai chiara:può chiamarsi Europa soltanto quella massa continentale che parte dalla costa dell'Atlantico,in Francia,per finire ai piedi degli Urali,delimitata a Sud da una striscia incerta che corre fra le Alpi e il corso del Po". Così si legge nel libro "Il Carroccio tradito" di Enzo Carnazza,pubblicato nel 1998 dalla casa editrice "ediBietti".
Secondo Carnazza,l'avversità della Lega Nord all'ingresso dell'Italia all'Euro era una azione filogermanica,azione conclusasi da parte di Bossi e leghisti con l'ingresso dell'Italia nella moneta unica europea; retromarcia che ha segnato anche la fine della politica secessionista,con la Lega che diventava "federalista".
Sull'argomento,scriveva Dario Fertilio sul "Corriera della sera" del 13 ottobre 1998: "Si puo' tradire il Carroccio in nome della Padania? Che delusione, per Bossi e i suoi, la secessione mancata! Caduto fragorosamente Helmut Kohl, padre spirituale del nuovo impero economico di rito germanico, gli indipendentisti padani hanno perso un alleato: non ancora la guerra. Ne e' convinto Enzo Carnazza, che rivolge un duro atto d'accusa alla strategia di Bossi, giovandosi della prefazione sostanziosa e tagliente firmata da Saverio Vertone. Un attacco su tutti i fronti: storico, politico, di costume, anche morale. La parola "tradimento" non e' una forzatura di copertina, perche' il bossismo, secondo Vertone e Carnazza, ha ingannato anzitutto i suoi elettori, fingendo di voler costruire mentre si limitava a distruggere, illudendo sul futuro economico della Padania quando ne preparava lo sfascio, rovesciando le alleanze secondo le convenienze. Peggio. Il leghismo ha ereditato gli aspetti piu' deleteri della Prima Repubblica: il particolarismo democristiano, privo di senso dello Stato; il razzismo nazifilo di Salo'; lo sfascismo sessantottino; la furbizia di chi si presenta come "liberista" in pubblico, salvo invocare protezionisticamente la difesa delle "pensioni padane".
Ma la denuncia piu' pesante riguarda l'alleanza segreta con la Germania. Qui si sarebbe consumato l'ultimo tradimento di Bossi: nel consenso al disegno imperiale tedesco targato Bundesbank, e volto a distruggere gli Stati nazionali per creare tante piccole patrie satelliti, all'ombra di Berlino. In Padania, come nelle altre terre "irredente", sarebbe afflluito un cospicuo finanziamento diretto a tutti i movimenti separatisti germanifilo: incluse Croazia o Slovenia, dove si sa come le cose sono poi andate a finire.
E ORA? Perso il protettore naturale dopo le elezioni tedesche, Bossi tiene in serbo (come le recentissime cronache suggeriscono) un nuovo ribaltone. Ma la strada che ha percorso, ammoniscono gli autori, e' gia' ingombra di macerie....".
Orazio Vasta
sabato 18 aprile 2009
I BOSS DEL CLAN MAFIOSO DEI MADONIA IMPARTIVANO ORDINI DALLE CELLE,NONOSTANTE IL "41 BIS" !
Nonostante il "41 bis",dalle celle del carcere,cinque esponenti del clan Madonia impartivano ordini per "gestire" il racket delle estorsioni. E organizzavano e ordinavano eliminazioni fisiche.
Le direttive dei mafiosi venivano date con l'utilizzo di finti parenti e chiedendo informazioni sul loro stato di salute.
Secondo i magistrati della Procura di Palermo,era la moglie di di uno dei boss in galera a ricevere gli ordini più importanti dai cinque ergastolani.
Non solo,la donna,Angela Di Trapani,nella veste di "tramite",ha partecipato a importanti summit di mafia,scambiando "pizzini" con Salvatore Lo Piccolo ed è stata in stretto contatto con i boss della "famiglia" di Acquasanta.
Ma chi sono i 5 mafiosi?
ANTONINO MADONIA,detto "Nino":condannato all'ergastolo ,tra l'altro,per l'uccisione di PIO LA TORRE e del generale CARLO ALBERTO DALLA CHIESA.
GIUSEPPE E "SALVINO" MADONIA:due fratelli ritenuti autori dell'uccisione del poliziotto NATALE MONDO,del capitano dei carabinieri EMANUELE BASILE,dell'imprenditore LIBERO GRASSI.
NICOLO' DI TRAPANI:condannato per l'uccisione dell'agente di polizia penitenziaria GIUSEPPE MONTALTO.
GIUSEPPE GUASTELLA:condannato per l'uccisione del bambino GIUSEPPE DI MATTEO,figlio del pentito SANTINO.
Insomma,si tratta di personaggi che sono stati protagonisti di molti delitti "eccellenti".
Ma,com'è possibile che neanche il "41 bis" riesce a fermare le loro "attività"?
Com'è possibile, che dei boss in galera,con il loro clan ancora operativo,possano incontrare in carcere( e con la disciplina del 41 bis )parenti(anche quelli finti)e mogli, e continuare attraverso questi a chiedere il "pizzo" e ad ordinare omicidii?
La Dda di Palermo e i carabinieri dei Ros hanno disarticolato l'"affare",ma chi controlla i mafiosi in carcere?
Intanto,l'amarezza della doppia beffa: i boss mafiosi in galera per orrendi delitti,utilizzano le strutture dello Stato per continuare a commettere altri orrendi delitti....
S I C !
Orazio Vasta
venerdì 17 aprile 2009
GIORNALISTA CACCIATA PER AVER PUBBLICATO "IL BACIO PERICOLOSO DI ALFANO",articolo del 2002 de "la repubblica"...
__________________________martedì 14 aprile 2009
METAFERT,IRRISIAS e dintorni....
Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Agronomi ROMA
e p.c. all'Assessore all'Agricoltura e Foreste della Regione Sicilia, prof. Giovanni La Via
al Vice Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Agronomi
al Segretario del Consiglio dell'Ordine degli Agronomi
al Presidente della Federazione degli Ordini degli Agronomi della Sicilia
al Presidente dell'Ordine degli Agronomi di Catania
al Segretario dell'Ordine degli Agronomi di Catania
Oggetto: Richiesta eliminazione software METAFERT ed IRRISIAS.
Preg.mo Presidente,
Le scrivo per portare alla Sua conoscenza lo svilimento della nostra professione di Agronomi dopo l'applicazione del software METAFERT nel territorio della Regione Siciliana, applicazione obbligatoria non solo nelle misure agroambientali del PSR, ma anche in tutte quelle aziende che ricadono, ahimè, nelle zone vulnerabili ai nitrati, zone nella nostra regione, fra l'altro, indicate in maniera assai discutibile, al pari del manuale allegato, che "fa acqua" da tutte le parti.
Ritorno al METAFERT. Questo software, elaborato da funzionari della Regione Siciliana, costringe un pò tutti a redigere piani di concimazione senza alcun senso, ma soprattutto al di fuori della realtà.
Oltre a ciò la nostra figura professionale, ovvero dell'agronomo che va in campagna e che dopo decenni e decenni di osservazioni e consigli in una data azienda, adesso si vede costretto a sedersi dietro ad un computer per decidere le sorti produttive di quella azienda, senza tenere per nulla conto delle potenzialità produttive, della climatologia, della pluviometria, delle produzioni che in annate diverse si ottengono.
Il software elabora un dato, partendo da campionamenti di terreno, e basta; non si tiene conto delle asportazioni effettuate dalle piante in base alla produzione (che varia di anno in anno), non si tiene conto delle analisi fogliari, non si tiene conto dei periodi in cui viene effettuata una produzione: nulla. Solo l'analisi del terreno.
Il software indica cosa apportare come azoto, fosforo e potassio! Nella maggior parte dei casi, inoltre, il software ci indica di non concimare.
E tutti gli altri microelementi? Tutti quei microelementi che noi apportiamo con concimazioni fogliari mirate?
Come può un software sostuire la nostra presenza in campo? Gettiamo gli stivali?
Oltre a tutto ciò il software non è stato certamente redatto da un tecnico: l'inserimento dei dati, infatti, comporta un dispendio di tempo assai elevato; se in una azienda debbo inserire i dati di n. 5 appezzamenti, faccio prima dal mio studio ad andarci, girarmela tutta ed infine esercitare il mio ruolo: quello dell'agronomo!
In tutte le altre regioni d'Italia questo software non esiste! Abbiamo "il privilegio" di averlo solo noi! Un privilegio negletto!
Sentiti molti colleghi, inoltre, il responso è unanime: nessuno vuole questo software! Vorremmo ritornare a fare gli agronomi, e soprattutto vorremmo procedure snelle e non raffazzonate, e prive di senso, come il METAFERT!
Oltre al METAFERT la Regione Siciliana ha anche inventato l'IRRISIAS, un altro software che non tiene conto dei periodi irrigui, delle produzioni/Ha, delle varie colture. Da indicazioni in base alla localizzazione GPS e basta. E che facciamo, giochiamo? Ma facciamo sul serio?
La invito di raccordarsi con il nostro Assessore, che ci legge in copia, che è un collega, e che potrà senz'altro darci una mano di aiuto, in questa mini-battaglia, che sarà una grande prova della nostra professionalità.
Siamo agronomi, e non possiamo venire sostituiti da software, fra l'altro scritti e gestiti "con i piedi".
Cordiali saluti
Corrado Vigo - agronomo
domenica 12 aprile 2009
Pasqua di Risurrezione del Signore
Martirologio Romano: In questo giorno, che il Signore ha fatto, solennità delle solennità e nostra Pasqua: Risurrezione del nostro Salvatore Gesù Cristo secondo la carne.Se il Natale è la festività che raccoglie la famiglia, riunisce i parenti lontani, che più fa sentire il calore di una casa, degli affetti familiari, condividendoli con chi è solo, nello struggente ricordo del Dio Bambino; la Pasqua invece è la festa della gioia, dell’esplosione della natura che rifiorisce in Primavera, ma soprattutto del sollievo, del gaudio che si prova, come dopo il passare di un dolore e di una mestizia che creava angoscia, perché per noi cristiani questa è la Pasqua, la dimostrazione reale che la Resurrezione di Gesù non era una vana promessa, di un uomo creduto un esaltato dai contemporanei o un Maestro (Rabbi) da un certo numero di persone, fra i quali i disorientati discepoli. La Risurrezione è la dimostrazione massima della divinità di Gesù, non uno dei numerosi miracoli fatti nel corso della sua vita pubblica, a beneficio di tante persone che credettero in Lui; questa volta è Gesù stesso, in prima persona che indica il valore della sofferenza, comune a tutti gli uomini, che trasfigurata dalla speranza, conduce alla Vita Eterna, per i meriti della Morte e Resurrezione di Cristo. La Pasqua è una forza, una energia d’amore immessa nel Creato, che viene posta come lievito nella vita degli uomini ed è una energia incredibile, perché alimenta e sorregge la nostra speranza di risorgere anche noi, perché le membra devono seguire la sorte del capo; ci dà la certezza della Redenzione, perché Cristo morendo ci ha liberati dai peccati, ma risorgendo ci ha restituito quei preziosi beni che avevamo perduto con la colpa. Racconto evangelico Esaminiamo adesso la cronologia degli avvenimenti che seguirono alla morte e sepoltura di Gesù. La sepoltura fu una operazione provvisoria, in quando essendo ormai un’ora serale e si approssimava con il tramonto il Sabato ebraico, in cui è noto era proibita qualsiasi attività, il corpo di Gesù fu avvolto in un lenzuolo candido e deposto nel sepolcro nuovo scavato nella roccia, appartenente a Giuseppe d’Arimatea, membro del Sinedrio, ma ormai seguace delle idee del giovane “Rabbi” della Galilea. Le operazioni necessarie per questo tipo di sepoltura, che non era l’inumazione nel terreno, e cioè il cospargere il corpo con profumi ed unguenti conservativi e l’avvolgimento dello stesso corpo con fasce o bende (ne abbiamo l’esempio nel racconto di Lazzaro risuscitato dallo stesso Gesù); queste operazioni, dicevamo, furono rimandate a dopo il Sabato dalle pie donne, le quali dopo aver preparato gli aromi e visto dove era stato deposto il corpo di Gesù, alla fine si allontanarono. Dopo la Parasceve (vigilia del Sabato) quindi appena dopo sepolto Gesù, i sacerdoti ed i Farisei si recarono da Pilato dicendogli che si erano ricordati “che quell’impostore quando era ancora in vita, disse: Dopo tre giorni risorgerò. Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: È risorto dai morti. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!”. E Pilato, secondo il solo Vangelo di Matteo, autorizzò il sigillo del sepolcro e dispose alcune guardie per controllarlo. Trascorso il Sabato, in cui tutti osservarono il riposo, Maria di Magdala, Maria di Cleofa e Salome, completarono la preparazione dei profumi e si recarono al sepolcro di buon’ora per completare le unzioni del corpo e la fasciatura; lungo la strada dicevano tra loro, chi poteva aiutarle a spostare la pesante pietra circolare, che chiudeva la bassa apertura del sepolcro, che era composto da due ambienti scavati nella roccia, consistenti in un piccolo atrio e nella cella sepolcrale; quest’ultima contenente una specie di rialzo in pietra, su cui veniva deposto il cadavere. Quando arrivarono, secondo i Vangeli, vi fu un terremoto, un angelo sfolgorante scese dal cielo, si accostò al sepolcro fece rotolare la pietra e si pose a sedere su di essa; le guardie prese da grande spavento caddero svenute. Ma l’Angelo si rivolse alle donne sgomente, dicendo loro: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Proseguendo con il racconto del Vangelo di Matteo, le donne si allontanarono di corsa per dare l’annunzio ai discepoli. Piace ricordare che anche l’annunzio della nascita di Gesù avvenne tramite un Angelo a dei semplici pastori, così anche la Sua Risurrezione viene annunciata da un Angelo a delle umili donne, che secondo l’antico Diritto ebraico, erano inabilitate a testimoniare, quindi con questo evento che le vede messaggere e testimoni, viene anche ad inserirsi un evento storico nella socialità ebraica. Lungo la strada lo stesso Gesù apparve loro, che prese dalla gioia si prostrarono ad adorarlo e il Risorto disse loro: “Non temete, andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno”. Proseguendo nella lettura del Vangelo di Matteo (che è l’unico ad indicare l’esistenza di un drappello di guardie), mentre le donne proseguirono veloci alla ricerca degli apostoli per avvisarli, alcuni dei soldati di guardia, rinvenuti dallo spavento provato, si recarono in città a riferire ai sommi sacerdoti l’accaduto. Questi allora, riunitasi con gli anziani, decisero di dare una cospicua somma di denaro ai soldati, affinché dichiarassero che erano venuti i discepoli di Gesù di notte, mentre dormivano e ne avevano rubato il corpo, promettendo di intervenire in loro favore presso il governatore, se avessero avuto delle punizioni per questo. Questa diceria, propagata dai soldati, si è diffusa fra i Giudei fino ad oggi. Se colpa si potrebbe attribuire alle autorità religiose ebraiche dell’epoca, questa riguarda l’ostinazione nello sbagliare anche di fronte all’evidenza, pur di non ammettere l’errore commesso; “quel timore che venga rubato il corpo, quelle guardie al sepolcro, quel sigillo apposto per loro richiesta, sono la testimonianza della loro follia ed ostinazione” (s. Ilario); in realtà tutto ciò servì soltanto a rendere più certa ed incontestabile la Resurrezione. Quando le donne raggiunsero gli apostoli e riferirono l’accaduto, essi corsero verso il sepolcro, ma Pietro e Giovanni corsero avanti, al sepolcro arrivò per primo Giovanni più giovane e veloce, ma sulla soglia si fermò dopo aver visto il lenzuolo (Sindone) a terra, Pietro sopraggiunto, entrò per primo e constatò che il lenzuolo era per terra, mentre il sudario, usato per poggiarlo sul capo dei defunti, era ripiegato in un angolo, poi entrò anche Giovanni e ambedue capirono e credettero a quanto lo stesso Gesù, aveva detto in precedenza riguardo la sua Risurrezione. A questo punto, con gli apostoli che se ne ritornano tutti meravigliati e gioiosi verso la loro dimora, riempiti di certezza e nuova forza, termina il racconto evangelico del giorno di Pasqua; Gesù comparirà altre volte alla Maddalena, agli Apostoli, ai discepoli di Emmaus, a sua madre, finché non si avrà la sua Ascensione al cielo; gli Evangelisti raccontano in modo diverso questi avvenimenti connessi con la Resurrezione, ma in sostanza simili nell’insegnamento. Liturgia e Veglia Pasquale Adesso è utile descrivere l’aspetto liturgico della Pasqua, che è bene ricordare è il culmine della Settimana Santa, è festa di grande solennità per il mondo cristiano, prosegue con l’Ottava di Pasqua e con il Tempo liturgico di Pasqua che dura 50 giorni, inglobando la festività dell’Ascensione, fino all’altra solennità della Pentecoste. Dopo il silenzio, penitenza e meditazione del Sabato Santo, la liturgia prevede la grande Veglia pasquale, che è la celebrazione più importante dell’anno liturgico e quella che più esprime la gioia della fede in Gesù Cristo risorto e Salvatore dell’uomo. La notte nella quale il Signore passa dalla morte alla vita, segna il punto più alto della storia religiosa dell’umanità; fin dai primi secoli, i cristiani l’hanno celebrata con la più grande solennità. Sant’Agostino la chiama “la madre di tutte le veglie sante, durante la quale il mondo intero è rimasto sveglio”. Nel corso di questa notte, la Chiesa celebrava e celebra la Resurrezione di Cristo, battezzando nuovi cristiani e domandando a coloro che già lo sono, di rinnovare tutti insieme gl’impegni del loro Battesimo. La Veglia pasquale è una celebrazione complessa ed unitaria, che si svolge in momenti successivi: 1) Liturgia della Luce;
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venerdì 10 aprile 2009
"Ma perché stupisce meraviglia l’idea di persone scomparse, senza che nessuna ne abbia fatto la denuncia?"

a Orazio Vasta:
Sono da anni vicina al mondo dell'immigrazione e con gli immigrati lavoro in iniziative, manifestazioni, e in un giornale.
Ho anch'io pensato subito agli "invisibili" del terremoto, sapendo quanti sono venuti in Italia e non sono ancora regolari, chissà, mi sono detta, quanti sono quelli che non risultano "dispersi".
Il loro destino mi ha fatto soffrire.
Volevo però aggiungere che purtroppo ho aspettato invano un messaggio di solidarietà da parte delle numerose associazioni di migranti, albanesi, romeni, marocchini, senegalesi ecc. che risiedono e lavorano (in un modo o nell'altro..) in Italia.
Noi li consideriamo nostri concittadini, ma loro?
Non siamo riusciti a farci amare abbastanza?
RAFFAELLA BOTTO
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Questi” Invisibili” perché mai esistiti...
Quando una reazione è aggressiva,di solito ,è perché è andata troppo vicina alla verità..
Ma perché stupisce meraviglia l’idea di persone scomparse, senza che nessuna ne abbia fatto la denuncia?
Perché ci meravigliamo?..
Basterebbe girare per i quartieri delle nostre città, per vedere come e in quanti vivono gli extracomunitari e non, gli “Invisibili” appunto.
Ma ricordiamoci di Milano e dei cinesi che dormivano nell’albergo sotterraneo…
Gli operai messi in regola? Per usare una frase di Saviano: “quando muoiono gli operai, muoiono sempre il primo giorno di lavoro”. Perché…..?
Gli affitti dichiarati?
Sarebbe come auto- denunciarsi, allora ecco che è meglio nascondere.. Queste persone, trattate come mai esistiti come “ invisibili”, scappavano già da terre martoriate……
“L'Italia non è un Paese sotto-sviluppato dell'Africa. L'Italia non è un Paese dei Balcani. L'Italia è un Paese civile ed europeo,democratico e dalle radici cristiane.” Dichiara il Dott. Giovanni Genovese..
Come può dichiarare l’Italia un Paese Europeo, Democratico , dalle radici cristiane e poi offendere così l’Africa ed i Balcani e le sue genti?
Se civile significa vedere morire quasi 300 persone per non aver rispettato le minime norme antisismiche...
Se per civile significa annientare la vita di interi paesi ..
Se civile e cristiano significa pensare esclusivamente al proprio interesse personale…
Se per cristiano si intende far vivere negli scantinati gli immigrati, clandestini e non...
Allora, Io non voglio essere ne Civile ne Cristiana..
Io voglio essere un “Imbecille”.
PATRIZIA FOLLARI
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Gli immigrati invisibili....
Credo che di immigrati invisibili ce ne siano in tutt'Italia e siano moltissimi. Girando per le citta' del nord, ne trovo in ogni angolo....soprattutto guando vuoi e puoi fermarti a chiaccherare con loro.
Quello che mi fa piu' rabbia e' quando vieni a conoscenza del loro stato , cosi precario,perche' lavorano molto e tutto in nero.
Noi cerchiamo di parlare con la gente (italiana)per farli mettere" in regola" e dar loro la dignita' che gli aspetta di diritto, rispondono che non conviene metterli "a posto".
A loro sta bene cosi....
Ne hanno bisogno per farli lavorare pero' non li rispettano.
Ecco allora spiegato" gli invisibili" dell'Aquila....
Sarebbe come autodenunciarsi...
Anzi mi viene il dubbio che il premier Berlusconi non abbia voluto gli aiuti di volontariato straniero propio per questo motivo....
Esagero ???? Mha! penso di no.
Un caloroso pensiero a tutti gli "invisibili" morti per il terremoto all'Aquila ,con "Ciao a voi , arrivederci un giorno".
ALFONSINA MARTINET
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Fonte: http://www.albanianews.it/ ,commenti all'articolo "Terremoto in Abruzzo e gli immigrati 'invisibili' "di Orazio Vasta
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Ciao Orazio,Rispondo a Raffaella Botto.
Parlo da albanese che sono.
Cara Raffaella!
In questi momenti coinvolgenti per tutti noi (senza distinzione italiani o stranieri, perchè viviamo in Italia e questo dolore ha toccato tutti, sono delle ferite per tutti noi), sarebbe meglio con buon senso e soprattutto nel rispetto del dolore e del momento che un intero paese vive, di non guardare le formalità superficialmente.
Io vivo tra italiani e albanesi, e porto la mia testimonianza che la tragedia è stata vissuta profondamente dalla comunità albanese (come del resto penso anche dalle altre comunità). La reazione e la riflessione è stata vissuta e sentita pienamente, nè più nè meno dell'animo di un italiano, ed è questo che conta prima di tutto e non le formalità (c'è chi li fa, ma c'è chi li sente veramente).
iornali per gli albanesi in Italia (per non parlare quelli in Albania per giorni interi media e masmedia), hanno scritto e partecipato animamente sulla tragedia.
Abbiamo dato in nostro piccolo contributo (quello che può ogn'uno di noi) perchè amiamo e soffriamo insieme con gli italiani da anni qui e viviamo con testa e anima in questo paese malgrado i problemi.
Mi dispiace che lei mette in dubbio il nostro amore per gli italiani (bisogna venire in Albania a questo punto per capire quanto gli italiani sono amati dagli albanesi; se facessi la "cattiva" le direi, mi viene spontaneo: non so quanto gli italiani amano gli albanesi..).
Ma non è il momento di polemiche, non vorrei mai questo, lungi da me; ho solo risposto perchè fare caso fino qui a certe formalità lo vedo esagerato.
Nel suo piccolo ogni individuo (straniero o non)pensa, partecipa, rifflette, agisce, ama, soffre e vive nella società in cui appartiene, e sotto questo aspetto gli albanesi si sentono pienamente parte integrante del corpo (e anche di indole direi) del popolo italiano.
Kaltra Viola
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Abruzzo:sono diventati "invisibili" i cittadini stranieri regolari ed irregolari che vivevano nella città di L'Aquila...
C'è un dato oggettivo e impressionante:in seguito alla scossa di terremoto micidiale che ha colpito l'Abruzzo,sono diventati "invisibili" i cittadini stranieri regolari ed irregolari che vivevano nella città di L'Aquila,capoluogo di regione.Da notizie raccolte attraverso canali "non ufficiali",sembra,che il 90% degli scantinati e dei seminterrati del centro storico di L'Aquila erano stati affittati a loro. La stragrande maggioranza in nero. Clandestini, immigrati comunitari, extra comunitari regolari, tutti ammassati. Dopo il terremoto,dove sono finiti?
Si tratta di centinaia di persone che non risultano all'anagrafe, che non compaiono nelle liste dei morti,de dispersi, dei feriti.
Insomma,non esistono!A loro volta,i proprietari delle case che si sono messi in salvo non ne denunciano la presenza e,di conseguenza, neanche la scomparsa.
Ma dove sono finiti?
"Sono gli 'invisibili'- commenta una nota dell'agenzia Adnkronos-quelli il cui nome da vivi era conosciuto solo da pochi e forse un nome non l'avranno neanche da morti. E' una tragedia nella tragedia quella degli stranieri regolari e irregolari di cui non si hanno più notizie dalla tremenda scossa delle 3,32 di lunedì, quando il terremoto ha colpito al cuore l'Aquila e l'Abruzzo".
Ma chi sono questi "invisibili"?
Ma la maggioranza degli stranieri a L'Aquila provenivano dall'Albania,dalla Kosova,dalla Macedonia e dalla Romania,e svolgevano quasi tutti il lavoro di muratore.
Ed è la comunità' albanese che,dai dati fin qui raccolti, ha a pagato il prezzo più alto della tragedia con vittime e dispersi.
Io ho pubblicato nel tardo pomeriggio in Facebook l'allarme su questo dramma.
Molti lettggendo,sono rimasti scioccati.
Altri mi hanno chiesto verifiche.
Altri,ancora, mi hanno INSULTATO: "L'Italia non è un Paese sotto-sviluppato dell'Africa. L'Italia non è un Paese dei Balcani. L'Italia è un Paese civile ed europeo,democratico e dalle radici cristiane. Le Foibe,signor Vasta, l'hanno utilizzate i suoi amici slavi. E in Abruzzo nessuno ha attivato le foibe per fare scomparire i suoi amici kossovari. Lei è un altro IMBECILLE,e andrebbe denunciato alla Procura della Repubblica per PROCURATO ALLARME! Dott.Giovanni Genovese".
Intanto,la notizia è in rete,ripresa ...gli "invisibili" sono esseri umani e hanno il diritto ad essere trattati come tali,qualunque sia la loro condizione giuridica nei confronti dello Stato italiano. Onorandomi di essere un "IMBECILLE" per il Dott.Genovese,ripeto: DOVE SONO FINITI i miei amici e fratelli kosovari, macedoni,rumeni,albanesi?
martedì 7 aprile 2009
CUORE ROSSAZZURRO: INCASSO CATANIA-SAMPDORIA ALLE FAMIGLIE ABRUZZESI TERREMOTATE. ''Il Catania calcio, in occasione della gara interna con la Samp
CUORE ROSSAZZURRO: INCASSO CATANIA-SAMPDORIA ALLE FAMIGLIE ABRUZZESI TERREMOTATE. lunedì 6 aprile 2009
LA MAFIA GLI BRUCIA L'AUTOSALONE:"LORO BRUCIANO MA HO VINTO IO-SENTO TANTA GENTE ATTORNO A ME"
FAVARA,INCENDIATO DALLA MAFIA L'AUTOSALONE DELL'UOMO CHE DENUNCIO' I CLANDue anni fa,GIUSEPPE VITA,minacciato di morte dai mafiosi se non pagava il pizzo,si era ribellato al racket.Ed erano state arrestate sette persone,adesso sotto processo.Ieri notte gli hanno bruciato l'autosalone alle porte di Favara,nell'agrigentino.
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Dalle dichiarazioni di Giuseppe Vita rilasciate al Giornale di Sicilia di oggi,a pag.7:
"Possono mettersi il cuore in pace,io continuerò la mia attività in questa terra,a vendere automobili ai favaresi ed agli agrigentini...
Hanno fallito,hanno perso!
Speravano di distruggere tutto,di ridurmi in cenere in ogni cosa.
Pensavano di poter cancellare in un solo colpo ogni traccia della mia azienda.
Non ci sono riusciti...
Non ho paura,per niente,ma chiedo che lo Stato mi tuteli.
Io ho fiducia nelle istituzioni.
Io ho voglia di andare avanti,senza tentennamenti...
Questa non è terra di nessuno...questa terra appartiene a tutta la gente onesta....
Nel processo che si sta celebrando ho avvertito,nei momenti di tensione della mia lunga testimonianza,il calore dei giudici e della presidente del tribunale che mi ha fatto avvertire,appunto,la vicinanza delle istituzioni per chi come me da semplice commerciante di auto si inbarca in una situazione così pesante...
Vicino a me sento la gente perbene e questo mi da il conforto necessario per andare avanti con la mia famiglia e la dovuta determinazione.
Penso davvero che chi si schiera contro il crimine trova importanti punti di riferimento che possono sostenerlo...
Intanto,piuttosto che stare con le mani in mano,amplierò la mia attività commerciale.
Creerò un nuovo spazio espositivo per le auto da vendere.
Lo ripeto:IO NON MI FERMO,SONO LORO I PERDENTI.
Ed al futuro guardo con occhi di speranza".
sabato 4 aprile 2009
IL PARTITO DEMOCRATICO VA IN "CAMPAGNA"(elettorale) E SI RICORDA DELL'AGRICOLTURA SICILIANA!
COMUNICATO DEL PD,provincia di Catania
3 Aprile 2009
giovedì 2 aprile 2009
PETIZIONE contro il trattamento incivile subito da una donna ivoriana di 25 anni,che ha dato alla luce il suo bambino al Fatebenefratelli di Napoli.
Al Governo italianomercoledì 1 aprile 2009
Migrante partorisce in ospedale,la polizia la ferma!
Al Fatebenefratelli di Napoli il caso di una ivoriana in attesa dello status di rifugiatoMigrante partorisce in ospedalee gli agenti la fermano
di CONCHITA SANNINO
NAPOLI - Voleva solo partorire il suo bambino. Si è ritrovata invece, dopo poche ore, con le forze dell'ordine richiamate in corsia da qualcuno dell'ospedale, forse un assistente sociale. Ha visto gli agenti che bussavano alla sua stanza di degente per la notifica di un ordine urgente: "Presentarsi in questura per l'identificazione". Ed è finita che quella madre ivoriana, ufficialmente "in attesa di status di rifugiato politico", non ha potuto allattare il suo neonato, Abou, per una decina di giorni, fino a quando non è arrivata dagli uffici dell'Immigrazione la conferma che il suo fascicolo esisteva davvero, e che quella donna non aveva raccontato frottole, né fornito falsa identità. Tutto incredibile, eppure vero. Proprio come se la controversa norma inserita dalla Lega nell'ambito del pacchetto sicurezza, quella che invita i medici a denunciare i pazienti senza permesso di soggiorno, fosse già entrata in vigore. Assaggio di una deriva annunciata. L'allarme lanciato da centinaia di specialisti in tutta Italia persino con petizioni inviate al capo dello Stato, il nodo dei "medici-spia" che ha infiammato il Parlamento spaccando perfino il Pdl, è già cronaca. Un caso unico. Che crea scandalo.
Undici giorni è rimasto il piccolo Abou in ospedale: "Non lo hanno dimesso, non me lo hanno dato, fino a quando la questura ha confermato la mia identità. Ho temuto che me lo portassero via, che non me lo facessero stringere più tra le braccia".
(1 aprile 2009)
LETTERA APERTA AD EMILIO FEDE (di Cinzia Lacalamita)
Lettera aperta ad Emilio Fede1 aprile 2009
Caro Emilio Fede, ti scrivo e, forse, verrò censurata.
Forse, verrò querelata. Pazienza, ne varrà la pena. In fin dei conti, nella vita, c'è sempre un prezzo da pagare e io sono disposta a correre il rischio di farmi tappare la bocca, pur di dirti ciò che penso. Perdonami se non ho esordito con un servile "caro direttore". Non ce la faccio, con tutta la più buona volontà, a portarti rispetto. Per l'ennesima volta, con l'assunzione di "Miss Alitalia" - Daniela Martani - hai ostentato un potere che pensi di avere, ma che in realtà, è solo frutto del tuo quotidiano inginocchiarti al padrone.
Anche capace? Dubito.
lunedì 30 marzo 2009
A 727° ANNIVERSARIO DELLA RIVOLUZIONE DEL VESPRO...
RICEVO E MOLTO VOLENTIERI POSTO....NEL 727° ANNIVERSARIO DELLA RIVOLUZIONE DEL VESPRO, SARÀ CELEBRATA UNA MESSA NELLA CHIESA DEL SANTO SPIRITO, ALL’INTERNO DEL CIMITERO DI SANT’ORSOLA
Fra le iniziative, adottate da lu FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU – “SICILIA INDIPINNENTI” per ricordare la ricorrenza del 727° Anniversario della Rivoluzione del Vespro, un ruolo centrale riveste certamente la tradizionale celebrazione della Santa Messa in suffragio delle VITTIME e dei CADUTI della stessa Rivoluzione e della successiva guerra.
La suddetta cerimonia religiosa avrà luogo alle ore 13 di MARTEDÌ 31 marzo 2009, proprio all’interno della Basilica del Santo Spirito, sul cui Sagrato, appunto il 31 MARZO del 1282, scoccò la prima “storica” scintilla della Rivoluzione più famosa del secolo 13°.
Alla Rivoluzione, com’è noto, avrebbe poi, fatto seguito la lunghissima guerra che si sarebbe protratta per ben novant’anni, con la sola breve interruzione della Pace di Caltabellotta (31 agosto 1302).
Dal 1282 al 1372 la Sicilia, infatti, dovette, a seconda delle circostanze, confrontarsi sui campi di battaglia e sul mare con le principali potenze europee e con diversi Stati italiani dell’epoca.
Il Popolo Siciliano, la Nazione Siciliana, seppe compiere prodigi di valore ancora oggi riconosciuti ed ammirati dagli studiosi di tutto il Mondo.
Pur se bisogna lamentare il fatto che, in Sicilia, - anche per questa gloriosa pagina di storia, - prevale la prassi del silenzio o, peggio quella della disinformazione.
Avviene addirittura che si privilegi il racconto orrendo di una enorme strage di FRANCESI, ispirata da una terribile XENOFOBIA, improbabile in una Sicilia, multiculturale, pluriculturale, plurilinguistica, multi-etnica e plurireligiosa.
Il tutto a discapito della verità e dell’immagine del Popolo Siciliano.
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In coincidenza con la data del 31 marzo, - come ormai avviene da qualche anno, - i Siciliani della DIASPORA, in qualsiasi parte del Mondo si trovino (soprattutto negli STATES), ricorderanno al Rivoluzione del Vespro promuovendo a loro volta cerimonie religiose e/o iniziative culturali.
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Alle iniziative, che si svolgeranno a Palermo ed in altre Città, quest’anno partecipa ufficialmente anche l’Associazione Culturale SICILIA – CATALUNYA, recentemente costituitasi e presieduta dal Dr. GIANCARLO ALAGNA.
Dalle vicende del Vespro, infatti, trae origine anche la lunga tradizione di amicizia e di scambi fra la Sicilia e la Catalogna che si protrae da secoli. E che non si è mai interrotta.
Oggi anzi se ne vorrebbe un più ampio e definitivo rilancio.
Ed in tale direzione si sta lavorando da più parti.
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Altre qualificate adesioni all’iniziativa sono pervenute da parte di Esponenti della Società Civile e del Mondo della Cultura nonché da parte di semplici cittadini.Sarà presente il Presidente dell’ FNS, Corrado MIRTO che è il maggiore studioso vivente della Guerra del VESPRO e che per molti anni è stato Docente di Storia Medievale dell’Università di Palermo.
Palermo, 30 marzo 2009
Il Segretario Politico FNS
(Giuseppe Scianò)
scianogiuseppe@libero.it
