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venerdì 19 dicembre 2008
giovedì 20 novembre 2008
INDIPENDENZA SICULA, CAMPANA, SARDA, PUGLIESE, CALABRESE…


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Ricevo questo interessante intervento dal Veneto,che posto con la massima condivisione,con due note:
1)Da questo blog abbiamo sempre sostenuto che LA SICILIA NON E' SUD,che la Sicilia è una identità nazionale occupata e "cancellata" dall'imperialismo dei Savoia.Non ci riconosciamo nella "questione meridionale",rivendichiamo la "QUESTIONE SICILIANA",come questione nazionale del popolo siciliano.Di conseguenza,NON SIAMO,e come Siciliani non potremmo esserlo,MERIDIONALI o "DUOSICILIANI",ne tanto meno "orfani" del Regno delle Due Sicilie...i Borboni hanno oppresso il SACRO SUOLO SICILIANO,hanno represso con ferocia la gente di Sicilia,hanno escluso l'Isola dallo sviluppo industriale e hanno "ceduto"a Garibaldi la Sicilia...con i loro generali venduti ai Savoia...La rinascita della Sicilia passa esclusivamente dalla capacità che avremo noi siciliani nazionalitari,con metodi non violenti-di dare vita alla nostra INDIPENDENZA NAZIONALE E SOCIALE. I siciliani nazionalitari non sederanno MAI e non riconosceranno MAI alcun "PARLAMENTO DEL SUD",che da molte parti si sta auspicando con il sostegno della Lega Nord(SIC!).
2)Nessuno può negare che lo sfruttamento economico colonialistico dei Territori di quello che era il "Regno delle Due Sicilie",annessi dagli imperialisti con il tricolore, è stato incassato dai poteri forti capitalistici e massoni che non avevano certamente residenza a Palermo o a Napoli. Due esempi "siculi":lo stato "unitario" ha preteso dalla Sicilia di fornire capitale attraverso le rimesse degli emigrati e il debito "nazionale" e di fornire forza lavoro a basso reddito attraverso l'emigrazione in Lombardia e Piemonte. E' ovvio,che lo sviluppo economico di quelle aree è stato garantito attraverso lo sfruttamento colonialistico e capitalistico della Sicilia e di tutte le altre Terre "del Sud". I finanziamenti "a pioggia" e le Casse del Mezzogiorno non hanno sostenuto la nostra economia,ma bensì l'economia "del voto di scambio",delle cupole mafiose,delle segreterie romane dei partiti "nazionali",degli askari...In Sicilia,praticamente,sono rimaste solo le grandi industrie INQUINANTI,il resto è cimitero! La più grande "industria" è tutt'oggi la M A F I A,che,con la sua presenza impedisce il fiorire in Sicilia di un movimento sociale veramente alternativo.
L'errore che s'incorre da "queste parti" ,quando si parla di sfruttamento "nordista".è quello di non dimenticare o non capire che il "NORD",come il "SUD", è una identità astratta,che non esiste,espressione prettamente geografica di un'operazione imperialistica che si chiama SISTEMA ITALIA.
Orazio Vasta
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L'intervento dell'amico del PNV:
Mi è capitato più di una volta di leggere opinioni che danno la colpa al Nord per il mancato sviluppo del Sud.
Le prime volte ho ignorato tali commenti come semplici provocazioni causate dal perpetuo urlo leghista che incrimina il Sud di arrecare danno al Nord.
Come veneto, e non conoscendo la realtà calabrese o pugliese, di primo impatto tali affermazioni sembrano solo ridicole.
Come veneto, e non conoscendo la realtà calabrese o pugliese, di primo impatto tali affermazioni sembrano solo ridicole.
Come poter ignorare decenni di travaso fiscale?
Sentendoci personalmente accusati ci identifichiamo con il gruppo incolpato.
Ci lasciamo convogliare da queste etichette cardinali (Nord, Sud, settentrionale, meridionale) che catalogano siciliani, campani, sardi, veneti, liguri, ecc… sempre rispetto a un unico e indiscusso contenitore: l’Italia.
Questi schieramenti geografici ci convincono che lo svantaggio di una popolazione equivalga al guadagno di un’altra, come se fosse un gioco a somma zero.
Questi schieramenti geografici ci convincono che lo svantaggio di una popolazione equivalga al guadagno di un’altra, come se fosse un gioco a somma zero.
Ci ostiniamo a voler correre con la caviglia legata al compare da una fascia tricolore (credendo forse di raddoppiare la velocità?).
Ci incolpiamo a vicenda di avere una palla al piede, ma guai slacciare il sacrosanto tricolore.
Non siamo più nell’Ottocento, epoca di nazionalismi e imperi. Siamo nell’Unione Europea e viviamo un periodo di integrazione economica dove il mercato globale offre un’opportunità per tutti, a prescindere dai confini politici.
Non siamo più nell’Ottocento, epoca di nazionalismi e imperi. Siamo nell’Unione Europea e viviamo un periodo di integrazione economica dove il mercato globale offre un’opportunità per tutti, a prescindere dai confini politici.
Ciò che conta per crescere e competere nel mondo è uno stato snello, vicino alle esigenze dei propri cittadini, e capace di adattarsi per sfruttare il vantaggio comparato del proprio territorio.
Riporto nel grafico qui sotto dei dati di Eurostat sul Pil pro capite della Grecia e dell’Italia meridionale, rispetto alla media europea.
Riporto nel grafico qui sotto dei dati di Eurostat sul Pil pro capite della Grecia e dell’Italia meridionale, rispetto alla media europea.
Due regioni mediterranee, entrambe in periferia dell’Europa:
La Grecia, con solo 11 milioni di abitanti, ha saputo rispondere alle opportunità economiche del momento.Perché? Atene è stata in grado di applicare una politica consona alle esigenze dei suoi cittadini.
Nessuno dubita delle capacità siciliane, calabresi o napoletane. Non è la cultura mediterranea o la posizione periferica il problema. La colpa è la distanza delle esigenze territoriali dal potere decisionale, dove invece prevale la cultura di prelevare ai poveri nelle regioni ricche per dare ai ricchi nelle regioni povere.
Un esempio parallelo? La Germania dell’Est era la più sviluppata del blocco comunista. La Slovacchia invece era la regione più sfortunata della Cecoslovacchia socialista:
La Germania dell’Est scelse la strada dell’unificazione, e andò a far parte di un colosso di 80 milioni di abitanti (in un sistema federale, mi raccomando).
La Grecia, con solo 11 milioni di abitanti, ha saputo rispondere alle opportunità economiche del momento.Perché? Atene è stata in grado di applicare una politica consona alle esigenze dei suoi cittadini.Nessuno dubita delle capacità siciliane, calabresi o napoletane. Non è la cultura mediterranea o la posizione periferica il problema. La colpa è la distanza delle esigenze territoriali dal potere decisionale, dove invece prevale la cultura di prelevare ai poveri nelle regioni ricche per dare ai ricchi nelle regioni povere.
Un esempio parallelo? La Germania dell’Est era la più sviluppata del blocco comunista. La Slovacchia invece era la regione più sfortunata della Cecoslovacchia socialista:
La Germania dell’Est scelse la strada dell’unificazione, e andò a far parte di un colosso di 80 milioni di abitanti (in un sistema federale, mi raccomando). Fu ricoperta di fondi strutturali per lo sviluppo.
Berlino, come capitale della Germania unita raggiunse presto livelli di Pil pro capite degna di una metropoli occidentale.
Il resto della Germania dell’Est non fu da meno, ricevendo più finanziamenti pubblici europei di qualsiasi altra regione (Mezzogiorno, Grecia, …).
Il risultato di questa politica assistenzialista?
Il risultato di questa politica assistenzialista?
La Germania dell’Est ora arranca (assieme al resto della Germania), mentre tutti gli altri staterelli dell’Est avanzano con notevoli tassi di crescita.
La Slovacchia scelse la strada opposta.
La Slovacchia scelse la strada opposta.
Nel 1993 preferì l’indipendenza dalla Repubblica Ceca, e per quanto riceva anche lei fondi europei, Bratislava ha saputo abbinarli ad una politica adatta per lo sviluppo di questo paese di solo 5 milioni di abitanti.
Nel 2008 gli slovacchi hanno sorpassato in Pil pro capite medio campani, siculi e calabresi, il che è una tristezza data la potenzialità soffocata. Pugliesi, napoletani, calabresi, siciliani e sardi hanno bisogno ognuno di uno stato che li rappresenti: una capitale più vicina alle loro esigenze, e anni luce da questo indegno stato di sudditanza.
Lodovico Pizzati-Partito Nazionale Veneto
Nel 2008 gli slovacchi hanno sorpassato in Pil pro capite medio campani, siculi e calabresi, il che è una tristezza data la potenzialità soffocata. Pugliesi, napoletani, calabresi, siciliani e sardi hanno bisogno ognuno di uno stato che li rappresenti: una capitale più vicina alle loro esigenze, e anni luce da questo indegno stato di sudditanza.
Lodovico Pizzati-Partito Nazionale Veneto
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IL DIBATTITO E' APERTO!... a rarika
mercoledì 5 novembre 2008
IL GENOCIDIO AMBIENTALE DAVANTI ALLE EOLIE!
Ricevo da
Da:
Nebrodi News e pubblico.....
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Come sotto riportato, trasmetto il testo fatto pervenire dallo scrittore Giuseppe Alibrandi, originario di S. Giorgio di Gioiosa Marea, riguardante ciò che egli stesso definisce, senza mezzi termini, un 'genocidio ambientale, una mattanza per la popolazione e per il borgo marinaro.
Si tratta di una lottizzazione con annessa speculazione edilizia, camuffata da porticciolo turistico, più precisamente da bacino di alaggio.
Prego tutte le persone sensibili alle tematiche ambientali, per la propria competenza, a volere riprodurre e moltiplicare l'appello.
Grazie.
***************
Data: lunedì 3 novembre 2008 18.23
Vi allego in foto l'Ecomostro che sta per sorgere nel mare di San Giorgio davanti alle Eolie, nel comune di Gioiosa Marea in provincia di Messina:
Si tratta di un bacino protetto di 68400 m2, per 304 posti barca per imbarcazioni di 12 m. Aree edificate annesse al porto come negozi vari, ristorante, bar per una superficie di m2 1853, club nautico 297 m2, alaggio 1500 m2, parcheggio 312 m2.
Il paese con la sua spiaggia verrà espropriato, tolto il diritto di accesso ai residenti e villeggianti: una vera mattanza per il borgo marinaro famoso per la sua tonnara di corsa!
La capitaneria di porto di Milazzo ha già autorizzato la concessione demaniale marittima per mq 132.606,00 alla Volturno Sas, piazza Veneto n° 15 90143 PalermoIl prot. della domanda è il n° 03.03.02/22893 Sezione Demanio.
Pratica n° GIO 265, pubblicata all'Albo pretorio dal 3.8.08 al 3.10.08.La spiaggia del costruendo porto turistico con annessa speculazione edilizia si trova tra Porto Rosa e il porto turistico di Sant'Agata.
La spiaggia erosa è stata interessata a un primo ripascimento con i fondi comunitari e regionali. Un secondo ripascimento è previsto come seconda tranche di lavori.
Non esiste depuratore nè ve ne è uno in progettazione, è in funzione un pennello a mare che scarica a 1200 mt. circa dalla spiaggia; il depuratore progettato e realizzato con i fondi della Comunità Europea negli anni ' 70 per il risanamento del golfo di Patti è nato sottodimensionato e non è entrato mai in funzione. Attualmente l'acqua potabile erogata ai residenti la frazione San Giorgio sa di sale: il tecnico comunale, il difensore civico e il vicesindaco residente in frazione San Giorgio a chi chiede spiegazioni rispondono che è un fatto interno tra gli uffici comunali, insomma sarebbe coperto da privacy, molto probabilmente come il porto su cui i residenti non hanno diritto di informazione.
In paese, a ridosso della spiaggia, vi sono i resti della tonnara: un edificio tardoottocentesco vincolato dalla Soprintendenza e inutilmente demolito dalla Spa di cemento nella parte centrale.
Il Comune, pur avendo deliberato l'istituzione museale, non si è mai attivato per il rercupero delle tradizioni marinare del borgo di San Giorgio.
Anche a allora erano stati promessi a piene mani posti di lavoro. Nell'analisi costi del progetto preliminare è stato previsto un organico di 15 addetti a fronte di 132.606,00 mq che verranno sottratti alla comunità di San Giorgio.
Si prepara il genocidio ambientale di un borgo marinaro destinato a diventare una delle tante località balneari del paese.
Giuseppe Alibrandi
Da:
Nebrodi News e pubblico.....
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Come sotto riportato, trasmetto il testo fatto pervenire dallo scrittore Giuseppe Alibrandi, originario di S. Giorgio di Gioiosa Marea, riguardante ciò che egli stesso definisce, senza mezzi termini, un 'genocidio ambientale, una mattanza per la popolazione e per il borgo marinaro.
Si tratta di una lottizzazione con annessa speculazione edilizia, camuffata da porticciolo turistico, più precisamente da bacino di alaggio.
Prego tutte le persone sensibili alle tematiche ambientali, per la propria competenza, a volere riprodurre e moltiplicare l'appello.
Grazie.
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Data: lunedì 3 novembre 2008 18.23
Vi allego in foto l'Ecomostro che sta per sorgere nel mare di San Giorgio davanti alle Eolie, nel comune di Gioiosa Marea in provincia di Messina:

Si tratta di un bacino protetto di 68400 m2, per 304 posti barca per imbarcazioni di 12 m. Aree edificate annesse al porto come negozi vari, ristorante, bar per una superficie di m2 1853, club nautico 297 m2, alaggio 1500 m2, parcheggio 312 m2.
Il paese con la sua spiaggia verrà espropriato, tolto il diritto di accesso ai residenti e villeggianti: una vera mattanza per il borgo marinaro famoso per la sua tonnara di corsa!
La capitaneria di porto di Milazzo ha già autorizzato la concessione demaniale marittima per mq 132.606,00 alla Volturno Sas, piazza Veneto n° 15 90143 PalermoIl prot. della domanda è il n° 03.03.02/22893 Sezione Demanio.
Pratica n° GIO 265, pubblicata all'Albo pretorio dal 3.8.08 al 3.10.08.La spiaggia del costruendo porto turistico con annessa speculazione edilizia si trova tra Porto Rosa e il porto turistico di Sant'Agata.
La spiaggia erosa è stata interessata a un primo ripascimento con i fondi comunitari e regionali. Un secondo ripascimento è previsto come seconda tranche di lavori.
Non esiste depuratore nè ve ne è uno in progettazione, è in funzione un pennello a mare che scarica a 1200 mt. circa dalla spiaggia; il depuratore progettato e realizzato con i fondi della Comunità Europea negli anni ' 70 per il risanamento del golfo di Patti è nato sottodimensionato e non è entrato mai in funzione. Attualmente l'acqua potabile erogata ai residenti la frazione San Giorgio sa di sale: il tecnico comunale, il difensore civico e il vicesindaco residente in frazione San Giorgio a chi chiede spiegazioni rispondono che è un fatto interno tra gli uffici comunali, insomma sarebbe coperto da privacy, molto probabilmente come il porto su cui i residenti non hanno diritto di informazione.
In paese, a ridosso della spiaggia, vi sono i resti della tonnara: un edificio tardoottocentesco vincolato dalla Soprintendenza e inutilmente demolito dalla Spa di cemento nella parte centrale.
Il Comune, pur avendo deliberato l'istituzione museale, non si è mai attivato per il rercupero delle tradizioni marinare del borgo di San Giorgio.
Anche a allora erano stati promessi a piene mani posti di lavoro. Nell'analisi costi del progetto preliminare è stato previsto un organico di 15 addetti a fronte di 132.606,00 mq che verranno sottratti alla comunità di San Giorgio.
Si prepara il genocidio ambientale di un borgo marinaro destinato a diventare una delle tante località balneari del paese.
Giuseppe Alibrandi
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lunedì 29 settembre 2008
CRIMINALE? NO,GIORNALISTA!
Due pequisizioni
in otto giorni.
Criminale?
No, giornalista!
Intervista di Gabriele Paglino con Gianluca Di Feo - da www.radiocittaperta.it
Parla il redattore de L'Espresso: "E' stato perquisita la sede di un giornale? L'intera classe politica e i grandi media se ne sono beatamente fregati". Pochi giorni fa, in seguito alla pubblicazione di un'inchiesta sugli affari della Camorra nel nord Italia, su ordine della procura di Napoli, la Guardia di finanza ha perquisito (per la seconda volta nell'arco di otto giorni) la redazione del settimanale l'Espresso, a Roma, e gli appartamenti dei giornalisti che hanno firmato l'inchiesta...
( Leggi Tutto... )
venerdì 26 settembre 2008
25 settembre 1988,la mafia trucidava il giudice Saetta e il figlio...
Ricevo e pubblico...Chi ha dimenticato il giudice-martire?
A vent’anni dalla morte di Antonino Saetta, una biografia rifà la storia del primo magistrato giudicante ucciso da Cosa Nostra.
Era cattolico e dunque nemmeno troppo vicino all’ambiente dell’Antimafia, che infatti lo ignorò. Fu assassinato insieme al figlio in un agguato il 25 settembre 1988 dopo aver emesso sentenze severe sui mandanti dell’omicidio Chinnici...
Morire da eroi non è facile, ma non è nemmeno impossibile, in Sicilia. Piuttosto, davvero difficile è riuscire ad essere riconosciuti come eroi, quando si è spesa tutta la vita nel rispetto e nell’esercizio della legalità, senza troppi clamori. È quello che è successo ad Antonino Saetta, presidente della prima sezione della Corte d’Assise d’Appello di Palermo, nato a Canicattì, provincia di Agrigento, il 25 ottobre 1922, e morto in un agguato di mafia insieme al figlio Stefano il 25 settembre 1988, crivellato da 46 colpi sulla strada statale 640 che collega Caltanissetta al capoluogo siciliano.
Di Antonino Saetta non si ricorda più nessuno.
O meglio, quasi nessuno tra la gente comune; in moltissimi invece tra quelli che spendono le loro energie per impedire alla criminalità organizzata di tessere ancora le sue trame in una terra che le ha sempre viste infittirsi. Per questo, a vent’anni dal tragico eccidio, Carmelo Sciascia Cannizzaro, storico e studioso, concittadino del magistrato che combatté la mafia, ha scelto di ricordare la figura dell’uomo e del professionista per sollevare il suo ricordo dall’oblio.
E, in questo libro che porta nel titolo il nome di Antonino Saetta.
Il primo magistrato giudicante assassinato dalla mafia (Edizioni Paoline, pp. 132, euro 12), Sciascia Cannizzaro mette insieme tutti gli elementi che fanno gioco alla rievocazione del contesto in cui il magistrato operava: la situazione politica degli anni Ottanta, i primi maxi- processi di mafia, le altre vittime illustri – il giudice Rocco Chinnici, il magistrato-ragazzino Rosario Livatino, il presidente della Regione Piersanti Mattarella, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Ecco, di questo, che è il lavoro dello storico, Sciascia Cannizzaro si avvale per tentare di rispondere a un perché.
Perché, cioè, il sacrificio di questo giudice sia stato dimenticato – nonostante ai suoi funerali siano intervenuti le massime autorità dello Stato, dall’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga al ministro di Grazia e Giustizia Giuliano Vassalli – mentre la morte del giudice- ragazzino Rosario Livatino, avvenuta sulla stessa strada statale a due anni di distanza, sia molto più viva nella memoria collettiva e continui ad essere celebrata.Proprio Vassalli, che firma la prefazione al libro, rilancia la domanda e rintraccia le ragioni dell’omicidio: il giudice Saetta aveva confermato due anni prima la condanna all’ergastolo dei mandanti della strage di cui, nel 1983 a Palermo, era stato vittima il consigliere istruttore Rocco Chinnici, e aveva aumentato la pena inflitta in primo grado agli altri imputati.
Questo e altri giudizi in altri processi (ad esempio quelli per la strage di piazza Scaffa e soprattutto per il delitto del capitano Basile, quest’ultimo pronunciato appena due mesi prima del delitto) decretarono la sentenza di morte di Saetta da parte della 'cupola'.
Vassalli dice che Saetta è uno di quegli uomini il cui avvento anche papa Giovanni Paolo II auspicava, memore della indimenticabile condanna degli uomini di mafia che Wojtyla con veemenza pronunciò dalla Valle dei Templi nel 1993, e si augura che il ventennio della morte aiuti a fare emergere dall’oblio questo eroe.
La ricerca comunque del motivo per cui Saetta sia stato dimenticato, che Sciascia Cannizzaro pone come un interrogativo che riguarda la società tutta, non solo dei siciliani, non rimane inevasa.
Fermo restando che la morte di un giovane – ci riferiamo al giudice Livatino, che impressionò molto l’opinione pubblica di allora come di oggi – rispetto a quella di un uomo più che maturo assume un valore esemplare nell’immaginario collettivo, il testo ventila tra le sue pieghe un’altra possibile lettura dell’oblio: Antonino Saetta era un uomo schivo, un magistrato che faceva il suo dovere senza lamentarsi né fare trasparire alcun timore in merito alle possibili conseguenze delle sue sentenze (anche se una sua richiesta di essere trasferito ad altra Corte d’Appello era stata respinta, in quanto la sua presenza a Palermo era preziosa). Era cattolico e dunque nemmeno troppo vicino all’ambiente dell’Antimafia, che infatti lo ignorò. Era un eroe «normale», insomma, che viveva la sua vita tra la famiglia e il tribunale e si rifugiava spesso nel suo paese dell’agrigentino, quella Canicattì dolente e silenziosa che, se la si guarda da una delle foto che fanno da corredo al testo, appare come un grappolo di case abbarbicate al nulla. In questo suo essere quasi «muto», forse, Saetta era caratterialmente simile a un altro siciliano di quelle zone, il racalmutese Leonardo Sciascia, troppe volte incompreso per il suo scetticismo e per il suo gusto del paradosso, così ardito e lucido quando polemizzò con i «professionisti» e si beccò dal Coordinamento Antimafia il peggior insulto che un siciliano che combatte Cosa Nostra potrebbe portarsi a casa: «È un quaquaraquà».
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Fonte:Bollettino FORZA NUOVA-info@forzanuovacatania.org
domenica 3 agosto 2008
GARIBALDI,ADDIO!

Garibaldi: finalmente una mossa in Sicilia!
Sono naturalmente d'accordo con l'intera iniziativa del sindaco di Capo D'Orlando. Il suo gesto è fortemente simbolico, ed ha avuto l'eco che proprio il sindaco voleva avesse.
Sono naturalmente d'accordo con l'intera iniziativa del sindaco di Capo D'Orlando. Il suo gesto è fortemente simbolico, ed ha avuto l'eco che proprio il sindaco voleva avesse.
L'abbattimento storico di un falso mito come quello di Garibaldi deve passare anche attraverso simili gesti rumorosi: adesso basta stare in silenzio e muoverci nell'ombra!
Forse è la volta buona che anche i Tg nazionali e regionali parleranno di indipendentismo in Sicilia, quello che è da troppo tempo lasciato in un angolo di cui nessuno ricorda...
Nessuno ha parlato dell'intervento del prof. Mirto, indipendentista, proprio a Capo d'Orlando, o se ne hanno parlato nessun Tg ha nominato l'indipendentismo...
Spero passi ancora poco tempo, prima che se ne ricominci a parlare.
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mercoledì 28 maggio 2008
LE FAMIGLIE SICILIANE HANNO IL REDDITO PIU' BASSO...

Dal sito web de La Sicilia di oggi
Cronaca
Siamo i più poveri d'Italia
Cronaca
Siamo i più poveri d'Italia
Il rapporto dell'Istat è allarmante: le famiglie siciliane hanno il reddito più basso d'Italia, ma il paese è ben al di sotto della media europea
CATANIA
CATANIA
Le famiglie italiane sono in difficoltà.
Quasi una su tre non riesce a far fronte ad una spesa imprevista, una su sei non arriva a fine mese. E soprattutto, la metà dei nuclei familiari vive con meno di 1.900 euro al mese. È un quadro pieno di ombre quello dipinto dall'Istat nell'ultimo rapporto annuale, una fotografia di un 2007 in cui l'economia è rallentata e in cui i redditi, per l'ennesimo anno, sono andati a picco, facendo precipitare gli italiani ben sotto la media europea.
Economia lenta.
A guardare bene le statistiche del Paese, qualcosa però si muove. Troppi vincoli frenano lo sviluppo ma il made in Italy è sopravvissuto alla globalizzazione e c'è una parte di imprese che ha vinto la sfida, che esporta nel mondo e che continua a crescere anche nei settori tradizionali. L'economia insomma non è così compromessa come molti la descrivono. Per questo "è pessimistico", secondo il presidente dell'istituto di statistica Luigi Biggeri, pensare a una crescita zero per quest'anno. In campo economico si può essere insomma "moderatamente ottimisti". Ma è sul piano sociale che l'allarme non va invece sottovalutato.
Allarme famiglie.
Il 50% delle famiglie vive con meno di 1.900 euro al mese, il 15% non arriva alla quarta settimana del mese, il 6,2% ritiene di non potersi permettere un'alimentazione adeguata, il 10,4% un sufficiente riscaldamento per l'abitazione e il 38,7% una settimana di vacanza all'anno. Il 61,1% delle famiglie che pagano un mutuo considera pesante il carico da pagare, anche perchè il costo della rata galoppa: dai 469 euro del 2004 si è passati ai 559 del 2006 con un'incidenzia sul reddito salita dal 16,5% al 19,2%.I redditi sono crollati insieme alla produttività: nei sette anni dal 2000 al 2007 gli italiani si sono impoveriti e i salari hanno perso il 13% rispetto alla media europea. Così da un Paese ricco rispetto agli agli altri, l'Italia si è trasformata in un paese più povero della media.Le famiglie siciliane, poi, sono le più povere d'Italia e ben al di sotto della media nazionale, 27.736 euro. Il reddito medio dei nuclei familiari nell'Isola è pari a 20.952 euro, ben 11 mila euro in meno rispetto alla provincia di Bolzano (32.008) che risulta la più ricca, seguita dall'Emilia Romagna, con 31.449 euro.
Le due Italie.
L'immagine che sintetizza la situazione del Paese è la disparità Nord-Sud, la diminuzione della disocuppazione cui però fa da contraltare l'aumento degli inattivi, le imprese che si sono ristrutturate e la larga parte che invece non è produttiva. "Si avverte un senso di incertezza ma anche di movimento; un senso di agitazione ma non una direzione definita", sottolinea l'Istat. Di sforzi insomma ce ne sono ma non sempre vengono incanalati nella direzione giusta.Interventi sociali. Per farlo servono "interventi urgenti" per sburocratizzare il Paese, per ridurre la pressione fiscale, per alleggerire il peso dei costi della casa, dal mutuo all'affitto, per agire insomma soprattutto in campo sociale, con gli aiuti alle famiglie, con l'assistenza agli anziani, con lo sviluppo dei servizi, ma anche delle infrastrutture che, ormai a livelli di emergenza, sono diventate un tema sociale visto che la loro scarsità limita o impedisce la mobilità.La ricetta dei sindacati. A chiedere le riforme sono anche le parti sociali. Fisco, infrastrutture, relazioni sindacali, scuola sono le priorità indicate da Emma Marcegaglia: "i temi sono chiari - sottolinea il presidente di Confindustria - Adesso è venuto il momento di agire".Per Marigia Maulucci, segretario confederale della Cgil, "occorre assumere il dato della penalizzazione di stipendi e pensioni come asse centrale delle scelte", mentre per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, "la strada è quella di fare una nuova politica salariale attraverso il rafforzamento della contrattazione aziendale e territoriale".Luigi Angeletti, segretario della Uil, reclama "una seria riduzione delle tasse sui redditi del lavoro dipendente" e investimenti da parte del governo. E Renata Polverini dell'Ugl invoca "una scossa" per il Paese.
28/05/2008
28/05/2008
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lunedì 14 aprile 2008
DALLA KOSOVA UN "VOTO" PER LA SICILIA INDIPENDENTE!
Ho ricevuto ieri mattina,dalla Kosova indipendente(a destra la bandiera dell'indipendenza kosovara),dal mio fraterno amico direttore della RKL-Radio Kosova e Libertà-questa bellissima e-mail, che mi onoro di pubblicare in questo blog siciliano "nazionalitario e internazionalista",un messaggio forte e augurale che va ben oltre il momento elettorale...L'ambasciata della Repubblica Kosovara a Palermo e quella della Repubblica Siciliana a Pristina...=======================
Oggetto:"Votiamo" per la Sicilia. Viva la Sicilia.
Ricevuto il:13/04/08 08:04
Carissimo Vasta!
Si, il Kosovo aprirà le sue prime ambasciate all'estero nelle principali capitali occidentali nel mese di giugno, anche a Roma. Speriamo anche per una ambasciata a Catania, o a Palermo, nel futuro.
Auguriamo ai Siciliani il momento in cui possono riaffirmare il diritto alla propria autodeterminazione come Popolo e come Nazione.
Noi indipendentisti di Kosova "votiamo" per la Sicilia Indipendente, per la sua autodeterminazione.
Viva la Sicilia indipendente!
Fraternamente,Ahmet Qeriqi
===========
http://www.radiokosovaelire.com/
Si, il Kosovo aprirà le sue prime ambasciate all'estero nelle principali capitali occidentali nel mese di giugno, anche a Roma. Speriamo anche per una ambasciata a Catania, o a Palermo, nel futuro.
Auguriamo ai Siciliani il momento in cui possono riaffirmare il diritto alla propria autodeterminazione come Popolo e come Nazione.
Noi indipendentisti di Kosova "votiamo" per la Sicilia Indipendente, per la sua autodeterminazione.
Viva la Sicilia indipendente!
Fraternamente,Ahmet Qeriqi
===========
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