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domenica 5 luglio 2009

Aderisci alla giornata,14 LUGLIO, di silenzio per la libertà d'informazione on line

I giornali hanno il dovere di informare, I cittadini hanno il diritto di sapere.La nuova legge sulle intercettazioni telefoniche è incostituzionale, limita fortemente le indagini, vanifica il lavoro di polizia e magistrati, riduce la libertà di stampa e la possibilità di informare i cittadini, equipara i blog alle testate giornalistiche.
InformazioneSenzaFiltro sottoscrive l’appello di Repubblica.
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Aderisci alla giornata di silenzio per la libertà d'informazione on line
Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative apparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentari ma collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere.Le disposizioni contenute nel Decreto Alfano sulle intercettazioni rientrano all'interno di questa offensiva.Il cosiddetto "obbligo di rettifica" imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a .... ) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti - in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell'obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti - rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.

Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione.I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c'è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i "citizen journalist" se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano.La pluralità dell'informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog.Per questo chiediamo ai blog e ai siti italiani di fare una giornata di silenzio, con un logo che ne spiega le ragioni, nel giorno in cui anche i giornali e le tv tacciono. E' un segnale di tutti quelli che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: "Non vogliamo farci imbavagliare".Invitiamo quindi tutti i cittadini che hanno un blog o un sito a pubblicare il 14 luglio prossimo questo logo e a tenerlo esposto per l’intera giornata, con un link a questo manifesto.


Non si tratta di difendere la stampa, la tv, la radio, i giornalisti o la Rete ma di difendere con fermezza la libertà di informazione e con questa il futuro della nostra democrazia.

venerdì 12 giugno 2009

"I giornali hanno il dovere di informare, i cittadini hanno il diritto di sapere"....

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ROMA - Sessantamila adesioni in poche ore.

Sessantamila cittadini che ci mettono la faccia con nome, cognome, città e professione per affermare che il disegno di legge sulle intercettazioni approvato oggi alla Camera "è incostituzionale, limita fortemente le indagini, vanifica il lavoro di polizia e magistrati, riduce la libertà di stampa e la possibilità di informare i cittadini".
Cittadini qualsiasi e, insieme, intellettuali, magistrati, politici, uomini e donne di spettacolo.
A cominciare da Roberto Saviano.
L'autore di "Gomorra" ha detto: "Sulle intercettazioni ci vuole più rigore: da parte di tutti, procure e giornalisti. Questo è certo. Ma quello che sta avvendendo con questa legge è rischiosissimo: così si cancella un importante strumento per la ricerca della verità".


FIRMA L'APPELLO DI REPUBBLICA.IT


L'appello di Repubblica.it ha un titolo che pone due questioni di pura democrazia: "I giornali hanno il dovere di informare, i cittadini hanno il diritto di sapere". Qualcosa che, con l'entrata in vigore della legge, diventerà più difficile, a volte quasi impossibile. Anche per questo le adesioni crescono rapidamente.
Firmano il giurista milanese Guido Rossi e l'avvocato e docente di Diritto Penale, Carlo Federico Grosso, il quale spiega: "Questa legge costituisce una gravissima violazione della libertà di stampa e del diritto/dovere di informare i cittadini su ciò che accade nel corso delle indagini preliminari. Sotto questo profilo è a mio avviso illegittima dal punto di vista costituzionale.
Aggiungo che la pesante sanzione pecuniaria prevista a carico delle società editrici di giornali rischia di determinare un arbitrario controllo della proprietà sulla linea del giornale. Il che di nuovo lede la libertà dei giornalisti".

Aderisce anche la giurista e scrittrice Eva Cantarella.
Tra gli scrittori, ecco i nomi di Claudio Magris, Andrea Camilleri, Vincenzo Cerami, Ernesto Ferrero, Silvia Ballestra e Gianrico Carofiglio. E si aggiungono i nomi dell'ex sindaco di Bologna Sergio Cofferati (fresco parlamentare europeo), del sindaco di Genova, Marta Vincenzi, dei governatori di Liguria ed Emilia Romagna, Claudio Burlando e Vasco Errani. Dal mondo dello spettacolo aderiscono i registi Mario Monicelli, Carlo Lizzani, Francesca Comencini, Paolo Sorrentino, Mimmo Calopresti, Silvio Soldini, Daniele Luchetti, Davide Ferrario, Marco Risi, Maurizio Nichetti e Riccardo Milani; gli attori Pierfrancesco Favino, Massimo Ghini, Isabella Ferrari, Fabrizio Gifuni, Moni Ovadia, Patrizio Roversi; il produttore Domenico Procacci, il conduttore Alessandro Cecchi Paone, il musicista Mauro Pagani, i cantanti Vinicio Capossela, Piero Pelù e Andrea Mingardi e interi gruppi come gli Skiantos, i Modena City Ramblers, gli Africa Unite e molti altri.
L'attore Leo Gullotta firma e aggiunge una considerazione: "E' l'ennesima prova che viviamo in un paese dove la libertà di tutti è in pericolo, un segnale gravissimo, uno schiaffo alla democrazia".
E arriva l'adesione di don Andrea Gallo, quella di Daria Bonfietti, senatrice e presidente dell'Associazione delle vittime della strage di Ustica, dell'ex procuratore capo di Bologna, Enrico Di Nicola, dei presidenti della Provincia di Milano, Filippo Penati, e di Genova, Alessandro Repetto, del segretario della Cisl di Bologna, Alessandro Alberani.
(11 giugno 2009- Fonte: la repubblica)

lunedì 27 aprile 2009

"La faglia di Trecastagni è caratterizzata da una continua dinamica in apertura..."(dalla relazione dell'Ingv di Catania)

Faglia di Trecastagni non controllata"--Sorbello:Protezione civile da mobilitare
TRECASTAGNI
Un gruppo di tecnici dell'Istituto nazionale di geofisica e vilcanologia(Ingv) di Catania,ha realizzato,attraverso degli studi finalizzati alla dinamica di quelle strutture vulcano-tettoniche attive nell'area etnea che interessano direttamente la viabilità di pertinenza della Provincia Regionale di Catania,un "progetto pilota" lungo un tratto della faglia di Trecastagni,faglia di natura tettonica, che interessa direttamente la strada provinciale 8/III,la Trecastagni-San Giovanni La Punta.
Tale progetto è consistito nell'installazione di dispositivi di misura, sia periodica che in uno stato di continuità, per consentire di ampliare le conoscenze di base sulla dinamica della suddetta struttura tettonica e migliorare, in qualità e sicurezza, gli interventi sui manufatti di pertinenza della Provincia.
Per realizzare ciò è stato avviato un sistema di monitoraggio con l'installazione di tre estensimetri a filo e di dischetti metallici su muri di recinzioni e altri elementi strutturali presenti nell'area della faglia,che presenta delle scarpate morfologiche che,spesso,vengono oscurate dalla presenza di coni e lave recenti che rappresentano l'attuale margine meridionale del fianco orientale dell'Etna,fianco considerato instabile e in lento ma continuo scivolamento in direzione sud-est.
Per l'installazione degli estensimetri-si tratta di cavi d'acciaio installati con tensione costante tra i due punti da monitorare,a loro volta collegati ad un sensore che rileva gli spostamenti che avvengono nella faglia-sono state disposte tre stazioni di controllo, Et1,Et2 e Et3,che acquisivono dati ogni 60 minuti. Delle tre stazioni solo due sono rimaste attive fino a poco tempo fa,Et2 ed Et3,quest'ultima era stata realizzata direttamente sul terreno attraverso un taglio realizzato nella faglia.
Dalla relazione finale dei tecnici dell'Ingv si apprende che "la faglia di Trecastagni è caratterizzata da una continua dinamica in apertura e anche le misure discrete confermano questo andamento".
"E' assurdo-dichiara Armando Sorbello,presidente del Consiglio comunale di Trecastagni-nonostante questa relazione,non certamente rassicurante,la faglia di Trecastagni non è più soggetta al monitoraggio.Ciò,specialmente in riferimento allo scivolamento dell'Etna verso il mar Jonio,deve indurre il comune di Trecastagni ad attivarsi. Credo che sia opportuno,senza allarmismi ma con determinazione, investire la la Protezione civile cittadina di questa problematica.Non può essere lasciata al caso questa faglia.Il suo monitoraggio non può e non deve essere relegato solo ad uno studio. Ci sono i mezzi per "sentire"e capire cosa accade nella faglia,e questi mezzi devono essere attivati immediatamente,senza perdere altro prezioso tempo".
Orazio Vasta
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dal GIORNALE DI SICILIA- ediz. di Catania dell'11 Aprile 2009

venerdì 17 aprile 2009

GIORNALISTA CACCIATA PER AVER PUBBLICATO "IL BACIO PERICOLOSO DI ALFANO",articolo del 2002 de "la repubblica"...

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Olga Lumia, nata ad Agrigento e residente a Roma, pubblica su Facebook il link a una pagina di Repubblica del 2002 dal titolo "Il bacio pericoloso di Alfano", un articolo che riferiva del bacio dell'attuale Ministro della Giustizia Angelino Alfano al boss mafioso Croce Napoli nel 1996. A seguito di questo, Olga viene cacciata dalla redazione di agrigentoweb.it.

Il fatto si commenta da solo.
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“Sono stata ampiamente rimproverata da quelli di Agrigentoweb per quello che avevo pubblicato – si sfoga Olga Lumia sulla bacheca del gruppo dei giornalisti agrigentini su Facebook - Nella mia bacheca di Facebook avevo condiviso un link su un vecchio pezzo de La Repubblica, che aveva come oggetto un politico.
Ho cercato di spiegare – racconta - che la bacheca di FB è come casa mia: ci posso fare quello che voglio. Ma loro niente, non sentivano ragioni.
Ci sono state infatti delle persone che letto il mio link, mi hanno accusato agli editori e direttori di Agrigentoweb gridando allo scandalo.
Dopo varie telefonate con la redazione del quotidiano on-line e dopo una mia lettera di scuse (volevo infatti scusarmi per averli messi, mio malgrado a disagio) pensavo che la cosa fosse finita lì.
Non era vero.
Con un pezzo in prima, firmato dal direttore, sono stata accusata – continua Olga Lumia - di attaccare il premier e i suoi uomini e sono stata volgarmente definita ‘cavallino rampante che fa cri cri’.
A questo punto, non mi restava altro che fuggire da un simile ambiente.
Un ambiente dove non c'è libertà di opinione, pensiero e parola.
Dove ti controllano anche per ciò che fai in privato.
Mi sono dimessa – conclude - per scappare a gambe levate da una situazione insostenibile”.
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ESPRIMO SDEGNO!

PIENA SOLIDARIETA' A OLGA LUMIA!

Orazio Vasta

venerdì 10 aprile 2009

"Ma perché stupisce meraviglia l’idea di persone scomparse, senza che nessuna ne abbia fatto la denuncia?"


a Orazio Vasta:
Sono da anni vicina al mondo dell'immigrazione e con gli immigrati lavoro in iniziative, manifestazioni, e in un giornale.
Ho anch'io pensato subito agli "invisibili" del terremoto, sapendo quanti sono venuti in Italia e non sono ancora regolari, chissà, mi sono detta, quanti sono quelli che non risultano "dispersi".
Il loro destino mi ha fatto soffrire.
Volevo però aggiungere che purtroppo ho aspettato invano un messaggio di solidarietà da parte delle numerose associazioni di migranti, albanesi, romeni, marocchini, senegalesi ecc. che risiedono e lavorano (in un modo o nell'altro..) in Italia.
Noi li consideriamo nostri concittadini, ma loro?
Non siamo riusciti a farci amare abbastanza?
RAFFAELLA BOTTO
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Questi” Invisibili” perché mai esistiti...
Quando una reazione è aggressiva,di solito ,è perché è andata troppo vicina alla verità..
Ma perché stupisce meraviglia l’idea di persone scomparse, senza che nessuna ne abbia fatto la denuncia?
Perché ci meravigliamo?..
Basterebbe girare per i quartieri delle nostre città, per vedere come e in quanti vivono gli extracomunitari e non, gli “Invisibili” appunto.
Ma ricordiamoci di Milano e dei cinesi che dormivano nell’albergo sotterraneo…
Gli operai messi in regola? Per usare una frase di Saviano: “quando muoiono gli operai, muoiono sempre il primo giorno di lavoro”. Perché…..?
Gli affitti dichiarati?
Sarebbe come auto- denunciarsi, allora ecco che è meglio nascondere.. Queste persone, trattate come mai esistiti come “ invisibili”, scappavano già da terre martoriate……
“L'Italia non è un Paese sotto-sviluppato dell'Africa. L'Italia non è un Paese dei Balcani. L'Italia è un Paese civile ed europeo,democratico e dalle radici cristiane.” Dichiara il Dott. Giovanni Genovese..
Come può dichiarare l’Italia un Paese Europeo, Democratico , dalle radici cristiane e poi offendere così l’Africa ed i Balcani e le sue genti?
Se civile significa vedere morire quasi 300 persone per non aver rispettato le minime norme antisismiche...
Se per civile significa annientare la vita di interi paesi ..
Se civile e cristiano significa pensare esclusivamente al proprio interesse personale…
Se per cristiano si intende far vivere negli scantinati gli immigrati, clandestini e non...
Allora, Io non voglio essere ne Civile ne Cristiana..
Io voglio essere un “Imbecille”.
PATRIZIA FOLLARI
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Gli immigrati invisibili....
Credo che di immigrati invisibili ce ne siano in tutt'Italia e siano moltissimi. Girando per le citta' del nord, ne trovo in ogni angolo....soprattutto guando vuoi e puoi fermarti a chiaccherare con loro.
Quello che mi fa piu' rabbia e' quando vieni a conoscenza del loro stato , cosi precario,perche' lavorano molto e tutto in nero.
Noi cerchiamo di parlare con la gente (italiana)per farli mettere" in regola" e dar loro la dignita' che gli aspetta di diritto, rispondono che non conviene metterli "a posto".
A loro sta bene cosi....
Ne hanno bisogno per farli lavorare pero' non li rispettano.
Ecco allora spiegato" gli invisibili" dell'Aquila....
Sarebbe come autodenunciarsi...
Anzi mi viene il dubbio che il premier Berlusconi non abbia voluto gli aiuti di volontariato straniero propio per questo motivo....
Esagero ???? Mha! penso di no.
Un caloroso pensiero a tutti gli "invisibili" morti per il terremoto all'Aquila ,con "Ciao a voi , arrivederci un giorno".
ALFONSINA MARTINET
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Fonte: http://www.albanianews.it/ ,commenti all'articolo "Terremoto in Abruzzo e gli immigrati 'invisibili' "di Orazio Vasta

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Ciao Orazio,Rispondo a Raffaella Botto.
Parlo da albanese che sono.
Cara Raffaella!
In questi momenti coinvolgenti per tutti noi (senza distinzione italiani o stranieri, perchè viviamo in Italia e questo dolore ha toccato tutti, sono delle ferite per tutti noi), sarebbe meglio con buon senso e soprattutto nel rispetto del dolore e del momento che un intero paese vive, di non guardare le formalità superficialmente.
Io vivo tra italiani e albanesi, e porto la mia testimonianza che la tragedia è stata vissuta profondamente dalla comunità albanese (come del resto penso anche dalle altre comunità). La reazione e la riflessione è stata vissuta e sentita pienamente, nè più nè meno dell'animo di un italiano, ed è questo che conta prima di tutto e non le formalità (c'è chi li fa, ma c'è chi li sente veramente).
iornali per gli albanesi in Italia (per non parlare quelli in Albania per giorni interi media e masmedia), hanno scritto e partecipato animamente sulla tragedia.
Abbiamo dato in nostro piccolo contributo (quello che può ogn'uno di noi) perchè amiamo e soffriamo insieme con gli italiani da anni qui e viviamo con testa e anima in questo paese malgrado i problemi.
Mi dispiace che lei mette in dubbio il nostro amore per gli italiani (bisogna venire in Albania a questo punto per capire quanto gli italiani sono amati dagli albanesi; se facessi la "cattiva" le direi, mi viene spontaneo: non so quanto gli italiani amano gli albanesi..).
Ma non è il momento di polemiche, non vorrei mai questo, lungi da me; ho solo risposto perchè fare caso fino qui a certe formalità lo vedo esagerato.
Nel suo piccolo ogni individuo (straniero o non)pensa, partecipa, rifflette, agisce, ama, soffre e vive nella società in cui appartiene, e sotto questo aspetto gli albanesi si sentono pienamente parte integrante del corpo (e anche di indole direi) del popolo italiano.
Kaltra Viola
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lunedì 9 marzo 2009

Stamattina,sarò intervistato,a Catania, da Cecchi Paone,nell'ambito di un programma televisivo sulla storia dell'Autonomia siciliana...

Stamattina,sarò intervistato,a Catania, da Cecchi Paone,nell'ambito di un programma televisivo sulla storia dell'Autonomia siciliana...
Si tratta del programma "L'Isola del tempo".
Il programma,che viene registrato, sarà trasmesso a puntate da SKY-Marcopolo...
Non so ancora la data esatta ...credo ad Aprile... lo comunicherò.
Orazio Vasta

sabato 7 marzo 2009

Contro i giornalisti siciliani attentati,intimidazioni e Facebook!

Trent'anni sono passati da quel 26 gennaio 1979 in cui Mario Francese(nella foto) venne assassinato dalla MAFIA sulla strada di casa, dopo aver lasciato la sede del Giornale di Sicilia,a Palermo....Contro i giornalisti siciliani non solo attentati ed intimidazioni...Ci pensa anche Facebook!
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Il giornalista denuncia la mafia su Facebook.

E la sua pagina scompare…
Un messaggio in italiano. Freddo, burocratico.“Sì dice così: il tuo account è stato disabilitato da un amministratore. Se hai domande o dubbi consulta le Faq”.
Scompaiono così da Facebook centinaia di contatti ma soprattutto una intensa attività di comunicazione sulla mafia e la realtà siciliana. E la posta personale.
Nino Randisi è un giornalista. Un dirigente sindacale della sua categoria nell’isola, uno che ha preso molto sul serio il social networking come strumento di comunicazione civile: “Mica si potrà solo scrivere, ho mangiato, ho dormito e tutte quelle altre fesserie che si leggono, no? Si potrà pur comunicare qualcosa di più serio e di più drammatico?“.
“Avevo 500 amici. Ogni giorno pubblicavo video di YouTube sui latitanti più pericolosi. Mettevo materiali che scottano, tutta documentazione seria su argomenti importanti. E mi seguivano in molti. Adesso tutto quello che ho pubblicato finora è andato perso. Ma io non mi arrendo, mi sono rifatto l’account con altri dati e ho ripreso a pubblicare. Voglio proprio vedere cosa succede adesso. Pensa un po’, hanno tolto qualche pagina su Riina, ma ne hanno lasciato altre dove si parla di mafia in tono elogiativo, e il mio spazio, che è una pagina *contro* la mafia, me lo disabilitano?“Sei sicuro che non te lo abbiano riattivato? Guarda che Facebook è in piena confusione tecnologica, a causa della sua crescita tumultuosa… Potrebbe essere solo un disguido…“Macchè! Niente e la cosa più irritante è che non c’è nessuno cui scrivere. Non si trova un punto di riferimento in Italia. Questi signori chi li rappresenta? Con chi si deve parlare? Non è possibile che non ci sia un indirizzo cui scrivere”Randisi è uno dei tanti cui accade questa disavventura facebookistica. A un certo punto qualcuno ti “denuncia”, le tue cose scompaiono, i dati e i contenuti che hai immesso, compresa la posta personale, svaniscono nel nulla. In molti casi - ci risulta - l’account viene riabiliato dopo le proteste, è successo perfino per qualche deputato. Ma intanto sapere “dove” e con chi protestare è molto complesso.Randisi sembra pensare che qualcuno, dall’Italia, possa aver chiesto l’intervento contro la sua pagina. Ma il punto certo è che Facebook, piattaforma dove ormai più di 6 milioni di italiani esprimono i loro pensieri e le loro proteste, pubblicano le loro immagini e si mandano la loro corrispondenza, non ha nel nostro paese - che si sappia - nemmeno uno “sportello” cui indirizzare i propri reclami. Quella che ha colpito Randisi potrebbe essere censutra o disguido. Si vedrà. Ma se almeno il danneggiato potesse parlarne a qualcuno, forse anche i sospetti diminuirebbero.

Fonte: www.larepubblica.it

sabato 14 febbraio 2009

DEDICO QUESTA GIORNATA A TUTTI GLI AMORI INFRANTI DALLA BESTIA MAFIOSA!

Oggi è San Valentino,la Festa degli innamorati...lasciamo stare l'aspetto puramente commerciale...rimaniamo attaccati alla Festa degli innamorati...
La foto che ho scelto in occasione di questa giornata "d'amore" è quella che ritraee Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo...
Dedico questa Festa a loro e a tutti i magistrati,poliziotti,carabinieri,sindacalisti,politici,imprenditor e giornalisti che sono stati uccisi dai mafiosi.
Dedico questa giornata al loro AMORE INFRANTO.
Dedico questa giornata alle donne e agli uomini che hanno perso la PERSONA AMATA,l'altra meta del loro cuore, in uno dei tanti attentati compiuti dalla Bestia mafiosa.
Dedico questa giornata alle parole d'amore che non saranno mai dette da questi uomini e da queste donne.
Dedico questa giornata alle persone che non riceveranno mai quelle parole d'amore.
Dedico a questi innamorati la Festa di San Valentino....
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San Valentino.....un amore,una poesia................
Farò della mia anima uno scrignoper la tua anima,del mio cuore una dimoraper la tua bellezza,del mio petto un sepolcroper le tue pene. Ti amerò come le praterie amano la primavera,e vivrò in te la vita di un fioresotto i raggi del sole.Canterò il tuo nome come la vallecanta l'eco delle campane;ascolterò il linguaggio della tua animacome la spiaggia ascoltala storia delle onde.
~ Kahlil Gibran ~

E sto abbracciato a te senza chiederti nulla, per timore che non sia vero che tu vivi e mi ami. E sto abbracciato a te senza guardare e senza toccarti. Non debba mai scoprire con domande, con carezze, quella solitudine immensa d'amarti solo io.
~ Pedro Salinas ~

Ho scelto te
Nel silenzio della notte, io ho scelto te.Nello splendore del firmamento, io ho scelto te.Nell'incanto dell'aurora,io ho scelto te.Nelle bufere più tormentose, io ho scelto te.Nell'arsura più arida,io ho scelto te.Nella buona e nella cattiva sorte, io ho scelto te.Nella gioia e nel dolore, io ho scelto te.Nel cuore del mio cuore, io ho scelto te.
~ S. Lawrence ~

Perche' ti amo
Perche' ti amo, di notte son venuto da tecosi' impetuoso e titubantee tu non me potrai piu' dimenticarel' anima tua son venuto a rubare.
Ora lei e' mia - del tutto mi appartienenel male e nel bene,dal mio impetuoso e ardito amarenessun angelo ti potra' salvare.
~ Herman Hesse ~

Il vero amore non lascia tracce
Come la bruma non lascia sfregi

Sul verde cupo della collinaCosì il mio corpo non lascia sfregiSu di te e non lo farà mai
Oltre le finestre nel buioI bambini vengono, i bambini vanno

Come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neve
Il vero amore non lascia tracce

Se tu e io siamo una cosa sola
Si perde nei nostri abbracci
Come stelle contro il sole
Come una foglia cadente può restare
Un momento nell'aria
Così come la tua testa sul mio petto
Così la mia mano sui tuoi capelli
E molte notti resistono

Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano
~ Leonard Cohen ~

Sonetto XVII
Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio o freccia di garofani che propagano il fuoco:t'amo come si amano certe cose oscure,segretamente, tra l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e recadentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpoil concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
~ Pablo Neruda ~
Tratto da cento sonetti d'amore.

Sabbie Mobili
Demoni e meraviglie Venti e maree Lontano di gia' si e' ritirato il mare E tu Come alga dolcemente accarezzata dal vento Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognandoDemoni e meraviglie Venti e maree Lontano di gia' si e' ritirato il mare Ma nei tuoi occhi socchiusi Due piccole onde son rimasteDemoni e meraviglie Venti e maree Due piccole onde per annegarmi.
~ Jacques Prevert ~

Quando ti chiedi cos'è l'amore, immagina due mani ardenti che si incontrano, due sguardi perduti l'uno nell'altro, due cuori che tremano di fronte all'immensità di un sentimento, e poche parole per rendere eterno un istante.
~ Alan Douar ~

Desiderio
Solo il tuo cuore ardentee niente più.Il mio paradiso un camposenza usignolo né lire,con un fiume discretoe una fontanella.Senza lo sprone del ventosopra le frondené la stella che vuoleessere foglia.Una grandissima luceche fosse luccioladi un'altra,in un campo disguardi viziosi.Un riposo chiaroe lì i nostri baci,nèi sonori dell'eco,si aprirebbero molto lontano.Il tuo cuore ardente,niente più.
~ Garcia Lorca ~

Sonetto XXIV
Il mio occhio s'è fatto pittore ed ha tracciatoL'immagine tua bella sul quadro del mio cuore;il mio corpo è cornice in cui è racchiusa,Prospettica, eccellente arte pittorica,Ché attraverso il pittore devi vederne l'artePer trovar dove sia la tua autentica immagine dipinta,Custodita nella bottega del mio seno,Che ha gli occhi tuoi per vetri alle finestre.Vedi ora come gli occhi si aiutino a vicenda:I miei hanno tracciato la tua figura e i tuoiSon finestre al mio seno, per cui il SoleGode affacciarsi ad ammirare te.Però all'arte dell'occhio manca la miglior grazia:Ritrae quello che vede, ma non conosce il cuore
~ William Shakespeare ~

Senza di te
Non posso esistere senza di te. Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti: la mia vita sembra che si arresti lì, non vedo più avanti. Mi hai assorbito. In questo momento ho la sensazione come di dissolvermi:sarei estremamente triste senza la speranza di rivederti presto. Avrei paura a staccarmi da te. Mi hai rapito via l'anima con un potere cui non posso resistere;eppure potei resistere finché non ti vidi; e anche dopo averti veduta mi sforzai spesso di ragionare contro le ragioni del mio amore. Ora non ne sono più capace. Sarebbe una pena troppo grande.Il mio amore è egoista. Non posso respirare senza di te.
~ John Keats ~

Core analfabbeta
Stu core analfabbetatu ll'he purtato a scola,e s'è mparato a scrivere,e s'è mparato a lleggeresultanto na parola:"Ammore" e niente cchiù.
~ Totò ~
L’evidenza di un amore
L’evidenza di un amoreNon si può nascondere,quando nasce un sentimentoesalano da dentroeccitazioni che stabilisconocalde relazioni anche se non lo vuoi.L’evidenza di un amoreNon si può comprenderePer le vie della ragioneCon inutili argomenti.Più reale del realeLa tua immagine in me,non mi stanco di pensarti,mi sento vivere.Ho bisogno di te!Hai bisogno di me!Non posso fingere.L’esigenza di amareNon si può estinguere.Cosa mai sarebbe il mondoSenza il cielo dentro il mare.Una calma naturaleSi impadronisce di me,quando siedi al mio fianco ritorno a vivere.L’evidenza di un amore Non si può nascondere,quando nasce un sentimentoesalano da dentroeccitazioni che stabilisconocalde relazionianche se non lo vuoi.
~ Juri Camisasca ~

lunedì 9 febbraio 2009

MARIO FRANCESE,il giornalista del Giornale di Sicilia ucciso 30 anni fa dalla mafia....

Il premio Francese tra giornalismo e teatro
Il 26 gennaio 1979 il cronista di giudiziaria pagava con la vita le sue inchiestecontro la mafia.
Nel trentesimo anniversario dell'omicidio si è tenuto a Palermo il primo appuntamento con l'edizione 2009 del riconoscimento a lui intitolato.Nicastro: "Abbiamo colto l'occasione per rinnovarne la formula e per affidarealla forza evocativa del linguaggio teatrale il compito di raccontare una storia umana e professionale che ormai è diventata un patrimonio morale collettivo". Tra le iniziative anche una cerimonia sul luogo del delitto organizzata dall'Uncie un volume che ripropone la sua ultima grande inchiesta pubblicata postuma.Siracusa, restaurata la lapide.
Il 6 febbraio serata organizzata dall'Assostampa
"Trent’anni fa il giornalismo siciliano ha perso un cronista di razza. Trent’anni dopo siamo qui a ricordare con Mario Francese il profilo di un giornalista scomodo e coraggioso: un professionista dell’informazione libera che non si fermava mai alla superficie della notizia e vi scavava dentro per ricostruirne il senso, i nessi e i contesti".

E' l'incipit dell'intervento del presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro, alla serata "Una vita per la cronaca-Mario Francese, trent'anni dopo", iniziativa promossa dallo stesso Ordine in collaborazione con la società Zerotre e primo appuntamento con il premio intitolato a Francese, che verrà consegnato nella seconda metà dell'anno.
All'incontro al teatro Politeama, che ha proposto un mix di giornalismo e teatro, sono intervenuti, tra gli altri, Francesco La Licata, inviato della Stampa (ex giornalista de L’Ora e primo vincitore del premio Francese negli anni 90), e Gian Antonio Stella, firma di punta del Corriere della Sera, coautore del best seller La Casta, che ha ricevuto nel 2003 il riconoscimento dedicato al cronista siracusano ucciso dalla mafia trent'anni fa."Questa serata è il primo appuntamento con l’edizione 2009 del premio - ha aggiunto Nicastro -. È un’occasione che vogliamo cogliere per rinnovarne la formula e per affidare alla forza evocativa del linguaggio teatrale il compito di raccontare una storia umana e professionale che ormai è diventata un patrimonio morale collettivo. L'incontro, condotto dai giornalisti Costanza Calabrese e Salvo Toscano, ha vissuto infatti tre momenti di teatro, con i monologhi degli artisti palermitani Davide Enia ("L'uccello grifone"), Ernesto Maria Ponte ("Sono mafioso", scritto con Filippo D'Arpa) e Salvo Piparo (testo inedito e ispirato alla figura di Francese, scritto per l'occasione da Felice Cavallaro e Filippo D'Arpa).Intanto, sabato scorso è sbarcato nelle edicole palermitane, in allegato gratuito al mensile "S" diretto da Francesco Foresta, un volume che ripresenta l'ultima grande inchiesta del cronista trucidato da Cosa nostra, pubblicata postuma a puntate nel 1979 sul Giornale di Sicilia (un lavoro che fa riferimento a personaggi e vicende ancora attuali nelle indagini di mafia), assieme a due contributi firmati da Franco Nicastro e Felice Cavallaro, che inquadrano la figura di Francese nel contesto storico di quegli anni. Si tratta del primo speciale della collana "I quaderni di S", curata della redazione della rivista edita da Novantacento. Il volume porta lo stesso titolo della serata che si è svolta il 26 gennaio al Politeama.Per ricordare Francese a trent'anni di distanza dalla sua morte e' stata anche organizzata una manifestazione sul luogo del delitto. All'incontro promosso dall'Unci erano presenti i vertici dell'ordine dei giornalisti siciliani e del sindacato. Alle 10.30 e' stata celebrata una messa nella cappella delle suore Paoline in corso Vittorio Emanuele, di fronte alla cattedrale. Subito dopo, in una saletta della libreria delle Paoline, si è svolto il confronto sui temi etici del giornalismo e sui nuovi media tra il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, il presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro, e il direttore della pastorale per le comunicazioni sociali dell'arcidiocesi di Palermo, Pino Grasso.Per l'anniversario della morte di Mario Francese una delegazione di studenti e docenti del liceo scientifico ''Einaudi'' di Siracusa ha partecipato alla cerimonia pubblica di sistemazione della lapide, appena restaurata, che ricorda il giornalista. Venerdi' 6 febbraio nell'aula magna del liceo siracusano, si svolgera' una serata in memoria di Mario Francese organizzata con l'Assostampa di Siracusa. La serata e' intitolata ''Divergevano due strade in un bosco'' riprendendo il verso di una poesia di Robert Lee Frost.
Mario Francese, siracusano, comincia la sua attività di giornalista all’Ansa nei primi anni 50, poi passa a La Sicilia di Catania, dove si occupa di cronaca giudiziaria e nera. La collaborazione con il quotidiano catanese si protrae fino alla fine degli anni 50 quando Girolamo Ardizzone lo chiama al Giornale di Sicilia, dove si occuperà sempre di giudiziaria, diventanto uno dei più esperti conoscitori delle vicende mafiose.

Il suo è un ormai raro esempio di giornalismo investigativo: fu il primo a intuire la scalata al potere mafioso dello schieramento dei corleonesi di Totò Riina e Luciano Liggio e a scoprire i legami tra mafia e appalti. Venne ucciso da Cosa Nostra la sera del 26 gennaio 1979 davanti alla sua abitazione.
(26 gennaio 2009)

Fonte:Odine dei giornalisti di Sicilia

mercoledì 4 febbraio 2009

LA RABBIA DEGLI AGRICOLTORI SICILIANI!

Il blog di Corrado Vigo - agronomo
Il blog è di nuovo a lutto per le gelate del 2008
martedì 3 febbraio 2009


la rabbia
Il blog ritorna "a lutto".La rabbia che scaturisce dalle ultime affermazioni razziste del Ministro leghista Luca Zaia farà sopravvivere le nostre aziende agrumicole, ma lo sdegno che l'intera vicenda fa nascere non verrà rimosso facilmente.
Il Ministro ha fatto sapere al giornalista Orazio Vasta che non ci sono soldi per le gelate.
Però ... per le regioni del nord, danneggiate in data successiva, i soldi c'erano, tant'è che le delimitazioni sono state fatte.
Molto bene.
La denuncia penale che il Ministro ed il suo sotto posto dott. Giuseppe Pennucci riceveranno, non riguarderà più solo "omissioni e ritardi di atti d'ufficio", ma anche "voto di scambio" ed "interessi privati in atti d'ufficio".
Giorno 16 febbraio la denuncia, poi ... la storia racconterà i fatti seguenti!
CIA, Coldiretti e Confagricoltura Siciliane, dove siete?????

venerdì 30 gennaio 2009

NEL PAESE DEI TAROCCHI....


In Italia va per la maggiore la massima di K. Krauss:
"Il giornalismo è il luogo ove uno passa la vita a parlare di cose che ignora e a tacere le cose che sa."
Chi nuota controcorrente nel mare della disinformazione fa un
"Uso criminoso della televisione pubblica!"

lunedì 26 gennaio 2009

DONNE UNITE PER FONDARE IL PARTITO DELLE DONNE (SOLO) BELLE(di Giovanna Mulas)

Mi chiedo di quale partito io debba farmi la tessera, affinché qualcuno possa definirmi bella e quindi meritare un poliziotto al fianco quando vado a farmi mettere i bigodini dalla Gina, lì all’ angolo tra la forneria Podda e il lavavetri che tutti sanno quanto sia donnaiolo, il ragazzo.Occorrerebbe, inoltre, che il poliziotto sia gay, altrimenti pure lui potrebbe provarci con me, vista l’aria che tira. Se non gay, almeno eunuco…esistono i poliziotti eunuchi? Ecco: come donna consiglio di crearne una squadra intera, tutti affetti poveracci da impotentia generandi o da una più radicale impotentia coeundi. La FTF, la Fall Tagliò Force. Però, a pensarci bene il problema si complicherebbe davvero: si renderebbe necessario aprire un tesseramento per poliziotti eunuchi o gay; legalizzarli insomma visto che non lo fa il Vaticano: non lo fa coi preti stessi immaginate se lo fa coi poliziotti. Così noi donne belle ( per le brutte nessun problema di violenza. Andate sul sicuro, cosce e seni al vento ragazze mie) potremmo cominciare a girare tranquille pure davanti all’ officina del lavavetri che ci prova ogni volta; e capirai, con un poliziotto figo e FTF al fianco chi mi tocca. In verità potrebbe nascere un altro problema, soprattutto da noi del sud ( isole in particolare: qualcuno, naturalmente scherzando, dice che siamo più focosi): coi mariti gelosi come la mettiamo? Insomma, sapere che le mogli belle ogni volta devono andare in giro scortate da bei maschioni dell’arma, seppure FTF, non è una cosa molto accettabile, per il Santo Maschio Italico. Allora facciamo che fondiamo il Partito anche Per I Mariti Gelosi Ma Sereni Perché Sanno Che Lo Stato Provvede A Tutto Quindi Le Mogli (Belle) Vanno In Giro Protette Da Un Poliziotto Gay O Eunuco. Il PPIMGMSPSCLSPATQLMBVIGPDUPGOE . La tessera dovrà essere un pochino più…voluminosa del solito per ospitarne tutta la sigla, ma forse è meglio; mi coprirà il seno e quindi minor rischio di raptus nei maschi vogliosi che puntano pene e neuroni verso le donne solo belle. Sempre che io venga definita bella. Quindi riassumiamo signori: è necessaria la tessera dopo la tessera.Un punto fon-da-men-ta-le, Siori e Siore: c’è un esame particolare da passare per vincere la tessera di Bella Col Poliziotto Al Fianco?E se una proprio bella bella non è, ma nella norma diciamo, in che categoria la rientriamo; nel partito delle belle (con tessera e poliziotto part time, visto che in total time non è possibile ché le uniformi non basterebbero per cotanta –tanta tanta- bellezza mediterranea?) o in quello delle sfigate in attesa della promozione in classifica? Desidero aggiungere un pensiero, tra me e voi e qualche altro amico che davvero giudico di lotta intellettuale vera. Ne conto pochi, purtroppo.Ricevo quasi quotidianamente lettere da persone con un’ impotenza, una voglia di farla finita con la vita e questa società così pressapochista e superficiale che, vi assicuro, mi fanno pensare in continuazione alle generazioni che stiamo formando. A ciò che stiamo preparando per loro. Un mondo di lotta amicimiei, lotta intellettuale quando non può farsi con le armi, e già la penna è arma potente, da zittire. O tagliare, comprare.Le Sue Signorie d’una certa “intellettualità” nazionale scelgono in genere un’opzione di tre: o non sanno, o fanno finta di non sapere, o vengono pagati profumatamente perché non sappiano.A tanta simpatica affermazione del premier, una tra tante ma che, per chiara esperienza di vita, molto mi tocca: "dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze" ( in rif. agli stupri in Italia); la risposta degna del ministro della Difesa La Russa è stata, come sapete, “che la proposta è fattibile, anche se ci vorranno sei mesi per predisporre un tale numero di soldati”.In effetti, in questa tanto scherzosa panoramica, non sai se riderci o piangere; ma non semplicemente, proprio piangere dandoci di testa al muro ché arriva un momento prima o poi ( si spera), nella vita di ognuno, un momento appunto nel quale i neuroni, e per fisiologica maturità e per saggezza, cominciano a funzionare non dico nel pieno vigore ( non è da tutti) ma almeno si sforzano di collaborare tra loro. Avviare dei contatti produttivi, diciamo.E' evidente che su certe Alte Signorie l'età non è servita.Seguivo, tempo fa, un servizio nell' ammiraglia delle reti televisive nostrane, legato ai disperati che hanno perso casa e coraggio durante l'ultima alluvione nel cagliaritano.La bella giornalista (so che ha anche un fan club: forse “fa” troppo la bella per fare pure la buona giornalista.
Ma oggi è comune. No problem. E’ talmente comune incappare nell’ imbecillità che la gente si stupisce e ha dubbi sui talenti veri, quando impudicamente escono alla luce del sole) da persona coi neuroni evidentemente svegli e concentrati sul domani e l’essenza dell’ uomo; chiedeva alla vecchia in calzette bianche calate e pantofole, in mezzo ad un mare di fango e detriti che doveva essere un tempo la sua casa: "ma signora...come si sente?".
E la povera, inebetita, la guardava chiaramente allucinata, senza rispondere. E se qualche risposta un poco, diciamo così, giustamente alterata c'è stata; chiaramente è stata tagliata per la buona pace di occhi e orecchi d'un Beato Ascoltatore (mio padre, bontà sua, chiamava la tipologia quella del Beato Porco. Va tutto bene, si.
Cose che succedono. Affidiamoci a Dio e accettiamo.
Tanto è successo a lui, grazie a Dio e Gesusumeu. ).
Ci sarebbe altro da dire e scrivere e denunciare…ah, se c’è…si che c’è. E c’è anche il tempo e la rabbia e la penna per farlo. Ma lasciamolo alla prossima puntata, visto che oggi è solo un lunedì.Ecco, danziamo sorridenti e scherzosi in questo che è il nostro attuale panorama sociale, storico e politico. Al che, anche qui, le cose son due. O danziamo e ci sediamo a riposare le membra guardando in tv ciò che ci fanno guardare e leggere ciò che ci fanno leggere, o ci sforziamo di capire ciò che c’è Dietro, Oltre una notizia, la più apparentemente banale. Dal capire al lottare, anche e soprattutto in difesa di chi non ha le armi o le capacità per farlo, il passo è breve.
E' una questione di onestà intellettuale. Quando, però, il vero intellettuale esiste.
Ai Salottieri Non Pensanti m’inchino dunque, e, pardon, giro le spalle.Non è Arte la vostra, Siori e Siore.E se pure per un istante vi siete illusi che lo sia ( Arte o Verità); vi siete illusi tra voi, da scimmie sciocche, tra un muto che parla ad un sordo.
L’ Arte è lotta, è messaggio coraggioso, costante, troppo fastidioso, urlante.
Non abbassiamola mai questa lotta, mi raccomando.
Tu pure fallo, e pure tu…e Tu.
Per chi è indifeso...avanti.
La poesia, la letteratura sono armi potenti.
L’ Arte vera è arma temibile e potente.
Quando è vera, appunto, e fa pensare.
Tu sai quanto.
Non lasciarla chiusa nel tuo cassetto.
Giovanna Mulas
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domenica 25 gennaio 2009

OFFESA LA MEMORIA DI PEPPINO IMPASTATO!

Offesa la memoria di Impastato, il Prefetto di Trapani assegni i funzionari ad altri incarichi
"Se non fosse che questa è l'ennesima prova della poca considerazione da parte delle Istituzioni verso chi ha sacrificato la propria vita in nome della legalità, verrebbe da sorridere nel sentire che qualcuno in Sicilia non è ancora a conoscenza della storia e della figura di Peppino Impastato. Se a non conoscerla poi sono dei funzionari di una Prefettura siciliana, quella di Trapani, che più di chiunque altro dovrebbero tenere in somma considerazione l'esempio di chi ha servito lo Stato scagliandosi persino contro una parte dei propri affetti familiari pur di difendere i valori su cui questa nazione si fonda, la vicenda assume le caratteristiche di una burla grottesca". Ad affermarlo è Sonia Alfano, presidente dell' Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, in merito alla richiesta avanzata al Comune di Marsala dalla Prefettura di Trapani di ottenere il curriculum di Peppino Impastato per poter dare il via libera all'intitolazione di una piazza al giornalista ucciso da Cosa Nostra il 9 maggio del 1978. "Davanti all' ingoranza dei suoi funzionari - ha proseguito la presidente nella nota - il Prefetto di Trapani dovrebbe immediatamente assegnare questi signori ad altre funzioni poichè con il proprio operato hanno arrecato un danno alle Istituzioni dello Stato ed inferto un nuovo doloroso colpo alla famiglia Impastato ed alla figura di Peppino. Gli italiani si aspettano che le Istituzioni preposte alla difesa del territorio anche dalle organizzazioni criminali lo facciano sopratutto in nome e nella memoria delle tante persone uccise dalla mafia e per farlo, il primo e banale requisito, è di conoscerne la storia. Assegnare i funzionari che si sono fatti autori di una cosi odiosa beffa alla figura di Peppino, ad altre funzioni, è un atto dovuto per rimediare all'offesa perpetrata nei confronti della Sicilia e dell' Italia tutta".

venerdì 23 gennaio 2009

PEPPINO IMPASTATO? SCONOSCIUTO!






Il Comune di Marsala ha intitolato una strada a Peppino Impastato, e,UDITE-UDITE, la Prefettura di Trapani ha chiesto il suo curriculum!
Mi chiedo: è mai possibile che la Prefettura di Trapani sconosca la figura di Peppino Impastato,la sua lotta alla mafia, la sua vita, la sua famiglia, il suo assassinio per mano della bestia mafiosa?
La richiesta del curriculum di Peppino è vergognosamente offensiva per lo stesso Impastato e per tutti coloro che abbiamo condiviso e condividiamo la sua battaglia.
CHE NE PENSI?
Orazio Vasta

sabato 17 gennaio 2009

GAZA...I VIDEO DI UN SICILIANO


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dagaza.org

Fonte: www.dagaza.org

GLI USA CONTINUANO AD ARMARE LA MANO DEGLI ASSASSINI DEI BAMBINI

Grecia, proteste bloccano spedizione di munizioni Usa a Israele Dovevano partire dal porto di Astakos. Il Pentagono: "Troveremo un'alternativa".
In seguito alle manifestazioni di piazza della sinistra greca e alle proteste del Partito Socialista all'opposizione, i 325 container di munizioni statunitensi destinate a Israele sono stati bloccato dalle autorità di Atene nel porto di Astakos.La notizia è stata confermata dal portavoce del Pentagono, Geoff Morrell, spiegando che gli Stati Uniti stanno ora cercando delle vie alternative alla Grecia per rifornire di armi l'alleato israeliano."Non so dire - ha detto Morell - se i greci abbiano un problema di sicurezza o un problema politico o qualche altro tipo di problema. Ma, qualunque sia la ragione, sono state sollevate obiezioni e quindi dovremo trovare un'alternativa per fare arrivare queste munizioni in Israele". Morell ha poi aggiunto che la decisione di inviare quella fornitura è stata presa nell'ottobre scorso, dunque ben prima che avesse inizio l'offensiva israeliana nella Striscia di Gaza.
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venerdì 16 gennaio 2009

L’ultima intervista video di Giuseppe Fava...

Clicca,il video:
http://www.youtube.com/watch?v=jAogBSvaSyU
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L’ultima intervista video di Giuseppe Fava
E’ l’ultima intervista in televisione a Giuseppe Fava. Da "Film dossier" di Enzo Biagi, 28 dicembre 1983.L’ultima intervista televisiva di Giuseppe Fava, il 28 dicembre 1983. Lui sarebbe stato ammazzato il 5 dicembre 1984.
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Biagi: Giuseppe Fava, giornalista, scrittore catanese, autore di romanzi e di opere per il teatro. Fava, per i suoi racconti a cosa si è ispirato?


Fava: alle mie esperienze giornalistiche. Io ti chiedo scusa ma sono esterrefatto di fronte alle dichiarazioni del regista svizzero. Mi rendo conto che c’è un’enorme confusione sul problema della mafia. Questo signore ha avuto a che fare con quelli che dalle nostre parti sono chiamati "scassapagliare". Delinquenti da tre soldi come se ne trovano su tutta la terra. I mafiosi sono in ben altri luoghi e in ben altre assemblee. I mafiosi stanno in Parlamento, sono a volte ministri, sono banchieri, sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Bisogna chiarire questo equivoco di fondo: non si può definire mafioso il piccolo delinquente che ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale… quella è piccola criminalità che credo esista in tutte le città italiane e europee. Il problema della mafia è molto più tragico e importante, è un problema di vertici della nazione che rischia di portare alla rovina, al decadimento culturale definitivo l’Italia.

Biagi: Tu hai fatto conoscenza diretta del mondo della mafia, come giornalista?

Fava: Sì, ho conosciuto diversi personaggi dell’una e dell’altra parte. Attraverso le cronache, le indagini che andavamo conducendo e che abbiamo puntualmente riferito sui nostri giornali.

Biagi: Chi ricordi di più di questi tipi? Dei vecchi mafiosi, ad esempio? Sono cambiati?

Fava: Un uomo sì. C’è un abisso tra la mafia di vent’anni fa e quella di oggi. Allora il mafioso per eccellenza era Genco Russo. Io sono stato a casa di Genco Russo e, mi si perdoni il termine, sono stato l’unico ad avere l’onore di intervistarlo. Ad avere un memoriale firmato che iniziava con le parole "Io sono Genco Russo, il re della mafia". Genco Russo governava il territorio di Mussomeli dove, da vent’anni, non c’era stato non dico un omicidio ma nemmeno uno schiaffo. Non c’era un furto, tutto procedeva in ordine, nella legalità più assoluta. Era la vecchia mafia agricola, la quale governava un territorio di una forza straordinaria che il mondo di allora non poteva ignorare. Controllava tra i 15 e i 40mila voti di preferenza.Nessun uomo politico poteva ignorare questa potenza determinate. Era sufficiente che Russo spostasse quei voti non da un partito all’altro, ma anche all’interno dello stesso partito per determinare la fortuna o meno di un uomo politico.Ecco perché poteva andare alla Regione Sicilia e spalancare con un calcio la porta degli assessori: lui era il padrone.Poi la società si modificò e i mafiosi non furono più quelli come Genco Russo.I mafiosi non sono quelli che ammazzano, quelli sono gli esecutori. Anche al massimo livello. Si fanno i nomi dei fratelli Greco. Si dice che siano i mafiosi vincenti a Palermo, i governatori della mafia. Non è vero: sono anche loro degli esecutori. Sono nella organizzazione, stanno al posto loro. Un’organizzazione che riesce a manovrare centomila miliardi l’anno. Più, se non erro, del bilancio di un anno dello Stato italiano. E’ in condizione di armare degli eserciti, di possedere flotte, di avere una propria aviazione. Infatti sta accadendo che la mafia si sia impadronita, almeno nel Medio Oriente, del commercio delle armi. Gli americani contano in questo, ma neanche loro avrebbero cittadinanza in Italia, come mafiosi, se non ci fosse il potere politico e finanziario che consente loro di esistere. Diciamo che questi centomila miliardi, un terzo resta in Italia e bisogna riciclarlo, ripulirlo, reinvestirlo. E quindi ecco le banche, questo prolificare di banche nuove. Il Generale Dalla Chiesa l’aveva capito, questa era stata la sua grande intuizione, che lo portò alla morte. Bisogna frugare dentro le banche: lì ci sono decine di miliardi insanguinati che escono puliti dalle banche per arrivare alle opere pubbliche. Si dice che molte chiese siano state costruite con i soldi insanguinati della mafia.

Biagi: una volta si diceva che la forza dei mafiosi è la capacità di tacere. Adesso?

Fava: Io sono d’accordo con Nando Dalla Chiesa: la mafia ha acquisito una tale impunità da essere diventata perfino tracotante. Le parentele si fanno ufficialmente. Certo, si alzano le mani quando qualcuno sta per essere ammazzato, si cerca di tirare fuori l’alibi personale e morale. Io ho visto molti funerali di Stato. Ora dico una cosa di cui solo io sono convinto, quindi può non essere vera: ma molto spesso gli assassini erano sul palco delle autorità.

Biagi: cosa vuol dire essere "protetti", secondo il linguaggio dei mafiosi?

Fava: Poter vivere dentro questa società. Ho letta un’intervista esemplare, a quel signore di Torino che ha corrotto tutto l’ambiente politico torinese. Diceva una cosa fondamentale, una legge mafiosa che è diventata parte della cultura nazionale: non si fa niente senza l’assenso del politico e se il politico non è pagato. Noi viviamo in questo tipo di società, dove la protezione è indispensabile se non si vuol condurre la vita da lupo solitario. Questa vita può essere anche affascinante, orgogliosamente soli fino all’ultimo, ma 60 milioni di italiani non potranno farlo.

Biagi: Vorrei fare a tutti una domanda: secondo voi cosa si deve fare per eliminare questo fenomeno?

Fava: A mio parere tutto parte dall’assenza dello Stato e al fallimento della società politica italiana. Forse è necessario creare una seconda Repubblica, in Italia, che abbia delle leggi e una struttura democratica che elimini il pericolo che il politico possa diventare succube di se stesso, della sua avidità, della ferocia degli altri, della paura o che possa anche solo diventare un professionista della politica. Tutto parte da lì, dal fallimento degli uomini politici e della politica. Della nostra democrazia, così come con la nostra buona fede l’abbiamo appassionatamente costruita e che ci si sta sgretolando nelle mani.

Dalla Chiesa: Io ci ho pensato a lungo, credo che la regola principale sia far capire che il delitto non da potere, ma che anzi lo toglie.

giovedì 15 gennaio 2009

Dolore muto (di Dacia Maraini-da "la repubblica")


Tre, cinque giovani uomini camminano portando in braccio dei bambini avvolti in lenzuoli bianchi. Li tengono riparati come per difenderli dal freddo e dal vento, camminando in mezzo ai detriti. Ma da come cadono all'indietro le piccole teste sulle braccia dei giovani padri si capisce che quei bambini sono morti.Due, tre donne se ne stanno sedute in quella che si indovina essere un'aula scolastica, con le pareti tappezzate di disegni infantili dai colori squillanti.
Le donne stringono al petto dei fagotti avvolti in coperte colorate.
Lì per lì potrebbero essere prese per delle madri che tengono in braccio i figli addormentati. Ma dal colore livido delle facce si capisce che sono bambini senza vita.I giovani uomini camminano verso qualcosa che potrebbe essere una tomba, seguiti da altri uomini. Non gridano, non danno segno di dolore. Le donne nell'aula scolastica anche loro se ne stanno composte, sedute immobili con la testa china, i volti seri coperti da fazzoletti a fiori bianchi e neri.Sono due fotografie che prendono a pugni lo stomaco, uscite sui giornali più popolari. Cosa ci dicono queste fotografie? Che il mondo sta uccidendo i suoi piccoli. Un segno che, quando appare nell'universo animale, è sintomo di una volontà di suicidio della specie. Uccidere bambini vuol dire sopprimere il futuro. E sopprimere il futuro vuol dire togliere di mezzo la speranza e la gioia di vivere.Sappiamo quanto sia complicata e difficile questa guerra. Sappiamo che Israele è un Paese minacciato, non tanto dai palestinesi quanto da gran parte dei Paesi islamici, soprattutto dall'Iran che ha dichiarato piu volte di volerla distruggere. Certamente questo crea un irrigidimento della difesa ad oltranza. Ma sinceramente non crediamo che i bombardamenti ciechi che uccidono tanti civili, colpevoli solo di abitare in quella piccola striscia, sia un buon sistema per risolvere la questione.Una prova di forza, lo capiamo. Ma quanto la forza militare riesce a risolvere le cose? Sono riuscite le bombe a pacificare un Paese come l'Iraq? Sono riuscite le bombe a liberare l'Afghanistan dai tirannici Talebani? La risposta abbastanza evidente è no. Possibile che queste esperienze recentissime non abbiano insegnato niente a un Paese civile come Israele?Per fortuna molti israeliani in questi giorni stanno protestando contro questi bombardamenti. E non sono solo intellettuali, ma gente comune, di tutte le classi e tutte le età. I bombardamenti oltre che micidiali sono inutili. Più che inutili, decisamente dannosi per il futuro del Paese. Ognuno di questi bambini è un motivo di risentimento in più, un motivo di rabbia e uno sprone all'odio. Come non capire questo semplice meccanismo di causa ed effetto?Qualcuno ha parlato di ingenuità. Sono ingenui i pacifisti, si dice. Il mondo procede solo per rapporti di forza. Quindi è inutile fare i buonisti quando tutto è rapina, dominio, vendetta, voglia di distruzione. Si salva solo chi si mostra più forte.Ammettiamo che sia così. Che il mondo sia regolato solo dai rapporti di forza.
E allora io dico che Israele sottovaluta pericolosamente la forza di quei piccoli corpi morti che colpiscono l'immaginazione di chi guarda. L'immaginazione ha una forza che non possiede nessuna bomba, nessun fucile, nessun razzo al mondo.
L'immaginazione partorisce dolore.
Il dolore partorisce giudizio.
Il giudizio partorisce indignazione.
La grande madre immaginazione, anche quando se ne sta nascosta e silenziosa, alla lunga non può che vincere sulla palese brutale forza degli esplosivi.
Dacia Maraini (la Repubblica del 12/01/2009)

mercoledì 14 gennaio 2009

OGGI,ore 23.30,RAI 2:LA STORIA DI PIPPO FAVA

Per la serie "La Storia Siamo Noi", Rai Educational presenta "Giuseppe Fava. Un uomo", a cura di Silvia Bacci, in onda questa sera alle ore 23.30 su Rai Due.
Nella puntata sarà raccontata la storia di Giuseppe Fava e del tragico 5 gennaio 1984 quando a Catania, venne freddato con cinque colpi sparati alla nuca. Il movente è chiaro fin dal primo momento: è stato ucciso per il suo impegno come giornalista, per le denunce continue fatte nei suoi articoli dell'intreccio ambiguo tra criminalità e politica, tra imprenditoria e mafia. A 25 anni dalla morte di Giuseppe Fava "La Storia Siamo Noi" ripercorre la storia di un uomo e del suo coraggio, del suo talento e del suo amore per la Sicilia. A raccontare quegli anni non sono solo gli amici e i familiari di Pippo Fava, ma anche la testimonianza, eccezionale e inedita di Angelo Siino, pentito di Mafia e testimone chiave dell'accusa al processo per la morte del giornalista.

giovedì 8 gennaio 2009

8 GENNAIO 1993,TRE COLPI DI PISTOLA PER IL GIORNALISTA BEPPE ALFANO...

Il corpo di Beppe viene trovato intorno alle 22,30, al posto di guida della sua Renault, accostata nella centrale via Marconi, a pochi passi da casa sua.
L’auto ha ancora le luci accese e il cambio in folle.
Il finestrino, attraverso il quale sono stati sparati i tre colpi di pistola, è abbassato, come se l’uomo stesse parlando con qualcuno.
Alfano aveva 42 anni, era professore di educazione tecnica alla scuola media della vicina Terme Vigliatore, ma, soprattutto, era un giornalista,scriveva per il quotidiano "La Sicilia" di Catania.
Dopo averne eseguito la condanna a morte, la mafia ha cercato di distruggere anche la sua memoria.
Perché anche il semplice ricordo di un uomo coraggioso può essere pericoloso per i boss.
Ed ecco, allora, i tentativi di depistare le indagini, di negare la matrice mafiosa del delitto anche, se necessario, infangando la figura del professore.
Il silenzio che cala intorno alla sua storia.
L’isolamento in cui viene abbandonata la sua famiglia.
Tacciono le istituzioni, ma tacciono anche quelli che erano stati vicini al giornalista prima della sua morte.
Dagli ex compagni di partito dell’Msi ai colleghi del giornale La Sicilia. Fin quando, grazie alle battaglie condotte dalla figlia Sonia, con il sostegno dell’avvocato Fabio Repici e di sempre più numerosi cittadini, le indagini sull’omicidio vengono riaperte e il sacrificio di Alfano per la verità e la giustizia comincia ad essere riconosciuto, da Barcellona, alla Sicilia, all’Italia...
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Giornalisti uccisi dalla mafia

di Gianfranco Bonofiglio ( http://www.democrazialegalita.it ) La libertà dell'informazione e soprattutto di quell'informazione impegnata a far crescere la cultura della legalità e che, anche negli ultimi tempi, è sottoposta agli ennesimi tentativi di controllo e censura, ripropone il dilemma del ruolo reale che il giornalismo può assurgere nella lotta per la verità. Ed il caso di ricordare la storia di coloro i quali credendo fermamente nel ruolo del giornalismo nella lotta alla criminalità, nella lotta alle mafie, hanno immolato la propria vita.
Nove i giornalisti caduti sotto il piombo della mafia.
Nove storie diverse ma accomunate da un comune tragico destino e dalla comune esigenza di verità.
Dal primo omicidio che risale al lontano 5 maggio 1960 di Cosimo Cristina, collaboratore con "L'Ora"di Palermo all'omicidio di Beppe Alfano, corrispondente del quotidiano di Catania"La Sicilia" avvenuto l'8 maggio 1993.
Il cadavere di Cosimo Cristina venne trovato in una galleria ferroviaria ed archiviato quale"suicidio". Solo dopo alcuni anni il vicequestore Angelo Mangano, divenuto in seguito famoso per l'arresto di Luciano Liggio, volle indagare richiedendo l'esumazione del cadavere per supportare la tesi che non fosse suicidio ma omicidio: Un mistero fra i tanti misteri non risolti della Madonne di Sicilia.
Pochi giorni prima di morire Cristina pubblicò un articolo su un periodico autoprodotto"Prospettive Siciliane" nel quale ricostruì un delitto di mafia avvenuto a Termini Imerese.
Il 16 settembre 1970 viene prelevato sotto casa a Palermo Mauro De Mauro. Da allora scomparve nel nulla.
Cronista di razza, per conto del quotidiano del pomeriggio, "L'Ora" di Palermo, venne eliminato molto probabilmente perché aveva scoperto la verità sulla morte di Enrico Mattei, il presidente dell'Eni schiantatosi nel 1962 con il suo aereo nelle campagne di Bescapè, con una dinamica dai mille misteri.
Aveva appena pubblicato una interessante inchiesta sui rapporti fra mafia e gruppi eversivi. Di recente alcuni pentiti di 'ndrangheta affermarono che il corpo del giornalista era stato seppellito sull'Aspromonte, ma non è stato possibile a tanti anni di distanza, verificarne l'attendibilità. Giovanni Spampinato, giornalista de "L'Ora" e "L'Unità" ad appena ventidue anni è stato ucciso il 27 ottobre 1972 mentre era impegnato a far conoscere con le sue brillanti inchieste l'intreccio di affari, trame neofasciste e malavita nella città di Ragusa. Per il suo omicidio venne condannato Roberto Cambria , figlio di un alto magistrato, allora Presidente del Tribunale di Ragusa.
Il 9 maggio 1978, nello stesso giorno in cui venne ritrovato il cadavere di Aldo Moro, venne rinvenuto il corpo dilaniato da un esplosione di Peppino Impastato, che, pur non essendo iscritto all'albo dei giornalisti, iscrizione che gli venne tributata alla sua memoria, venne ucciso dalla mafia anche per la sua attività di denuncia condotta con "Radio Out".
Mario Francese, cronista giudiziario de "Il Giornale di Sicilia", venne freddato la sera del 26 gennaio 1979. Fu il primo giornalista a denunciare la pericolosità dei corleonesi di Totò Riina. Dopo ben 22 anni, nel 2001, sono stati condannati i componenti della cupola che decisero l'eliminazione dello scomodo giornalista. Riina, Madonna, Cagarella, Calò, Geraci, Farinella e Greco, l'intero vertice di Cosa Nostra. Giuseppe Fava, giornalista, venne assassinato il 5 gennaio 1984 nei pressi del Teatro Stabiledi Catania. Aveva fondato "I Siciliani", un giornale aggressivo che attaccò frontalmente i grandi gestori degli appalti di Catania, in odor di mafia.
Il 25 settembre 1985 viene eliminato dai sicari della Camorra, Giancarlo Siani a soli ventisei anni.
Corrispondente de "Il Mattino" di Napoli aveva denunciato alcuni traffici di Torre Annunziata. Per la sua morte sono stati condannati quali mandanti i boss Valentino Gionta e Angelo Nuvoletta.
Il 26 settembre 1988 nelle campagne di Lenz, frazione di Valderice in provincia di Trapani, viene freddato Mauro Rostagno. Molte le ipotesi che hanno accompagnato i vari filoni di indagine anche per la complessa personalità di Rostagno, ma, alla fine si è indagato sulla responsabilità di personaggi di mafia come Vincenzo Virga e Mariano Agate, infastiditi per le denunce che Mauro Rostagno diffondeva con la conduzione di una trasmissione televisiva inonda su una emittente privata trapanese.
L'8 gennaio 1993 cadeva sull'altare della lotta contro i poteri mafiosi Beppe Alfano, corrispondente del quotidiano"La Sicilia" da Barcellona Pozzo di Gotto, un popoloso comune del parco dei Nebrodi in provincia di Messina. Ebbe il coraggio di pubblicare i lati oscuri dei grandi appalti pubblici dell'asse Messina– Palermo.
Nove vite spezzate nel nome della verità.
Nove storie da non dimenticare.
Contro chi vuole un giornalismo imbavagliato ed ossequioso al potere.
Nove icone per un mondo migliore.
Un mondo possibile.

Contro l'oblio e l'indifferenza.