Visualizzazione post con etichetta Sardigna-Federalismo- Indipendentismo-Autonomismo--Questione Meridionale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sardigna-Federalismo- Indipendentismo-Autonomismo--Questione Meridionale. Mostra tutti i post

mercoledì 19 novembre 2008

SARDEGNA.L'ottusità politico-sindacale tra lavoro, fenolo e nucleare. L'alternativa indipendentista.

Lavorare per morire? Lavorare per risanare!
Sembra che i politici e i sindacalisti italiani in Sardegna vivano all'interno di un tunnel senza fine che gli impedisce di trovare soluzioni logiche e virtuose.
Da un lato della galleria c'è il fenolo della petrolchimica, dall'altro c'è la minaccia del nucleare.Se nel tunnel ci vivessero solo loro non sarebbe grave.
Il problema è che queste persone gestiscono il potere o hanno l'opportunità di influenzarne le decisioni.
Il problema è che i politici e i sindacalisti italiani costringono a vivere nel tunnel anche i lavoratori sardi e il loro territorio ingabbiandoli nel solito meccanismo infernale alimentato dalla paura per la perdita del posto di lavoro.
Uil, Pd, Pdl, sindaci e amministratori locali si sono incontrati ieri per opporsi, in nome del lavoro e della salute pubblica e territoriale, alla decisione dell'Eni di chiudere gli impianti di Porto Torres per la produzione di fenolo e cumene.
Ecco il tunnel.
Ecco il ricatto del lavoro.
Ecco l'ottusità.
Negli ultimi giorni abbiamo assistito a scene imbarazzanti e deprimenti. Abbiamo letto di una lettera inviata dalla Presidente della Provincia di Sassari al Presidente Renato Soru: "fermare la produzione di fenolo e cumene" porterà a "conseguenze devastanti sull'occupazione e sul territorio". Bisogna "creare un comitato permanente per la chimica che garantisca a tutti di vigilare sugli interessi del territorio".
Abbiamo visto il sindacalista UIL mettere tutti in guardia sul fatto che forse si vuol chiudere il petrolchimico per sostituirlo con il nucleare.
Abbiamo visto poi il lavoratore che, con in testa il cappellino CGIL, intervistato da un telegiornale sardo: "dobbiamo continuare a produrre fenolo, per il bene della Sardegna e dell'Italia, per il bene dello sviluppo industriale".
Parole raggelanti che sono esempio e frutto del tunnel politico-sindacale italiano.Quel tunnel ha una via d'uscita, ma per ora la vede solo iRS.
Una via d'uscita libera, sganciata dagli interessi politici e sindacali, lontana anni luce da chi sostiene senza vergogna che produrre fenolo possa essere, in qualche forma, un interesse del territorio e della società sarda. Lontana anni luce da quell'apparato politico italiano che pensa di poter costruire centrali nucleari in Sardegna, magari affacciate sul Parco dell'Asinara.È da almeno quattro anni che iRS ha lanciato il concetto "Lavorare per morire? Lavorare per risanare!": un programma d'azione, un'alternativa al cosiddetto sviluppo fatto di inquinamento e malattie. Una soluzione semplice, ispirata a casi come Marghera e Bagnoli, ispirata a quelle situazioni in cui è possibile creare un lavoro sicuro e pulito che non serva a continuare ad uccidere il territorio e i lavoratori bensì a tentare di risanare.
Ma forse ai politici e ai sindacalisti conviene non ricordare l'inferno portato alla luce da iRS con il blitz nella ribattezzata "collina dei veleni" di Minciaredda.
Preferiscono non ricordare le falde acquifere della Nurra ormai irreparabilmente inquinate, i pozzi sigillati e il disastro ambientale causato da un'industrializzazione cieca, al servizio esclusivo degli interessi dello Stato italiano, mortifera per il territorio nazionale sardo e per i lavoratori sardi.
Sostenere iRS è sostenere chi da sempre agisce nell'esclusivo interesse della nazione sarda, del suo popolo e del suo territorio.
L'unica seria alternativa alle scorie nucleari della politica italiana e al fenolo petrolchimico del sindacalismo è l'indipendentismo nonviolento di iRS.
Lavorare per morire?
Lavorare per risanare!
Franciscu Pala
Esecutivo Nazionale iRS

lunedì 10 novembre 2008

Aboliamo il monopolio Tirrenia!

Da:
teleindipendentzia@gmail.com
A:
orazio vasta
Ricevuto il:
09/11/08 17:26
Ciao a tutti!

si può firmare la petizione a favore della Flotta Sarda e della concorrenzaper le rotte navali da e per la Sardegna.
E' importante!
Aboliamo il monopolio Tirrenia!
Nella pagina ci sono anche tutte le informazioni utili per capire meglio la situazione.
Fate girare la mail!
E' fondamentale per la nostra libertà di movimento presente e futura!Firmate la petizione e fate firmare tutti i vostri amici.
Ciao! :D
Staff iTB

sabato 8 novembre 2008

"LINEAS SARDAS",BASTA CUN SA TIRRENIA!

Basta Tirrenia.
Flotta sarda, concorrenza.
Gli interessi altrui non servono alle necessità dei sardi
La decisione odierna dello Stato italiano in materia di Tirrenia - ovvero la conferma di altri quattro anni di monopolio - rende ancor più valido e impellente, per il bene dei sardi, quanto iRS propone da tempo.
Ovvero la costituzione di una flotta sarda che operi dentro un regime di libera e vera concorrenza.
In altri termini, è ora di sancire che la Sardegna ha bisogno di una propria politica sui trasporti che possa collegarla con il resto d’Europa e dare una vera mobilità ai sardi.
Per far ciò iRS - indipendèntzia Repùbrica de Sardigna ritiene dunque fondamentale la costituzione di una compagnia navale sarda che operi in regime di concorrenza. Già oggi la Sardegna potrebbe, nel pieno rispetto delle norme europee, avere una propria flotta di navigazione: l’Arst, società sarda di trasporti pubblici, ha tutte le competenze e le potenzialità, tramite la Sfirs, per dotarsi dei mezzi necessari per gestire la compagnia.
La proposta di iRS è chiara.
Abbiamo la possibilità e il dovere di allestire una flotta sarda, a capitale misto pubblico/privato che garantisca il servizio pubblico indispensabile. Contemporaneamente è necessario far aumentare la concorrenza tra vettori e potenziare l'offerta ai cittadini, coprendo finalmente anche tratte commerciali e turistiche da e verso i maggiori porti del Mediterraneo.
I sardi non possono più far dipendere le proprie necessità vitali dalla volontà o dagli interessi altrui.
I sardi non possono più rinunciare a un diritto fondamentale come la libertà di movimento.
***********
LINK

lunedì 3 novembre 2008

Comunicato sull'istruzione e la scuola italiana in Sardegna. Lezioni di storia militare.

iRS assiste, con grande attenzione, al dibattito interno all'Italia, sui decreti di natura finanziaria emanati dal ministro Gelmini, che interessano, oltre che l'Università italiana, anche i tre ordini scolastici primario e secondario della scuola del paese di Dante Alighieri.
Anche in questo caso iRS non può fare a meno di notare con preoccupazione, che le strumentalizzazioni della destra e della sinistra italiane, fanno la parte del leone nel dibattito politico e mediatico della nazione sarda.
iRS è convinta che la scuola, in ogni paese del mondo, non possa essere ritenuta "sic et simpliciter", un luogo di trasmissione tecnica di nozioni, ma è invece l'ambiente privilegiato nel quale un popolo tramanda sè stesso.
La scuola italiana presente in Sardegna, tramanda principi, valori e conoscenze, propri della nazione italiana ed estranei alla nazione sarda, frustra la preparazione e la passione dei singoli docenti relegandoli al ruolo di meri esecutori di progetti didattici ed educativi elaborati oltre Tirreno, produce titoli non spendibili sul mercato del lavoro e forma dei giovani che non conoscono la propria lingua, le proprie tradizione e le competenze necessarie per concorrere nel mercato globale dell'occupazione.
I tagli di natura finanziaria di cui si parla attualmente nel decreto italiano n. 133, avranno in Sardegna l'effetto di creare delle scuole-polo, con la conseguente sparizione delle istituzioni scolastiche nei centri piccoli e di media grandezza, di creare classi numerosissime fino a un massimo di 40 alunni, con una perdita significativa dell'incisività dell'azione didattica e dell'insegnamento personalizzato.
La classe dirigente unionista e autonomista non è stata nemmeno in grado di rivendicare uno strumento obsoleto e dannoso come l'autonomia, per utilizzarla per fare da sè un progetto di riforma e razionalizzazione delle istituzioni scolastiche in Sardegna.
L'episodio al liceo classico di Cagliari "Dettori" che vedrà impegnati, il 3 Novembre, ufficiali del corpo dei carabinieri e dell'aeronautica italiani, a spiegare le mirabilie della Brigata Sassari e dei sardi, utilizzati come carne da macello dall'Italia durante la Grande Guerra per una causa a loro estranea, è la punta di diamante del processo di snazionalizzazione dell'identità sarda affidato alla scuola italiana, che oggi mette in cattedra per questo progetto addirittura i militari.
iRS ritiene che al di là delle legittime rivendicazioni contingenti degli operatori e degli utenti del settore (insegnanti, personale ATA, studenti, famiglie), il dibattito sul decreto finanziario della Gelmini sia totalmente estraneo alle esigenze attuali della nazione sarda.
iRS ripropone con forza il proprio progetto di scuola nazionale sarda che offra l'insegnamento della lingua, della storia, della cultura e delle tradizioni del proprio popolo, che abolisca le divisioni "italico-gentiliane" del sapere proposte dalla scuola italiana e che offra indirizzi e percorsi didattici ed educativi finalizzati a fornire un contatto stretto tra formazione e inserimento professionale, sin dalla scuola secondaria di primo grado, sviluppando così fin dall'età pre adolescienziale le capacità e le inclinazioni personali dell'individuo.
Fonte: www.irs.sr
********
La vignetta è stata inserita da questo blog

martedì 28 ottobre 2008

Vicini e lontani: l'autopercezione spazio-temporale dei sardi. Ben oltre la continuità territoriale.

Qualche giorno fa a Sassari ho incontrato un amico che non vedevo da qualche tempo.
Ero seduto ad un tavolino del Piccolo Bar bevendo un caffè e l’ho invitato a sedersi.
Chiaccheravamo delle ultime cose fatte e ci aggiornavamo sulle nostre rispettive vite.
Mi raccontava che lo scorso week-end è andato a Barcellona e che quello prima in Scozia. Tutto questo spendendo pochi euro grazie a Ryanair.Marco, questo il nome del mio amico, era giustamente esaltato dalla mobilità e tesseva le lodi alla compagnia aerea che in pochi anni è riuscita a dare a noi sardi libertà di movimento alla faccia della continuità territoriale, ormai riconosciuta all’unanimità come una palla al piede.
Mr. Ryan ha fatto quello che le istituzioni italo-sarde non sono riuscite a fare in anni di promesse e proclami.
I sardi sono finalmente collegati con il resto d’Europa attraverso mezzi che sono uguali per tutti e che funzionano proprio perchè sono il contrario dei servizi creati ad hoc per la Sardegna, rivelatisi puntualmente inadeguati per i sardi stessi.
Il mio amico parlava del castello di Edimburgo e del fermento culturale catalano, faceva progetti di prossimi viaggi e metteva sempre in relazione lo spostamento con il tempo. La distanza non è più percepita come spazialità ma come temporalità. Non più “quanti chilometri sono?” ma “quanto tempo ci metto?”.
Barcellona dista quanto Roma, Vienna quanto Parigi, Berlino quanto Londra. La Sardegna si ritrova ad un’ora dalle principali capitali europee.Eppure, incredibilmente, Sassari si ritrova a 4 ore da Cagliari.
I due capi di Sardegna sono lontani tra loro quanto la Groenlandia dall’Europa!
Follie della globalizzazione, ma non solo.
Follie di una classe dirigente, quella italo-sarda, che non sa cosa sia governare per il benessere collettivo.
Marco sa bene che la distanza equivale all’ignoranza.
I sassaresi non sanno niente di Cagliari e viceversa.
In tutto questo si sente sempre più spesso dire che “la Cina si sta avvicinando”!
Nel bar si fanno grasse risate.
I sardi non credono sia necessario che Mr. Ryan attivi la tratta Alghero-Elmas per avere una mobilità interna.
I sardi pensano però che siano fondamentali dei collegamenti ferroviari degni di questa post-modernità.
on dei treni di questo secolo si potrebbe andare a Cagliari in un’ora.
Si potrebbero organizzare week-end culturali, ammirare i monumenti, passeggiare per le vie del Castello; si potrebbe prendere il sole sul litorale più lungo d’Europa e tante altre cose che Cagliari offre.
Così come i cagliaritani potrebbero visitare il museo Sanna, andare all’Asinara o mangiare la favata in una trattoria del centro storico di Sassari.Non ho dubbi che, se al Piccolo Bar si incontrano giovani viaggiatori, in qualche altro bar del centro lo stesso discorso è fatto da avvocati e uomini d’affari.Un imprenditore sa che insieme alle persone si muovono risorse e capitali. Sa come questi collegamenti siano fondamentali per il nostro mercato interno sempre in crisi.
Così come un politico sa, o almeno dovrebbe sapere, che lo sviluppo va di pari passo con la comunicazione in senso lato.
Persone che comunicano sono persone che si evolvono.
Viaggiare è quello che c’è in mezzo tra il punto di partenza e il punto di arrivo; proprio come le stazioni intermedie dei treni che dovrebbero collegare Sassari con Cagliari.
Lì in mezzo ci siamo tutti noi, c’è la nostra intimità.È ora di conoscere un cagliaritano a Cagliari, farci amicizia e partire insieme per Berlino.
Non conoscerlo direttamente a Berlino per farsi raccontare com’è Cagliari.
Andrea Meloni
Responsabile iRS-Disterru e iTB Componente dell'Assemblea Nazionale di iRS
*************
FONTE:http://www.irs.sr/

venerdì 19 settembre 2008

Favore e perplessità su recenti posizioni indipendentiste improvvisamente fatte proprie dal PSd'Az.

PSd'Az: Trincas, Maninchedda, Sanna, Scarpa, Atzeri. Indipendentisti?iRS accoglie con favore le recenti posizioni indipendentiste improvvisamente fatte proprie dal PSd'Az.
Esse confermano che il progetto politico di costruzione de sa Repùbrica de Sardigna, sostenuto con coerenza da iRS fin dalla sua nascita, ha permeato la società sarda persino presso compagini partitiche e singole personalità politiche che tale progetto avevano sin qui apertamente osteggiato.
L'azione politica e culturale promossa da iRS in questi anni ha evidentemente infuso coraggio e fornito argomenti anche a chi mai aveva trovato la forza di esprimersi in termini indipendentisti all'altezza dei nostri tempi e del nostro futuro.E' senz'altro un segnale importante che oggi, a un anno dalle elezioni nazionali sarde, anche altri soggetti politici inizino a parlare della realizzabilità storica della nostra indipendenza.
iRS è cosciente della rilevanza concreta del proprio progetto e delle ricadute che la propria azione politica ha prodotto nella società e nel mondo politico in Sardegna.
iRS auspica che coloro i quali solo oggi si sono convinti a percorrere il nostro stesso percorso indipendentista abbiano il coraggio di far seguire ai proclami azioni concrete e coerenti, specialmente riguardo al proprio ruolo all'interno delle istituzioni.
iRS si augura che tale scelta di campo indipendentista del PSd'Az sia coerente e sincera e che non si riveli come l'ennesimo frustrante specchietto per le allodole pre-elettorale atto a generare confusione tra indipendentismo e autonomismo.Le varie generazioni di dirigenze sardiste hanno sovente riservato al popolo sardo e ai sinceri indipendentisti smaliziati utilizzi dell'idea indipendentista e repentini voltafaccia in momenti di cruciale importanza per un serio sviluppo del progetto indipendentista stesso.
iRS, con la sua azione coerente e costante, farà in modo che gli indipendentisti sardi non abbassino la guardia rispetto a possibili utilizzi strumentali del progetto politico indipendentista.
iRS Atòbiu Natzionali/Assemblea Nazionale

venerdì 29 agosto 2008

"NO SEMU ITALIANOS NO AMUS A D'ESSER MAIS"


Stralci da testi di Antoni Simon Mossa

"Se noi non ci battessimo per il riscatto del Popolo Sardo, per la sua Indipendenza totale, per cosa ci dovremmo battere?

Quale bandiera dovremmo agitare?

O restare inerti in un mondo che cammina, ove le comunità nazionali etniche acquistano coscienza giorno per giorno? Forse che la causa del Popolo Basco non è giusta?

[…] È mai possibile che noi che siamo un Popolo schiavo, umiliato, sfruttato, perseguitato, disperato, dobbiamo continuare a schierarci a fianco dei dominatori?".

"Fare a meno dell'Italia diviene oggi per noi una necessità, in assoluto. Non vi sono altre strade da percorrere.

Noi vogliamo conquistare l'Indipendenza per integrarci non per separarci nel mondo moderno".

"Ottenere l'Indipendenza significa acquisire i poteri dello Stato, quindi promuovere ed ottenere riforme, disporre dell'avvenire del Popolo Sardo. L'Indipendenza significherebbe per i Sardi essere collettivamente padroni del loro destino in un mondo di liberi e di uguali, sottraendosi definitivamente alla tutela di una potenza coloniale".

"Che si sappia finalmente, e una volta per tutte, che il nostro obbiettivo è la liberazione della Sardegna […] e la redenzione sociale del Popolo Sardo e che la nostra lotta assumerà le forme e la durezza che i momenti storici a venire ci riserveranno".

“Forse che oggi la Sardegna non vive sola?

E aggiungiamo: che cosa ci ha dato lo Stato Italiano di più di quello che abbiano restituito, e con gli interessi?

Ma, ci domandiamo ancora: quale paese del mondo riesce a vivere da solo?

Forse che la Gran Bretagna e gli Stati Uniti non hanno bisogno dei mercati di tutto il mondo?

Forse che l’Italia, il paese che contemporaneamente ci amministra come un qualsiasi possedimento coloniale, potrebbe vivere senza la solidarietà di altri paesi? […]

L’Italia dandoci una autonomia fasulla, ci ha tolto la libertà dell’autogoverno.

Nonostante questo riusciamo a vivere.

Perché non dovremmo stare meglio se fossimo indipendenti?[…] Se avessimo invece lo Stato saremmo noi a dirigere la politica economica e la pianificazione, saremmo noi a fare le riforme sociali, a far cessare il regime coloniale.

La rivoluzione sociale non è dunque possibile senza la conquista dell’Indipendenza".

AUTODETERMINAZIONE:DALL'OSSEZIA DEL SUD ALLA SARDEGNA...

"La carta di San Francisco richiama il principio di autodeterminazione dei popoli e a Malu Entu si è trasferito il mio popolo, dando vita a una Repubblica indipendente. Del resto questi sono tempi che hanno permesso il riconoscimento dell'indipendenza di stati come il Quebec, la Groenlandia, la Lapponia e l'Ossezia. Questo è il momento in cui la Sardegna deve giocare le sue carte": Salvatore Meloni,l'indipendentista sardo presidente dell'autoproclamata isola-stato indipendente della Repubblica di Malu Entu,in Sardegna.

giovedì 28 agosto 2008

Repubblica di Malu Entu:protesta formale del presidente Meloni per i controlli delle forze dell'ordine


CABRAS. Via Lungomare numero 1, sede del governo della Repubblica di Mal di Ventre. Di certo non si tratta del numero 10 di Downing Street e sicuramente nella tendina-igloo blu e arancio non si rischia di trovare Gordon Brown. Eppure, via Lungomare è la residenza di un altro capo di stato, l'autoproclamato presidente della Repubblica di Malu Entu, l'indipendentista sardo Salvatore Meloni. L'autotrasportatore terralbese ha occupato gli 81 ettari dell'isola situata a quattro miglia dalle coste dell'Oristanese con l'intenzione di creare uno stato autonomo con la sua bandiera, le sue leggi, le sue acque territoriali e, ovviamente, il suo presidente. Lui. Non è uno scherzo e tanto meno una bravata, Salvatore Meloni ci crede davvero. Tanto da incaricare il legale Maria Vitalia Anedda di sostenere la tesi secondo la quale sarebbe possibile entrare in possesso dell'isola per usucapione.Alla faccia di Rex Miller, il signorotto inglese attuale proprietario dell'isola. Non solo. Meloni ha inviato il suo progetto di stato indipendente sia alle Nazioni Unite sia alla Presidenza del Consiglio della Repubblica Italiana. Poi ha comprato la tenda, l'ha caricata su un piccolo gommone arancione (prima imbarcazione della neonata Marina di Malu Entu) e ha preso possesso fisicamente della sua Repubblica nuova di zecca, portandosi appresso il futuro stato maggiore. Tutti alloggiati nella tenda-igloo. Ieri Salvatore Meloni ha atteso i giornalisti sotto un albero spelacchiato, seduto su una sedia di plastica, a capo di un tavolo da giardino in attesa di consumare la prima conferenza stampa sul suolo della nuova repubblica. All'appuntamento sono stati invitati molti giornalisti. Tutti stranieri, ovviamente. A Malu Entu il ministero dell'Informazione è ancora in fase embrionale e la carta stampata della nuova repubblica ancora non esiste. Peccato che un problema allo scafo non abbia permesso alla gran parte degli accreditati di raggiungere l'isola-stato. Si sarebbero trovati davanti uno scenario ambientale da sogno e un presidente impanato con il latte solare. Il sole picchia duro nella nuova repubblica.
«Questi sono i miei colori di guerra - ha esordito scherzando sulla scottatura solare, Meloni -. Stamattina ho ricevuto la visita della Digos e ho chiesto loro se fossero venuti per arrestarmi o multarmi. La risposta è stata un secco no. Non possono. Ho occupato pacificamente un territorio privato che ho proclamato Repubblica per suonare la sveglia a tutti i sardi».Gli «emissari del Governo italiano» non hanno chiesto i documenti, nè a lui nè agli altri indipendentisti accampati assieme con lui, e lui non ha chiesto loro i passaporti. Meloni non ha però gradito e ha già spedito una nota di protesta al primo ministro italiano Silvio Berlusconi.«Le presento formale protesta - ha scritto Meloni al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi - per gli atti intimidatori avvenuti il 26 agosto all'imbrunire, quando alla nostra Repubblica Malu Entu si è avvicinata una motovedetta della Guardia costiera che, con intento di farci impressione, ci girava intorno di fronte alla nostra residenza. Oggi 27 agosto alle ore 8,20 un elicottero della Polizia ha sorvolato in circolo sopra le nostre teste. Non permetteremo che avvengano questi atti intimidatori nei nostri confronti. Copia di questa protesta sarà inoltrata al Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon».Impossibile arginare Salvatore Meloni, il nuovo capo di stato parla a raffica: «La carta di San Francisco richiama il principio di autodeterminazione dei popoli e a Malu Entu si è trasferito il mio popolo, dando vita a una Repubblica indipendente. Del resto questi sono tempi che hanno permesso il riconoscimento dell'indipendenza di stati come il Quebec, la Groenlandia, la Lapponia e l'Ossezia. Questo è il momento in cui la Sardegna deve giocare le sue carte».Da buon giocatore, Salvatore Meloni ha servito la prima mano. A qualcuno potrebbe sembrare un bluff ma, nonostante il fresco statuto repubblicano, il presidente Meloni è convinto di avere in pugno una scala reale. Meloni non ha intenzione di mollare: se la causa per la usucapione dell'isola non dovesse avere successo, è già pronto a lanciare una colletta per acquistarla dal suo attuale proprietario che da anni tenta di venderla a chiunque sia in grado di offrire una cifra a sei zeri.
(28 agosto 2008)
***************

DALL'ISOLA DI MALDIVENTRE COMINCIA L'INDIPENDENZA NAZIONALE DELLA SARDEGNA?


By: Marista Urru [ 28 Agosto 2008 ]
L’isola appartiene al comune di Cabras (Oristano) è stata a lungo oggetto di contenzioso tra un Lord inglese, che intendeva sfruttarla turisticamente, e l’amministrazione comunale Fa parte di una area marina protetta per l’ interesse naturalistico e importanza ambientale, non vi sono costruzioni, solo un fanale automatico per supporto ai naviganti notturni
Per me è legata a ricordi della infanzia, alle gite in gozzo fino all’isolotto, a profumi di mirti e lentischi intrecciati a quello del mare, sino alla giornate indimenticabili trascorse fra le dune del vicino San Giovanni, alle meraviglie della spiaggia di Is Aruttas, che tempo fa amici mi hanno esser ormai un ricettacolo di immondizie e sacchetti di plastica, anche se spero che nel frattempo i sardi siano rinsaviti e la curino e rispettino come si deve.
Oggi quindi per me è una gran bella giornata leggo : “mal di ventre autonomo” e sono felice.
Non me ne voglia il nostro Mago, ( reset-italia) ma non posso essere d’accordo l’opinione di chi non condivide l’iniziativa, gli voglio un gran bene lo stesso, oggi più di sempre, visto che la notizia la ho letta da lui, e chi porta buone nuove va festeggiato , poi se è il nostro super mago delle Fiabe..di più
Leggo con soddisfazione la Fiaba più bella dell’anno: un indipendentista sardo, Salvatore Meloni del quale nella mia ignoranza , ignoravo l’esistenza, ha fatto quel che vado esortando ai sardi, che mi guardano come fossi una povera pazza: ” prendetevi la vostra indipendenza, ma dal basso, dalla gente comune, da chi a buon diritto può dirsi sardo, fuori completamente dai partiti, da tutti i partiti e da tutte le organizzazioni , fuori dall’appoggio dei poteri forti che lì picchiano duro sulla povera gente. Il continente non mi risulta che possa darvi per molto tempo ancora, niente di buono, ma in voi c’è la base del progresso futuro interrortto come capita , dall’abbraccio mortale di chi ( continente) all’epoca appariva più progredito e forse senza peccato,ma di fatto, ha sovrapposto usi, idee, istituzioni “diverse”, rimaste sostanzialmente estranee che quindi hanno soffocato i più deboli: la popolazione autoctona, la malapolitica nella isola ha fatto il resto”
I sardi son Italiani, ma sono Italiani particolari, come può un non sardo capirne l’animo? Come si può pretendere di snaturane l’essenza peculiare, la storia, la lingua, o meglio, le lingue di un popolo in nome della unione ad un continente che non mi sembra abbia dato loro molto, non è comprensibile.
Da tanto i sardi chiedono l’indipendenza, che vuol dire, resteranno Italiani? Io credo di si, ma potranno mantenere ed essere orgogliosi delle loro peculiarità, senza doverle ridurre a folklore da svendere ad un tanto al chilo il loro essere, la storia, i ricordi, le tradizioni
Io sono una mezza sarda, nata e vissuta a Roma, e vivo in me la particolarità di non essere vera sarda, ma di “sentire col cuore” la sardità, almeno così mi sembra, di capire certi atteggiamenti considerati bruschi, certe durezze che tutto sono tranne che durezze, certe disperazioni che affondano l’origine nella fatica del passato, nel dolore e nel rimpianto, tutti i sentimenti , i valori che il sardo porta con se dalla nascita, anche se non lo sa, anche se in un rigurgito di autoconservazione cerca di soffocare la sardità e di presentarsi come “continentale”. Nel contempo vedo dal continente come i sardi non possano che soffrire per come stanno andando le cose e mi sembrava di vederli ormai vinti, depredati anche dell’anima sarda, e questa è violenza, una autentica violenza fatta su una intera popolazione.
E quelli che hanno dovuto lasciare la propria terra per venire qui, dove tutto è estraneo in fondo, dai colori, agli odori, ai sapori, portano negli occhi una sofferenza mai espressa, che da giovane mi dava fastidio, mi sapeva di arroganza, di orgoglio “separatista”, mentre credo infine di aver capito che questo silenzio trova origine solo nella consapevolezza dolorosa che non si sarà ascoltati.
Forse ho scritto scemenze, forse ho sentito e visto male, ma sta di fatto che oggi è un bellissimo giorno: Salvatore Meloni è un ex trasportatore che si appella al principio della autodeterminazione dei popoli sancito dalla carta di San Francisco, un sardo che per le proprie idee si è già fatto 9 anni di carcere ed ora ha inviato il suo progetto all’ONU ed a Berlusconi. Vuole acquisire l’isola per usucapione, visto che da più di 20 anni insieme ad altri indipendentisti trascorre sulla isola gran parte delle sue giornate. Ora questa isola apparterrebbe ad una società turistica di Napoli, pensateci bene, arriva una società e si prende un pezzo della terra in cui sei nato, nella specie un isolotto. Poi a suo agio ci costruirà tutti i mostri che vorrà e che dalle foto per esempio della Maddalena intravedo, o che di persona ho potuto ammirare nelle campagne o sugli scogli dei più bei posti della Sardegna , dove esiste una maledizione: se vi abiti, non sei libero di spostare uno spillo, di fare una veranda contro il vento e vedi intorno te crescere orrori e schifezze architettoniche approvate, quindi loro si, legali.
Sono cambiate le cose ultimamente? Non credo. E non vedo che possa esistere una terra da vendere un tanto al chilo al primo che arriva per snaturarla facendone magari uno dei tanti assurdi alveari di case in stile simil –sardo, oscena paccottiglia architettonica che deturpa luoghi che dovrebbero restare incontaminati .
«Mal di Ventre rappresenta un simbolo di riappropriazione dei territori dei sardi, che ci sono stati arbitrariamente sottratti», ha spiegato il legale di Salvatore Meloni, comunicando un messaggio del suo assistito. Salvatore Meloni mercoledì prossimo, in una conferenza stampa, spiegherà le motivazioni della richiesta di indipendenza. Dal luglio del 1974, nell’isola di 81 ettari, gli indipendentisti come veri proprietari occupandosi sia della pulizia che della salvaguardia dell’area marina protetta, a nord dell’isola. «Esistono gli estremi per l’usucapione - ha sottolineato l’avvocato - poichè si tratta di un possesso continuato, pacifico e non interrotto per vent’anni». ( La nuova sardegna)
In attesa degli sviluppi Salvatore Meloni lavora in una cooperativa da lui fondata insieme a altri otto soci, tutti indipendentisti.
Si chiama «Patria Sarda».
Tratta vari settori merceologici, dai prodotti agricoli ai salumi, dai dolci ai liquori fino agli abiti ispirati al costume sardo.Bravo Salvatore Meloni, potessi lo abbraccerei, finalmente un Sardo come li conoscevo io,orgoglioso e fattivo, uno che ama la sua terra e servo di nessuno, né di un partito, né di un affarista. Io ci credo al suo progetto e credo che solo così grazie a Sardi veri, ai Sardi col cuore e l’anima, la Sardegna sarà salva e i Sardi tutti si spera potranno essere infine liberati da tante oppressioni che tutti tacciono, ma che richiedono solo un urlo :BASTA!!!
********

APPELLO ALL'ONU PER L'INDIPENDENZA DELLA SARDEGNA


Il vento soffia. E forte. Così il «presidente» è costretto a urlare: «Solo? No, non sono solo. Eccolo, all'orizzonte c'è un motoscafo. Sono indipendentisti anche loro».
Parla da uno scoglio il «presidente»: «Ho di fronte delle rocce splendide, ritagliate dalle onde del mare.
È un incanto pensare che ci sono voluti centinaia di migliaia di anni per formarsi».
Poi la voce si alza ancora, ma stavolta è per la foga: «Come in una navicella spaziale, ognuno deve avere il proprio posto. E siccome mi sento un passeggero del pianeta terra, rivendico anch'io il posto che mi spetta».Il posto è l'isola di Mal di Ventre, sulla carta proprietà della società «Turistica Cabras», in mano a un inglese.
Ma per il «presidente» è «Malu Entu», in sardo, come quel «vento cattivo» che soffia di continuo. Poco più di otto chilometri quadrati (813.165 metri quadrati per la precisione), costa centro-occidentale della Sardegna, a metà strada fra Sassari e Cagliari. Disabitata, dicono.
Ma Salvatore Meloni è lì. D'altra parte è alla guida della «Repubblica».
Sì, perché questo sessantacinquenne col pallino dell'indipendenza è stato eletto «capo di stato» da un centinaio di militanti in lotta per l'autodeterminazione dei popoli.
E ha formato un governo: Felice Pani agli Esteri, Alessandra Meli alle Finanze, Paolo Peddis all’Agricoltura. «Lo avevo detto e l'ho fatto: il 4 maggio ho compiuto 65 anni. I miei coetanei sono andati in pensione e io - come promesso - ho ricominciato la mia battaglia per la libertà. Per riprendermi quest'isola, tanto per cominciare. Poi faremo gli altri passi, rivendicando l'indipendenza di tutta la Sardegna».Insomma, la battaglia del «presidente», ex autotrasportatore, una vita passata a Terralba (Oristano), comincia da questi scogli ma è approdata a New York. In una lettera inviata il 27 luglio «il presidente» chiede che «nello spirito della Carta di San Francisco» il governo di Malu Entu - «che ha deliberato in forma unilaterale l'indipendenza statuale» dell'isola, sia ammesso e difeso «da ogni atto ostile che avvenga contro il nostro popolo».
Poi l'indicazione dei limiti territoriali e infine delle caratteristiche della bandiera.
D’altra parte lui e gli altri indipendentisti si occupano dell’isolotto dal lontano 1974 e ora dicono: «Esistono gli estremi per l’usucapione».Doddore - questo il nome di battaglia - fa sul serio.
Lo dimostra il fatto che non è per nulla nuovo a iniziative del genere. La sua lotta gli è già costata una condanna a nove anni di carcere per «cospirazione contro lo Stato», la perdita di tutti i diritti politici e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Era il 1978.«Avevamo decretato l’indipendenza dell’isola e sottolineato che il Partito Sardo d’Azione, nel quale militavo, si prefiggeva l’indipendenza di tutta la Sardegna». Per questo ha pagato. «In carcere ho fatto uno sciopero della fame che mi ha provocato non pochi problemi di salute».Ma Doddore non demorde.
Stavolta vuole fare ancora di più. «Per questo mi sono rivolto all’Onu, perché si applichi il principio di autodeterminazione dei popoli. La Sardegna ha una civiltà millenaria, perché dovremmo stare sotto l’Italia?».
E ancora: «Dico agli italiani quello che il re degli Zulù disse agli inglesi: questa terra è di coloro che devono nascere. L’isola è nostra. Chi ce la può prendere?». Nessun astio, però, nei confronti del «continente»: «Siamo una repubblica pacifica, che vivrà di eolico, fotovoltaico. Per ora qui non c’è nulla, non c’è una casa, solo un faro. Pensiamo di cominciare costruendo case di legno».
Poi torna alle questioni politiche, il «presidente»: «Troppe le nazioni non riconosciute nel mondo. Siamo come gli indiani d’America, noi. Come il Quebec, la Groenlandia, l’Ossezia».
Si ferma un attimo, forse guarda lontano: «L’isola è piena di conigli, tartarughe, foche. Io da qui non mi muovo».

**************
Fonte :
www.ilgiornale.it

mercoledì 27 agosto 2008

RDS-Repùbrica de Sardigna,la rivista degli indipendentisti dell'iRS

Disponibile on-line il nuovo numero di RdS, rivista di iRS
Scarica il file del nuovo numero di RdS-Repùbrica de Sardigna, la rivista di iRS stampata in 10mila copie in occasione della quinta edizione di Festa Manna.
In questo numero: interviste a Gavino Sale e Franciscu Sedda, documenti sulle elezioni sarde del 2009, interviste a Michela Murgia e Caterina Murino, articoli su politica, agricoltura, acqua, nucleare, rifiuti e società.
SCARICA IL FILE PDF DELLA RIVISTA
Scarica il file "RdS copertina.jpg"

martedì 26 agosto 2008

"MALU ENTU",Stato sardo indipendente democratico e senza tasse

Fonte: http://www.adnkronos.com/
Sardegna, indipendentisti occupano "Mal di Ventre" e proclamano l'indipendenza
Meloni, fondatore del partito indipendemtista Paris: ''Malu Entu e' nostra dal 1974, da quando ci occupiamo della pulizia e della salvaguardia dell'area marina. Per noi e' sacra''
''Da oggi chiamatela 'Malu Entu' (vento cattivo), da oggi Mal di Ventre e' tornata ai vecchi albori''. Con queste parole il leader indipendentista di Ittiri (Sassari), da anni residente a Terralba (Oristano) , Salvatore Meloni, 65 anni, meglio noto come 'Doddore', annuncia all'ADNKRONOS la nascita della 'Repubblica indipendente di Malu entu'.
Il fondatore del movimento 'Partidu sardu pro s'indipendentzia' (Paris) la scorsa notte, assieme a cinque militanti, ha occupato l'isola di Mal di Ventre, il fazzoletto di terra compreso nell'area marina protetta della Penisola del Sinis. Ottantuno ettari incontaminati, continuamente spazzati dal vento, ufficialmente di proprieta' di una societa' napoletana, la Turistica Cabras srl, cui fa capo l'ingegnere minerario Rex Miller. Ma 'Doddore', non la pensa allo stesso modo. ''L'isola di 'Malu Entu' - spiega - e' nostra dal 1974, da quando ci occupiamo della pulizia e della salvaguardia dell'area marina. Malu Entu per noi e' sacra''. Meloni, tramite l'avvocato di Quartu Sant'Elena (Cagliari), Maria Vitalia Anedda, intende ora avviare una causa civile per l'usucapione dell'isola. Nel frattempo, ispirandosi al principio di autodeterminazione dei popoli sancito dalla Carta di San Francisco, e' stato inviata una richiesta di riconoscimento e di ingresso nell'Onu a tutti e 192 gli stati membri. E intanto gli indipendentisti hanno trascorso la notte nell'isoletta, dentro delle tende. Hanno mangiato 'panu carasau', formaggio e salsiccia, meloni e cocomeri, bevuto acqua. ''Siamo tutti astemi'', sottolinea 'Doddore'. ''Fino a questa mattina - precisa soddisfatto Meloni - ci sono arrivate 350 richieste di residenze a Malu Entu da tutta la Sardegna. Abbiamo gia' iscritto queste persone nel nostro provvisorio registro anagrafe, un'agenda''. ''Fino a quando non verranno realizzate delle infrastrutture - spiega Meloni, che ha gia' inviato al comune di Terralba una richiesta di cambio di residenza in 'area pubblica di Malu Entu, viale Lungo Mare numero 1 - non potremmo trasferirci tutti, ci daremo il cambio''.
Il progetto di 'Doddore' prevede la realizzazione di casette in legno, poi, illustra ''chiederemo ai sardi che ci facciano dono di un impianto eolico, di uno fotovoltaico e di uno per la potabilizzazione dell'acqua. Non vogliamo costruire nulla in cemento, deve essere tutto deteriorabile''. Perche' nella visione di 'Doddore' la Repubblica di Malu Entu rappresenta solo un passaggio fondamentale per il raggiungimento dell'indipendenza dell'isola madre.
''Il prossimo anno inizieremo ad attivarci - spiega Meloni - per andare al referendum per l'indipendenza entro la fine del 2009. Chiederemo anche il patrocinio internazionale''.
''Per ora comunque - aggiunge -chi vuole vivere in uno stato sardo indipendente puo' venire a Malu Entu, una democrazia aperta dove non si pagheranno le tasse''.
A mettere i bastoni fra le ruote a 'Doddore' pero' potrebbe essere la Regione Sardegna, che qualche tempo fa ha annunciato la volonta' di acquistare l'isola, valore stimato 300mila euro, tramite la Conservatoria delle Coste.
''Soru non puo' comprare proprio nulla perche' Malu entu e' gia' nostra'' tuona pero' Meloni. Una lotta per l'indipendenza che ha animato tutta la vita di Meloni e che gli e' anche costata 9 anni di carcere per cospirazione contro lo Stato.
''Gia' nel 1978 - racconta 'Doddore' eravamo venuti qua e avevamo proclamato l'indipendenza. Il 7 dicembre del 1981 poi, nel mio intervento al congresso di Porto Torres del Partito Sardo D'Azione, avevo sottolineato che il partito 'si prefiggeva l'indipendenza della Sardegna'.Il 14 dicembre sono stato arrestato. Ho trascorso otto mesi in isolamento, fatto uno sciopero della fame, e scontato nove anni nelle carceri di Badu e Carros a Nuoro, Pisa, Oristano e Buoncammino a Cagliari''.
''Il dolore piu' grande - continua Meloni - l'ho procurato alla mia famiglia alla quale avevo promesso che avrei ripreso la mia battaglia solo dopo il compimento dei miei 65 anni. Cosi', a maggio, ho festeggiato il compleanno e fondato Paris. Ho promesso che non moriro' prima che l'indipendenza della Sardegna sia venuta. La mia vita sara' spesa solo per questo''.
Domani alle 16 sull'isola di Mal di Ventre si svolgera' una conferenza stampa nel corso della quale i militanti di Paris, molti dei quali sono giovani studenti, illustreranno le proprie ragioni.


mercoledì 13 agosto 2008

Santa Teresa. Iniziativa culturale e politica di iRS: "Festeggiamo Lungoni ma non i Savoia".

Femu festa pa Lungoni ma no pa li Savoia.In tutta la Saldigna li Savoia, da candu l’ani datu l’isula, so stati una disvintura pa la jenti: cunsidarati passoni di malsangu, violenti, acciosi e ciàccari. Ancora abannu pa li conti di chissa sciatta è meddhu stassi zitti.Ma v’è ancora un altu muttiu palchì Lungoni nu pò falli festa.Undi v’è la turri v’è statu unu di li mumenti più tristi e a lu matessi tempu più impultanti di la istoria salda.Illu 1802, infattu di la Rivoluzioni Salda (1793-1796), lu nottaiu casteddhaiu Franciscu Cilocco e lu pàrracu di Torralba Franciscu Sanna Corda, cu un taddholu d’omini sbalchèsini da la Còssica in Gaddhura pa fanni pisà la jenti contr’a li Savoia e pa pudè fa la Repùbblica Salda indippindenti.Dapoi d’aè presu li turri di l’Isola Rossa e d’Ignola riscìsini a piddhà ancora chidda di Lungoni; ma siccomu Petru Mamia li trampesi, li scupièsini, nu arièsini nemmancu li agghjuti e paldìsini la gherra. Franciscu Sanna Corda murisi diffindendi la turri e più mal’ancora è stata la molti di Franciscu Cilocco chi murisi in Tàttari dapoi d’esse statu straziatu più d’una olta, e chiddhu straziu postu a fracicassi d’innanz’a tutti comu ammentu pa chiddhi c’arìani ulutu ribbiddassi.Cu chissu agabbèsini li ribeddhi di la nazioni salda contr’a li Savoia.Tandu Franciscu Maria Magnoni chi nu l’arriscia d’assuità li banditi chi v’èrani di chiddhi tempi in Lungoni, fundesi Santa Teresa.Lungoni ha un’istoria abbeddhu longa, finza da la pristoria , v’è ancora lu casteddhu di Elianora d’Arbarèe. Nu ha bisognu celtu di fassi manna fendi la palti di chiddhi chi fossi so li pegghju cunquistadori di la SaldignaFemu festa a lu paesi ma ammintèndici tutta l’istoria e no solu una paltiFemu festa punendi menti a ca semu e cal’èramiFemu festa ill’ammentu di Cilocco, Sanna Corda e di chiddi chi so molti pa libbarà la Saldigna.Turremu a piddhà chiddhu ch’era lu passatu nostru
iRS-Gadhura- - -
TESTO IN ITALIANO
Festeggiamo Lungoni ma non i SavoiaSanta Teresa ha una lunga storia che affonda le sue radici in epoca preistorica, come dimostrano gli importanti monumenti presenti nel suo territorio. Il castello di Eleonora d’Arborea è un’altra testimonianza della profondità delle radici di questo paese .Per gli abitanti di S. Teresa di Gallura festeggiare la fondazione della propria città è un momento di affermazione della propria identità e del senso di appartenenza alla terra in cui vivono.S. Teresa non ha bisogno di nobilitare sè stessa schierandosi dalla parte dell’ultimo, e forse peggiore, dei conquistatori, visto che vanta una tradizione e una storia di gran lunga più antiche dell'avvento della conquista sabauda.In tutta la Sardegna i Savoia sin dai tempi della loro acqusizione dell’isola hanno rappresentato per il popolo: malgoverno, disprezzo e addirittura brutale repressione. Persino sulle recenti “imprese” dei degni eredi della famiglia reale italiana è meglio stendere un velo pietoso, non ultime le affermazioni dell'ultimo erede di casa Savoia sui sardi, che tutti ben ricordano.Ma c’è un motivo in più per cui Santa Teresa non può in alcun modo rendere omaggio alla dinastia sabauda.Presso la torre del paese infatti si svolse uno dei momenti più tragici e allo stesso tempo eroici dell’intera storia sarda.Nel 1802 il notaio cagliaritano Francesco Cilocco e il parroco di Torralba Francesco Sanna Corda con un pugno di uomini sbarcarono dalla Corsica in Gallura al preciso scopo di provocare un’ampia insurrezione che potesse favorire la nascita della Repubblica Sarda indipendente a discapito dell’odiato regno savoiardo. L’iniziativa del Sanna Corda seguiva di qualche anno la durissima repressione del triennio rivoluzionario sardo (1793-1796). Protagonista di quegli anni era stato Giovanni Maria Angioy, del quale il parroco di Torralba si dichiarava delegato oltre che «rappresentante della sarda nazione».Dopo essersi impadroniti delle torri costiere di Isola Rossa e Vignola i repubblicani riuscìrono ad impossessarsi anche di quella allora detta di Longonsardo ma il tradimento del bandito Pietro Mamia e il mancato arrivo dei rinforzi condussero i rivoluzionari alla sconfitta. Francesco Sanna Corda morì difendendo la torre, mentre persino peggiore fu la sorte del Cilocco il quale fu più volte orrendamente torturato prima di essere giustiziato a Sassari e i suoi resti esposti come monito.Quello conclusosi a Santa Teresa fu l’ultimo tentativo di liberazione nazionale dalla tirannia sabauda.A seguito di questi fatti i savoia su sollecitazione dell’ufficiale Francesco Maria Magnon trasformarono nel 1808 in un vero centro abitato quello che era un presidio militare atto a controllare la zona con modalità di dominazione coloniale.Festeggiamo il paese, ma ricordandoci tutta la storia e non solo una parte.Festeggiamo dando un senso al nostro presente.Festeggiamo nel ricordo di Cilocco, Sanna Corda e degli anonimi repubblicani morti per la Sardegna.Riappropriamoci del nostro passato.
************
http://www.irs.sr/domo/

domenica 10 agosto 2008

SARDEGNA: L'iRS occupa con gli agricoltori di Perfugas la sede del Consorzio Agricolo di Ozieri.

Venerdì 8 Agosto 2008, Ozieri.
Una delegazione di attivisti di iRS-Sassari e di iRS-Perfugas, guidata dal Consigliere Provinciale di iRS Gavino Sale ha occupato, assieme ad un folto gruppo di agricoltori, la sede del Consorzio Agrario di Ozieri.Contrariamente a quanto annunciato, e a quanto riportato dalla stampa, all'azione non si sono presentati né il Sindaco di Perfugas né la Coldiretti.
^^^^^^^^^^^^
************
Giovedì 31 Luglio 2008, Perfugas
PERFUGAS, iRS SOSTIENE AGRICOLTORI COLPITI DA GRAVE DANNO CAUSATO DA DIRIGENZE INCOMPETENTI
Una delegazione di attivisti di iRS - indipendèntzia Repùbrica de Sardigna, guidata dal Consigliere Provinciale Gavino Sale, ha preso parte al sit-in organizzato dagli agricoltori di Perfugas.Gli esponenti indipendentisti e gli agricoltori hanno incontrato il commissario straordinario Dott. Giuseppe Ettore Meloni e la direttrice Dott.ssa Pier Paola Isoni del Consorzio di Bonifica Perfugas-Ozieri.Da due settimane il guasto all'ultima pompa idraulica funzionante (sulle 5 esistenti mai riparate) ha determinato il blocco dell’erogazione dell’acque destinata ai campi irrigui.Questo evento mette in ginocchio l’intero settore agro e zootecnico del Consorzio causando enormi danni in uno dei settori nevralgici dell’economia dell’Anglona.Ancora una volta è un incidente a porre in evidenza le scelte catastrofiche operate negli anni in fatto di gestione di un bene primario qual è l’acqua; alla meritocrazia e le competenze si sono preferiti gli incarichi politici, clientele e speculazioni; ancora una volta la mala gestione e le mancate modernizzazioni pesano su un settore già in difficoltà come quello dell’agricoltura.Al termine di una accesa riunione il Commissario Straordinario si è impegnato per la risoluzione dell’emergenza entro martedì.iRS vigilerà su tale scadenza, al fianco degli agricoltori, pronto a intervenire nuovamente.iRS chiede le dimissioni del Commissario Straordinario per manifesta incompetenza, la rielezione in tempi brevi di responsabili e dirigenti nonché la quantificazione e il rimborso del danno che gli operatori del settore agricolo hanno subito.
***************





lunedì 14 luglio 2008

"NON SEMUS ITALIANOS..."

Stralci da testi di Antoni Simon Mossa
"Se noi non ci battessimo per il riscatto del Popolo Sardo, per la sua Indipendenza totale, per cosa ci dovremmo battere?

Quale bandiera dovremmo agitare?

O restare inerti in un mondo che cammina, ove le comunità nazionali etniche acquistano coscienza giorno per giorno?

Forse che la causa del Popolo Basco non è giusta? […]

È mai possibile che noi che siamo un Popolo schiavo, umiliato, sfruttato, perseguitato, disperato, dobbiamo continuare a schierarci a fianco dei dominatori?".

"Fare a meno dell'Italia diviene oggi per noi una necessità, in assoluto. Non vi sono altre strade da percorrere.

Noi vogliamo conquistare l'Indipendenza per integrarci non per separarci nel mondo moderno".

"Ottenere l'Indipendenza significa acquisire i poteri dello Stato, quindi promuovere ed ottenere riforme, disporre dell'avvenire del Popolo Sardo. L'Indipendenza significherebbe per i Sardi essere collettivamente padroni del loro destino in un mondo di liberi e di uguali, sottraendosi definitivamente alla tutela di una potenza coloniale".

"Che si sappia finalmente, e una volta per tutte, che il nostro obbiettivo è la liberazione della Sardegna […] e la redenzione sociale del Popolo Sardo e che la nostra lotta assumerà le forme e la durezza che i momenti storici a venire ci riserveranno".

“Forse che oggi la Sardegna non vive sola?

E aggiungiamo: che cosa ci ha dato lo Stato Italiano di più di quello che abbiano restituito, e con gli interessi?

Ma, ci domandiamo ancora: quale paese del mondo riesce a vivere da solo? Forse che la Gran Bretagna e gli Stati Uniti non hanno bisogno dei mercati di tutto il mondo? Forse che l’Italia, il paese che contemporaneamente ci amministra come un qualsiasi possedimento coloniale, potrebbe vivere senza la solidarietà di altri paesi?

[…] L’Italia dandoci una autonomia fasulla, ci ha tolto la libertà dell’autogoverno. Nonostante questo riusciamo a vivere. Perché non dovremmo stare meglio se fossimo indipendenti? […]

Se avessimo invece lo Stato saremmo noi a dirigere la politica economica e la pianificazione, saremmo noi a fare le riforme sociali, a far cessare il regime coloniale.

La rivoluzione sociale non è dunque possibile senza la conquista dell’Indipendenza".

domenica 6 luglio 2008

Pubblichiamo l'intervista a Gavino Sale,"L'indipendentismo alle Regionali 2009", da Sardegna Ventirighe.
**********************
In vista del decisivo appuntamento elettorale delle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale della Sardegna, previste per la primavera del 2009, abbiamo intervistato Gavino Sale, leader del movimento indipendentista “iRS-indipendèntzia Repùbrica de Sardigna”.
Gavino Sale è stato eletto nel 2005 nel consiglio provinciale di Sassari segnando il primo ingresso in una significativa Istituzione locale di un rappresentante ufficiale dell’indipendentismo sardo. Gavino Sale, leader dell’iRS: “la realtà di un sogno”L’indipendentismo alle Regionali del 2009.
A dispetto della sua crescente popolarità iRS è l’unica formazione politica sarda a non essersi presentata alle elezioni del 13 e 14 aprile. Delle ragioni di questa scelta e della prospettiva politica del movimento indipendentista in vista delle regionali del 2009 parliamo con il suo leader Gavino Sale.

«I motivi per i quali iRS si è tenuta fuori dalle politiche sono molteplici. Il primo è che noi abbiamo i nostri ritmi e siamo padroni del nostro tempo, non vogliamo che nessuno ci imponga appuntamenti politici che non sono all’interno delle nostre strategie. Il secondo è che si fiutava da tempo, e soprattutto dopo la decisione di Veltroni di correre da solo, una grossa tempesta all’orizzonte, che puntualmente si è poi verificata, lasciando sul campo morti e feriti. Il terzo è che lo ritenevamo uno spreco di energie, di finanze, un dispendio di donne e uomini e di idee in una partita in cui praticamente era impossibile piazzare qualche eletto. Noi non crediamo nei colpi di fortuna, ma nel lavoro costante e coerente verso la costruzione di una coscienza nazionale sarda. Il nostro campo di azione rimane la Sardegna. Questi in sintesi alcuni dei motivi. In più, nel momento in cui questa tempesta è passata, nel momento in cui ciascuno, nessuno escluso, si leccava le ferite, iRS apriva la campagna elettorale per le regionali 2009. Questo 2009 per noi ha una valenza quasi magica, come un segnale, come una cabala storico-politica. Nel 1409 la Nazione Sardisca coi simboli dell’Arborea perse la sua libertà nella battaglia di Sanluri, in “su bruncu e sa battalla” contro i catalano-aragonesi, costata migliaia di morti. Esattamente 600 anni dopo, e cioè nel 2009, inizieremo la riconquista delle nostre terre, della nostra dignità, della nostra libertà. Questa è una visione che ci affascina, è quasi un segnale del tempo misterioso. La nostra campagna elettorale inizia dove finisce quella degli “altri”, infatti un nostro slogan è stato “lasciamoli perdere”, e in effetti pochissimi hanno vinto. I sardi che sono stati eletti sicuramente non influiranno in forme positive per la Sardegna, finora la presenza di sardi nelle istituzioni italiane ha anzi danneggiato la terra che li ha eletti: non dimentichiamo che due membri del vecchio governo, Arturo Parisi ministro della difesa e il sottosegretario Casula, hanno permesso di bombardare giorno e notte le terre di Sardegna, nello specifico a Quirra e a Capo Teulada, per cui l’assenza di ministri e sottosegretari sardi in questo governo di cui tutti si lamentano non ci fa alcun danno: se non altro non abbiamo dei complici diretti in un’ipotesi di saccheggio».

- - -Un passo indietro: voi siete una formazione dichiaratamente indipendentista e che viene vista con grande attenzione e simpatia. Il vostro appuntamento elettorale nelle amministrative del 2005 è stato contraddistinto da una affermazione, soprattutto nel nord Sardegna. Un indiscutibile successo. E infatti Lei è stato eletto in Consiglio Provinciale a Sassari. Ma l’indipendentismo ha ancora un senso con l’Unione Europea? Come valuta, ad esempio, il recente caso del Kosovo?

«Il fatto che siamo simpatici da un certo punto di vista fa piacere, da un altro infastidisce. Rimanere a livello di simpatia ci interessa relativamente. Sicuramente apre una porta: invece di creare ostilità c’è favore, attenzione, complicità. Ma il passaggio successivo, quello che a noi interessa, ed è su questo che stiamo lavorando, è fare il salto verso la piena credibilità, nostra ma soprattutto del progetto della costruzione della Repubblica Sarda Indipendente da raggiungere in forme rigorosamente non violente. Io complessivamente ho raccolto diecimila voti: se consideriamo che in Consiglio Provinciale c’è gente eletta con 500 voti questo risultato ci rallegra. Notiamo dei segnali interessanti nella società sarda che sono prova dell’attualità della nostra proposta. I punti all’ordine del giorno dopo le regionali del 2005 erano quelli posti da iRS, il tema dell’indipendenza aveva ottenuto centralità politica e infatti si dibatteva di Costituente, di Consulta, di riscrittura della della nuova Carta Costituzionale sarda, di sovranità. L’ostilità dei partiti italiani in Sardegna prima è le votazioni dopo hanno contribuito a deviare su questi temi, ma l’appuntamento è semplicemente rinviato. L’affermazione dell’imprenditore Ugo Multineddu rilasciata pochi giorni fa alla stampa locale la dice lunga: dichiararsi indipendentista e amico dell’iRS, dire che in due anni, lasciati liberi, potremmo diventare più ricchi dell’Italia, significa che esiste una fascia di borghesia imprenditoriale sarda, che noi riteniamo l’asse portante dell’economia in Sardegna, che crede in noi e nel progetto. Un altro segnale è che cinquemila aziende agricole sarde chiamino iRS a difenderle dalla complicità che si è creata tra banche e ceto politico. Cinquemila aziende devastate sono la prova del connubio infernale che si è creato. L’obiettivo di favorire la nascita di una classe imprenditoriale nel settore agricolo è fallito. Anzi bisogna chiedersi se su 100 aziende pignorate in Italia 90 sono in Sardegna se questa non sia una strana anomalia. Noi spingiamo la UE e i tribunali ad indagare, carte alla mano, su questa anomalia. Segnali arrivano anche dalla Sinistra: componenti importanti chiedono incontri e consulti con iRS. Quanto all’indipendentismo, rileviamo che l’Unione Europea ha un grosso deficit di democrazia, benché si impegni a esportarla a suon di bombe insieme agli Stati Uniti. Quaranta milioni di abitanti nell’UE rivendicano il diritto all’auto-determinazione. L’UE deve tenerne conto perché si tratta del 20% della popolazione: mi riferisco ai sardi, ai corsi, ai baschi, ai catalani, agli scozzesi, agli irlandesi e ai curdi. La Turchia sta per entrare in Europa e abbiamo una grossa fetta del Kurdistan occupato “manu militari”: è un problema che merita considerazione e soluzione. Un’altra osservazione che avvalora l’attualità dell’ipotesi indipendentista è il caso di Malta: un territorio con appena trecentomila abitanti che però ha una sua dignità all’interno dell’UE. E’ utile fare anche l’esempio dell’Irlanda, che si trova ai vertici dell’UE in termini di sviluppo, con un PIL intorno all’8.2%, con gli stipendi degli più alti in Europa. L’Irlanda è un’isola come la Sardegna, ma è indipendente. La parte nord dell’Irlanda ancora sotto dominio inglese (Ulster) è invece una delle regioni più depresse d’Europa. Dobbiamo chiederci quale Irlanda vogliamo essere. Tutte le nazioni che si liberano e diventano indipendenti vivono un periodo di prosperità economica, intellettuale, sociale, artistica. All’interno dell’Europa in pochi anni sono nati in maniera non violenta una decina di nuovi Stati: le ragioni dell’indipendentismo non sono né anacronistiche né scomparse. Il caso Kosovo è a parte, è una forzatura. Le ipotesi violente, l’abbiamo visto, non pagano. Noi vogliamo percorrere un’altra strada, come la Catalogna e la Scozia, che si avvicinano a un referendum per l’autodeterminazione. Un indipendentismo graduale ma inesorabile».

- - -In Italia su una linea apparentemente simile troviamo il fenomeno Lega, che però ha valori politici completamente diversi: un “fare da soli” in cui si rivendica di non avere bisogno di solidarietà, di sostegno, una sorta di “indipendentismo dei ricchi”.

«La prima Lega dieci anni fa era indipendentista. Quell’opzione oggi non esiste più. Il fenomeno Lega serve a una ristrutturazione in termini “federalistici” dello stato, un federalismo a senso unico. Ma c’è un paradosso che vorrei evidenziare: mentre la Lega riesce ad inventarsi e a costruire una nazione inesistente, in parallelo l’autonomismo ed il sardismo riescono a distruggere una nazione già esistente e a bloccare sul nascere le istanze di indipendenza che il popolo nel primo dopoguerra e negli anni ottanta rivendicava; la classe dirigente autonomista e sardista stroncava sul nascere queste pulsioni sino ad arrivare a processi aberranti come autorazzismo, desardizzazione, deculturazione e integrazione totale verso la nazione e la cultura dominante, facendo diventare questa terra concettualmente e di fatto una discarica e un poligono di tiro. La Sardegna per secoli è stata indipendente. Ma la storia scritta dai Savoiardi e da tutti gli altri che vi avevano interesse ci ha negato la possibilità di conoscere la nostra storia. Non c’è relazione tra ipotesi Leghista e ipotesi indipendentista sarda: non c’è traccia nell’iRS di razzismo, di xenofobia, tanto meno di nazionalismo. Quindi il parallelismo con la Lega noi non lo accettiamo. iRS è una realtà del tutto originale. iRS nasce con un’idea di azione non violenta e soprattutto non basata sul nazionalismo. Un nostro impegno è quello di polverizzare il cliché di un indipendentismo violento, ancorato a tesi del passato, a una immagine folklorica e perciò non più attuale. L’indipendentismo dell’iRS è apertura al mondo, è un atteggiamento dinamico, critico verso noi stessi e verso le forme di dominio che ci bloccano e ci attanagliano. E’ apertura totale a livello economico, filosofico, concettuale, artistico, musicale. La sfida che vogliamo portare non è solo all’interno della Sardegna, ma nei confronti del mondo intero. C’è l’idea di creare un’agorà mondiale che coinvolga le migliori sensibilità e le migliori intelligenze, che non sono solo sarde, ma le troviamo in tutti i popoli, quello italiano, francese, quello sudamericano, eccetera. Un’agorà mondiale che sfidi le concettualità grigie di questo mondo, che rimetta in moto la nostra storia con nuovi impulsi verso una nostra esistenza libera. Liberare il nostro popolo vuol dire liberare una frazione del pianeta; quando difendiamo la Sardegna stiamo difendendo la Terra e tutti i popoli di questo mondo. E invece oggi siamo chiusi: nell’idea di un vecchio autonomismo, di un vecchio sardismo, che pur nel rispetto degli uomini che in esso militano noi non condividiamo perché interiorizza una resa a qualche alterità di tipo statuale, e soprattutto mostrano una forma mentis il cui risultato è disastroso, dove il piagnisteo è regola, il fatalismo diventa sottomissione e l’integrazione diventa catena. Chiedere a qualcuno di risolvere i nostri problemi e aspettare una sintesi che arrivi dall’esterno non è nel nostro agire. Noi ribaltiamo la situazione: iniziamo a fare, a costruire, a tracciare una nuova traiettoria di senso. Noi non chiediamo. Costruiamo, pian piano, la nostra coscienza nazionale, strutturiamo la nostra nazione, e quando recideremo ufficialmente i fili con lo Stato italiano non ce ne accorgeremo nemmeno».

- - -Questa impostazione di sovranità trova riscontro negli anni della giunta Soru?

«Con Soru abbiamo avuto rapporti leali, costruttivi ma in un certo senso paralleli e qualche volta radicalmente divergenti. Alcune battaglie ci hanno visto insieme: la difesa ambientale, la tutela delle coste, la liberazione dalle servitù militari. Il problema era ed è che ogni sua decisione si misura con il potere di Roma. L’ultima prova di questo vincolo, umiliante per lui, è la restituzione della tassa sul lusso. Ma Soru non è indipendentista e non posso fargliene nessuna colpa. C’è sempre stato il limite, strutturale e concettuale, tra la nazione sarda e lo stato italiano. Come Soru tutta la Sinistra ha questo limite. Non c’è dubbio che abbia portato una ventata di novità: la politica sarda era ferma da qualche decennio, non si può negare che Soru abbia determinato una scossa in Sardegna. Che la destra tenti di bloccarlo è ovvio, ma sono i suoi stessi alleati a fargli pagare il prezzo del cambiamento che ha portato. Era prevedibile, anche se lui non lo ha previsto. Noi seguiamo con attenzione la crisi della Sinistra. Gramsci scriveva che la questione sarda era una questione nazionale, che interessava la nazione italiana e quella sarda, che non poteva essere ascritta nell’alveo della questione meridionale. La Sardegna, diceva Gramsci, è una nazione. Paradossalmente uno dei cosiddetti “padri della nazione sarda”, Emilio Lussu, negava questa ipotesi e si accontentava dell’autonomismo. Le ipotesi sardiste sono dunque in antitesi con quelle indipendentiste. Era più indipendentista Gramsci di Lussu. La Sinistra sarda non deve stare in attesa degli input di Roma. Il partito comunista e i suoi diretti eredi si sono estinti in molti paesi europei e anche qui sembrano destinati al suicidio. La capacità di sintesi deve partire da questa terra e prendere in considerazione nuove concettualità che rispettino esigenze storiche, culturali, linguistiche che iRs ha contribuito a far emergere. E potremmo accettare di buon grado un passo tattico verso il riconoscimento dello status di nazione, momentaneamente, all’interno dello stato italiano, un passo avanti rispetto al defunto concetto di autonomia; ma, strategicamente, verso la Repubblica Sarda Indipendente».- - -Un percorso graduale che dovrà quindi coinvolgere le nuove generazioni. Ritiene possibile che i giovani si interessino alla causa di iRS?«Dipende dal modo in cui si parla con loro, bisogna lasciarsi alle spalle stereotipi fuori luogo. La sardità non deve essere un abito logoro. Cito la frase di Jean-Marie Tjibau, leader indipendentista del popolo kanak: “la nostra identità è davanti a noi”. Sono proprio i giovani a costituire la colonna portante del nostro movimento. Il 90% dei nostri iscritti ha meno di trent’anni. I giovani si ritrovano nell’iRS perché offre un’immagine dinamica della vita, proiettata verso il futuro. I giovani sanno che iRS insieme con loro è un distillatore concettuale e pratico di passato e futuro da dove sgorgano gocce di un distillato inebriante, dove l’ebbrezza della costruzione del proprio avvenire genera passione, emozione, senso e piacere alla vita».

- - -La politica, oltre che ideale, è anche proposta concreta di risoluzione di problemi. I vostri punti essenziali nel prossimo futuro quali saranno? Li avete già delineati?

«L’abc della politica insegna a non scoprire le carte ma alcuni elementi possono essere evidenziati. Avere fondamenta solide per il proprio progetto è il primo passo, e poi deve esserci coerenza tra teoria e prassi. Il dramma più grande della Sardegna è la produzione di non-senso. Da noi sembra che fare delle scelte che non hanno nessun senso sia la regola: per esempio l’installazione di pale eoliche con contratti che prevedono briciole economiche per le comunità locali pari all’1,2% mentre le multinazionali si portano via il 98% della ricchezza generata. Ha un senso? Roba da denunciarle nei tribunali per circonvenzione di incapace! Un sindaco che firma un contratto del genere o è un incapace o è animato da malafede. Oppure il caso dei fumi di acciaieria: rifiuti per il resto d’Europa, diventano materie prime per noi! Sostanze tossiche, che nel meridione d’Italia tratta la malavita organizzata, in Sardegna sono autorizzate per legge. O ancora, mentre le peggiori aziende inquinanti vengono rifiutate in diverse parti del mondo qui sono accettate allegramente e definite poli di eccellenza, e qui c’è una grossa responsabilità anche dei sindacati che per pochi posti di lavoro compromettono un territorio. Paradossalmente non si spinge l’industria del vetro e pure ci sarebbero le cave di sabbia silicea per farla. Il vetro noi lo buttiamo o lo regaliamo all’Italia. Stesso discorso per caolino e argilla. Noi dobbiamo capire bene quali sono gli interessi della Sardegna e quali quelli dei grandi gruppi industriali sponsorizzati dai partiti italiani. Tra un po’ noi dovremmo rinnovare la concessione alla Saras, un esempio di quello che dicevo: cinque anni fa, determinando una crescita di un misero 0,3 del PIL sardo, ci ha fatto uscire dall’Obiettivo 1, causando una perdita di finanziamenti per migliaia di miliardi alle aziende sarde da parte della UE. Questo, al pari dell’inquinamento, è un danno da calcolare. Nel tavolo delle trattative si dovrebbe mettere in evidenza anche questo. I gap negativi di gestione non vengono considerati sufficientemente. Fare impresa in Sardegna rispetto a qualsiasi altro luogo in Europa e in Italia costa mediamente dal 15 al 20% in più, dati questi forniti dalla facoltà di economia dell’Università di Cagliari e dal Crenos. Questo ovviamente a causa dell’insularità. Non possiamo aspettare altri 50 anni affinché gli handicap strutturali di questa regione si appianino, ma interveniamo rapidamente sulla fiscalità: o acquisiamo totalmente sovranità sulla fiscalità, o defiscalizziamo almeno il mercato interno. E visto che siamo in clima di federalismo fiscale trattiamo alla pari una fiscalità specifica per l’isola per equilibrare quei 20 punti negativi di gestione che nessuna impresa al mondo potrebbe sopportare.Il federalismo fiscale che si profila sarà a vantaggio delle regioni forti. Noi, d’altra parte, facciamo un salto in avanti e pretendiamo che la fiscalità sia in mano alla nazione sarda. Le sorti economiche di una nazione non sono altro che le sorti della propria fiscalità. Sarà una presa di posizione forte, ma noi sentiamo di doverla fare. Crediamo nel modello irlandese, lo vogliamo far nostro, con tutte le eccezioni del caso. Questo è un esempio concreto di una fiscalità riacquisita».

- - -Nel 2009 gli scenari potrebbero essere i più vari, anche rispetto alla possibilità che Soru venga riconfermato candidato alla Presidenza della Regione. Voi escludete di far parte di una coalizione che abbia almeno come percorso le questioni della sovranità?

«iRS nasce dall’esigenza di fare chiarezza e di uscire dalle nebbie che l’unionismo e l’autonomismo hanno creato. L’esigenza di parlare chiarissimo rispetto alla nascita e alla costruzione della Repubblica Sarda Indipendente. Questi 5 anni di vita del movimento hanno creato aspettative in tutta la società sarda e non possiamo in nessun modo arretrare neanche di un millimetro sulle nuove concettualità che sono emerse e che hanno contaminato in orizzontale tutto il corpo politico sardo. La società sarda oggi è in fermento. Oserei dire che siamo ad un passo da una fase di non ritorno, ovviamente riferito alla presa di coscienza nazionale. Come è successo in altre parti del mondo, dove eventi storici hanno determinato accelerazioni in senso indipendentista. Noi in questo momento stiamo osservando con molta attenzione le convulsioni che avvengono nella società sarda. Chiaro è che attendiamo segnali di passi in avanti da parte di chi attentamente segue gli avvenimenti storici attuali e non potremo negare nessuna interlocuzione verso chi esprima coerentemente maturità e acquisizione verso traiettorie politiche che iRS in questo breve ma intenso periodo di tempo della sua esistenza ha sollecitato. Chi vuol farsi sentire batta un colpo».

- - -In che senso storicamente si andrebbe verso l’indipendenza? Marx, per esempio, fondava la pretesa di comprendere la direzione degli eventi su una filosofia della storia ben precisa. In che senso la “nazione sarda” dovrebbe andare nella direzione della sovranità o dell’indipendenza?

«Perché è una nazione e perché esiste un popolo. Marx diceva che il socialismo si realizza in base alle esigenze di ogni popolo. Io penso avesse ragione. E penso abbiano torto tutti quelli che negano l’esistenza di questo popolo. Se ammettiamo che il popolo sardo non esiste ci affidiamo alla storia italiana. Ma se crediamo e dimostriamo che la Sardegna esiste come nazione e come popolo, e possiamo ben crederlo e dimostrarlo, inesorabilmente ha ragione Marx, e si apre la strada dell’indipendenza. La dimostrazione contraria è che la Sinistra sarda non ha preso in considerazione l’insegnamento di Marx, ha negato l’esistenza del popolo sardo e oggi si trova nella situazione conseguente all’errore. La cultura di un popolo e di una nazione apparentemente può sembrare finita, ma è come un campo minato. La Storia prima o poi mette il piede sulla mina. iRS è qui per quello, per far riemergere questa cultura e quella storia sopita e nascosta da sessanta anni di autonomismo. La cultura di un popolo è come un fiume carsico che scorre sotto le pieghe della Storia: difficilmente si riesce ad annientarla. Riemerge prepotentemente ogni qualvolta il popolo e la sua maturità lo pretende. Noi ci sentiamo su un treno in corsa verso la libertà, protagonisti finalmente della nostra storia. Nel nostro progetto c’è tutta la differenza tra la costruzione del proprio futuro e una sopravvivenza misera. Noi riteniamo che l’indipendenza sia il mezzo per costruire strumenti di libertà soggettiva e collettiva. Noi pensiamo che l’impegno minimo di ogni uomo libero e indipendente sia sconfiggere la morte producendo vita viva. Noi sappiamo che sia la più grande esigenza di ogni uomo è dare senso e piacere alla propria esistenza felice e libera».

A cura di Giovanni Spada e Maria Francesca Fantat.
Per saperne di più visita il sito http://www.irs.sr/