giovedì 27 novembre 2008

"LA KOSOVA NON HA NESSUN CONTATTO CON AL-QUAIDA" (di Ahmet Qeriqi)

Caro Vasta.
Ti ringrazio per la notizia del "rapporto della CIA" sul presunto terrorismo internazionale kosovaro.
Uno scenario assurdo!
E,penso, che tutto questo scenario sia frutto di Belgrado.
Si tratta,infatti,di un rapporto" politico" e non di intelligence.
La Kosova non ha nessun contatto con Al-Qaida.
NON DIMENTICHIAMO,che gli Arabi islamisti non sostegno la nostra indipendenza!
La Central Intelligence Agency sa benissimo che nella Kosova gli ex combattenti non sono estremisti.
E' la Serbia che desidera uno scenario talebanizzato per la Kosova ,e non i kosovari.
Se la Serbia tenterà di ritornare con le armi nella Kosova, allora,veramente ci sarà la guerra!
Fraternamente,
Ahmet Qeriqi
(direttore di Radio Kosova e Libertà- http://www.radiokosovaelire.com/)
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SOS VOMERO! (di Ciro Manzo)

Con piacere pubblico questo intervento di Ciro Manzo,consigliere della V Municipalità del Comune di Napoli. Noto che il "nostro" blog sta crescendo,che è punto di riferimento di tante realtà diverse...Un'AGORA',appunto!
Orazio Vasta
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5^MUNICIPALITA'.
Via Jannelli n.51.
Discarica abusiva.
Cons.Ciro Manzo (P.d.L.): Ho chiesto ed ottenuto una riunione operativa urgente,per Mercoledì prossimo, della Commissione Ambiente ed Igiene pubblica. Si deve iniziare la repressione nei confronti di chi arbitrariamente scarica rifiuti di ogni genere in violazione alla legge.
ALLA STAMPA
Un quartiere (Vomero – Arenella) che potrebbe richiamare turismo è invece completamente abbandonato a se stesso. Eppure si era riusciti a dare vita, nella Commissione “Igiene e Sanità”, ad un progetto denominato “quartiere pulito” che prevedeva interventi di pulizia straordinaria effettuati dai vari servizi comunali preposti (Asia, Fognature.Asl, Vigili Urbani) e coordinati dalla Municipalità.
Nel concreto – chiarisce Manzo (P.d.L.)- gli interventi consistevano nell’attuazione di pulizie "straordinarie", che di norma sono effettuate ad intervalli di tempo maggiori rispetto alle operazioni quotidiane: svuotamento e lavaggio dei cassonetti, spazzamento approfondito delle strade, decespugliamento delle aree verdi e cura delle aiuole di competenza, lavaggio e lucidatura dei tombini, lavaggio delle pensiline degli autobus, pulizia dei muri dalle affissioni.
I predetti interventi dovevano partire nei primi giorni di Maggio, l’ultimo appuntamento in ordine di tempo dell’operazione era stato ipotizzato per fine Luglio.
Invece – conclude Manzo – a tutt’oggi l’iniziativa di bonifica non parte e vi sono intere zone,come quella di Via Iannelli spalanca al disordine e al degrado.
E’ scandaloso – conclude Manzo – non dare “forza” ad un’operazione impegnativa e di sostanza, che potrebbe divenire un ottimo veicolo per l'immagine d’efficienza e professionalità della 5^ Municipalità.
E’ assurdo non riuscire a dare un’efficace risposta alle attese (e talvolta alle esplicite richieste) dei cittadini. Per tali motivi, Ho richiesto ed ottenuto una seduta straordinaria della Commissione Ambiente ed Igiene,al fine di evidenziare precise responsabilità nel mancato compimento del progetto e chiedere alle Forze di Polizia maggiori controlli finalizzati alla repressione del fenomeno dello scarico abusivo di rifiuti.

NO PIZZO! NO USURA! NO MAFIA!

ASAAE
- Associazione Antiracket Antiusura Etnea
Via Bellini, 54
-S. Agata Li Battiati (CT)
Tel. 0957501348 / 3896993841 / 3484051662

Panettone? No grazie! (di Nicola Casale )

Si avvicinano le festività natalizie e con essa l’invasione dei panettoni, accompagnata da una violenta e penetrante campagna mediatica. Il prodotto commerciale natalizio, simbolo per eccellenza della tradizione lombarda, produrrà ingenti trasferimenti di denaro dal meridione verso un nord già ricco ed industrializzato.
Orientiamo i nostri acquisti sui prodotti tipici locali del SUD, anche in risposta ai danni che produrrà il Federalismo della Lega, alle regioni delle Due Sicilie.
Una mirata e costosa operazione di marketing, produrrà una violenza psicologica sui consumatori, trasformando una tradizione prettamente nordica, in un prodotto tipico nazionale di tutta la nazione. Così facendo, ci ritroveremmo a finanziare le numerose aziende padane produttrici di panettoni e pandoro, creare e mantenere posti di lavoro al nord, penalizzando le altrettante numerose aziende del SUD produttrici di ottimi dolci natalizi molto più vicini alle nostre tradizioni.
A partire da quest’anno, per tutti i cittadini del SUD, è un preciso dovere orientare i propri consumi verso quei prodotti tipici delle nostre regioni preparati, ovviamente, dalle numerose aziende artigianali sparse su tutto il territorio meridionale.

Facciamo crescere le nostre aziende, creiamo occupazione al SUD, creiamo ricchezza e servizi, salvaguardiamo la nostra salute scegliendo di acquistare prodotti tipici locali e non il solito panettone industriale prodotto con materie prime di dubbia provenienza.
Una forte risposta al Federalismo, una rappresaglia ai tanti decreti voluti dalla Lega Nord che tagliano fondi destinati al SUD e chiudono le porte ai meridionali in cerca di lavoro nelle regioni del nord, impariamo da loro ad assumere un comportamento che tuteli i nostri interessi cominciando proprio da uno dei prodotti simbolo della tradizione padana, rifiutiamo categoricamente che diventi anche una nostra tradizione e se proprio non possiamo fare a meno di mangiare una fetta di panettone, acquistiamone uno prodotto dal forno vicino casa, certamente di qualità superiore ai prodotti industriali del nord.
Questo sarà soltanto l’inizio di una campagna di sensibilizzazione ad ampio raggio sulle opportunità ed i vantaggi che un comportamento più campanilistico di tutti noi meridionali, porterà alle nostre Regioni.
fonte:
http://www.napolicaputmundi.it/
http://comitatiduesicilie.org/

"PATTO D'ACCIAIO" CINA-GRECIA AI DANNI DELLA SICILIA E DELL'EUROPA MEDITERRANEA!

Ricevo e condivido la denuncia...
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COMUNICATO STAMPA F.N.S. - KOMUNIKATU STAMPA F.N.S.
LA CINA PUNTA SUL MEDITERRANEO E GESTISCE PORTI IN GRECIA.
E' L'ORA CHE IL POPOLO SICILIANO ESCA DAL LETARGO COLONIALE.
SI' ALLA SICILIA ZONA FRANCA.
Sta passando inosservato, - in Sicilia soprattutto, - il "PATTO DI ACCIAIO" che è stato stretto, recentemente e di fatto, fra la Grecia e la Cina. Sarebbe, invece, più saggio aprire gli occhi, in quanto si tratta di un evento di portata "storica", le cui conseguenze investono, comunque, gli interessi della Sicilia e dell'Europa tutta.
E' avvenuto, cioè, che la Cina si sia assicurata - attraverso la Grecia - una posizione egemone nella economia e nel commercio del Bacino del Mediterraneo. In questo contesto, la Marina mercantile greca, che - non dimentichiamolo - è la più grande del mondo, è ora al servizio della Cina. Il porto del Pireo (Atene) è stato recentemente concesso in gestione ad una Impresa cinese ed analoga sorte spetterà, fra non molto, all'altrettanto importante porto di Salonicco.
Insomma: la Cina non è soltanto "VICINA" ma è già qua, alle porte di casa nostra. E non soltanto con le proprie merci, che già hanno messo in ginocchio le nostre industrie manufatturiere e tante altre attività produttive, persino quelle della filiera agro-alimentare, ma anche con il proprio progetto di egemonia politica ed economica.
Ed è, questo, un motivo in più per indurre i Sicliani tutti a svegliarsi dal letargo della condizione coloniale, alla quale soggiaciamo ormai da 150 anni circa. E', infatti, necessario che il Popolo Siciliano si decida, - con gli altri Popoli fratelli del Mediterraneo, - a lanciare una adeguata controffensiva politica, economica e culturale.
Nella quale devono essere comprese iniziative fortemente innovative e di grande rilevanza internazionale, quale quella di costituire tutto il territorio siciliano in ZONA FRANCA integrale, eco-sostenibile, programmata e controllata.
Una Zona Franca vera, che diventerebbe il motore dello sviluppo dell'economia mediterranea e Sud-Europea.
E che preserverebbe il Mediterraneo dalle grandi manovre dell'Imperialismo economico (e non solo) della Cina.
Palermo, 26 Novembre 2008
IL SEGRETARIO POLITICO FNS
(Giuseppe Scianò)

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Terrorismo dal Kosovo, rapporto della CIA: intelligence o politica?
Scritto da Orazio Vasta



"Roma è città imperiale e città papale:in ciò la sua grandezza universale"(Antonio Gramsci)

"Porta Pia non fu che un meschino episodio, militarmente e politicamente.
Militarmente non fu che una grottesca scaramuccia.
Fu veramente degna delle tradizioni militari italiane.
Porta Pia rassomiglia - in piccolo- a Vittorio Veneto.
Porta Pia fu la piccola , facile vittoria dell’aggressore enormemente superiore all’avversario inerme, come Vittorio Veneto fu facile vittoria contro un avversario che - militarmente- non esisteva più.
Politicamente Porta Pia fu semplicemente l’ultimo episodio della costruzione violenta ed artificiale del Regno d’Italia.
Tutto il resto è chincaglieria retorica.
Le belle frasi "Terza Roma "sono completamente vuote di senso.
Roma è città imperiale e città papale: in ciò sta la sua grandezza universale. La “Terza Roma” non è che una sporca città di provincia, un sordido nido di travetti, di albergatori, di bagascie e di parassiti.

Mentre le due fasi della storia di Roma, l’imperiale e la papale, hanno lasciato traccia immortale, la breve parentesi dell’occupazione sabauda lascia, unica traccia di sé, il Palazzo di Giustizia, statue di gesso e grottesche imitazioni decorative: nato tra lo scandalo dei fornitori ladri e dei deputati patrioti corrotti, esso è degno di albergare la decadenza giuridica della società contemporanea.
Per questo la questione romana non è risolta.
Non potevano risolverla le cannonate del re di Savoia.
La violenza militarista non può risolvere i problemi internazionali.
E la questione romana è un problema internazionale…".
ANTONIO GRAMSCI
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Fonte:"L’Ordine Nuovo-Rassegna Settimanale di Cultura Socialista", 2 Ottobre 1920

IL VIDEO su CATANIA e il DISASTRO....

SUL 2° INCONTRO SUL DISSESTO FINANZIARIO
(7 novembre 2008- Catania )

- Parte 1- Parte 2- Parte 3- Parte 4- Parte 5- Parte 6- Parte 7- Parte 8- Parte 9- Parte 10- Parte 11- Parte 12- Parte 13

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RESOCONTO DELL'INCONTRO (da lasicilia)
FOTO
AUDIO COMPLETO DELL'INCONTRO
LEGGI I CONTENUTI DEL PRIMO INCONTRO
GUARDA IL SERVIZIO DI LA7 SU CATANIA
QUAL E' LA SITUAZIONE DEBITORIA DEL COMUNE?
CHE COS'è TECNICAMENTE IL DISSESTO FINANZIARIO?
QUAL E' IL PIANO STRATEGICO DEL SINDACO?

mercoledì 26 novembre 2008

KOSOVA,rapporto della CIA:intelligence o politica?

Per la Central Intelligence Agency nella Kosova ci sarebbero estremisti pronti ad attuare attentati terroristici contro Belgrado,estendendosi su Washington e Bruxelles,per colpire i funzionari dell'amministrazione internazionale (UNMIK),che mantiene il compito della gestione amministrativa sulla Kosova dalla fine della guerra nel 1999.
Ci sarebbero,secondo il rapporto della CIA, anche gruppi terroristici, una sorta di "cellule dormienti",che si stanno già attivando:un gruppo fondamentalista islamico che, in quanto tale, dovrebbe avere contatti con Al Qaeda.
Il rapporto della CIA giunge in un momento politico assai critico, nel mezzo dei negoziati che stanno riconfigurando la missione internazionale dell'UNMIK ed il passaggio di poteri dalle Nazioni Unite all'Unione Europea con la nuova missione denominata "Eulex".
Ovviamente,nella Kosova non tutti gli ex combattenti dell'UCK sono disponibili a sottomettersi all'amministrazione internazionale,forse in tanti dormono con il fucile sotto il cuscino,ma viene assai difficile pensare ad uno scenario talebanizzato per la Kosova...
C'è da capire,quindi,se il rapporto della CIA è un rapporto di intellegence o,viceversa, un rapporto politico...ad "orologeria".
Orazio Vasta

Indossa l'Abaya,il rock "rosa" saudita contro la droga!

Sopra i jeans a vita bassa porta l'«Abaya»
Il rock é «rosa» in Arabia saudita
La prima band rock del Paese è tutta al femminile. Ha un profilo su MySpace, ma prova in segreto in una cantina.
L'Abaya è una veste nera che copre interamente il corpo, tipico capo saudita mirato anche a celare le curve femminili. Dina, Lamia, Amjad e Dareen la indossano quando si esibiscono nei loro concerti, rigorosamente in locali underground di Jedda, «per non offendere le autorità religiose».
Le quattro ragazze appartenenti al gruppo The Accolade, come racconta il corrispondente del New York Times Robert F. Worth, hanno appena inciso Pinocchio, il loro primo Lp dal titolo simbolico che sta imperversando in rete. Come la maggior parte dei teenagers del momento, vantano un profilo su MySpace, ma le loro performance avvengono in clandestinità e non possono essere fotografate. La loro colpa è di suonare il rock, con l'aggravante di essere donne.
UN PAESE GIOVANE – Del resto il contrasto nel regno saudita è molto forte: da una parte le donne non possono nemmeno guidare e il rock viene visto come una forma estrema di corruzione, dall'altra una persona su dieci ha un'età inferiore ai 25 anni.

Il che si traduce in una diffusa voglia di libertà e in una certa intolleranza alle regole.
L'ultima esibizione di un band rock, nel 1995, era stata occasione per l'arresto di 300 giovani fan, intercettati dalla polizia religiosa davanti al locale del «concerto della perdizione». Ma le ragazze di The Accolade sono andate oltre e hanno deciso di sfidare anche l'ultimo e più radicato dei tabù, quello riguardante «il sesso debole».
La cosa più strana è che le quattro giovani donne della band, che hanno scelto come nome per il loro gruppo un'opera dell'amato pittore inglese Edmund Blair Leighton e amano mischiare sapientemente arte e musica, non sono per nulla delle rivoluzionarie e non hanno mai lasciato il proprio Paese di nascita.
NO ALLA DROGA - «Forse siamo pazze, ma vogliamo fare qualcosa di veramente diverso», sostiene la voce del gruppo, Limia, fiera del suo piercing. Ma poi la chitarrista, Dina, ci tiene a precisare: «Disapproviamo totalmente fumo, droga e alcol. E rispettiamo le nostre tradizioni».
Emanuela Di Pasqua

24 novembre 2008
*Fonte: http://www.corriere.it/




LE DIMISSIONI DI SORU,CROLLO DEL SISTEMA AUTONOMISTICO IN SARDEGNA

Dimissioni Soru, implode l'autonomia. iRS è pronto: l'alternativa onesta, coerente e decisiva.
Secondo iRS ciò che sta accandendo in queste ore dimostra la definitiva implosione del sistema autonomistico.
Crolla in queste ore l'illusione che l'autonomia possa essere l'idea forte che unisce i sardi, crolla l'illusione che basta amministrare bene per ridare dignità ai sardi e alla Sardegna.
Ciò che tutti oggi percepiscono è che serve un salto di qualità, ci serve un'idea che ci dia unità, forza, speranza.
Questa idea è la costruzione della nazione sarda.
Per questo, secondo iRS, gli avvenimenti di ieri rafforzano la necessità di una nuova politica di sovranità e indipendenza, una politica che nasca da una nuova presa di coscienza nazionale e da un profondo rinnovamento della classe dirigente sarda.
iRS conferma di essere pronta ad affrontare il voto anticipato, presentando fin da subito le linee guida del proprio programma a difesa dei diritti e degli interessi del popolo sardo.
iRS rilancia dunque la propria candidatura politica e il suo ruolo di catalizzatore dell'esigenza di cambiamento che percorre la società sarda.
Ora più che mai iRS è l'unica alternativa onesta, coerente, decisiva.
Atòbiu Natzionali de / Assemblea Nazionale di
iRS - indipendèntzia Repùbrica de Sardigna

Il rap palestinese contro l'assedio israeliano

"Canto forte, così la gente mi può sentire
abolirò, cambierò, farò leggi
voglio cambiare tutte le regole...
L’assedio va sempre peggio
e ci hanno costruito intorno
una barriera
Tutti insieme rompiamo questo assedio
Il nemico continua ad assediarci
e ha costruito un muro
Tutti insieme rompiamo l’assedio"....
Protagonisti di questo testo sono tre giovani palestinesi del gruppo musicale rap "Black Unit Band " di Gaza,che hanno prodotto un video,e(CLICCA)Non è stato facile fare questo video, per la band.
Per Hamas la band diffonde culrura americana,per la tipologia musicale.
Ma i tre giovani replicano:"L’idea d’incidere un rap ci è venuta dai neri americani, che cantano la loro sofferenza".
Orazio Vasta

Suprimohen disa shkolla në gjuhën arbëreshe në krahinat e Kozencës

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Suprimohen disa shkolla në gjuhën arbëreshe në krahinat e Kozencës
Në bazë të “Dekretit të Gjelminit” do të suprimohen shkollat fillore në gjuhën shqipe të arbëreshëve, një e folur autentike e kësaj gjuhe qysh në kohën e Gjergj Kastriotit-Skënderbeut. Sipas këtij dekreti parashihet të suprimohen shkollat fillore në Ungra, Firmoza, në Çivti, Frashintë e Shën Vasil. Këto nuk janë rajone të Shqipërisë, por vende të provincës së Kozencës në të cilat jeton një popullatë shumicë me prejardhje shqiptare.
( Orazio Vasta)
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In base al "Decreto Gelmini" verranno soprresse le scuole primarie in cui si parla l´Arbëreshë, l´antico idioma albanese di Scanderbeg.Ungra, in italiano Lungo, Firmoza (Acquaformosa), Cifti (Civita), Frasnita (Frascineto) e Shen Vasili (San Basilio) non sono villaggi di qualche remota regione montagnosa dell´Albania ma paesi della provincia di Cosenza...la cui popolazione è, per la stragrande maggioranza, di origine albanese.

La Groenlandia e il meridionalismo italiano....

Il mezzogiorno e l'isola di ghiaccio
Scritto da Alex Dauria
(Nella foto,un villaggio della Groenlandia)
Il processo che sbaraglia la strada alla grande isola di ghiaccio, la Groenlandia, ad un processo d’indipendenza nazionale è lungi da essere considerato un “modello calzante” per i movimenti territoriali dell’Italia meridionale, ma può servire come monito e spunto nel perseverare nella spinta istituzionale, ovvero quella di un maggiore autonomia inserita in un vasto progetto riformistico, quale migliore strada da perseguire nell’imminente futuro prossimo...
Leggi tutto...
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Fonte: http://comitatiduesicilie.org/

L'autore del libro «L'olocausto armeno» minacciato di morte!

MINACCE DI MORTE DOPO IL LIBRO SUGLI ARMENI
Il giornalista-scrittore genovese Alberto Rosselli come Roberto Saviano, autore di «Gomorra»-Qualcuno non ha gradito il suo saggio storico sull’olocausto per mano dei Turchi nel lontano 1915
di Rino Di Stefano
Roberto Saviano non è l'unico scrittore ad essere stato minacciato di morte per aver scritto un libro. Anche a Genova abbiamo un caso di questo genere. È pur vero che il giornalista napoletano, per sua stessa ammissione, non aveva valutato appieno le conseguenze della pubblicazione del suo libro «Gomorra». E dopo, soltanto dopo, si è reso conto a sue spese che il prezzo del successo era rinunciare alla vita, sotto scorta 24 ore su 24, con la costante paura di finire un giorno nel mirino della pistola di un camorrista. In Liguria, invece, abbiamo un altro scrittore che, occupandosi da sempre di storia, mai più pensava di suscitare una reazione del tipo Saviano solo per essersi occupato del dramma di un popolo avvenuto nell'ormai lontano 1915 in quel di Turchia:il massacro di un milione e mezzo di armeni in Anatolia. Secondo la Convenzione dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite, quello sterminio «è da considerarsi come il primo genocidio del XX secolo». Ed è proprio su questi fatti, accertati da più fonti storiche, che il giornalista-scrittore genovese Alberto Rosselli ha scritto il libro «L'olocausto armeno», pubblicato dalle Edizioni Solfanelli di Chieti.Il volume, 96 pagine di piccolo formato con un costo di 7,50 euro, vuole essere la testimonianza di come il piano di eliminazione di un intero popolo, non era soltanto il prodotto della politica attuata dal «sedicente partito progressista dei Giovani Turchi, ma traeva le sue profonde origini dalle antiche e mai del tutto sopite contrapposizioni tra la maggioranza musulmana turco-curda e la minoranza cristiana armena». Rosselli, da buon cronista storico, si limita a riportare ciò che avvenne in quei terribili anni. E dice, per esempio, che lo sterminio dei cristiani anatolici è già stato riconosciuto dal governo d'Israele nel 1994, dai Parlamenti russo, bulgaro e cipriota nel 1995, dal Vaticano e dal Parlamento Europeo nel 2000. Fatti accertati, dunque, e certamente nessun particolare mistero rivelato. Soltanto un'accurata e ampia ricostruzione delle vicende storiche che ha portato l'Europa a imporre «il riconoscimento del genocidio da parte di Ankara» quale condizione imprescindibile per l'integrazione turca nella UE.«Il libro - racconta Rosselli - uscì nel 2007. Dopo alcuni mesi cominciai a ricevere a casa telefonate minacciose, sia nei mie riguardi, sia verso mia moglie. Voci sempre diverse ci dicevano che eravamo dei bastardi, che ci avrebbero ucciso e così via.
E alle telefonate seguirono anche messaggi dello stesso tono via e-mail.
A quel puntomi recai in Questura a denunciare il fatto, ma fu inutile. Pare, infatti, che le telefonate vengano dall'estero, così come le e-mail.
In pratica, mi suggerirono di lasciar perdere e di non dare un peso eccessivo alla cosa.
Il punto è che questi signori rivelano di conoscere perfettamente le mie mosse e quelle di mia moglie. Sanno persino che ho un cane e come si chiama. E questo può significare solo una cosa: da un anno mi controllano da vicino».
La situazione che più ha spaventato Rosselli è avvenuta sabato 27 settembre, cioè il giorno in cui a Anguillara Sabazia, amena cittadina sul lago di Bracciano, in Lazio, stava ricevendo il Premio letterario internazionale Arché, proprio per il suo libro «L'Olocausto Armeno».
L'anno prima aveva vinto lo stesso premio per il saggio «Sulla Turchia e l'Europa».
Quel pomeriggio, mentre si trovava in un albergo della zona, una voce con accento straniero lo ha chiamato al telefono della stanza e ancora una volta lo ha minacciato di morte, coprendolo di insulti.
L'ultima volta in cui ha ricevuto queste minacce è stato domenica 26 ottobre, sul suo cellulare, mentre stava recando a Palazzo Tursi per partecipare al dibattito organizzato dal senatore Enrico Musso (Pdl) sul progetto del sindaco Marta Vincenzi di costruire una moschea a Genova.
Ma che cosa dice di tanto sconvolgente il libro di Rosselli perché il suo autore venga minacciato di morte da terroristi internazionali?
Nulla che non sia già stato accertato in sede storica.
Per esempio, racconta di quando, già nel biennio 1894-1896 le milizie ottomane, affiancate da quelle curde, rasero al suolo 2500 villaggi armeni sterminando circa 300mila persone tra uomini, donne, vecchi e bambini. Sempre nel 1896 il sultano Abdul Hamid ordinò quella che è passata alla storia come la «strage di Urfa».
Le milizie del sultano costrinsero circa 3mila armeni terrorizzati a rifugiarsi nella locale cattedrale, alla quale poi diedero fuoco, causando la morte di tutti i fedeli.
Non contenti, rapirono anche 100mila donne e costrinsero un egual numero di cristiani a convertirsi all’Islam.
Ma il genocidio vero e proprio, racconta Rosselli, fu progettato nel 1913 quando il comitato centrale dei Giovani Turchi «pianificò il genocidio attraverso la messa a punto di un'efficiente struttura paramilitare, l'Organizzazione Speciale (OS), coordinata da due medici, Nazim e Shakir». In un intervento del 25 marzo 1915, il dottor Nazim, segretario esecutivo del comitato, disse: «La Jemiet (Assemblea) ha deciso di salvare la madrepatria dalle ambizioni di questa razza maledetta (gli armeni) e di prendersi carico di cancellare questa macchia che oscura la storia ottomana. La Jemiet, incapace di dimenticare tutti i colpi e le vecchie amarezze, ha quindi deciso di annientare tutti gli armeni viventi in Turchia, senza lasciarne vivo nemmeno uno, e a questo riguardo è stata data al governo ampia libertà d'azione».
Il primo eccidio avvenne il 24 aprile l915 quando 500 esponenti del Movimento Armeno vennero incarcerati e strangolati col fil di ferro. In un rapporto del 1917 l'ufficiale medico tedesco Hans Stoffels riferì di avere osservato a Mosul (Irak settentrionale) interi villaggi armeni con migliaia di corpi in decomposizione.
«I bambini - racconta - precedentemente violentati, sodomizzati e torturati nei modi più orrendi».
Poi inventarono «l'utile combustione»: i prigionieri armeni venivano buttati vivi dentro le caldaie delle locomotive per fornire energia addizionale ai mezzi. L'ultimo sterminio, racconta sempre Rosselli, avvenne nel 1922 a Smirne, quando il nuovo regime repubblicano di Kemal Ataturk, che continuava a negare il massacro, fece uccidere circa 100mila civili greci e armeni.
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FONTE:"Il Giornale" (Liguria Cronaca), Domenica 23 novembre 2008, p. 56