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domenica 26 aprile 2009

ARMI MADE IN ITALY....

Comunicato Stampa Campagna di Pressione alla Banche Armate
6 aprile 2009
La Campagna di pressione alle "banche armate" (promossa dalle riviste Missione Oggi, Mosaico di pace e Nigrizia,) – pur apprezzando la pubblicazione anche quest’anno del Rapporto del Presidente del Consiglio sui lineamenti di Politica del Governo sull’esportazione e il transito di materiale d’armamento e la sua accessibilità attraverso la pubblicazione sul sito della presidenza del consiglio (www.governo.it/Presidenza/UCPMA/rapporto_2008.html) – è fortemente preoccupata per il consistente incremento delle autorizzazioni alle esportazioni di armamenti, che nel 2008 hanno raggiunto la cifra record di oltre 3 miliardi di euro, con un crescita di quasi il 29% rispetto al 2007. Senza dire che il valore delle autorizzazioni delle transazioni bancarie ha superato i 4 miliardi di euro.
"In particolar modo – denunciano padre Alex Zanotelli, padre Mario Menin e padre Franco Moretti, direttori delle riviste Mosaico di Pace, Missione Oggi e Nigrizia – ci preoccupano, e crediamo che non possano essere lasciate senza spiegazioni, le autorizzazioni verso paesi in conflitto (tra cui Israele), in zone di forte tensione (Medio Oriente, Africa e Asia), dove le organizzazioni internazionali segnalano "gravi violazioni dei diritti umani", e, più in generale, verso i paesi del sud del mondo, a cui, nell’insieme, lo scorso anno è stato destinato più del 30% dell’esportazione militare italiana, pari a quasi 928 milioni di euro".
La campagna, inoltre, nel valutare la volontà espressa dalla presidenza del Consiglio di "incrementare ulteriormente la trasparenza sulle attività", non ritiene giustificata la mancanza nel Rapporto della tabella riassuntiva del ‘Valore degli importi autorizzati’ agli istituti di credito che forniscono servizi d’appoggio al commercio di armi.

"Una tabella che – sottolineano i direttori – non dovrebbe mancare dalla più ampia Relazione che la presidenza del consiglio ha consegnato al parlamento: una tabella la cui pubblicazione, contestualmente al Rapporto, avrebbe indicato una chiara volontà di trasparenza su tutti i settori dell’esportazione di armamenti".
"Ricordiamo – prosegue la nota dei tre direttori – che nel giugno 2008 la nostra Campagna, con una lettera ufficiale alla presidenza del Consiglio e alle amministrazioni competenti, ha segnalato la mancanza nell’allegato alla Relazione del ministro dell’economia e delle finanze (dipartimento del tesoro) del "Riepilogo in dettaglio suddiviso per Istituti di Credito": un documento voluminoso che il suddetto ministero ha sostituito – senza alcuna spiegazione – con un "Riepilogo in dettaglio suddiviso per Aziende" (Documento E), che, di fatto, ha sottratto al controllo parlamentare e della società civile informazioni di decisiva rilevanza circa l’operato in materia degli istituti di credito.

Stiamo ancora aspettando risposta a quella lettera inviata alla presidenza del Consiglio e alle amministrazioni competenti".
"Vogliamo, perciò, credere che la volontà espressa dalla presidenza del Consiglio nell’attuale Rapporto di porre "ogni sforzo per continuare il dialogo con i rappresentanti delle organizzazioni non governative interessate al controllo delle esportazioni e dei trasferimenti dei materiali d’armamento, con la finalità di favorire una più puntuale e trasparente informazione nei temi d’interesse", intenda comprendere anche un confronto approfondito sui temi delle informazioni che riguardano le operazioni bancarie. Operazioni che sono l’unico modo per garantire un riscontro ufficiale e preciso agli istituti di credito che hanno messo in atto politiche restrittive in materia, e consentono alla società civile di valutare l’operato delle banche con il rigore e l’attenzione che sono indispensabili".
"Ci associamo, pertanto, alla richiesta della Rete Italiana Disarmo – di cui la nostra campagna è parte – nel chiedere un incontro urgente con la presidenza del consiglio e le amministrazioni competenti per poter valutare nel merito l’attuale Rapporto e, più in generale, la politica del governo sull’esportazione materiale d’armamento, e chiediamo fin d’ora che il parlamento analizzi l’attuale Rapporto e la Relazione che gli è stata inviata anche con un dibattito finale in aula che preveda una votazione esplicita su un tema così delicato come quello dell’esportazione militare italiana".
p. Alex Zanotelli (direttore di Mosaico di Pace)


p. Mario Menin (direttore di Missione Oggi)


p. Franco Moretti (direttore di Nigrizia)


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CONTATTI:
Missione Oggi: Via Piamarta, 9 - 25121 Brescia (BS) Tel: 030 - 3772780; Fax: 030 - 3772781


altromissioneoggi@saveriani.bs.it


Mosaico di pace: Via Petronelli, 6 - 70052 Bisceglie (BA) Tel: 080 - 3953507; Fax: 080 - 3953450 ufficiostampa@mosaicodipace.it


Nigrizia: Vicolo Pozzo, 1 - 37129 Verona (VR) Tel: 045 - 8092390; Fax: 045 - 8092391 redazione@nigrizia.it



domenica 29 marzo 2009

UNO SCANDALO DI NOME PANAF:L'ARTICOLO CENSURATO DI PAOLO FUSI,LEGGETELO E RIMMARRETE A BOCCA APERTA !!!

Avete un bimbo un pò fastidioso e pochi soldi per blandirlo a colpi di cioccolato e suonerie per telefonini?
Vendetelo in Nigeria e rifatevi una vita.

Tutto perfettamente legale.

E non crediate di essere dei mostri.

Se volete eccedere c'è anche la possibilità di mandare il piccolo rompiscatole in vacanza in Mozambico, dove ve lo squartano, ne vendono i pezzi di ricambio e vi pagano la vostra percentuale su una banca di vostro piacimento.

Esentasse.

Già vi vedo con gli occhi increduli: ma che dice sto scemo?

Se non mi credete telefonate allo 001-770-4399809.

Risponde il Panaf Nite Club di Doraville, in Georgia (Stati Uniti). L'addetto allo smistamento si chiama Ugo Onyemaobi, ed è uno che non scherza, abituato a scelte impopolari.

E' lui, novello Salomone, a decidere sulla sorte dei pargoli: chi è carino, a prescindere dal sesso, viene affidato ad intermediari per pedofili russi e arabi.

Chi è bruttino, a prescindere dal sesso, è destinato alle guerre d' Africa, alle miniere di diamanti o alla schiavitù in Arabia Saudita.

Il Panaf è collegato con una potente organizzazione di nigeriani e liberiani che prospera nelle città di Doraville, Marietta, Stone Mountain e Peachtree City - bei nomi pieni di dolcezza in una terra diretta col pugno di titanio da estremisti cattolici di tutte le razze, divisi in sette apocalittiche da far rabbrividire un mujaheddin.

Le ditte che si occupano della "trasposizione della massa lavoratrice" si trovano soprattutto in Africa: in Nigeria e Liberia, ma anche in Senegal, in Guinea, in Ghana, in Sierra Leone, in Libia.

A coordinarle ci sono due gentiluomini d'altri tempi: Eugene Opara (proprietario del Panaf, referente dello stato federale nigeriano di Imo per gli Stati Uniti d'America e segretario particolare dell' ex dittatore liberiano Charles G. Taylor) e Foday Saybana Sankoh, generalissimo del RUF (Revolutionary Unity Front, un esercito mercenario che difende i comuni interessi libici, americani e russi nei campi di diamanti disseminati tra la Sierra Leone e la Liberia), che abita in una suite all' Hotel Deux Fevrier a Lomè, la capitale del Togo.

Potete vendere i vostri scavezzacolli senza preoccupazioni legali.

Se volete eccedere in prudenza, dopo averli consegnati, potete denunciarne la scomparsa all'assicurazione ed alla polizia.

Dato che l' Unione Europea non ha ancora reso obbligatori i chips elettronici iniettati nel collo (ci sono, li fanno una società legata alla famiglia di Bin Laden ed una società tedesca fondata dal regime nazista nel 1933), nessuno potrà mai rintracciare il minore.

Se sopravvive, avrà imparato una severa lezione sulla vita, le buone maniere, molta disciplina, ed avrà un mestiere sicuro per la futuro.

Se ci sono società italiane che aiutano?

Capisco, certo, non siete molto familiari con le lingue straniere...

Non è il caso di farne una malattia.

A prescindere dal fatto che molti impiegati libici parlano fluentemente l'italiano, c'è una societuccia somala che appoggerebbe l'organizzazione di questi soggiorni di studio per bimbi che rompono.

La gestisce a Mogadiscio un cugino di Said Omar Mugne - un vecchio amico di Bettino Craxi, da lui e dai suoi incaricato di portare la pace (a cannonate) e la prosperità (seppellendo materiali radioattivi nelle campagne somale) deell'ex colonia italiana.

Non per altro, ma non vorremmo che Berlusconi o chi per lui ci accusino di non aver tenuto conto come si deve, nel pubblicizzare un mercato che cresce, il Made in Italy.

Chiedetelo al suo amico Beretta, che secondo la procura della Repubblica di Brescia rifornirebbe (involontariamente) Al Qaida in Iraq con le pistole dismesse dei servizi segreti italiani.

PAOLO FUSI

domenica 8 marzo 2009

NON SOLO MIMOSE................

Le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare.
Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire.
Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg(nella foto),proprio in ricordo della tragedia.

mercoledì 11 febbraio 2009

NON VEDERE E' NON VOLERE VEDERE....

“Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti.Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”.
Norberto Bobbio

Primi firmatari: Gustavo Zagrebelsky, Gae Aulenti, Umberto Eco, Claudio Magris, Guido Rossi, Sandra Bonsanti, Giunio Luzzatto, Simona Peverelli, Elisabetta Rubini, Salvatore Veca.

Rompiamo il silenzio.
Mai come ora è giustificato l’allarme. Assistiamo a segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalità e dell’uguaglianza, impunità per i forti e costrizione per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti. Quando i legami sociali sono messi a rischio, non stupiscono le idee secessioniste, le pulsioni razziste e xenofobe, la volgarità, l’arroganza e la violenza nei rapporti tra gli individui e i gruppi. Preoccupa soprattutto l’accettazione passiva che penetra nella cultura. Una nuova incipiente legittimità è all’opera per avvilire quella costituzionale.
Non sono difetti o deviazioni occasionali, ma segni premonitori su cui si cerca di stendere un velo di silenzio, un velo che forse un giorno sarà sollevato e mostrerà che cosa nasconde, ma sarà troppo tardi.
Non vedere è non voler vedere.
Non conosciamo gli esiti, ma avvertiamo che la democrazia è in bilico.
Pochi Paesi al mondo affrontano l’attuale crisi economica e sociale in un decadimento etico e istituzionale così esteso e avanzato, con regole deboli e contestate, punti di riferimento comuni cancellati e gruppi dirigenti inadeguati.
La democrazia non si è mai giovata di crisi come quella attuale.
Questa può sì essere occasione di riflessione e rinnovamento, ma può anche essere facilmente il terreno di coltura della demagogia, ciò da cui il nostro Paese, particolarmente, non è immune.
La demagogia è il rovesciamento del rapporto democratico tra governanti e governati. La sua massima è: il potere scende dall’alto e il consenso si fa salire dal basso.
ll primo suo segnale è la caduta di rappresentatività del Parlamento. Regole elettorali artificiose, pensate più nell’interesse dei partiti che dei cittadini, l’assenza di strumenti di scelta delle candidature (elezioni primarie) e dei candidati (preferenze) capovolgono la rappresentanza. L’investitura da parte di monarchie o oligarchie di partito si mette al posto dell’elezione.
La selezione della classe politica diventa una cooptazione chiusa. L’esautoramento del Parlamento da parte del governo, dove siedono monarchi e oligarchi di partito, è una conseguenza, di cui i decreti-legge e le questioni di fiducia a ripetizione sono a loro volta conseguenza.
La separazione dei poteri è fondamento di ogni regime che teme il dispotismo, ma la demagogia le è nemica, perché per essa il potere deve scorrere senza limiti dall’alto al basso.
Così, l’autonomia della funzione giudiziaria è minacciata; così il presidenzialismo all’italiana, cioè senza contrappesi e controlli, è oggetto di desiderio.Ci sono però altre separazioni, anche più importanti, che sono travolte: tra politica, economia, cultura, e informazione; tra pubblico e privato; tra Stato e Chiesa.
L’intreccio tra questi fattori della vita collettiva, da cui nascono collusioni e concentrazioni di potere, spesso invisibili e sempre inconfessabili, è la vera, grande anomalia del nostro Paese.
Economia, politica, informazione, cultura, religione si alimentano reciprocamente: crescono, si compromettono e si corrompono l’una con l’altra. I grandi temi delle incompatibilità, dei conflitti d’interesse, dell’etica pubblica, della laicità riguardano queste separazioni di potere e sono tanto meno presenti nell’agenda politica quanto più se ne parla a vanvera.Soprattutto, il risultato che ci sta dinnanzi spaventoso è un regime chiuso di oligarchie rapaci, che succhia dall’alto, impone disuguaglianza, vuole avere a che fare con clienti-consumatori ignari o imboniti, respinge chi, per difendere la propria dignità, non vuole asservirsi, mortifica le energie fresche e allontana i migliori.
È materia di giustizia, ma anche di declino del nostro Paese, tutto intero. Guardiamo la realtà, per quanto preoccupante sia.
Rivendichiamo i nostri diritti di cittadini.
Consideriamo ogni giorno un punto d’inizio, invece che un punto d’arrivo. Cioè: sconfiggiamo la rassegnazione e cerchiamo di dare esiti allo sdegno.
Che cosa possiamo fare dunque noi, soci e amici di Libertà e Giustizia? Possiamo far crescere le nostre forze per unirle alle intelligenze, alle culture e alle energie di coloro che rendono vivo il nostro Paese e, per amor di sé e dei propri figli, non si rassegnano al suo declino.
Con questi obiettivi primari.
Innanzitutto, contrastare le proposte di stravolgimento della Costituzione, come il presidenzialismo e l’attrazione della giurisdizione nella sfera d’influenza dell’esecutivo. Nelle condizioni politiche attuali del nostro Paese, esse sarebbero non strumenti di efficienza della democrazia ma espressione e consolidamento di oligarchie demagogiche.
Difendere la legalità contro il lassismo e la corruzione, chiedendo ai partiti che aspirano a rappresentarci di non tollerare al proprio interno faccendieri e corrotti, ancorché portatori di voti.
Non usare le candidature nelle elezioni come risorse improprie per risolvere problemi interni, per ripescare personaggi, per pagare conti, per cedere a ricatti.
Promuovere, anche così, l’obbligatorio ricambio della classe dirigente.
Non lasciar morire il tema delle incompatibilità e dei conflitti d’interesse, un tema cruciale, che non si può ridurre ad argomento della polemica politica contingente, un tema che destra e sinistra hanno lasciato cadere. Riaffermare la linea di confine, cioè la laicità senza aggettivi, nel rapporto tra lo Stato e la Chiesa cattolica, indipendenti e sovrani “ciascuno nel proprio ordine”, non appartenendo la legislazione civile, se non negli stati teocratici, all’ordine della Chiesa.
Promuovere la cultura politica, il pensiero critico, una rete di relazioni tra persone ugualmente interessate alla convivenza civile e all’attività politica, nel segno dei valori costituzionali.
Sono obiettivi ambiziosi ma non irrealistici se la voce collettiva di Libertà e Giustizia potrà pesare e farsi ascoltare.
Per questo chiediamo la tua adesione.
Informazioni di contatto : http://www.libertaegiustizia.it


giovedì 15 gennaio 2009

SOSTENIAMO EMERGENCY !

...richiedi la tessera AMICI DI EMERGENCY e sostieni in modocontinuativo gli ospedali, i progetti e le attivita' di Emergency inAfganistan, Cambogia, Iraq, Italia, Repubblica Centrafricana, SierraLeone e Sudan.
Alcune catene di negozi, cinema e teatri concedono agevolazioni aitesserati di Emergency, praticando sconti a coloro che esibiscono latessera "Amici di Emergency" completa del bollino dell'anno in corso.
La tessera ha validita' da gennaio a dicembre 2009.

mercoledì 14 gennaio 2009

GAZA NON PUO' ASPETTARE. FIRMA!

Fermiamo questa guerra: Gaza non può aspettare oltre!
Con piu` di 800 Palestinesi e 15 Israleliani morti e l`aria di morte che cresce, è il momento di chiedere ai leader del mondo di aiutarci a porre fine alla spirale di violenza che da sempre caratterizza il conflitto tra Palestina-Israele.

Firma la petizione in basso per un`azione internazionale forte che ci aiuti a giungere ad un cessate il fuoco immediato a Gaza e per un cruciale impegno volto a raggiungere a una risoluzione del conflitto Israeliano-Palestinese.
--
Il nostro messaggio e il numero delle firme sarà pubblicato sul Washington Post (opposite) e consegnato alle principali potenze nei prossimi giorni:
Petizione rivolta al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, L' Europa Unita, La Lega Araba e gli Stati Uniti d'America:
Abbiamo bisogno che tu agisca subito per essere sicuri che il cessate il fuoco nella striscia di Gaza avvenga, per la protezione dei civili di entrambe le parti e per controllare la crescente crisi umanitaria. Solo cn una decisiva e forte azione internazionale potrà rendere possibile la fine di questo bagno di sangue, assicurare la riapertura dei confini di Gaza e un vero progresso verso una solida Pace nel 2009.

Firma su: http://www.avaaz.org/it/gaza_time_for_peace/?cl=168313519&v=2667

lunedì 12 gennaio 2009

ASCOLTA ISRAELE! (di Stefano Nahmad)

10 gennaio.
Ascolta, Israele!
Stefano Nahmad, della Rete degli ebrei contro l’occupazione:
«Hai fatto una strage di bambini e hai dato la colpa ai loro genitori dicendo che li hanno usati come scudi.
Non so pensare a nulla di più infame (…) li hai chiusi ermeticamente in un territorio, e hai iniziato ad ammazzarli con le armi più sofisticate, carri armati indistruttibili, elicotteri avveniristici, rischiarando di notte il cielo come se fosse giorno, per colpirli meglio.
Ma 688 morti palestinesi e 4 israeliani non sono una vittoria, sono una sconfitta per te e per l'umanità intera(...)
Io oggi sono palestinese.
Io sto dalla parte del popolo palestinese e della sua eroica resistenza.
Io sto con l'eroica resistenza delle donne palestinesi che hanno continuato a fare bambine e bambini palestinesi nei campi profughi, nei villaggi tagliati a metà dai muri che tu hai costruito, nei villaggi a cui hai sradicato gli ulivi, rubato la terra.
Sto con le migliaia di palestinesi chiusi nelle tue prigioni per aver fatto resistenza al tuo piano di annessione (…)
Ascolta Israele, ascolta questi nomi: Deir Yassin, Tel al-Zaatar, Sabra e Chatila, Gaza.
Sono alcuni nomi, iscritti nella Storia, che verranno fuori ogni qualvolta si vedrà alla voce: Israele".

**************

Nota sulle foto di questo post inserite dal blog : dal 16 al 18 settembre del 1982, circa tremila abitanti palestinesi e libanesi dei campi di Sabra e Chatila, alla periferia di Beirut, donne, vecchi e bambini, venivano massacrati dai miliziani delle forze filo-israeliane, sotto la supervisione e con il sostegno logistico dell’esercito di Tel Aviv ,che aveva occupato da poche ore Beirut ovest. Pochi giorni prima le forze multinazionali ,che avrebbero dovuto difendere i campi profughi dopo la partenza da Beirut dei fedayin palestinesi e far rispettare l’impegno israeliano a non entrare nella parte occidentale della città assediata dal giugno precedente, si erano prematuramente ritirate...E,se questa non è PULIZIA ETNICA,come la vogliamo chiamare?

Orazio Vasta

venerdì 2 gennaio 2009

"Combattere l'ingiustizia anche a costo della propria vita."(Ghandi)

La Redazione di ANTIMAFIAduemila vi augura "La felicità non viene dal possedere un gran numero di cose, ma deriva dall'orgoglio del lavoro che si fa; la povertà si può vincere con un sistema costruttivo ed è di fondamentale importanza combattere l'ingiustizia anche a costo della propria vita".
Ghandi

domenica 28 dicembre 2008

"Letterina di un baby soldato a Babbo Natale"(di A.Bettozzi)




Ricevo dall'amico Dott. Armando Bettozzi una sua poesia che mette a nudo la gravissima realtà dei BAMBINI SOLDATO,cruda realtà presente in molti continenti...Subito dopo la poesia, segue il rapporto di ‘Save the children’ dell'ottobre 2008. Le foto sono state inserite dal blog.
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Letterina di un baby soldato
a Babbo Natale
Per caso mi hanno detto che ci sei
e porti dei regali a noi bambini.
Ho nove anni e i genitori miei
non possono comprarne, poverini.
Perciò ti scrivo questa letterina
per chiederti un fucile più potente
che spari per lo meno un’ ottantina
di colpi tutti simultaneamente.
Così potrò ammazzare più nemici
e fare più contento il superiore,
e lui insieme a tutti i miei amici
dirà che mi son fatto tanto onore !
Io sono stato sempre un buon soldato
seppure a volte, un po’ sopra pensiero,
mi son lasciato andare ed ho pensato
di smetterla di fare il guerrigliero.
Ma mi hanno sempre detto : " E’ tuo dovere
combattere il nemico…Anzi, un piacere !".
Sarà così….! Aspetto il regaletto,
e già il leone mi ruggisce in petto !
Armando Bettozzi

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Il rapporto di ‘Save the children’
Sono più di 70 milioni i bambini e le bambine a cui ogni giorno nel mondo viene negato il diritto all’istruzione.
Per almeno 250 mila di essi, l’impegno quotidiano non è indossare uno zaino, ma imbracciare un’arma e combattere.
E’ lo sguardo sull’infanzia nel mondo di ‘Save the children’ che ha presentato a Roma il rapporto ‘Bambini e armi’, in occasione del rilancio della campagna ‘Riscriviamo il futuro’.
Tra i 250 mila piccoli soldati il 40 per cento sono bambine.
Negli ultimi anni almeno 2 milioni di minori sono stati uccisi, 6 milioni sono rimasti feriti o hanno subito traumi psicologici e 22 milioni sono i piccoli profughi o sfollati.
‘Save the children’ ha chiesto ai governi dei paesi coinvolti in conflitti armati, “più investimenti sulla scuola e meno spese per l’acquisto delle armi”.
Nel 2007 i paesi in guerra hanno speso 17,5 miliardi di dollari in armamenti, tre volte quanto servirebbe loro per assicurare l’educazione a tutti i bambini che ne sono esclusi (in queste aree sono circa 37 milioni).
A rifornirli sono stati soprattutto i paesi del G8 (Italia compresa) che, secondo quanto afferma l’organizzazione internazionale, “detengono l’84 per cento delle esportazioni di armi nel mondo”.
Questi paesi continuano a fornire armi leggere anche a gruppi e governi che commettono violazioni dei diritti umani compreso il reclutamento di minori.
Armi che finiscono nelle mani dei bambini, al posto delle matite.
Nel 2007 alla campagna ‘Riscriviamo il futuro’ gli italiani hanno contribuito con 2,5 milioni di euro.
Una somma solo di poco inferiore a quella che lo Stato ha stanziato a favore della ‘Fast track initiative’ (programma di istruzione) pari a 3 milioni.
“Non voglio incolpare nessuno - ha detto il direttore generale di ‘Save the children’ Italia, Valerio Neri - ma questo finanziamento è scandaloso”.
In occasione della presentazione dei risultati dei due anni di campagna internazionale (sei milioni di bambini in più a scuola, di cui 815 mila inseriti per la prima volta) sono intervenuti con due distinti messaggi, anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sostenendo che “l’educazione scolastica costituisce il fondamento della formazione morale e civile di ogni popolo”, e il ministro degli Affari esteri, Franco Frattini, che ha ribadito l’impegno del governo italiano “nei confronti nella protezione dei diritti dei minori, con speciale attenzione ai bambini coinvolti nei conflitti armati”.

mercoledì 24 dicembre 2008

Auguri da Vicenza..."SALTA X L'INDIGNAZIONE!"

Ascoltate questo cantante vicentino!
- Luca Bassanese - Salta Per Lindignazione-0001.mp3
Si chiama Luca Bassanese... potrebbe essere considerato
come la "colonna sonora" della questione "Dal Molin" (dal punto di vista dei comitati cittadini)
Ciao e auguri di gioioso Natale e Felice Anno Nuovo!!!!
Gabriele da Vicenza

venerdì 28 novembre 2008

SUDAN: il Centro Salam di cardiochirurgia di Emergency

Ricevo e pubblico...Mercoledì 26 novembre sono arrivati a Khartoum dieci pazienti iracheni, dai tre ai vent'anni, che saranno operati nelle prossimesettimane al Centro Salam di cardiochirurgia. I pazienti erano stati selezionati nel corso di uno screening cardiologico effettuato a meta'ottobre presso il nostro Centro di riabilitazione di Suleymania.
I minorenni sono arrivati con la madre o il padre, che sarannoospitati nella foresteria del Centro Salam e potranno cosi' stare nonvicino ai loro figli fino al rientro in Iraq. Ad accompagnare il gruppo c'e' anche Hawar Mustafa, il nostro responsabile dei progettinel Nord dell'Iraq.
A tutti i nostri nuovi pazienti, un sincero augurio.
Per informazioni sul Centro Salam di cardiochirurgia in Sudan:
Per sostenere le attivita' di Emergency: http://www.emergency.it/menu.php?A=004&SA=021&ln=It

mercoledì 19 novembre 2008

PIO LA TORRE,UN SICILIANO CHE NON SI E' ARRESO!

A Pio La Torre, siciliano
"Uomo di tenace concetto".

Parlo di Pio La Torre, mutuando da Sciascia la geniale espressione che sa di coerenza e di profonda religiosa dedizione, di ardente impegno e di fede intramontabile.
Potrei dire che è uno di quelli che amano operare secondo "un vasto programma d'eternità", come è scritto in quei versi di De Andrè, un poeta che alberga nei nostri cuori.
Potrei dire che mi ricorda quegli uomini che agiscono con chiarezza e distinzione, con la nobiltà e l'umiltà della propria azione quotidiana.
È, forse, "solo" uno dei tanti esempi a cui dovremmo ispirare le nostre giornate, con cui dovremmo condividere dei progetti di lotta, a cui dovremmo rivolgere le nostre laiche ferventi religiose preghiere.
La memoria in questa terra succede che spesso muoia, il ricordo come vittima di una damnatio memoriae, come se ciò che è stato potesse essere un freno alle "magnifiche sorti e progressive" che ci aspettano (fino a rendersi conto della sorte progressivamente disastrosa del nostro presente). Mi è sempre piaciuto trovare le relazioni tra i problemi e posizionare delle freccette immaginarie ad individuare i rapporti tra le cose, insomma, fare eziologia dei fatti.
E la mancanza di memoria, la cultura dell'eterno presente in cui tutto nasce e muore, si usa e si getta, si consuma e si va, ha un denominatore comune: la fine di ogni senso critico, la morte di ogni "perché ", suprema sintesi di dignità umana, e ha una comune implicazione: la barbarie civile.E trovo che sia un gesto barbaro e incivile quello di strumentalizzare una figura come quella di Pio La Torre.
Pio La Torre è un siciliano e rappresenta la Sicilia onesta, patrimonio di noi tutti, è un simbolo di giustizia e coerenza, c'è in lui il carisma di un uomo Politico, nell'accezione più alta (nonché l'unica seria e stimabile) del termine, uomo della polis, uomo partecipe della vita della sua città, della sua terra, del suo paese.
Oggi in cui ci sentiamo tutti, per dirla come Gaber, "gabbiano senza più neanche l'intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito. Due miserie in un corpo solo", io credo che si dovrebbe far tesoro dell'impegno civile e sociale, fino al supremo sacrificio della vita, di un uomo come Pio La Torre e trovare il coraggio di indignarsi e dire no. Se proprio c'è che polemizza su figure come quella di Pio La Torre in nome di una presunta quanto inconcepibile cultura bipartisan, una cultura questo-a-me e questo-a-te, divisione equa e solidale di simboli e figure, io allora propongo di scegliere le veline, anziché secondo l'alternanza ormai classica e vetusta bionda-mora, secondo le loro inclinazioni politiche (espresse magari dalle prestigiose tribune di Buona Domenica o di Verissimo).
Sapete, io non sono d'accordo con Umberto Eco, del quale sempre meno frequentemente capisco le intenzioni recondite e sottese, che intitola una delle sue Bustine di Minerva "Via le Vie" e considera come il nostro sistema toponomastico produca l'effetto di gettare nel dimenticatoio le figure che vorrebbe celebrare.
La questione qui è recuperare il senso della memoria, perché il pericolo di revisionismi e stravolgimenti dei fatti, se non si vigila bene, potrebbe indurre qualcuno, com'è accaduto, a dire cose incivili e barbare come che un aeroporto intitolato a Falcone e Borsellino creerebbe danni al turismo siciliano (un anno fa il presidente dell'Ars Miccichè diceva: "Noi trasmettiamo sempre un messaggio negativo. Ad esempio, se qualcuno, in viaggio per Palermo in aereo, non ricorda che l'immagine della Sicilia è legata alla mafia, noi la evidenziamo subito già con il nome dell'aeroporto... ").
Pio La Torre difese i diritti dei braccianti della sua terra, propose una legge che introduceva il reato di associazione mafiosa (legge Rognoni-La Torre) e una norma per la confisca dei beni ai mafiosi. Dagli alti scranni del Parlamento non si scordò della sua terra e ci tornò già nel 1981. Si oppose alla costruzione della base missilistica di Comiso, denunciò la pesante speculazione edilizia.
La mattina del 30 aprile 1982 viaggiava insieme a Rosario di Salvo.
Si accostarono all'auto due motociclisti e la crivellarono di colpi, uccidendo entrambi.
Nel 1992, un mafioso pentito, Leonardo Messina, rivela che mandante dell'assassinio era stato Totò Riina, capo dei Corleonesi, che aveva ordinato la spedizione punitiva per la proposta di legge riguardante i patrimoni dei mafiosi.
Proposta di legge che, ricordiamo, adesso è legge a tutti gli effetti (109\96), grazie alla raccolta di oltre un milione di firme da parte dell'associazione Libera.
Io non posso credere che una giunta comunale possa pensare che non sia opportuno per la città di Comiso lasciare l'intitolazione di un aeroporto a Pio La Torre, preferendogli quella del generale fascista Magliocco, perché, beh sapete com'è...era intitolato a lui quando in Italia c'era al potere un ometto dall'aria campagnola, e dalla mandibola possente, che declamava, con incredibile verve drammatica, i suoi discorsi dagli altoparlanti d'Italia!
Questo ricordo è per lui e per tutti coloro che hanno consegnato "alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità".
Alfio Bonaccorso,
volontario di Addiopizzo Catania

www.banchearmate.it


ISRAELIANI E PALESTINESI...


martedì 18 novembre 2008

Il dolore e la gioia (video di Caudio Arezzo di Trifiletti)

Ricevo dal mio carissimo amico Claudio Arezzo di Trifiletti e posto con condivisione...
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Il dolore e la gioia equivalgono a ciò che si è.
Sotto il link del mio primo cortometraggio.
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Nella foto,Claudio con il nonno...

domenica 16 novembre 2008

"Il Kossovo libero vuole essere un Paese modello di convivenza pacifica, interetnica ed interreligiosa, dove l’uomo come tale sarà il valore assoluto"

Riprendo dal sito www.antennedipace.org ,organo dei
Caschi Bianchi Caritas Italiana, questo importante documento. Si tratta di un'intervista a padre Lush Gjergj,parroco cattolico di Prizren,nella Kosova.
Posto ques'intervista come contributo alla giusta causa del POPOLO KOSOVARO e per sottolineare che nella Repubblica indipendente kosovara non esiste una "questione religiosa"o,addirittura,una "questione anticristiana".
Nei momenti più drammatici della guerra imposta dalla Serbia,nel "Kossovo" si sono verificati atti di violenza contro un centinaio di chiese ortodosse...Oggi,i fatti dicono che la Kosova non rappresenta,
un pericolo per i cristiani che vivono o operano lì.....Orazio Vasta
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Unità nella diversità nel Kossovo indipendente: una questione di valori
Ripercorrere con Lush Gjergj, parroco di Prizren e promotore del movimento nonviolento in Kossovo, i passaggi fondamentali dell’ultimo secolo, significa capire la ragione per la quale gli albanesi del Kossovo si siano sentiti esclusi dalla storia, fino al 17 febbraio 2008, giorno della dichiarazione unilaterale d’indipendenza dalla Serbia.
Sara Cossu (Casco Bianco a Prizren, Kossovo)
Fonte: Caschi Bianchi Caritas Italiana - 14 aprile 2008

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PER CONTINUARE,CLICCA:

http://www.antennedipace.org/antennedipace/articoli/art_952.html

"Questo vuole essere il Kossovo libero e indipendente. Un Paese modello di convivenza pacifica, interetnica ed interreligiosa, dove l’uomo come tale sarà il valore assoluto"---Don Luchs

lunedì 10 novembre 2008

"CONSIDERATE SE QUESTO E' UN UOMO..."

Ricevo e con commozione pubblico...
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Se questo è un uomo
(Ambientazione: Auschwitz
Anno di ambientazione: 1943 - 1945
Protagonista: Primo Levi)

« Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d'inverno.

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi. »

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Dedico questa poesia di Levi
agli amici Orazio Vasta,Nello e Bancolatore.
SHALOM!
Marco Salom-Roma

sabato 8 novembre 2008

MIO FIGLIO...

INVITIAMO TUTTI I BLOG AMICI DA "A RARIKA" A POSTARE QUESTA SCONVOLGENTE TESTIMONIANZA SUI PROPRI BLOG! Orazio Vasta
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nella foto Niki
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Dal Blog di Beppe Grillo :
"Mio figlio è stato arrestato il 19 giugno 2008 a Cattolica. E da quel giorno io non l’ho più né potuto vedere né sentire e mi è stato arrestato e poi quando l’ho potuto rivedere non lo auguro a nessuna mamma, come l’ho rivisto! Mio figlio era stato arrestato per un’ipotesi di reato era in custodia cautelare. lo dice il nome stesso, custodia!
Mio figlio me lo dovevano ridare in piedi, così come l’avevano prelevato.
Invece da appena arrestato tutto si è complicato, nulla è più stato normale, mi è stato detto che era stato arrestato e tratto nel carcere di Rimini e solo al giorno dopo spostato al carcere di Sollicciano (FI) perché doveva essere interrogato dai magistrati.
Primo passo non vero: mio figlio non è mai stato a Rimini. Mio figlio è stato arrestato e il suo primo ingresso in carcere l’ha fatto soltanto a Sollicciano, alle 19:45, arrestato a Cattolica, chiamato dalla madre del titolare dell’azienda per la quale cui mio figlio lavorava perché era stato arrestato suo figlio la sera prima.
Quindi gli aveva chiesto se per favore andava dall’avvocato per vedere cos’era successo.
Mio figlio, in perfetta buona fede, senza tentare di fuggire ma andando direttamente da questo avvocato a Cattolica, quand’è sceso ed è uscito dalla porta è stato arrestato.
Da quel momento non ha avuto più contatti con la famiglia. Nel verbale d’ingresso al carcere di Sollicciano si legge che il ragazzo dichiara di avere l’avvocato, di aver fatto la telefonata alla famiglia, ma io non ho ricevuto nessuna telefonata da Sollicciano, e si dichiara che per qualunque evenienza o necessità si doveva avvisare la mamma.
Cioè me.
Perché io non sono stata avvisata?
Io sono venuta a saperlo solamente il giorno dopo.
Mi è stato detto che era stato trasferito.
Va bene, cominciano le telefonate per farmi pressione per cercare di farmi cambiare avvocato.
Ho cercato di sapere chi era l’avvocato dell’azienda, per vedere che cosa stesse succedendo, perché su di me in quel momento è crollato il mondo addosso!
Mi sfuggiva tutto.
Allora ho telefonato all’avvocato aziendale Marcolini,
il quale mi aveva detto che Niki era stato arrestato ma nemmeno lui sapeva niente.
Era necessario aspettare l’interrogatorio per sapere di che cosa fosse accusato.
Io volevo salire a San Marino poiché io vivo ad Avezzano, ma l’avvocato mi ha detto: “No signora, tanto non lo può vedere non ci può nemmeno parlare perché ci sono tre giorni di isolamento”.
Quindi soltanto lunedì mattina quando sarà interrogato, sapremo di cosa è accusato.
Nel frattempo si facevano pressioni per il cambio dell’avvocato, io ho insistito dicendo “Perché?”.
Quindi la domenica non ce la facevo più, salgo allo studio di questo avvocato, parliamo e gli ventilo il fatto che forse era stato inviato a Niki un telegramma nel quale lo si invitava a cambiare avvocato.
Marcolini mi ha detto di non preoccuparmi perché ai detenuti in isolamento non vengono recapitati nemmeno i telegrammi. Perché invece il telegramma gli è stato dato?
Telegramma che io ho potuto vedere soltanto pochi giorni fa (novembre 2008 n.d.r.) su cui c’è scritto: “Devi nominare l’avvocato tal..”.
Devi!
Era un ordine.
Ebbene mio figlio durante quei tre giorni ha cambiato avvocato, nominando quello indicato sul telegramma.
Marcolini nel frattempo era stato ricusato.
Durante l’interrogatorio scende questo nuovo avvocato e mi dice che Niki in quel momento si doveva avvalere della facoltà di non rispondere come hanno fatto gli altri, però sta parlando.
Gli avvocati che avevo portato io se ne vanno, io resto lì fuori ad aspettare, dopo un po’ vedo il blindato della polizia che si muove per andare a riprendere mio figlio, e io ho rincorso il blindato.
Lo volevo vedere mio figlio, noi ci capivamo anche solo con lo sguardo, gli volevo dire Niki non ti preoccupare io sto qua.
Ma loro dal blindato mi hanno allontanato con una violenza inutile.
Mi dicevano: “S’allontani senno arrestiamo pure lei, deve stare ad almeno venti metri di distanza dal blindato” ho visto uscire mio figlio, lui si è girato verso di me e loro gli hanno girato la testa dall’altro lato.
Chi avevano arrestato?
Un ragazzo di 26 anni incensurato!
Non aveva mai avuto problemi con la giustizia.
Mai!
Era la prima volta!
Che succedeva di male se mi guardava?
E’ stato l’ultimo sguardo che abbiamo avuto.
Dopo di ché ho aspettato questo nuovo avvocato, era una donna, e le ho detto: “Ma che ha detto Niki? Che è successo?” Lei mi ha risposto: “Niki ha voluto parlare dicendo, io voglio collaborare perché da qui io voglio uscire. Quindi io l’ho lasciato parlare.Io le ho chiesto come stanno le cose? Lei mi ha risposto: “signora io devo studiare il caso ho avuto l’incarico soltanto l’altro giorno…” esattamente quello che mi avevano anticipato gli avvocati aziendali con i quali avevo parlato io. Chiaramente lei non poteva sapere… Io poi avevo anche dei panni da portare nel carcere, chiaramente Niki non aveva con sé niente.
Io ho di nuovo pregato l’avvocatessa e le ho detto: “veda se riesco a parlargli un solo minuto, anche davanti a voi, a me non importa ho anche i panni”.
L’avvocato si attiva ma in realtà vengo a sapere che anche per i panni servono 48 ore.
In un supercarcere.
Perché la mia domanda è: perché mio figlio è stato portato in un supercarcere?
Primo ingresso, un ragazzo incensurato.
Mio figlio non si sarebbe suicidato e meno che mai senza lasciarmi niente di scritto.
Qui non quadra niente!
In un’inchiesta così grande i gestori di telefonia che ruolo hanno avuto in tutta questa storia?
Perché non sono nominati?
Nella custodia cautelare sono nominati.
Oltre ai siti internet, lavoro che mio figlio faceva benissimo, era stato messo anche nei rapporti coi gestori di telefonia.
Ma perché anche sui giornali non sono mai usciti?
E perché non è stata chiesta la rogatoria a San Marino? Allora io vado nella casa di un ladro, lo arresto però io non cerco nell’appartamento la refurtiva.
Vi sembra normale?
La rogatoria serviva per acquisire i computer per capire quello che realmente succedeva.
Perché non è stata fatta?
Dopo venti giorni dal decesso ho mandato mio marito e mio cognato per parlare col titolare dell’appartamento nel quale viveva mio figlio a San Marino.
Ebbene l’appartamento era stato completamente svuotato.
Non c’era più nemmeno un calzino di mio figlio.
Io non ho potuto nemmeno sentire il profumo di mio figlio. Allora chi ha avuto interesse a svuotare l’appartamento?
Le diciassette persone che sono state arrestate per le quali la posizione si poteva appesantire?
O chi invece ancora temeva di finire in manette per ciò che mio figlio custodiva dentro quei computer?
Scomparsi con tutto!
Tutto!
Io non ho più neanche le chiavi di casa mia.
Come faccio a difenderlo?
Come faccio a capire cos’è successo se io non ho più niente? Come faccio?
Aiutatemi, io non ce la faccio!
Chi ha inviato il telegramma e chi è andato a rubare è manovalanza lo capiamo?
Con pochi soldi si possono far fare queste cose.
Io voglio capire chi ha dato l’ordine di cambiare l’avvocato a mio figlio.
Chi ha dato l’ordine di ripulire l’appartamento.
Io voglio sapere chi c’è dietro!
Non ci possiamo continuare a nascondere dietro ai mostri parlando di nomi.
Ci sono intercettazioni telefoniche?
Allora la telefonata che parte da un numero e arriva ad un altro sono due persone che parlano.
Se io e lei parliamo perché vengo arrestata soltanto io?
Però questi nomi eccellenti a metà luglio stavano ancora al loro lavoro a fare quello che facevano prima.
Mio figlio dal 24 giugno sta sotto due metri di terra.
Il dottor Franco Corleone, garante dei detenuti del carcere di Sollicciano, ha dichiarato in un’intervista rilasciata a Repubblica, che lui aveva parlato col direttore del carcere, il quale ha detto che mio figlio, dopo il passeggio - perché qui è importante sapere le ore – i passeggio sono dalle nove e mezza alle dieci e mezza.
Mio figlio aveva usufruito di quest’ora d’aria e dopo, secondo la versione ufficiale del suicidio, è rientrato nel bagno e si sarebbe impiccato.
Nell’intervista, Franco Corleone, ha aggiunto: “Sa, Niki aveva anche dato dei segni di cedimento psicologico perché aveva cambiato avvocato”-
Non era un cenno di cedimento caro dottor Franco Corleone, gli hanno ordinato di cambiare avvocato.
Perché lui non l’avrebbe cambiato.
Il dottor Franco Corleone, col direttore del carcere di che cosa ha parlato?
Perché l’autopsia ha stabilito che il decesso è avvenuto alle 10.
I soccorsi del 118 sono stati chiamati alle 11:15.
Allora lo potevate salvare?
Si poteva salvare?
Credetemi!
Non coincide nulla!
Nei verbali che mi ha ridato il carcere con un’archiviazione, mi chiedo, come si fa ad archiviare una cosa che non quadra in niente?
Mio figlio il giorno prima della morte aveva chiesto di essere messo in una cella con detenuti italiani, possibilmente non violenti.
Cosa significa?
Che ci teneva alla sua vita o no?
Secondo me ci teneva senno avrebbe detto: “Mettetemi con chi volete” so io cosa avrebbe voluto fare se avesse voluto suicidarsi.
I verbali dei due compagni di cella di Niki non quadrano.
Uno chiede all’altro: “Niki dov’è? Niki è andato ai passeggi” Nella deposizione dell’altro detenuto alla stessa domanda risponde “Niki è in bagno a lavare i panni”.
Mi chiedo dov’era Niki?
Inoltre c’è anche un verbale di un agente di custodia cautelare in cui dice: “Niki discorreva con me, era molto sereno. Mi diceva quando mi interrogheranno di nuovo?” Secondo l’agente questo colloquio avvenne alle 10.
Ora del decesso.
Mi chiedo: quando ci ha parlato questo agente con mio figlio? E dove perché non è specificato?
Io vi prego giornalisti.
Non date notizie idiote che sentiamo tutti i giorni in televisione, fate i giornalisti seri.
Mettetecela la testa dentro a quelle carceri.
Io leggendo “Informa carcere” ho letto che durante all’ora d’aria succede di tutto perché è il momento in cui tutte le celle sono aperte in cui un detenuto può andare in un’altra cella.
Mio figlio doveva essere custodito.
Chi l’ha custodito? ".
Ornella Gemini
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Blog di Ornella Gelmini: nikiaprilegatti.blogspot.com
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Cara Ornella,
abbiamo inviato questa tua lettera a "Chi l'ha visto?"...
Ti stiamo vicini!
Ma,ci chediamo,come si fa a chiamare STATO DEMOCRATICO
uno Stato italiano che "suicida" un cittadino dentro le proprie galere?
Come si può chiamare democratico un sistema che non garantisce i cittadini e lascia liberi mafiosi e P2isti?
GIUSTIZIA PER NIKI!
Orazio Vasta,per il blog siciliano A RARIKA

martedì 4 novembre 2008

4 NOVEMBRE...MORIRE PER UCCIDERE LA GUERRA! (breve racconto di Luca Sassetti)

Oggi,sono celebrati i novant'anni della cosiddetta vittoria del 1918.Dedico a chi farà lutto e a chi farà festa, questo racconto di Luca Sassetti. E' la storia di un fante della "Grande Guerra": una storia possibile, perciò contenente verità.
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Racconto
Il fante già morto
L’anima del fante era distrutta.
Il suo corpo, a parte la stanchezza, era ancora integro, forte.
Ma l’anima distrutta.
Essere in guerra era già la morte.
Stare come una talpa nel fango della trincea; vedere la morte, voluta e chiamata dai comandanti, che mangia vivi uomini sani e forti, come la cornacchia mangia un passero innocente, era già essere morti.
Il compaesano e amico Beppe, il giorno prima, uscendo in quel folle attacco, era stato tagliato in due dalla mitraglia, come un ramo dalla roncola.
Una roncola che distrugge il mondo, invece di potarlo e coltivarlo.
Da casa, poche amare notizie:il padre era morto poco dopo la partenza. Da vero socialista,non accettava nessuna guerra. Vedere, in Europa e in Italia,anche i socialisti piegarsi a rispettare la guerra, che poteva ammazzargli i figli, ed era sempre la guerra del capitale contro il popolo, questo dolore e questa vergogna avevano cominciato con l’ammazzare lui. Negli ultimi tempi pensava sempre a Jean Jaurès, e voleva imparare qualcosa di francese per leggere i suoi discorsi. Andò persino dal parroco per farsi aiutare.
I due si capirono, senza altre parole.
Nel lavoro dei campi, lo vedevano spesso fermarsi pensoso, perché la stanchezza della mente pesava più di quella dell’età sulle ossa e sui muscoli, e un ragazzo, dal quale non si nascose come si nascondeva dagli adulti, lo aveva visto piangere.
La madre reggeva tutto.
Il fante sapeva che il cuore di sua madre sanguinava, ma non poteva spezzarsi, non le era permesso, perché lei reggeva tutto, accudiva e pensava a tutti, i vivi e i morti, i nuovi nati e le spose fresche.
Non si può vivere in un mondo che uccide. Sua madre lo può, lui no.
Non solo uccide, ma, per suprema offesa, ti comanda di uccidere.
Lui non aveva ancora ucciso nessun austriaco, contadini come noi.
Ma aveva paura di farlo, un giorno o l’altro.
Questa bestia della guerra ti condanna ad ammazzare, quando ti prende all’improvviso il terrore dell’altro che hai di fronte.
Aveva già visto uomini miti, buoni cristiani, trasformati in assassini, per la maledetta paura.
Levarsi la paura di morire, questo era il coraggio da conquistare per uscire dalla trappola.
La volpe si stacca la zampa dalla trappola coi denti, ed è libera, mutilata ma libera.
Spararsi ai piedi, no, il trucco è vecchio, ti condannano, ti dimostri vile, e lasci gli altri nell’inferno.
Non bisogna solo uscirne, bisogna maledire la guerra.
Non si può vivere quando la legge è uccidere.
Bisogna uccidere questa legge.
Sapeva che un po’ più in là, i compagni avevano ammazzato quel tenente pazzo, che gettava gli uomini nel fuoco come legna nel camino.
Era anche figlio di un industriale degli esplosivi.
Un colpo diritto alla tempia, mentre scrutava col cannocchiale per studiare un altro assalto.
Subito i superiori avevano proposto la medaglia: morto da eroe mentre sfida il nemico.
Te lo do io l‘eroe.
Piano piano, gli venne l’idea.
Prese corpo nell’immaginazione fino a diventare un progetto preciso.
Morire è destino quasi certo, qui, sempre più certo. Se non sei morto oggi, domani è più facile.
Almeno morire per qualcosa.
Non per quei pescicani, ma per la povera gente.
Morire per uccidere la guerra.
Molto più che un tenente pazzo.
La madre avrebbe retto anche questa.
La fidanzata si sarebbe rassegnata, forse lo è già, fin troppo, scrive così poco.
Al paese, e al circolo socialista, avrebbero capito, eccome. Suo padre avrebbe sorriso contento, venendogli incontro. Quella notte dormì tranquillo, come mai prima, per quanto è possibile in trincea.
Il giorno dopo, aspettò il momento teso che precede gli assalti. Mentre il capitano guardava altrove, saltò fuori d’un balzo dalla trincea, senza fucile.
Le braccia aperte come una croce, camminava diritto incontro a quelli che chiamano nemici.
Vedeva le bocche dei fucili, la canna delle mitraglie.
Da lì sarebbe venuta la pace per lui, e forse per altri, per tanti altri, sperava.
Aspettava il fuoco nel corpo.
Aveva visto tante volte come agisce.
Niente, non sparavano.
Qualcuno gli gridò qualcosa, da quelle trincee là davanti. Non capì, ma era un grido non ostile, sembrava un’invocazione, ma era una voce festosa.
Ricordava gridi lontani, nei giochi allegri da ragazzi.
Un colpo arrivò, duro e bruciante.
Nella schiena.
La patria in armi è una madre feroce, che non sopporta figli liberi.
Quando lo seppe la madre vera, capì tutto, segretamente orgogliosa del figlio, consolata nei suoi dolori.
Nel paese ne discussero un po’.
La patria lo dimenticò.
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Io non so se questa storia sia vera.
So che è sempre possibile ieri, oggi, domani.
Quindi è vera.
Luca Sassetti, 14 agosto 2004