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lunedì 27 aprile 2009

"FIGLIO MIO" (di Vittoria Mariani)

FIGLIO MIO

Nei tuguri delle menti senza tempo e senza Dio.

troneggia il primeggiare ,

soffocando i buoni

facendogli del male ,

aleggia la menzogna e la protervia

di color che comandano questa vita impervia .

Comincian sin da piccoli ad esser Caini

figli di genitori vili malandrini

lor si accaniscon come fiere su fanciulli inermi

lieti di trionfar sulle altrui disgrazie .

E come un turbine violento si accomunano

poiché il laido e il marrano

da sempre si cercano

e si stringono la mano,

allora vedi il bullo ed il capetto

che sin da età scolare vien protetto

amico di qualcuno in alto

con "santi in Paradiso"

eppur segnato dalla man di DIO

nell´aspetto e nel pavido sorriso .

Segnato da DIO ed acclamato dai mortali

che per astuzie e inganni

i mentecatti rende tutti uguali .

Se mentecatti son i giovani d´oggi

bisogna ringraziar chi li protegge

e chi li educa a manovre di piccolo cabotaggio

da genitore squallido e malvagio.

E´ vero, si, ognuno ha il suo carattere!

Ma è pur vero, si, che il tale albero dà i suoi frutti!

Figlio mio non ti curar di loro ,se son brutti

la lor bruttezza d´animo è l´emblema

di chi ha lingua lunga e poco cuore ,

abbi pazienza ,aspetta ,

ci penserà nostro Signore !

E se dovrai aspettare per qualche tempo,

raddrizza la schiena fiero,

nessun lamento

abbi con te nel cuore sempre ilarità

lascia lontano i dispiaceri e chi te li procura

il tempo è galantuomo

domani costoro saranno spazzatura .

Vittoria Mariani

Napoli,26 aprile 2009
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Nella foto,Vittoria Mariani

martedì 24 febbraio 2009

E' CARNEVALE!

L'invenzione di Pulcinella (di Gianni Rodari)
Signore e signori, fatevi avantipiù gente entra, più siete in tanti!

Correte a vedere la grande attrazione,la formidabile invenzione.

Non sono venuto su questo mercatoper vendere il fumo affumicato.

Non sono venuto a questa fieraper vendere i buchi del gruviera.

Il mio nome è Pulcinella

ed ho inventato la moz - za - rel - la!

Da questa parte, signori e signoreson
Pulcinella il grande inventore!

Per consolare i poverettiho inventato gli spaghetti.

Per rallegrare a tutti la vita

creai la pizza Margherita!

Olio, farina, pomodoro

nulla vale questo tesoro.

Ad ascoltarlo corre la gente,si diverte... e non compra niente.

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Pulcinella è una delle maschere più note della tradizione meridionale. La sua origine risale al Seicento, essendo la sua presenza documentata da diverse raffigurazioni dell'epoca. Alcuni tuttavia rintracciano le sue origini nei personaggi delle "fabulae atellanae" come Macco e Dosseno, di cui conserva alcuni caratteri esteriori e interiori, come la gobba e il ventre sporgente, unite ad una certa malizia. L'abito di scena richiama quello dello Zanni, con l'ampio camicione bianco serrato dalla cintura nera tenuta bassa sopra i calzoni cadenti. La sua maschera è nera, glabra, con gli occhi piccoli e il naso adunco, che dava alla voce degli attori una caratteristica tonalità stridula e chioccia. Alcuni attori e burattinai utilizzavano un particolare strumento detto "sgherlo" o "pivetta", per accentuare questa caratteristica della voce. Alla voce e al naso a becco sembra essere legato anche il nome pulcinella, da "pulcino". Il carattere del personaggio richiama quello dello Zanni, pur essendo più complesso e articolato. Servo sciocco e insensato, non manca spesso di arguzia e buon senso popolare. In lui si mescolano un'intensa vitalità ed un'indole inquieta, triste e sempre pronta a stupirsi delle cose del mondo. Secondo la tradizione primo interprete e principale inventore del personaggio di Pulcinella fu l'attore Silvio Fiorillo, vissuto nella seconda metà del Cinquecento, che lo condusse alla notorietà insieme alla Compagnia degli Accesi. In seguito il più grande e noto Pulcinella fu l'attore Antonio Petito (1822-76), che lo slegò da un ruolo particolare, conferendogli maggiore spessore psicologico.

sabato 14 febbraio 2009

DEDICO QUESTA GIORNATA A TUTTI GLI AMORI INFRANTI DALLA BESTIA MAFIOSA!

Oggi è San Valentino,la Festa degli innamorati...lasciamo stare l'aspetto puramente commerciale...rimaniamo attaccati alla Festa degli innamorati...
La foto che ho scelto in occasione di questa giornata "d'amore" è quella che ritraee Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo...
Dedico questa Festa a loro e a tutti i magistrati,poliziotti,carabinieri,sindacalisti,politici,imprenditor e giornalisti che sono stati uccisi dai mafiosi.
Dedico questa giornata al loro AMORE INFRANTO.
Dedico questa giornata alle donne e agli uomini che hanno perso la PERSONA AMATA,l'altra meta del loro cuore, in uno dei tanti attentati compiuti dalla Bestia mafiosa.
Dedico questa giornata alle parole d'amore che non saranno mai dette da questi uomini e da queste donne.
Dedico questa giornata alle persone che non riceveranno mai quelle parole d'amore.
Dedico a questi innamorati la Festa di San Valentino....
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San Valentino.....un amore,una poesia................
Farò della mia anima uno scrignoper la tua anima,del mio cuore una dimoraper la tua bellezza,del mio petto un sepolcroper le tue pene. Ti amerò come le praterie amano la primavera,e vivrò in te la vita di un fioresotto i raggi del sole.Canterò il tuo nome come la vallecanta l'eco delle campane;ascolterò il linguaggio della tua animacome la spiaggia ascoltala storia delle onde.
~ Kahlil Gibran ~

E sto abbracciato a te senza chiederti nulla, per timore che non sia vero che tu vivi e mi ami. E sto abbracciato a te senza guardare e senza toccarti. Non debba mai scoprire con domande, con carezze, quella solitudine immensa d'amarti solo io.
~ Pedro Salinas ~

Ho scelto te
Nel silenzio della notte, io ho scelto te.Nello splendore del firmamento, io ho scelto te.Nell'incanto dell'aurora,io ho scelto te.Nelle bufere più tormentose, io ho scelto te.Nell'arsura più arida,io ho scelto te.Nella buona e nella cattiva sorte, io ho scelto te.Nella gioia e nel dolore, io ho scelto te.Nel cuore del mio cuore, io ho scelto te.
~ S. Lawrence ~

Perche' ti amo
Perche' ti amo, di notte son venuto da tecosi' impetuoso e titubantee tu non me potrai piu' dimenticarel' anima tua son venuto a rubare.
Ora lei e' mia - del tutto mi appartienenel male e nel bene,dal mio impetuoso e ardito amarenessun angelo ti potra' salvare.
~ Herman Hesse ~

Il vero amore non lascia tracce
Come la bruma non lascia sfregi

Sul verde cupo della collinaCosì il mio corpo non lascia sfregiSu di te e non lo farà mai
Oltre le finestre nel buioI bambini vengono, i bambini vanno

Come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neve
Il vero amore non lascia tracce

Se tu e io siamo una cosa sola
Si perde nei nostri abbracci
Come stelle contro il sole
Come una foglia cadente può restare
Un momento nell'aria
Così come la tua testa sul mio petto
Così la mia mano sui tuoi capelli
E molte notti resistono

Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano
~ Leonard Cohen ~

Sonetto XVII
Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio o freccia di garofani che propagano il fuoco:t'amo come si amano certe cose oscure,segretamente, tra l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e recadentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpoil concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
~ Pablo Neruda ~
Tratto da cento sonetti d'amore.

Sabbie Mobili
Demoni e meraviglie Venti e maree Lontano di gia' si e' ritirato il mare E tu Come alga dolcemente accarezzata dal vento Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognandoDemoni e meraviglie Venti e maree Lontano di gia' si e' ritirato il mare Ma nei tuoi occhi socchiusi Due piccole onde son rimasteDemoni e meraviglie Venti e maree Due piccole onde per annegarmi.
~ Jacques Prevert ~

Quando ti chiedi cos'è l'amore, immagina due mani ardenti che si incontrano, due sguardi perduti l'uno nell'altro, due cuori che tremano di fronte all'immensità di un sentimento, e poche parole per rendere eterno un istante.
~ Alan Douar ~

Desiderio
Solo il tuo cuore ardentee niente più.Il mio paradiso un camposenza usignolo né lire,con un fiume discretoe una fontanella.Senza lo sprone del ventosopra le frondené la stella che vuoleessere foglia.Una grandissima luceche fosse luccioladi un'altra,in un campo disguardi viziosi.Un riposo chiaroe lì i nostri baci,nèi sonori dell'eco,si aprirebbero molto lontano.Il tuo cuore ardente,niente più.
~ Garcia Lorca ~

Sonetto XXIV
Il mio occhio s'è fatto pittore ed ha tracciatoL'immagine tua bella sul quadro del mio cuore;il mio corpo è cornice in cui è racchiusa,Prospettica, eccellente arte pittorica,Ché attraverso il pittore devi vederne l'artePer trovar dove sia la tua autentica immagine dipinta,Custodita nella bottega del mio seno,Che ha gli occhi tuoi per vetri alle finestre.Vedi ora come gli occhi si aiutino a vicenda:I miei hanno tracciato la tua figura e i tuoiSon finestre al mio seno, per cui il SoleGode affacciarsi ad ammirare te.Però all'arte dell'occhio manca la miglior grazia:Ritrae quello che vede, ma non conosce il cuore
~ William Shakespeare ~

Senza di te
Non posso esistere senza di te. Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti: la mia vita sembra che si arresti lì, non vedo più avanti. Mi hai assorbito. In questo momento ho la sensazione come di dissolvermi:sarei estremamente triste senza la speranza di rivederti presto. Avrei paura a staccarmi da te. Mi hai rapito via l'anima con un potere cui non posso resistere;eppure potei resistere finché non ti vidi; e anche dopo averti veduta mi sforzai spesso di ragionare contro le ragioni del mio amore. Ora non ne sono più capace. Sarebbe una pena troppo grande.Il mio amore è egoista. Non posso respirare senza di te.
~ John Keats ~

Core analfabbeta
Stu core analfabbetatu ll'he purtato a scola,e s'è mparato a scrivere,e s'è mparato a lleggeresultanto na parola:"Ammore" e niente cchiù.
~ Totò ~
L’evidenza di un amore
L’evidenza di un amoreNon si può nascondere,quando nasce un sentimentoesalano da dentroeccitazioni che stabilisconocalde relazioni anche se non lo vuoi.L’evidenza di un amoreNon si può comprenderePer le vie della ragioneCon inutili argomenti.Più reale del realeLa tua immagine in me,non mi stanco di pensarti,mi sento vivere.Ho bisogno di te!Hai bisogno di me!Non posso fingere.L’esigenza di amareNon si può estinguere.Cosa mai sarebbe il mondoSenza il cielo dentro il mare.Una calma naturaleSi impadronisce di me,quando siedi al mio fianco ritorno a vivere.L’evidenza di un amore Non si può nascondere,quando nasce un sentimentoesalano da dentroeccitazioni che stabilisconocalde relazionianche se non lo vuoi.
~ Juri Camisasca ~

martedì 3 febbraio 2009

"Uocchie napulitane" (di Vittoria Mariani)

LL'UOCCHIE

Ddoje uocchie , s'annascundono, ind'a nu purtone
songhe uocchie fundi astrette ,
chine 'e disperazione
songhe uocchie ca te guardano
e susopirane parlanno
songhe uocchie c'hanno sulo cunusciute affanne
e so sincere 'o ssaje ,
nun so mbrugliune
songhe uocchie ca cte guardano
e manco te ne addune
ma ind' a prufundità e chillu sguardo
t'accuorge ca nun supportano nu sgarro
pecchè so figlie d'uommene ,
so guagliune
e murmureano n'silenzio
na disperazione
'o popolo se sa tene pacienza
e pure a sti putenti fa 'a riverenza ,
ma mo basta cu sta pacienza
ncianno ridotto ca nun se po cchiù campà
e sti uocchie a zinnariello
culurate e mare e sole
nun teneno bisogno d'è parole ,
te guardano, te spiano
aspettano dimmane
te può fidà ,'o ssaje
soghe uocchie napulitane.


Vittoria Mariani
NAPOLI 01/02/2009


venerdì 2 gennaio 2009

"Milioni di bambini muoiono di malaria..."(A.Bettozzi)

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Ecco un'altra poesia del poeta Armando Bettozzi,che ringrazio per l'attenzione che ha verso questo blog e verso i bambini. Orazio Vasta
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Malaria !
(milioni di bambini muoiono di malaria.
I medicinali a loro disposizione o sono inefficaci
o sono contraffatti.
I soldi per le medicine buone non ci sono.
Né tanto meno per operazioni di disinfestazioni
a tappeto
)

La notte non di stelle ma di voli
riempie l’aria calda intorno al sonno
di bimbi senza sogni.
Voli sottili, silenziosi e sparsi
s’aggirano pungenti e minacciosi
che neanche il cielo, vede.
Van seminando il seme della morte
negl’indifesi corpi ai mali avvezzi
e rassegnati e stanchi.
E senza vergognarsi, la vergogna
vola anch’essa, seppure mestamente,
sopra capanne e fango,
sopra la mano che soltanto chiede
di non morire, e che non può pagare:
ma la vergogna, ignora,
e l’uomo sta a guardare.

Armando Bettozzi

martedì 30 dicembre 2008

"LA CIARAMEDDA" (di Turi Lima)

La ciaramedda passa, sula sula,
e nuddu senti chiù li so' sunati:
l' àrvulu di natali è priparatu,
ma ss' àrvulu non senti lu so ciatu.
La ciaramedda passa, sula sula,
ma suspira pi nuddu li so' noti
ca chiàngiunu a lavina
supra sta terra,
àrida e mischina,
unni finìu la cona nta lu muru,
fatta ccu lu prufumu di l' amuri,
d' aranci russi,
spàricu spinusu
e di cuttunisciusu.
La ciaramedda passa, sula sula,
e sona la so mùsica scurdata.
Ma ju la sentu dintra la me menti
comu lampi di stiddi
e lentamenti
mi trovu nta li vrazza di me matri
ca mi stringi a lu pettu forti forti
e vidu tanta genti ca si vasa
e vidu coni e ciuri
ad ogni casa
e tanti aceddi n-celu
ccu li pinnuzzi tutti acculurati
e milli ciarameddi
addinucchiati
ca sònanu ncantati
e tutti li carusi
ca li so' matri abbràzzunu amurusi
e un coru di campani
ca dispènsanu mùsichi suvrani
e pàrranu di paci e libirtati
a stu pòpulu spersu strati strati
ca ccu li coni sfracillàu l'amuri
e li figghi jittàu a la stranìa
e li patri su' n-menzu a li turturi
e li matri su junti a l' aunìa.
La ciaramedda passa, coti coti,
ma nuddu chiù ascuta li so' noti.

Turi Lima

domenica 28 dicembre 2008

"Letterina di un baby soldato a Babbo Natale"(di A.Bettozzi)




Ricevo dall'amico Dott. Armando Bettozzi una sua poesia che mette a nudo la gravissima realtà dei BAMBINI SOLDATO,cruda realtà presente in molti continenti...Subito dopo la poesia, segue il rapporto di Save the children’ dell'ottobre 2008. Le foto sono state inserite dal blog.
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Letterina di un baby soldato
a Babbo Natale
Per caso mi hanno detto che ci sei
e porti dei regali a noi bambini.
Ho nove anni e i genitori miei
non possono comprarne, poverini.
Perciò ti scrivo questa letterina
per chiederti un fucile più potente
che spari per lo meno un’ ottantina
di colpi tutti simultaneamente.
Così potrò ammazzare più nemici
e fare più contento il superiore,
e lui insieme a tutti i miei amici
dirà che mi son fatto tanto onore !
Io sono stato sempre un buon soldato
seppure a volte, un po’ sopra pensiero,
mi son lasciato andare ed ho pensato
di smetterla di fare il guerrigliero.
Ma mi hanno sempre detto : " E’ tuo dovere
combattere il nemico…Anzi, un piacere !".
Sarà così….! Aspetto il regaletto,
e già il leone mi ruggisce in petto !
Armando Bettozzi

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Il rapporto di ‘Save the children’
Sono più di 70 milioni i bambini e le bambine a cui ogni giorno nel mondo viene negato il diritto all’istruzione.
Per almeno 250 mila di essi, l’impegno quotidiano non è indossare uno zaino, ma imbracciare un’arma e combattere.
E’ lo sguardo sull’infanzia nel mondo di ‘Save the children’ che ha presentato a Roma il rapporto ‘Bambini e armi’, in occasione del rilancio della campagna ‘Riscriviamo il futuro’.
Tra i 250 mila piccoli soldati il 40 per cento sono bambine.
Negli ultimi anni almeno 2 milioni di minori sono stati uccisi, 6 milioni sono rimasti feriti o hanno subito traumi psicologici e 22 milioni sono i piccoli profughi o sfollati.
‘Save the children’ ha chiesto ai governi dei paesi coinvolti in conflitti armati, “più investimenti sulla scuola e meno spese per l’acquisto delle armi”.
Nel 2007 i paesi in guerra hanno speso 17,5 miliardi di dollari in armamenti, tre volte quanto servirebbe loro per assicurare l’educazione a tutti i bambini che ne sono esclusi (in queste aree sono circa 37 milioni).
A rifornirli sono stati soprattutto i paesi del G8 (Italia compresa) che, secondo quanto afferma l’organizzazione internazionale, “detengono l’84 per cento delle esportazioni di armi nel mondo”.
Questi paesi continuano a fornire armi leggere anche a gruppi e governi che commettono violazioni dei diritti umani compreso il reclutamento di minori.
Armi che finiscono nelle mani dei bambini, al posto delle matite.
Nel 2007 alla campagna ‘Riscriviamo il futuro’ gli italiani hanno contribuito con 2,5 milioni di euro.
Una somma solo di poco inferiore a quella che lo Stato ha stanziato a favore della ‘Fast track initiative’ (programma di istruzione) pari a 3 milioni.
“Non voglio incolpare nessuno - ha detto il direttore generale di ‘Save the children’ Italia, Valerio Neri - ma questo finanziamento è scandaloso”.
In occasione della presentazione dei risultati dei due anni di campagna internazionale (sei milioni di bambini in più a scuola, di cui 815 mila inseriti per la prima volta) sono intervenuti con due distinti messaggi, anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sostenendo che “l’educazione scolastica costituisce il fondamento della formazione morale e civile di ogni popolo”, e il ministro degli Affari esteri, Franco Frattini, che ha ribadito l’impegno del governo italiano “nei confronti nella protezione dei diritti dei minori, con speciale attenzione ai bambini coinvolti nei conflitti armati”.

venerdì 12 dicembre 2008

In ricordo di TURI LIMA, morto a 72 anni il 10 dicembre1996


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Nella foto, elaborata dagli amici del sito "siciliacavalieri",accanto a Turi Lima,che è con il microfono in mano,Pippo Scianò,segretario del Fronte Nazionale Siciliano-Sicilia Indipendente...dopo poco meno di sei mesi ,il cuore di Turi Lima ha cessato di battere...

mercoledì 10 dicembre 2008

10 dicembre 1996:finiva di battere il cuore di Turi Lima...

CLICCA:
http://partitodelsud.blogspot.com/2008/12/turi-lima-muru-catania-lu-10-di.html "... Purtroppo, a 72 anni, il 10 dicembre 1996, dopo dieci giorni di atroci sofferenze, vissute con una dignità impressionante, Turi Lima finiva di vivere, lasciando a noi siciliani un grande patrimonio ideale per continuare l'opera di "limatura".
Ma, il patrimonio ideale lasciato da Turi Lima appartiene a tutti i Popoli in lotta per l'Indipendenza Nazionale, anche perchè, dai microfoni di Antenna Trinacria -chi scrive faceva parte dello staff della radio- aveva sostenuto la lotta dei Popoli oppressi, dai Palestinesi ai Kosovari".

Orazio Vasta
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QUANNU UN JORNU MI CERCHI
Supra lu me jardinu, figghiu,
ali d' ùmmira si stènnunu:
la sira va calannu.
Vutatu a lu livanti
vidu strati di ciuri e di ruvetti
e li me' carni viola;
arreri a mia
aceddi griggi, nfruscati
tra li cimi di l' àrvuli,
càntanu senza sosta
e lu suli acchiana e scinni !
Quannu un jornu mi cerchi
e non rispunnu
non scarpisari l'erba
ca supra di mia joca
ccu l' àlitu di lu ventu.
Di luntanu
mànnami un suspiru
fattu di silenziu:
lu celu di Sicilia
sarà li vrazza mei.

Turi Lima
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"Il vero rivoluzionario" disse un giorno Lelio Basso, "non si arrende mai". E questa profonda verità è nell'essenza poetica di Turi Lima. Quando leggiamo, infatti, le sue composizioni con le tante metafore di neve, cielo e notti che accompagnano il suo canto politico-rivoluzionario, affiorano alla mente i nomi di Brecht, del Lorca di Mariana Pineda, di Pablo Neruda, così come sorge spontanea l'esigenza di collocarlo accanto ai grandi poeti dell' Africa Nera, della Palestina, di Haiti, del Madagascar, oppressi dal colonialismo europeo: a Léopold Sédar Senghor, a René Depestre, ad Aimé Césaire, a Jacques Rabemananjara, a Keita Fodeba, a Birago Diop, tutti esponenti della lotta di liberazione che sta alla base della stessa esigenza poetica e culturale di Turi Lima.
Sui banchi di scuola, decenni or sono, dalle scarse ammissioni dei libri di testo dei colonizzatori italiani, capimmo che già nel Duecento la Scuola Poetica Siciliana fu essenziale alla formazione della poesia toscana e bolognese di prima dello Stil Novo e che il poetare siciliano venne tenuto d'occhio e onorato dallo stesso Dante per limpido et ornato stile.
E fu così che nella ricerca sempre più ossessiva della nostra identità perduta con la tragedia del 1860, sulla scia di quella tradizione poetica di Ciullo d'Alcamo, dei Delle Colonne, di Jacopo da Lentini, scoprimmo i poeti altrettanto grandi che rispondono ai nomi di Asmundo, Rizzari, Veneziano, Meli, Scimonelli, Tempio, fino a che non approdammo a Pirandello, Cesareo, Di Giovanni, Quasimodo e al Buttitta, al Calì, al Camilleri, al Gagliano, al Certa e allo Scammacca dei nostri giorni.
Ciò che però fa emergere Turi Lima è il costante amore per l'Isola, la devozione alla causa del Popolo Siciliano e della Libertà Nazionale, il ruggente impeto civile che non si arrende mai di fronte alle orge e alle vessazioni del colonizzatore e dei suoi collaborazionisti indigeni (che sono anzi il suo bersaglio), la certezza di quella libertà che riacquisteremo.
E la sua poesia, si badi bene, non è una poesia della ideologia, ma poesia di tutti e per tutti e appartiene alla Weltliteratur per la maturità dello strumento linguistico e perchè è appunto la poesia del bardo che con la stessa passione di un Desmoulin e di un Büchner, con lo stesso lussureggiare lirico di immagini di un Lorca e con la stessa ferocia epigrafica di un Brecht, con la sua comunione umana e terrestre, nutrita dalla sua passione civile, ci ricorda il canto spiegato di un Walt Whitman e del Pablo Neruda del Leñador.
La poesia di Turi Lima rappresenta l'epos di un popolo che vuole liberarsi dalla sua condizione di colonizzato.
Catania / Comiso 01 agosto 1982
Natale Turco

(segretario politico del Movimento Popolare di Liberazione della Sicilia)
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E RESTU VIVU
Nascivi
comu nasci la zammara:
di la carni di sta terra
e dintra li me' vini
scùrrunu li ciumi di Sicilia.
Sbucciai buttuni di làcrimi
e pàmpini di suspiri
sutta li fàuci di lu me suli,
tistimoniu di lamenti senza fini.
Intra lu me cori criscìu
lu rancuri di sèculi d' ànsii,
nzirragghiati intra la mmorsa
di li tirannìi
e torciu lu coddu
a lu ventu di tramuntana.
Nascivi e sugnu carni di sta terra
e si moru non mori la me terra.
Ccu li so' granni vrazza - matri
simenza vita - idda
m' abbrazza
e ju diventu terra
e dugnu acqua a li ciumi
e linfa a la sipala
e civu a l' aceddi
e nivi a la muntagna
e restu vivu
nzemi a la me terra.

Turi Lima
*********
CCA MI VOGGHIU ASSITTARI
Cca mi vogghiu assittari,
supra sti màrmuri caudi di suli
e camuliati di lu tempu,
ca vìttiru lampi di spati
spicchiuliari làcrimi d' òmini
addivintati servi.
Nta lu silenziu di sti petri janchi
cunturnati di virdi erbi
ca nàsciunu e mòrunu
a lu vuliri di lu ventu,
pàlpita lu me cori e trema
all' ascutari
lamenti di flauti canniati e zàgari
assuppati di sangu di catini.
Cca mi vogghiu assittari,
pi sintìrimi ntornu
spìriti 'mmurtali
a cuntàrimi trèmiti di riscattu,
disideriu di vita intra vesti di ciuri
cusuti
ccu raggi di luni chini.
Vogghiu gràpiri lu libbru
ncatinazzatu sutta la muffa
di la trascuranza
pi sèntiri rintocchi di campani,
e armenti a pasculari
intra la paci di li carrubbìti,
pi jìnchiri lu me pettu
di lu spiritu to, matri Sicilia.
No, matri, su' vivi li to' figghi:
mori la carni ccu li so' passioni,
ma lu spìritu resta
e duna vita a novi spìriti,
c' hanu brama d' amuri.
E ju,
lassata la materia,
vogghiu arristari cca,
n-menzu a sti petri,
pi gràpiri li càlici a li ciuri,
pi dari forza all' ali di l' aceddi.

Turi Lima
*****
LU TEMPU N' ÀUTRA VOTA DI MURÌRI
Ruppi lu ncantu e mi jittai macari.
Mi dèttiru un muschettu di tri liri
e a me matruzza la lassai chiamari,
senza fàrimi mancu binidiri.
Cantai ccu l' armi a manu,
- l' arma di ferru e l' arma
ca non mori -
pi lu megghiu distinu sicilianu
stampatu nta lu cori.
Cantai, spirai, luttai,
ccu li cumpagni mei,
ccu la passioni stissa di l' Ebrei.
E me matruzza non mi vitti chiù,
pirchì lu chiummu nfami
di lu tirannu nfami
lu cori mi scassò.
Supra sta terra scura
ca mi cummogghia l' ossa,
supra di la me fossa,
c'è na lampa astutata e la friddura;
supra di mia lu pòpulu si scanna,
si spacca n-centu,
trìbbula, s' addanna,
pirchì non pò truvari nuddu abbentu.
Ma nuddu ccu na pala pò luvari
sta terra fitta e scura?
Nuddu pò sbasulari sta sipultura?
Niscìtimi di ccà,
vogghiu abbrazzari
n' àutru muschettu vecchiu di tri liri,
ma sulu pi campari
lu tempu n' àutra vota di murìri.

Turi Lima
*************
MACARI
Macari ca mi dati oru zicchinu
e mi faciti prìncipi ndianu,
sceiccu, gran pascià o mannarinu,
suvranu d l' imperu pirsianu,
o capu di lu regnu saracinu,
o re assolutu di lu munnu sanu,
ju vi mannassi a lu vostru distinu

pirchì vogghiu ristari sicilianu.
Turi Lima
(6.9.1983)

*****************
da "QUADERNI INDIPENDENTISTI" giugno 1982 n.1
IL DIRITTO ALL' AUTODETERMINAZIONE PER LA COLLETTIVITA' SICILIANA NASCE DA MOTIVI STORICI E POLITICI, PRIMA CHE ETNICI ED ECONOMICI.
Le vicende storiche che hanno tenuto sempre vivo nei siciliani il sentimento di riscatto che in tutte le epoche, sia pure disorganicamente, si è manifestato con episodi a volte locali e a volte totali, sono la prova di una sentita spettanza di libertà. Tale spettanza scaturente dalla costante presenza di dominazioni che si sono avvicendate nell'isola per sfruttarla e degradarla, non ha conosciuto soste e, sebbene si sia presentata a volte più distinta per la crudeltà del dominatore a volte meno per l’allentamento della morsa sanguinaria da parte del popolo occupante, ci perviene in tutta la sua chiarezza attraverso un'analisi dei fatti storici che hanno accompagnato il divenire del Popolo Siciliano. Sottolineare perciò il diritto della Sicilia alla sua libertà, significa rispettare, prima che la volontà dei viventi, quella dei nostri antenati, remoti e recenti, e quindi della stessa storia che, seppure distorta e contorta dalle dominazioni, si è sempre articolata in una costante direzione, verso l'esigenza dell'autogoverno.
Gli innumerevoli tentativi di dare un assetto politico all'Isola, divenuta di volta in volta colonia, provincia o addirittura territorio metropolitano delle stesse dominazioni, si sono sempre risolti con lo sfruttamento disumano del nostro Popolo e delle nostre risorse.
L’ultimo rapporto, quello con l'Italia, sebbene nato nel clima di una auspicata formula risorgimentale, paritaria ed egalitaria, agli effetti pratici ha confermato l’impossibilità per la Sicilia di poter trovare una propria collocazione favorevole nelle relazioni con chicchessia.
La natura propria della Sicilia non consente alcuna formula politica che non sia proprio la sua capacità di autogestirsi. Gli 83 anni di annessione all'Italia come regione di uno Stato accentratore e i susseguenti 36 anni di "regione a statuto speciale",altra formula di ripiego inventata per tentare di dimostrare la quadratura del cerchio, hanno riconfermato che qualsiasi rapporto con altri popoli coi quali vi sia comunanza, anche se relativa, di interessi, è sempre una formula innaturale che non da alla Sicilia piena libertà di respiro e garanzia di vita secondo la sua naturale aspirazione politica.
II rapporto con lo stato Italiano è destinato ormai a mettere sempre più in evidenza una condizione di sudditanza che andrà sempre più diventando pesante e deleterio. La mancata attuazione dello Statuto Speciale di Autonomia,e la violazione di leggi costituzionali dello Stato,da parte dell'Italia dimostra ampiamente che non solo la volontà politica è mancata a ché la Sicilia venisse considerata in termini paritari, ma che la Sicilia, la quale porta con sé un retaggio di dominazioni, si presta ad essere trattata da serva da parte di chiunque, per quel destino che la Storia è stata costretta a forgiare per essa fino a quando non troverà la forza di ribellarsi da ogni rapporto di comunanza politica con gli altri.
Le violazioni compiute dallo Stato Italiano sono tali e tante che non possono essere interpretate quali azioni compiute in perfetta buonafede e su un piano di normali dimenticanze burocratico-legislative.
Qui ci troviamo di fronte a un congegnato disegno colonialistico che, iniziato all’alba del rapporto, nel 1860, si perpetua fino ai nostri giorni, assumendo proporzioni spaventevoli. L'entità di tale disegno e le sue micidiali conseguenze sono tali che il problema non si può prestare ad essere risolto ne con il ripristino del patto statutario, né con nuove eventuali formule di rapporto di comunanza, almeno fino a quando la Sicilia non cancellerà dalla Storia il suo triste ruolo di terra dominata da tutti.
E questo, lo può fare solo conquistandosi la libertà e organizzandosi in Stato Sovrano retto da governi popolari che mirino alla costruzione di una società nella quale nessuno e niente restino improduttivi e che tengano conto della crescita umana in termini di qualità. La strada per risolvere il problema siciliano non è quindi quella di un dialogo con lo Stato Italiano, resosi ormai mille volte responsabile di voler mortificare a tutti i costi la dignità del popolo Siciliano, ma quella di un dialogo con tutti gli Stati liberi del mondo che tengano in considerazione la Libertà dei Popoli, il loro diritto a vivere fuori da ogni sfruttamento coloniale.
TURI LIMA


sabato 29 novembre 2008

BASTA! (di Turi Lima)

Questa poesia,del poeta siciliano indipendentista Turi Lima,l'avevo già postata,ma una carissima amica del blog l'ha richiesta come commento al mio post "Io siciliano.....". Invece,l'immagine è ripresa dal blog http://laurentius.ilcannocchiale.it/ .
Orazio Vasta
__________________________
Basta ccu li catini nta li pedi
e li càuci dati nta la facci.
Basta ccu Verri e Murri di Lavrianu
ca la me' terra tutta si spurparu.
Basta ccu li finici,
rumani, grechi, saracini e svevi,
basta ccu li burbuni e li taliani
c' asciugaru lu sangu a la me genti,
ca mi mannaru n-guerra,
ca mi luvaru l' aria ca rispiru,
ca mi tineru chiusu nta lu scuru.
Basta ccu li nirbati nta lu cori
e basta ccu li falsi prutizioni,
basta ccu li scaciuni e li pirsicuzioni.
Basta ccu li lusinghi,
basta ccu stu distinu
di pòpulu mischinu
ca si fa fari abusi senza fini
e pècura si fa pi cu' non vali,
pi cu' maltratta e sputa
supra lu nostru onuri.
Basta ccu lu duluri.
Basta ccu l' emigranti,
ccu mafia e ccu briganti,
basta ccu cu' ni voli addinucchiati.
Basta ccu cu' va appressu a lu tirannu
e nfanga la me' terra
di quannu chista è terra.
Pi curpa vostra razzi di pòpuli sarvaggi
lu me pòpulu tènunu affamatu
e schiavi pi tri sordi n' ha vinnutu.
Basta ccu li caìni,
servi di li nurmanni,
di grechi e di rumani,
burbuni e taliani.
Basta ccu li tiranni !
Vogghiu Sicilia nova,
unni travagghiu e ciuri
crìsciunu n-paci, nzèmula all' onuri,
unni non ci su' Crispi tradituri,
unni li figghi mei
diciunu forti
sugnu sicilianu.
Vogghiu la libbirtà.

venerdì 21 novembre 2008

SICILIANU! senza se e senza ma...


SI SUGNU

Si sugnu lava o sùrfuru

si sugnu aranciu o pala

si sugnu jinestra o mènnulu

ju non lu pozzu diri.

Chiddu ch' è certu, sugnu:

e sugnu sicilianu.


Turi Lima

martedì 18 novembre 2008

"SUGNU SICILIANU"

Fonte:http://www.siciliacavalieri.altervista.org/ _________________
Turi Lima:"Chiddu ch'è certu, sugnu: e sugnu sicilianu"...
Nasceva il 18 agosto 1925, in Sicilia, nella contadina Catenanuova, da Carmelo e Giuseppina Muni, Venero Maccarrone, che, alla fine degli anni settanta, con lo pseudomino Turi Lima, ha dato vita ad una "poesia rivoluzionaria" in lingua siciliana, tutta votata alla Sicilia, Sicilia intesa come Patria del Popolo Siciliano, come Nazione cancellata, che, attraverso un'opera si sensibilizzazione culturale tesa al recupero della specificità dell'identità degli Isolani, poteva essere riconquistata dai Siciliani: "Si sugnu lava o sùrfuru / si sugnu aranciu o pala / si sugnu jnestra o mènnulu ju non lu pozzu diri. Chiddu ch'è certu, sugnu: e sugnu sicilianu" ("Se sono lava o zolfo/se sono albero d'arancio o foglia di fico d'India/se sono ginestra o albero di mandorlo, io non lo posso dire, Quello chè è certo, sono: e sono siciliano").
Turi Lima,secondo il professore Salvatore Camilleri:
Turi Lima, come ha scritto qualche anno fa il professore Salvatore Camilleri, "non era certamente uno di quei poeti cui si deve consigliare l'esortazione del Feuerbach a non accettare passivamente la realtà, ma a inserirsi in essa per mutarla, non lo è stato perchè nella realtà si era calato tutt'intero e vi sosteneva la sua battaglia in nome della sicilianità; non lo è stato per il perenne suo impegno umano, per il suo impegno civile che quotidianamente ha sostenuto con la sola arma di cui disponeva, la poesia... Ma, l'impegno di Turi Lima non nasceva, come in Argon o in Neruda, da una ideologia, né da una considerazione filosofica; nasceva da uno sconfinato amore per la sua Terra natale, alimentato dalla passione più ribollente, anche se non erano estranei motivi sociali e politici".
Turi Lima,secondo lo scrittore Emanuele Gagliano:
Emanuele Gagliano, compianto poeta e scrittore siciliano, nel lontano 1984, nell'introduzione ad un libro di poesie di Turi Lima ,scrisse: "La nota dominante di questa raccolta di Turi Lima "Sicilia celu e terra" è senz'altro l'identità: il segno inconfondibile che distingue il vero poeta dagli oscuri epigoni e che lo porta allo scontro con una società e una cultura.Muovendosi dietro tutte le sensazioni di un universo umano per molti aspetti nuovo, Turi Lima sviluppa una tematica libertaria che trova il suo epicentro nel processo evolutivo del tempo e della storia. Evidente è la frattura con la poesia agrario-cattolica tradizionale, ma anche con tanta poesia odierna polarizzata su una stessa frequenza di suoni, di voci, di echi. Le occasioni dell'autore s'incentrano nel dissidio della storia e della mistificazione della storia, della giustizia e dell'ingiustizia, della libertà e della coercizione, dell'intransigenza etica dell'uomo forte e del conformismo degli animi servili. E rinviano a Turi Lima preoccupato, più che di accusare e di gridare (sarebbe, questa, la soluzione più ovvia), di spingersi nei gorghi della coscienza inquieta e di chiamarla in causa con un atteggiamento di netta rimozione rispetto ad ogni acquiscenza umbratile ed esaustiva. L'apporto ideologico è qui accolto come elemento-base del proprio orientamento culturale ed estetico, mentre il tema della socialità, che da Rapisardi a Quasimodo, da Brecht a Hikmet, da Whitman a Cardenal, ha sempre costituito una componente viva e partecipe del destino dell'uomo, è presente come sostanza e come ritmo in un'osmosi dialettica tra la soggettività dell'autore e il dato esistenziale".
Turi Lima come Aristofane:
"Chiunque è un uomo libero non può starsene a dormire",scriveva Aristofane sullo scorcio del V secolo a.C., e il modello di realtà prescelto da Turi Lima é stato di quelli che coinvolgono la coscienza di tutti e che inducono a "vegliare": "Tu non canusci lu scuru di li notti, stiddati di duluri, di cù vosi spizzari li catini e truvau lami e focu/ e ancora curri,nudu e dispiratu, tra celi e inferni...Sunò lu cornu Eunu e ancora pi li strati l'omu camina mpintu a lu juvu..." ("Tu non conosci il buoio delle notti,stellate di dolore,di chi ha voluto spezzare le catene e ha trovato lame e fuoco/e ancora corre,nudo e disperato, tra cieli e inferno...Suonò il corno Euno e ancora oggi,per le strade,l'uomo cammina appeso al chiodo...".
Ma perchè scelse lo psudonimo "Turi Lima"?:
Lo psudonimo "Turi Lima", era, in realtà, un gioco di parole, legato all'idea di sensibilizzazione dei siciliani alla sana sicilianità attraverso la poesia. Infatti, "Turi Lima", nell'idea del poeta, era il "limaturi", il fabbro, che, con tanta pazienza "Lima", per correggere e perfezionare,un pezzo di ferro deformato. Turi Lima, militante e Dirigente "separatista": A causa della guerra, la famiglia Maccarrone si trasferì a Catania,dove il giovane Venero aderì alla Lega Giovanile Separatista,organizzazione giovanile e paramilitare del Mis (Movimento per l'Indipendenza della Sicilia), divenendone subito un dirigente e collaborando alla realizzazione dei periodici quali "Sicilia Martire","La libertà", "Sicilia Rossa" e "Sicilia Indipendente". Turi Lima fonda "Antenna Trinacria": Nel 1961 ha ideato e diretto la rivista mensile "Sicilia indipendente" e, nel 1978, ha fondato e diretto a Catania la radio "Antenna Trinacria", la "radio d'assalto", che ha polarizzato l'attenzione e l'adesione di tantissimi cittadini attorno alle tematiche neo-sicilianiste, democratiche,socialiste,internazionaliste e antimafiose. Negli anni sessanta, era stato fra i fondatori del "Fronte Nazionale Siciliano-Sicilia Indipendente" e negli anni ottanta del "Movimento popolare per la Liberazione della Sicilia". Inoltre, nel 1970,con l'avvocato Natale Turco,aveva dato vita al "Centro Studi Storico-Sociali Siciliani".
Turi Lima e il suo patrimonio ideale:
Purtroppo, a 72 anni, il 10 dicembre 1996, dopo dieci giorni di atroci sofferenze, vissute con una dignità impressionante, Turi Lima finiva di vivere, lasciando a noi siciliani un grande patrimonio ideale per continuare l'opera di "limatura". Ma, il patrimonio ideale lasciato da Turi Lima appartiene a tutti i Popoli in lotta per l'Indipendenza Nazionale, anche perchè, dai microfoni di Antenna Trinacria -chi scrive faceva parte dello staff della radio- aveva sostenuto la lotta dei Popoli oppressi, dai Palestinesi ai Kosovari.
Turi Lima e il sole della pace e della libertà:
"Suli" ("Sole"), la poesia che conclude questo mio intervento, è l'essenza dell'opera di Turi Lima: "Suli, ca supra st'Isula sfruttata di centu razzi, tu passi vasciu cu li raggi ardenti e nfochi petri e ciumie duni vita a mennuli e frumentu; c'abbruci li ramigni e li ristuccie la nivi ti porti nfinu a mari;suli, ca fai sbucciarili zagari d'aranci e di lumei, e di spiranza tingilu celu cilistrinu;suli, c'alluminasti lu caminudi lu granni Duceziu e di li Vespri; suli, c'ha' vistu nasciri pueti, scienti e analfabeti, c'ha vistu curaggiusi e tradituri c'hannu fattu la storia di sta terra azziccata nta lu mari; suli ca po' parrari ppi diri li turmenti e li dulurie la putenti carrica d'amurica ci avi la me genti ca sapi stari povera e cuntenti; tu ca nascisti cu la terra mia, fermati 'ncelu ppi tri jorna sani e nfocacci lu sangu ntra li vinia lu populu miu, ch'è nta li spini.Dacci curaggiu e forza, e jinculu di luci nta la menti,pi truvari la strata, tuttu unitu, pi conquistari paci e libirtà". ("Sole, che su quest'Isola sfruttata da cento razze, tu passi basso con i raggi ardentie infuochi pietre e fiumie dai vita a mandorle e frumento; bruci la gramigna e le respuccee la neve ti porta fino al mare;sole, che fai sbocciarele zagare degli aranci e dei limoni, e di speranza colori il cielo azzurro;sole, che illuminasti il cammino del grande Ducezio e dei Vespri;sole, che hai visto nascere poeti,scienziati ed analfabeti, che hai visto coraggiosi e traditoriche hanno fatto la storiadi questa terra inserita nel mare; sole che puoi parlare per raccontare i tormenti e i dolori e la forte carica d'amore che ha la mia gente che sa vivere povera e contenta; tu che sei nato con la mia terra,fermati in cielo per tre giorni interie infuoca il sangue nelle vene al mio popolo, che è tra le spine. Dagli coraggio e forza, e illuminagli la mente,per trovare la strada, tutto unito, per conquistare pace e libertà".
Orazio Vasta

lunedì 10 novembre 2008

"CONSIDERATE SE QUESTO E' UN UOMO..."

Ricevo e con commozione pubblico...
****************
Se questo è un uomo
(Ambientazione: Auschwitz
Anno di ambientazione: 1943 - 1945
Protagonista: Primo Levi)

« Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d'inverno.

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi. »

**********
Dedico questa poesia di Levi
agli amici Orazio Vasta,Nello e Bancolatore.
SHALOM!
Marco Salom-Roma

sabato 1 novembre 2008

BASTA! (di Turi Lima)

BASTA! di Turi Lima
Basta ccu li catini nta li pedi
e li càuci dati nta la facci.
Basta ccu Verri e Murri di Lavrianu
ca la me' terra tutta si spurparu.
Basta ccu li finici,
rumani, grechi, saracini e svevi,
basta ccu li burbuni e li taliani
c' asciugaru lu sangu a la me genti,
ca mi mannaru n-guerra,
ca mi luvaru l' aria ca rispiru,
ca mi tineru chiusu nta lu scuru.
Basta ccu li nirbati nta lu cori
e basta ccu li falsi prutizioni,
basta ccu li scaciuni e li pirsicuzioni.
Basta ccu li lusinghi,
basta ccu stu distinu
di pòpulu mischinu
ca si fa fari abusi senza fini
e pècura si fa pi cu' non vali,
pi cu' maltratta e sputa
supra lu nostru onuri.
Basta ccu lu duluri.
Basta ccu l' emigranti,
ccu mafia e ccu briganti,
basta ccu cu' ni voli addinucchiati.
Basta ccu cu' va appressu a lu tirannu
e nfanga la me' terra
di quannu chista è terra.
Pi curpa vostra razzi di pòpuli sarvaggi
lu me pòpulu tènunu affamatu
e schiavi pi tri sordi n' ha vinnutu.
Basta ccu li caìni,
servi di li nurmanni,
di grechi e di rumani,
burbuni e taliani.
Basta ccu li tiranni !
Vogghiu Sicilia nova,
unni travagghiu e ciuri
crìsciunu n-paci, nzèmula all' onuri,
unni non ci su' Crispi tradituri,
unni li figghi mei
diciunu forti
sugnu sicilianu.
Vogghiu la libbirtà.

mercoledì 29 ottobre 2008

"su' tutti morti ccà, fantàsimi..." (di Turi Lima)

FORSI
di Turi Lima
Forsi tu campi, ancora. Forsi
dintra la grutta di l' ànima, pi tia
vòlanu ancora lòdani e carànnuli¹;
forsi supra li mura-sciara di la to' vita
affittata a jurnata, ancora, vidi
crìsciri macchi di girànii chi lustrìanu
nta lu scuru di notti ccu li jorna ritagghiati.
Eppuru, tra li ncagghi di sti prèuli
c' hanu grappa di vitri acculurati,
nchiostru di nùvuli annirìca
lu passu d' un dumani senz' occhi
e pinni di jacobbu² càscanu
supra nidi di rìnnini³:
ci sunu manu
ccu jita longhi comu ràdichi di cerza
chi tantìanu casi,
n-cerca di porti spalancati a lu suli
p' addinticari cori.
Comu pagghia a lu ventu, comu petra
ca la china arruzzola intra a un fossu di limarra,
Tu sfuji di lu to' stissu pettu
e resti - nudu - a cuntari
soni di campani muti
e ciàvuri di ciuri mai sbucciati.
Tuttu chiddu chi tocchi e jisi àvutu
supra altari di fumu, àutru non è
chi cìnniri di tombi ca ti sutterra
e ti riporta a un nenti.
Forsi TU cridi ancora d' èssiri vivu
ma la Sicilia
affunna intra a un mari di mafia
e non c' è un jitu di figghiu
chi m' aiuta a ncagghiarla a lu me' cori:
su' tutti morti ccà, fantàsimi
chi bàllanu ognunu la so' danza,
pistannu fumalori e campanari,
mentri la terra mia
figghia gramigna e làcrimi.


NOTE
¹) allodole e calandre
²) gufo
³) rondini

****************
La foto della bandiera siciliana capovolta non è un fotomontaggio(by A RARIKA)

martedì 28 ottobre 2008

SICILIANI E SICILIARDI (di Turi lima)

****************
T U R I L I M A
lu trialugu n-dui
ovverusìa
SICILIANI E SICILIARDI
cuntrastu
Sicilia, ti fici lu Signuri
e duci duci ti pusau a mari,
ti desi n-suli chinu di splinnuri
e tanti doti ca fanu ncantari.
Ti desi tanti frutti e tanti ciuri,
ca chiù di chissu non puteva fari.
Chiddu ca si scurdò lu Gran Suvranu
fu di criari l' Omu Sicilianu.
Nfatti ccà c' è lu filu-Talianu,
lu filu-Russu, lu filu-Francisi,
persinu c' è lu filu-Mirikanu,
lu filu-Nglisi e lu filu-Cinisi.
Tutti li "fili" di lu Munnu sanu
li poi truvari ccà, nta stu Paìsi,
ma n-Sicilianu veru, ginuìnu,
mancu ccu la lanterna d' Aladinu.
TRIALUGU N-DUI
A Turiddu Bella
O Patreternu, dàtici n' ucchiata
a sta Sicilia ca chiangi e pinìa.
Viditi com' è tutta marturiata
e scuru scuru non trova la via?
Bastassi sulu na Vostra ciatata
pi jinchirla di paci e d' alligria.
L' Italia comu schiava l' ha tinutu
pi n-sèculu e trentanni e voli ajutu.
Chiddu ca li me' aricchi hanu sintutu
è veru o è vuci ca furmò lu ventu?
Qualcunu ccu lu Celu ha discurrutu
dicennu ca n-Sicilia non c' è abbentu.
Di certu havi lu senziu strabudutu
pirchì su' cosi senza pidamentu.

Signuri, pirdunati ssu mischinu
pirchì o è pazzu o è càrricu di vinu.

O Diu, viditi chi bruttu distinu
havi sta terra? Attagghiu a n-figghiu veru,
c' è sempri n-figghiu spuriu, n-Caìnu
ca partiggiannu va pi lu straneru
e lassa la Sicilia nta lu linu
a la mircedi di lu munnu nteru.
Cangiàtici la testa, o Ridinturi,
a cu' è senza cirveddu e senza amuri.
Cu' fu ca dissi ssi palori duri?
e nsisti ca l' Italia n' ha sfruttatu?
È falsu. Semu nui li sfruttaturi;
anzi, l' Italia assai n' ha simpurtatu.
La nostra è terra pòvira, Signuri,
ed è gràzii all' Italia, s' ha campatu.
Si Garibaldi non ni libirava,
cu' sapi sta Sicilia unn' è ca stava.
Garibaldi sapeva chi circava,
quannu sbarcò ccu milli avvintureri;
non certu di salvàrini pinzava
dàtusi ca ni fici prigiuneri.
Chissu ca parra ccu tutta ssa vava
non sapi mancu unni havi li peri.
E Vui, Signuri ca tuttu sapiti,
pirchì ssi cosi non ci li diciti?
Signuri, speru ca mancu sintiti
tutti ssi sacrileggi e ssi santiuni;
dicìtici chiuttostu, si criditi,
comu si stava sutta li Burbuni.
Quantu figghi di mamma, quantu viti
foru struncati di ddi lazzaruni?
Senza di Garibaldi, ssi fitenti,
l' avìssimu subutu eternamenti.
Si li Burbuni foru priputenti,
nui stissi li duvèvumu cacciari.
Nfatti tintammu ripitutamenti
di la Sicilia nostra libirari.
Vi ricurdati, Diu Onniputenti,
lu quarantottu chi sàppimu fari?
Pigghiammu li Burbuni pi lu coddu
e liddi liddi li jittammu a moddu.
Però lu stissu l' hàppimu di n-coddu
ancora chiù sarvaggi e chiù crudili.
Fu Garibaldi lu veru tracoddu
di ssi carnazzi, ccu li so' fucili,
ca libirò sta terra a rumpicoddu
pi fabbricari n-pòpulu civili.
Li paroli di chissu su' panzani
boni sulu a mbrugghiari li cristiani.
Garibaldi sbarcò ccu milli cani,
chiù cani di li cani Burbunisi,
ma, si non era pi li Siciliani
ca, nfinucchiati ccu falsi prumisi,
sunàvanu a la Gancia li campani,
sicuru c' appizzava li so' spisi.
Fommu nui stissi ca ni libirammu,
ma a corpu ni truvammu nta n-carammu.
Ma varda n-pocu chi discursu strammu
hav' a sèntiri unu, di matina.
È veru ca ccu cori l' aiutammu,
gridannu libirtà, fina a Missina,
ma è veru puru ca, doppu, campammu,
senza chiù scupittati nta la schina.
Ca Garibaldi ni purtò uguaglianza,
giustizia, libirtati e fratillanza.
Chistu è mpazzutu, senza nudda spranza,
Ma quali fratillanza, Patri Diu!
Ccà Garibaldi ccu la so' mastranza,
vìnniru sulu pi lu ciciulìu.
Nfatti scuparu la nostra finanza,
senza fàrici diri mancu piu.
E la Sicilia, fatta prigiunera,
la cangiaru di Statu e di Bannera
.
Ma ssa bannera è la bannera vera,
chidda taliana, c' a nui n' apparteni;
perciò l' òpira so' fu assai sincera
ca ni livò di corpu di li peni.
(Ma chistu havi strammati li pinzera
e jetta frasi a comu veni veni!)
Ccu l' Italia truvammu lu ricettu
e lu munnu ni tratta ccu rispettu.
Ma senti comu fa stu piscialettu,
ccu ssi discursi privi di bonsensu.
Non fu bannera e mancu gagliardettu,
ma mangiaciumi di Camillu Benzu,
ca studiò pirfettu lu prugettu
di livàrisi a tutti di lu menzu
p' arricchiri lu Re di lu Piemunti
ch' era mbrugghiatu e chinu di strapunti.
Chissu ca va satannu mari e munti
dimostra sulu ca non sapi n-tubbu.
Ccu mia di certu non pò fari punti,
pirchì ccu la ragiuni lu distrubbu.
È inùtili ca va purtannu cunti
pirchì di viritati lu straddubbu.
Vittoriu Emanueli fu pirsuna
ca nzemi ni purtò all' Italia una.
Fu propriu chissa la nostra sfurtuna
ssu Re straneru, latru e mangiatariu:
sùbitu ni mustrò li so' scagghiuna
e la Sicilia addivintò n' ossariu.
Pi iddu fommu terra di furtuna,
mentri iddu fu pi nui n-longu Calvariu.
O Diu, malidiciti lu mumentu
ca ssa disgrazia ni purtò lu ventu.
Ma è propriu veru chiddu ca ju sentu?
Si nzurta d' accussì n-Re gluriusu?
Re ca non happi paci e mancu abbentu
e di tutti li liggi rispittusu.
Li pàgini di storia, a centu a centu,
lu chiamaru Re bonu e ginirusu.
E ora veni n-pòviru sumaru
e lu sdirrubba nta lu munnizzaru.
Addumannamu a chiddi ca purtaru
nta li prigiuni o n-facci di li mura
pi fucilarli, o a chiddi c' ammazzaru
bruciati vivi, dopu la turtura.
Spiàmuci a li matri ca virsaru
làcrimi-petra, pi la gran svintura.
Nta lu sissantaquattru sulamenti
ammazzaru trimila rinitenti!
E a mia stu fattu non mi mporta nenti:
la Patria va sirvuta in ubbidienza
e cu' si tira arreri è n-dilinquenti;
perciò bona ci sta la pinitenza!
L' Italia s' avìa a fari prestamenti
senza nuddu rimursu di cuscenza.
Livannu erva sarvaggia di lu chianu,
nascìu lu veru Pòpulu Italianu.
Chistu non è discursu di Cristianu,
ma di n-vecchiu mbriacu a la cantina.
Non c' è a lu munnu ciriveddu umanu
ca po appruvari na carnificina.
Caru prezzu pagò lu Sicilianu,
p' èssiri poi nchiuvatu a na catina!
Bixiu e Cadorna su' du' lazzaruni
ca jincheru di sangu li stratuni.
No! chistu no, santu diavuluni!
Non si nzulta accussì la nostra storia:
foru du' eroi, du' giniraluni
ca purtaru l' Italia a la vittoria.
Cunsigghiati a ss' ammucca passuluni
ca si ni jissi a cògghiri cicoria.
Bixiu e Cadorna, n-tutti li citati
hanu li nomi scritti nta li strati.

Chissu arraggiuna comu li patati
o ci havi la mimoria di n-vermu.
Ma dicìtici quantu cannunati
Cadorna sdivacò supra Palermu.
Parràtici di Bronti, o Viritati,
a ssu mischinu ccu lu senziu nfermu.
Ca la Sicilia non fu libirata,
ma, comu na culonia, cunquistata.
Nui fommu sempri a la stissa purtata
di tutti li Rigiuni taliani.
si la Sicilia ha statu disagiata
la curpa è sulu di li Siciliani:
ministri n' hanu avutu na nsaccata,
ma hanu pinzatu sulu a li so' grani.
Pigghiamunilla allura ccu ssi vili
e no ccu chiddi ca foru fidili.

Chissu è cosa di stari nta n-canili
nsèmula a chiddi ca l' hanu adduttatu.
È veru ca li genti chiù sirvili
l' Italia l' ha chiamatu a lu so' latu,
però si tratta di genti nfidili
ca sempri di tradiri hanu giuratu.
Signuri, a Crispi vi lu ricurdati
ca sparò ncoddu a li disoccupati?
E Vui, Maestru, ancora l' ascutati?
Ora puru ccu Crispi si la pigghia?
Comu, n-statista tra li cchiù prigiati,
trattatu quasi quasi a sputazzati
e n' accusati mancu maravigghia?
Vi scummittiti ca stu trapuleri
dici puru c' aveva du' muggheri?
Ju dicu sulu cosi ca su' veri
e chissa è storia ca oramai è scritta,
storia di peni, storia di spriveri
c' hanu riduttu la Sicilia afflitta,
na terra unni lu tempu va a n' arreri
ca non pò stari chiù mancu all' additta,
unni li figghi so', ccu centu scusi,
sunu affamati e ditti mafiusi.
Vidu ca li so' idei sunu cunfusi
e Vui, Signuri, a volu lu capiti.
Chissi su' tutti minzugneri accusi,
pi quantu manzu manzu l' assulviti.
Ma Vui, c' aviti l' occhi luminusi,
non putiti cascari nta ssa riti.
L' Italia, lu sapiti, n' ha purtatu
paci, travagghiu, liggi e bonu statu.
L' ùltimi cosi c' aviti ascutatu
è quantu di chiù falsu aviti ntisu.
Si quannu mai, l' Italia n' ha purtatu
sulu miseria e càvuci a lu visu.
Pi travagghiari, fora n' ha mannatu
e pi n-sèculu e menzu n' ha dirisu.
La paci? E di chi parra chissu ddocu,
siddu hamu statu sempri nta lu focu?
Chistu, di certu, avìa a èssiri n-cocu,
pi comu Vi mpiatta la pitanza.
Ma Vui ca siti n-celu e in ogni locu,
e canusciti tutta la sustanza,
nevveru ca l'Italia - e non è pocu -
n' ha livatu la fami e la gnuranza?
Di com' èramu a tempu di l' Unioni,
semu arrivati a boni cundizioni!
Ma carriassi valigi a la stazioni,
chiuttostu ca parrari di sti cosi!
Prima di la malèfica annessioni
la Sicilia campava tra li rosi:
avèvamu dinari a profusioni,
ma ddu malvagiu Re si l' arricosi
e ni lassò, accussì, n-calia e n-cammisa,
senza mancu na lira pi la spisa!
Signuri beddu, non Vi fazzu offisa,
siddu a chissu ci dicu ch' è n-vastasi:
Vi parra ccu la lingua tisa tisa
e ccu arruganza jetta li so' frasi,
ogni fattu di storia lu stravisa
e l' apprisenta ccu diversa basi.

L' Italia è nostra matri, ed ogni figghiu
l' havi a trattari comu fussi n-gigghiu.

Ccu ssi palori ju non mi scumpigghiu
pirchì sacciu la matri chi vol diri:
la matri havi li manu senza artigghiu,
la matri ama lu figghiu e, a lu spartiri,
sparti ccu amuri, è pronta a lu cunsigghiu
e pi lu figghiu va puru a muriri.
Chidda ca chissu mi voli accullari
m' ha sucatu lu sangu e li dinari.

O Patri, non lu pozzu chiù ascutari!
Ma Vui pari ca Vi ni cumpiaciti:
lu lassati tranquillu a spatuliari,
senza ca mancu nzinga ci faciti.
Diu miu, facitivilli addimustrari
ssi palori pungenti comu spiti,
macari ca m' avissi a stari mutu
pi deci ottavi, stisu nta n-tabbutu
.
Ormai si vidi ca chissu è pirdutu
e chi la menti si ci fulminò.
Mischinu, finalmenti l' ha caputu
ca è megghiu ca s' accuccia e fa la vò.
L' omu, pi quantu forti e quantu astutu,
fari cosi mpossìbili non pò
e cu' pista li caddi a la ragiuni
arresta sempri comu a n-passuluni.
Di quannu m' addizzai li pantaluni
mi nnamurai di sta terra mia.
La vitti comu a manu a li latruni
ca pantaciava ccu malincunìa,
ma li pueti ccu li so' canzuni
la cantàvanu terra d' alligria.
Però era falsu, tuttu falsu era,
ccà non è terra di la primavera
.
È terra chiusa intra a na galera
ca vulissi spizzati li catini,
è terra n-vucca a la vucca stranera
ca ci svacanta lu cori e li vini;
vulissi addivintari na ciurera
e nveci soffri n-menzu a li ruìni,
pirchì li figghi so' sunu divisi,
senza chiù spranzi e senza chiù pritisi.
Rumani, Saracini o sia Francisi
hanu scrittu la storia di sta Terra
strazzànnuni di n-coddu li cammisi
pi fàrisi tra d' iddi la so' guerra.
Li nostri testi a li lampiuni appisi,
li spaddi marturiati di la ferra,
nui avemu na storia senza storia
ca si scancella cu n-filu di voria.
Si semu vivi è mìsira vittoria,
fatta di quantu la schina curvammu,
di quantu voti esaltammu la boria
di lu tirannu, ca a spadda purtammu
n-triunfu, nta la seggia gestatoria;
di quantu manu e dinocchia vasammu.
Però, Signuri, la vita chi vali,
sidd' è accattata alliccannu stivali?
Di quannu n' occupò ddu Ginirali
semu calati intra na pignata;
murìu lu nostru Statu Naziunali
e ni truvamu nta na duppia strata:
semu, a paroli, a tutti l' àutri uguali,
ma, a fatti, semu comu na criata;
iddi si fàbbricanu li palazzi
mentri ca nui campamu di purrazzi.
Ni lassaru accussì, pòviri e pazzi,
e ngiuriati ccu li peggiu frasi;
non semu ca giocàttuli, pupazzi
ccu tabelli nfamanti nta li casi.
N-littiratura nui semu sullazzi
chiamati peddi nìura e vastasi.
La nostra umanità va a la sdirrutta
e la nostra cultura è a testa sutta
.
La nostra lampa è divintata asciutta
la nostra giuvintù non sapi amari
e semu a manu a li malacunnutta
c' ammàzzanu, macari pi jucari
e na classi pulìtica currutta
ca pensa sulu a comu pò arrubbari.
Pòvira terra mia ca cerca ajutu,
ma cu' ci lu pò dari è orbu e mutu.
Semu culonia di n-paìsi astutu
ca fa li liggi e poi li sfazzumìa.
Pigghiati, per esempiu, lu Statutu,
chiddu famusu d' Autonomia.
Ebbeni, Patreternu, unn' è jungiutu?
Nta li cunnutti di la fantasìa.
È carta strazza, ormai, fatta a pallina,
ca s' agghiuttìu na vucca di latrina.
A stu puntu però, Luci Divina,
Vi vidu fari gesti maliziusi.
Capisciu ca la Vostra Menti è fina
e non amati cu' Vi cerca scusi.
Stati pinzannu a dda classi mmastina,
fatta di tradituri e prisintusi
ca stanu nta li Càmmiri jittati,
a ricògghiri scorci di patati.
Senza tanti mitàfuri, pinzati
ch' è curpa di ddi nfami siciliani
cca, na vota arrivati a diputati,
inveci di cummàttiri, sti cani,
pi dari a la Sicilia dignitati,
ci allìccanu la cuda a li taliani
e, senza fari nudda risistenza,
ni fanu fari ogni priputenza.
Ccu tutta la duvuta rivirenza,
Vi dicu ca ssu pugnu di birbanti
vènunu eletti pi currispunnenza
di la classi taliana dominanti.
Han' a fari perciò ubbidienza
o puru si li lèvanu d' avanti.

Perciò non mi faciti ssu surrisu,
pirchì ju sugnu di lu Vostru avvisu.
Ora però ca mi livai stu pisu
ascutari vurrìa (a) chiddu d' antura.
Purtroppu vidu ca è tisu tisu,
comu si fussi nta na sipultura.
Forsi li me' palori l' hanu accisu
o è pigghiatu d'affruntu o di paura.
Mannaticcillu n-raggiu nta la menti,
n-modu ca s' arrisbigghia n-tempu nenti.
Signuruzzu, ju sugnu ccà prisenti
e non sugnu nè mortu nè sturdutu.
Sulu ca chistu è troppu priputenti
e ccu li so' palori m' ha ntuntutu.
A n-certu puntu m' annigghiò la menti
e mi ntisi di bottu comu mutu,
tali ca, si pinsava di parrari,
li labbra non puteva spiccicari.
Diu miu, comu lu sentu balbittari,
mi diventa lu cori nicu nicu.
Crideva ca ccu Orlandu avìa a chi fari,
ma nveci haju luttatu cu na ficu:
ccu n-jitu lu potissi scafazzari
ma dopu mi sintissi n-baccaficu,
tali ca, siddu si sintissi
mali,
ci pagassi macari lu spitali.
E ju pagassi lu so' funirali!
Ma allura è propriu tunnu di natura!
Sicuru ca pi testa havi n-canali
e pi cirveddu na zucculatura;
capisci quantu pò n-tintu rinali
e 'un sapi quannu agghiorna e quannu scura.
Cridu d' avirlu dittu bellu chiaru
ca li palori so' mi scuncintraru!
Mi sentu puru ju lu senzu sparu
e persi la crinera di liuni.
O Diu, chi dici stu gran baccalaru(,)
ch' è pirsuasu di li me' ragiuni?
Sidd' è accussì facemu a paru e sparu
pi sapiri cu' chiudi lu balcuni.
Addumannamu scusa a sti signuri
e ringraziamu lu nostru Signuri.
O Signuri Celesti, o Redenturi,
ca, passiannu n-Celu ccu li Santi,
di la Curuna china di splinnuri,
n-jornu vi spiccicàstivu n-diamanti
pi fabbricari n' Ìsula d' amuri,
guardàtila ch' è tutta lagrimanti.
Tuccati li so' figghi nta la menti
pi farla bedda, lìbira e ridenti.


Catania, 23/1/89

lunedì 27 ottobre 2008

"Sunò lu cornu Eunu..."(da "Cca ogni petra è",di Turi Lima)

CCA OGNI PETRA E'
di Turi Lima
No. Non vogghiu stari
immòbili a guardàriti,
mentri li spaddi ti si ncùrvanu
sutta lu pisu di li misèrii.
Tu, giùvini ca passi li to' jorna
arriminannu pinni d' aceddi morti
nta lu saccu acculuratu di li minzogni,
tu non sai di quantu chiantu
è fattu lu Calvariu di Sicilia,
serva affamata e misa a vìnniri li so' carni
nudi
pi li banchini di li porti.
Tu non sai di li suspiri
jittati di matri vìduvi
tra pàmpini d' aranci e violi e grutti
straziati di suli e friddu; tu non sai
di gridi d' òmini, macinati di la raggia,
all' ùmmira di tiranni; tu non canusci
lu scuru di li notti - stiddati di duluri -
di cu' vosi spizzari li catini
e truvò lami e focu e ancora curri,
nudu e dispiratu, tra celi e nferni,
a ricampari ànimi
assicutati di scantu e di fami.
Sunò lu cornu Eunu
e ancora pi li strati
l' omu camina mpintu a lu juvu
e sbatti lu campanu.
Cca ogni petra è un chiantu,
ogni chiantu è un ciuri, ogni ciuri
è na spina, ogni spina
è na lancia chiantata nta lu cori:
ogni cori è carni scippata a sta terra
ca batti, pàlpitu pi pàlpitu,
n-sintunia ccu la me ànima,
ca voli amuri, ca voli giustizia.
No.
Non vogghiu stari immòbili
a vidìriti ncagghiatu
sutta travi di ferru e pilastri
di cimentu, sdirrubbati,
a scavàriti, ccu li to' stissi manu,
tombi d' abbissi dintra lu cori
addivintatu sùvuru.
Vogghiu arrubbari ccu l' àlitu
lampi e saitti a li timpesti
pi fari lanci
e spati
e scuti
e cori
pi fabbricari
strati
di libbirtà e di paci.