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domenica 7 dicembre 2008

Il dittatore(Garibaldi) e il suo inesistente "Esercito Siculo"....

DITTATORE DELLA SICILIA, NEL NOME DI VITTORIO EMENUELE DI SAVOIA
(da "L'ESSENZA DELLA QUESTIONE SICILIANA" di Natale Turco)

I decreti dei governi dittatoriali dell'estate e il rifiuto dei contadini
Giuseppe Garibaldi non prese mai in considerazione il sacrosanto diritto dei Siciliani alla libertà, né volle riconoscere l'esistenza diquel partito costituzionale che rappresentava l'opinione politica maggioritaria di essi. Non di meno, i testi scolastici e la storiografia tradizionale tentano ancora, nel 1983, di far passare per verità la grossolana menzogna secondo cui egli sbarcò nell'Isola per aiutare il Popolo Siciliano a riprendere in mano la disponibilità del proprio destino.Ad accreditare questa menzogna si sono avvalsi pure del suo proclama marsalese dello stesso 11 maggio, dove però non vi è alcun riferimento specifico al nascosto e già maturo progetto del Governo piemontese d'incorporarsi "sic et simpliciter" quello che, storicamente e giuridicamente, doveva essere considerato invece lo Stato di Sicilia.
In quel proclama, infatti, non parla ancora della «patria italiana», ma dice soltanto con un frasario ambiguo: «Chi non brandisce un'arma è un codardo e un traditore della Patria; la Sicilia insegnerà come si libera un paese dagli oppressori per volontà di un popolo unito!».
Ma nel primo decreto, fatto a Salemi due giorni dopo, egli dichiarò d'intitolarsi "Comandante in capo delle forze nazionali in Sicilia" e di "assumere nel nome di Vittorio Emanuele Re d'Italia, la Dittatura in Sicilia": cioè si attribuì senza mezzi termini e senz'alcun equivoco la posizione giuridica dell''occupante bellico e, in particolare, dell'invasore il quale, per delega più o meno espressa del non ancora re d'Italia, intendeva succedere al precedente invasore.
È dunque inoppugnabile che fin da questo suo primo decreto egli scartasse ogni sia pur minima concessione alle libertà dei Siciliani.
In base ai più elementari principi del diritto internazionale di guerra egli tuttavia non aveva alcun titolo, se non quello della forza, per acquistare la sovranità del Territorio che gradualmente andava occupando, così come non avrebbe potuto procedere da occupante ad una riorganizzazione amministrativa o giudiziaria dello stesso, come fece più tardi; né richiedere ai cittadini un giuramento di fedeltà al suo re e, ai funzionari pubblici, un giuramento di adempiere con fedeltà le loro funzioni.
Aveva invece l'obbligo, proprio dell'occupante, di provvedere all'amministrazione del Territorio, che non poteva essere lasciato cadere nell'anarchia, e secondo quella legislazione e quell'organizzazione che esso aveva per l'innanzi.
La sua conclamata sensibilità di "eroe della libertà dei popoli" avrebbe dovuto dunque indurlo a scegliere tra la legislazione e l'organizzazione che lo Stato di Sicilia si era date nel 1848-49 e quelle del primo occupante borbonico, al quale subentrava.
Egli infine non avrebbe potuto sfruttare il Territorio occupato o distrarne le risorse finanziarie per i bisogni di altri territori e di altre popolazioni di altri Stati...E invece col secondo decreto di Salemi, del 14 maggio, introdusse addirittura la coscrizione militare obbligatoria, bandendo una leva in massa che comprendeva trentatrè classi dai 17 ai 50 anni, in conformità alle leggi ed ai regolamenti dell'amministrazione piemontese e nel disprezzo più assoluto di una diversa tradizione plurisecolare. Come anche notarono nel 1963 Francesco De Stefano e Francesco Luigi Oddo nella Storia della Sicilia dal 1860 al 1910, «i Siciliani, come gli Inglesi, non erano mai stati sottoposti da alcun governo venuto nell'Isola alla leva militare obbligatoria, fatta eccezione per il tentativo infelicissimo del governo borbonico del 1818-20, causa non ultima dei moti del 1820».
E gli stessi Governi siciliani del '48, pur nei più gravi momenti, procedettero soltanto al reclutamento volontario, con il quale, come attesta Pietro Calà-Ulloa in Ferdinando II di Borbone, riuscirono a mettere in campo a malapena due divisioni per un complessivo di circa 20.000 uomini, una brigata internazionale formata di Svizzeri, Bavaresi, Francesi, Americani, Italiani, Tedeschi, Polacchi, Còrsi e Brasiliani, e la legione degli studenti siciliani universitari.
Garibaldi, al contrario, con quel decreto pretese di costituire dall'oggi al domani un "Esercito Siculo" diviso in tre categorie: battaglioni di combattimento, formati di militi dai 17 ai 30 anni; servizio di difesa e per l'ordine pubblico nei distretti, con militi da 30 a 40 anni; e per le stesse mansioni da svolgersi in ogni Comune, una terza categoria con militi da 40 a 50 anni.
Tutto ciò era sommamente ridicolo, e, come notò Cantù, «non d'un sol uomo s'accrebbe il suo immortale drappello; sicché appariva un'invasione, una conquista estranea al Paese!
Bisognava dare dunque importanza a quelle poche squadre che duravano in armi nell'interno dell'Isola, e vi mandò ordine che il raggiungessero... Fino a Calatafimi non ebbe né cibo, né aiuti né cure e le poche squadre trovatesi a fronte della truppa regolare, ricusarono combattere».Nel suo scritto del 1874 su i Mille, parlando del contadino siciliano lo stesso Eroe dei due mondi testimonia: «Non v'è esempio di averne veduto UNO tra i volontari».
E il suo luogotenente Bixio, nella Seduta del 9 dicembre 1863 della Camera dei Deputati, disse in proposito: «II Dittatore ordinava la leva e nessuno presentavasi... I volontari che venivano al mattino, se ne partivano in gran parte la sera, portando via scarpe, fucili e coperte. Il Governo siciliano [cioè quello messo su dalla Dittatura] che andava raccogliendo con molto stento armi ed altro, non trovava modo di far sentire il dovere d'armarsi per la completa liberazione dell'Isola e per proseguire sul Continente».
Fu il Governo piemontese ad equipaggiare, armare ed inviare da Genova dal 24 maggio al 3 settembre un contingente di 21.000 uomini, che giunsero in Sicilia a bordo di 34 navi, principalmente con le spedizioni del generale Medici, dell'ex-generale borbonico Cosenz e di Clemente Corte. Questi dati, raccolti dal Rosada e in parte anche dal Candeloro, confermano quanto scrisse allora il Cantù: «Dopo la vittoria di Milazzo», la cui battaglia durò dal 17 al 25 luglio, «Garibaldi aveva 15.000 uomini, di cui 6.000 Veneti, 5.000 Lombardi, come Lombardi erano tutti quelli della prima spedizione, eccetto qualche Genovese e qualche Napoletano; 1.000 Toscani e 3.000 Siciliani.. Garibaldi non potè mai far conto che sui volontari menati seco da Genova , cioè stranieri alla Sicilia».
E la ragione di questo rifiuto in massa dei contadini e dei braccianti agricoli a partecipare alla conclamata lotta di liberazione dell'Isola va proprio ricercata nel fatto che le masse rurali siciliane si diedero conto fin dai primi giorni di quella tregenda, cioè, tanto del fatto che si trattava di un'altra invasione straniera quanto del tentativo di strumentalizzarle.
Il 2 giugno, infatti, il governo provvisorio garibaldino aveva, emanato da Palermo un decreto sulla divisione dei demani comunali; ma non appena i contadini passarono a reclamarne l'attuazione e a rivendicare anche la quotizzazione delle terre demaniali acquistate illegalmente dai commercianti e dai «borgesi»,fu proprio quel governo che cominciò ad applicare contro di essi quegli altri decreti emanati dallo stesso Dittatore in difesa della proprietà e degl'interessi agrari della borghesia, e per di più adottando condro i poveri disillusi la procedura sommaria dei Consigli di guerra distrettuali, istituiti con il decreto del 20 maggio.
E se ciò costituì da un lato una garanzia per la classe aristocratico-borghese, la quale per ciò inclinò subito all'annessione pronta ed incondizionata, determinò dall'altro la frattura definitiva tra quello pseudo-liberatore e il proletariato dell'Isola.
Le stragi contadine che Bixio e gli altri comandanti delle colonne garibaldine consumarono a Bronte, a Nicosia, a Mascalucia, a Nissoria, a Leonforte e a Biancavilla, sono il suggello e le prove storiche più schiaccianti della politica filoborghese e reazionaria adottata fin dal primo momento dall'Eroe della libertà dei popoli, sulla stessa linea vettrice del Governo piemontese.
L'indirizzo politico che Crispi e il suo Caudillo avevano inteso dare a quella «marcia della liberazione» apparve poi sempre più chiaro, man mano che vennero emanati da Garibaldi e dai suoi due governi dittatoriali i decreti n. 4 del 17 maggio, n. 37 del 13, n.45 del 17, n. 67 del 27 giugno, e n. 80 del 20 luglio.Con il primo decreto di Alcamo, ripartì l'Isola in 24 distretti con a capo un governatore per ciascuno, e diede facoltà al governatore di «ristabilire il Consiglio civico e tutti i funzionari esistenti prima della restaurazione del '49»; e attinge a ciò la nostra prima dimostrazione, secondo cui la maldestra esperienza giuridica del Crispi e quella politica di Garibaldi ricorsero al richiamo in vita proprio di quelle norme emanate sui Consigli civici dai Governi siciliani del 1848-49. Con gli altri invece vennero istituti la milizia a cavallo, l'ufficio del questore per ogni capoluogo di distretto e quello di delegato per la pubblica sicurezza di ogni Comune, ecc, e tutto ciò sempre in conformità alle leggi e ai regolamenti dell'amministrazione piemontese.
E se a nulla valsero i tentativi di ottenere il favore della popolazione col ((richiamare in vigore», come anche ricorda Francesco Brancato in Dall'Unità ai fasci dei lavoratori , «molte leggi e decreti che, emanati dal Governo rivoluzionario del '48, erano stati successivamente abrogati dal governo borbonico», ciò tuttavia suffraga e rafforza la nostra tesi, ossia la dimostrazione che la realtà giuridica dello Stato di Sicilia, riaffermato dalla Rivoluzione del '48, per la coscienza dei nuovi invasori non era poi del tutto un'astrazione.
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*nell'immagine sopra,realizzata da "Sicilia Cavalieri",Natale Turco e la bandiera dell'EVIS.

lunedì 1 dicembre 2008

I SICILIANI COME GLI ARABI DELLA PALESTINA INVASA(di Natale Turco)

...Dal 1860 la Sicilia non dispone più di un'economia propria, di una finanza, di un'amministrazione e di una moneta propria, di spazi occupazionali propri, e viene dissanguata economicamente alla velocità finanziaria di almeno 4.000 miliardi l'anno.
Alla colonia Sicilia non resta che l'emigrazione forzata di tutti i suoi figli, perchè di fatto le è vietato una " propria " industria di base, una propria riserva valutaria, una programmazione economica propria, una strutturazione industriale e socio-economica propria, qualsiasi tentativo di finalizzare la crescita economica di questo popolo in termini globali di civiltà e di libertà.
Fino a quando noi non avremo la nostra libertà politica, vivremo come gli Arabi della Palestina invasa.
L'avvenire dei Siciliani è precluso da un sistema politico e industriale straniero e di rapina, che, come tutti i sistemi colonialisti della storia, non può proporsi per la colonia Sicilia i vari problemi della maggiore occupazione operaia, del reinvestimento sul posto dei profitti estorti ai colonizzati delle incentivazioni tecniche e creditizie alle industriette sussidiarie " locali ", e tutti quegli altri problemi socio-economici la cui soluzione, mirando ovviamente alla crescita della qualità della vita delle nostre più giovani generazioni, è in assoluto contrasto con la mentalità, con gl'interessi e con la morale politica dell'attuale sistema della dominazione coloniale dell'Isola.
Ecco i motivi di una riflessione storica, etica, socio-economica e politica che, al di là di tutte le ideologie con le quali si tenta di distrarre un popolo sottomesso, radica invece ogni giorno di più nella coscienza di ogni onesto Siciliano la necessità della lotta di liberazione.
I Siciliani vogliono la Libertà e l'Indipendenza.
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(Tratto da "Cosa vogliono i Siciliani",di Natale Turco,Catania 1980,edito dal Fronte Nazionale Siciliano-Sicilia Indipendente)

giovedì 27 novembre 2008

"PATTO D'ACCIAIO" CINA-GRECIA AI DANNI DELLA SICILIA E DELL'EUROPA MEDITERRANEA!

Ricevo e condivido la denuncia...
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COMUNICATO STAMPA F.N.S. - KOMUNIKATU STAMPA F.N.S.
LA CINA PUNTA SUL MEDITERRANEO E GESTISCE PORTI IN GRECIA.
E' L'ORA CHE IL POPOLO SICILIANO ESCA DAL LETARGO COLONIALE.
SI' ALLA SICILIA ZONA FRANCA.
Sta passando inosservato, - in Sicilia soprattutto, - il "PATTO DI ACCIAIO" che è stato stretto, recentemente e di fatto, fra la Grecia e la Cina. Sarebbe, invece, più saggio aprire gli occhi, in quanto si tratta di un evento di portata "storica", le cui conseguenze investono, comunque, gli interessi della Sicilia e dell'Europa tutta.
E' avvenuto, cioè, che la Cina si sia assicurata - attraverso la Grecia - una posizione egemone nella economia e nel commercio del Bacino del Mediterraneo. In questo contesto, la Marina mercantile greca, che - non dimentichiamolo - è la più grande del mondo, è ora al servizio della Cina. Il porto del Pireo (Atene) è stato recentemente concesso in gestione ad una Impresa cinese ed analoga sorte spetterà, fra non molto, all'altrettanto importante porto di Salonicco.
Insomma: la Cina non è soltanto "VICINA" ma è già qua, alle porte di casa nostra. E non soltanto con le proprie merci, che già hanno messo in ginocchio le nostre industrie manufatturiere e tante altre attività produttive, persino quelle della filiera agro-alimentare, ma anche con il proprio progetto di egemonia politica ed economica.
Ed è, questo, un motivo in più per indurre i Sicliani tutti a svegliarsi dal letargo della condizione coloniale, alla quale soggiaciamo ormai da 150 anni circa. E', infatti, necessario che il Popolo Siciliano si decida, - con gli altri Popoli fratelli del Mediterraneo, - a lanciare una adeguata controffensiva politica, economica e culturale.
Nella quale devono essere comprese iniziative fortemente innovative e di grande rilevanza internazionale, quale quella di costituire tutto il territorio siciliano in ZONA FRANCA integrale, eco-sostenibile, programmata e controllata.
Una Zona Franca vera, che diventerebbe il motore dello sviluppo dell'economia mediterranea e Sud-Europea.
E che preserverebbe il Mediterraneo dalle grandi manovre dell'Imperialismo economico (e non solo) della Cina.
Palermo, 26 Novembre 2008
IL SEGRETARIO POLITICO FNS
(Giuseppe Scianò)

lunedì 17 novembre 2008

ALZIAMO IL VELO SUGLI STUPRI ETNICI COMMESSI DAI REGI CARABINIERI A MISILMERI(PA) NEL 1866...

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Chi sa realmente cosa accade in Sicilia, alcuni anni dopo l'annessione al Regno italiano dei Savoia,con la Rivoluzione indipendentista del "SETTE E MEZZO" che si protrasse a Palermo, appunto, per sette giorni e mezzo, dal 15 al 22 Settembre 1866?
Chi conosce cosa patirono i siciliani, colpevoli di non accettare la sottomissione disonorevole alla dominazione italiana?
Chi ha mai sentito parlare degli STUPRI ETNICI consumati dai regi carabinieri a Misilmeri?
Chi è a conoscenza delle fosse comuni stile nazista messe in atto a Palermo per reprimere la Rivoluzione siciliana?
CLICCA,e ascolterai la denuncia di Pippo Scianò(nella foto,a Randazzo,presso il luogo dove il 17 giugno 1945 i carabinieri dell'Italia di Badoglio trucidarono tre combattenti dell'EVIS),segretario del Fns:

giovedì 6 novembre 2008

da "LA SICILIA AI SICILIANI" di Antonio Canepa

La Sicilia ai Siciliani

«Iddio le stese d’ogni intorno i mari
per separarla da tutt’altra terra
e difenderla dai suoi nemici.
La fece così grande di estensione,
temperata di clima,
fertile di suolo,
da bastare non soltanto alla vita di più milioni di uomini,
ma anche ai comodi,
al lusso,
ad ogni godimento,
ad ogni industria,
ad ogni commercio.»
Antonio Canepa
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Ripreso dalla home del blog "L'Ora del Vespro"

venerdì 19 settembre 2008

OGGI,nella sede di Palermo,IL FNS RICORDA LA RIVOLTA SICILIANA DEL "SETTE E MEZZO"

NEL RICORDO DELLA RIVOLTA DEL "SETTE E MEZZO"
OGGI,Venerdì 19 Settembre 2008, alle ore 16,30, a Palermo, nei locali di Via Brunetto Latini 26, si svolgerà il primo incontro di lavoro per la redazione del Manifesto sul diritto alla memoria storica del Popolo Siciliano.I lavori saranno coordinati dal Prof. Corrado MIRTO, Presidente di lu Frunti Nazziunali Sicilianu.
Con l'occasione sarà anche ricordata la Rivolta del "SETTE E MEZZO" che si protrasse a Palermo, appunto, per sette giorni e mezzo, dal 15 al 22 Settembre 1866.

sabato 13 settembre 2008

Vassallo,boss camorrista:"COSI' HO AVVELENATO NAPOLI"


"Così ho avvelenato Napoli" - 13/09/08
di Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi - da l'Espresso
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Le confessioni di Gaetano Vassallo, il boss che per 20 anni ha nascosto rifiuti tossici in Campania pagando politici e funzionari
"Temo per la mia vita e per questo ho deciso di collaborare con la giustizia e dire tutto quello che mi riguarda, anche reati da me commessi. In particolare, intendo riferire sullo smaltimento illegale dei rifiuti speciali, tossici e nocivi, a partire dal 1987-88 fino all'anno 2005. Smaltimenti realizzati in cave, in terreni vergini, in discariche non autorizzate e in siti che posso materialmente indicare, avendo anche io contribuito...".
Comincia così il più sconvolgente racconto della devastazione di una regione : venti anni di veleni nascosti ovunque, che hanno contaminato il suolo, l'acqua e l'aria della Campania. Venti anni di denaro facile che hanno consolidato il potere dei casalesi, diventati praticamente i monopolisti di questo business sporco e redditizio. La testimonianza choc di una follia collettiva, che dalla fine degli anni Ottanta ha spinto sindaci, boss e contadini a seminare scorie tossiche nelle campagne tra Napoli e Caserta. Con il Commissariato di governo che in nome dell'emergenza ha poi legalizzato questo inferno. Gaetano Vassallo è stato l'inventore del traffico: l'imprenditore che ha aperto la rotta dei rifiuti tossici alle aziende del Nord. E ha amministrato il grande affare per conto della famiglia Bidognetti, seguendone ascesa e declino nell'impero di Gomorra. I primi clienti li ha raccolti in Toscana, in quelle aziende fiorentine dove la massoneria di Licio Gelli continua ad avere un peso. I controlli non sono mai stati un problema: dichiara di avere avuto a libro paga i responsabili. Anche con la politica ha curato rapporti e investimenti, prendendo la tessera di Forza Italia e puntando sul partito di Berlusconi.
La rete di protezione
Quando Vassallo si presenta ai magistrati dell'Antimafia di Napoli è il primo aprile. Mancano due settimane alle elezioni, tante cose dovevano ancora accadere. Due mesi esatti dopo, Michele Orsi, uno dei protagonisti delle sue rivelazioni è stato assassinato da un commando di killer casalesi. E 42 giorni dopo Nicola Cosentino, il più importante parlamentare da lui chiamato in causa, è diventato sottosegretario del governo Berlusconi.
Vassallo non si è preoccupato.
Ha continuato a riempire decine di verbali di accuse, che vengono vagliati da un pool di pm della direzione distrettuale antimafia napoletana e da squadre specializzate delle forze dell'ordine: poliziotti, finanzieri, carabinieri e Dia. Finora i riscontri alle sue testimonianze sono stati numerosi: per gli inquirenti è altamente attendibile. Anche perché ha conservato pacchi di documenti per dare forza alle sue parole. Che aprono un abisso sulla devastazione dei suoli campani e poi, attraverso i roghi e la commercializzazione dei prodotti agro-alimentari, sulla minaccia alla salute di tutti i cittadini.
Come è stato possibile?
"Nel corso degli anni, quanto meno fino al 2002, ho proseguito nella sfruttamento della ex discarica di Giugliano, insieme ai miei fratelli, corrompendo l'architetto Bovier del Commissariato di governo e l'ingegner Avallone dell'Arpac (l'agenzia regionale dell'ambiente). Il primo è stato remunerato continuativamente perché consentiva, falsificando i certificati o i verbali di accertamento, di far apparire conforme al materiale di bonifica i rifiuti che venivano smaltiti illecitamente. Ha ricevuto in tutto somme prossime ai 70 milioni di lire. L'ingegner Avallone era praticamente 'stipendiato' con tre milioni di lire al mese, essendo lo stesso incaricato anche di predisporre il progetto di bonifica della nostra discarica, progetto che ci consentiva la copertura formale per poter smaltire illecitamente i rifiuti". Il gran pentito dei veleni parla anche di uomini delle forze dell'ordine 'a disposizione' e di decine di sindaci prezzolati. Ci sono persino funzionari della provincia di Caserta che firmano licenze per siti che sono fuori dai loro territori. Una lista sterminata di tangenti, versate attraverso i canali più diversi: si parte dalle fidejussioni affidate negli anni Ottanta alla moglie di Rosario Gava, fratello del patriarca dc, fino alla partecipazione occulta dell'ultima leva politica alle società dell'immondizia.
(11 settembre 2008)
L'età dell'oro Vassallo sa tutto. Perché per venti anni è stato il ministro dei rifiuti di Francesco Bidognetti, l'uomo che assieme a Francesco 'Sandokan' Schiavone domina il clan dei casalesi. All'inizio i veleni finivano in una discarica autorizzata, quella di Giugliano, legalmente gestita. Le scorie arrivavano soprattutto dalle concerie della Toscana, sui camion della ditta di Elio e Generoso Roma. C'era poi un giro campano con tutti i rifiuti speciali provenienti dalla rottamazione di veicoli: fiumi di olii nocivi.
I protagonisti sono colletti bianchi, che fanno da prestanome per i padrini latitanti, li nascondono nelle loro ville e trasmettono gli ordini dal carcere dei boss detenuti. In pratica, accusa tutte le aziende campane che hanno operato nel settore, citando minuziosamente coperture e referenti. C'è l'avvocato Cipriano Chianese. C'è Gaetano Cerci "che peraltro è in contatto con Licio Gelli e con il suo vice così come mi ha riferito dieci giorni fa".
Il racconto è agghiacciante.
Sembra che la zona tra Napoli e Caserta venga colpita dalla nuova febbre dell'oro. Tutti corrono a sversare liquidi tossici, improvvisandosi riciclatori. "Verso la fine degli anni Ottanta ogni clan si era organizzato autonomamente per interrare i carichi in discariche abusive. Finora è stato scoperto solo uno dei gruppi, ma vi erano sistemi paralleli gestiti anche da altre famiglie". Ci sono trafficanti fai-dai-te che buttano liquidi fetidi nei campi coltivati in pieno giorno. Contadini che offrono i loro frutteti alle autobotti della morte. E se qualcuno protesta, intervengono i camorristi con la mitraglietta in pugno. La banalità del male Chi, come Vassallo, possiede una discarica lecita, la sfrutta all'infinito.
Il sistema è terribilmente banale: nei permessi non viene indicata l'esatta posizione dell'invaso, né il suo perimetro. Così le voragini vengono triplicate. "Tutte le discariche campane con tale espediente hanno continuato a smaltire in modo abusivo, sfruttando autorizzazioni meramente cartolari. Ovviamente, nel creare nuovi invasi mi sono disinteressato di attrezzare quegli spazi in modo da impermeabilizzare i terreni; non fu realizzato nessun sistema di controllo del percolato e nessuna vasca di raccolta, sicché mai si è provveduto a controllare quella discarica ed a sanarla". In uno di questi 'buchi' semilegali Vassallo fa seppellire un milione di metri cubi di detriti pericolosi. L'aspetto più assurdo è che durante le emergenze che si sono accavallate, tutte queste discariche - quelle lecite e i satelliti abusivi - vengono espropriate dal Commissariato di governo per fare spazio all'immondizia di Napoli città. All'imprenditore della camorra Vassallo, pluri-inquisito, lo Stato concede ricchi risarcimenti: quasi due milioni e mezzo di euro. E altra monnezza seppellisce così il sarcofago dei veleni, creando un danno ancora più grave. "I rifiuti del Commissariato furono collocati in sopra-elevazione; la zone è stata poi 'sistemata', anche se sono rimasti sotterrati rifiuti speciali (includendo anche i tossici), senza che fosse stata realizzata alcuna impermeabilizzazione. Non è mai stato fatto uno studio serio in ordine alla qualità dell'acqua della falda. E quella zona è ad alta vocazione agricola". L'import di scorie pericolose fruttava al clan 10 lire al chilo. "In quel periodo solo da me guadagnarono due miliardi".
Il calcolo è semplice: furono nascoste 200 mila tonnellate di sostanze tossiche. Questo soltanto per l'asse Vassallo-casalesi, senza contare gli altri i boss napoletani che si erano lanciati nell'affare, a partire dai Mallardo. "Una volta colmate le discariche, i rifiuti venivano interrati ovunque. In questi casi gli imprenditori venivano sostanzialmente by-passati, ma talora ci veniva richiesto di concedere l'uso dei nostri timbri, in modo da 'coprire' e giustificare lo smaltimento dei produttori di rifiuti, del Nord Italia... Ricordo i rifiuti dell'Acna di Cengio, che furono smaltiti nella mia discarica per 6.000 quintali. Ma carichi ben superiori dall'Acna furono gestiti dall'avvocato Chianese: trattava 70 o 80 autotreni al giorno. La fila di autotreni era tale che formava una fila di circa un chilometro e mezzo".
Un'altra misteriosa ondata di piena arriva tra la fine del 2001 e l'inizio del 2002: "Si trattava di un composto umido derivante dalla lavorazione dei rifiuti solidi urbani triturati, contenente molta plastica e vetro". Decine di camion provenienti da un impianto pubblico: a Vassallo dicono che partono da Milano e vanno fatti scomparire in fretta. Il patto con la politica Uno dei capitoli più importanti riguarda la società mista che curava la nettezza urbana a Mondragone e in altri centri del casertano. È lì che parla dei fratelli Michele e Sergio Orsi, imprenditori con forti agganci nei palazzi del potere: il primo è stato ammazzato a giugno. I due, arrestati nel 2006, si erano difesi descrivendo le pressioni di boss e di politici. Ma Vassallo va molto oltre: "Confesso che ho agito per conto della famiglia Bidognetti quale loro referente nel controllo della società Eco4 gestita dai fratelli Orsi. Ai fratelli Orsi era stata fissata una tangente mensile di 50 mila euro... Posso dire che la società Eco4 era controllata dall'onorevole Nicola Cosentino e anche l'onorevole Mario Landoldi (An) vi aveva svariati interessi. Presenziai personalmente alla consegna di 50 mila euro in contanti da parte di Sergio Orsi a Cosentino, incontro avvenuto a casa di quest'ultimo a Casal di Principe. Ricordo che Cosentino ebbe a ricevere la somma in una busta gialla e Sergio mi informò del suo contenuto". Rapporti antichi, quelli con il politico che la scorsa settimana ha accompagnato Berlusconi nell'ultimo bagno di folla napoletano: "La mia conoscenza con Cosentino risale agli anni '80, quando lo stesso era appena uscito dal Psdi e si era candidato alla provincia. Ricordo che in quella occasione fui contattato da Bernardo Cirillo, il quale mi disse che dovevamo organizzare un incontro elettorale per il Cosentino che era uno dei 'nostri' candidati ossia un candidato del clan Bidognetti. In particolare il Cirillo specificò che era stato proprio 'lo zio' a far arrivare questo messaggio". Lo 'zio', spiega, è Francesco Bidognetti: condannato all'ergastolo in appello nel processo Spartacus e, su ordine del ministro Alfano, sottoposto allo stesso regime carcerario di Totò Riina e Bernardo Provenzano. L'elezione alla provincia di Caserta è stata invece il secondo gradino della carriera di Cosentino, l'avvocato di Casal di Principe oggi leader campano della Pdl e sottosegretario all'Economia. "Faccio presente che sono tesserato 'Forza Italia' e grazie a me sono state tesserate numerose persone presso la sezione di Cesa. Mi è capitato in due occasioni di sponsorizzare la campagna elettorale di Cosentino offrendogli cene presso il ristorante di mio fratello, cene costose con centinaia di invitati. L'ho sostenuto nel 2001 e incontrato spesso dopo l'elezione in Parlamento". Ma quando si presenta a chiedere un intervento per rientrare nel gioco grande della spazzatura, gli assetti criminali sono cambiati.

Il progetto più importante è stato spostato nel territorio di 'Sandokan' Schiavone. Il parlamentare lo riceve a casa e può offrirgli solo una soluzione di ripiego: "Cosentino mi disse che si era adeguato alle scelte fatte 'a monte' dai casalesi che avevano deciso di realizzare il termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa. Egli, pertanto, aveva dovuto seguire tale linea ed avvantaggiare solo il gruppo Schiavone nella gestione dell'affare e, di conseguenza, tenere fuori il gruppo Bidognetti e quindi anche me". Vassallo non se la prende. È abituato a cadere e rialzarsi. Negli ultimi venti anni è stato arrestato tre volte. Dal 1993 in poi, ad ogni retata seguiva un periodo di stallo. Poi nel giro di due anni un'emergenza che gli riapriva le porte delle discariche. "Fui condannato in primo grado e prosciolto in appello. Ma io ero colpevole". Una situazione paradossale: anche mentre sta confessando reati odiosi, ottiene dallo Stato un indennizzo di un milione 200 mila euro. E avverte: "Conviene che li blocchiate prima che i miei fratelli li facciano sparire...".

mercoledì 13 agosto 2008

LA TRINACRIA


La bandiera dell'Evis
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La Trinacria è un simbolo che fu comune al mondo mediterraneo fin dalla notte dei tempi. La civiltà ellenica, però,lo usò e le città greche lo adottarono in più circostanze.
Rappresenta, probabilmente, il carro del Sole e lo svolgersi delle stagioni.
E' accertato, grazie anche a specifici riscontri archeologici,che la TRINACRIA, come simbolo,fu fatto proprio sin dal XVII e XVI secolo a.C. dal Popolo Siciliano che lo riconfermò con forza come tale, ogni volta gli eventi storico-politici lo richiedessero.
Si tratta, quindi, di un simbolo che non trae origine da riferimenti "geografici" o "razzistici" , ma che da millenni si identifica con la NAZIONE SICILIANA. E' il simbolo, cioè, che ha rappresentato e rappresenta l'IDENTITA' NAZIONALE del Popolo Siciliano.
Il Governo Siciliano di Ruggero Settimo, con specifica disposizione, lo adottò come emblema dello Stato Indipendente della sicilia, scaturito dalla rivoluzione del 12 gennaio 1848.
Fu anche il simbolo che fu adottato, nel periodo 1944-1946, dall'Evis-ESERCITO VOLONTARIO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA.
U FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU "SICILIA 'NDIPINNENTI",fin dalla propria costituzione, ha voluto, pertanto, che la TRINACRIA fosse il simbolo del Partito e della riscossa sicilianista e che continuasse ad essere anche l'espressione dell'Indipendentismo moderno e democratico.
Va precisato che quello della TRINACRIA è, si, il simbolo che senza dubbio riafferma la identità nazionale del Popolo Siciliano e la sua aspirazione alla libertà, all'indipendenza, al progresso ed al "ritorno" nei consessi internazionali dai quali oggi è escluso per la condizione coloniale. Ma è anche il simbolo che rappresenta la natura plurietnica e pluriculturale della identità nazionale del Popolo Siciliano, nonchè il suo legame con la Mediterraneità e la sua vocazione naturale all'amicizia ed alla collaborazione con tutti i popoli del Mondo.


Giuseppe Scianò




domenica 3 agosto 2008

BUGIE E FALSI MITI...

Ricevo e pubblico....
"SI' ALLA RIMOZIONE DEI MITI FALSI E BUGIARDI.
SOLIDARIETA' AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIANA E AL SINDACO DI CAPO D'ORLANDO.
Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu esprimono solidarietà al Sindaco di Capo d'Orlando, Enzo SINDONI, e al Presidente della Regione Siciliana, Raffaele LOMBARDO, fatti segno, recentemente, ad insolenze e ad attacchi scomposti da parte di coloro che vorrebbero, forse, che non si facesse niente per recuperare la memoria storica del Popolo Siciliano. E per rimuovere quei miti falsi e bugiardi che offendono l'intelligenza e la dignità dei Siciliani stessi.L'FNS rispetta - com'è noto - le opinioni di quanti la pensano diversamente e di quanti, in buona fede, valutano positivamente le vicende risorgimentali e ne ammirano i "protagonisti". Riteniamo, però, che non si possa non ammettere che, - nel caso specifico di Garibaldi, - questi fosse stato soprattutto la "MOSCA COCCHIERA" del progetto britannico di CONQUISTA della Sicilia e della parte continentale del Regno delle Due Sicilie, per fare delle due realtà, - a quell'epoca produttive ed altamente industrializzate, - due miserabili colonie di sfruttamento INTERNE al Regno Sabaudo e SUBORDINATE - anche culturalmente - alle Regioni Settentrionali ed ai loro interessi. Mercato di assorbimento di quanto al Nord si producesse.Sul passato di CORSARO, di MERCENARIO, di sospetto SCAFISTA ante-litteram, dell'eroe Nizzardo, basterebbe leggere tra le righe di ciò che egli stesso ebbe a scrivere nelle sue MEMORIE (1872). Per quanto riguarda il suo operato in Sicilia, basterebbe leggere i tanti decreti con i quali il Generale-Dittatore prometteva "ducati", pensioni (trasmissibili agli eredi), prebende e privilegi a chi accorresse sotto le sue insegne. I veri volontari Siciliani, infatti, erano pochissimi e si potevano contare sulle dita di una mano. Oppure si potrebbero contare le migliaia e migliaia di soldati mercenari, stranieri ed italiani (ed anche "extra-comunitari") che gli Inglesi avevano messo a disposizione dell'Eroe. Compresa la Legione Ungherese (il cui "contratto" sarà rinnovato anche dopo l'unità d'Italia).Un discorso a parte meriterebbero le migliaia di PICCIOTTI DI MAFIA che furono gli unici (Siciliani, purtroppo) a sostenere con i loro crimini e a "legittimare" l'occupazione ANGLO-PIEMONTESE-GARIBALDINA del 1860. Potremmo continuare, ma ci riserviamo di farlo in altra sede.Dalla vicenda del cambiamento di nome alla Piazza già dedicata a Garibaldi e dalle polemiche ed anche dai tanti entusiastici consensi che ne sono seguiti, nasce, intanto, l'esigenza di aprire un più ampio dibattito sul diritto dei Siciliani a conoscere quelle verità storiche (belle o brutte che siano) che sono state sostituite dai miti, appunto, falsi e bugiardi".
GIUSEPPE SCIANO'

Segretario FNS

sabato 2 agosto 2008

Garibaldi,Focus e il Corriere della sera....

Ricevo e pubblico....
IL CORRIERE DELLA SERA PARLA DEI "FATTI" DI CAPO D'ORLANDO ...E ANCHE DI NOI.
Anche se indirettamente, ma attraverso la citazione di Fabio Cannizzaro e di quella pur parziale di Focus Trinakria - pri la kultura siciliana ‘nto munnu oltre che degli amici du Cumitatu Missinisi du Frunti Nazziunali Sicilianu – Sicilia Indipinnenti il “ CORRIERE DELLA SERA”, in un articolo a firma di Felice Cavallaro, CI CITA E CITA LA NOSTRA CAMPAGNA CULTURALE E DI SENSIBILIZZAZIONE a favore dell’iniziativa promossa dal Sindaco di Capo d’Orlando per reintotolare la piazza antistante la stazione ferroviaria cittadina e della ratio in essa sottesa.L’attenzione di uno dei quotidiani italiani più autorevoli è la prova di quale "impatto", in termini culturali, ideali e politici, ha avuto e può ancora avere la scelta presa dal Sindaco paladino, Sindoni.
Noi de “laquestionesiciliana”, per nostro conto, continueremo ad occuparci di questi eventi in modo partecipato e attivo.
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lunedì 21 luglio 2008

...Sunò lu cornu Euno...

"Tu non canusci lu scuru di li notti,stiddati di duluri, di cù vosi spizzari li catini e truvau lami e focu/e ancora curri,nudu e dispiratu,tra celi e inferni...Sunò lu cornu Eunu e ancora pi li strati l'omu camina mpintu a lu juvu..."
Turi Lima

"Tu non conosci il buoio delle notti,stellate di dolore,di chi ha voluto spezzare le catene e ha trovato lame e fuoco/e ancora corre,nudo e disperato, tra cieli e inferno...Suonò il corno Euno e ancora oggi,per le strade,l'uomo cammina appeso al chiodo..."

sabato 19 luglio 2008

FNS:UN CHIARO E NETTO NO ALL'AREA DELLO STRETTO!

Ricevo e pubblico...
FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU - SICILIA INDIPINNENTI
FRONTE NAZIONALE SICILIANO - SICILIA INDIPENDENTE
-Cumitatu Missinisi-
Comunicato Stampa - Press Release
UN CHIARO E NETTO NO ALLA COSIDDETTA AREA DELLO STRETTO
` U Cumitatu Missinisi du Frunti Nazziunali Sicilianu - Sicilia Indipinnenti valuta negativamente qualsiasi iniziativa o progetto che volge a favorire, perorare e sostenere la creazione di una presunta AREA DELLO STRETTO.
Del resto è questo un punto di vista che Noi Indipendentisti democratici du F.N.S. sosteniamo apertamente da sempre.
Noi riteniamo infatti che nulla di buono potrà venirne né ai Siciliani né ai Calabresi e segnatamente ai Messinesi e ai Reggini.
Dunque un iniziativa come quella ultima promossa dalle Camere di Commercio di Messina e Reggio della Calabria con la firma di un Protocollo d´intesa per lo sviluppo economico nell´ottica di questa area non può vederci né favorevoli né transigenti.
Consideriamo, quindi, un grave errore di prospettiva impegnare le due Camere di Commercio in una simile visione.
Se infatti ci si ferma a RIFLETTERE ci si può accorgere facilmente che il "Protocollo" siglato tra i due enti in sé non ha, lo diciamo con rispetto, reali concreti motivi economici, culturali e sociali.
Se davvero si dovesse dare il via all´ipotesi di una AREA DELLO STRETTO si tratterebbe , in concreto, di creare una sorta di nuova Regione, ibrida e ibridata.
Tutto ciò significherebbe la moltiplicazione dei costi e delle spese senza che alcun reale vantaggio, immediato e di prospettiva, sia all´orizzonte per i Siciliani di Messina e i Calabresi di Reggio.
E allora?
Noi Indipendentisti democratici du Cumitatu Missinisi du Frunti Nazziunali Sicilianu - Sicilia Indipinnenti crediamo che le due Camere di Commercio debbano invece di pensare a ciò o ad ancora più fumose unioni interregionali delle Camere di Commercio ad impegnarsi a realizzare sempre più o meglio le reciproche vocazioni economiche delle loro Città e/o comprensori.
Vocazioni che sono reciprocamente contestualizzate per Messina in Sicilia e per Reggio in Calabria.
Il resto, pemetteteci di dirlo, è solo una fumosa fuga dalla responsabilità.
Ed altresì parte di una strategia che non fa gli interessi dei nostri due Popoli.
Internet:
www.fns.it /

mercoledì 16 luglio 2008

Banana Joe,Cavour e dintorni...

Dal film Banana Joe: “...loro raccolgono le banane per 25 ore al giorno, ...sa metto l'orologio 1 ora indietro durante la giornata..., li paghiamo poco e quello che guadagnano lo spendono nel nostro casinò...”. Ora la realtà supera la fantasia.
147 anni fa Cavour invase l'Italia con i soldi e l'appoggio politico estero, che finanziarono la missione del nizzardo.Il primo passo fu quello di smantellare le industrie fiorenti presenti nel Regno Duosiciliano. Posizionarono funzionari marionette in posti strategici per avere una gestione diretta dei proventi delle tasse. Grazie alla stampa, che già allora era propagandistica, dipinsero il nostro regno come destinato al fallimento, ed esaltarono lo stato sardo-piemontese come macchina di perfetta efficienza. Anche questo provocò la famosa “questione meridionale”, ed il fenomeno di emigrazione di massa. I milioni di duosiciliani, che per istinto di sopravvivenza emigrarono al nord, furono tristemente e silenziosamente protagonisti nella realizzazione delle grandi imprese del nord, che con i fondi statali, provenienti dalle tasse pagate dagli stessi emigranti e dalle loro famiglie, costruirono le grandi infrastrutture nel neonato regno di italia. Nel 1946 qualcuno disse: l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro (dei duosiciliani aggiungo io).Quando la grande industrializzazione al nord era stata fatta grazie a noi, si inventarono le aree sottosviluppate (noi) e la cassa per il mezzogiorno, in modo da sfruttare la monodopera dei duosiciliani a servizio delle imprese private del nord per creare infratrutture al sud pagate dalla gente del sud. Poi sfruttando la mentalità delle aree sottosviluppate, lo stato invita (pagando profumatamente) le imprese del nord ad investire (sempre con i soldi delle tasse della gente del sud) nel mezzogiorno, restituendo parte degli investimenti e non pretendendo da tali imprese i contributi per i lavoratori impiegati. Quando tutta questa magia è finita, chiudono i battenti, “richiamando” e costringendo i lavoratori ad un trasferimento in altri luoghi (nord).
Ad un certo punto si inventano la crisi delle industrie pubbliche (Enel, Fs, Sip, Acquedotti,...) e chiedono agli imprenditori (sempre del nord) di aiutare lo stato a non fallire (privatizzazione delle imprese pubbliche), regalando agli acquirenti una struttura diramata su tutto il territorio nazionale.
Contemporaneamente si proclama capitale del gusto un paese del nord, garantendo per legge la genuinità di tutti i prodotti provenienti da quel posto; parte così il finanziamento pubblico per la grande produzione alimentare, che verrà smerciata dai privati toscopadani in tutta la nazione sabauda tramite i centri commerciali; i poveri in canna dei duosiciliani, per combattere la crisi economica, è costretta a comprare i loro pasti dai colonizzatori, dando a loro insaputa l'ennesimo colpo di grazia alla produzione alimentare locale.
Detto questo, e non è tutto, c'è ancora chi dice che se stiamo in questa condizione è colpa nostra!
C'è ancora chi dice che lassù al nord tutto funziona bene!
C'è ancora chi dice che il sud è un peso per l'economia nazionale!
Grazie al caiser!!!
Ma ora per completare l'opera iniziata da Cavour 147 anni fa, i suoi discendenti si inventano il federalismo, che visto a modo loro, è la versione in politichese della frase presa dal film Banana Joe!
Nello Esposito

lunedì 14 luglio 2008

"SUGNU SICILIANU" (di Turi lima)


"Si sugnu lava o sùrfuru/si sugnu aranciu o pala/
si sugnu jnestra o mènnulu, ju non lu pozzu diri.
Chiddu ch'è certu,sugnu:e sugnu sicilianu" .

Turi Lima


("Se sono lava o zolfo/se sono albero d'arancio o foglia di fico d'India/se sono ginestra o albero di mandorlo, io non lo posso dire.Quello chè è certo,sono:e sono siciliano")
***********
nella foto,il poeta Turi Lima nel 1995,un anno prima di morire, presso il cippo di Randazzo,nel luogo dove,il 17 giugno 1945,vennero trucidati dai carabinieri tre combattenti indipendentisti siciliani dell'Evis

CAPO D'ORLANDO(ME):PD e GARIBALDI? NO,GRAZIE!

Ricevo e pubblico con la massima condivisione!
FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU - SICILIA INDIPINNENTI
FRONTE NAZIONALE SICILIANO - SICILIA INDIPENDENTE
-Cumitatu Missinisi-
Comunicato Stampa – Press Release
SI SENTIVA DAVVERO LA NECESSITA’ DEL NO DEL PD PALADINO ALLA REINTITOLAZIONE DELLA PIAZZA ANTISTANTE LA STAZIONE ?
‘U Cumitatu Missinisi du Frunti Nazziunali Sicilianu – Sicilia Indipinnenti valuta come un oggettivo arretramento la presa di posizione tattica del PD di Capo d’Orlando che ha espresso la sua contrarietà alla decisione di reintitolare la piazza antistante la stazione ferroviaria ( precedentemente denominata, senza entusiasmo alcuno, piazza Garibaldi) Piazza IV luglio.
Ciò che ci meraviglia non solo e tanto è il NO, della dirigenza del PD cittadino, alla decisione maturata dal Sindaco Sindoni e dalla sua Giunta, quanto anche le motivazioni addotte e riportate dagli organi di stampa.
Leggere infatti che l’iniziativa oltraggia “l’amato eroe del risorgimento italiano” è a nostro avviso un oggettivo arretramento politico e culturale che danneggia un’intera area politica e culturale che in passato è stata conosciuta per essere apertamente schierata a favore della ricerca del nuovo e del giusto.
Si tratta di una presa di posizione frutto di un clima trasversale che testimonia un montante conservatorismo neo-centralista che coinvolge anche ampi settori della dirigenza del cosiddetto frangente progressista? Speriamo di no.
questa presa di posizione del PD ci sembra successiva e conseguente a tutta una serie di reazioni- alcune comprensibili altre no - volte a impedire, nei fatti, qualsivoglia cambiamento o anche solo riflessione sul nostro passato temendo che questa possa essere foriera anche di scelte nuove per il presente e soprattutto per il futuro.
E’ proprio necessario farsi coinvolgere dai cattivi esempi?
Apprezzamento e solidarietà dunque al Sindaco Sindoni laddove con la sua iniziativa ha contribuito a sollevare la coltre di silenzio che il conformismo e l’ufficialità stantia pensavano di aver calato sulla Storia e sulla Memoria Identitaria dei Paladini e del Popolo Siciliano tutto.
L’accusa poi “ di non aver coinvolto né i cittadini né il Consiglio Comunale” mossa da taluni, fortunatamente sparuti, è ingenerosa e si aggrappa al “formale” e non al “sostanziale“, dimenticano che questa è spesso la scusa di chi nulla vuol fare e far fare.
Noi siamo certi che i Paladini, come tutto il Popolo Siciliano non abbiano paura della loro storia né della verità.
In questa convinzione siamo certi che Essi saranno in prima linea nel difendere questo atto di coraggio civile e di recupero della cultura.
Adesso che il processo è avviato, comunque, auspichiamo che il Sindaco Sindoni e la sua Giunta abbiano tutto l’interesse a coinvolgere sempre più e meglio l’intera Comunità di Capo d’Orlando, Città Siciliana che ha tutto da guadagnare e nulla da perdere dal pieno recupero della propria Memoria.

CUMITATU MISSINISI
fnsme@yahoo.it


giovedì 10 luglio 2008

VIA IL NOME DI GARIBALDI DALLA TOPONOMASTICA SICILIANA!

Ricevo e pubblico...........................................
FOCUS TRINAKRIA
pri la kultura siciliana ‘nto munnu
Via Brunetto Latini, 26 - 90141 Palermo
Tel 091329456 - fax 091329456
e-mail:
focustrinakria@yahoo.it
COMUNICATO STAMPA – PRESS RELEASE
FOCUS TRINAKRIA SOSTIENE ANCHE A CAPO D’ORLANDO LE RAGIONI DELLA VERITA’ STORICA

Si è fatto un gran parlare riguardo la decisione del Sindaco, Enzo Sindoni di volere cambiare l’intestazione toponomastica di una piazza della città paladina sostituendo alla precedente intestazione dedicata a Giuseppe Garibaldi la data evocativa, per la comunità cittadina e per la Sicilia intera, del 4 luglio 1299, giorno in cui a largo dell’attuale Capo d’Orlando si combattè una sanguinosa battaglia navale decisiva per le sorti della Nazione Siciliana.
Com’era prevedibile la scelta politicamente controcorrente e culturalmente coraggiosa del Sindaco Sindoni ha scatenato una ridda di polemiche e/o recriminazioni che si stanno via via trascinando.
Noi di Focus Trinakria, think tank del Sicilianismo e dell’Indipendentismo democratico siciliano, pur non volendo entrare nella logica tipicamente cittadina e locale delle polemiche innescate a seguito della decisione e dei suoi modi operativi, vorremmo però altresì prendere posizione sul senso culturale più generale, complessivo della questione sollevata comunque da Sindoni e dalla Amministrazione da Lui presieduta.
Sorvoleremo ( e non perché non potremmo rispondere, rintuzzare o contrastare) su molte delle affermazioni gettate sul tavolo della polemica per riportare Tutti, coloro che coltivano comunque una vocazione dialettica, ai reali termini della questione.
Nessuno oggi può negare ciò che la storiografia e le cronache del tempo, finalmente depurate dalla riscrittura agiografica di certo risorgimentalismo apocrifo, ci testimoniano riguardo la sopravvalutazione del valore politico, storico e militare della figura di Giuseppe Garibaldi.
Ciò che dunque ha spinto Enzo Sindoni a “disintitolare” la piazza della stazione ferroviaria paladina è dunque un dato assodato che non dovrebbe fare gridare allo scandalo nessuno.
Tanto ciò è vero che molte delle polemiche rivolte contro la sua scelta sono indirette e diremmo quasi “accidentali”.
Sul merito poi della scelta della data del IV luglio crediamo sia giusto che i Territori, Capo d’Orlando nello specifico, coltivino e vivifichino la memoria collettiva e comunitaria della Sicilia.
Siamo quindi convinti che probabilmente ciò che ha inquietato taluni sia stato più l’appello che il Sindaco ha rivolto agli altri sindaci dell’arcipelago siciliano a fare altrettanto.
Un intera classe di intellettuali , politici si è sentita superata e scavalcata da un atteggiamento nuovo che, scientemente o no, comunque, fa piazza pulita di vecchi abiti ideologici contribuendo così a restituire ai Siciliani il proprio Io collettivo.
Concludendo Focus Trinakria sostiene lealmente la scelta del Sindaco Sindoni e le ragioni culturali che lo hanno mosso, ritiene altresì che si debba e si possa procedere su questa linea coinvolgendo sempre più e meglio la Città e il Consesso Civico al completo.
La Società Siciliana, infatti, a nostro avviso è abbastanza matura per abbandonare i vecchi ideologismi risorgimentali e recuperare memoria e consapevolezza di sé , per come ha dichiarato Enzo Sindoni “guardare meglio al nostro futuro”.
Fabio Cannizzaro
Presidente di Focus Trinakria- ‘ppi la Kultura Siciliana ‘nto lu Munnu
Palermo, 08 Luglio 2008






giovedì 3 luglio 2008

STORIA DELLA NAZIONE SICILIANA

Storia e diritto

Ducezio. L'alba della libertà
Nel V secolo a.C. Ducezio guidò i Siculi contro la prevaricatrice colonizzazione greca della fascia orientale dell'Isola.Gelone di Siracusa e Terone di Agrigento salvarono l'Occidente nel 479, con la vittoria di Imera.Ermocrate, Dionisio, Timoleonte, Agatocle e Pirro respinsero le pretese cartaginesi dal IV al III secolo a.C.; e dopo la caduta di Siracusa, fu ancora tutto il popolo Siciliano, sia pur ridotto in schiavitù, ad accorrere in massa nella I e nella II guerra di liberazione che ebbe i suoi capi in Euno, in Salvio e in Atenione dal 139 al 91 a.C. Fino al tramonto del III secolo d.C., durante i regni di Cesare Ottaviano Augusto, di Tiberio, di Nerone e di Licinio Gallieno, i Siciliani continuarono a sollevarsi per il ripristino della propria libertà, mentre non è da dimenticare che i maggiori giuristi e le stesse leggi della Repubblica romana avevano riconosciuto la nazionalità dei Siculi.
La crescita della Nazione Siciliana.
Quando poi la spinta dei popoli indo-germanici determinò il crollo dello Stato romano d'Occidente e della sua mostruosa organizzazione carceraria, anche la Sicilia si vide libera, nel 469, per lo sbarco dei Vandali. Vandali, Goti e Ostrogoti si mostrarono civilissimi con i Siciliani: e, nei settant'anni durante i quali vi ebbero giurisdizione, nell'Isola regnò la pace e il lavoro. L'artigianato, il commercio e l'agricoltura rifiorirono per completo e tutte le città poterono ricostituire quei loro organi amministrativi autonomi che il nefando dominio coloniale di Roma aveva svuotato di ogni dignità curiale. L'accorta politica economica di Odoacre e di Teodorico, risparmiando tra l'altro ai Siciliani il peso di tutti i gravami fiscali che li avevano dissanguati per il passato, assicurò all'Italia la sopravvivenza alimentare.Ma il folle sogno giustinianeo della ricostituzione dell' Impero romano doveva ostruire ancora per secoli la lunga marcia del nostro popolo verso la libertà; i Bizantini, infatti, invasero l'Isola nel 535 e la tennero fino alla metà del IX secolo. Si deve tuttavia riconoscere, che , a differenza di quella per l'Italia, Giustiniano promulgò per la Sicilia una particolare Costituzione, anteriormente al 554: che fino ai primi decenni del VII secolo l'Isola ebbe un'amministrazione civile, militare e finanziaria propria, e che la profonda riforma dello Stato bizantino, dal VII secolo in avanti, riconobbe esplicitamente la personalità etnica , politica e territoriale dell'Isola, col farne appunto uno dei ventinove distretti autonomi nei quali si articolò. Questi motivi di grande valore storico e giuridico dimostrano che anche Bisanzio, dopo Roma, riconobbe il passato e il diritto sovrano della Sicilia, oltre che la sua formidabile collocazione geo-politica nel Mediterraneo.Ciò però non poteva bastare a un popolo che non ha mai rinunciato all'indipendenza, e la sfida all'egemonia burocratica e militare della grande potenza bizantina si ebbe regolarmente nelle sollevazioni del 668, del 716 e del 781.Nell'827, infine, il moto capeggiato da Eufemio riuscì in gran parte allo scopo, con l'aiuto degli Arabi; e se il destino volle che Eufemio morisse un anno dopo, sotto le mura di Enna, il fatto che dal 947 si costituì nell'Isola un Emirato siciliano ereditario e indipendente dall'impero Islamico è di per sé abbastanza dimostrativo del progresso sostanziale della Nazione verso la sua mèta storica.
Sicilia: Il primo Stato d'Europa.
All'inizio del Medio Evo, la marcia di avvicinamento di una nazione al suo traguardo di libertà non può essere vista ancora come una linea retta tra il suo più remoto punto di partenza e quello d'arrivo: ma, specie se il suo territorio è fatalmente un luogo di scontri di civiltà e d'interessi come la Sicilia, segue evidentemente un itinerario che spesse volte ha tutte le sinuosità di un geroglifico. E già all'inizio del Medio Evo, questa Nazione mediterranea, che il genocidio dei romani aveva fatto regredire per un millennio, stava per cingere, prima in Europa, il titolo di Stato. L'epopea del conquisto normanno durò trent'anni, da Messina a Noto; ma nella notte di Natale del 1130, con la sfarzosa incoronazione di Ruggiero II, nasceva alfine il Regno di Sicilia: cioè quel primo Stato della Cristianità, le cui strutture fondamentali, -- Parlamento, Bandiera, Moneta, Esercito --, sarebbero rimaste intatte per oltre sette secoli, sia pure con fortune alterne.Sette secoli di sovranità.Da quel momento storico trentasei sovrani si succedettero al reggimento di questo Stato fino al 1836, e all'atto stesso di riceverne la Corona tutti giurarono fedeltà e rispetto alle sue Costituzioni. Mancarono alla parola data Carlo I d'Angiò e Ferdinando III di Borbone: ma mentre il primo venne cacciato a furor di popolo nel lunedì di Pasqua del 1282, la dinastia dello spergiuro Ferdinando, che aveva consumato l'infamia dell'inserimento dell'art. 104 nel Trattato di Vienna, fu dichiarata decaduta dal Parlamento nel 1848. Anche durante il periodo più triste dei vicerè, il Parlamento Siciliano continuò ad esercitare un'azione notevole in difesa dei diritti di sovranità dell'Isola; gli stessi moti e le sollevazioni popolari di Palermo, di Messina, di Bivona e di tante e tante altre città lungo tutto il XVII e il XVIII secolo non ebbero soltanto intenti antispagnoli ma, dalle anguste questioni di politica municipale, si librarono a quella generale dell'Indipendenza. E quando il moto generale trasformò il vecchio Parlamento feudale nel nuovo Parlamento fondato sul principio di rappresentanza e sul sistema elettorale, il risultato storico di quelle lotte fu la Costituzione del 25 maggio 1812, che segnò il rientro della Nazione Siciliana tra gli Stati più civili e democratici del mondo moderno.La lotta ai tiranni.Il disastro di Waterloo permise ancora alla restaurazione conservatrice degli austro-inglesi di riportare a Napoli Ferdinando III, il quale, ben deciso questa volta a eliminare ogni segno della nostra identità nazionale, pensò addirittura di abolire la gloriosa Bandiera della Sicilia e di abbattere il titolo stesso dello Stato con i due assurdi decreti del 15 maggio e dell' 8 dicembre 1816. Riprese dunque la lotta dei nostri padri, con le congiure e le Rivoluzioni del 1820-'21, del 1831, del 1837, del 1847, e con l'epica Guerra di popolo che il Comitato Generale dell'Insurrezione, assunti tutti i poteri di Governo provvisorio dell'Isola, dichiarò al Bombardatore il 12 gennaio 1848.
Il calvario dell'annessione all'Italia.
Nel risveglio europeo della seconda metà del secolo XIX si giunge così alla colossale truffa dell'operazione ordita nel 1860 dalla "Società Italiana" del Cavour, e con la quale si apre l'ultima pagina della storia contemporanea di questo popolo, che ha dato al mondo, per venticinque secoli chiare lezioni di diritto pubblico e sul diritto dei popoli all'autogoverno. Con il decreto dittatoriale del 15 ottobre 1860, vittime della "liberazione garibaldina" furono i Siciliani: che come mandria di porci vennero 'annessi' al regno di Vittorio Emanuele II senza nessuna consultazione elettorale; quando questa vi fu, sei giorni dopo la pubblicazione di quel decreto "repubblicano", essa ebbe soltanto tutti i crismi di una beffarda tacitazione mafiosa della loro volontà civile e politica. Ma da quello stesso 1860, come d'altronde nel 1863, nel 1866, nel 1893-'94 e come ancora nel quadriennio 1943-'46, questa libera volontà popolare continua a dare al mondo manifestazioni che non lasciano dubbi sull'interpretazione dell'anima collettiva dei Siciliani, della loro storia e del loro diritto:i Siciliani vogliono l'indipendenza della loro Terra.
(Liberamente tratto da "Cosa vogliono i Siciliani" di Natale Turco)

domenica 29 giugno 2008

Fermiamo il Trattato di Lisbona

Ricevo e pubblico...
29 giugno 2009
FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE:
Fermiamo il Trattato di Lisbona
http://firmiamo.it/stopaltrattatodilisbona
In questo video Rivolta al parlamento europeo girato il 12 dicembre 2007 al Parlamento Europeo di Strasburgo, che non è ovviamente passato(o molto poco)nei mass-media allineati,si vedono centinaia di dimostranti rivoltarsi e chiedere un REFERENDUM per il futuro Trattato europeo di Lisbona. Si vede anche un responsabile intervenire per chiedere al proprietario della cinepresa di smettere di filmare e lasciare i luoghi…
Il 12 giugno il popolo irlandese, tramite referendum popolare, ha detto no al trattato di Lisbona.Tutti i tentativi della burocrazia europea di continuare con la ratifica dello stesso sono cosi’ falliti.Noi firmatari di questa petizione vogliamo che si rispetti la volontà del popolo irlandese, espressa con un NO senza attenuanti al trattato di Lisbona, e chiediamo che, secondo quanto enunciato dallo stesso trattato relativamente all’unanimità, tutto il processo sia dichiarato invalido e che la volontà costituente possa ritornare ai popoli.
L’ALTRA SICILIA – Antudo
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sabato 14 giugno 2008

DA RANDAZZO A MINEO:ANCORA MARTIRI SICILIANI!

Gentile oraziovasta@libero.it,
MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA fondato nel 1943- CUMUNICATU STAMPA -
MARTIRI VECCHI E NUOVI, MARTEDÌ 17 COMMEMORAZIONE A CATANIA E RANDAZZO
Ancora martiri siciliani. I caduti di Mineo, e il giovane precipitato oggi dall'impalcatura a Termini Imerese nel suo ultimo giorno di contratto, e tutti quelli che li hanno tragicamente preceduti, sono vittime dell'Italia.Non si spiega altrimenti questa incessante mattanza dei migliori siciliani che prosegue, apparentemente inarrestabile, certamente inarrestata, ogni giorno sui posti di lavoro, sulle strade, negli ospedali.Un malcelato sterminio che, sommandosi alla mai cessata ed oggi incrementata emigrazione verso l'Italia e gli altri paesi esteri, punta dritto a privare la Sicilia della forza dei suoi giovani, dei suoi più valorosi figli.Questo autentico genocidio si arresterà solo quando i Siciliani riprenderanno possesso della propria terra e torneranno ad esercitare direttamente la propria inviolabile ed inderogabile sovranità. Si arresterà quindi quando la Sicilia tornerà stato indipendente, libero e sovrano. Si arresterà, quindi, presto, molto presto.
Nonostante i bavagli, gli ostacoli, le negazioni mediatiche, gli inganni ("autonomistici" e non), le congiure, gli attentati.Come quello ordito alla lista del Movimento per l'Indipendenza della Sicilia per le elezioni comunali di Catania, come quello teso ai vertici dell'EVIS quel 17 giugno del 1945. Quando il piombo italiano stroncò tre valorosi Patrioti Siciliani su una desolata stradella, senza però riuscire a spegnere la lotta dei siciliani per la libertà.E martedì 17 giugno il MIS ricorderà martiri vecchi e nuovi a partire dalle ore 16, presso il Cimitero Monumentale di Catania sito in via Acquicella, ove il prof. Antonio Canepa, fondatore e comandante dell'Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia, unitamente a Carmelo Rosano, Giuseppe Lo Giudice e Francesco Ilardi (questi ucciso appena cinque giorni dopo in uno scontro a fuoco da alcuni banditi), riposa nel "viale degli uomini illustri". A seguire nel pomeriggio la delegazione indipendentista si trasferirà a Randazzo, in contrada Murazzu Ruttu, sulla SS120, per rendere ancora omaggio ai propri eroi caduti per la Sicilia proprio sul luogo dell'agguato teso dai Carabinieri, ove sorge un Cippo commemorativo. Saranno graditi omaggi floreali quanto messaggi, testimonianze e bandiere siciliane giallo-rosse.Ricorderemo, quindi, tanto Canepa, Rosano, Lo Giudice, Ilardi, e ancora gli altri indipendentisti caduti per l'Idea fra i quali ricordiamo Di Liberto, Macaione, Spampinato, quanto i nuovi martiri siciliani, i Tumino, Smecca, Zaccaria, Sofia, Palermo, Pulici, e ancora i Linguanti, Caracausi, Maganuco, Berretta, e Domenico Cagnina, l'ultima ignara vittima. E questo mentre il tonante baraccone elettorale non si ferma. Sarebbe stata gradita, da parte di tutte le forze (e non solo da parte nostra e dei nostri candidati, che la stanno applicando autonomamente) la fine anticipata della campagna elettorale, 24 ore in memoria e rispetto di chi è morto mentre si guadagnava di che campare. E invece no. Tutto prosegue, indifferente seppur non ignaro.
Il MIS coglie l'occasione per ricordare che domenica 15 e lunedì 16 giugno milioni di siciliani saranno chiamati per rinnovare 8 (dei 9 in totale) enti pubblici assolutamente ABUSIVI ed ILLEGALI. Infatti le cosiddette "province regionali" non sono altro che la reintroduzione truffaldina (e costosissima, per le tasche dei cittadini) di quelle province che attualmente lo Statuto Speciale d'Autonomia per la Sicilia (scritto proprio con il sangue dei Patrioti Siciliani), che è parte integrante della Costituzione Italiana, considera ABOLITE. Infatti l'art.15 dello Statuto sancisce: «Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell'ambito della Regione Siciliana. L'ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui liberi Consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria.Nel quadro di tali princìpi generali spetta alla Regione la legislazione esclusiva e l'esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali».Lo Statuto quindi aveva, nell'ottica del mai realizzatosi autogoverno della Sicilia (e introducendo uno strumento di efficienza e concordia più affine alle tradizioni siciliane quali sono i consorzi comunali), eliminato quelli strumenti del centralismo borbonico, sabaudo e italico quali sono le amministrazioni provinciali, i consigli provinciali, le prefetture (come anche la "competenza territoriale" delle questure). Oggi, queste strutture, autentici stipendifici e fabbriche di oppressione coloniale e clientelismo, permangono in forza di una leggina regionale che non può e non deve, in alcun modo, derogare ad una legge costituzionale, facendo rientrare dalla finestra quanto i siciliani, con orgoglio e sacrificio, lottando per l'indipendenza avevano fatto uscire fuori dalla porta.Un voto, quello per le elezioni "provinciali", inutile e dannoso, che noi indipendentisti suggeriamo di NON ESPRIMERE, sfiduciando di fatto la politica colonialista italiana.E altrettanto inutile si annuncia il voto per le comunali di Catania, dalle quali il MIS è stato incluso per un mero pretesto ed una applicazione quanto meno errata di norme e sentenze, voto che certamente si dovrà ripetere in seguito all'annullamento che confidiamo verrà pronunziato dal TAR in seguito al nostro ricorso, che sosterremo con un sit-in il giorno della sentenza.Ma non inutile si annuncia la messe di voti che i candidati e le liste promosse e sostenute dal MIS nei comuni di Piazza Armerina (lista "MIS - Liberal"), Santa Venerina (lista "Liberi Per") e ancora a Messina, Giarre, Riposto, S.Alfio. Un voto che annunci e dia vita alla rinascita della Sicilia proprio a partire dalle sue comunità locali.Un voto pesante ed epocale come quello che il fiero Popolo Irlandese ha oggi opposto alla truffaldina riproposizione, sotto le spoglie del "Trattato di Lisbona", della defunta "Costituzione Europea". Capiamo bene come mai tutti i Paesi membri dell'UE, tranne l'unico (per l'appunto, l'Irlanda) obbligato per legge, abbiano negato ai propri cittadini la possibilità di decidere direttamente, tramite referendum, sulla perdita di sovranità e di esercizio del diritto di autodeterminazione comportata da quel trattato. Negando finanche la stessa esistenza di vibranti proteste inscenate da numerosi europarlamentari.Gli irlandesi hanno deciso di non tradire i propri patrioti caduti per la libertà e l'indipendenza. Costi finanche, come prospettato dal Presidente italiano Napolitano, la fuoriuscita dall'UE. Siamo d'accordo, siamo pronti, come siciliani, ad uscire fuori tanto dalla Repubblica Italiana quanto dall'Unione Europea. Che, così com'è fatta, non può piacerci. Solo una Sicilia Indipendente potrà, successivamente, cooperare con gli altri paesi dello scenario euromediterraneo. Ma sempre, come scrisse il Martire Canepa, «senza tiranni e senza sfruttatori».
Catania, 13 Jugnu 2008
A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.
Movimento per l'Indipendenza della Sicilia