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giovedì 8 gennaio 2009

8 GENNAIO 1993,TRE COLPI DI PISTOLA PER IL GIORNALISTA BEPPE ALFANO...

Il corpo di Beppe viene trovato intorno alle 22,30, al posto di guida della sua Renault, accostata nella centrale via Marconi, a pochi passi da casa sua.
L’auto ha ancora le luci accese e il cambio in folle.
Il finestrino, attraverso il quale sono stati sparati i tre colpi di pistola, è abbassato, come se l’uomo stesse parlando con qualcuno.
Alfano aveva 42 anni, era professore di educazione tecnica alla scuola media della vicina Terme Vigliatore, ma, soprattutto, era un giornalista,scriveva per il quotidiano "La Sicilia" di Catania.
Dopo averne eseguito la condanna a morte, la mafia ha cercato di distruggere anche la sua memoria.
Perché anche il semplice ricordo di un uomo coraggioso può essere pericoloso per i boss.
Ed ecco, allora, i tentativi di depistare le indagini, di negare la matrice mafiosa del delitto anche, se necessario, infangando la figura del professore.
Il silenzio che cala intorno alla sua storia.
L’isolamento in cui viene abbandonata la sua famiglia.
Tacciono le istituzioni, ma tacciono anche quelli che erano stati vicini al giornalista prima della sua morte.
Dagli ex compagni di partito dell’Msi ai colleghi del giornale La Sicilia. Fin quando, grazie alle battaglie condotte dalla figlia Sonia, con il sostegno dell’avvocato Fabio Repici e di sempre più numerosi cittadini, le indagini sull’omicidio vengono riaperte e il sacrificio di Alfano per la verità e la giustizia comincia ad essere riconosciuto, da Barcellona, alla Sicilia, all’Italia...
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Giornalisti uccisi dalla mafia

di Gianfranco Bonofiglio ( http://www.democrazialegalita.it ) La libertà dell'informazione e soprattutto di quell'informazione impegnata a far crescere la cultura della legalità e che, anche negli ultimi tempi, è sottoposta agli ennesimi tentativi di controllo e censura, ripropone il dilemma del ruolo reale che il giornalismo può assurgere nella lotta per la verità. Ed il caso di ricordare la storia di coloro i quali credendo fermamente nel ruolo del giornalismo nella lotta alla criminalità, nella lotta alle mafie, hanno immolato la propria vita.
Nove i giornalisti caduti sotto il piombo della mafia.
Nove storie diverse ma accomunate da un comune tragico destino e dalla comune esigenza di verità.
Dal primo omicidio che risale al lontano 5 maggio 1960 di Cosimo Cristina, collaboratore con "L'Ora"di Palermo all'omicidio di Beppe Alfano, corrispondente del quotidiano di Catania"La Sicilia" avvenuto l'8 maggio 1993.
Il cadavere di Cosimo Cristina venne trovato in una galleria ferroviaria ed archiviato quale"suicidio". Solo dopo alcuni anni il vicequestore Angelo Mangano, divenuto in seguito famoso per l'arresto di Luciano Liggio, volle indagare richiedendo l'esumazione del cadavere per supportare la tesi che non fosse suicidio ma omicidio: Un mistero fra i tanti misteri non risolti della Madonne di Sicilia.
Pochi giorni prima di morire Cristina pubblicò un articolo su un periodico autoprodotto"Prospettive Siciliane" nel quale ricostruì un delitto di mafia avvenuto a Termini Imerese.
Il 16 settembre 1970 viene prelevato sotto casa a Palermo Mauro De Mauro. Da allora scomparve nel nulla.
Cronista di razza, per conto del quotidiano del pomeriggio, "L'Ora" di Palermo, venne eliminato molto probabilmente perché aveva scoperto la verità sulla morte di Enrico Mattei, il presidente dell'Eni schiantatosi nel 1962 con il suo aereo nelle campagne di Bescapè, con una dinamica dai mille misteri.
Aveva appena pubblicato una interessante inchiesta sui rapporti fra mafia e gruppi eversivi. Di recente alcuni pentiti di 'ndrangheta affermarono che il corpo del giornalista era stato seppellito sull'Aspromonte, ma non è stato possibile a tanti anni di distanza, verificarne l'attendibilità. Giovanni Spampinato, giornalista de "L'Ora" e "L'Unità" ad appena ventidue anni è stato ucciso il 27 ottobre 1972 mentre era impegnato a far conoscere con le sue brillanti inchieste l'intreccio di affari, trame neofasciste e malavita nella città di Ragusa. Per il suo omicidio venne condannato Roberto Cambria , figlio di un alto magistrato, allora Presidente del Tribunale di Ragusa.
Il 9 maggio 1978, nello stesso giorno in cui venne ritrovato il cadavere di Aldo Moro, venne rinvenuto il corpo dilaniato da un esplosione di Peppino Impastato, che, pur non essendo iscritto all'albo dei giornalisti, iscrizione che gli venne tributata alla sua memoria, venne ucciso dalla mafia anche per la sua attività di denuncia condotta con "Radio Out".
Mario Francese, cronista giudiziario de "Il Giornale di Sicilia", venne freddato la sera del 26 gennaio 1979. Fu il primo giornalista a denunciare la pericolosità dei corleonesi di Totò Riina. Dopo ben 22 anni, nel 2001, sono stati condannati i componenti della cupola che decisero l'eliminazione dello scomodo giornalista. Riina, Madonna, Cagarella, Calò, Geraci, Farinella e Greco, l'intero vertice di Cosa Nostra. Giuseppe Fava, giornalista, venne assassinato il 5 gennaio 1984 nei pressi del Teatro Stabiledi Catania. Aveva fondato "I Siciliani", un giornale aggressivo che attaccò frontalmente i grandi gestori degli appalti di Catania, in odor di mafia.
Il 25 settembre 1985 viene eliminato dai sicari della Camorra, Giancarlo Siani a soli ventisei anni.
Corrispondente de "Il Mattino" di Napoli aveva denunciato alcuni traffici di Torre Annunziata. Per la sua morte sono stati condannati quali mandanti i boss Valentino Gionta e Angelo Nuvoletta.
Il 26 settembre 1988 nelle campagne di Lenz, frazione di Valderice in provincia di Trapani, viene freddato Mauro Rostagno. Molte le ipotesi che hanno accompagnato i vari filoni di indagine anche per la complessa personalità di Rostagno, ma, alla fine si è indagato sulla responsabilità di personaggi di mafia come Vincenzo Virga e Mariano Agate, infastiditi per le denunce che Mauro Rostagno diffondeva con la conduzione di una trasmissione televisiva inonda su una emittente privata trapanese.
L'8 gennaio 1993 cadeva sull'altare della lotta contro i poteri mafiosi Beppe Alfano, corrispondente del quotidiano"La Sicilia" da Barcellona Pozzo di Gotto, un popoloso comune del parco dei Nebrodi in provincia di Messina. Ebbe il coraggio di pubblicare i lati oscuri dei grandi appalti pubblici dell'asse Messina– Palermo.
Nove vite spezzate nel nome della verità.
Nove storie da non dimenticare.
Contro chi vuole un giornalismo imbavagliato ed ossequioso al potere.
Nove icone per un mondo migliore.
Un mondo possibile.

Contro l'oblio e l'indifferenza.

giovedì 25 dicembre 2008

Gli auguri di Franco Zavaglia...

CARISSIMI AMICI E COMPATRIOTI,

GIUNGANO A VOI E FAMIGLIA

I MIGLIORI AUGURI DI

BUON NATALE

CON LA SPERANZA DI UN FUTURO MIGLIORE PER TUTTI NOI

E PER LA NOSTRA AMATA PATRIA




Franco Zavaglia

sabato 20 dicembre 2008

Prove tecniche...per silurare il Presidente della Regione Siciliana.Ma,se Lombardo....

Ci siamo! Anzi,ci sono,loro...Ufficialmente, Pdl,Udc e company hanno iniziato le grande manovri di guerra,per ora solo con proiettili a salve,prove tecniche di attacco al Palazzo dei Normanni per eliminare il "Presidente canaglia",il primo nella lista dei nemici degli amici,Raffaele Lombardo! Insomma,il centro destra è pronto ad eliminare il Presidente Lombardo,troppo ingombrante per i loro gusti.Ma,cosa succederebbe se il Presidente Lombardo decidesse di dare vita in Sicilia ad una stagione politica senza i partiti di Roma? Di dare vita all'Ars ad una alleanza autonomista composta da uomini e non da partiti?
Orazio Vasta

*****Lombardo:Contro di me un alta carica dello Stato.
E' davvero sconcertante se non agghiacciante il disegno di legge presentato all'Ars congiuntamente da Pdl e Udc.
Ecco cosa recita l'art.3 del ddl-voto: "in caso di dimissioni,di rimozione, di sfiducia,di impedimento permanente o di morte del Presidente della Regione,entro i successivi 90 giorni si procede a nuove elezioni del nuovo presidente,che resta in carica fino alla naturale scadenza dell'Ars".
Vale a dire che in caso di un voto di sfiducia nei confronti del presidente della Regione, l'Ars non decadrebbe, come è accaduto con le dimissioni di Cuffaro.
La cosa che più impressiona, è che questo disegno di legge è stato presentato proprio mentre il Presidente si avviava ad una vasta e profonda riforma della regione; e che all'interno di questo disegno di legge figuri la nefasta parola "morte", proprio in coincidenza di una serie di situazioni sgradevoli.
"Non capisco cosa significhi questo disegno di legge-ha detto Lombardo- in un momento in cui per rimettere la macchina in carreggiata sono costretto a dire tanti no. Se questo provvedimento fosse per proteggere l'Ars da un presidente un pò bizzoso,sarebbe un espressione del principio di leggittima difesa,discutibile quanto si vuole, ma comprensibili.Se ,invece, fosse legato al venir meno del Presidente, mi chiedo perchè alcuni parlamentari avvertano questo allarmismo.
E' un segnale sinistro, specialmente in una città come Palermo dove è accaduto di tutto".
" Credo- ha continuato il presidente della Regione Siciliana- che questo disegno di legge difficilmente avrà la maggioranza in Aula per l'approvazione. Mi attrezzerò politicamente".Lombardo ha trovato anche strana la presentazione di questo disegno di legge qualche giorno dopo il "vertice romano" di Pdl-Udc, riunitisi proprio per parlare della situazione Siciliana.
Chi c'è dietro queste manovre?
Certo è che il Governatore Siciliano inizia ad essere scomodo in certi ambienti, e se qualcuno aveva qualche dubbio sulla decisione di Raffaele Lombardo ad avviare una politica nuova, di riforma ma soprattuto di Autonomia oggi si deve ricredere.A partire dalla campagna elettorale fino ad oggi gli ammonimenti e le minacce nei suoi confronti sono state un crescendo. Persino un certo Totò Cuffaro ha dovuto troncare l'amicizia con il Governatore ...forse ha toccato certi suoi interessi personali?E che dire addirittura di possibili piani della,da poco stroncata sul nascere, "nuova cupola palermitana" di "liquidare" proprio il Presidente Siciliano?
Una cosa è certa: questo braccio di ferro tra Sicilia(e sud) e il resto d'Italia sta diventando terribilmente serio, e i prossimi mesi si preannunciano davvero caldi.
Non possiamo che esprimere tutta la nostra solidarietà al Presidente, certi che continuerà, ancor di più, la sua (e nostra) missione di rinascita del Sud.
Comunicato di "Terra di Mezzogiorno".
http://terradimezzogiorno.blogspot.com/

giovedì 18 dicembre 2008

EBOLI:"Un luogo che potrebbe essere ovunque ..." (di Antonella Dell'Orto)

"...nel "non luogo"non c'è spazio per la memoria,per la storia,per la percezione sensoriale..."
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Continuano gli interventi per impedire la realizzazione del "coso" di cemento ad Eboli,CLICCA il link ,per saperne di più ...http://rarika-radice.blogspot.com/2008/12/ebolino-al-coso-di-cementoper.html
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E'da ieri che,dopo il colloquio con il sindaco, ripenso al "non luogo".Vago in rete alla ricerca del "non uogo "e trovo : Marc Augè,antropologo francese,identifica il "non luogo"come spazio non identitario,non relazionario nè storico.
Un luogo che potrebbe essere ovunque poichè assolutamente slegato dal genius loci del territorio che lo circroscrive,un luogo in cui l'individuo svanisce,diluendosi nella solitaria e silenziosa massa...nel "non luogo"non c'è spazio per la memoria,per la storia,per la percezione sensoriale...in questo contesto l'uomo perde la sua funzione di soggetto e diviene mero ingranaggio di un oliatissimo meccanismo tutto votato ad azzerare il tempo...
Questo è per il sindaco l'Ermice.
Ed è da questa premessa che lui giustifica ogni intervento.
Per noi" ultimi dei romantici" l'Ermice è un "luogo antropologico"..quel luogo occupato dagli indigeni che vi vivono,vi lavorano,lo difendono,ne difendono le frontiere,reperendovi allo stesso tempo la traccia delle potenze celesti,degi antenati o degli spiriti che ne popolano e ne animano la geografia intima...Il luogo antropologico ha almeno tre caratteri esso è:identitario,relazionale e storico.
L'uomo che troviamo nel luogo antropologico è il viaggiatore che lì incontra altri viaggiatori che seguono rotte diverse ed intersecantesi con la propria.
Il viaggiatore è un uomo che è in quanto percepito dal territorio e questa percezione viene segnata dalle forme spaziali semplici che costituiscono la geometria del luogo stesso.
Questo è l'Ermice e ancora di più per cui ogni intervento teso a STRAVOLGERE tale identità è da ritenersi una VIOLENZA.Ma, la nostra è una protesta sentimentale,
"SENZA CULTURA..."
Antonella Dell'Orto (romantica)

lunedì 10 novembre 2008

Auschwitz cambiò la mia vita... e il primo pensiero fu "sono fortunato ad entrarci da turista"...


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Ricevo dal mio fraterno amico Nello del blog "nazioneduesicilie "questo commento al post "9 e 10 novembre 1938...LA NOTTE DEI CRISTALLI! " :
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Caro Orazio, mi sentivo di commentare queste foto, molto dolorose, e credimi da quando nel 1990 visitai il campo di sterminio di Auschwitz cambiò la mia vita, e il primo pensiero fu "sono fortunato ad entrarci da turista".
Ho veramente pianto nel guardare quelle donne nude in fila, nel vedere che una di esse nel vano tentativo di proteggerlo tiene stretto al suo grembo un bambino.
Orazio, da quel giorno del lontano 1990, prego affinchè tutto questo non si ripeta, odio vedere la prepotenza della malavita che ammazza anche davanti ai bambini, odio vedere le lotte politiche ed economiche per conquistare un paese produttore di petrolio, odio sentire notizie di raid americani con morti civili fra cui donne e bambini, che sono solo colpevoli di essere nati ed aver vissuto senza PACE, odio vedere che le mie preghiere in molte parti del mondo suonano come una favola che non diventerà mai realtà.
Nello.
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All'intervento di Nello aggiungo la testimonianza di Elie Wiesel, un ragazzino deportato a Auschwitz:
« Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso.
Mai. »
(
Elie Wiesel, tratto da La notte. Wiesel fu rinchiuso ad Auschwitz all'età di 15 anni)

domenica 2 novembre 2008

CAMPANIA:IL FRIGO VECCHIO? PUOI BUTTARLO PER LE STRADE DELLA TOSCANA!

Via libera al decreto legge sui rifiuti Bertolaso: «Arresto per chi li abbandona»
ROMA (31 ottobre) - Chi abbandona rifiuti “ingombranti” (lavatrici, materassi, ecc) se colto in flagrante potrà essere arrestato: lo prevede il decreto approvato oggi dal Consiglio dei ministri che vale però solo per la Campania. Lo ha annunciato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Guido Bertolaso.

«Con questa norma - ha spiegato - chi abbandona rifiuti pesanti in strada rischia da 6 mesi a 3 anni di reclusione e, se colto in flagrante, può essere arrestato».
Commento :
“Da loro lo statuto albertino e da noi la legge pica”
Nicola Longobardi
Cds sezione C/mare di Stabia.

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Fonte: http://nazionedelleduesicilie.blogspot.com



giovedì 30 ottobre 2008

L'UOMO DELLA LEGGE NELLA TERRA DEI BOSS(di Roberto Saviano)

Roberto Saviano - 30 ottobre 2008
Qualche volta, quando non ne posso più della mia vita blindata, sento Raffaele Cantone perché vive costantemente sotto scorta non da due anni, ma da molti di più. Cantone ha scritto un libro che racconta il suo periodo alla Dda di Napoli, intitolato Solo per giustizia. Diviene magistrato quasi per caso, dopo aver cominciato a fare pratica come avvocato penalista.Diviene magistrato per amore del diritto. Ed è proprio quel percorso che lo porta a divenire un nemico giurato dei clan...
Leggi Tutto...

Piero Calamandrei:NO ALLA SCUOLA-PARTITO!

Roma,30 ottobre 2008. In difesa della scuola pubblica...
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Piero Calamandrei,in difesa della Scuola pubblica:"NO ALLA SCUOLA-PARTITO"!
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Roma,11 febbraio 1950
Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa.
Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.
Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più.
Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo.
Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito.
Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza.
Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?
Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali.
C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci).
Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private.
Le scuole del suo partito, di quel partito.
Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private.
Cure di denaro e di privilegi.
Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato.
E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private.
A "quelle" scuole private.
Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio.
Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.
Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.
Attenzione, questa è la ricetta.
Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina.
L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
Dare alle scuole private denaro pubblico.
Questo è il punto.
Dare alle scuole private denaro pubblico".
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mercoledì 29 ottobre 2008

TREMILA MESSINESI VIVONO ANCORA NELLE BARACCHE!

Riprendo e pubblico,con la massima condivisione...
COMMOSSA COMMEMORAZIONE DEL CENTENARIO DEL TERREMOTO DI MESSINA E REGGIO CALABRIA........A NEW YORK....
Può capitare di entrare nella stazione centrale di New York e rimanere colpiti dallo scoprire una intera sezione della hall della stazione (niente a che vedere con le nostre stazioni, un salotto di pulizia ed eleganza tanto per intenderci), dedicata alla commemorazione del terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908 con filmati che girano su televisori e plasma , grandi pannelli esplicativi, modellini della nave americana che per prima giunse sul posto con gli aiuti, bandiere, gallerie fotografiche e tanto altro.
Tornati a casa controllare su google e trovare questo riferimento esplicativo:
"Columbus Day, scelto filmato Gensitaliaca terremoto di Messina.
La Columbus Citizen Foundation ha scelto il filmato dell'Associazione culturale Gens Italica network per ricordare, nell'ambito degli incontri ufficiali del Columbus Day, il terremoto di Messina del 1908. Lo rende noto un comunicato della stessa Associazione. Gens Italica e' attualmente presente a New York nell'esposizione alla Vanderbilt Hall della Grand Central Station con uno stand multimediale che unisce al ricordo della catastrofe del secolo scorso il racconto di storie italiane di successo nei campi della cultura e della creativita'. Lo stand, fino al 19 ottobre alla Mostra del Columbus Day, ha registrato un elevato numero di visitatori e gli organizzatori, che hanno ottenuto il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Regione Siciliana, porteranno la loro produzione multimediale nei principali Paesi che diedero il loro contributo alle popolazioni colpite dal sisma e all'interno delle manifestazioni per il centenario del terremoto che verranno organizzate a Messina e a Reggio Calabria."
( Fonte: ferruccioformentini.blogspot
)
Alcune considerazioni vengono alla mente:
Non so se arrivò a soccorrere le popolazioni colpite dal terremoto per prima una nave americana o russa, e nemmeno mi interessa, verso questi marinai si può solo provare riconoscenza e ringraziamento, so però chi arrivò per ultimo a portare disorganizzati soccorsi : i savoiardi.
Ho letto recentemente che un politico siciliano si lamenta di non avere avuto fondi dal governo per commemorare con un evento adeguato i cento anni dal terremoto.
Vorrei solo ricordare che, a imperitura vergogna di questo paese, molte delle baracche costruite dai marinai americani cent'anni fa sono ancora in piedi, la ricostruzione ancora non è avvenuta del tutto, perciò i fondi , che comunque non saranno assegnati, sarebbe stato forse meglio dichiarare di volerli impiegare per ricostruire le case, visto che più di tremila messinesi nelle baracche ci hanno vissuto e ancora ci vivono, nell’anno domini 2008, a
cent’anni dal sisma.
I quartieri dell’Annunziata, del Fondo De Paquale o di Giostra, sono come le stratificazioni geologiche della storia d’Italia, della sua classe politica siciliana e no, del suo raccapricciante squallore.
Una domanda sorge spontanea:ma le migliaia di cittadini newyorchesi che quotidianamente passano di fianco o visitano la mostra se sapessero che a cent'anni dal terremoto tremila messinesi vivono ancora nelle baracche cosa penserebbero dei nostri governanti?
E cosa penserebbero di noi che continuiamo a sopportarli e ad eleggerli?!
Pubblicato da NON MI ARRENDO-

www.partitodelsud.blogspot.com

"su' tutti morti ccà, fantàsimi..." (di Turi Lima)

FORSI
di Turi Lima
Forsi tu campi, ancora. Forsi
dintra la grutta di l' ànima, pi tia
vòlanu ancora lòdani e carànnuli¹;
forsi supra li mura-sciara di la to' vita
affittata a jurnata, ancora, vidi
crìsciri macchi di girànii chi lustrìanu
nta lu scuru di notti ccu li jorna ritagghiati.
Eppuru, tra li ncagghi di sti prèuli
c' hanu grappa di vitri acculurati,
nchiostru di nùvuli annirìca
lu passu d' un dumani senz' occhi
e pinni di jacobbu² càscanu
supra nidi di rìnnini³:
ci sunu manu
ccu jita longhi comu ràdichi di cerza
chi tantìanu casi,
n-cerca di porti spalancati a lu suli
p' addinticari cori.
Comu pagghia a lu ventu, comu petra
ca la china arruzzola intra a un fossu di limarra,
Tu sfuji di lu to' stissu pettu
e resti - nudu - a cuntari
soni di campani muti
e ciàvuri di ciuri mai sbucciati.
Tuttu chiddu chi tocchi e jisi àvutu
supra altari di fumu, àutru non è
chi cìnniri di tombi ca ti sutterra
e ti riporta a un nenti.
Forsi TU cridi ancora d' èssiri vivu
ma la Sicilia
affunna intra a un mari di mafia
e non c' è un jitu di figghiu
chi m' aiuta a ncagghiarla a lu me' cori:
su' tutti morti ccà, fantàsimi
chi bàllanu ognunu la so' danza,
pistannu fumalori e campanari,
mentri la terra mia
figghia gramigna e làcrimi.


NOTE
¹) allodole e calandre
²) gufo
³) rondini

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La foto della bandiera siciliana capovolta non è un fotomontaggio(by A RARIKA)

martedì 28 ottobre 2008

Continuiamo a far conoscere la Vera Storia...(video)

Informazioni sul video:Rai tre ha presentato questo documentario, che anche se schernito nella presentazione, cerca di far luce sugli avvenimenti accaduti subito dopo l'unità d'Italia ... I BRIGANTI ... delinquenti o partigiani?
http://video.libero.it/app/play?id=34a7d1cd5725223fb3fe8a55b3aa26fb
Continuiamo a far conoscere la Vera Storia,continuiamo a gridare in faccia all'usurpatore la nostra rabbia,uniamoci,teniamoci in contatto,noi di Insorgenza Civile a Napoli stiamo tentando di risvegliare le coscienze . incontriamoci poichè da soli non si va da nessuna parte.
Vittoria Mariani

mercoledì 22 ottobre 2008

GAMORRA,SAVIANO E DINTORNI...

Riprendo integralmente dal blog www.nazionedelleduesicilie.blogspot.com del mio caro amico Nello Esposito questi interventi dell'area "neoborbonica"-"duosiciliana" -"merdionalista" sul caso "Gomorra" e del suo autore,Roberto Saviano,che,a causa di questo libro,è costretto a vivere sottoscorta della polizia per le minacce di morte ricevute dalla camorra.Chi conosce A RARIKA sa chiaramente che io e il gruppo del blog siamo e stiamo con Roberto,siamo e stiamo con tutti coloro che con i fatti denunciano la malapianta della mafia e della mafiosità. Gli interventi pubblicati da Nello sul suo blog non li condivido/condividiamo! Ma,nello stesso momento,sono contento che essi ci siano...In merito agli attacchi gratuiti e,direi,"cattivi" espressi contro la persona di Roberto mi viene spontanea una domanda: MA,VI SIETE BEVUTI IL CERVELLO?
Rispetto tutte le idee,ma,Santo Dio,come si fa ad infieire a livello personale su un giovane che rischia di saltare in aria per aver scritto un libro? A Catania,il giornalista e scrittore Pippo Fava denunciava la mafia e i suoi protettori ,e,contemporaneamente,veniva accusato, da più parti,compresi settori dell'area sicilianista,d'infangare la Sicilia e i siciliani...Pippo,poi è stato trucidato dai killer del boss Nitto Santapaola,capo di Cosa nostra a Catania!
Ripeto:MA,VI SIETE BEVUTI IL CERVELLO?
La vergogna per Napoli e per Catania,non sono Roberto-LUNGA VITA!- e Pippo...Il fango sui "duosiciliani" e sui siciliani non lo buttano gli scrittori e i giornalisti che rischiano la propria vita...La vergogna per il popolo campano è la villa-nella foto sopra-del boss camorrista Schiavone...
Oppure,la colpa di Roberto è quella di essere ancora vivo?...
Perchè,e non sarà un caso,i giornalisti che "infangano" Napoli e Catania,da morti diventano EROI...pensate che a Catania,da qualche anno,la via dov'è stato ammazzato quel "calunniatore" di giornalista,porta il nome VIA GIUSEPPE FAVA!....
Poi,è chiaro-a parte Nello che ammette di non aver letto "Gomorra" e di non aver visto il film-che questo tanto odiato libro non è mai stato letto da gran parte degli intervenuti nel blog nazione2sicilie...vero Mario Moccia?...Comunque,la lotta contro la mafia o camorra che sia passa anche attraverso l'esercizio della democrazia... e ciò è stato fatto da Nello ,e così sto facendo io... Scusate per la franchezza. Cordialmente,
Orazio Vasta .

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lunedì 20 ottobre 2008
GOMORRA
Ricevo da Virginia Lalli la seguente mail:
Cari neoborbonici,avrete saputo che il film "Gomorra" rappresenterà L'Italia agli Oscar.Allora se da una parte ha il merito di essere un film denuncia, dall'altra è evidente che diffonde a livello internazionale un'immagine del Paese e soprattutto di Napoli come una società oltre che corrotta, profondamente immorale e di fatto sottosviluppata ( e senza rimedio) e conferma lo stereotipo dell'italiano meramente e solo mafioso.Allora esprimo le mie perplessità in tal senso. Si dovrebbe quantomeno controbilanciare con qualcosa di positivo di eguale risonanza o con poderose misure di contrasto alla criminalità e incentivi all'economia.Diversamente quale risultato si ottiene, data la situazione.?Virginia Lalli
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Purtroppo devo condividere quanto da Te detto cara Virginia, oggi la società ci propone sempre gli eroi attentamente studiati a tavolino per propagandare quello che fa comodo al potere.Premesso che non ho mai letto il libro di Saviano, reputandolo un mattone scemo di morale (ma questo è un mio personale parere), mi chiedo se davvero i camorristi che lo hanno condannato a morte l'abbiano letto?Conosco tante persone che lottano contro la camorra, potrebbero riempire le pagine di 10 gomorra, eppure non sono degli eroi, ne possono contare sulla potenza economica che Saviano è riuscito a costruirsi.Saviano è diventato un personaggio della lotta alla camorra, protetto, propagandato ed elogiato anche dalle autorità Romane, che godono nel vedere esportato un LORO PRODOTTO (la camorra) all'estero.
Nello Esposito
Pubblicato da duesicilie
10/20/2008
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martedì 21 ottobre 2008
A proposito di Gomorra
Pubblico due dei commenti ricevuti sul post Gomorra:
RICEVO DA MARIO MOCCIA:
Ciao Nello, se dovessi commentare il libro di saviano e soprattutto i danni che lo stesso sta creando a Napoli ed ai Napoletani, non potrei utilizzare altre parole che le tue che sottoscrivo pienamente! Ho appena finito di scrivere un libro che titola L'Italia non esiste (soprattutto se ha bisogno di un Saviano per propagandarsi nel mondo). E nel quale, all'interno, - misticamente ho espresso un pensiero identico al tuo. E siccome il libro ancora non l'ho mandato in giro, non puoi averlo suggestionato dal mio scritto.Un abbraccio, forza e onore!Mario
P.S. al solito non sono riuscito a postare il mio commento. te lo invio in allegato sperando possa farlo tu, se vuoi!
*SaVIANO,un “eroe” attentamente studiato a tavolino per propagandare quello che fa comodo al potere del Paese che non c'é che continua a seminare odio e bugie sulle popolazioni duosiciliane. Che la camorra, la mafia, la n'drangheta e Sacra corona unita esistano, si sapeva già, non c'era bisogno di un Saviano per capire che esiste; ma il grande scrittore ha dimenticato, forse perché troppo serrato dal business-system, di dire il perché esiste il fenomeno mafioso ( come gli altri citati), e chi sono i loro padrini! Solo in questo caso, Saviano sarebbe stato un vero Eroe!
Conosco tante persone e tanti onesti magistrati che lottano contro la camorra, e potrebbero riempire tante pagine per un intero trattato su gomorra, eppure non sono degli eroi, nè possono contare sulla potenza economica che Saviano è riuscito a costruirsi tantomeno possono doversi preoccupare di essere uccisi - come si presume - la camorra vorrebbe fare con Saviano. Per fortuna anche questa è una buon orchestrata propaganda per dare più spessore al libro ed allo stesso film, che ne hanno proprio bisogno. Saviano, attenzione, che quando la vena aurifera del tuo “giacimento” si sarà esaurita, i tuoi padrini non decidano di farti fuori sul serio, tanto per rilanciare il messaggio e far capire al mondo in quale drammatico clima deve operare la politica italiana, per rieducare i meridionali, quelli che briganti erano ieri, e briganti sono oggi! Perché che i briganti sono stati e restano il leit-motiv della ragion di stato di un risorgimento assassino! Durante il quale però – stranamente – a morire sono stati circa un milione di duosiciliani! Avrà capito Saviano con chi si è messo? Parla male di coloro nel cui stesso piatto sta mangiando. Non è propriamente un comportamento da eroi!
Saviano è diventato un personaggio della lotta alla camorra, protetto, propagandato ed elogiato anche dalle autorità Romane, che godono nel vedere esportato un loro prodotto (la camorra, come le altre mafie,) in tutto il mondo!
di
Mario Moccia di Montemalo
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RICEVO DA GIULIO LAROSA
Devo in parte non concordare con quanto scritto a proposito di Gomorra. Non ho letto il libro di Saviano ma ho visto il film, in piu' ho letto e promosso la diffusione del libro di Nazario "per fortuna che ci ho la camorra" (vedere sito Duesicilieabruzzo), un amico e collega meno famoso di Saviano, che denuncia cose estremamente simili e negli stessi termini di Saviano.
Anche qui viene data una immagine triste e senza speranza della nostra societa' e nella mia recensione questa critica circa l'assenza di qualsiasi riferimento positivo c'e' e netta.
Tuttavia va riconosciuta la veridicita' di cio' che si denuncia e anche gli esiti molto positivi che questa denuncia sta ottenendo, in particolare gli arresti e la decimazione dei Casalesi.
Nel film invece le figure positive non mancano: in particolare c'e' un giovane che dopo aver visto gli orrori del commercio di rifiuti tossici si rifiuta di continuare e affronta il faccendiere con parole coraggiose e piene di onesto amore per la sua terra.
C'e' poi il sarto bravissimo e onesto che e' costretto a cambiare mestiere e si mette a fare il camionista, insomma ci sono anche belle figure e non soltanto brutti ceffi e gente corrotta.
Pubblicato da duesicilie a
10/21/2008

martedì 21 ottobre 2008

Roberto, che è giovane, vedrà certo la fine di di questo orrendo "sistema" e avrà l'orgoglio di avervi contribuito

Ricevo da "La catena di San Libero"
( riccardoorioles@gmail.com ),condivido e pubblico...
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Saviani
Anche oggi Marco ha preso il motorino, è uscito di casa e se n'è andato in cerca di notizie. Ha lavorato tutto il giorno e poi le ha mandate in internet a quelli che conosce. Fa anche un giornaletto (Catania Possibile) di cui finalmente anche i lettori hanno potuto vedere un numero (il primo solo i poliziotti incaricati di sequestrarlo in edicola) con relative inchieste. Non ci guadagna una lira e fa questo tipo di cose da una decina d'anni. Ha perso, per farle, la collaborazione all'Ansa, la possibilità di uno stipendio qualunque e persino di una paga precaria come scaricatore: anche qui, difatti, l'hanno licenziato in quanto "giornalista pacifista". Marco non ha paura (nè della fame sicura nè dei killer eventuali) ed è contento di quel che fa.

Anche oggi Max è contento perché è riuscito a mandare in giro un altro numero della Periferica, il giornaletto che ha fondato con alcuni altri amici del quartiere. Il quartiere è Librino, il più disperato della Sicilia. Se ne parla in cronaca nera e nei pensosi dibattiti sulla miseria. Loro sono riusciti a mettere su una redazione, a organizzare non solo il giornale ma anche un buon doposcuola e dei gruppi locali. Non ci guadagnano niente e i mafiosi del quartiere hanno già fatto assalire una volta una sede. Max non ha paura, almeno non ufficialmente, ed è contento di quel che fa.

Anche oggi Pino ha finito di mandare in onda il telegiornale. Lo prendono a qualche chilometro di distanza (la zona dello Jato, attorno a Partinico) e contiene tutti i nomi dei mafiosi, e amici dei mafiosi, del suo paese. Non ci guadagna niente (a parte la macchina bruciata o un carico di bastonate) ma lui continua lo stesso, ed è contento di quel che fa.

Anche oggi Luca ha chiuso la porta della redazione, al vicolo Sanità. Il suo giornale, Napoli Monitor, esce da un po' più di due anni e dice le cose che i giornalisti grossi non hanno voglia di dire. E' da quando è ragazzo (ha iniziato presto) che fa un lavoro così. Non ci guadagna nulla, manco il caso di dirlo, e non è un momento facile da attraversare. Ma lui continua lo stesso, ed è contento di quel che fa.

Ho messo i primi che mi sono venuti in mente, così per far scena.

Ma, e Antonella di Censurati.it? Sta passando guai seri, a Pescara, per quell'inchiesta sui padri-padroni.

E Fabio, a Catania? Fa il cameriere, per vivere, ed è giornalista (serio) da circa quindici anni.

E ti sei dimenticato di Antonio, a Bologna? Vent'anni sono passati, da quando gli puntarono la pistola in faccia per via di quell'inchiesta sui clan Vassallo e gli affitti delle scuole. Eppure non ha cambiato idea.

E Graziella? E Carlo Ruta, a Ragusa? E Nadia? E... Vabbè, lasciamo andare.

Mi sembra che un'idea ve la siate fatta.
C'è tutta una serie, in Italia, di piccoli giornali e siti, coi loro - seri e professionali - redattori.
Ogni tanto ne fanno fuori qualcuno, o lo minacciano platealmente; e allora se ne parla un po'. Tutti gli altri giorni fanno il loro lavoro così, serenamente e soli, senza che a nessuno importi affatto - fra giornalisti "alti" e politici - se sono vivi o no. Eppure, almeno nel settore dell'antimafia, il novanta per cento delle notizie reali viene da loro.

Saviano è uno di loro.

Quasi tutti i capitoli di Gomorra sono usciti prima su un sito (un buon sito, Nazione Indiana) e nessuno, salvo chi di mafia s'interessava davvero, se l'è cagati. Poi è successa una cosa ottima, cioè che l'industria culturale, il mercato, ci ha messo (o ha creduto di metterci) le mani sopra. Ne è derivato qualche privilegio, ma pagato carissimo, per lui. Ma ne è derivato soprattutto che - poiché l'industria culturale è stupida: vorrebbe creare personaggi mediatici, da digerire, e finisce per mettere in circolo contenuti "sovversivi" - un sacco di gente ha potuto farsi delle idee chiarissime sulla vera realtà della camorra, che è un'imprenditoria un po' più armata delle altre ma rispettatissima e tollerata e, in quanto anche armata, vincente.* * *

Ci sono tre cose precisissime che, in quanto antimafiosi militanti, dobbiamo a Saviano.

Una, quella che abbiamo accennato sopra: la camorra non è la degenerazione di qualcosa ma la cosa in sè, il "sistema". Due, che il lato vulnerabile del sistema è la ribellione anche individuale, etica. Tre, che lo strumento giornalistico per combattere questo sistema non è solo la notizia classica, ma anche la sua narrazione "alta", "culturale"; non solo "giornalismo" ma anche, e contemporaneamente, "letteratura". (Quante virgolette bisogna usare in questa fase fondante, primordiale: fra una decina d'anni non occorreranno più).

Dove "letteratura" non è l'abbellimento laterale e tutto sommato folklorico, alla Sciascia, ma il nucleo della stessa notizia che si fa militanza.

Nessuna di queste cose è stata inventata da Saviano.

Il concetto di "sistema", anziché di semplice (folkloristica) "camorra" è stato espresso contemporaneamente, e credo sempre su Nazione Indiana, da Sergio Nazzaro (non meno bravo di Saviano: e vive vendendo elettrodomestici); e forse prima ancora, sempre a Napoli, da Cirelli.

L'aspetto fortemente etico-personale della lotta non alla "mafia" ma al complessivo sistema mafioso è egemone già nelle lotte degli studenti (siciliani ma non solo) dei tardi anni Ottanta. La simbiosi fra giornalismo e "letteratura", che è forse l'aspetto più "scandaloso" (e che più scandalizza; e non solo a destra) di Saviano è già forte e completa in Giuseppe Fava, e nella sua scuola.

Le "scoperte" di Saviano sono dunque in realtà scoperte non di un singolo essere umano ma di una intera generazione, sedimentate a poco a poco, nell'estraneità e indifferenza dell'industria culturale, in tutta una filiera di giovani cervelli e cuori. Alla fine, maturando i tempi, è venuto uno che ha saputo (ed ha osato) sintetizzarle; e che ha avuto la "fortuna" di incontrare, esattamente nel momento-chiave, anche l'industria culturale. Che tuttavia non l'ha, nelle grandi linee, strumentalizzato ed è stata anzi (grazie allo spessore culturale di Saviano, ma soprattutto dell'humus da cui vien fuori) in un certo qual senso strumentalizzata essa stessa.* * *

Questa è la nostra solidarietà con Saviano. Non siamo degli Umberto Eco o dei Veltroni, benevoli ma sostanzialmente estranei, che raccolgano firme e promuovano (in buona fede) questa o quella iniziativa. Siamo degli intellettuali organici, dei militanti ("siamo" qui ha un senso profondissimo, di collettivo) che hanno un lavoro da compiere, ed è lo stesso lavoro cui sta accudendo lui. Anche noi abbiamo avuto paura, spesso ne abbiamo, e sappiamo che in essa nessuno essere umano può attendersi altro conforto che da se stesso. Roberto, che è giovane, vedrà certo la fine di di questo orrendo "sistema" e avrà l'orgoglio di avervi contribuito: non - poveramente - da solo ma volando alto e insieme, con le più forti anime di tutta una generazione.

lunedì 20 ottobre 2008

È tutta un’altra musica....

Ricevo e pubblico...

È tutta un’altra musica

Sabato 25 ottobre 2008, ore 19.00
presentazione del cd

Inno del Re – Inno delle Due Sicilie
di Giovanni Paisiello
Coro ed Orchestra
Nuove Armonie Ensemble

Editoriale Il Giglio

Prof. Gennaro De Crescenzo
Presidente Movimento Neoborbonico
La musica al tempo delle Due Sicilie

Prof.ssa Nicla Cesaro
Editoriale Il Giglio
L’identità del Sud in uno spartito musicale


Nel corso della serata saranno eseguite romanze classiche e la versione cantata dell’Inno del Re
Maestro Ida Tramontano
Titti di Somma pianoforte
Antonio Braccolino baritono

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Leggi la scheda sul cd Inno del Re
clicca

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http://www.editorialeilgiglio.it




"BRIGANTI. EROI O MALFATTORI? Venerdì 24 ottobre su Rai Tre

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BRIGANTI -Eroi o malfattori?
Venerdì 24 ottobre, su Rai Tre, nel corso del programma "Geo & Geo" che va in onda alle ore 17, verrà trasmesso il documentario "Briganti, eroi o malfattori?", prodotto dalla Rai, Radio Televisione Italiana, e realizzato dalla San Polo Produzioni s. r. l., per la regia di Andrea Cherubini.
Attraverso numerose testimonianze di anziani che hanno raccolto i racconti di testimoni diretti di quelle vicende, e il parere di alcuni studiosi, questo documentario intende far piena luce sul controverso fenomeno del brigantaggio.
I briganti, considerati da alcuni come volgari malfattori o incalliti criminali, da altri come una sorta di benefattori e di giustizieri, formarono numerose bande (circa 1400) in tutta l´Italia meridionale. Complessivamente furono 80.000 circa, uomini e donne, le persone che vollero ribellarsi all´invasione dei Piemontesi del 1860.
Il documentario intende far piena luce su quella guerra civile che si scatenò nel decennio successivo alla forzata unificazione dell´Italia (1860-70) e che causò centinaia di migliaia di morti (qualcuno parla addirittura di un milione), che vennero occultati dalla storiografia ufficiale per non intaccare la connotazione epica ed eroica che si volle dare al Risorgimento.
Intende, inoltre, chiarire, con obiettività, il vero significato e la reale portata di quella terribile lotta.
Dall´analisi emerge uno scenario di feroci guerriglie, di tremende repressioni, di fucilazioni, di atti di crudeltà da entrambe le parti, ma anche gesta di solidarietà, attaccamento alla propria terra, ai valori, alla Religione ed al Sovrano Francesco II.
Il documentario è impreziosito dalla limpida voce del narratore Cristian Jansante.
Molte scene d´azione sono state girate sul monte Sirente, con il gruppo teatrale "I briganti", di Secinaro (AQ), che recitano la parte di "ribelli" con un realismo sorprendente.
Pregevoli scene sono state girate a Sante Marie, Tagliacozzo, Pietrasecca, Gaeta, Caserta, San Leucio, Civitella del Tronto, Napoli ed a Bitonto con i reparti dei soldati borbonici.
Altro gruppo che ha partecipato è quello delle "brigantesse" di S. Elpidio (RI).
La fedeltà della ricostruzione storica è stata garantita dalla partecipazione diretta di Alessandro Romano, che conduce parte del documentario.
Il lavoro prodotto è pregevole per la bellissima scenografia, per la sapiente regia di Andrea Cherubini e per l´obiettività con cui è stato condotto.





mercoledì 1 ottobre 2008

Pillole di ...MUSICOTERAPIA


MUSICOTERAPIA
A cura del:
MT Rallo Luca
Tel: 3384388074
Email: lucarallo@libero.it

Che cos'è la musicoterapia
Che disturbi cura
MT Rallo Luca

Che cos'è la Musicoterapia
La musicoterapia è basata sull'idea che la musica se usata correttamente:

- agisce sul sistema neurovegetativo (che regola le funzioni del corpo quali la traspirazione, il ritmo cardiaco, la pressione sanguigna).

- facilita la liberazione delle emozioni e delle risorse creative di ciascuno.

A differenza dei metodi di cura basati sulla separazione di mente e corpo (come nella psicoterapia e nella medicina tradizionale), la terapia musicale ha un approccio olistico, che riguarda cioè sia la parte spirituale che quella fisica dell'individuo: i suoni, infatti, provocano nello stesso tempo reazioni emotive e risposte fisiologiche, per cui nella cura con la musicoterapia mente e corpo vengono considerati nella loro unità.

Diversi studi ed esperienze attuati in molti paesi hanno dimostrato l'importanza della musica nella vita dell'uomo e lo stimolo positivo o negativo che il fenomeno musicale può avere sulla sfera affettiva dell'individuo e sul suo stesso equilibrio psicofisico.
La musica, infatti, superando i filtri logici e analitici della mente, riesce a entrare direttamente in contatto con i sentimenti e le passioni più profonde e a stimolare la memoria e l'immaginazione fino a provocare vere e proprie reazioni fisiche.

Ascoltare e "fare" musica in prima persona, dunque, può rilassare, divertire, attivare le energie fisiche e mentali, favorire il contatto con le parti più profonde di noi stessi.

I campi di applicazione della musicoterapia sono diversi. Questa tecnica si è rivelata molto utile nel miglioramento dei disturbi provocati dall'ansia e dallo stress. Le sedute di musicoterapia, infatti, possono distendere efficacemente i soggetti troppo tesi o, al contrario, restituire ottimismo e vitalità a quelli che soffrono di momenti di apatia o di depressione.

-La musica può affiancare una psicoterapia, in quanto aiuta il soggetto ad esprimersi e a comunicare attraverso i suoni. In alcuni casi, poi, la terapia musicale costituisce un utile sostegno psicologico alle cure di disturbi fisici anche seri perchè offre un'occasione di svago e di gradevole rilassamento e può contribuire a uno stato di benessere generale

-L'ascolto è indicato nella preparazione al parto: le sessioni di rilassamento con la musica, infatti, sono calmanti e utili per le gestanti. Una melodia di sottofondo dolce e tranquilla, inoltre,rende più piacevole l’esperienza del parto.
La terapia musicale si rivela efficace anche nell'ambito della riabilitazione delle persone che hanno problemi motori e di origine neurologica.

-La musicoterapia, infine, è stata sperimentata con successo nella cura di malattie serie come l'autismo, una malattia che si manifesta nell'infanzia e che compromette la vita di relazione, l'uso del linguaggio e lo sviluppo mentale.

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Fonte: www.filastrock.it



martedì 30 settembre 2008

NELLA RISERVA DEL SUD...

NOI PEGGIO DEGLI INDIANI
Non poteva essere più fortunata la tribù Crow, abitanti storici degli attuali USA che in passato si difesero con onore di fronte all’invasione inglese.
Fino a qualche tempo fa era uno dei popoli più poveri nel paese più ricco, e viveva in una riserva a loro destinata dal governo occupante nel Montata.
Infatti, è recente la notizia di una sensazionale scoperta di un ricco e vasto giacimento di carbone, proprio all’interno di quei territori a loro assegnati, ed una joint venture australiano-statunitense si occuperà dell’estrazione del prezioso minerale.
Ben diverso è il destino dei duosiciliani, che vivono in una terra occupata dagli invasori, sfruttata nel sottosuolo ieri (questione zolfo in Sicilia) come oggi (vedi il petrolio in Basilicata), depredata dai nuovi mercanti di schiavi (leggi economia politica causa dell’emigrazione di massa di gente dai territori occupati al nord) ostacolata nello sviluppo per mano dei politici meridionali che si impegnano a far varare leggi che privano il SUD di fondi destinati alla ricerca.
Morale: i CORVI INDIANI vivono meglio di noi DUOSICILIANI.
Nello Esposito
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Per conoscere i fratelli del "popolo rosso":


domenica 28 settembre 2008

Forum Mondiale delle Culture

Sole, mare bigburgher e mandolino. Sarà questo il menù dei turisti che fra qualche anno mangeranno nei ristoranti di Margellina?
Quando una principessa polacca, qualche secolo fa, volle mangiare anche a Napoli il suo dolce preferito, i napoletani fecero di questo tradizionale dolce polacco il simbolo della pasticceria partenopea, napoletanizzando il suo nome e la sua forma fino a quello che oggi conosciamo tutti come babbà.
Questo è stato uno degli esempi di adozione di una tradizione culinaria nelle conservatrici cucine napoletane.
Infatti c'è differenza fra l'accogliere una cultura e subire una invasione culturale.
Negli ultimi tempi, la politica europea sta dedicando grande interesse allo sviluppo dell'economia ed al rilancio della cultura mediterranea, organizzando incontri nella (sottovoce celebrata) capitale del mediterraneo, Napoli.
L'iniziativa dovrebbe portare un flusso di finanziamenti per le aree disagiate dell'Europa (il mezzogiorno d'italia), per la realizzazione di infrastrutture finalizzate all'apertura dei canali commerciali internamente all'area mediterranea.
La prima opportunità spetta a Napoli, al quale è stata affidata l'organizzazione del Forum Mondiale delle Culture per l'anno 2013.
Ma chi deve gestire questi fondi, è preparato per la salvaguardia delle proprie culture?
La cattiva gestione di una improvvisa ricchezza è la vera minaccia delle culture locali, basta vedere per esempio Cancun in Messico, Male alle Maldive, Dubai negli Emirati Arabi, e molti altri paesi con panorami identici alle grandi metropoli americane, e cultura locale praticamente estinta.
Già oggi a Napoli, la struttura urbanistica è seriamente minacciata dagli interessi speculativi di imprenditori edili che modificando lo skyline della città, impiantano mostri i ferro e vetro scopiazzati da qualche altra città del mondo.
Modificare radicalmente la struttura urbanistica di una città, rendendola anonima, crea uno scompiglio nel tessuto sociale dei cittadini, i quali vengono privati di una strada, un quartiere o di un panorama, e loro sono comunque ignari di vivere nelle aree prestabilite a tavolino piene zeppe di insipidi ristoranti o fast food, che invadono lo stile culinario degli abitanti, i quali per le loro nuove abitudini dimenticheranno inevitabilmente l'arte di tramandare e cucinare le pietanze tipiche locali.
Bisogna che le istituzioni presenti nelle città impartiscano, per quanto spetta ad ognuno di loro, la base per la conservazione delle tradizioni e della cultura della propria terra, evitando programmi politici e didattici non attinenti alla città in cui vivono.
Ma purtroppo viviamo in italia, dove si cerca di diffondere una scialba cultura basata su una inesistente tradizione ed una oscura storia, dunque è compito nostro, sopravvissuti allo sterminio dell'invasione del 1861, quella di difendere le tradizioni e la cultura delle nostre terre, minacciata dalla incompetenza degli amministratori, sostituirci al ministero della cultura, creando un istituto per la vigilanza e la salvaguardia delle culture locali.