martedì 2 dicembre 2008

RAZZISMO DIMENTICATO!

CLICCA:

Quando negli anni '70 eravamo noi a nasconderci... G. A. Stella
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PERICOLO CLANDESTINITA' PER I BLOGS!

Ricevo e posto...........NO ALLA CLANDESTINITÀ'!
La rete italiana è in lutto in difesa della libertà di espressione. Secondo la legge N° 62 del 7/3/2001 siamo tutti in situazione di illegalità e di clandestinità.Tutti noi come Carlo Ruta possiamo essere condannati per stampa clandestina ed il nostro sito/blog può essere oscurato.Aiutaci a sconfiggere la censura che ci opprime!
Ci rivolgiamo a te che hai un blog, un sito, un forum in Italia e, ci rivolgiamo agli internauti di tutto il mondo perchè ognuno faccia la sua parte e diffonda questo messaggio per difendere la neutralità e libertà di Internet.Chiediamo al Parlamento italiano il ritiro immediato del ddl Levi e chiediamo che, senza formule suscettibili di interpretazione, tutti i mezzi internet usati per esprimere e diffondere informazioni ed opinioni, se utilizzati in forma amatoriale, siano sottratti alla legislazione sull’editoria, indipendentemente dalla loro capacità di produrre profitti.
Giuseppe Giulietti nel 2001, come relatore della Legge N° 62 dichiarò che: “La legge sull’editoria non ha mai avuto tra i suoi obiettivi quello di imbrigliare le attività editoriali sulla rete. Sono quindi falsi gli allarmi e le preoccupazioni diffusi in tal senso.”
A distanza di sette anni ed a causa di quella legge, uno di noi, Carlo Ruta è stato condannato per stampa clandestina ed il suo sito è stato oscurato. Le rassicurazioni di allora sono dunque state inutili come lo saranno quelle di oggi e di domani.
Tu che ci stai leggendo, tu che sei uno di noi, non rimanere inerte!
Domani potrebbe capitare anche a te!
Fai sentire la tua voce e lotta insieme a noi per continuare ad esprimere i tuoi pensieri. A questo link troverai tutte le informazioni per fare anche tu la tua parte. Fai sentire a tutti il tuo grido di libertà.Per ricevere via eMail le ultime notizie sulle nostre iniziative, iscriviti alla nostra newsletter inviando un’email a salvaiblog-subscribe@domeus.it

Il POST DI VIGOPARLANDO:..."MADE IN CHINA"

Scatoloni in un negozio di concimi-antiparassitari.Tutti rigorosamente Made in China.....dove andremo a finire!

Bomba në Prishtinë “flet” gjermanisht (dal sito web di Radio Kosova e Libertà)

Orazio Vasta: Bomba në Prishtinë “flet” gjermanisht (Lajm i komentuar)
Më 14 nëntor një bombë ka shpërthyer në Zyrën Civile ndërkombëtare të Bashkimit Evropian, në Prishtinë. Ishte një sulm terrorist, por për fat të mirë nuk pati të plagosur. Lidhur me këtë atentat pas disa ditësh, Policia e Kosovës ka arrestuar tre qytetarë gjermanë, të akuzuar për terrorizëm. Ky lajm është publikuar në gazetën “Expres” dhe është konfirmuar edhe në gazetat gjermane: “Der Spiegel” dhe e "Suddeutsche Zeitung".

Ndërkohë u përhapen lajme se lidhur me rastin janë arrestuar tre qytetarë, njëri nga ta pjesëtar i Shërbimit sekret të Gjermanisë. Berlini zyrtar mohoi që elementët e shërbimit sekret të Gjermanisë të jenë përfshirë në një akt terrorist. Mirëpo gazeta “Der Spiegel”zbulon se të tre gjermanët e arrestuar janë pjesëtarë të këtij shërbimi, të cilët janë të angazhuar vetëm për atentate të natyrës së tillë.Është e qartë se kjo ngjarje ka tensionuar marrëdhëniet mes Berlinit dhe Prishtinës zyrtare në një moment shumë delikat, lidhur me negociatat rreth vendosjes së misionit të UNMIK-ut dhe të EULEX-it në Kosovë, mision i cili do ta administrojë Kosovës e cila ndodhet nën protektorat ndërkombëtar qysh prej mbarimit të luftës në vitin 1999. EULEX-i është pranuar nga Beogradi por Prishtina ka kërkuar që ky mision ta respektojë Deklaratën e Shpalljes së Pavarësisë nga Serbia, në aktin e proklamimit të mëvetësisë, më 17 shkurt të këtij viti.
Atentati më 14 nëntor erdhi në një moment kyç në kohën e negociatave. Disa ditë më parë CIA kishte sajuar një raport ku bëhej fjalë për gjoja ekzistencën e grupeve terroriste nga radhët e ish-UÇK-së, të cilët thuhej se janë të lidhur me pjesëtarët e Al-Kaidës.Lidhur me këtë skenim delikat, që lidhet me terrorizmin ndërkombëtar mbështetur në raportin e CIA-s, drejtori i Radios-Kosova e lirë, z. Ahmet Qeriqi ka deklaruar se “ky është një skenim absurd. Një skenim i sajuar nga Beogradi. Ky raport i CIA-s është raport politik dhe nuk duket se është i sajuar nga inteligjenca e kësaj organizate. Kosova nuk ka kurrfarë kontakti me Al-Kaidën, Nuk duhet harruar faktin sse shtetet arabe, as shtetet islame nuk e kanë njohur pavarësinë e Kosovës. CIA e din fare mirë se ish- luftëtarët e UÇK-së as kanë pasur as kanë lidhje me organizatat terroriste. Ata ishin luftëtarë të lirisë dhe jo terroristë.Përgjigje lidhur me tre agjentët gjermanët ende nuk ka. Ndërkohë do të mësojmë se tre qytetarët gjermanë janë liruar nga arresti dhe janë dorëzuar te organet e Federatës gjermane.
( Ky koment është botuar në gjuhën italiane, në AlbaniaNwes)
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dal sito web di Radio Kosova e Libertà- www.radiokosovaelire.com
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http://rarika-radice.blogspot.com/2008/12/la-bomba-di-pristina-parla-in.html




lunedì 1 dicembre 2008

I SICILIANI COME GLI ARABI DELLA PALESTINA INVASA(di Natale Turco)

...Dal 1860 la Sicilia non dispone più di un'economia propria, di una finanza, di un'amministrazione e di una moneta propria, di spazi occupazionali propri, e viene dissanguata economicamente alla velocità finanziaria di almeno 4.000 miliardi l'anno.
Alla colonia Sicilia non resta che l'emigrazione forzata di tutti i suoi figli, perchè di fatto le è vietato una " propria " industria di base, una propria riserva valutaria, una programmazione economica propria, una strutturazione industriale e socio-economica propria, qualsiasi tentativo di finalizzare la crescita economica di questo popolo in termini globali di civiltà e di libertà.
Fino a quando noi non avremo la nostra libertà politica, vivremo come gli Arabi della Palestina invasa.
L'avvenire dei Siciliani è precluso da un sistema politico e industriale straniero e di rapina, che, come tutti i sistemi colonialisti della storia, non può proporsi per la colonia Sicilia i vari problemi della maggiore occupazione operaia, del reinvestimento sul posto dei profitti estorti ai colonizzati delle incentivazioni tecniche e creditizie alle industriette sussidiarie " locali ", e tutti quegli altri problemi socio-economici la cui soluzione, mirando ovviamente alla crescita della qualità della vita delle nostre più giovani generazioni, è in assoluto contrasto con la mentalità, con gl'interessi e con la morale politica dell'attuale sistema della dominazione coloniale dell'Isola.
Ecco i motivi di una riflessione storica, etica, socio-economica e politica che, al di là di tutte le ideologie con le quali si tenta di distrarre un popolo sottomesso, radica invece ogni giorno di più nella coscienza di ogni onesto Siciliano la necessità della lotta di liberazione.
I Siciliani vogliono la Libertà e l'Indipendenza.
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(Tratto da "Cosa vogliono i Siciliani",di Natale Turco,Catania 1980,edito dal Fronte Nazionale Siciliano-Sicilia Indipendente)

LA ROMAGNA RIVENDICA IL DIRITTO ALL'AUTONOMIA!

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Fondatore del Movimento per l’autonomia della Romagna è l’On. Stefano Servadei.
Il MAR è un Movimento monotematico trasversale a tutte le forze politiche
e fa diretto riferimento a tutti i cittadini romagnoli per realizzare la “ Casa Comune ”.
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Dal 1990 il Movimento ha predisposto la sua presenza nei principali centri romagnoli,organizza tutti gli anni il Congresso regionale,
ha raccolto oltre 80 mila adesioni da cittadini di ogni parte politica e di ogni Comune romagnolo,ha svolto una impegnata attività di propaganda attraverso tutti i canali di comunicazione per aggiornare i romagnoli e sensibilizzare l’opinione pubblica.
Sono stati stabiliti rapporti di collaborazione con diverse forze politiche e con Parlamentari, Consiglieri regionali, provinciali e comunali.
Il MAR ha portato le sue rivendicazioni all’interno della Commissione Bicamerale e delle Assemblee Parlamentari.
Il MAR vive esclusivamente dell’apporto volontario dei suoi aderenti
e tutto ciò che vuole è che i romagnoli siano padroni in casa loro,
attraverso l’autogestione dei bisogni,delle disponibilità e potenzialità.
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La Romagna !
La Terra delle nostre Tradizioni, della nostra Cultura, della nostra Lingua !
La Terra dove abbiamo ascoltato i racconti dei nostri nonni di un tempo andato,
che ancora oggi tramandiamo ai nostri figli e nipoti.
La Terra fatta da uomini e donne che in ogni cosa ci mettono la testa ma sopratutto il cuore.
La Terra degli Antichi Galantuomini di Romagna, dove tutto avveniva con una stretta di mano,
secondo il buon senso dei padri di famiglia.
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Il decalogo è un’ iniziativa del Comitato M.A.R. di Faenza e di Andrea Costa
1. Il diritto di appartenenza !
La Romagna è una delle più antiche Regioni d’ Italia.

Ha una sua lingua, uno stile di vita proprio, una capacità di gestire il suo modo di essere. Il milione di cittadini residenti dà diritto al referendum per scegliere di diventare regione, cosi come sancito dall’art. 132 della Costituzione Italiana.
2. L’ Europa è l’ Europa delle Regioni.
Le Regioni partecipano alla programmazione europea per l’ ottenimento di finanziamenti finalizzati allo sviluppo ed al miglioramento della qualità di vita nel territorio. Quando la Romagna diventerà regione potrà usufruire di tali benefici e gestirli in prima persona.
3. Lo Stato Italiano è lo Stato delle Regioni.
Quando la Romagna diventerà regione potrà usufruire dei fondi statali destinati alle infrastrutture che fino ad oggi li ha visti finire in Emilia, in quanto i consiglieri Romagnoli in Regione sono 13 su 50. Per questo i cittadini romagnoli da oltre 20 anni sono costretti a viaggiare su strade come la Romea, la Ravegnana, l’ Adriatica ed usufruire di un trasporto pubblico antiquato (treni ed autobus ).
4. La sanità pubblica è di competenza regionale.
La Romagna si è vista chiudere e declassare dal governo centrale bolognese una ventina di piccoli ospedali romagnoli.
Tutte le cliniche universitarie e gli ospedali a qualifica “regionale” sono in Emilia. La Regione Romagna comporterà presenze locali pure in questi settori.
Quando la Romagna diventerà Regione saprà far funzionare al meglio la propria sanità, riducendo gli sprechi di natura politica e migliorando i servizi.
5. La Romagna non possiede una propria università.
Nella regione Emilia-Romagna esistono 5 università autonome tutte dislocate nei territori delle provincie emiliane. (BO - MO - RE - PR - FE). Alla Romagna si è sinora impedito di disporre di una propria università malgrado i suoi 20mila studenti.
6. La difesa e la valorizzazione dell’ambiente e territorio sono di competenza regionale.
La Romagna, anche per tale aspetto deve rimettersi alle decisioni bolognesi, le quali sinora non hanno valorizzato assolutamente nulla, trascurando la difesa delle spiagge e delle colline, riempiendo il territorio romagnolo di discariche.
7. Quando la Romagna diventerà regione , vedrà riconosciuto il proprio nome ed il proprio marchio a livello internazionale.
Questo permetterà una maggior valorizzazione di tutte le nostre ricchezze costituite dai prodotti agricoli del territorio, dalle nostre industrie, dai nostri artigiani, dalla nostra manodopera e dalla bellezza del nostro territorio.
Che dire poi dello Stile di Vita dei Romagnoli ? A detta di tutti gli Italiani e’ il posto dove si vive meglio! Potremmo lanciare il marchio “Made in Romagna".
8. Ogni regione ha la propria Corte di Appello, Tribunale della Libertà, T.A.R, Commissione Tributaria, Tribunale dei minori, Corte dei Conti …
I cittadini Romagnoli si vedono costretti, per ottenere giustizia, a passare dal polo di Bologna, che non è in grado di gestire una competenza cosi vasta.
Questo paralizza e rallenta fino all’ esasperazione tutte le pratiche di giustizia civile, penale, amministrativa etc…
9. L’ O.N.U, l’ Europa e la Costituzione Italiana sanciscono come sacrosanto il diritto dell’ autodeterminazione dei popoli.
I cittadini romagnoli ed emiliani, in tutta la loro storia, non sono mai stati chiamati a votare per scegliere se essere amministrati insieme o separatamente, in quanto la Regione Emilia-Romagna è stata sempre imposta dall’ alto , senza mai considerare le diverse caratteristiche delle due popolazioni e dei due territori.
10. La riduzione degli sprechi di denaro pubblico.
La Regione Romagna nascerà per “ Scorporo “ da quanto già esiste come regione Emilia-Romagna. Senza oneri aggiunti e con “ servizi “ a portata di mano dei nostri cittadini. Organizzata ed informatizzata la Romagna diventerà in poco tempo

PD del Nord...PD del Sud...l'ora leghista del PD...

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Ricevo e pubblico...
Partito democratico del Nord?
di Nicola Longobardi
CDS-Castellammare di Stabia
1 dicembre 2008
Cari Compatrioti, sul quotidiano repubblica si legge che il "Partito Democratico" ha una sorta di sottopartito che si chiama del "PD del Nord" con prospettive di alleanze locali con la "Lega Nord".
Mi verrebbe da chiedere a questi Signori, a quanto un analogo "PD del Sud"?
Forse sono rimasto un po' indietro con la vicende di questo Stato, io ricordo una certa "Questione Meridionale", ma il grande partito di Veltroni parla da un po' di tempo solo di un'inventata "Questione Settentrionale".
Questa e' la riprova che solo le vere forze meridionaliste possono riscattare le Due Sicilie.______________
Pd, Chiamparino apre alla Lega "Possibili alleanza locali"
DAL SITO
WWW.REPUBBLICA.IT
TORINO - Il sindaco di Torino irrompe nel dibattito che da giorni vede il Pd scosso dalle tensioni. Rilanciando quel coordinamento del Nord che molti, da Roma, vedono come un problema per il partito nazionale. E chiedendo che il coordinamento si riunisca prima del 19 dicembre, giorno in cui è fissata la riunione della direzione democratica.
Secondo Sergio Chiamparino, intervistato da Lucia Annunziata a "In mezz'ora" su Raitre, alla riunione di Milano dovrebbero prendere parte "segretari regionali del Pd, coordinatori, alcuni amministratori regionali e i presidenti delle regioni coinvolte".
Sulle prospettive nel Settentrione il primo cittadino di Torino apre anche a possibili alleanze con il Carroccio: una alleanza del Pd con la Lega Nord a livello locale "è possibile a condizione che la Lega metta da parte l'impianto populistico che tiene fondamentalmente insieme quel partito".
"Non voglio parlare di Partito del nord - ha aggiunto Chiamparino - per evitare di dare vita ad un'iniziativa che sembri la copia o la caricatura della Lega perchè gli elettori alla fine scelgono l'originale. Al contrario, dobbiamo costruire un soggetto dotato di autonomia per contrastare la Lega sul terreno sul quale la Lega fa incetta di voti, il populismo. Se riusciamo a passare lì, allora sì che un discorso di alleanze (con il Carroccio, ndr) diventa possibile".
A Chiamparino ha replicato Roberto Cota della Lega, anche lui piemontese. "Il sindaco è un comunicatore che cerca di piacere anche nei momenti difficili e sa che la gente sta con la Lega.
Comunque fa bene a dire che la Lega è l'originale e che le imitazioni lasciano il tempo che trovano, infatti la questione settentrionale non si affronta facendo le interviste, ma con l'attuazione del federalismo".
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Il titolo del post e l'immagine sono del blog

STORIA DI UNA DONNA PALESTINESE,MADRE DI 5 FIGLI...(di Caterina Donattini)

Il diritto di essere un bambino
Storia di una donna palestinese, madre di cinque figli, nel campo di Beit Jibrin
di Caterina Donattini (http://it.peacereporter.net)
Amal è madre di cinque figli.
Due femmine e tre maschi.
Amal è madre di un sesto figlio morto prima d’esser nato: successe durante la prima Intifada, nella sua casa irruppero i gas lacrimogeni israeliani e nulla poterono le pareti del suo ventre di fronte alla guerra. Fu così che al quinto mese di gravidanza i gas lacrimogeni la fecero abortire, là a Betlemme, vicino a dove si dice sia nato il bambino Gesù.
Amal è palestinese e vive a Beit Jibrin, uno dei tre campi rifugiati di Betlemme.
Ero con lei giovedì 30 ottobre, di sera, quando le forze armate israeliane hanno accerchiato il campo rifugiati.
Io e una delle sue figlie siamo andate tra i vicoli del campo, nell’umido della pioggia, tra il fumo e gli spari, per rintracciare il fratello minore e trascinarlo a casa. Era in un angolo, di fianco ad un mucchio di pietre, insieme a tanti altri ragazzini come lui, convinti di poter sfidare quei soldati che venivano armati a ricordare l’occupazione ad un popolo oppresso.
Quando siamo rientrati la madre lo ha coperto di improperi.
Nel campo rifugiati ci sono collaborazionisti: “Guarda i tuoi fratelli! Vuoi finire anche tu in prigione? Cretino!”.
Amal ha tre figli maschi: uno di 18 anni, adesso in prigione; uno di 27, uscito di prigione l’anno scorso; e poi Moeyyed, 15 anni, ancora sano e salvo, a casa. La preoccupazione di Amal non era infondata.
Il pomeriggio seguente l’Autorità Palestinese ha bussato alla sua porta: “Tuo figlio Moeyyed è ricercato, insieme a lui altri quattro quindicenni nel campo”. Sono stati tutti interrogati e poi rilasciati il giorno dopo. Il 3 novembre 2008 alle 3 del mattino si odono colpi violenti alla porta di casa. Amal accorre terrorizzata e apre la porta: un fucile la spinge da un lato mentre altri 7 fucili spianati entrano in casa; 8 soldati israeliani a volto coperto nel cuore della notte, nuovamente, nel suo salotto.
Tutta la famiglia viene riunita in una stanza, i soldati frugano ovunque, rovesciano gli scaffali, aprono gli armadi. Poi uno ldi loro chiede: “Chi è Moeyyed?” Dopo un lungo silenzio Amal lo indica: è lui, quel suo figlio quindicenne in calzini e maglietta, con gli occhi ancora segnati dal sonno. “Vi scongiuro, cosa ha fatto, è un bambino, non portatemelo via!”Oggi non si sa nulla di Moeyyed. Per 12 giorni verrà interrogato a bastonate. La legge israeliana prevede che Moeyyed possa essere interrogato e detenuto per 12 giorni senza conoscere l’accusa contro di lui, senza consultare un avvocato e senza che i suoi genitori sappiano dove si trovi e possano visitarlo.
La prassi israeliana prevede comunemente l’arresto di minorenni.
L'Ong a sostegno dei detenuti palestinesi, Addameer, riporta che il 30 ottobre soldati israeliani sono entrati in una scuola superiore del campo rifugiati di Aroub nella zona di Hebron picchiando, ammanettando, incappucciando ed infine arrestando 10 ragazzini, tutti sotto i 16 anni. A volte la loro colpa è quella di lanciare pietre contro i carri armati israeliani, ma spesso il loro arresto serve ad ottenere indicazioni su persone coinvolte nella resistenza, ultimamente anche con la collaborazione dell'Autorità Palestinese. I bambini infatti hanno minore resistenza durante gli interrogatori. Il semplice fatto di far parte di un partito costituisce nei territori occupati un motivo sufficiente per rimanere in prigione fino a due anni.La Convenzione Internazionale sui Diritti dei Bambini ribadisce il diritto all’assistenza legale e chiede di evitare la detenzione dei bambini. Nonostante questo i diritti dei bambini palestinesi sono costantemente violati. Secondo uno studio dell'Unrwa condotto nel 2004 in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, quasi la metà dei bambini residenti in questi territori (48%) ha subito violenza diretta o indiretta. Il 93% dei bambini dichiara di sentirsi vulnerabile ed esposto a subire violenze. Il 59% degli adolescenti tra i 13 e i 17 anni ha dichiarato di ritenere i propri genitori incapaci di proteggerli. Dall’inizio del 2000 fino al 2005 più di 756 bambini palestinesi sono stati uccisi, 2500 bambini sono stati imprigionati. Secondo Defence for Children International “circa il 95% dei bambini arrestati e/o detenuti sono stati soggetti ad abuso fisico e/o psicologico, spesso risultante in chiare forme di tortura”. Anche il Comitato Internazionale contro la Tortura si è detto preoccupato per le denuncie di “tortura e maltrattamenti subiti dai minori palestinesi detenuti”.
Nella legislazione israeliana la definizione di bambino cambia a seconda che si tratti di un soggetto palestinese o israeliano: nel primo caso si è bambini fino ai 16 anni, nel secondo fino ai 18.
Questa madre palestinese che piange con gli occhi di una donna cui troppi figli sono stati strappati, rivendica ogni giorno da quando le hanno portato via Moeyyed il diritto di chiamarlo “bambino”.

LA BOMBA DI PRISTINA "PARLA" IN TEDESCO"(Albania News)

CLICCA : La bomba di Pristina "parla" in tedesco?
La notizia,tenuta nascosta all’inizio,è stata resa pubblica dal giornale "Express" di Pristina, e...

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Fonte: www.albanianews.it ....

"IL POST DI VIGOPARLANDO",da oggi....

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Da OGGI,A Rarika pubblica giornalmente "IL POST di VIGOPARLANDO", un intervento,su qualsiasi argomento,di Corrado Vigo...un dottore agronomo di Trecastagni,che,attraverso il blog "Vigopensiero" (http://corvigo.blogspot.com),
spesso e...sempre,costringe tanti CULI DI PIETRA del SISTEMA ITALIA a passare notti insonni...Grande Corrado!
Orazio Vasta
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PREZZI SBALLATI
Ci sono cose che nessuno ci spiegherà mai,ne noi potremo capire.Una di queste è il prezzo dei carburanti.
A luglio il petrolio era attorno ai 147 dollari al barile, ed il gasolio era arrivato a 1,55 euro/litro;
la benzina era 1,56-1,57 euro al litro.
Il cambio euro/dollaro era 1,58.
Oggi il petrolio è a 48 dollari al barile,il cambio euro/dollaro 1,28,
ma il gasolio costa 1,25 euro al litro e la benzina 1,22 euro al litro.
Il metano costava 0,905 euro al kg ed oggi 0,930 euro al kg.
Il GPL costava 0,700 euro al litro, ed oggi 0,645 euro al litro.
La riduzione dei prezzi all'utente finale, con la compiacenza del Governo che incassa a piene mani, non è quella giusta.
Fate quattro conti e vedrete!
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La vignetta è stata inserita da "a rarika",ripresa da : www.sferapubblica.it

"CHE VENTO"...di Carmine Spera

Nella foto: Carmine premiato al Verdinote 2007
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Con la canzone "Che vento" Carmine Spera in veste di autore, parteciperà al festival di canzoni Italo/dialettali "Il ducato d’oro 2008" che si terrà dal 6 al 8 di Dicembre 2008 a Gravina in Puglia (con finale al Teatro Piccinni di Bari ) .
Il brano è stato composto insieme a Maria Rosaria Marylon Longobardi, una maestra di Melito di Napoli ed è il frutto della collaborazione nata tra i due autori promotori tra l’altro del progetto Filastrock, ha come scopo proprio quello di favorire la conoscenza e gli scambi di esperienze tra chi dedica il proprio tempo per la cultura rivolta al mondo dei ragazzi.
La canzone, che rappresenterà la regione Basilicata, sarà interpretata da Claudia Borracci di sette anni che proviene da Lavello (Potenza) coadiuvata dal Coro "Mariele Ventre" di Gravina diretto
dalla Maestra Vincenza Pappalardi.
Il coro fondato nel 1996 proprio dalla maestra Pappalardi è riconosciuto dalla Fondazione Mariele Ventre di Bologna.
A condurre la rassegna sarà Cino Tortorella.
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domenica 30 novembre 2008

Lettera aperta di un siciliano leghista ...


"Sono nato a Trapani, e dopo tanti anni di sottocupazione e disoccupazione sono emigrato in Italia.
A sentire tanti siciliani sarei dovuto rimanere in Sicilia a fare il lavapiatti, e non venire qui in Italia dove sono quasi un capofabbrica. Poi, indagando, si vede che questi siciliani se la passano economicamente bene, in molti casi con misteriosi posti statali o parastatali ottenuti con chiamata diretta o designazione dall alto.
E' facile amare la Sicilia in queste condizioni!!!!
Sono iscritto alla Lega, e non sono l'unico siciliano. Noi siamo i più attivi e i più violenti, perchè abbiamo visto che razza di cancro sia la sicilia, e come sia INUTILE sprecare soldi ed energie per aiutarla.
Tanti, tanti anni fa partecipai ad un corso professionale indotto dalla regione e pagato con i soldi della Comunità Europea.
Mai visto tanto spreco e ruberie in vita mia...
Trecentomila euro di fondi comunitari spariti nel nulla, insegnanti fantasma (quasi tutti parenti degli organizzatori),corsi inutili, materiali che esistevano solo sulla carta, servizi promessi e mai arrivati e tante altre cose che non vi sto a raccontare.
Venti persone nel corso, venti disoccupati!
Nessuno di loro è riuscito a sfruttare minimamente il "titolo" o a essere riconfermata dopo lo stage.
Trecentomila euro tutti in gola alla mafia...
Ho partecipato ad un altro corso di formazione in Italia.
Il risultato?
Novantamila euro per trovare lavoro a venticinque persone. TUTTI hanno trovato lavoro il mese dopo, alcuni sono stati addirittura confermati dopo lo stage!!!
E'inutile aiutare la Sicilia.
Tutto quello che vi viene versato va in gola ai mafiosi. Prima di rispondere, fatevi un esame di coscienza.
Tante volte mi è capitato di parlare di persona con siciliani che mi accusavano di "non aver avuto pazienza" odi "non avere amore per la tua terra", per poi scoprire che avevano il posto "capitato" da papà o dallo zio.
Prima di accusare gli altri, cercate di capire se non siete voi parte del problema!!!
Intanto, indosso orgoglioso la camicia verde come molti meridionali assieme a me!".
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Riprendo e posto questa lettera,così come è stata pubblicata,le immagini,invece, sono state inserite da questo blog....
CHE DIRE?












Cartoline dalla Venetia libera: la Chiesa di San Geminiano a Venezia(di Paolo Bernardini)


Questa è una cartolina che per ora non posso inviare. Ché la bellissima chiesa opera del Sansovino venne distrutta per volontà di Napoleone nel 1807. Questi vergognosi accadimenti non siamo gli unici certo a denunciarli, repetita iuvant, tuttavia. E vediamo ad esempio come il 19 gennaio del 2006 nel sito dell’AIDA, Associazione Internazionale del Diritto e dell’Arte, veniva commentata la presenza napoleonica a Venezia:
Venezia, 19 gennaio 2006.

Qualcuno ha proposto di dichiarare il 19 gennaio “Giornata di Lutto” per Venezia. E ve ne sarebbe motivo: quel giorno, esattamente 200 anni fa tornava a Venezia Napoleone. Il Bonaparte, ormai consolidato il suo potere ed assurto a primo Imperatore “repubblicano” della storia, non avendo più tra i piedi gli Asburgo, ha potuto far man bassa della città, dei suoi tesori e dei suoi abitanti. Sconvolgendola, sventrandola. Abbattendo interi quartieri, chiese, palazzi, realizzando nuove strade come la Via Eugenia (la via Garibaldi di oggi). Giusto come oggi, iniziò a demolire la chiesa di San Geminiano del Sansovino che fronteggiava la Basilica marciana per farsi un salone da ballo. Eliminò gli antichi magazzini sul Bacino per realizzare il “suo” palazzo reale e i suoi giardinetti. Troppo lunga - e gravissima - la serie di efferatezze di cui l’ex caporale corso si rese responsabile per poter essere dimenticata. Eppure, in questa città che ha inventato il concetto neoborghese di “decoro”, e che è viceversa ormai indifferente a qualsiasi cosa che non sia il denaro, non una voce si è levata. Questo è un silenzio che preoccupa, che avvilisce. E che dimostra il livello di estrema marginalità cui è stata relegata la dignità di chiamarsi “veneziano”. Il sommo sfregio fatto dall’infame a questa città e a questa cultura, di cui sopravvivono ancora alcuni “portatori sani”, è a tutt’oggi tollerato: l’abbattimento dei due leoni col doge a Palazzo Ducale. Mentre nel 1896 lo scultore Giovanni Bottasso realizzava il grande gruppo con il Doge Gritti inginocchiato davanti al Leone che andava a riempire il vuoto sopra il finestrone ogivale della piazzetta, a tutt’oggi resta vuoto l’analogo spazio sul fronte Bacino. Chi guarda quel vuoto - ben esposto ai crocieristi delle grandi navi - sappia che finché non vi tornerà un leone (lo facciano i francesi!), almeno “un” veneziano continuerà a provare vergogna.
Sono bellissime parole. Noi non siamo i soli a volere un riscatto della Venetia. Forse non siamo neppure i soli ad aver dato a questo riscatto un nome preciso, INDIPENDENZA. Non “autonomia”, non “federalismo”, sono concetti vuoti e morti. Sono morti, anche se sembrano vivi, coloro che li sostengono, superati dalla storia, e dalla loro falsa coscienza: cacciatori di poltrone, di “careghe”, e basta. Perché sanno benissimo che sono stati perfettamente assorbiti dal sistema, come gli anticorpi affinché l’indipendenza non avvenga mai. Illudono gli altri con promesse, e intanto prendono le prebende di ITA.

Nella Venetia libera San Geminiano sarà edificata di nuovo. Fosse pure tra mille anni io voglio essere presente, vivrò abbastanza per vederne l’inaugurazione.Per colmo di vergogna e svergognatezza, per colmo di ironia e di insulto al popolo della Venetia, anni fa il Comune di Venezia acquistò a caro prezzo un abominevole semilavorato neoclassico, cui troppo bonariamente è stato dato il nome di “statua”, rappresentante proprio Napoleone, per essere esposto al Correr, ad un passo dalla chiesa demolita. Ma l’avessero pure scolpita Canova e Carradori insieme, come è possibile una simile onta? E’ come se la città di Norimberga acquistasse una statua di Julius Streicher, e la mettesse vicino alla Sinagoga. Costui era un accolito di Hitler, fece demolire nel 1938 la sinagoga di Norimberga per costruire al suo posto un planetarium. Poi si macchiò di orrendi crimini verso gli ebrei, e la sua ultima apparizione in questo mondo fu qualche spasmo dal patibolo, penzolava proprio a Norimberga, condannato a morte per “crimini contro l’umanità”. Prima di morire – racconta il giovane Enzo Biagi, allora inviato a seguire il processo – fu uno dei pochi che non si pentì, rimase coerente fino in fondo e le sue ultime parole furono “Heil Hitler”. Che io sappia però statue sue a Norimberga non ne hanno mai esposte.
Si sono illusi di aver oscurato la memoria di questi crimini e di questi criminali per sempre, ma la memoria vive anche se in letargo, anche se umiliata dal silenzio e dalle due righe dedicate nei libri di storia del regime coloniale alle “repubbliche marinare”, vive perché è la vita contro la morte, la verità contro la menzogna, l’onesta contro la corruzione, lo spirito contro la lettera.

W San Geminiano. Tornerà presto a guardare in volto San Marco.

La statua di Napoleone invece finirà su ebay. Senza prezzo di riserva. Può darsi che qualcuno la compri per metterla in giardino come ottavo nano (purché Biancaneve non ne abbia orrore e la seppellisca prontamente), per farne il tiro al bersaglio, o per qualche altro poco nobile uso che senz’altro merita.
Paolo Bernardini-
Presidente PNV

"A RARIKA" è un'area d'opinione...

Per ribadire e sottolineare che cosa è questo blog,ripubblico il post che segue:
Senza preamboli e politichese, i nazionalitari di questo blog non siamo "autonomisti" e neanche "separatisti".
Appunto, siamo "nazionalitari".
Ci poniamo come area d'opinione - non siamo un movimento politico, per adesso... - e non c'identifichiamo con nessun partito o movimento "sicilianista" o "indipendentista"...
Abbiamo seguito con interesse la proposta del Partito del Sud, siamo apertamente amici del Fronte Nazionale Siciliano e abbiamo una corsia preferenziale con Roman Clarke(Mis)... ma non facciamo parte di queste forze politiche...
Quando sosteniamo che siamo contro il "partito unico" della Trinakria, non intendiamo dire che siamo contro l'UNITA' di quest'area.
Anzi, sosteniamo che nella sua OGGETTIVA diversità storica, ideologica, religiosa e strutturale sta la vera UNITA' di un'aera eterogenea che mira all'indipendenza della Sicilia.
Le ammucchiate "siamo tutti fratelli" non c'incantano!
E, politicamente, sono destinate alla sconfitta.
Com'è già successo!
L'UNITA' DELL'AREA INDIPENDENTISTA - noi preferiamo chiamarla NAZIONALITARIA - non si costituisce con le "ammucchiate" o le "annessioni", ma con il percorso da compiere dentro il sentiero della LOTTA NON-VIOLENTA PER L'AUTODETERMINAZIONE, AUTODETERMINAZIONE CHE DEVE ESSERE LIBERAZIONE SOCIALE e non solo conquista dell'Indipendenza nazionale...
Orazio Vasta

Oggi,SANT'ANDREA apostolo (di Domenico Agasso)

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Tra gli apostoli è il primo che incontriamo nei Vangeli: il pescatore Andrea, nato a Bethsaida di Galilea, fratello di Simon Pietro. Il Vangelo di Giovanni (cap. 1) ce lo mostra con un amico mentre segue la predicazione del Battista; il quale, vedendo passare Gesù da lui battezzato il giorno prima, esclama: "Ecco l’agnello di Dio!". Parole che immediatamente spingono Andrea e il suo amico verso Gesù: lo raggiungono, gli parlano e Andrea corre poi a informare il fratello: "Abbiamo trovato il Messia!".
Poco dopo, ecco pure Simone davanti a Gesù; il quale "fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa”".
Questa è la presentazione.
Poi viene la chiamata.
I due fratelli sono tornati al loro lavoro di pescatori sul “mare di Galilea”: ma lasciano tutto di colpo quando arriva Gesù e dice: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini" (Matteo 4,18-20).
Troviamo poi Andrea nel gruppetto – con Pietro, Giacomo e Giovanni – che sul monte degli Ulivi, “in disparte”, interroga Gesù sui segni degli ultimi tempi: e la risposta è nota come il “discorso escatologico” del Signore, che insegna come ci si deve preparare alla venuta del Figlio dell’Uomo "con grande potenza e gloria" (Marco 13).
Infine, il nome di Andrea compare nel primo capitolo degli Atti con quelli degli altri apostoli diretti a Gerusalemme dopo l’Ascensione.
E poi la Scrittura non dice altro di lui, mentre ne parlano alcuni testi apocrifi, ossia non canonici.
Uno di questi, del II secolo, pubblicato nel 1740 da L.A. Muratori, afferma che Andrea ha incoraggiato Giovanni a scrivere il suo Vangelo.
E un testo copto contiene questa benedizione di Gesù ad Andrea: "Tu sarai una colonna di luce nel mio regno, in Gerusalemme, la mia città prediletta. Amen".
Lo storico Eusebio di Cesarea (ca. 265-340) scrive che Andrea predica il Vangelo in Asia Minore e nella Russia meridionale.
Poi, passato in Grecia, guida i cristiani di Patrasso.
E qui subisce il martirio per crocifissione: appeso con funi a testa in giù, secondo una tradizione, a una croce in forma di X; quella detta poi “croce di Sant’Andrea”.
Questo accade intorno all’anno 60, un 30 novembre.
Nel 357 i suoi resti vengono portati a Costantinopoli; ma il capo, tranne un frammento, resta a Patrasso.
Nel 1206, durante l’occupazione di Costantinopoli (quarta crociata) il legato pontificio cardinale Capuano, di Amalfi, trasferisce quelle reliquie in Italia.
E nel 1208 gli amalfitani le accolgono solennemente nella cripta del loro Duomo.
Quando nel 1460 i Turchi invadono la Grecia, il capo dell’Apostolo viene portato da Patrasso a Roma, dove sarà custodito in San Pietro per cinque secoli. Ossia fino a quando il papa Paolo VI, nel 1964, farà restituire la reliquia alla Chiesa di Patrasso.
Domenico Agasso

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Fonte: "Famiglia Cristiana"