venerdì 3 ottobre 2008

CATANIA..."NON C'E' TRIPPA PER I GATTI"!

Trippa per gatti
di Roberta Marilli

Mentre Bush cerca di risolvere la crisi finanziaria americana, Silvio Berlusconi sfoggia il suo bailout in sedicesimo. Ma, come Oltreoceano non basteranno 700 miliardi di dollari per risanare un sistema malato, così Catania non guarirà miracolosamente con l'aiutino del Cipe-
L’immagine della città è compromessa. Catania ha preso il posto di Napoli come termine di paragone negativo per qualsiasi dibattito pubblico, sui giornali, alla tv.
I cittadini oggi vivono ore d’angoscia e di rabbia, per nulla tranquillizzati dall’arrivo dei 140 milioni di euro a fondo perduto da Roma. Vorrebbero, almeno, sapere a quanto ammonta davvero il “buco” nelle casse del Comune: c’è chi parla di debiti per 700 milioni, chi arriva, come Orazio Licandro del Pdci, a conteggiare un miliardo tondo tondo. Perché il quadro appaia finalmente completo, come giornalisti alle prime armi, i catanesi ripetono dentro di sé il mantra delle famose 5 domande: Chi? Cosa?
Dove?
Quando?
Perché?
Siamo consapevoli che, se non verrà dichiarato il dissesto tecnico, l’unica speranza di conoscere la verità è affidata alle inchieste della magistratura.
Ché non basta sapere, come ha accertato la Corte dei Conti, che negli anni della precedente amministrazione «si è cercato in tutti i modi possibili (entrate iscritte per un importo maggiore da quello riscosso, spese sottostimate o addirittura non contabilizzate) di far fronte a sempre maggiori esigenze e alle conseguenti spese pur in assenza di reale copertura finanziaria».
Nell’attesa, però, possiamo intanto dare un piccolissimo contributo all’analisi di come tutto questo sia potuto accadere, il modus operandi che ha portato le casse del SPQC al collasso.
Una delle voci più difficili da quantificare, per sua stessa natura, è quella dei debiti fuori bilancio.
Certo, non servono a spiegare tutto, ma la lista delle spese impreviste, allegata alla nota prot. N 155883 del 7 agosto scorso che parte dal 2005 e arriva al 30 giugno 2008 (mese in cui i dipendenti comunali già tribolavano per lo stipendio), fornisce una chiave di lettura per capire come in pochi anni l’amministrazione di un ente pubblico possa trovarsi con una pietra al collo.
Dietro al debito fuori bilancio c’è infatti la convinzione che le casse di un’amministrazione pubblica siano come le mammelle turgide di una vacca ragusana: da spremere all’occorrenza e senza farsi tante domande su quanto durerà.
Cosa c’è in questa lista?
A leggere il resoconto sommario, nelle dodici pagine del documento ci sono "moltissime parcelle di avvocati per cause di lavoro - sentenze che condannano il Comune a pagare somme ai ricorrenti a vario titolo - ma anche 1 milione 250 mila euro per l’organizzazione del Prix Italia nel 2004, spese di piccola entità per l’ospitalità di delegazioni straniere (una dal New Jersey, una nigeriana, un’altra cinese)”.
E ancora contributi per festeggiamenti religiosi (come i 5 mila euro per la Madonna delle Grazie a Cibali), congressi scientifici, pubblicità (55 mila euro per inserzioni varie dovuti alla Publikompass): spese non pianificate, improvvise, bagattelle.
Dalla lista saltano fuori perfino voci che poco hanno a che vedere con l’emergenza o l’imprevisto: come gli straordinari agli autisti di rappresentanza per vari anni (ma non sono descritti gli importi) e i gettoni di presenza per la Commissione edilizia comunale per il 2004 e il 2006.
Nelle voci relative ai servizi socio-sanitari, tra l’ “assistenza domiciliare a favore di anziani”, e il “ricovero indigenti e ricovero minori sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria” sbuca anche “la custodia e il mantenimento di gatti e cani randagi”.
Leggendolo, ci è venuto alla mente Ernesto Nathan, primo cittadino di Roma dal 1907 al 1913. Vogliamo raccontare la sua storia perché il suo insegnamento sia da monito a chi in questo momento si trova davanti al bivio di cambiare davvero rotta nella gestione di questa città o far finta di niente e tirare a campare, magari svendendo qualche decina di ettari di demanio pubblico.
Appena eletto sindaco Nathan esaminò il bilancio comunale e arrivato alla voce "frattaglie per gatti" non esitò a chiedere spiegazioni ai funzionari del comune. Candidamente gli interrogati raccontarono della consuetudine adottata da anni per cui una parte del denaro pubblico era devoluta sotto forma di frattaglie a una nutrita colonia di mici che difendeva dai roditori i milioni di faldoni e documenti della burocrazia cittadina. Nathan cancellò quella voce con un colpo di penna, esclamando il celebre “Non c’è trippa per gatti”.
È vero, i gatti non votano, come, in verità, non si recavano alle urne neanche i poveri ratti divorati da decenni dai famelici felini.
Ma l’amministratore onesto, ne siamo certi, non avrà difficoltà a capire la morale della favola.
Fonte: http://www.step1.it/


"L'ex sindaco è un farmacologo, bravissimo ricercatore, ma non era pratico di numeri e amministrazione", ha detto Lombardo.


La partita tra Grammichele ed Arcore, giocata sul campo non tanto neutro di Catania, si è conclusa con un bel 1.
I soldi arriveranno a Catania ed il dissesto per ora è evitato:Il Comitato interministeriale per la programma economica ha disposto un finanziamento a fondo perduto di 140 milioni di euro in favore del Comune di Catania per fare fronte all'emergenza finanziaria dell'ente.
Il Cipe ha concluso la sua riunione da poco e copia della sua delibera è stata già consegnata al sindaco del capoluogo etneo, il senatore del Pdl-An Raffaele Stancanelli.
Il braccio di ferro si è quindi momentaneamente chiuso con la vittoria del Presidente Lombardo che aveva minacciato Berlusconi andando a trovare i presidenti delle regioni del sud Italia amministrate dal cosiddetto centro-sinistra.
E Lombardo ha anche rilanciato:"Al primo cittadino di Catania ho chiesto di istituire una Commissione d'inchiesta che dovra' fare luce sui tempi e sui motivi che hanno portato al dissesto il Comune. Vorrei precisare che in tre anni non ho pesato sul bilancio del Comune nemmeno per un euro. Non percepivo lo stipendio, perche' all'epoca ero europarlamentare e, inoltre, non ho contratto nemmeno un mutuo. Tutti i finanziamenti venivano dai fondi struttuali europei".Che in questo contesto, dopo la sibillina frase su Scapagnini pronuciata poco prima ("L'ex sindaco è un farmacologo, bravissimo ricercatore, ma non era pratico di numeri e amministrazione") suona come una ulteriore minaccia: sia il padrone di cotanto medico a pagare.
Da dove ha preso questa forza il nostro?
Potremmo dire che da quando è stato eletto questo sia stato il primo (ed unico sino ad ora) risultato concreto che abbiamo visto.
Vedremo se ne seguiranno altri.
Non vorremmo poi andare troppo oltre con i collegamenti, ma ho l'impressione che quello che è successo oggi alla camera, con il governo battuto per 4 voti su un emendamento in materia di giustizia del PD, sia da mettere in relazione proprio con i recenti fatti siciliani.
Ogni volta che Berlusconi ha un cedimento gli attacchi nei suoi confronti si fanno più serrati.
Come dicevo, la Sicilia in questo momento è il perno intorno al quale sta ruotando la politica italiana.
E pochi gradi di rotazione qui, diventano una forte accelerazione angolare a Roma.
A fine campionato, chi si troverà in testa alla classifica sarà dichiarato vincitore.
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Fonte:Il Consiglio dell'Abate Vella-
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Il titolo del post e il materiale fotografico è a cura da "A Rarika"

giovedì 2 ottobre 2008

Catania e i finanziamenti pubblici ricevuti.

Da:
Fronte Lombardia
A:
oraziovasta@libero.it
Oggetto:
Appuntamenti in TV
Ricevuto il:
02/10/08 17:44
Da domani, comincia l'appuntamento mattutino con l'Autonomismo Lombardo.


Su Telelombardia, nella trasmissione "Buongiorno Lombardia!", ogni venerdì mattina dalle 08.15 saranno ospiti rappresentanti del partito Lombardia Autonoma, federato al Fronte Lombardia.

Nella puntata di domani, sarà presente Max Ferrari, e l'argomento della trasmissione è il recente caso della città di Catania e i finanziamenti pubblici ricevuti.

Per chi non potesse assistere alla trasmissione, verrà trasmessa online nel giro di qualche giorno.

Vi informeremo sulla trasmissione digitale a breve.
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Il Comune di Catania è fallito, i conti in rosso sono almeno 300 milioni di euro, forse più di 800...

Ricevo e pubblico...
Il Comune di Catania è fallito, i conti in rosso sono almeno 300 milioni di euro, forse più di 800. Il medico dello psiconano Scapagnini invece di un benservito ha ricevuto un regalo, infatti “Il comitato interministeriale per la programmazione economica ha disposto uno stanziamento di 140 milioni per far fronte all’emergenza finanziaria dell’Ente”. Catania non è un caso isolato. Nel 2007 c’è stato il buco di Taranto con 316 milioni di euro. Pochi mesi fa la Ragioneria generale dello Stato ha trovato una voragine di 10.709 milioni di euro nel bilancio del Comune di Roma. I Comuni spendono i soldi che non hanno. E falliscono. In questi casi dovrebbe fallire il sindaco insieme al consiglio comunale. La differenza dovrebbero metterla loro, non noi, non le casse dello Stato.I Comuni, per fare soldi, si sono messi a fare le banche e a speculare sui derivati.I derivati secondo Wikipedia sono: “Titoli il cui valore è basato sul valore di mercato di altri beni che possono essere utilizzati per copertura di un rischio (hedging), utilizzando un derivato con effetto opposto all'operazione che si vuole coprire (ad esempio, una opzione put può coprire il rischio di un acquisto long di uno strumento finanziario)”.Non avete capito nulla? I sindaci neppure, per questo i Comuni falliscono.I derivati consentono di avere una liquidità immediata sui possibili utili. Per esempio, se si investe 100, si può incassare subito 150 (capitale più utili ipotetici). Le banche che propongono i derivati ricevono comunque le loro commissioni, spesso di qualche milione di euro, e sono esenti da ogni rischio. Se il derivato perde, il Comune perde tutto e deve restituire i soldi. Di solito la scadenza del contratto per i derivati è successiva la fine del proprio mandato. In sostanza, i debiti li paga il successore. I rischi da derivati per Comuni, Province e Regioni è di 10 miliardi di euro.In testa alla classifica dei Comuni alla Deriva, c’è Milano con una esposizione di 300 milioni di euro in derivati. La risposta della Moratti non si è fatta attendere. Il prossimo 16 ottobre il consiglio comunale valuterà se “intraprendere azioni legali contro le banche che hanno convinto il Comune di Milano a sottoscrivere diversi contratti derivati”. Quindi, UBS, Deutsche Bank, JP Morgan e Depfa.
In sostanza accusa le banche di circonvenzione di incapace.
Una tesi vincente.
Infatti, qualunque giudice, di fronte a un sindaco che ha investito i soldi dei cittadini in derivati, lo farebbe rinchiudere.
Beppe Grillo

PNV,Vicenza: bene Variati per la sfida allo stato, male per la fascia tricolore

Ricevo e pubblico...
Il Partito Nazionale Veneto appoggia il sindaco di Vicenza nella propria coraggiosa decisione di sfidare lo stato italiano, confermando l’indizione del referendum previsto per domenica prossima, nonostante l’atto liberticida e anti-veneto di un organo di oppressione e colonialismo quale il consiglio di stato italiano.
Nel contempo il PNV si rattrista enormemente del fatto che Achille Variati, soprattutto in questo momento, abbia fatto della sua fascia tricolore un motivo di vanto e in questo sicuramente gli indipendentisti veneti non lo seguono affatto e anzi ritengono che il primo cittadino abbia perso un’occasione di diventare un simbolo più in generale per la Causa Veneta.
Nello stesso modo il PNV si dispiace del fatto che i 300 sindaci veneti che sono scesi a Roma guidati da Antonio Guadagnin per elemosinare ai nostri oppressori italiani un misero 20% di irpef abbiano indossato a loro volta quel simbolo di schiavitù, invece di sventolare il gonfalone di San Marco, la nostra bandiera nazionale che è patrimonio di tutti i veneti.
Il PNV ribadisce in ogni caso la propria posizione che non è né faovrevole né contraria preguidizialmente alla base, ma ritiene importante che sia data voce ai Veneti, e in questo caso specifico ai Vicentini, per decidere cosa si fa sul loro territorio, pertanto invita e li sollecita ad andare a votare ed esprimere così il loro parere profittando di questo strumento di democrazia diretta che noi tanto auspichiamo venga esteso in una Venetia libera ed indipendente.
Ciò che appare con sempre maggiore evidenza a tutti ogni giorno che passa è che i veneti in questo stato ci stanno sempre più malvolentieri e che l’indipendenza è ogni giorno sempre più vicina.
Partito Nasional Veneto

Acitrezza(CT):dal Lido dei Ciclopi-che fa parte dell'azienda "Gli Ulivi srl" di Catania,azienda confiscata alla mafia-un comunicato degli "stagionali"

COMUNICATO STAMPA
"Lido dei Ciclopi",costituita dagli "stagionali" la Rsa Filcams-Cgil
ACITREZZA. In seguito alle varie strategie, avanzate da più parti, per la "destinazione d'uso" del Lido dei Ciclopi-che fa parte dell'azienda "Gli Ulivi srl" di Catania,azienda confiscata alla mafia-i lavoratori "stagionali",alcuni lavorano in questa struttura da oltre 10 anni,hanno chiesto,attraverso una "lettera aperta", di essere considerati come parte integra dell'azienda e non come soggetti astratti, "fantasmi". In seguito alla "lettera",fra gli "stagionali" si è aperto un dibattito,e un gruppo di essi ha dato vita in queste ore alla Rsa Filcams-Cgil:
"NOI lavoratori "stagionali" componenti della Rsa Filcams-Cgil ribadiamo la nostra fiducia e stima nei confronti dell'operato e della persona del dott.Giuseppe Giuffrida, amministratore finanziario de "Gli Ulivi srl", e di Nello Pappalardo, direttore del "Lido dei Ciclopi"; esprimiamo piena solidarietà ai lavoratori dei settori in crisi dell'azienda,auspigando per loro e per le loro famiglie la migliore soluzione; rivendichiamo la continuità del nostro posto di lavoro e la nostra professionalità acquisita in tantissimi anni di lavoro svolto ai "Ciclopi".Questa professionalità,oltre all'impegno personale di ognuno di noi "stagionali", è stata acquisita anche grazie alla disponibilità della direzione del Lido e dell'azienda nei nostri confronti".
Acitrezza, 1 ottobre 2008


Il "consiglio di stato" italiano ha bocciato il referendum popolare consultivo sul raddoppio della base Usa di Vicenza

Ricevo e pubblico con condivisione....
El "consiglio di stato" italian:NO al referendum popolareso la baxe Usa a Vicensa
Mèrcore 1 de otobre del 2008 el "consiglio di stato" italian el gà bocià el referendum popolare consultivo sora el radopio de la baxe Usa che el gavarìa dovésto tegnerse doménega 5 a Vicensa e che'l xera stà decixo dal consejo comunal de la sità.No se tratava mia de na consultasión che la doveva decìdare cosa fare, ma de na maniera pasìfega e democratica pa far sentire la opinión de i veneti sora de on argomento on mucio ligà a la nostra realtà locale, al nostra anbiente, al nostro teritorio, a la sicurésa.
Ndando contro la volontà de la aministrasión comunale e anca del Tar - che on fià de stimane indrìo el gaveva considerà lejìtimo el referendum popolare - el "consiglio di stato" italian el gà decixo che la consultasión la xe da considerar cofà na roba "inutile".
Raixe Venete crede invése che i Veneti i gabia el sacrosanto dirìto come minimo de poder dire la só opinión sora decixión come sta qua ligà al só teritorio e a la só comunità e che el stato italiano el gabia pa fòrsa da tegner conto de la volontà popolare, rispetando quelo che vién fora dal teritorio.No lasar che vegna fata na consultasión popolare obligando decixión che riva da fora vol dire che se considera 'ncora na volta i Veneti come na colonia, fondamentale pal stato italian co se trata de creàr risorse econòmiche, de nesun intarèse e sensa nesùn pexo co se trata de decìdare sol destìn e la vita de la nostra xente.
Raixe Venete vol dar la só piena solidarietà verso i comitài organixadori del referendum popolare, invitando i Visentini e in jenerale tuti i Veneti a ndar comunque a votàr al referendum a Vicenza doménega 5 de otobre. Al de là de come che uno la pensa, se no ne vién dà la posibilità de decìdare (purtropo in Italia no se pole) ghemo el dirìto almanco de dare na nostra opinión sora decixión che le reguarda el Popolo Veneto.
"QUEI CHE I RENDE INPOSÌBILI LE RIVOLUSIÓN PACÌFICHE, I RENDE INEVITABILI LE RIVOLUSIÓN VIOLENTE" ("Those who make peaceful revolution impossible will make violent revolution inevitable", John F. Kennedy).
Il "consiglio di stato" italiano:NO al referendum popolare sulla base Usa a Vicenza
Mercoledì 1 ottobre 2008 il "consiglio di stato" italiano ha bocciato il referendum popolare consultivo sul raddoppio della base Usa che era previsto per domenica 5 a Vicenza e che era stato deliberato dal consiglio comunale della città.Non si trattava di un consultazione deliberativa ma di un modo pacifico e democratico per far sentire la voce dei veneti su un argomento fortemente legato alla nostra realtà locale, dal punto di vista legato all'ambiente, al territorio, alla viabilità, alla sicurezza.Andando contro non solo alla volontà dell'amministrazione comunale ma anche del Tar - che poche settimane prima aveva considerato legittimo il referendum popolare - il "consiglio di stato" italiano ha stabilito che la consultazione è da ritenersi un esercizio "inutile".Raixe Venete ritiene che i Veneti abbiano il pieno diritto di potersi esprimere in merito a scelte come queste legate al loro territorio e alla loro comunità e che lo stato italiano debba tener conto della volontà popolare, rispettando quanto emerge dal territorio.Impedire una semplice consultazione popolare imponendo scelte dall'alto significa considerare per l'ennesima volta i Veneti come una semplice colonia, fondamentale per lo stato italiano quando si tratta di produrre risorse economiche, inutile e di nessun peso quando si tratta di decidere sul destino e la vita della nostra gente.Raixe Venete desidera esprimere la piena solidarietà verso i comitati organizzatori del referendum popolare, invitando i Vicentini e in generale i Veneti tutti a recarsi comunque alle urne a Vicenza domenica 5 ottobre. A prescindere dalla propria scelta personale, abbiamo il diritto se non di decidere (purtroppo questo non ci è concesso in Italia) almeno di esprimere una semplice opinione su scelte che riguardano il Popolo Veneto."COLORO CHE RENDONO IMPOSSIBILI LE RIVOLUZIONI PACIFICHE RENDONO INEVITABILI LE RIVOLUZIONI VIOLENTE" ("Those who make peaceful revolution impossible will make violent revolution inevitable", John F. Kennedy).
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RAIXE VENETE - el jornale dei Veneti - www.raixevenete.net

mercoledì 1 ottobre 2008

Solidarietà con il popolo kurdo

In difesa della lingua e della libertà del popolo kurdo - a cura dell' Associazione Verso il Kurdistan
Il 16 ottobre, a Diyarbakir, continua il processo contro la lingua kurda: sul banco degli accusati i Sindaci di Diyarbakir e di Sur, insieme a tutti i 21 consiglieri comunali; il 17 ottobre, nella città di Van, processo contro il Presidente del DTP, dove il P.M. ha richiesto 270 anni di carcere per i fatti del Newroz. Non lasciamoli soli. Organizziamo la presenza di osservatori della società civile italiana ed europea.
In una Diyarbakir sempre più sconvolta dalla guerra ai confini col Nord Iraq, caratterizzata da un clima pesantissimo fatto di repressione e di arresti, le autorità turche hanno deciso di portare avanti quell'assurdo processo contro il Sindaco di Sur, Abdullah Demirbas, insieme all'intero consiglio municipale (oggi destituiti per decreto!) e contro il Sindaco di Diyarbakir, Osman Baydemir, rei, l'uno di aver utilizzato la lingua kurda nelle brochures di pubblicizzazione dei servizi offerti dalla municipalità, e l'altro di aver dato l'appoggio a tale iniziativa.
Nella giornata seguente, a Van, verrà celebrato il processo contro il Presidente del DTP di Van, Abdurrahmar Dogar, in carcere dal 23 marzo 2008, per il quale il Pubblico Ministero ha chiesto una pena complessiva di 270 anni di carcere per i fatti avvenuti al Newroz di quest'anno; insieme a lui, sempre per gli stessi motivi, saranno processati altri 47 imputati.
Per questo, la società civile e la rete di solidarietà con il popolo kurdo non possono mancare.
Lanciamo un appello affinché avvocati, giuristi, rappresentanti istituzionali, associazioni, ma anche semplici militanti siano presenti al processo con una delegazione di osservatori; sarà anche l'occasione per toccare con mano ed ascoltare dalla viva voce dei nostri interlocutori l'involuzione autoritaria e militaresca che si respira in Turchia.
In quest'occasione, incontreremo anche i rappresentanti di ong e organizzazioni della società civile kurda, come Tuad – Fed (associazione dei familiari dei detenuti politici), Madri della Pace (un sodalizio di donne che si batte per la pace), Ihd (associazione per i diritti umani), per monitorare i nostri progetti di adozione a distanza dei familiari dei detenuti politici.
La partenza della delegazione è prevista per il giorno 14 ottobre – da Milano e da Roma - con arrivo in serata a Diyarbakir; il 15.10 sarà una giornata riservata agli incontri; il 16.10 si parteciperà al processo a Diyarbakir; successivamente partenza per Van dove arriveremo in serata; il giorno successivo – 17 ottobre – partecipazione al processo contro il Presidente del Dtp; il giorno dopo si vola ad Istanbul; infine, il ritorno in Italia è previsto per il 19 ottobre.
Le spese per i biglietti aerei – Milano/Roma – Istanbul; Istanbul – Diyarbakir; Van – Istanbul; Istanbul – Milano/Roma ammonta a 630 euro.
A questo bisogna aggiungere le spese di vitto, alloggio, un interprete, lo spostamento in pulmino da Diyarbakir a Van, per un complessivo di circa 850 euro (la cifra potrà variare a seconda del numero dei partecipanti la delegazione).
Chi volesse partecipare è pregato di mettersi in contatto con:
Verso il Kurdistan

(Lucia) tel. 3335627137
(Antonio) tel. 335 7564743

GENJI. IL PRINCIPE SPLENDENTE

Dedicato a Fosco Maraini, principe splendente della cultura giapponese, il libro di Gian Carlo Calza consente di “entrare in un mondo dove eleganza bellezza e stile regnano sovrani sulle vicende descritte”: la società della capitale imperiale Heian (Kyoto) dei secoli IX-XII, un paese chiuso, isolato dal continente asiatico, che contiene un altro paese chiuso, quello della corte, al cui interno si trova il microcosmo delle nyobo, l’élite delle dame. Nel più ovattato di questi scrigni, gineceo dell’aristocrazia, si svolge la storia del principe Genji, luminoso per intelligenza, bellezza, cultura e raffinatezza, l’uomo ideale.
A mille anni dalla stesura del Racconto di Genji (Genji monogatari) per opera di una dama di corte ricordata con l’appellativo di Murasaki – lo stesso nome della protagonista della storia – Shikibu, della quale si sa poco, cui si devono però anche una raccolta di poesie e un diario, l’autore introduce il lettore al più importante romanzo della letteratura giapponese classica, quasi totalmente controllata dalle donne che scrivevano in “volgare”, cioè in giapponese – mentre gli uomini dovevano per la massima parte scrivere in cinese.
Nel saggio iniziale, in una scrittura limpida, l’autore disegna il quadro storico, dipana efficacemente l’intreccio del romanzo (54 capitoli, più di mille pagine), descrive con argomentazioni originali la cultura che vi è sottesa “frutto di una perfetta fusione tra l’approccio più speculativo sino-indiano del buddhismo, con la struttura politico-sociale, d’origine cinese, del confucianesimo, ma soprattutto la religiosità shintoista, quindi autoctona e primigenia, della natura”. Questa si rivela in alcune, poetiche pagine del racconto (presenti all’interno del volume nella traduzione einaudiana più classica) di una realtà sublimata che ruota intorno alle lotte per il potere, agli amori, ai successi politici, mondani, letterari, architettonici, pittorici ma anche intorno alle sofferenze, incomprensioni, gelosie, invidie, tradimenti: il che rende forse Genji il primo romanzo psicologico della letteratura universale.
Nello spirito della collana dei pesci rossi che conta ormai diversi saggi brevi di storia dell’arte, il volume è poi fondamentalmente dedicato alla più antica illustrazione rimasta del racconto, i rotoli dipinti di circa un secolo posteriori e a loro volta capolavoro sommo della pittura giapponese di ogni tempo. L’immaginario derivato dal Genji all’arte figurativa è infatti incalcolabile e perdura per otto-nove secoli fino al paesista Hiroshige nell’Ottocento e ai manga di oggi. Dopo aver affrontato criticamente nel testo iniziale tutti i nodi formali del genere, dello stile e della tecnica pittorica del tempo, nell’album sono pubblicate in Italia per la prima volta, con un commento dettagliato alle singole tavole, tutte le diciannove illustrazioni rimaste, più alcune, squisite, calligrafie.
Nelle tavole e nei particolari di un’ arcaica, struggente bellezza scopriamo l’assonanza sentimentale tra l’uomo e la natura, tra il dentro e il fuori. In padiglioni arredati, giardini e camminamenti di legno sospesi sulle acque, sulle foglie, fra le colline, trascorrono le stagioni mutevoli come la realtà dei protagonisti, uomini e donne dai volti identici come non ancora segnati dall’esistenza, che si distinguono piuttosto dalle acconciature e dai sontuosi abiti. Vivono “al di sopra delle nuvole” i membri della corte e malgrado i pittori dell’epoca fossero sicuramente in grado di riprodurre le diverse fisionomie, si preferì forse creare delle maschere perché ciascuno vi si potesse riconoscere.
Non bisogna dimenticare tuttavia che allora si viveva soprattutto di notte e la gente, specialmente le donne, non si vedeva molto in viso. Persino Genji scopre la bellezza della prima moglie sul letto di morte di lei e consente al figlio di vedere Murasaki solo una volta spirata.

Ciò nulla toglie alla potenza espressiva delle immagini, sapientemente costruite per un’architettura dell’anima.
Sono le parole non dette, le pose introspettive, le sacre conversazioni, i singoli gesti a trattenere o a tradire le emozioni.
Ufficio stampa libri Electa
02 21563456/441
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Pillole di ...MUSICOTERAPIA


MUSICOTERAPIA
A cura del:
MT Rallo Luca
Tel: 3384388074
Email: lucarallo@libero.it

Che cos'è la musicoterapia
Che disturbi cura
MT Rallo Luca

Che cos'è la Musicoterapia
La musicoterapia è basata sull'idea che la musica se usata correttamente:

- agisce sul sistema neurovegetativo (che regola le funzioni del corpo quali la traspirazione, il ritmo cardiaco, la pressione sanguigna).

- facilita la liberazione delle emozioni e delle risorse creative di ciascuno.

A differenza dei metodi di cura basati sulla separazione di mente e corpo (come nella psicoterapia e nella medicina tradizionale), la terapia musicale ha un approccio olistico, che riguarda cioè sia la parte spirituale che quella fisica dell'individuo: i suoni, infatti, provocano nello stesso tempo reazioni emotive e risposte fisiologiche, per cui nella cura con la musicoterapia mente e corpo vengono considerati nella loro unità.

Diversi studi ed esperienze attuati in molti paesi hanno dimostrato l'importanza della musica nella vita dell'uomo e lo stimolo positivo o negativo che il fenomeno musicale può avere sulla sfera affettiva dell'individuo e sul suo stesso equilibrio psicofisico.
La musica, infatti, superando i filtri logici e analitici della mente, riesce a entrare direttamente in contatto con i sentimenti e le passioni più profonde e a stimolare la memoria e l'immaginazione fino a provocare vere e proprie reazioni fisiche.

Ascoltare e "fare" musica in prima persona, dunque, può rilassare, divertire, attivare le energie fisiche e mentali, favorire il contatto con le parti più profonde di noi stessi.

I campi di applicazione della musicoterapia sono diversi. Questa tecnica si è rivelata molto utile nel miglioramento dei disturbi provocati dall'ansia e dallo stress. Le sedute di musicoterapia, infatti, possono distendere efficacemente i soggetti troppo tesi o, al contrario, restituire ottimismo e vitalità a quelli che soffrono di momenti di apatia o di depressione.

-La musica può affiancare una psicoterapia, in quanto aiuta il soggetto ad esprimersi e a comunicare attraverso i suoni. In alcuni casi, poi, la terapia musicale costituisce un utile sostegno psicologico alle cure di disturbi fisici anche seri perchè offre un'occasione di svago e di gradevole rilassamento e può contribuire a uno stato di benessere generale

-L'ascolto è indicato nella preparazione al parto: le sessioni di rilassamento con la musica, infatti, sono calmanti e utili per le gestanti. Una melodia di sottofondo dolce e tranquilla, inoltre,rende più piacevole l’esperienza del parto.
La terapia musicale si rivela efficace anche nell'ambito della riabilitazione delle persone che hanno problemi motori e di origine neurologica.

-La musicoterapia, infine, è stata sperimentata con successo nella cura di malattie serie come l'autismo, una malattia che si manifesta nell'infanzia e che compromette la vita di relazione, l'uso del linguaggio e lo sviluppo mentale.

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Fonte: www.filastrock.it



La Padania? "Il peggior nemico del Veneto"

La Padania, il peggior nemico del Veneto
All’inizio, la Padania, stato federale o confederale, avrebbe dovuto garantire autonomia, indipendenza e autogoverno alle regioni del nord come Veneto, Lombardia, Piemonte ecc. ecc.
Erano previste pochissime competenze al governo centrale, giusto il minimo indispensabile, e tutti i poteri alle regioni che sarebbero diventate dei veri e propri stati, almeno così ci hanno raccontato.
Però, poi, nonostante il tramonto dell’ipotesi secessionista, il progetto Padania è rimasto nei disegni della Lega nord.
A questo punto, però, se la Padania non sarà uno stato cosa sarà?

Forse una grande regione?
Pare proprio di si!
E come nascerà?
Dalla fusione delle regioni del nord!
Visto che non c’è spazio per istituzioni intermedie tra Stato e Regione, è chiaro che l’unica possibilità di realizzare la Padania è quella di cancellare le regioni, o meglio, fonderle insieme!
Ciò non risolverà i problemi di funzionamento della cosa pubblica e lascerà irrisolti i nostri problemi economici, perché l'utopia Padana sarà un’enorme regione centralista che cancellerà quelle esistenti!
Questo particolare, però, non viene spiegato bene, tanto che quelli che lavorano per realizzare la Padania vanno dicendo, convinti, di salvaguardare l’identità Veneta, mentre stanno agendo per cancellarla!
Nessuno ci ha mai spiegato, né può farlo, questa contraddizione; infatti per creare l’identità Padana è necessario sostituirla a quella Veneta, come per creare la Padania bisogna rinunciare al Veneto: matematico!
Ma se questo non ce l’hanno detto, vuol dire che, anche questa volta, ci hanno fregato, per questo il progetto Padania può essere definito il peggior nemico del Veneto, la Padania è contro il popolo e l’identità Veneta!
Purtroppo migliaia di persone stanno lavorando a questo progetto convinte di salvaguardare l’identità Veneta e invece la stanno affossando……. meditate gente ..… meditate…..
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La cartina geografica della "Padania" l'ho ripresa dal sito del movimento giovanile della Lega Nord...e ,come sostiene l'amico Falezza ,il Veneto "padano" diventa un'espressione geografica...Orazio Vasta

Verso l’Iran – donna e nazione...

"IL MIO

NOME

E'

IRAN"
di Davar Ardalan - Nuovi Mondi - Editoria e informazione indipendente
Avvincente, piacevole e incorniciato da una raffinata prospettiva storica, Il mio nome è Iran è il racconto appassionato di una donna cresciuta tra tradizione iraniana e valori occidentali. È un libro che narra un’affascinante epopea familiare: tre generazioni di donne eccezionali le cui vite si intrecciano tra politica, religione e sentimento. Donne divise tra due paesi amati ma nettamente separati: l’Iran e l’America.
“Il mio primo nome è Iran, e in tanti modi la mia vita è stata lo specchio della mutevolezza dell’Iran, tra esperimenti di modernità, rivoluzione e Islam. C’è una foto nel mio album, è del marzo del 1982, ero in posa come Brooke Shields nella sua famosa pubblicità per i jeans di Calvin Klein. Nella pagina seguente dell’album c’è un’altra foto, risale a due anni dopo, e io sono velata. Una giovane sposa durante la nuova rivoluzione dell’Ayatollah Khomeini.All’età di 19 anni lasciai l’America per l’Iran. In un mese persi la testa per la Rivoluzione Islamica, mi comprai un chador nero, voltai le spalle a quelli tra i miei antenati di provenienza americana. Non ero una partecipante tipica della Rivoluzione. Mia nonna Helen Jeffreys era l’erede di una famiglia dell’Idaho. Si innamorò dell’Iran dopo essersi innamorata di Abul Bakhtiar, mio nonno. Mia madre, Mary Nell, crebbe, a Washington, da cattolica e da fiera sorella di un giocatore di football degli All-American. Cosa fu dunque a condurre una come me – figlia dei valori occidentali – tra le braccia della Rivoluzione?”.

Con tutti i mutamenti della sua complessa storia, l’Iran ha sempre oscillato tra tradizione e modernità, monarchia e teocrazia, secolarismo e sacralità, Oriente e Occidente. Queste contraddizioni hanno obbligato il paese e la sua gente a una continua ricerca di una propria identità e a una perenne lotta per trovare armonia ed equilibrio.L’autrice ripercorre le vicende della sua famiglia, contraddistinte da innumerevoli cambiamenti e continui inizi, e narra la sua personale ricerca di una identità – e di una nazione – a cui appartenere. Il mio nome è Iran racconta la storia di tre donne – Davar Iran, sua madre e sua nonna – e del loro inarrestabile e profondo rapporto con l’Iran. Una storia che ha come sfondo gli anni delle ancestrali tradizioni persiane e della filosofia mediorientale, ma anche gli anni dei conflitti, della modernizzazione forzata dello Scià, della Rivoluzione dell’ayatollah Khomeini, della guerra contro l’Iraq…Verso l’Iran – donna e nazione - non c’è condanna, né assoluzione. C’è solo il resoconto appassionato e umano di un paese colmo di contraddizioni ma incatevole, di una donna determinata a fuggire dal consumismo e dall’individualismo occidentali ma anche decisa a difendere la propria libertà religiosa e culturale.
Iran Davar Ardalan è direttrice di produzione per la National Public Radio. Durante la sua carriera ha prodotto molti documentari che le sono valsi importanti riconoscimenti internazionali. Ha vissuto e lavorato in ambito giornalistico anche in Iran. È madre di 4 figli.



IL FRUTTO DELL'IPOCRISIA

Di Joseph Stiglitz* - da the Guardian del 1 ottobre 2008.
La disonestà nel settore finanziario ci ha trascinati fin qui, e Washington sembra male equipaggiata a superare la crisi .
Case fatte di carta, polli che tornano ad appollaiarsi al coperto – ecco il clichè. Il nuovo picco negativo nella crisi finanziaria, che mostra notevoli similitudini con il crollo di Wall Street del 1929, è il frutto di uno schema disonesto da parte delle istituzioni finanziarie e di incompetenza da parte dei politici.
Ci siamo ormai abituati all'ipocrisia. Le banche rifiutano di ascoltare consigli che le potrebbero porre di fronte alla legge rimandando al mittente ogni misura antitrust che le aiuterebbe ad uscire dalla crisi – solo quando i problemi le colpiscono gravemente e improvvisamente, richiedono l'intervento statale: devono essere garantite; sono troppo grandi che non prendono nemmeno in considerazione l'eventualità di pòoter fallire.
Comunque stiamo imparando quanto ampia sia la rete di salvataggio. E un segno del limite delle Riserve Federali statunitensi e della volontà del Tesoro viene dimostrato dal collasso della banca di investimenti Lehman Brothers, uno dei nomi altisonanti di Wall Street.
Tuttavia il punto focale nella questione è rappresentato dal cosiddetto rischio sistemico: cosa fa estendere il collasso di un istituto bancario all'intero sistema?
Wall Street è sempre stata rapida ad affrontare i rischi sistemici – come ad esempio la crisi finanziaria messicana del 1994 – ma tuttavia è riluttante a permettere indagini sui suoi affari. La scorsa settimana il segretario del Tesoro statunitense, Henry Paulson, ha giudicato che per garantire il salvataggio dei giganti Fannie Mae e Freddie Mac ci fosse sufficiente capacità di assorbimento del rischio sistemico a differenza del caso Lehman.
L'attuale crisi deriva da un collasso catastrofico. Le banche hanno scommesso tra di loro e puntato grosse somme su risorse disponibili e prestiti. Complesse transazioni sono state preparate ad arte per muovere e contrattare risorse. In questo gioco non ci sono vincitori e sconfitti. E questa non è un bilancio a somma zero. Il bilancio è negativo. Appena la gente si risveglierà dall'incanto di fumo e di specchi messo su dal sistema finanziario, le perdite verranno; il mercato come un piombino andrà giù e tutti perderanno.
Il mercato finanziario è basato sulla fiducia e questa fiducia è stata erosa. Il collasso di Lehman è il simbolo evidente di un nuovo record negativo e il suo riverbero continuerà.
La crisi di fiducia si estende ben oltre il comparto bancario. Nel contesto globale la fiducia nei politici americani è in forte calo. Nel meeting del G8 di luglio tenutosi a Hokkaido (in Giappone, n.d.t) gli Stati Uniti hanno garantito che lo stato delle cose sarebbe andato al meglio. Le settimane successive non hanno fatto nient'altro che confermare ogni negativa percezione esperita dagli osservatori.
Quanto seriamente va preso il paragone con il crollo del 1929?
Molti economisti credono che si disponga di strumenti monetari e fiscali per evitare un collasso di tale portata. Inoltre, l'IMF e il Tesoro statunitense, congiuntamente alle banche centrali di molti paesi furono in grado di affrontare l ' operazione di salvataggio che seguì il disastro finanziario in Indonesia nel 1998. Inoltre, è difficile avere fiducia in una politica miope, incapace di prevedere l'erronea conduzione della della guerra in Iraq e la risposta all'uragano Katrina.
Se un'amministrazione è così sventata da trasformare una crisi in un'altra depressione questa è l'amministrazione Bush.
Il sistema finanziario ha fallito su due punti cruciali: gestione del rischio e allocazione del capitale. Il comparto industriale non ha fatto quello che avrebbe dovuto, ricercando soluzioni appropriate ad aiutare gli americani per affrontare rischi critici - come ad esempio rimanendo nelle proprie case quando gli interessi salivano o i prezzi delle abitazioni calavano – e ora dovrà mettere in campo notevoli cambiamenti nelle sue regole strutturali. Molte delle peggiori caratteristiche del sistema finanziario americano sono state esportate in tutto il mondo.
Tutto è stato fatto nel nome dell'innovazione e ogni iniziativa volta a regolamentare la situazione è stata tacciata di voler metter freno all'innovazione incombente.
Si è rinnovato molto, ma non nel modo che permetterebbe ad un'economia di diventare stabile e forte. Molti degli americani migliori hanno impiegato i loro talenti per raggirare gli standard e le leggi, posti per assicurare efficienza economica e sicurezza nel sistema bancario. Sfortunatamente hanno avuto buon gioco e noi tutti, proprietari case, lavoratori, investitori, contribuenti ne paghiamo il prezzo.
*J. Stiglitz è professore universitario alla Columbia University e vincitore del Premio Nobel per l'Economia nel 2001.

Sul 63° anniversario dell'Autonomia siciliana...

Ricevo (adesso )e pubblico...
Lettera aperta al Presidente dello Stato Regionale di Sicilia On. Raffaele Lombardo
Oggetto: 15 maggio 2009 - Festa dell’Autonomia
Egregio Presidente, Come Ella sa, il 15 maggio del 2009 ricorre il 63° anniversario della conquista dell’Autonomia speciale da parte del Popolo Siciliano, parte integrante, anche se ancora per la massima parte inattuata, della Costituzione della Repubblica Italiana, quale reale patto confederativo, e traguardo importantissimo, per il suo alto valore morale, nel secolare anelito del Popolo Siciliano al suo autogoverno. La nostra Associazione ha sempre operato per la valorizzazione di questa ricorrenza (www.anniversariostatutosiciliano.org), un tempo solennità civile semifestiva ed oggi purtroppo assai spesso dimenticata o celebrata nel chiuso di teatri e quindi senza quella adeguata partecipazione popolare che essa merita. La stessa Associazione ha già dato vita a due “Feste dell’Autonomia”, rispettivamente nel 2005 a Mazara del Vallo e nel 2006 a Bruxelles tra la numerosa comunità di Siciliani ivi presente. Avendo quest’anno già lanciato analoga iniziativa presso diversi comuni dell’Isola ed avendo raccolto già svariate disponibilità di massima, La informiamo intanto con la presente che la ricorrenza sarà onorata quest’anno da un rinnovato interesse nei confronti della Sicilia e delle sue istituzioni da parte di molte amministrazioni locali, le quali chiederanno certamente il patrocinio dell’ente che piú di tutti ha titolo ricordare quello storico evente, la Regione Siciliana appunto (rectius, a nostro avviso, “Stato Regionale di Sicilia”). Oltre all’alto valore civico che queste iniziative rappresenterebbero, esse potrebbero essere occasione per far conoscere ancora, in Sicilia, in Italia e all’estero quanto sia vitale l’attaccamento alla propria identità del Popolo Siciliano nonché il suo orgoglio e la sua ritrovata voglia di riscatto nei confronti di oppressioni antiche e nuove. Con la presente intendiamo acquisire una disponibilità di massima, e quindi non vincolante per l’amministrazione, a patrocinare tali iniziative ed a farsi portatrice di altre analoghe, di concerto con i dicasteri regionali competenti in materia di enti locali, cultura ed emigrazione. L’idea di massima è sempre la medesima, e cioè quella di organizzare, in spazi adeguati, una “due giorni” in cui realizzare spazi espositivi su prodotti siciliani tipici, tavole rotonde, spettacoli e intrattenimenti, anche in lingua siciliana, e con la partecipazione di personaggi siciliani di rilevante notorietà. La diffusione dell’iniziativa farebbe fiorire in tutta la Sicilia una sorta di grande “festival”, occasione per attirare arrivi e attenzione, con possibili ritorni, d’immagine ed economici, degni della massima attenzione. Qualora il Governo regionale fosse interessato la nostra Associazione si impegna a sottoporre alla stessa un serie di progetti esecutivi dettagliati da sottoporre all’approvazione degli organi competenti. Nella redazione di questi progetti l’Associazione, se richiesto dall’amministrazione, potrà avvalersi di rappresentanti della stessa in un istituendo tavolo tecnico per l’organizzazione degli eventi. Si resta, in ogni caso, in attesa di cortese riscontro.
Bruxelles, 7 settembre 2008
Francesco Paolo Catania
L’Altra Sicilia
Associazione di Diritto Internazionale, al servizio della Sicilia e dei Siciliani Bvd. de Dixmude 40/bte 5 – 1000 Bruxelles
Tel & Fax 0032 2 2174831
Cell : 0032 475 810756

CATANIA,LA VERGOGNA CONTINUA...

Il caso Catania continua a stupire.
Il CIPE ha stanziato 140 milioni di euro a fondo perduto per tappare i buchi di 1 sola persona: Scapagnini.
32 milioni di euro, tanti ne sarebbero bastati, per pagare le pratiche di "potatura straordinaria" per le gelate del 2001/02 ... non si trovano, e ... interessavano decine di migliaia di persone, che non avevano colpa del danno subìto!
Invece?

Scapagnini?
Un danno enorme!
Ecco che subito arrivano 140 milioni di euro!
Ma dove siete deputati e senatori siciliani?
Dove siete?
Cosa fate?
Inutile chiederselo ... saranno in Via Condotti ... a fare shopping ...
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Fonte:VIGOPENSIERO - http://corvigo.blogspot.com/